martedì 31 ottobre 2023

[Speciale Halloween] La Polizia Chiede Aiuto - 1974

 In occasione di questo ultimo giorno di ottobre, cercherò di deliziarvi con una recensione su un film a metà strada tra giallo e poliziottesco (con sfumature di slasher movie), degno di raccogliere l'eredità di Stefano Vanzina girata nel 1972...

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Anno: 1974
Regista: Massimo Dallamano
Casa di produzione: Primex Italiana
Paese di produzione: Italia

CAST
Giovanna Ralli: sostituto Procuratore della Repubblica, Vittoria Stori
Claudio Cassinelli: commissario Silvestri
Mario Adorf: commissario Valentini
Franco Fabrizi: Bruno Paglia
Micaela Pignatelli: Rosa
Farley Granger: sig. Polvesi
Corrado Gaipa: Procuratore della Repubblica
Marina Berti: sig.ra Polvesi
Ferdinando Murolo: brigadiere Giardina
Paolo Turco: Marcello Tosti
Salvatore Puntillo: agente Napoli
Eleonora Morana: cameriera
Sherry Buchanan: Silvia Polvesi
Roberta Paladini: Patrizia Valentini
Luigi Antonio Guerra: giornalista
Renata Moar: Laura
Adriana Falco: Giuliana Bigi
Clara Zovianoff: sig.ra Talenti
Leonardo Severini: Russo
Lorenzo Piani: giornalista
Giancarlo Badessi: avvocato di Bruno Paglia
Francesco D'Adda: medico
Attilio Dottesio: medico legale
Steffen Zacharias: professor Beltrame

ATTENZIONE: SPOILER (anche se avete paura)!

L'ultima volta che ho trattato un poliziottesco risale probabilmente ai tempi di Bismarck, ma il mio interesse nel genere non è mai calato del tutto. In onore della zucca che popola numerose case in questa sera, ripescheremo il remake di un'opera girata dallo stesso regista nel 1972: "Cosa Avete Fatto a Solange?", che inaugurò una saga (sconnessa quanto una mulattiera) conclusasi bruscamente nel 1978 con "Enigma Rosso", dove è accreditato come sceneggiatore... ma passò a miglior vita ancora prima che il film venisse prodotto. Ma partiamo dall'inizio per evitare ulteriore confusione: inizia la sua carriera come aiuto-operatore alla cinepresa e in seguito come operatore in alcuni documentari, tanto che nel 1945 si ritrova a Milano con Gianni Vernuccio a filmare i cadaveri dei gerarchi fascisti in Piazzale Loreto. Nel dopoguerra passò a lavorare come direttore della fotografia, in particolare nei primi due spaghetti-western di Leone con lo pseudonimo di Jack Dalmas. Esordisce nel 1967 con "Bandidos" ed ebbe molteplici problemi con la censura (in particolar modo "Venere in Pelliccia", girato nel 1969 ed arrivato solo nel 1973 in Italia con il titolo di "Venere Nuda", e infine edito nuovamente in "Le Malizie di Venere") e nel 1975 girò l'horror controverso de "Il Medaglione Insanguinato". Appena dopo la fine delle riprese di "Quelli della Calibro 38" nel 1976, fu vittima di un incidente stradale.

In una soffitta viene ritrovato il cadavere impiccato di una quindicenne di nome Silvia Polvesi: inizialmente si pensa fosse un suicidio, ma viene scoperto un nastro in cui sono registrati molteplici incontri d'amore e il mosaico si incastra con un organizzazione di giovani squillo, tutte studentesse dello stesso istituto scolastico. Le ragazze, interrogate a loro volta, portano al capo che manovra l'organizzazione... ma indagando ancora di più sono coinvolti nello scandalo anche persone ai vertici del potere, come ministri e parlamentari. Dopo l'uccisione accidentale del sicario mandato dal capo per mettere a tacere le studentesse e la stessa procuratrice, il commissario Silvestri ha tutto quello che gli serve per scoprire la verità: ma che gli viene proibita a causa di ordini ministeriali che lo obbligano a chiudere il caso.

Cardiopalma per tutta la durata del film. Dovuto anche alla magnifica colonna sonora di Cipriani, che ricalca parte della musica dal precedente capolavoro di Roberto Infascelli del 1973. Fotografia che ci regala alcuni attimi di inquietudine pura con l'arrivo del sicario in un ospedale usando la telecamera a mano e inquadrature in primo piano (usando la celeberrima tecnica del crudo "cinepugno"); altri in cui rende meno pesante l'atmosfera con alcuni panorami del lago di Garda e nel finale ci delizia con alcune sequele degne del "cinéma vérité" sui condomini bresciani. Eccezionale lavoro nell'ambito degli effetti speciali, qui ai livelli di Rambaldi. Strepitosa la performance della sig.ra Ralli, determinata nell'andare a fondo sul caso, così come il suo collega Cassinelli; dai metodi diretti e in totale assenza di peli sulla lingua. Pionieristico anche nel sottogenere degli slasher movies, in quanto il sicario ha indosso degli indumenti che codificheranno il tipico personaggio del filone... arma inclusa. 


Nonostante il film fosse stato distribuito in piena estate (agosto 1974), fu un enorme successo al botteghino: 1,344,301,000 Lire (694.274 euro) e ben accolto dalla critica di allora.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 29 ottobre 2023

[Amorrore #1] The Yuppie Fantasia & Brief Encounter in Shinjuku - 1989, 1990

 In occasione della 300° recensione su questo blog, ho deciso di iniziare un nuovo format intitolato "Amorrore", dedito ad analizzare il letame contenuto all'interno del genere romantico e della commedia romantica... ma senza avere con me il foglietto illustrativo per il Prozac...

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Anno: 1989
Regista: Gordon Chan
Casa di produzione: Maxi Harvest Film's Production LTD, Paragon Films LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lawrence Cheng: Leung Foon
Carol Cheng: Ann
Cherie Chung: sig.ra Lam
Sibelle Hu: Kwai
Chow Mei-Fung: sig.ra Q
Elizabeth Lee: Jenny
Sheren Tang: Cora
Peter Lai: Pierre
Manfred Wong: Q Tai Long
Alfred Cheung: sig. Lam
Yip Hon-Leung: capo di Ann
Lawrence Lau: John
Kirk Wong: avvocato Wong
Michael Lai: capo assicuratore
Paul Chun Pui: sig. Chan
Vivian Chow: ammiratrice di Foon

ATTENZIONE: SPOILER (sdolcinatezza in arrivo...)!

Conosciuto per avere lanciato sia il sottogenere delle forze speciali di polizia e la carriera di Michael Wong nel 1994 con "The Final Option", inizia a lavorare come assistente agli effetti speciali nella Shaw e dopo il declino della casa si diletta a scrivere sceneggiature per altri maestri come Tsui Hark e Johnnie To. Ben presto comincia a mettersi dietro alla cinepresa e gira i due disastr... ehm, films di cui a breve parlerò. Ebbe anche il merito di lanciare la carriera di Stephen Chow nell'ipernoto "Fight Back to School" nel 1991, tre anni dopo si fece conoscere a livello mondiale grazie all'antenato della saga di Fast and Furious con Jackie Chan (che aveva senso di esistere) e nel 1998 vinse tre premi agli HKFA come "miglior regista" e per la miglior sceneggiatura, incluso un terzo premio a lui per il miglior attore di supporto grazie al poliziesco "Beast Cops". Ancora oggi è attivo nel campo del cinema: il suo ultimo film, con annessa sceneggiatura, risale al 2021 e si intitola "Tempting Hearts"... che abbia fatto il giro completo della sua carriera?

Il pubblicista Leung si separa da sua moglie Ann, a seguito di un barbecue finito male. Dove lavora Leung subentra un nuovo capoufficio femminile, la sig.ra Lam... con il quale il pubblicista tenta di flirtare numerose volte, ma dopodiché scopre che era meglio rimanere insieme alla sua ex-moglie. Dopo avere convinto il marito di Lam a tornare insieme a lei, Leung proverà in tutti i modi a tornare con Ann...


Caratterizzazione dei personaggi piatta quanto la pianura dove risiedo, nulla di speciale a livello recitativo se non per alcune (esilaranti) performances di Lawrence e di Carol, nonostante si siano fiondati in cinque a scrivere la sceneggiatura (più lo stesso Gordon). A livello tecnico è quasi perfetto e pronto per atterrare nel territorio del Culto con la C maiuscola: Lowell Lo che ricalca la musica dal "Proud and Confident" uscito nello stesso anno, fotografia nelle mani del veterano Derek Wan che ha collaborato sia davanti che dietro le quinte dei più grandi capolavori hongkongesi delle arti marziali, montato da un Chan Ki-Hop che ha all'attivo un totale di 130 films... ma il film stesso è assente. Cerca di decollare, ma non ci riesce. Sia per gli atteggiamenti da donnaiolo di Lawrence che dai modi di fare dittatoriali di Carol, inclusa la lascività da denuncia di Cherie. Vogliamo parlare anche dei "colleghi" di Lawrence, tutti loro dimenticabilissimi? Poteva sfondare il mitico Kirk, ma qui non gli è stata data la possibilità di ramificarsi nella trama... che è quasi del tutto inesistente. Anzi, probabile che essa si sia autoesiliata nel posto più isolato in Tibet per via di tale spreco.

Nel complesso, il film ha incassato un totale di 16,053,507 dollari (1.916.001 euro) e teoricamente doveva essere un film contro il divorzio... ma il risultato non si è mai visto, perché il decollo non è mai avvenuto.
Ci vediam... no, purtroppo mi tocca continuare...

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Anno: 1990
Regista: Gordon Chan
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lawrence Cheng: Leung Foon
Carol Cheng: Ann
Rosamund Kwan: Wendy Wan
Manfred Wong: Tang
Chow Mei-Fung: sig.ra Q
Peter Lai: Cunning
Kenneth Tsang Kong: sig. Tseng
Allan Fung: Alan
Eric Yeung: K. K. Yang
Lee Chung-Ling: John Li
Chang Gan-Wing: registro dei matrimoni
Vindy Chan: Fanny
Eric Kot: ragazzo delle consegne, fiori in mano
Jan Lam: ragazzo delle consegne, pupazzo in mano
John Cheung: impiegato


Leung, ora responsabile delle pubbliche relazioni, riesce a sposare di nuovo Ann... ma Wan, una nuova addetta alle pubbliche relazioni nello stesso dipartimento di Leung, si innamora di lui dopo che Leung la difende dalle critiche dei suoi colleghi. Quando Leung andrà a Tokyo per incontrare un consigliere, a sua volta si innamorerà di lei, ma non riuscirà a dirglielo. Una volta tornati a Hong Kong, Wan non vuole distruggere la relazione tra Leung e Ann, così sposa il suo fidanzato. Ma quando Ann scopre la verità, una nuova rottura è in agguato...

Più imbarazzante del primo. Più spinto di qualunque altra commedia romantica che abbia mai visionato. Anche qui ritorna il trittico del film precedente, inclusi i cinque della sceneggiatura che ancora una volta non hanno azzeccato nulla. Trama che qui, finalmente, riesce nel suo intento di farci capire a che cosa andranno incontro i personaggi... ma i personaggi secondari, come in precedenza, ancora una volta nel dimenticatoio. Battute con un abisso molto profondo tra il geniale e il pessimo (avrò un senso dell'umorismo diverso, ma per me il tutto è come una torta al cioccolato cosparsa di sale e pepe sulla superficie), gags riuscite ed altre fallite, con le interpretazioni del trio Rosamund-Lawrence-Carol che provano a salvarci dalla deriva del film... facendo un altro buco nell'immenso oceano dell'imbarazzo, quale è il film.

Incassi leggermente diminuiti rispetto al film precedente, con 9,642,962 dollari (1.150.896 euro), ma il messaggio di base è rimasto integro... tranne che per le interpretazioni.
Finalmente ci vediamo in un'altra recensione, cari sopravvissut... ehm, spettatori del blog!


sabato 28 ottobre 2023

[Azionerrore #6] Fenice di Fuoco (Fire Phoenix) - 1990

Anno: 1990
Regista: Tony Lou
Casa di produzione: Chung Ngai Movie Production Co.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Alex Man: Ko Kwan-Tien
Sibelle Hu: sig.ra Lo
Francis Ng: Lo Che
Alex Fong: capo della tribù in Thailandia
Carrie Ng: Sophia
Candy Wen
Shum Wai
Mark Houghton
Ng Bing
Tong Kam-Tong
Chui Fat
Gam Biu
Wan Seung-Lam
Lau Chun
Chu Kong
Leung Sam
Kawee Sirikhanerut

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Di origini taiwanesi, Tony si trasferisce a Hong Kong nel 1962 e cominciò a lavorare tra le fila della Cathay nel 1970 come comparsa, dove acquisisce il soprannome di "Lou Chun". Dopo la sua chiusura, Tony si unisce alla (defunta anch'essa) Yangtze Productions Limited di nuovo come attore ed ottenne la sua prima apparizione rilevante in "Secret of My Millionaire Sister" (1971). Nel 1974 comincia a intraprendere la carriera di regista e debutta sul grande schermo con "Trail of the Dragon" assieme a Chan Lau, di cui ne scrive anche la sceneggiatura. Sul finire del decennio cambia il nome in "Lou Chun-Ku" e nel 1980 si unisce alla Shaw con "The Master": continuò a girare fino al suo ritiro definitivo dai riflettori nel 2000 con "Avenger". 42 films all'attivo come regista, 18 da sceneggiatore e per ben tre volte produsse i suoi films. Ma quando assumi tre persone per scrivere una sceneggiatura e nessuno dei tre ci azzecca qualcosa, dobbiamo iniziare a preoccuparci... il trash pervade l'atmosfera.

Un uomo d'affari giapponese, che aveva con sé un floppy disk contenente una formula chimica dal valore di 30 miliardi di dollari, vicino a Ko viene trovato morto e si sospetta che sia stata una prostituta a commettere l'omicidio. Per ritrovare la formula assume gli investigatori privati Lo e Lu, con una ricompensa di un milione di dollari per trovare e riportare a casa una donna di nome Sophia, rapita da una tribù in Thailandia. Ci arrivano assieme ad altri rinforzi, pesantemente armati e riescono a salvarla dopo avere sterminato quasi del tutto la tribù. Tornati a Hong Kong, alcuni uomini sono dietro ai detectives ed a Sophia; si uniscono a loro una coppia che assembla a casa propria delle bombe artigianali (!!!) e la tribù thailandese giunge anche lei al porto, non senza prima avere riottenuto Sophia ed essere annientata completamente dagli uomini di Ko in un incontro che si è rivelato una trappola. Lo e Lu uniscono le loro forze e demoliscono gli scagnozzi di Ko, ma riesce a fuggire in elicottero...

Il tutto funziona nella prima parte: l'azione scorre senza problemi, mai un momento di tregua e tensione sempre al picco. Memorabile la presentazione movimentata dei personaggi di Sibelle e Francis, tale da farci intendere che gli uomini di Man debbano stare al loro posto... ma nella seconda parte è un bombardamento aereo a tappeto di IMBARAZZO. Sandra e Shum cercheranno ad ogni costo di farci ridere con le loro siparietti comici divertenti quanto un cactus in bocca e la storia d'amore (a singhiozzo) tra Francis e Carrie, iniziata all'improvviso e conclusa con il vuoto cosmico nel resto della squadra dei buoni, che si lascia scappare l'artefice di tutto quanto.


Infuocata era la fenice, infuocata è stata la mia reazione a tale aborto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 26 ottobre 2023

Missione Tuono (Thunder Mission) - 1992

Anno: 1992
Regista: Wang Yao
Paese di produzione: Taiwan

CAST
Alex Fong
Michiko Nishiwaki
Lam Wai
Wang Hong
Dennis Tang
Jiang Shan
Wu Ma
Huang Cheng-Lin
Sung Diy-Yat
Hui Yuk-Lan
Lu Feng
Tse Chi-Sheng
Wong Sai-Goon
Chan Man-Wa
Choi Kwok-Chau
Wang Yao
Chang Chung-Yu
Fan Yiu-Cheung

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

 

Ex-membro del Jackie Chan Stunt Team, vanta all'attivo un totale di 88 films come attore e ben 24 come coreografo, fino al suo ritiro definitivo dai riflettori sul finire degli anni '90. Come regista ha diretto tre films, il primo con cui ha debuttato alla regia di cui a breve parlerò e altri due letteralmente irreperibili, uno girato a Hong Kong (1995) e l'altro di nuovo a Taiwan (1996). Veloce ripasso sul casting: in questo film è presente la prima bodybuilder giapponese in assoluto (Michiko Nishiwaki) che proprio grazie al lavoro con Jackie nel 1985 divenne nota a livello internazionale; il modello ed attore (Alex Fong) che è una presenza fissa delle serie prodotte dalla TVB e dalla ATB; l'attore (Lam Wai) noto per le sue intensissime interpretazioni con o senza baffi.


Un organizzazione terroristica internazionale è dietro all'eredità del padre di una nota imprenditrice edile di Taiwan. Nel mentre, un operaio tenta di fare colpo su di lei con le sue arti marziali. Insieme investigheranno su chi cerca continuamente di toglierli di mezzo, non senza prima che i terroristi tolgano di mezzo sia la madre dell'imprenditrice che un amico dell'operaio...

Economico fino all'inverosimile, con niente di speciale sia nelle musiche, nel montaggio e nella fotografia... ma davvero speciale nelle scene d'azione, alcune coreografate alla bell'è meglio ed altre che raggiungono i livelli di Jackie. Peccato anche per i dialoghi, che nell'introduzione parlano di cose interessanti quanto guardare per tre ore di fila una sedia immobile: acchiappare ragazze... e seni. Scommetto che tra un altro decennio, verrà ripescato da qualche casa cinematografica e restaurato a dovere.


Interessante prodotto che funziona solo sulle arti marziali, per il resto è da portarselo a casa e conservarlo nella propria videoteca personale da appassionato di kung fu.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Cacciatore di Lavoro (Job Hunter) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Clarence Ford
Casa di produzione: Art Centre Productions
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Chan
Leslie Cheung
Jade Hsu
Mabel Kwong
Paul Chung
Wong Hoi-Yan
Tang Ching
Chiang Kam
Lau Siu-Kwan
Paul Che
Richard Cheung Kuen
Tam Gwok-Gei
Chan Yi-Chin
Angie Chiu
Luk Ying-Hong
Yat Boon-Chai

ATTENZIONE: SPOILER!

Debutto alla regia di Clarence, che già alle spalle aveva già cominciato a lavorare part-time alla TVB come sceneggiatore all'età di 15 anni: divenne regista e produttore di varie serie televisive. Dopo avere rifiutato la proposta della TVB di divenire un loro produttore, si rivolse al mondo del cinema. Nel 1982 gira il cult di "The Man From Vietnam" e venne subito notato sia dal pubblico che dalla critica, tanto da diventare il direttore creativo della casa cinematografica di Johnny Mak, dove ebbe l'occasione di dirigere nel 1989 "The Iceman Cometh". Un anno dopo divenne il primo regista hongkongese a girare nell'ex-URSS, con "The Dragon From Russia". Il decollo internazionale della sua carriera lo ebbe assieme a Carrie Ng in tre pellicole dal 1992 al 1993 (rispettivamente "Gun 'n Rose", "Naked Killer" e "Remains of a Woman"; dove Carrie in quest'ultimo fu candidata a miglior attrice agli HKFA). Come attore fu candidato a "miglior attore di supporto" nel sequel prodotto dalla Shaw di "Let's Make Laugh": era il 1985.

Due fratelli provenienti da una famiglia benestante, assieme a un amico (che finge di essere della loro classe sociale), frequentano la scuola e finiscono spesso nei guai: ma quando incominciano le vacanze estive, tutti loro vanno in cerca di lavoro. Soprattutto il fratello, che vorrebbe essere un musicista, si separa dalla famiglia e si mette in proprio per esserlo. Dall'altra sponda, l'amico ha problemi con la sorella, che frequenta cattive compagnie... vicine alle triadi. 


Sembrava uno dei tanti mediocri "coming of age drama" dell'epoca, ma invece mi sbagliavo: Leslie e Danny hanno saputo tenere testa e rappresentare una Hong Kong industrializzata con disuguaglianze difficili da nascondere. Nulla di interessante a livello fotografico e nel montaggio, ma la colonna sonora aiuta a rendere indimenticabile questo prodotto low-budget. Quando credevo di giungere a un punto morto verso la seconda metà del film, Danny ha risollevato il tutto con la sua esibizione ("Missing Parents", per chi volesse ascoltarla) sia nello studio discografico che nel finale. Gran peccato per la caratterizzazione di Leslie, lasciata letteralmente a metà verso il finale. Dialoghi mai scivolati verso il banale, interpretazioni nel complesso ben riuscite. Anche le scazzottate, coreografate discretamente da Phillip Ko Fei.


Se siete a caccia di lavoro, affidatevi a loro due... vi tireranno fuori dai guai.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 22 ottobre 2023

Il Folle Omicidio a Sangue Freddo (The Mad Cold-Blooded Murder) - 1981

Anno: 1981
Regista: Albert Law
Casa di produzione: Tat Shing Film Co.
Paese di produzione: Hong Kong

CAST
Michael Chan
Carter Huang
Lau Dan
Bruce Le
Woo Mei-Yuk
Hui Ying-Ying
Ga Lun
Leung Sam
Lee Yi-Yi
Lily Chan
Alan Leung Ching
Lam Hoi-Ling
Johnny Ngan
Chan Min-Leung
Cheung Chok-Chow
Ng Kit-Keung
Liu Hok-Ming
Ma Hon-Yuen
Chan Leung
Lau Chun
Lee Fat-Yuen
Luk Ying-Hong
Ng Kwok-Kin
Chui Kin-Wa
Chong Wai
Ng Kwok-Kai

ATTENZIONE: SPOILER!

Altro regista letteralmente sconosciuto anche nella sua madrepatria, che ha iniziato la carriera nel 1981 con due pellicole scritte e dirette da lui (a partire da "Looking for Money", di cui ne cura anche la colonna sonora e questa che a breve tratterò) per poi sparire nel nulla e ritornare agli inizi degli anni '90 con "Once a Prisoner" (con il titolo ripreso dal celeberrimo film di Woo) e "Ghost Gambler", girati entrambi nel 1991. Sul finire del decennio scrive, produce e dirige "Hope" (1995) e lascia il cinema nel 1999 con "Double Sin"... sparendo letteralmente nel nulla.

A seguito della morte di una prostituta, la polizia indaga su un misterioso serial killer dai guanti bianchi: tre poliziotti in particolare sono in prima linea, ma uno di loro perde la ragazza a causa dell'assassino... 

Chan tale e quale a Henry Silva: inespressivo e adatto per ruoli da antagonista, qui lo dimostra nuovamente con calci e pugni molto intensi assieme ai bracci della legge come Ga Lun (colui che ostacolò il lavoro di Duke Togo nel 1977...) e il sempre in forma Bruce Le. Nel complesso un lavoro ben riuscito nell'ambito del "whodunit", dove la tensione non si affloscia mai (nemmeno verso il finale) e viene incorniciata da dei colpi di scena. Numerosi i problemi nel montaggio (scene che saltano, sensazione di guardare degli altri films montati assieme) e nulla di interessante a livello fotografico, ma il tutto non intacca la colonna sonora e le interpretazioni degli attori (a questo giro non si salva Carter, poco credibile).


Prestate attenzione all'altra copia in VHS che circola su YouTube, sebbene sia doppiata in inglese è di 15 minuti più lunga e non ha quasi nulla della pellicola originale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 16 ottobre 2023

La Finestra (The Window) - 1968

 
Anno: 1968
Regista: Patrick Lung Kong
Casa di produzione: Tse Brother Motion Picture Production Company
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Patrick Tse Yin: Yeh Hsia-Er
Josephine Siao: Lu Lu-Ming
Cheung Yee: Da Niu
Patrick Lung Kong: ispettore Lu
Mang Lee: Sophia Su
Lin Jing: sorella Li
Yeung Yip-Wang: padre di Lu-Ming
Lai Man: terza zia
Woo Ping: direttore Feng
Lam Yuk: poliziotto
Cheung Chok-Chow: proprietario della pasticceria
Yeung Chun-Sing: ladro arrestato
Fung Ming: detective Ah Wen
Ling Fung: dottore
Tang Cheung: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Scritta e diretta da Lung Kong, il regista che più di tutti influenzò l'ipernoto John Woo. Prodotta da suo fratello Tse Yin, anche lui presente come attore protagonista nel film, è il suo primo film a colori. Figlio di un cantante d'opera, già all'età di sette anni cominciò ad apparire nelle opere in cantonese: in seguito conobbe Ma Siu-Ying, che lo avrebbe poi portato negli studi della Shaw. All'attivo vanta un totale di 13 films da regista, di cui 12 scritti da lui e 5 montati da lui. Come attore comparve ben 58 volte, fino a lasciare definitivamente il mondo del cinema nel 2002 in "The Wesley's Mysterious File". Si segnala che nel 1981 produsse uno dei cult più introvabili di Patrick Tam, "Love Massacre". Passa a miglior vita il 2 settembre del 2014, all'età di 80 anni.

Hsia-Er è un noto ladro che agisce assieme ai suoi due complici Sophia e Niu. In una delle sue rapine, accidentalmente riduce in fin di vita il padre della ragazza cieca Lu-Ming, incontrata da lui stesso durante la fuga. Tra i due si sviluppa rapidamente un legame affettivo, soprattutto dal fatto che lei lo scambia per suo cugino Wong (che in realtà è residente in Malesia) e lui la aiuta nella quotidianità. Sophia perde la testa per tutto ciò e manda Niu a togliere di mezzo Lu-Ming: fallito l'assassinio, Hsia-Er si vendica e viene arrestato dalla polizia. In fin di vita anche lui, chiede di donare le sue cornee alla ragazza... che tornerà così a vedere e per ringraziare lui diventerà una suora.

Inaspettatamente positivo per essere un poliziesco, ma che grazie al pedale fisso sul melodramma riesce ad essere indimenticabile. Istantanea talmente clinica che fa' sembrare Lung Kong uno psicologo mancato, data la sua analisi profonda sul boom economico della Hong Kong dell'epoca e su come veniva vista la disabilità all'epoca, inclusi gli strumenti usati per essa. Josephine stupenda nel suo essere pura a livello sentimentale e demolitrice dello stereotipo della donna ingenué, capacissima di difendersi durante l'attacco di Niu... Tse Yin convincente nei panni di un criminale prossimo alla redenzione, dal vestiario stravagante e incredibilmente poetico nei confronti di Josephine. Fotografia che è un inno alla natura in generale, montaggio discreto e musica che cita inconsapevolmente il nostrano neorealismo...


Se un giorno vi chiederete da dove John abbia preso spunto per il suo famosissimo "The Killer" (1989), la risposta l'avete già trovata con noi...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 9 ottobre 2023

I Criminali (The Criminals) - 1976 | Film a Episodi Basato su Fatti di Cronaca Nera Realmente Avvenuti

Cari spettatori del Sottobosco, questa volta ci addentriamo in una pagina delicata e dolorosa della cronaca nera hongkongese del passato... raccontata dagli occhi di tre registi molto prolifici di quella che fu la casa cinematografica più potente di Hong Kong, qui in declino per via della forte concorrenza della Golden Harvest (in parte composta da ex-impiegati della Shaw) e per via di altre case cinematografiche indipendenti che in futuro daranno i natali alla New Wave del porto... la Bang! Bang! Films e la Goldig Films (dove un giovanissimo Chow Yun-Fat vi lavorò fino alla sua chiusura nel 1981) prime fra tutti. Prima di cominciare, un veloce ripasso su chi fossero quei tre registi: Cheng Kang, con alle spalle 35 pellicole da regista e 99 da sceneggiatore, diresse nel 1972 il suo lavoro più conosciuto in assoluto ("Le 14 Amazzoni"); Hua Shan, 30 films da regista e 14 da fotografo, nel 1975 collaborò con il Giappone per girare il cult di "The Super Inframan"; Ho Meng-Hua, 59 films da regista e 11 da sceneggiatore, nello stesso anno dirige un altro cult con il Danny Lee preso in prestito da Shan, ossia "The Oily Maniac".

Torsi Nascosti, scritto e diretto da Cheng Kang
Una donna e sua figlia vengono assassinati dal suo fidanzato violento, che per occultare il tutto li mura entrambi nel palazzo.
La parte più disturbante della trilogia, dovuta anche all'uso della fotografia: ombre inquietanti e telecamere a mano per dare la sensazione di avere assistito al tutto. Due anime innocenti vengono tolte di mezzo da un essere inespressivo e privo di umanità. Nulla di interessante nel montaggio, ma le musiche fanno aumentare l'adrenalina nel sangue... ed è probabile che il film stesso abbia anticipato l'arrivo della famigerata "terza categoria" nel cinema del porto.

Valle dell'Impiccato, sceneggiatura di Ni Kuang e regia di Hua Shan
Un uomo scopre che sua moglie ha una relazione clandestina con un altro uomo, e si vendica di entrambi.
Parte che ha molte occasioni per decollare, ma che purtroppo annaspa nella mediocrità. Ambientazione squallida come le interpretazioni della moglie e dell'amante, che si aggirano nudi nella casa di quest'ultimo: inevitabilmente si spargerà del sangue. Fotografia discreta, montaggio spoglio e musica che non aiuta per nulla nell'atmosfera, già di per sé inesistente.

Gli Stuntmens, sceneggiatura di Chua Lam e regia di Ho Meng-Hua
Il boss di una triade viene assassinato dall'amante di sua moglie.
Cast di stelle al massimo della loro popolarità (Lo Lieh, Wong Yu, Yueh Hua, Tanny Tien Ni) e diretto con disinvoltura, grazie alla fotografia che usa frequentemente dei panorami spettacolari di Hong Kong per rendere meno pesante l'ambientazione. A differenza degli altri due episodi, le arti marziali faranno la loro figura e ci porteranno a vedere com'era un set della Shaw. Finale sbrigativo che rovina quasi tutto, salvo per il messaggio di base: che qualsiasi cosa di sanguinolento accada, pagheranno tutti.

In conclusione...
Tappa obbligatoria per qualsiasi fan della casa, incluso per i suoi registi di culto. Il successo della trilogia ha addirittura ispirato ben altri quattro seguiti, di cui ne parleremo prossimamente. 

domenica 8 ottobre 2023

Bollettino Cinematografico #10: Drammi nell'Est Europeo

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento del Bollettino: ci troviamo a cavallo tra il Danubio e nelle terre sacre di registi come Milos Forman e Sergiu Nicolaescu, ma anche di altri registi capaci di mettersi in concorrenza a livello internazionale. A questo giro parleremo di perle che meritano una riscoperta, incluso il regista Oldrich Lipsky, sfortunatamente passato prematuramente a miglior vita nel 1986...
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Nick Carter, Quel Pazzo Detective Americano; regia di Oldrich Lipsky, 1978.
Il celeberrimo Nick viene chiamato ad investigare a Praga su un cane scomparso e su delle piante carnivore: si trova così ad affrontare il "Giardiniere", che si pensava fosse morto anni prima in una palude.
Lunghissima sequela di risate e di gags, incorniciata dal superlativo guardaroba degli attori che dall'atmosfera novecentesca di Praga: l'odore di Cult con la C maiuscola si è diffuso anche a casa mia. Totalmente assenti i momenti di noia nella pellicola, dove al suo posto prende il sopravvento lo stupore... per via degli effetti speciali sulle piante carnivore, che tranquillamente arrivano ai livelli di Tsubaraya. Fotografia frizzante e coloratissima, montato divinamente ed interpretato molto solidamente da Michal Docolomansky che dalla sua spalla pasticciona Rudolf Hrusinsky. Un must have per gli appassionati del cinema cecoslovacco, già all'epoca colmo di sorprese.

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Dai, Gettalo in Macchina!; regia di Oldrich Lipsky, 1974.
Un ragazzo di provincia si reca a Praga per lavorare come meccanico, ma prima di partire si fa' fare un oroscopo al computer, con i suoi giorni migliori e sfortunati. Si innamora di una ragazza che pratica judo e viene braccato da degli infermieri che hanno il compito di portare in manicomio chi è in sovraccarico per via del lavoro...
Ingenuità mista a comicità, ma che qui ci mette una buona mezz'ora per gettare le fondamenta e centrare il punto. Peccato che Marta Vancurova sia presente solo per trascinare Ludek Sobota nei guai, oltre che a farci ridere in quei guai in cui si è cacciato. Il cane che porta a spasso Sobota è l'unico sano di mente, in quanto ci pensa lui a stringere sia Sobota che Vancurova ed a farli innamorare per davvero. Fotografia desaturata e movimentata, montato solidamente ed interpretazioni per nulla male.

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Incidente; regia di Sergiu Nicolaescu, 1977.
Un gruppo di amici, accidentalmente, investe una ragazzina su un auto presa in prestito: due di loro fuggono, mentre una di loro finisce in coma. Braccati dalla polizia, i due si separano e l'altro prova a valicare la frontiera...
Tratto da una storia realmente accaduta dagli archivi criminali della Militia, emana un inspiegabile ottimismo, nonostante i due protagonisti si siano macchiati di sangue. Numerosi i momenti poco convincenti, come il pugile Dan Ivanesei che viene atterrato dai colpi leggeri di George Mihaita e l'eccessiva macchinosità delle scene d'azione... ma nonostante tutto sullo sfondo è ben presente il riferimento alla delinquenza giovanile. Montaggio che lascia a desiderare (alcuni frammenti mancano), fotografia interessante ma confusionaria (tra Nicolaescu che diventa brevemente un tutt'uno con la cinepresa, l'uso costante della pioggia di notte in stile noir e il finale ricoperto di fango) e musica che rende bene l'idea del messaggio di base del film: che anche i cattivi, a volte, hanno un barlume di umanità.

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Estate con un Cowboy; regia di Ivo Novak, 1976.
Una giovane psicologa incontra per puro caso un pastore, mentre faceva pascolare le mucche vicino al lago in cui nuota. Gli piace a prima vista e cominciano a frequentarsi. Lei si occupa di uno studente di medicina egoista, in preparazione per gli esami. Lui è stato degradato a "cowboy", a seguito di un incidente avuto con un trattore, mentre era sotto effetto dell'alcool...
Romanticismo nella sua forma più pura. Spontaneità raramente riscontrabile altrove nel genere. Sceneggiatura alla Sautet, leggera ma profonda. Alterna momenti comici e seri senza alcun problema nelle interpretazioni degli attori, dove nessuno di loro scade nel banale o nel parodistico. Fotografia che rilassa particolarmente, soprattutto sulle inquadrature immerse nella campagna e nel look "provinciale" della cittadina. Montaggio nella media, sequenze kafkiane come la mucca nel cortile dello studente di medicina...

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Ancora una volta il nostro appuntamento giunge al termine, ma speriamo di rivederci presto con una delle nostre bollette più amate al di fuori dall'ENEL! Chissà se riusciremo ad abbassare i prezzi dell'energia...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 1 ottobre 2023

Ninna Nanna della Terra (Daichi no Komoriuta) - 1976

 
Anno: 1976
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Kimura Productions
Paese di produzione: Giappone

CAST
Mieko Harada: Rin
Natsuko Kahara: nonna di Rin
Meiko Kaji: giovane ragazza
Shigeo Kato: Seisuke
Mihoko Nakagawa: Asa
Eiji Okada: evangelista
Yusuke Kato: Shohei
Kinuyo Tanaka: contadino

ATTENZIONE: SPOILER!

Masumura ci riconferma ancora una volta di essere uno dei registi giapponesi più importanti del secondo dopoguerra: allievo di maestri come Fellini, Antonioni e Luchino, prese spunto da loro e fece conoscere anche lui al pubblico nipponico il nostrano neorealismo (cosa che già fece Giuliana Stramigioli nel 1948 con la sua compagnia di distribuzione "Italifilm", che fece conoscere in Italia il "Rashomon" di Kurosawa) con opere senza tempo come "Giganti e Giocattoli" (1958) e "L'Auto di Prova Nera" (1962). Qui assistiamo al decollo definitivo della carriera appena cominciata di Harada, che qui vinse ben tre premi per "miglior attrice" e per "migliore nuova attrice". Presenti nel cast una Meiko al punto più alto della sua carriera (apparve nello stesso anno nel "Yakuza Graveyard" di Fukasaku) e un Okada invecchiato bene dalla sua collaborazione con Resnais... 

Monte Ishizuchi, 1932: l'orfana Rin, a seguito della morte di sua nonna, viene trascinata a sua insaputa nel mondo della prostituzione. Giunta sull'isola di Mitarai, avrà a che fare con il carattere irascibile del proprietario del bordello e per sfuggire alle sue punizioni sanguinolente impara a remare per trasportare le prostitute sulle barche dei pescatori ed a lavorare fino allo sfinimento... umiliata e picchiata nuovamente dagli abitanti del luogo, conoscerà un evangelista che riuscirà a portarla via dall'isola.

Sebbene in molti avranno visionato la pellicola solo per il cameo di Meiko (che appare per 2 minuti in tutto il film) e di Okada, l'interpretazione di Harada raggiunge una vetta tale di finezza che difficilmente replicherà altrove. Non è Harada che interpreta il personaggio, è il personaggio che interpreta lei: un guazzabuglio di emozioni che incarna l'innocente anima di Rin, corrotta da un mondo brutale e disonesto, nonché popolato da persone losche... incorniciato da una fotografia che usa frequentemente il controluce e le ombre. Interessante il guardaroba degli attori, soprattutto i kimono e gli yukata di Harada, un caleidoscopio di colori. Per nulla male il montaggio, dove riesce a farci capire che il film è un flashback di cosa è avvenuto alla nostra protagonista, che durante la storia continua a camminare ed a giungere in numerosi templi, sin dal suo ritorno da quell'isola. Il messaggio di base ci fa' intendere tutto questo come un avvertimento ai giovani dell'epoca, che possono venire trascinati a loro insaputa in delle spirali senza fine... tutt'oggi immutato.


Se avete intenzione di tagliarvi i capelli, fatevelo fare da chi ha esperienza... rischiate di rovinare il vostro bel viso.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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