lunedì 16 marzo 2026

Alzati, Spia (Espion, Lève-Toi) - 1982

Regia: Yves Boisset
Soggetto: George Markstein
Sceneggiatura: Michel Audiard, Claude Veillot, Yves Boisset
Produttore: Norbert Saada
Direttore di Produzione: Georges Vallon
Casa di produzione: Cathala Productions, TF1 Films Production
Paese di produzione: Francia, Svizzera
Fotografia: Jean Boffety
Montaggio: Albert Jurgenson, Jean-François Naudon
Musiche: Ennio Morricone
Trucco: Christiane Sauvage
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Data di rilascio: 27 gennaio 1982
Originariamente doveva essere diretto dal controverso Andrzej Zulawski, ma a causa di alcuni diverbi con Lino Ventura passò l'incarico a Boisset, che a sua volta era appena uscito dal flop di "Allons Z'Enfant", nonché suo film preferito. Considerabile il cineasta più censurato della Quinta Repubblica per i suoi films di denuncia politico/sociale, all'età di quattro anni fu portato al cinema dalla sua tata e sviluppò l'itterizia a causa di una sparatoria nel film di "Dernier Atout" (1942). A 15 anni gli fu proposto un ruolo in "Quella Certa Età" (1954), ma suo padre rifiutò: così a 17 anni lasciò casa e intraprese la carriera di giornalista al Paris Jour. Dopo il suo servizio militare in Algeria, torna a casa e lavora come assistente alla regia per registi come Melville e Sautet, fino al suo esordio nel 1968 con "L'Assassino ha le Ore Contate": passa a miglior vita il 31 marzo del 2025, all'età di 86 anni.

Zurigo. Sébastien Grenier (Lino Ventura), agente dormiente dello SDECE e direttore di una società di investimenti, apprende la notizia dell'assassinio di Zimmer (Kurt Bigger) su un tram: riceve a casa un libro di Alexandre Dumas, dove vi è contrassegnata la pagina 138 e comprende di essere stato contattato da un agente dei servizi segreti. Decide di fare conoscenza con il contatto Jean-Paul Chance (Michel Piccoli), presentatosi a lui come un alto funzionario del Consiglio Federale di Berna. Chance illustra a Grenier che probabilmente sua moglie Anna (Krystyna Janda) ha dei legami con i brigatisti di estrema sinistra e lo incarica di investigare chi vi è dietro a tutto ciò. Grenier, dubbioso dell'identità di Chance, chiede ad altri suoi colleghi di investigare su quest'ultimo...

Spionistico impostato sul thriller, ma sebbene abbia una trama rivista e basilare, l'ambiguità e l'incertezza dominano senza nessuna tregua. Ventura si ritrova nel mezzo e prende coscienza sull'ardito mestiere delle spie, continuamente sospese su un filo trasparente e costrette improvvisamente a voltare le spalle nei confronti di agenti oramai ben adattati alla vita in superficie. Il ritmo serrato di Morricone ci aiuta a reggere lo schema slasher della pellicola, capace di fare terra bruciata intorno a Ventura e generare una colonna di fumo così intensa da mandarci in confusione sul filo che ci condurrà al responsabile, che non per caso maschera le sue tracce nell'ambiguità... illustrati ampiamente nella fotografia, la quale girerà intorno all'ecosistema di Ventura con numerosi trucchi come le ombre e la desaturazione dei colori (Decae docet), oltre a numerosi primi piani e cinepugni durante i regolamenti di piombo, grondanti di suspense in una sceneggiatura che a volte esce ed entra nel radar dello scenario attivo di Zurigo, con personaggi socialmente nascosti dalla città. Audiard corrosivo ed aspro nei dialoghi, colmi di frasi in codice e frecciatine al governo francese di allora. Montaggio che, pur nei suoi limiti, riesce a stare dietro a Morricone.


Prima di salutarvi, esiste addirittura un sito Internet dedicato al film, con tanto di fotografie attuali nei luoghi in cui hanno girato il tutto. Alla prossima!

martedì 10 marzo 2026

Joseph Kilian - 1964

Regia: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Sceneggiatura: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Casa di produzione: Filmové Studio Barrandov
Paese di produzione: Cecoslovacchia
Fotografia: Jan Curik
Montaggio: Zdenek Stehlik
Musiche: Wiliam Bukovy
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Data di rilascio (Francia): 4 maggio 1964 (Festival di Cannes)
Data di rilascio (Cecoslovacchia): 4 settembre 1964
Duo di registi che ingiustamente sono stati dimenticati per via dei loro lavori di tremenda attualità. Juracek, come una buona parte dei registi della "nova vlna" cecoslovacca, aveva iniziato dal 1961 a lavorare come sceneggiatore al fianco di Vera Chytilova mentre studiava drammaturgia alla FAMU. Direttore di tre lungometraggi dal 1964 al 1970, fu poi licenziato dagli studi Barrandov a causa della sua posizione antisovietica e poi costretto ad emigrare in Germania per continuare a lavorare, senza ottenere successo: passa prematuramente a miglior vita il 20 maggio 1989 all'età di 53 anni, per via di un cancro. Jan ebbe un fato più pesante, rispetto al suo collega; ritrovatosi con la famiglia perseguitata dopo l'arrivo dei comunisti e con la facoltà universitaria sospesa, dal 1957 si ritrova a studiare alla FAMU, anche lui assieme ai titani del cinema locale. All'attivo un totale di 16 films da regista e ben 8 come attore, passa a miglior vita all'età avanzata di 85 anni il 27 settembre 2019.

Jan Harold (Karel Vasicek), nella landa desolata della burocrazia, è in cerca del suo amico Joseph Kilian (Pavel Bartl): ma nessuno lo ha mai sentito nominare. Vagabonda così per le strade di Praga, fino a quando non trova un negozio che offre gatti a noleggio e decide di prenderne uno. Il giorno dopo continua la ricerca per Kilian ed ha intenzione di restituire il gatto, scoprendo che il negozio è sparito nel nulla... e nessuno lo ha mai visto. Di nuovo costretto a vagabondare per la città e con un gatto come testimone della disavventura, il desiderio di ritrovare Kilian prende il sopravvento...

Come nell'investigatore disorientato di Teshigahara, siamo in cerca di risposte che non arriveranno mai, poiché il deserto burocratico intorno a noi ci costringe a edificare torri di Babele per tentare di respirare in libertà. Karel rappresenta divinamente la solitudine nella battaglia burocratica che noi subiamo quotidianamente, con un gatto che assiste alle assurdità kafkiane in cui incappa. A livello fotografico si segnalano interessanti intermezzi come i primi piani sui posters di propaganda, ormai relegati a un passato irrecuperabile; longevi piani sequenza nel caos urbano di Praga ed arricchiti di dialoghi interrogativi, con tanto di scenografie spartane ma dalla satira rovente, come il giornale in arabo letto da Karel e la finestra murata nella sala d'attesa dell'ufficio amministrativo popolato da altre persone in cerca di risposte come Karel. Colonna sonora ridotta all'essenziale, ma capace di ricambiare l'attesa. 


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog: e finalmente si riparte!


lunedì 12 gennaio 2026

Onore a Hiroshima: Tattiche di Salvataggio degli Ostaggi (Hiroshima Jingi: Hitojichi Dakkai Sakusen) - 1976

Regia: Yuji Makiguchi
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Ichiro Otsu
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Shigeru Akatsuka
Montaggio: Isamu Ichida
Musiche: Takeo Watanabe
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Data di rilascio: 4 dicembre 1976
Ci credereste che sto trattando l'unica pellicola della sua filmografia non ascrivibile al genere erotico? Yuji, sin dal suo esordio e dal suo ritiro dalle scene, aveva lavorato nel cinema con una delle "arti" più controverse del secolo. Inizia a lavorare alla Toei dal 1960 come assistente alla regia, assieme a maestri come Sadao Nakajima ed esordisce nel 1975, provando ad omaggiare l'ero-guro di Teruo Ishii. Si ritira quasi subito dal mondo su celluloide nel 1977, per focalizzarsi interamente su serie televisive come "Shogun's Samurai". Ritorna in home video (V-Cinema) per una singola volta nel 1996, ed in seguito si ritira definitivamente a vita privata. Passa a miglior vita il 5 dicembre del 2021, all'età avanzata di 85 anni.

Hiroshima, agosto 1967. La Kanto Doshikai avanza verso l'omonima prefettura, ed in tutta risposta la Tsushima-gumi, la Onishi-gumi e la Sakagi-gumi uniscono le forze per respingerli: soprattutto Hiroshi Jinno (Hiroki Matsukata) scende in campo e commette un omicidio, venendo arrestato e condannato ad otto anni di reclusione. Dopo la condanna, scoppiò un conflitto interno tra la Tsushima-gumi e la Sakagi-gumi, che portò allo scioglimento di quest'ultima e all'esilio da Hiroshima dei suoi dirigenti, tra cui Okimoto (Hideo Murota). Riunite di nuovo le bande, formano la Shinwa Rengo-kai ed il fratello di Hiroshi, Akimitsu Hojo (Akira Kobayashi), diviene il secondo presidente dell'organizzazione. Una volta rilasciato Hiroshi nel 1976, decide di lasciare il mondo della yakuza e di divenire un uomo onesto...

Pugno allo stomaco all'inizio della pellicola, che nonostante Hiroshima sia divenuta una città-simbolo del ritorno alla pace senza armi di qualsiasi tipo, è ancora stremata dalla presenza urbana di yakuza spietate. Considerabile un'opera appartenente al sottofilone sokaiya (ricattatori) dei jitsuroku eiga, è saldamente ancorata alle basi del genere, intrisa di tradimenti, pugnalate e colpi di scena; il tutto è incorniciato attraverso il docudrama alla Fukasaku, con una trama facile da seguire e priva di sentimentalismo. La tensione si respira anche attraverso l'astuta fotografia, con numerosi primi piani e movimenti scossi (sempre nello stile di Fukasaku) in dei colori scevri a pastello. Montaggio e colonna sonora che non nascondono la palese ispirazione a Fukasaku, con scene d'azione davvero esplosive capaci di distrarre da alcuni problemi nella sceneggiatura. Onesto prodotto, ma efficace.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! E benvenuti nel 2026!

martedì 30 dicembre 2025

Tetsu, l'Ubriaco Assassino Numero Uno di Shinjuku (Shinjuku Yoidore Banchi: Hitokiri Tetsu) - 1977

Regia: Yutaka Kohira
Sceneggiatura: Masahiro Kakefuda, Hiro Matsuda, Yutaka Kohira
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Yoshio Nakajima
Montaggio: Fumio Soda
Musiche: Hajime Kaburagi
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Data di rilascio: 8 aprile 1977
Kohira è uno di quei registi dalle pellicole che si contano sulle dita di due mani, come il nostrano Canevari ha circumnavigato il cinema di genere nipponico a cavallo tra gli anni di piombo e gli anni della bolla economica, senza mai avere un genere prediletto. Entra alla Toei nel 1962 ed esordisce come assistente alla regia in un "pinku eiga" del 1971 a firma di Makoto Naito; continua in tale attività fino al suo approdo sulla sedia da regista nel 1975, con il film scandalo di "Green Lovers" che descrive l'orientamento sessuale di una liceale (impersonata dall'allora 16enne Rushia Santo). Si diletta poi nel film di arti marziali di "Dragon Princess" (1976) con Etsuko Shihomi, passa al filone "bikersploitation" in "Hell Riders" (1976) e dirige due episodi nella nuova saga dedicata al famigerato Scorpione 701, dopo il decollo con Meiko Kaji. Nel 1982 gira il documentario "Crimson Wheel", dedicato alle locomotive a vapore in Cina, ormai del tutto scomparse in Giappone. Dopo lo speciale cinematografico dedicato alla band dei The Tigers nel 1990, si sposta nel cinema in videocassetta (V-Cinema) e nel 1997 lascia il mondo del cinema con il "pinku eiga" di "Taboo". Passa a miglior vita il 12 agosto del 2021 a causa di una polmonite, all'età avanzata di 82 anni.

In una guerra tra bande a Kabukicho, il 18enne Tetsu Gondo (Bunta Sugawara) decide di togliere di mezzo il boss della Negishi-gumi nella città di Fussa. Tratto in arresto e dopo 10 anni di reclusione, viene rilasciato per poi accorgersi che la Daimon-gumi in cui militava è cambiata radicalmente. La Yanagida-gumi ambisce anche lei al dominio di Fussa e la tensione aumenta notevolmente quando Tetsu sequestra un camion contenente numerose bottiglie di whisky, assieme ai suoi uomini, e decide di venderle nel suo bar...

Impressionante jitsuroku eiga diluito con il genere western, che raccoglie divinamente i movimenti scossi della cinepresa e la violenza disumana dalle opere di Fukasaku, in un'opera realizzata oramai al termine del filone: incorniciata in stile documentaristico, Bunta impersona il tipico yakuza che intende riportare la propria decadente famiglia ai fasti di un tempo, ad ogni costo; spietato nelle sue ambizioni, direttissimo nel gettare benzina sul fuoco anche nel suo essere ubriaco nella gran parte delle sue apparizioni. Nonostante abbia una sceneggiatura stereotipata del genere, si colma di numerosi colpi di scena; nello stile fotografico e pirotecnico avanza in maniera molto scorrevole, soprattutto dopo il tradimento di un membro della banda di Bunta verso il finale che darà il via ad una tempesta rovente ed insanguinata. Si segnala anche la presenza di un giovane Hiroshi Tachi, sbandato e pronto a tutto come gli uomini di Bunta, con il suo inconfondibile stile rock. Montaggio serrato, colonna sonora targata Kaburagi: pomposa e da noir. 


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Immagine di un Poliziotto (Cop Image) - 1994

Regia: Herman Yau
Sceneggiatura: Sammy Lau
Co-sceneggiatura: Ray Mak, Lee Po-Cheung
Produttore: John Ma, Alex Tang
Direttore di produzione: Peggy Cheung
Casa di produzione: Pro-Vision Entertainment LTD.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Ocean Shores
Coreografie: Paco Yick
Fotografia: Puccini Yu
Montaggio: Ma Chung-Yiu
Musiche: Mak Chun-Hung (aka "Brother Hung")
Trucco: Man Yue-Chan
Costumi: Fung Kam-Ying
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Data di rilascio: 6 ottobre 1994
Incasso: 1,335,161 dollari (149.270 euro)
Herman che porta sul grande schermo Anthony Wong, ancora prima del suo decollo a livello mondiale nella temuta "terza categoria", ma già all'epoca ben conosciuto a livello portuale per le sue partecipazioni da antagonista in film d'azione funesti come il secondo capitolo di "A Moment of Romance" (1993) e in "Casino Raiders 2" (1991); anche in ambito televisivo, prima del suo esordio cinematografico nel 1985. Si segnala la presenza nel cast di Linda Wong, la figlia di Jimmy Wang Yu, cantante e qui al suo secondo lavoro in assoluto sul grande schermo.

Il vigile Wong Ging (Anthony Wong), ossessionato dai films d'azione e con casa propria arredata nello stile di una caserma, assiste ad una rapina a mano armata nei confronti di un portavalori: fuggiti i malviventi, uno di loro viene inseguito da Lam (Bowie Lam), che a sua volta lo toglie di mezzo e si prende la refurtiva. Nel mentre, Linda (Linda Wong) si chiede dove sia finito il suo fidanzato Lam, chiedendo aiuto al suo amico Dee (Andy Hui). Wong, fingendosi un agente di polizia, si unisce alla ricerca ed assieme a Linda e Dee verranno braccati dalla banda per riavere indietro la refurtiva...

Parodia tagliente e satira sull'idealizzazione del genere poliziesco. Herman riprende i passi di Wong Jing, in quanto a dosare commedia ed azione senza alcun momento di tregua. Nonostante Anthony si incaglia più volte nel corso del film con il suo personaggio goffo ed iperattivo, nel momento della tempesta di piombo si mobilita energicamente alla Danny Lee tra sotterfugi vari. Bowie impersona, ciò che secondo me, rappresenta il declino del poliziesco hongkonghese: non più interessato all'ordine, ma alla fuga per una vita migliore. Linda e Andy aspiranti cadetti che amano giocare con il fuoco e finiscono feriti dal fuoco. Sceneggiatura che purtroppo non ha lasciato spazio ai co-protagonisti tranne per Anthony, dove non subisce alcuna caratterizzazione; budget davvero risicato a disposizione, tanto che per le volanti hanno dovuto replicare alcune scene per far sembrare che il luogo circondato fosse davvero folto di poliziotti. Non delude la fotografia con alcuni piani sequenza, angoli olandesi, moviole ed un'elegia alla movida notturna di Hong Kong con i suoi neon; accompagnati da un montaggio ben coordinato al tutto e da una colonna sonora funky colma di suspense ed adrenalinica. Completano il pacchetto le scene d'azione, ingegnose ed insolite.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 20 dicembre 2025

Sister Act - Una Svitata vestita da suora






Data di uscita: 1992

Genere: commedia musicale

Deloris Van Cartier (interpretata da Whoopi Goldberg) è una cantante  di un night club coinvolta in una relazione pericolosa con il boss Vincent LaRocca. Una sera, decisa a lasciarlo lo affronta, ma finisce per essere testimone di un omicidio.

Il tenente Eddie Sauter, per proteggerla, decide di trasferirla in un convento a San Francisco dove la donna dovrà fingersi suora. Dopo aver ricevuto il nome di suor Maria Claretta, inizia così la sua nuova vita, nella quale fatica ad adattarsi anche a causa dei battibecchi con la madre superiora (interpretata da Maggie Smith). 

Poco a poco, però, fa amicizia con le altre sorelle e diventa direttrice del coro trasformandolo in un successo capace di attirare folle di fedeli. Questa nuova popolarità, però, rischia di mettere in pericolo la sua copertura.

Sister Act è una commedia musicale brillante che unisce momenti di comicità e sincera emozione. Whoopi Goldberg ci regala un’interpretazione carismatica e irresistibile, capace di far ridere certo ma anche di commuovere, mentre Maggie Smith, offre un perfetto contrappunto con il suo ruolo severo e raffinato.

La colonna sonora con i brani corali reinterpretati in chiave gospel e pop, è uno degli elementi più riusciti del film e contribuisce a renderlo indimenticabile. A distanza di anni, rimane un film capace di divertire e trasmettere energia positiva, con un  messaggio universale sull’amicizia, la solidarietà e il potere della musica di unire le persone.

Voto 8/10



mercoledì 17 dicembre 2025

Maboroshi

Data di uscita: 2023

Genere: Drammatico

Studio: Mappa [ hanno fatto Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man e Vinland Saga]




Maboroshi ci trasporta in una piccola provincia Giapponese dove, subito all’inizio del film, subisce una catastrofe.

Tutto inizia dopo un grave incidente in un’acciaieria a Mifuse, in Giappone. Questo evento catastrofico ha fatto in modo che delle misteriose crepe comparissero nel cielo della città e ha dato vita a dei fumi a forma di lupo, che di tanto in tanto sigillano queste crepe. Tutto è immutato in questa città dove nessuno può più crescere e dove non si può neanche fuggire.

Masamune Kikuiri sarà il nostro protagonista. Il quale all’età di 14 anni inizierà a provare dei sentimenti d’amore nei confronti della sua compagna di classe Mutsumi Sagami. Ma solo dopo aver conosciuto una ragazzina misteriosa tenuta nascosta nell’acciaieria, Itsumi l’equilibrio della città inizierà a cambiare, distruggendo a poco a poco quel mondo illusorio nel quale la città è rimasta bloccata.

Quest’opera ha molte metafore e significati. L’opera stessa sottolinea molto l’orizzonte illusorio tra un mondo che non esiste più e la modernità. Poi abbiamo la tematica dell’amore che è fondamentale per il cambiamento radicale dei personaggi. Ed infine ci invita a riflettere sulla complessità delle relazioni umane perché è grazie a questo che una situazione apparentemente immutabile, si sblocca.

Voto 7/10

martedì 16 dicembre 2025

Un breve sguardo su City Hunter ( a cura di Dralfela)


 City Hunter: Private Eyes 

data di uscita giapponese: febbraio 2019
data di uscita italiana: settembre 2019

                                      genere: azione, commedia, crime, poliziesco
opera di Tsukasa Hojo
diretto da Kenji Kodama





A 30 anni dalla messa in onda del primo episodio di City Hunter, il nostro Ryo Saeba fa' un ritorno emozionante e nostalgico sul grande schermo.

Ai Shindo, decide di chiedere aiuto al grande e misterioso City Hunter, tramite la bacheca della stazione di Shinjuku con il suo codice segreto "XYZ". Si scoprirà poco dopo che la ragazza è in serio pericolo ed essendo anche una bellissima donna, il nostro Ryo accetterà l'incarico. A complicare il tutto però, ci sarà una vecchia conoscenza di Kaori, l'assistente di Ryo che cercherà di mettersi di mezzo tra i due. Secondo voi ci riuscirà?

La forza di questo film è sicuramente il legame profondo dei personaggi. Sappiamo già con certezza che lo stallone di Shinjuku, mentre ci proverà con tutte le donne che incontra, si beccherà le micidiali martellate di Kaori per raffreddare i suoi bollenti spiriti. Logicamente non possono mancare Umibozu (ossia Falcon), ex-nemico di Ryo e Miki. Entrambi ex-mercenari che oltre ad aiutare i nostri protagonisti, hanno anche un lavoro di copertura al "Cat's Eye".

Vi ricorda qualcosa, questo nome? Ebbene sì, come special guest avremo le bellissime ladre di "Occhi di Gatto": Sheila, Katy e Tati (in originale Hitomi, Rui e Ai). Per chi non lo sapesse, anche quella è un'opera di Tsukasa. Altra cosa da notare è che la città di Shinjuku, in questo film ha molti dettagli moderni, inseriti in modo tale da farci intendere che nel mondo di City Hunter è arrivata la modernità presente nella nostra realtà (architettura avanguardista, smartphone, IA...).

In conclusione, nonostante sia bene o male la forma classica di City Hunter con qualche piccola novità, non ha perso il suo smalto e funziona tutt'oggi.

Voto: 8/10

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City Hunter
data di uscita giapponese: aprile 1987

 data di uscita italiana: gennaio 1997
 genere: azione, commedia, crime, poliziesco, sentimentale
opera di Tsukasa Hojo

  





Ryo Saeba (Hunter nella versione italiana per le prime due stagioni), giustiziere metropolitano combatte il crimine nell'ombra assieme al suo migliore amico, nonché collega Hideyuki Makimura (Jeff Mancinelli) a Shinjuku, in Giappone.

Il duo durerà poche puntate, perché Hideyuki verrà tolto di mezzo proprio nel compleanno di sua sorella Kaori Makimura (Kreta Mancinelli). Kaori deciderà di sua spontanea volontà di aiutare Saeba nel suo lavoro. E così il sensei Hojo da' inizio a una delle serie più iconiche degli anni '80. Man mano che si procede con la storia, il legame tra i due si rafforza, nonostante Ryo sia un pervertito incallito e il martello di Kaori dovrà metterlo in riga continuamente, permettendo soprattutto a Kaori di divenire una donna forte e sicura di sé.

Oltre a loro abbiamo la bella poliziotta Saeko (Selene) che ingannerà in tutti i modi Ryo, sfoderando i suoi assi nella manica per concludere alcuni dei suoi casi. Il muscoloso e forzuto Umibozu (Falcon) che avrà sempre quel rapporto amico/nemico con il protagonista e molti altri personaggi, con le loro personalità ben definite e mai banali.

Ma poi, che tipo di clienti ha Saeba? Beh, per la "gioia" di Kaori, Ryo accetta quasi sempre solo incarichi dalle belle donne, dimostrando loro sia il lato "mokkori" (ovvero da pervertito) e sia il lato da sweeper professionista. Oltre alle ambientazioni disegnate e bene rifinite, quest'opera è comica, ma anche profonda. Anche la colonna sonora è fatta molto bene e logicamente in stile anni '80.

Voto: 9/10

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City Hunter: Angel Dust
data di uscita giapponese: settembre 2023
data di uscita italiana: febbraio 2024

                                   genere: azione, commedia, crime, poliziesco
opera di Tsukasa Hojo




City Hunter: Angel Dust è il seguito diretto di Private Eye, dove finalmente sono stati piantati i semi per il gran finale dell'opera. Rispetto all'opera precedente, che è letteralmente un ritorno ben accolto al mondo di City Hunter, questo è chiaramente il primo tassello per il finale. Finale che i fan attendono ormai da ben 38 anni!


Ryo Saeba e Kaori Makimura accettano la richiesta di una certa Angie che è alla ricerca del suo gattino. Nessuno poteva immaginare che questa vicenda porterà il nostro sweeper a scontrarsi con il suo tormentato passato, dandoci finalmente qualche informazione in più a riguardo. Grazie ad Angie, la maschera da mattacchione di Saeba, incallito a nascondere sia i suoi segreti più profondi e sia i suoi veri sentimenti per Kaori, inizierà a crollare.

Quest'opera, oltre ad avere le caratteristiche già decantate nelle precedenti recensioni, ha anche una componente fantascientifica. Infatti si parlerà di supersoldati, armi di distruzioni di massa, nanomacchine, etc... anche qui abbiamo delle apparizioni alquanto interessanti, ossia le ladre di "Occhi di Gatto", come nel precedente film e un'altra banda famosissima che evito di spoilerare. Non mancheranno gli alleati storici del nostro Ryo e si tornerà anche a parlare di Hideyuki.

Voto: 8/10

martedì 18 novembre 2025

L'Avventuriero Kamikaze (Bokensha Kamikaze) - 1981

Regia: Ryuichi Takamori
Sceneggiatura: Makoto Naito, Chiho Katsura, Sadao Nakajima
Produttore: Tatsuo Honda, Kimihiko Sato
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Kiyoshi Kitasaka, Atsushi Ogawa
Montaggio: Isamu Ichida
Musiche: Yasuori Tsuchida
Costumi: Takeshi Yamazaki
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Data di rilascio:
 7 novembre 1981
A distanza di numerose ere geologiche torniamo a parlare di Takamori, che come sempre lo avevamo lasciato con una mia esplicazione piuttosto scrausa. Inizia a lavorare per la Toei dal 1957, dopo essersi laureato in lettere, come assistente alla regia. Si prese un anno e mezzo di pausa a causa di una tubercolosi polmonare, ma non si arrese ed esordì nel 1964 con il dramma romantico di "Here Because of You", per poi dirigere un giovane Sonny Chiba ed il suo pupillo Hiroyuki Sanada nel ninkyo eiga di "Game of Chance" (1967): un successo tale da generare altri due seguiti. Lo dirige nuovamente agli inizi degli anni '70 con la saga del "poliziotto yakuza" e della "guardia del corpo", fino al suo ritiro in ambito televisivo fino al termine della sua carriera nel 2006. Passa a miglior vita nel 2011, all'età avanzata di 86 anni.

Daisuke Kamikaze (Sonny Chiba), ex-atleta olimpico che rappresentava il Giappone ed ora membro dell'Università di Tozai, trascorre le sue giornate a bordo del suo biplano: un giorno il suo velivolo ha un guasto e si schianta. L'impatto terrorizza l'aspirante fantina Kei (Kumiko Akiyoshi), ma Daisuke riesce a sopravvivere. Una volta licenziata Kei per avere ferito il suo cavallo, all'Università scoppia uno scandalo dovuto all'uso di finanziamenti illeciti per avere favorito alcuni suoi membri. Tra questi membri viene espulso Aki (Hiroyuki Sanada), assieme a Daisuke. Entrambi decidono di escogitare un colpo per recuperare i fondi illeciti, ed allo stesso tempo si fionda una potente yakuza...

Spettacoli pirotecnici in un bighellonare così vasto da raggiungere tranquillamente i livelli di un kolossal (ma a basso costo), con la performance del duo Sonny-Hiroyuki che lascia spazio a qualche lacrima nella durata della pellicola: soprattutto la scena in cui saltano nell'appartamento di Sonny è una delle sequenze nella quale Hiroyuki lo ricorderà con affetto per il divertimento genuino. Il film sfrutta numerose volte la trama, come scusa per portare il nostro trio in sequenze d'azione esplosive in luoghi da cartolina, soprattutto nel finale ambientato nell'isola abbandonata di Hashima. Consiglio caldamente a voi lettori di disattivare il cervello e di godervi fino all'ultimo fotogramma il film, ci saranno risate e momenti seri, perfettamente alternati alla Wong Jing e senza sfociare nella parodia. Il montaggio è la vera spina dorsale della pellicola, veloce e ben congegnato; a livello fotografico è puro binomio pastelli-alta luminosità, come nel guardaroba dei personaggi; musica perfetta per godersi l'intero viaggio con il trio, incalzante.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 17 novembre 2025

La Città delle Belle Donne (Beppin no Machi) - 1989

Regia: Takahito Hara
Soggetto: Haku Kenjo
Sceneggiatura: Hiroshi Kashiwabara
Produttore: Masao Mochizuki, Kazuo Kishimoto, Tatsuo Hattori
Casa di produzione: Central Arts
Paese di produzione: Giappone, Canada
Distribuzione: Toei
Fotografia: Kikumatsu Soda
Montaggio: Isao Tomita
Musiche: Kimio Nomura
Scenografia: Shushi Nakamura
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Data di rilascio: 18 ottobre 1989
Esordio alla regia di Takahito, che dopo la gavetta nelle celeberrime serie televisive di "Seibu Keisatsu" (1979-84) e "Abunai Deka" (1986-87), è riuscito a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel mondo del cinema commerciale nipponico: avendo lavorato al fianco di Toru Murakawa e Toshio Masuda, inizialmente dirigeva films d'azione/hard-boiled, per poi spostarsi tutt'ora in commedie sensibili come "I Don't Have a Grave!" (1998) grazie al successo della trilogia di "Midnight Run Main Store" (1992-95). Secondo il portale Eiga.com, il suo ultimo film risale al 2019 e si intitola "Bad Girls Make a Lot of Money".

L'investigatore amatoriale ed ex-professore di legge "Me" (Kyohei Shibata), viene chiamato per ritrovare Machida (Emi Wakui), la figlia del gioielliere Tatsuo Nakajima (Toru Minegishi), scomparsa da diversi giorni. Subito un suo giovane informatore della yakuza, Sayama (Masahiro Motoki), si mette sulle sue tracce ed assieme scoprono una organizzazione che rapisce giovani ragazze per poi esibirle in spettacoli osceni...

Poca la sostanza, ma l'estetica colma la parte mancante del detective drama. Riesce ad incamerare senza problemi gli stilemi tipici della bolla nipponica, rappresentati sfacciatamente da Kyohei: raramente vi è una scena in cui non fuma e non beve, atta a rappresentare il consumismo gioioso dal decennio glorioso in questione, oltre ai suoi metodi molto concreti nel sbrogliare i guai (cazzotti inclusi) e nel trovare la verità nei luoghi che meno aspettiamo. Lui non parla, esclama citazioni in ogni singola scena. Masahiro efficiente nel suo lavoro, in mezzo a due mondi ed astuto alla pari di Kyohei. Il contesto attorno al duo è letteralmente un documentario della Kobe che tutt'oggi ha smesso di esistere dopo il fatale terremoto del 1995, immortalato dalle guide all'aperto di Kyohei a bordo sulla sua MG B e dalle sequenze girate dall'alto per seguire quest'ultimo in giro per la metropoli. Fotografia che esalta l'architettura moderna in una lente molto pulita alla Morita, dove si munisce di longevi piani sequenza e moviole ben sfruttate in momenti chiave, ma soprattutto la cinepresa prende il decollo nelle scene notturne in cui la metropoli esalta tramite le sue luci le proprie strutture geometriche. Montaggio a compartimenti stagni, colonna sonora capace di posizionarsi per bene all'interno dei nostri timpani con degli assoli di chitarra ed il commento vocale di Kyohei, degni del popolarissimo city pop nipponico dell'era.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 12 novembre 2025

I Cattivi (The Villains) - 1973

Regia: Chor Yuen
Sceneggiatura: Ni Kuang
Produttore: Run Run Shaw
Casa di produzione: Shaw
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Shaw
Coreografie: Yuen Woo-Ping, Yuen Cheung-Yan
Fotografia: Wu Cho-Hua
Montaggio: Chiang Hsing-Lung, Lee Yim-Hoi
Musiche: Stanley Chow
Trucco: Wu Hsu-Ching
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Data di rilascio:
 9 marzo 1973
Torniamo a parlare di Chor Yuen, che avevamo lasciato nell'ormai lontano 2022 con il suo ultimo lavoro sul grande schermo, ma senza analizzarlo a dovere. Cineasta molto prolifico, qui al picco del suo mestiere assieme alla casa della Shaw, iniziò a lavorare come sceneggiatore nel 1956 con "Flower Petals in the Wind" ed esordisce come regista nel dramma di "Grass by the Lake" (1959), divenendo immediatamente noto al porto con il melodramma di "The Great Devotion" l'anno seguente, un successo sia di pubblico che di critica. Con all'attivo un totale di 123 films da regista e 71 come sceneggiatore in una carriera di 30 anni, ha saputo destreggiarsi nel cinema di genere portuale. Numerose sue opere passarono alla storia, come il cult di "The House of 72 Tenants" (1973) che riaccese l'interesse del pubblico nel cinema in lingua cantonese e nell'adattare i romanzi di Ku Lung, dandone una dimostrazione in "Killer Clans" (1976). Passa a miglior vita il 21 febbraio del 2022, all'età di 87 anni.

Lin Xiao-Hong (Shih Szu), a seguito della morte dei suoi genitori, si reca a casa di suo zio Fang (Ching Miao) assieme a suo cugino Fang Zheng (Yueh Hua). Sin da subito, il fratello di Zheng, Fang Fang (Chen Hung-Lieh) si innamora di Lin, oltre ad essere il favorito del padre Fang. Dopo una violenta lite in un bordello, scatenata da Fang Fang, il padre decide di mandare Zheng a Shanghai: nel mentre, Fang Fang riesce a mettere incinta Xiao e diviene un criminale ricercato... per risolvere ciò, viene mandato l'agente di polizia Zheng.

Pesante melodramma che assume i connotati di un western, dato l'inizio ampiamente illustrativo sul tema della pellicola al retrogusto di piombo e saccheggio. Perché? La colonna sonora vanta alcuni pezzi da capolavori hollywoodiani come "La Conquista del West" (1962) e nostrani come "C'era una Volta il West" (1968), che riescono nel loro effetto lacrimogeno in scene chiave. Nonostante il film proceda a ritmi alternati, le sue scene d'azione ripagano l'intera visione, assieme alle scenografie che richiamano molto il western (un casolare abbandonato in mezzo alla desolazione, la difficoltà della polizia imperiale nel catturare la banda di Chen) ed arricchite dall'eleganza dei set. Eleganza ben fotografata, soprattutto: vanta longevi piani sequenza nella casa di Ching, panorami selvaggi (con le voci fuori campo di Yueh e Shih), ampi spazi in cui i due fratelli si affrontano ed un chiaroscuro ben sfruttato nelle scene in cui verseremo qualche lacrima, oppure di suspense. Il montaggio accompagna davvero bene le scene d'azione, ma lascia a desiderare nel resto dell'esecuzione.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 novembre 2025

Una Folle Corporazione (Karajishi Kabushiki Kaisha) - 1983

Regia: Chusei Sone
Soggetto: Nobuhiko Kobayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura, Makoto Naito
Produttore: Nobuo Hayashi, Shinsuke Inoue, Masao Kimura
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Koichi Suzuki
Montaggio: Kiyoaki Saito
Musiche: Masato Kai
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Data di rilascio: 17 dicembre 1983
Chusei fu uno di quei registi non popolari per i suoi films d'azione, ma per il "Roman Porno" di una casa oramai ridotta a sopravvivere sull'erotismo. Nel nostro blog avevamo parlato di numerosi registi che avevano militato nello pseudo-genere in questione come Yojiro Takita e Yasuharu Hasebe, ma secondo alcuni critici, Sone fu il migliore del filone: soprattutto grazie all'eredità di Seijun Suzuki, con cui vi ha lavorato come assistente regista sin dalla sua entrata alla Nikkatsu nel 1962. Quando la N si convertì completamente al "genere", a Chusei gli fu offerta l'occasione di dirigere per la prima volta un film nel 1971. Per tutto il decennio ebbe una carriera altalenante di successi e fiaschi. Stanco di girare per la casa, ma costretto a farlo per avere l'entrate dei films, lavorò contemporaneamente con altre case indipendenti al di fuori del genere. Dal 1980, Chusei decise di prendersi una pausa dal filone per lavorare in altri generi, come lo yakuza eiga di cui ne parlerò a breve, fino al suo ritorno nel 1982. Lascia la Nikkatsu nel 1984, ma ci ritorna nel 1986 per girare uno degli ultimi films della casa. Dopo avere diretto un altro dei suoi successi nel 1988, "Flying", si ritira dal cinema e passa a miglior vita nel 2014 a causa di una polmonite.

Dark Aramaki (Yasushi Yokoyama) viene scarcerato e torna a lavorare per il suo boss Samu (Tetsuro Tamba), dove lo ritrova a gestire una rivista e diretto ad espandersi nell'industria dello spettacolo: ha intenzione di lanciare sua figlia Hitomi (Chiemi Kai) come cantante, ma Aramaki dovrà vedersela con il clan rivale Shimada ed arrivare vivo al talent show televisivo in cui Hitomi si dovrà esibire...

Pietra tombale sul mondo yakuza, oramai più focalizzato sulle luci dei riflettori, che nei loschi affari di un tempo. Tetsuro impersona più un amministratore delegato, che il classico boss spietato di una yakuza, ma mantiene intatta la piovra dei suoi "affari" in ambito multimediale: posa per la sua rivista, gira films, scrive i testi delle canzoni per sua figlia e trascorre il suo tempo libero come critico gastronomico per suo figlio, desideroso di divenire un cuoco. Aramaki è costretto ad adattarsi in questo periodo di transizione, divenendo il manager di Chiemi ed il suo personale assistente nei suoi esercizi vocali, dove nonostante i battibecchi con lei ci regala una poliedrica performance, tra risate e sfuriate varie. Per chi conosce a fondo l'industria cinematografica nipponica, Chusei parodizza l'allora nascente Kadokawa tramite la yakuza di Tetsuro, prima nel mondo dell'editoria e prossima a divenire un colosso mediatico, oltre a lanciare un'aspra frecciata nel mondo del cinema nipponico in generale, oramai divenuto un mezzo per lanciare future idols e per nascondere malaffari. In ambito fotografico possiamo notare numerosi piani sequenza longevi dai colori accesi e caldi, con scenografie davvero ricchissime di dettagli e riferimenti al tramonto della yakuza tradizionale. Colonna sonora ridotta all'essenziale e trama folta di colpi di scena, sia esilaranti che movimentati.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 4 novembre 2025

I Bastardi Aziendali (Boryoku Kinmyaku) - 1975

Regia: Sadao Nakajima
Sceneggiatura: Kazuo Kasahara, Tatsuo Nogami
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Fotografia: Toshio Masuda
Montaggio: Kozo Horiike
Musiche: Toshiaki Tsushima
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Data di rilascio: 9 agosto 1975
Appartenente al sottofilone dei films finanziari sulla yakuza, è una lente d'ingrandimento sul mondo dei "sokaiya" (lett. "ricattatori aziendali" o "uomini d'incontro"), specializzati nell'estorcere denaro e ricattare aziende tramite minacce di umiliazioni pubbliche sui loro dirigenti, solitamente durante la loro riunione annuale (ossia nelle "sokai"): a differenza di quelle occidentali, la riunione è equiparabile ad una cerimonia. Alcune aziende come la Mitsubishi e la Daiwa hanno pagato tangenti per i "sokaiya", in modo tale da impedire a loro di mettere in imbarazzo l'azienda, intimidendo altre ed interrompendo assemblee. Nati al termine dell'Ottocento, erano considerabili come dei protettori nei confronti delle voci e degli scandali sul management di un'azienda. Stando ad un recente rapporto dell'Agenzia Nazionale di Polizia nipponica, nel 2023 erano ancora attivi solo 150 sokaiya, di cui 30 lavoravano in gruppo e 120 da soli. 

L'aspirante ricattatore Hiroshi (Hiroki Matsukata) si dirige all'alba negli uffici della Ohira Heavy Industries per ritirare il suo biglietto, per ricevere la sua indennità: Hiroshi fa' così conoscenza del veterano Mantaro (Eitaro Ozawa), da 30 anni in tale campo e grazie a questa conoscenza stringe amicizia con un giovane membro della Teraoka-gumi, dove assieme collaborano per affrontare il più potente ricattatore del Kansai, nonché proprietario della Naniwa Mutual Bank. Una volta riuscito lo scandalo, Mantaro passa a miglior vita dalle percosse ed Hiroshi riesce ad estorcere 30 milioni di yen dalla banca, usando come pretesto la presenza di prestiti illegali dal suo presidente, trasferendosi così a Tokyo. Nagao (Hideji Otaki), vicepresidente della società commerciale Tosho Bussan, nota la determinazione di Hiroshi e gli chiede di attaccare la Toa Seisakusho, società in cui ha fallito ripetutamente nell'acquisizione. Nel mentre, scopre che la sua ragazza Aya (Reiko Ike) è la figlia biologica del presidente della Toa...

Magistrale rappresentazione, priva di alcun rimorso, di un ricattatore che vive su un pavimento d'argilla: ogni gesto, ogni parola è tagliente ed ai limiti della diffamazione pubblica, pur di poter sopravvivere. Fukasaku mise assieme il prototipo del sottofilone nel 1968, ma in questo caso il contesto è ben esplicato dalla spudoratezza esplicita del personaggio impersonato da Matsukata, disposto a qualsiasi fantasiosa scusa per assicurarsi cifre enormi ed anche a numerosi pestaggi da yakuza assoldate dalle grandi aziende per mettere a tacere i ricattatori come lui. Ottimi gli intermezzi comici che accompagnano l'andazzo documentaristico/criminalistico della pellicola, capace di dare ampio spazio ai personaggi principali e soprattutto i pilastri fondanti del film come Matsukata, Tamba e Reiko. Nemmeno la colonna sonora delude dall'amarezza della trama, che riesce a dargli un tocco agrodolce e di assurdismo al prodotto, come la fotografia cruda e satura di colori dal guardaroba del cast.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 3 novembre 2025

Sandakan No.8 - 1974

Regia: Kei Kumai
Soggetto: Tomoko Yamazaki
Sceneggiatura: Sakae Hirosawa, Kei Kumai
Produttore: Masayuki Sato, Hideyuki Shiino
Casa di produzione: Toho, O&R Productions, Haiyuza Eiga Hoso Company
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toho
Fotografia: Mitsuji Kanau
Montaggio: Tatsuji Nakashizu
Musiche: Akira Ifukube
Scenografia: Takeo Kimura
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Data di rilascio: 2 novembre 1974
Finalmente ho l'onore di tornare a parlare di Kumai, autore di quell'oscurità che ha ritrovato il suo riscatto in luce due anni prima. In questa pietra miliare della sua filmografia ci porta nella città di Sandakan in Malesia, un tempo meta dei traffici di sesso per le "karayuki-san", costrette a prostituirsi nelle nazioni del Pacifico e nelle ex-colonie nipponiche: vantano un loro cimitero, costruito nel 1890 dall'allora sig.ra Kuni Kinoshita, a capo del bordello "Sandakan No.8". Al suo rilascio ebbe un notevole successo di pubblico e di critica, tanto che in Cina fu uno dei più grandi successi in assoluto all'estero di una pellicola nipponica, al suo arrivo nel 1978 assieme a "Manhunt" (1976): solo a Pechino incassò un totale di 3,5 milioni di yuan (427.000 euro) e mancò per poco la vincita dell'Oscar al Miglior Film Straniero.

La giovane giornalista Keiko Mitani (Komaki Kurihara) sta scrivendo un articolo sulla storia delle donne nipponiche costrette a prostituirsi nei bordelli nel Pacifico, agli inizi del Novecento. Per puro caso fa' la conoscenza di Osaki (Kinuyo Tanaka), un'anziana signora che vive in un villaggio remoto assieme ai suoi gatti. Lei accetta di raccontare la sua storia ed il film ci trasporta negli anni '20, dove la giovane Osaki (qui interpretata da Yoko Takahashi) viene venduta dalla propria famiglia come cameriera a Sandakan, nell'allora Borneo del Nord britannico, in ciò che credeva fosse un hotel. In realtà, l'hotel si rivela essere un bordello molto redditizio, ossia il "Sandakan No.8". Dopo avere lavorato per ben due anni come cameriera, viene costretta dal proprietario del bordello ad essere una prostituta...

Profonda riflessione su un frammento, purtroppo dimenticato, del passato imperialista nipponico. La tratta delle schiave del sesso è come una piovra, capace di infestare qualunque luogo di depravazione e di lussurie dalle categorie più disgustose di uomini in circolazione: gli spietati. E purtroppo, in un bordello, si giustifica qualunque atto ripugnante pur di lucrare sulla pelle di chi è stato privato dei suoi diritti basilari... documentato da una cinepresa più furiosa del solito nel portare alla luce una pagina buia della storia del Paese, abilmente raccontata dalle memorie dolorose di Tanaka, in un cammino dove non ha mai potuto provare reali sentimenti per qualcuno ed abitante di una casa caduta in rovina come la sua storia oscura: da giovane, Yoko porta a compimento il resto del lavoro in una performance ai limiti della finezza e della vulnerabilità per la realtà che ogni giorno prova una donna costretta a concedersi nei confronti di tali soggetti. Kurihara, come il film, fa' il suo dovere giornalistico e fotografa il tutto con una rara sensibilità sui misfatti avvenuti, grazie anche ad una scenografia elegante e non banale del flashback della co-protagonista. Fantastici gli accenni al cinéma vérité dalle micro-interviste fatte ad alcuni residenti locali di Sandakan, con dei colori caldi tipici degli anni '70. Montaggio anonimo, ma ci distrae dal tutto la colonna sonora straziante di Ifukube che grazie alla potenza visiva di alcune scene incamera la furia di quell'epoca ormai sparita...


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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