martedì 10 marzo 2026

Joseph Kilian - 1964

Regia: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Sceneggiatura: Pavel Juracek, Jan Schmidt
Casa di produzione: Filmové Studio Barrandov
Paese di produzione: Cecoslovacchia
Fotografia: Jan Curik
Montaggio: Zdenek Stehlik
Musiche: Wiliam Bukovy
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Data di rilascio (Francia): 4 maggio 1964 (Festival di Cannes)
Data di rilascio (Cecoslovacchia): 4 settembre 1964
Duo di registi che ingiustamente sono stati dimenticati per via dei loro lavori di tremenda attualità. Juracek, come una buona parte dei registi della "nova vlna" cecoslovacca, aveva iniziato dal 1961 a lavorare come sceneggiatore al fianco di Vera Chytilova mentre studiava drammaturgia alla FAMU. Direttore di tre lungometraggi dal 1964 al 1970, fu poi licenziato dagli studi Barrandov a causa della sua posizione antisovietica e poi costretto ad emigrare in Germania per continuare a lavorare, senza ottenere successo: passa prematuramente a miglior vita il 20 maggio 1989 all'età di 53 anni, per via di un cancro. Jan ebbe un fato più pesante, rispetto al suo collega; ritrovatosi con la famiglia perseguitata dopo l'arrivo dei comunisti e con la facoltà universitaria sospesa, dal 1957 si ritrova a studiare alla FAMU, anche lui assieme ai titani del cinema locale. All'attivo un totale di 16 films da regista e ben 8 come attore, passa a miglior vita all'età avanzata di 85 anni il 27 settembre 2019.

Jan Harold (Karel Vasicek), nella landa desolata della burocrazia, è in cerca del suo amico Joseph Kilian (Pavel Bartl): ma nessuno lo ha mai sentito nominare. Vagabonda così per le strade di Praga, fino a quando non trova un negozio che offre gatti a noleggio e decide di prenderne uno. Il giorno dopo continua la ricerca per Kilian ed ha intenzione di restituire il gatto, scoprendo che il negozio è sparito nel nulla... e nessuno lo ha mai visto. Di nuovo costretto a vagabondare per la città e con un gatto come testimone della disavventura, il desiderio di ritrovare Kilian prende il sopravvento...

Come nell'investigatore disorientato di Teshigahara, siamo in cerca di risposte che non arriveranno mai, poiché il deserto burocratico intorno a noi ci costringe a edificare torri di Babele per tentare di respirare in libertà. Karel rappresenta divinamente la solitudine nella battaglia burocratica che noi subiamo quotidianamente, con un gatto che assiste alle assurdità kafkiane in cui incappa. A livello fotografico si segnalano interessanti intermezzi come i primi piani sui posters di propaganda, ormai relegati a un passato irrecuperabile; longevi piani sequenza nel caos urbano di Praga ed arricchiti di dialoghi interrogativi, con tanto di scenografie spartane ma dalla satira rovente, come il giornale in arabo letto da Karel e la finestra murata nella sala d'attesa dell'ufficio amministrativo popolato da altre persone in cerca di risposte come Karel. Colonna sonora ridotta all'essenziale, ma capace di ricambiare l'attesa. 


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog: e finalmente si riparte!


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