lunedì 30 marzo 2026

Tropicana Interlude - 1969

Regia: Shi Ma-Shan (aka Koji Shima)
Produttore: Runme Shaw
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Singapore, Malesia
Distribuzione: Shaw Brothers
Fotografia: Chien Yee-Hsiung
Montaggio: Chiang Hsing-Lung
Musiche: Wang Fu-Ling
Trucco: Fong Yuen
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Shima, affabile camaleonte del mestiere già noto per il suo ingresso alla Nikkatsu nel 1925, riesce a farsi un nome grazie ai suoi ruoli romantici in pellicole dirette da Kenji Mizoguchi e Tomu Uchida; per poi, all'età di 38 anni, intraprendere la carriera da regista agli inizi della WW2 con "Skylark" (1939), ricevendo attenzione a livello nazionale per il suo spaziare tra generi diversi, anche qui sin da subito con il fantascientifico per bambini "Matasaburo of the Wind" (1940). Arruolato nell'esercito nel 1943, a guerra conclusa si concentrò di più in ambito pubblicitario, ma continuava ad ottenere successo grazie ad altre opere come "Unforgettable Trail" (1959). Viene invitato a Hong Kong per girare altri films, con lo pseudonimo di Shi Ma-Shan, iniziando nel 1969 con "Dear Murderer" e concludendo definitivamente la sua carriera l'anno seguente in "The Orchid". All'attivo un totale di 90 films da regista e 90 da attore, passa a miglior vita il 10 settembre del 1986, all'età avanzata di 85 anni: suo nipote Noriaki Yuasa, il padre del tokusatsu di "Gamera", aveva lavorato per lui come assistente alla regia.

Ping (Lam Chung), appena tornato a Singapore dall'Italia dopo una lunga sessione di studio per la musica, si scontra con suo padre (Liu Kei) che intende assumerlo nell'azienda di famiglia. Opponendosi all'idea, Ping intende divenire una guida turistica e si unisce all'avventura la sua ragazza Su (Lily Ho). La disavventura incomincia quasi subito con l'accompagnamento della giovane insegnante Dong (Essie Lin Chia), assieme all'infatuata studentessa Li (Lily Li) che scatenerà non pochi problemi assieme al quartetto...

Commedia romantica dalla trama trasparente, che nel secondo tempo si tramuta in una pubblicità per il turismo in Malesia. Il tutto viene salvato dalle interpretazioni del cast, i quali si sono letteralmente divertiti nelle locations, caleidoscopiche nelle scenografie e nei colori: un vero e proprio intrattenimento oculare nelle loro tonalità e nei loro stili bohémien, tali da anticipare futuri movimenti della fotografia cinematografica come il CDL bessoniano, anche nei panorami da cartolina di due nazioni che hanno cambiato profondamente i loro volti, in una lente dove illustra esaustivamente il mestiere della guida turistica: saper apprezzare i luoghi che nei secoli hanno plasmato idee, persone e movimenti artistici, tramandandoli alle future generazioni come un manifesto per rivalutare luoghi avversi/già conosciuti/sconosciuti. Montaggio dove in alcune scene lascia a desiderare, ma di tutto rispetto. Colonna sonora anch'essa da cartolina e che rispecchia cristallinamente le disavventure del gruppo.


Spero in futuro di poter visitare i luoghi in cui si è recato Lam, oltre a Singapore!

martedì 17 marzo 2026

Linea Diretta Verso il Terrore (Domyaku Retto) - 1975

Regia: Yasuzo Masumura
Soggetto: Ikko Shimizu
Sceneggiatura: Yoshio Shirasaka, Yasuzo Masumura
Produttore: Hiroaki Fuji
Produttore Esecutivo: Yorihiko Yamada
Direttore di Produzione: Hiroaki Tanno
Casa di produzione: Toho, Tokyo Eiga Co. LTD
Distribuzione: Toho
Fotografia: Kazutami Hara
Montaggio: Tatsuji Nakashizu
Musiche: Hikaru Ayashi
Scenografia: Iwao Akune
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Data di rilascio: 6 settembre 1975
Masumura ritorna con la sua satira corrosiva nei confronti della società nipponica, questa volta con l'aiuto di attori che hanno fatto scuola nel genere del thriller: Meiko Kaji e Jiro Tamiya, quest'ultimo tra gli attori feticci del regista, maturato dopo il boom della "noberu bagu" durante gli anni '60. Tra i co-protagonisti è da segnalare l'apparizione di Keiko Takahashi, all'epoca fresca di popolarità per la sua partecipazione nel longevo detective drama a puntate di "Taiyo ni Hoero!", scovata all'inizio del decennio da un fotografo della Daiei ed immediatamente arruolata nella casa subito dopo il termine delle medie. All'attivo un totale di 111 pellicole dal 1970 ad oggi, è sposata con il regista Banmei Takahashi, che nel 1982 lo aveva aiutato nel lancio a livello nazionale dopo una quarantina di "pinku eiga" misconosciuti.

Durante una corsa sullo Shinkansen, una guardia ritrova nel bagno un ordigno esplosivo, munito di una lettera minatoria che avvertiva del deragliamento di un altro treno se non fossero state diminuite le vibrazioni causate dalla loro velocità. Dopo 10 giorni, il deragliamento avviene e la polizia incarica Takigawa (Jiro Tamiya) nel trovare il responsabile: immediatamente concentra le indagini sul medico Akiyama (Masaomi Kondo), che nel mentre aveva redatto uno studio sull'inquinamento acustico causato dallo Shinkansen. La sua ragazza Kimihara (Keiko Takahashi) lo aveva aiutato a contrabbandare la nitroglicerina per l'ordigno, per poi sapere da Akiyama che sarebbe (falsamente) partito per l'Europa. Con altri piani in attesa di esecuzione, la tensione si innalzerà ulteriormente...

Nonostante sia una pellicola macchinosa negli avvenimenti, è nella trama che concentra la maggior parte della tensione, oltre a lanciare costanti frecciatine sul treno ad alta velocità: un moderno gioiello, ma capace di essere fatale per alcuni residenti locali. Masaomi spietato ed astuto nel suo attivismo privo di lieto fine, che come in quasi ogni protagonista dei films di Masumura, denuncia l'indifferenza della società nipponica del tempo con atti simbolici (come un altro dei suoi sabotaggi, tramite il ventre molle della frequenza del treno). Tamiya freddo calcolatore e coordinato nelle mosse di Masaomi, come un gatto a caccia del topo, in un labirinto a grandezza naturale. Fotografia da cinéma vérité e con numerosi angoli olandesi da neo-noir, senza paura nel tramutarsi per un attimo a tema mecha nelle apparecchiature usate da Masaomi nel sabotare il treno, con inquadrature anguste e claustrofobiche. Montaggio non da primo premio, ma capace di stare dietro a Masaomi; così come le musiche.


Se siete in cerca del brivido e dell'azione, vi consiglio caldamente il classico "Treno Proiettile" di Sato: ma per i veri intenditori consiglio di tenervi stretta tale recensione.
Alla prossima!

lunedì 16 marzo 2026

Alzati, Spia (Espion, Lève-Toi) - 1982

Regia: Yves Boisset
Soggetto: George Markstein
Sceneggiatura: Michel Audiard, Claude Veillot, Yves Boisset
Produttore: Norbert Saada
Direttore di Produzione: Georges Vallon
Casa di produzione: Cathala Productions, TF1 Films Production
Paese di produzione: Francia, Svizzera
Fotografia: Jean Boffety
Montaggio: Albert Jurgenson, Jean-François Naudon
Musiche: Ennio Morricone
Trucco: Christiane Sauvage
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Data di rilascio: 27 gennaio 1982
Originariamente doveva essere diretto dal controverso Andrzej Zulawski, ma a causa di alcuni diverbi con Lino Ventura passò l'incarico a Boisset, che a sua volta era appena uscito dal flop di "Allons Z'Enfant", nonché suo film preferito. Considerabile il cineasta più censurato della Quinta Repubblica per i suoi films di denuncia politico/sociale, all'età di quattro anni fu portato al cinema dalla sua tata e sviluppò l'itterizia a causa di una sparatoria nel film di "Dernier Atout" (1942). A 15 anni gli fu proposto un ruolo in "Quella Certa Età" (1954), ma suo padre rifiutò: così a 17 anni lasciò casa e intraprese la carriera di giornalista al Paris Jour. Dopo il suo servizio militare in Algeria, torna a casa e lavora come assistente alla regia per registi come Melville e Sautet, fino al suo esordio nel 1968 con "L'Assassino ha le Ore Contate": passa a miglior vita il 31 marzo del 2025, all'età di 86 anni.

Zurigo. Sébastien Grenier (Lino Ventura), agente dormiente dello SDECE e direttore di una società di investimenti, apprende la notizia dell'assassinio di Zimmer (Kurt Bigger) su un tram: riceve a casa un libro di Alexandre Dumas, dove vi è contrassegnata la pagina 138 e comprende di essere stato contattato da un agente dei servizi segreti. Decide di fare conoscenza con il contatto Jean-Paul Chance (Michel Piccoli), presentatosi a lui come un alto funzionario del Consiglio Federale di Berna. Chance illustra a Grenier che probabilmente sua moglie Anna (Krystyna Janda) ha dei legami con i brigatisti di estrema sinistra e lo incarica di investigare chi vi è dietro a tutto ciò. Grenier, dubbioso dell'identità di Chance, chiede ad altri suoi colleghi di investigare su quest'ultimo...

Spionistico impostato sul thriller, ma sebbene abbia una trama rivista e basilare, l'ambiguità e l'incertezza dominano senza nessuna tregua. Ventura si ritrova nel mezzo e prende coscienza sull'ardito mestiere delle spie, continuamente sospese su un filo trasparente e costrette improvvisamente a voltare le spalle nei confronti di agenti oramai ben adattati alla vita in superficie. Il ritmo serrato di Morricone ci aiuta a reggere lo schema slasher della pellicola, capace di fare terra bruciata intorno a Ventura e generare una colonna di fumo così intensa da mandarci in confusione sul filo che ci condurrà al responsabile, che non per caso maschera le sue tracce nell'ambiguità... illustrati ampiamente nella fotografia, la quale girerà intorno all'ecosistema di Ventura con numerosi trucchi come le ombre e la desaturazione dei colori (Decae docet), oltre a numerosi primi piani e cinepugni durante i regolamenti di piombo, grondanti di suspense in una sceneggiatura che a volte esce ed entra nel radar dello scenario attivo di Zurigo, con personaggi socialmente nascosti dalla città. Audiard corrosivo ed aspro nei dialoghi, colmi di frasi in codice e frecciatine al governo francese di allora. Montaggio che, pur nei suoi limiti, riesce a stare dietro a Morricone.


Prima di salutarvi, esiste addirittura un sito Internet dedicato al film, con tanto di fotografie attuali nei luoghi in cui hanno girato il tutto. Alla prossima!

martedì 10 marzo 2026

Joseph Kilian - 1964

Regia: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Sceneggiatura: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Casa di produzione: Filmové Studio Barrandov
Paese di produzione: Cecoslovacchia
Fotografia: Jan Curik
Montaggio: Zdenek Stehlik
Musiche: Wiliam Bukovy
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Data di rilascio (Francia): 4 maggio 1964 (Festival di Cannes)
Data di rilascio (Cecoslovacchia): 4 settembre 1964
Duo di registi che ingiustamente sono stati dimenticati per via dei loro lavori di tremenda attualità. Juracek, come una buona parte dei registi della "nova vlna" cecoslovacca, aveva iniziato dal 1961 a lavorare come sceneggiatore al fianco di Vera Chytilova mentre studiava drammaturgia alla FAMU. Direttore di tre lungometraggi dal 1964 al 1970, fu poi licenziato dagli studi Barrandov a causa della sua posizione antisovietica e poi costretto ad emigrare in Germania per continuare a lavorare, senza ottenere successo: passa prematuramente a miglior vita il 20 maggio 1989 all'età di 53 anni, per via di un cancro. Jan ebbe un fato più pesante, rispetto al suo collega; ritrovatosi con la famiglia perseguitata dopo l'arrivo dei comunisti e con la facoltà universitaria sospesa, dal 1957 si ritrova a studiare alla FAMU, anche lui assieme ai titani del cinema locale. All'attivo un totale di 16 films da regista e ben 8 come attore, passa a miglior vita all'età avanzata di 85 anni il 27 settembre 2019.

Jan Harold (Karel Vasicek), nella landa desolata della burocrazia, è in cerca del suo amico Joseph Kilian (Pavel Bartl): ma nessuno lo ha mai sentito nominare. Vagabonda così per le strade di Praga, fino a quando non trova un negozio che offre gatti a noleggio e decide di prenderne uno. Il giorno dopo continua la ricerca per Kilian ed ha intenzione di restituire il gatto, scoprendo che il negozio è sparito nel nulla... e nessuno lo ha mai visto. Di nuovo costretto a vagabondare per la città e con un gatto come testimone della disavventura, il desiderio di ritrovare Kilian prende il sopravvento...

Come nell'investigatore disorientato di Teshigahara, siamo in cerca di risposte che non arriveranno mai, poiché il deserto burocratico intorno a noi ci costringe a edificare torri di Babele per tentare di respirare in libertà. Karel rappresenta divinamente la solitudine nella battaglia burocratica che noi subiamo quotidianamente, con un gatto che assiste alle assurdità kafkiane in cui incappa. A livello fotografico si segnalano interessanti intermezzi come i primi piani sui posters di propaganda, ormai relegati a un passato irrecuperabile; longevi piani sequenza nel caos urbano di Praga ed arricchiti di dialoghi interrogativi, con tanto di scenografie spartane ma dalla satira rovente, come il giornale in arabo letto da Karel e la finestra murata nella sala d'attesa dell'ufficio amministrativo popolato da altre persone in cerca di risposte come Karel. Colonna sonora ridotta all'essenziale, ma capace di ricambiare l'attesa. 


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog: e finalmente si riparte!


La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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