venerdì 31 dicembre 2021

Grande Proiettile (Big Bullet) - 1996

 
Anno: 1996
Regista: Benny Chan
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lau Ching-Wan: sergente Bill Chu
Berg Ng: ispettore Guan
Jordan Chan: Jeff
Theresa Lee: Apple
Spencer Lam: Dan
Cheung Tat-Ming: Matt
Francis Ng: ispettore Yang
Yu Rong-Guang: "Professore"
Anthony Wong: "Uccello"
So Wai-Nam: agente SCU
Leung Yat-Ho: scagnozzo del "Professore"
Lam Tak-Shing: scagnozzo del "Professore"
Charles Shen: scagnozzo del "Professore"
Vincent Kok: Tung Fai
Tony Renny: agente
Chan Siu-Kwan: agente che interroga Bill
Leung Chung: agente che interroga Bill
Victor Hall: capo degli spacciatori
Fung Bo-Man: ufficiale di polizia del centro di controllo
Ho Feng-Yee: direttore del negozio di computer
William Duen: Richard
Jessica Lee Lee: Sandra
Wan Kwok-Leung: usciere dell'edificio
Wong Shing-Seung: supervisore del centro di controllo
Pauline Yeung: donna incinta
John Wakefield: capo della SCU
Mok Tin-Yuet: moglie di Dan
Woody Chan: Chiu Sai Wing
Raymond Tsang: ufficiale dell'Interpol
Bruce Fontaine: agente dell'Interpol
David John Saunders: agente dell'Interpol
Dayo Wong: informatore di Bill
Mike Ian Lambert: fasullo sergente dell'esercito britannico
Steve Brettingham: soldato dell'esercito britannico
Richard Parking: comandante dell'esercito britannico
Gwok Wai: pilota
Pak Yiu-Charn: assistente del capo di polizia

ATTENZIONE: SPOILER!

Un esercito di attori per una pioggia intensa di piombo, che schizza sia sugli antagonisti e sia sui buoni del film. Se anche voi state prendendo nota su chi sia il sig. Lau Ching-Wan, prendete la seguente pellicola come introduzione al suo stile di recitazione: guanto che si adatta benissimo a quasi ogni ruolo che gli viene proposto, da comico a cattivo, da duro ad impaurito, etc... e il caso vuole che la spinta definitiva ad attore di prim'ordine sia stata effettuata dalla casa cinematografica che portò a Hong Kong il plurionorato Jean-Pierre  Melville: la Milkyway Image nelle sue pietre miliari come Too Many Ways to Be No. 1 (1997), The Longest Nite (1998) e il più noto a livello internazionale Running Out of Time (1999), compreso il suo sequel del 2001. 


Dopo aver aggredito il suo capo durante una retata finita male, Bill viene trasferito al reparto di emergenza della polizia: considerato da tutti come la discarica delle forze di polizia del porto profumato per i poliziotti che scatenano problemi nei suoi reparti di punta. Insieme ai suoi nuovi colleghi, Bill continua la sua battaglia contro il crimine e specialmente contro il "Professore", un uomo che è riuscito a penetrare nel quartier generale dell'Interpol a recuperare del denaro riciclato sotto sequestro, per poi provare a contrabbandarlo attraverso la ex-base aerea britannica di Hong Kong... 




Ottimo ritmo, umorismo al di fuori della goffaggine, tensione che non lascia tregua: questi gli ingredienti di una commedia poliziesca che merita l'approdo nella vostra cineteca personale. Nonostante sia un film d'azione da tripla A, ti rende partecipe anche dei rapporti di quella squadra di polizia. Vi sono fratellanza, conflitto, cooperazione, compromessi e spicca sopra tutti il lavoro di squadra, che per il suo notevole realismo ti rende partecipe dell'ambiente di tale dipartimento. E se siete dei seguaci accaniti di John Woo, l'azione può soddisfare la vostra sete di stupore: la poesia regna sovrana così come nel mondo del sig. Woo, ed è degna di nota la scena dell'assassinio di Matt nel centro cittadino di Hong Kong; grazie al sapiente uso della lente grandangolare sulla cinepresa, nello stile di Wong Kar-Wai ti mette a stretto contatto con la tensione nell'aria. Lau Ching-Wan impersona il tipico ed intuitivo sergente di polizia che ignora gli ordini poco ortodossi da alti dirigenti incompetenti della polizia, dall'altro lato Yu Rong-Guang è l'Henry Silva della situazione: gangster inespressivo e spietato, ma incredibilmente carismatico.


Il grande esperimento di Benny Chan tra commedia ed azione è da considerarsi perfettamente riuscito: incasso clamoroso di 9,771,575 dollari (1.101.480 euro), ed è stato proiettato in piena estate (agosto 1996)!

Tappa obbligatoria per qualsiasi amante dei gangster movies e del genere poliziesco, colmo di tensione e di comicità priva di goffaggine.
Ci vediamo in un'altra recensione... e anche al prossimo anno, cari spettatori del blog!

mercoledì 29 dicembre 2021

Ancora di Salvezza (Lifeline) - 1997

 
Anno: 1997
Regista: Johnnie To
Casa di produzione: Cosmopolitan Film Productions
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lau Ching-Wan: vigile del fuoco Yau Sui
Alex Fong: ufficiale della caserma Raymond Cheung
Carman Lee: dott.ssa Annie Chan
Damian Lau: capo dei vigili del fuoco Cheng Fu-Wai
Ruby Wong: ufficiale della caserma Lo Ka-Wai
Raymond Wong: vigile del fuoco Wong Ho-Yin
Chan Man-Lei: padre di Ho-Yin
Yuen Bun: ufficiale della caserma Fong Ting-Kwok
Lam Suet: piromane
Kenneth Chan: fidanzato di Annie
Patrick Dunn: moglie di Lo
Eileen Yeow: Janet
Annabelle Lau: lavoratrice intrappolata nelle fiamme
Yuen Ling-To: direttore della fabbrica

ATTENZIONE: SPOILER!

1997. Dopo 160 anni di dominio britannico su una penisola costellata di arcipelaghi, la Cina ritorna ad abbracciare un suo territorio perduto dal 1842. Alcuni registi approfittano di tale momento storico e sfornano chilometri di celluloide indimenticabili: primo fra tutti il sig. Fruit Chan con Made in Hong Kong, che segnò de facto il primo passo del cinema indipendente nella Hong Kong cinese... e anche lo stesso Johnnie, assieme al suo braccio destro Wai Ka-Fai, fondarono la Milkyway Image un anno prima del passaggio storico; e fino al termine degli anni '90 produssero films che consacrarono mondialmente sia la casa che il degno erede di Melville. 



Yau Sui è un veterano dei vigili del fuoco dal carattere arrogante, a causa della sua vasta esperienza in tale campo. Per puro caso incontra la dott.ssa Annie, che dopo aver lasciato il suo ragazzo diventa problematica; Sui la consola ed assieme cominciano una relazione. La rivalità prende piede in caserma tra Sui e Raymond Cheung, nuovo capo della caserma che litiga spesso con Sui. Poco dopo scoppia un'enorme incendio in una fabbrica di tessitura, dove a causa della presenza di molti oggetti pericolosi si verifica un'esplosione che rilascia gas tossici nell'aria. La squadra arriva sul posto, e sia Sui che Cheung dovranno mettere da parte la loro rivalità e lavorare insieme.


Istantanea su celluloide della vita difficile e particolare dei vigili del fuoco di Hong Kong: creduti come "portatori di sfortuna" e convivono fianco a fianco con la paura che possa accadere qualcosa di terribile. L'empatia è percepibile e di ottima fattura, sebbene sia insignificante per molti. Ma dopo una mezz'ora dall'inizio, tutto questo si evolve in una tensione senza precedenti, dove facciamo una limitata conoscenza di altri personaggi all'interno di quella fabbrica in fiamme, anche loro in cerca di una via di uscita... il che fa' slittare il film al grado di "classico d'azione". La sequenza della fabbrica in fiamme è una delle più grandi mai girate nella storia del cinema, seconda solo all'esplosione dell'edificio in cui è stata tenuta in ostaggio May (Maggie Cheung) in Police Story 2 (1988). Vi farà tremare ed emozionare contemporaneamente, come solo Johnnie To potrebbe.


Ancora una volta il sig. Johnnie ebbe un clamoroso successo al botteghino: 20,730,867 dollari (2.352.424 euro) incassati nella prima settimana di proiezione a Hong Kong.

Se qualcuno di voi è intenzionato a fare il pompiere, la visione è altamente consigliata.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 28 dicembre 2021

[Giallorrido #4] Istantanea per un Delitto - 1975

 
Anno: 1975
Regista: Mario Imperoli (aka Arthur Saxon)
Casa di produzione: International Movies
Paese di produzione: Italia

CAST
Erna Schurer: Mirna
Monica Strebel: Claudia
Luis La Torre: Luca
Lorenza Guerrieri: Stefania
Giancarlo Annunziata: Giancarlo

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è orribile)!

L'apoteosi della deficienza su grande schermo. Se siete facilmente infiammabili, lasciate perdere la pellicola... potete accidentalmente dare alle fiamme il vostro televisore. Ma prima di insultare creativamente il film, il sig. Mario Imperoli era abbastanza noto per aver diretto due commedie erotiche con protagonista Gloria Guida (La Ragazzina e Blue Jeans) e verso la fine prematura della sua carriera (morto all'improvviso nel 1977) anche due poliziotteschi, di cui ne spicca uno denominato Come Cani Arrabbiati del 1976, recuperato nel 2017 grazie alla tedesca Camera Obscura. Anche Canne Mozze dell'anno seguente merita uno sguardo per la commistione tra poliziottesco e mafia movie, e meriterebbe anche un doveroso recupero in alta definizione.


Luca, un noto donnaiolo, non accetta di essere lasciato da Mirna (sua amante fissa) e per tenersela ancora stretta la ricatta con un filmato che ritrae lei, mentre acquista una partita di droga. In vacanza al mare incontra e conosce due fotomodelle, che ospita nella sua barca. Avvicinandosi a un'isola, si apparta con una di esse (Stefania) e la strangola in preda alla furia... dopodiché fugge e corre in cerca di aiuto, ma al suo ritorno la ragazza è scomparsa. Da allora comincia l'iter da incubo per il protagonista: nel mentre, qualcuno si è impadronito dei negativi della macchina fotografica che ritraggono Luca e Stefania al momento dello strangolamento. Cominciano i messaggi ricattatori, fino a quando Luca scopre che le due fotomodelle sono complici al servizio di Mirna per recuperare quel filmato compromettente, e per rimuovere qualsiasi traccia di tale disavventura, elimina Luca e Stefania.


Demenzialità e sonnolenza difficilmente riscontrabili altrove, e per contribuire a farmi odiare ancora di più la pellicola è l'ego smisurato di Luca... definibile un coglione presuntuoso (scusate la volgarità) disposto a fare qualunque cosa pur di espandere il suo egocentrismo. Anche se è colmo di costanti nudità, ti invita ad abbandonare la visione. Nonostante abbia alcuni ingredienti che avvantaggiano un giallo (volti conosciuti, signore eleganti, paesaggi, assassinii, colonna sonora che aiuta ad alzare la tensione nel film), la storia è troppo banale per il genere, in quanto calza a pennello per una delle tante commediole romantiche che costellano il cinema italico odierno. Nemmeno una star come Erna Schurer riesce a tenere in piedi la pellicola, dato che tutti gli avvenimenti circolano attorno a un essere che non è comprensivo e nemmeno carismatico. Un finale violento e sorprendente poteva riscattarlo, ma in questo caso era meglio un pugno sul naso.


Consigliata la visione a chi è munito di scorte abbondanti di Maalox, digerirlo è un'impresa.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 27 dicembre 2021

Revolver - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Toshiya Fujita
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Kenji Sawada: Nobuhiko Shimizu
Masatoshi Kurakami: Susumu Idemizu
Shiori Sakura: Naoko Saeki
Satomi Tezuka: Setsuko Ozaki
Akira Emoto: Keisuke Mineya
Toshinori Omi: Arata Nagai
Reiko Nanjo: Ayo Yamakawa
Katsuya Kobayashi: Yasuo Akune
Hiroyuki Nagato: Ijichi
Tatsuo Yamada: Shinji Ishimori
Ginji Gao: Kudo
Asako Kurayoshi: Miki Ikegami

ATTENZIONE: SPOILER!


Qualcuno di voi avrà già attivato il T9, ed avrà pensato subito a quella "revolver" di Sergio Sollima del 1973. Solo che in questo caso vengono lasciate da parte le cospirazioni politiche e un oggetto pericoloso diventa il protagonista di una pellicola, come è già avvenuto in L'Arma (regia di Pasquale Squitieri) e Il Giocattolo (regia di Giuliano Montaldo) alla fine degli anni '70.
 


Una revolver viene rubata da un agente di polizia e finisce nelle mani di un impiegato che vuole vendicarsi su una signora che lavorava nel suo ufficio, prossima a sposare un altro uomo. La vendetta diventa un buco nell'acqua e l'impiegato getta la pistola nel cestino di uno zoo. Nel mentre, la raccoglie un liceale che vuole vendicarsi nei confronti di un membro della Yakuza che lo ha picchiato di recente. La polizia è sulle tracce della pistola, e vogliono evitare che possa esplodere qualche colpo... 





Trattasi dell'ultimo lavoro su grande schermo del sig. Fujita, possiamo osservare come un'arma da fuoco possa fare un analisi psicologica abbastanza accurata sulle vite di comuni cittadini giapponesi: da casa in casa porta disgrazie, maledizioni e sorprese ai proprietari, che all'interno del proprio cuore hanno un vaso di Pandora che non dovrebbe essere mai scoperchiato... pellicola che nel primo tempo si prende tutto il tempo per presentarci i personaggi, anche per presentarci la differenza abissale tra un dramma e un poliziesco. Sfortunatamente alcuni difetti sono evidenti, vedasi nei personaggi: nessuna evoluzione in particolare, se non in quella del protagonista. L'esposizione di un argomento così delicato è quasi del tutto sconnesso, dato che vi è molta confusione e pochi momenti di grande impatto. Se a qualcuno di voi capita di vedersi passare tra le mani un vinile di tale pellicola, conservatelo nella vostra libreria musicale. Contiene una rielaborazione ben riuscita di un pezzo evergreen di Bob Marley (I Shot the Sheriff).

Testamento su grande schermo passato quasi inosservato dalla critica dell'epoca, dato che il sig. Fujita lavorò a stretto contatto con l'erotismo durante tutti gli anni '70... per tenere ancora in piedi una casa che dal 1973 fu in piena caduta libera.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Gli Avvenimenti (The Happenings) - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Yim Ho
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Cheung Kwok-Keung: Ah Lo, aka "Cream"
Lisa Yuen: Ah Ying
Yim Chau-Wah: "Monkey", "Scimmia"
Chu Siu-Ping: "Apple", "Mela"
Yim Jin-Wa: ragazzino
Ti Keung: "King Kong"
Danny Chan: Chan Chi Keung
Wong Yat-Fei: commesso della stazione di servizio
Chan Chik-Wai: investigatore
Fung Fung: proprietario del veicolo rubato da Lo
Chiu Ho-Tung: Ah Yung
Chan Fei-Lung: uomo ricco alla stazione di servizio
Felix Lok: ubriaco alla stazione di servizio
Luk Ying-Hong: sergente di polizia
Stephen Shin: editore Liang Fan

ATTENZIONE: SPOILER!

Pellicola quasi ignorata dal pubblico e dalla critica, uscita nel periodo in cui Jackie Chan si fece accogliere dalla Golden Harvest in modo faraonico (Il Ventaglio Bianco), e nel periodo in cui la Shaw perse a vista d'occhio il suo pubblico a causa dei loro troppo datati wuxiapian, dato che ai tempi presero piede i police dramas assieme all'eterno poliziotto Danny Lee (il Maurizio Merli del porto profumato, praticamente)... che proprio nel 1980 continuerà ad ascendere di popolarità in The Informer, prodotto dalla stessa Shaw.

Un gruppo di adolescenti annoiati, dopo essersi divertiti in una discoteca, decidono di sostare in una stazione di servizio. Non potendo pagare il pieno di benzina, tolgono di mezzo i proprietari della stazione... venendo quasi beccati da due agenti di polizia in pattuglia, di cui uno morirà in una esplosione causata dal tappo del serbatoio lasciato accidentalmente aperto sulla loro volante. Si susseguirà una disperata caccia al gruppo che durerà tutta la notte: da un auto rubata a un rifugio di fortuna all'interno di un condominio...

La pellicola è interpretabile come un avvertimento alle vostre "scampagnate" notturne, che se svolte al di fuori della legge, potreste ritrovarvi in una continua fuga dalle forze dell'ordine... e la situazione può precipitare in qualunque momento, data la tensione. Si respira aria di isteria e di solitudine: dall'inizio euforico al termine tragico di quella notte "brava", che nel modo in cui sono diretti i fatti, incredibilmente ricordano lo scioccante Dangerous Encounter of the First Kind di Tsui Hark. Allegria, paura, tensione, suspense, a volte anche contemporaneamente. Sebbene il cast sia composto da completi sconosciuti e il film è stato girato grazie ai fondi della casa, i personaggi non hanno alcun cambiamento in tutta la durata della pellicola... ingenui e stupidi, ai loro primi passi inaspettati nel mondo degli adulti. 


Se anche voi volete esplorare sotto la vostra lente il repertorio di tale regista, date un'occhiata approfondita a The Day the Sun Turned Cold (1994), capirete il perché dell'isteria onnipresente nei suoi films...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 25 dicembre 2021

La Trilogia della Tigre in Gabbia (Tiger Cage) | 1988 - 1991

Carissimi seguaci, benvenuti allo speciale natalizio del Sottobosco.
Se siete in cerca di qualche pellicola, capace di spalancarvi la bocca per la sua epicità fatta ad azione, e di un regista che non delude mai... appuntatevi il nome di Yuen Woo-Ping. Cineasta che ha fatto conoscere al porto profumato e anche in Occidente il superlativo Jackie Chan in Il Serpente all'Ombra dell'Aquila (1978) e che ha trasformato la Seasonal Film Corporation di Ng See-Yuen in una delle case cinematografiche più potenti di Hong Kong. Il suo lavoro fu talmente apprezzato che il suo personale remake di Dalla Cina con Furore (Fist of Legend, 1994) venne notato anche dai fratelli Wachowski... che lo assoldarono come il coreografo del primo capitolo di Matrix (1999).
Non perdiamoci subito in chiacchiere e cominciamo, muniti di spumante e di tacchino al forno, il nostro speciale di Natale!

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Casa di produzione: D&B Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Jacky Cheung: Fan Shun-Yu
Carol Cheng: ispettore Shirley Ho Hsueh-Ling
Simon Yam: ispettore Michael Huang
Irene Wan: Amy
Donnie Yen: Terry
Leung Kar-Yan: Hsiu
Ng Man-Tat: sergente Te
Vincent Lyn: Vincent
Johnny Wong: Swatow Hsiung
Yuen Shun-Yi: il fratello di Hsiung
Michael Woods: spacciatore di droga americano
Fung Hak-On: il compagno di Hsiung
Wai Gei-Shun: ufficiale Wei

ATTENZIONE: SPOILER!

Dopo il raid di una squadra di polizia della sezione narcotici, dei trafficanti di droga americani decidono di vendicarsi contro i responsabili: riescono a togliere di mezzo Hsiu. L'assassino viene arrestato, ma un membro della squadra ascolta una conversazione tra il trafficante e un loro agente di polizia: scopre che nelle forze di polizia vi sono altri trafficanti che operano nell'ombra...

Se avete conosciuto il regista per la commedia nei wuxiapian, il seguente poliziesco è un violento frullato di sparatorie, arti marziali ed esplosioni che sono capaci di far girare la testa anche al sig. Hitchcock! Servito su un piatto d'argento con litri di scazzottate e senza alcuna moviola, priva di difetti nella trama. L'azione è talmente hardcore che lo stesso regista compare in un cameo... e se avete uno stomaco forte, gli ultimi 15 minuti fanno slittare il punteggio verso il 9. Se si parla di personaggi psicopatici, Simon Yam è la garanzia (assieme ad Anthony Wong)... e per la grinta, Jacky Cheung si dimostra affidabile come al solito. Donnie Yen e Michael Woods aggiungono la spinta finale alla pellicola, assieme a una Carol che lotta per mantenere la sua vita da poliziotta. Privo di elementi comici imbarazzanti, rimarrà immune al giudizio letale del tempo, dato che solamente due degli attori presenti nel film (Donnie e Simon) militano ancor oggi sotto ai riflettori.

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Casa di produzione: D&B Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Donnie Yen: Dragon Yau
Rosamund Kwan: Mandy Chang
David Wu: David
Robin Shou: Waise Chow
Garry Chow: Tak
Carol Cheng: Petty Lee
Cynthia Khan: ispettore Yeung
Lo Lieh: zio Chiu
Leung Lam-Ling: Leung
Dickson Lee: Kent
Anita Lee: Ann
Michael Woods: mafioso
John Salvitti: mafioso

ATTENZIONE: SPOILER!

Yau, un poliziotto soprannominato "il Dragone" per i suoi modi di fare violenti e diretti, assiste per puro caso a uno spargimento di sangue in una rapina. La borsa che conteneva il bottino della rapina sparisce, e la polizia sospetta che Yau sia l'autore del colpo: fugge insieme all'avvocato Mandy e a un rapinatore tradito dalla sua banda, David... ma ben presto i rapinatori sono sulle loro tracce.

Sequel che non ha nulla a che vedere con la pellicola del 1988, ma contiene più difetti che nel capitolo precedente. Effetti sonori imbarazzanti come l'amplificare i sorsi della zuppa e il continuo scricchiolare, il tutto colmato da una toppa peggiore del foro: Rosamund Kwan... nelle vesti della tipica donna goffa che si lamenta e litiga in ogni singolo frangente della sua avventura. Tralasciando tutto ciò, la coreografia raggiunge la Maestosità con la M maiuscola! Avendo a disposizione metà del casting di In The Line of Duty 4 (1989), il regista ne approfitta per inserire scene di combattimento non-stop, accompagnata da una colonna sonora che amalgama il tutto in maniera indimenticabile. Sebbene ci siano clichés come la tortura dell'eroe nel finale (abbastanza originale, dato che Donnie è legato alla ruota di una cyclette e Rosamund è costretta a pedalare sul suo petto...) e la trama è quasi del tutto assente, per gli appassionati delle arti marziali tale pellicola è un must have.

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Casa di produzione: D&B Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Man Cheung: Suki Cheung
Kwok Leung Cheung: James
Michael Wong: John
Kam-Kong Wong: Lee Siu-Pong
John Cheung: Roy
Fung Woo: Liu
Shun Lau: pescatore
Michael Dingo: Alex
Ridley Tsui: Billy
Suk-Mui Tam: segretario di Suki
Mei-Yee Sze: ispettore Chan Tak-Sun
Chi-Keung Szeto: scagnozzo di Lee Siu-Pong
Wai-Lap Fong: William Wong
Tak-Kam Wong: Chan
Siu-Ming Lui: Stephen
Jim James: Joe

ATTENZIONE: SPOILER!

John e James lavorano entrambi nel dipartimento finanziario della polizia di Hong Kong, e cominciano una pericolosa inchiesta su un uomo altolocato di nome Lee Siu-Pong... che in realtà gestisce dei traffici loschi. 

Anch'esso il secondo sequel del primo capitolo, ma con un cast completamente diverso. Solitamente la D&B produce delle celluloidi di alta qualità, ma in quest'ultima è al di sotto della media in alcuni tratti... e in questi tratti vi è Michael Wong, che continua ad uscire ed entrare dalla trama senza un motivo apparente. Solamente la presenza di Man Cheung e le scene d'azione tipiche di Yuen riescono a tenere in piedi la celluloide, ma per il resto è consigliabile solamente ai più grandi appassionati delle arti marziali, dato che vi è ben poco da prendere in considerazione. Rispetto al primo e al secondo capitolo della trilogia, non vi è alcuna esplicazione chiara della storia e dei personaggi al loro interno. La comicità imbarazzante, purtroppo, è uscita dagli argini del secondo capitolo... e ciò porta all'esondazione di imbarazzo per la sceneggiatura, dolorante per i più stagionati.

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E con ciò, il Sottobosco travalica il suo terzo anno di attività, davanti al salvataggio di diverse pellicole quasi del tutto ignorate dalle distribuzioni estere/interne e dalla critica. Come ogni Natale, è doveroso ricordarlo per alcuni regali strepitosi sotto l'albero... e posso affermare senza timore che questa trilogia è stato il regalo più ammirevole da gustare sotto quell'albero, albero che il Sottobosco ha piantato all'inizio del 2020 e che si è trasformato in una possente quercia.
Lo staff del Sottobosco augura ai suoi visitatori e ai suoi seguaci un felice Natale assieme all'affetto dei vostri, immancabili, cari. Alla prossima recensione, carissimi spettatori!

Buon Natale dal Sottobosco-

 




Ah, Natale, la festività per eccellenza, in cui si festeggia la nascità di Gesù bambino, la notte del 25 Dicembre è riconosciuta ovunque o quasi. 

Vorrei prendere queste poche righe per augurare a tutti i lettori e lettrici del Sottobosco uno splendido Natale e buone feste a tutti, grazie cari/care, è grazie a voi se continuamo con il nostro piccolo progetto, grazie al vostro sostegno che questo Sottobosco ha potuto crescere così tanto e diventare una community. 


-Lo Staff Del Sottobosco-

giovedì 23 dicembre 2021

Delitto Passionale nel Sogno (Passionate Killing in the Dream) - 1992

 
Anno: 1992
Regista: Huang Kuo-Chu
Casa di produzione: Shin Shin Film Enterprise
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Michiko Nishiwaki: Sha Sha
Cynthia Lam Ban-Gwan: Catherine, la "regina"
Gordon Liu Chia-Hui: Chit Chit
Lam Wai: Hsin Qian
Lau Siu-Kwan: Alex Ha
Hung Fung: il gobbo

ATTENZIONE: SPOILER!

Tappa obbligatoria per qualsiasi seguace accanito della sig.rina Michiko, che qui non interpreta il solito ruolo da antagonista. L'unico, eclatante, problema è il perché sia finito nella categoria "III", dato che di scene troppo violente non ve ne sono e di sesso nemmeno un fotogramma... e ricordiamo che in questa categoria finiscono i films più spinti e disturbanti del porto profumato, nonché quelli più emarginati dalla critica e dallo stesso pubblico. Se siete degli appassionati del thriller di stampo italiano, siete i benvenuti.


Sha Sha è un'artista specializzata in fotografia, che all'improvviso comincia ad avere terribili incubi durante la notte... inclusi dei delitti commessi in tali incubi. Al risveglio scopre che alcuni di questi delitti vengono commessi realmente, subito dopo l'incubo. Grazie all'aiuto di uno psicologo e della polizia, riescono a catturare l'assassino.




Prova schiacciante che la sig.rina Michiko, oltre a combattere in maniera spettacolare e memorabile, ha talento per recitare dalla parte dei buoni. Sebbene ci sia ben poco di eccezionale nella pellicola, alcune scene lasciano il segno (giallo misto a thriller ed azione, formula che riesce a funzionare nonostante il fantascientifico inserito a forza!), assieme alla colonna sonora che incredibilmente rimanda alla band italica dei Goblin. E se parliamo di un thriller qualsiasi, la tensione regna sovrana, ma in questo caso si percepisce appena. Il resto del casting al di fuori di Michiko non ha recitato male, ma Gordon Liu è solamente un esaltato se paragonato ai veri psicopatici come Anthony Wong... 

A causa della classifica a "III" nei limiti di età hongkongesi, la pellicola incassò appena 876,702 dollari (99.459 euro), al di sotto della soglia del "notabile"...

Morale? Mai giudicare un prodotto dall'apparenza, dato che anche nel mondo del cinema pellicole poco spinte come quest'ultima finiscono marchiate "per adulti".
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 22 dicembre 2021

Il Prezzo del Pericolo (Le Prix du Danger) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Yves Boisset
Paese di produzione: Francia, Yugoslavia

CAST
Gérard Lanvin: François Jacquemard
Marie-France Pisier: Laurence Ballard
Michel Piccoli: Frédéric Mallaire
Bruno Cremer: Antoine Chirex
Andréa Ferrèol: Elisabeth Worms
Jean-Claude Dreyfus: Bertrand
Gabrielle Lazure: Marianne
Catherine Lachens: Madeleine
Jean Rougerie: presidente della commissione
Henri-Jacques Huet: Victor Segal
Steve Kalfa: Edouard
Jean-Pierre Bagot: Alexandre
Zlata Numanagic: Jacqueline
Julien Bukowski: Arnaud

ATTENZIONE: SPOILER!

Se vi piacciono le pellicole di stampo distopico, arricchite del genere thriller, con questa celluloide andrete a nozze. Celluloide che fa' sembrare il terzo adattamento del libro di Robert Sheckley (The Running Man, 1987, regia di Paul Michael Glaser) come spazzatura sopravvalutata. Adattamento che ricevette anche una querela negli anni '90 da parte del Danger Prize, inizialmente respinta dallo stesso Glaser, dichiarando che aveva preso ispirazione da un romanzo del 1982 scritto da Stephen King: Running Man.
Il verdetto? I ricorrenti hanno vinto il giudizio in primo grado, perso in appello e vinto ancora in Cassazione: per il denaro in risarcimento fu un'impresa per l'epoca, ben 1.000.000 di franchi, ossia 150.000 euro.
Inizialmente il ruolo del protagonista doveva spettare a Patrick Dewaere, ma che sfortunatamente passò a miglior vita pochi mesi prima dell'inizio delle riprese. 


"Le Prix du Danger", un gioco televisivo molto popolare trasmesso dalla CTV, ha un obiettivo chiaro: il concorrente, inseguito da cinque sicari professionisti con l'incarico di toglierlo di mezzo, deve riuscire a sopravvivere con ogni mezzo a sua disposizione. Il premio in palio è di ben 1.000.000 di dollari, che fino ad ora nessuno è riuscito a vincere... ma quando un giovane disoccupato, François Jacquemard, che nonostante le lamentele della sua fidanzata Marianne, decide di accettare la sfida, le cose prendono una piaga inaspettata.




Satira ferocissima contro la televisione, contro i game show, sulla pubblicità e sulla disumanizzazione della società dell'epoca. La pellicola ci regala su un piatto d'argento a quanto potrebbe spingersi una persona pur di guadagnare del denaro... e anche sul conoscere la ragione per cui alcune persone diventano degli assassini. Sebbene la qualità della fotografia non sia eccezionale, è una pellicola che mescola assieme black humour ed emozioni difficilmente controllabili. Promossi tutti gli attori principali, soprattutto Michel Piccoli nello sfottere il tono allegro e vacuo dei presentatori televisivi. Thriller serrato e cinico che non lascia spazio a qualsiasi tregua, anche per le telecamere che filmano di continuo Lanvin... 


Nonostante il messaggio chiarissimo della pellicola, nelle sale fu un mezzo flop: alla prima del 27 maggio del 1983 si registrarono appena 1.388.858 ingressi, di cui 363.328 a Parigi.

Pensateci bene: dove possono spingersi gli show televisivi, pur di incrementare i loro ascolti?
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 20 dicembre 2021

Cacciatore di Uomini (Insan Avcisi) - 1975

 
Anno: 1975
Regista: Duygu Sagiroglu
Casa di produzione: Ugur Film
Paese di produzione: Turchia

CAST
Cuneyt Arkin: Metin
Turgut Ozalay
Tarik Simsek
Yavuz Selekman
Reha Yurdakul
Sevda Aktolga
Meral Deniz
Hikmet Tasdemir
Zafer Par
Ata Saka
Adnan Mersinli
Yusuf Sezer
Ismet Erten
Ihsan Gedik
Oktar Durukan

ATTENZIONE: SPOILER!

L'ultima volta che vi ho parlato del cinema turco è stata quando l'imperatore Meiji era ancora vivo, ma finalmente una di queste è finita sotto la nostra lente... ed oggi la vedremo insieme. Duygu, a partire dal 1956 lavorò come grafico e decoratore presso il Teatro Kuçuk Sahne (che chiuse i battenti nel 2018) e anche negli USA, tanto da vincere una borsa di studio. Quando tornò in Turchia, nel 1959 lavorò come assistente alla regia in "Karacaoglan'in Kara Sevdasi", al fianco di Atil Yilmaz; per un breve periodo lavorò come esattamente fece con Atil, direttore artistico e scenografo fino al suo debutto alla regia nel 1965: "Bitmayan Yol". Lasciò il cinema nel 1976 e divenne insegnante nel 1979 all'Accademia delle Belle Arti di Istanbul. Passa a miglior vita il 29 aprile del 2023, all'età di 90 anni. La Turchia poteva già contare su una sua schiera di attori notevoli, primo fra tutti il sig. Cuneyt Arkin: tutt'oggi vivo e sereno, 84enne, specialista in arti marziali; più volte accreditato all'estero come "George Arkin" e definito come "l'Alain Delon turco" (Turkish Star Wars del 1982 è il suo film più noto... alert: extreme trash!). 

Il commissario Metin dell'antidroga viene coinvolto in un losco piano delle spie greche: il loro obiettivo è assassinare i lavoratori in sciopero ed offuscare l'immagine della Turchia. Quando lui e un suo collega scoprono il tutto, i greci tolgono di mezzo il collega, assieme a sua moglie (incinta) e suo figlio. Così, Metin decide di consegnare il distintivo e di farsi giustizia da solo per ripulire l'immagine data dai greci alla Turchia...



Se avete uno stomaco forte e siete degli amanti sfegatati dell'heroic bloodshed di John Woo, con decine di morti qua e là a colpi di proiettile e di cazzotti, accomodatevi. Perché si tratta di uno dei film più violenti mai realizzati, a livello mondiale. Ad esempio, insegue un delinquente all'interno di un bagno turco (hamam), lo chiude all'interno di una cassa in legno e lo brucia vivo... con tanto di calci dall'interno per aprirla. A differenza delle altre coproduzioni con la Turchia, la ritengo la più riuscita in assoluto per il suo artigianato privo di qualsiasi banalità sul grande schermo. Tralasciando la sceneggiatura al risparmio, il film assume toni melodrammatici simili a quelli di Woo (vendetta, nessun rimpianto, giustizia privata), il tutto colmo di sfumature politiche: la Grecia, l'eterno nemico della Turchia.


Simbolo che le coproduzioni italo-turche avevano un grande potenziale... sfruttato nel peggiore dei modi, ma alcuni di questi prodotti sono rimasti illesi dal letale giudizio del tempo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 18 dicembre 2021

[Flopiziesco #19] Braccato (Le Battant) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Alain Delon
Casa di produzione: Adel Productions, T. Films
Paese di produzione: Francia

CAST
Alain Delon: Jacques Darnay
François Périer: Gino Ruggieri
Pierre Mondy: Rouxel
Anne Parillaud: Nathalie
Andréa Ferréol: Sylviane Chabry
Marie-Christine Descouard: Clarisse
Michel Beaune: Pierre Mignot
Gérard Hérold: Sauvat
Jean-François Garreaud: Pradier
Richard Anconina: Samatan
Philippe Castelli: Nestor

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Tentativo fallito in partenza di scimmiottare i films di rapina made in Melville, nonché un sonoro insulto alla sua memoria... colmo di ruggine e di momenti esilaranti non per le battute, ma per la poca credibilità della sceneggiatura e del personaggio interpretato da Delon, che qui cerca invano di imitare il Roger Moore che tutti noi conosciamo. Qui siamo al secondo lavoro del sig. Delon come regista davanti e dietro alla cinepresa, appena due anni dopo il suo debutto alla regia con il più convincente "Per la Pelle di un Poliziotto" (1981) che vi assicurerà un posto per i nuovi arrivati nel polar melvilliano. Nemmeno la presenza di una veterana come la sig.ra Parillaud vi salverà dallo tsunami di imbarazzo nel film...



Jacques Dernay, appena scarcerato a causa di una rapina finita male ai danni di un gioielliere (furto di diamanti, lo stesso gioielliere viene ucciso), si ritrova quasi subito braccato da una banda a cui fa' capo Gino: una sua vecchia conoscenza che vuole recuperare con ogni mezzo quei diamanti rubati, nascosti da Jacques prima dell'arresto. La banda di Gino toglie di mezzo amanti ed amici di Jacques per obbligarlo a rivelare il nascondiglio, ma alla fine eviterà il peggio e toglierà di mezzo anche il capo in un incidente stradale ad alta velocità.


Se voi non lo avete ancora visionato, tranquilli: non vi siete persi niente... l'anonimato impera indisturbato nella pellicola, tranne per l'unica presenza di Delon. Stesso effetto per l'atmosfera... è completamente assente. Anche quando l'atmosfera cerca di fare il suo ingresso nella celluloide, viene respinta a causa della colonna sonora ad alto volume inserita in contesti che c'entrano quanto la marmellata sugli spaghetti. E la musica viene ripetuta, con lo STESSO pezzo musicale, fino all'ultimo fotogramma! Potete rilassarvi i timpani con un brevissimo pezzo musicale proveniente dallo scorso film di Delon, Bensonhurst Blues, dall'autoradio dei criminali: e dopo questo, stringete i denti e non perdete la calma. Ribadisco, Alain Delon è uno dei miei attori preferiti francesi assieme al sig. Belmondo, ma qui è sonoramente bocciato... e forse non ha nemmeno considerato seriamente il film: credeva che con il suo sorriso e il suo personale harem di ragazze potevano giustificare qualsiasi trama priva di senso. Pierre Mondy non ha problemi a lanciare diverse occhiatacce a Delon, furioso del fatto che abbia dovuto interpretare la copia stracciona del tenente Colombo...


Le aspettative della pellicola subirono un frisbee dritto nei loro occhi aperti: 1.935.094 ingressi nelle sale, classificato al 31° posto nella stagione cinematografica del 1983.

Se cercavate il meglio di Alain Delon nel genere poliziesco/polar, prendetevi un intero week-end... e gustatevi Jean-Pierre Melville, Georges Lautner e Jacques Deray.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 17 dicembre 2021

Il Più Strano Muore (The Odd One Dies) - 1997

 
Anno: 1997
Regista: Patrick Yau
Casa di produzione: Milkyway Image LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Takeshi Kaneshiro: Mo
Carman Lee Yeuk-Tung: sicario assunto da Mo
Bin Yue-Man: Tony
Ken Choi Fung-Wah: Simon
Tian Min-Zu: direttore dell'hotel
Lee Diy-Yue: George

ATTENZIONE: SPOILER!

Se siete rimasti all'oscuro sul sig. Takeshi, vi invito caldamente a visionare "Fallen Angels" (1995) e "Hong Kong Express" (1994)... è la conferma definitiva sul grande schermo che costui è il degno erede di Klaus Kinski. Il suo costante silenzio e le sue espressioni facciali, con dei dialoghi al minimo sindacale, ci dimostra che non ha problemi a fare sul serio. Quarto film prodotto e girato dall'appena creata Milkyway Image, che ben presto diventerà una delle pietre miliari della seconda Nouvelle Vague del porto profumato di fine anni '90: il passaggio dal Regno Unito alla Cina ha portato anche all'ondata degli independent movies in tale territorio, che vedranno in Fruit Chan il regista di riferimento. Come da tradizione della casa, Jean-Pierre Melville è citato quasi ovunque nelle loro opere, compresa quest'ultima... anche nel sottogenere degli hitman movies.


Dopo il fallimento di una triade, Mo è alla disperata ricerca di soldi facili... e decide di fare il sicario. I suoi anticipi in denaro se li gioca tutti in una partita di poker, la fortuna ha la meglio su di lui e vince una somma notevole... ed è vicino a rinunciare all'assassinio, così cerca un sicario che possa prendere il suo posto. Trova una donna per l'incarico e accade l'inaspettato: Mo si innamora di lei, di colpo si trova a scegliere tra il compiere da solo l'assassinio o lasciarlo fare a lei... 


Debutto alla regia di Patrick Yau, che qui omaggia la fotografia delle pellicole di Wong Kar-Wai: colori accesi in forte contrasto con la penombra circostante, assieme a un'inquadratura inclinata di 30 gradi che da' un tocco di originalità al tutto. Se siete attenti ai dettagli e ai movimenti dei personaggi, riderete di gusto... e vi commuoverete assieme alla storia d'amore, assolutamente non scontata e priva di momenti imbarazzanti, che al finale vi farà mandare in fibrillazione. Regna nella pellicola il silenzio quasi assoluto, molto più comprensibile di mille parole. La colonna sonora contribuisce alla perfezione sul silenzio in questione... xilofoni, samba, jazz e rock 'n roll. Takeshi ti rende partecipe dei fatti che avvengono nella pellicola, assieme alla sua disperazione (silenziosa) per essere un qualcuno: tanto da tagliare le dita al boss di una triade locale... e Carman è sulla sua stessa sponda. Solitaria, senza trucco e contusa, ma che non perde mai il suo fascino. Un abbraccio a loro è più che necessario.


Nonostante l'unicità della pellicola, al botteghino fu un sonoro flop: appena 1,717,565 di dollari (194.315 euro). Tipico dei primi tempi della Milkyway.

Ci troviamo davanti a uno dei prodotti più rappresentativi della seconda Nouvelle Vague, senza pretese e ricca di innovazioni che saltano all'occhio ai più stagionati cinefili...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 16 dicembre 2021

Il Meglio delle Donne Lottatrici (The Best of Lady Kickboxing) - 1993

 
Anno: 1993
Regista: Tony Lou Chun-Ku, Chan Lau
Casa di produzione: Grandwell Film Productions
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Sibelle Hu: "Big Aunt", grande zia
Moon Lee: Chitty
Yukari Oshima: "Bullet", Proiettile
Jason Pai-Piao
Lo Lieh
Norman Ng Siu-Ping
Mihiel Wong Chung-Ning
Karel Wong Chi-Yeung
Sophia M. Crawford
Yau Gin-Gwok
Anthony Cho Cheuk-Nin
Leung Kai-Chi
Bruce Fontaine
Mark King
Lee Kei-Kwan
Joe Chu Cho-Kuen
Andy Cheng Kai-Chung
Fan Chin-Hung
Ho Chi-Moon
Ernest Mauser

ATTENZIONE: SPOILER!

Portatevi con voi un calmante, la pellicola che andremo a visionare insieme è talmente colma di azione che non avrete nemmeno il tempo di prendervi una pausa. Distribuito nel porto profumato come il seguito di "Angel Terminators", all'estero fu distribuito con il titolo di poco prima: bisogno disperato di colmare il botteghino, oppure di attirare investimenti esteri? Domande a cui non troveremo mai risposta, ma di certo la pellicola raggiunge il livello del terzo capitolo della saga di "In The Line of Duty" (1988)... e vedere insieme le due interpreti principali del sottogenere girls with guns, per i miei occhi è stato come vedere due lingotti d'oro. Molto raramente le sig.rine Lee ed Oshima partecipavano assieme, da protagoniste, sul grande schermo. L'ultima volta che le ho viste assieme era in "Mission of Justice" dell'anno prima, ma relegate solamente a ruoli di supporto.


Degli adolescenti aiutano un'amica che è stata costretta a prostituirsi, e dall'altra sponda fanno infuriare delle persone poco raccomandabili... grazie all'aiuto di un poliziotto (rinnegato), il risultato è una guerra sanguinosa dalle tragiche conseguenze.









I primi cinque minuti sono decisivi per rimanere a bocca spalancata, pari all'introduzione di Mario Caiano in "La Malavita Attacca... la Polizia Risponde!" (1977). E per raddoppiare lo stupore, appena dopo l'apertura, ci spostiamo in una palestra dove una fenomenale Moon Lee mette al tappeto diverse atlete! Sebbene la trama non abbia nulla di originale, si lascia vedere davvero bene assieme al frullato misto di azione e commedia, anche grazie alle arti marziali coreografate da Yuen Bo (fratello di Jackie, Sammo e Yuen Biao; nonché studente dell'Opera di Pechino)... che in precedenza aveva già lavorato per "Mission of Justice", ma che qui ci regala uno dei suoi migliori lavori in assoluto: scazzottate pulite e di impatto, con lo stesso stile di Jackie Chan. Privo di qualsiasi grafica al computer, immenso uragano di emozioni, lottatrici degne della loro fama e altamente memorabile... prodotto da tripla A per gli amanti del sottogenere e per i cinefili più affamati!


E se avete intenzione di acquistarlo e di portarvelo a casa, in Francia è anche uscito il blu-ray di tale film!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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