mercoledì 27 luglio 2022

L'Ultima Corsa (Agent Trouble) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Jean-Pierre Mocky
Casa di produzione: AFC, Koala Films
Paese di produzione: Francia

CAST
Catherine Deneuve: Amanda Weber
Richard Bohringer: Alex
Tom Novembre: Victorien
Dominique Lavanant: Catherine "Karen" Dariller
Sophie Moyse: Delphine
Kristin Scott Thomas: Julie
Sylvie Joly: Edna
Héléna Manson: Madame Sackman
Hervé Pauchon: Tony
Charles Varel: Norbert
Maxime Leroux: dottore Arms
Pierre Arditi: Stanislas Gautier
Antoine Mayor: Tintin
Michel Varille: fidanzato di Tony
Jacques Boudet: scrittore
Isabelle Mergault: cameriera
Dominique Zardi: guardiano

ATTENZIONE: SPOILER!

Pietra miliare di un regista che ha fatto del suo mestiere una catena di montaggio molto attiva: fu capace di girare due o tre films all'anno, e nemmeno al tramonto della sua carriera riuscì a fermarsi! L'ultima sua pellicola fu girata nel 2019 e rilasciata nel pieno della pandemia... e aveva all'attivo un totale di 82 pellicole. Attraversò con successo diversi generi; dal thriller alla commedia, dall'horror alla denuncia politico/sociale. Collaborò anche con Sordi nel 1978, in una pellicola in cui denunciò perfettamente l'omertà dell'alta borghesia in ambito criminale... 

Amanda Weber (impiegata di un museo) viene coinvolta in una faccenda rovente da suo nipote Victorien (attivista a favore della liberazione degli animali selvatici dagli zoo), che ha assistito casualmente all'esecuzione di un misterioso progetto governativo: 50 turisti avvelenati da un gas sconosciuto a bordo di una corriera... poi ritrovata al fondo di un lago. Viene freddato con un colpo di pistola da un assassino al servizio del governo, Alex, affetto da problemi cardiaci e con l'ordine di togliere di mezzo chiunque è a conoscenza di tale progetto... ed Amanda finisce nel suo mirino.

Alone di mistero, che dopo la morte di Victorien diventerà assordante ed assomiglierà sempre di più a un giallo di stampo lenziano... accompagnato da una musica per niente scontata e colmo di momenti ad alta tensione: vedasi l'incontro tra Amanda e il dottor Arms. Non mancano altri momenti in cui il regista si diverte a demolire alcuni valori (convenienti), incredibilmente senza buttare all'aria la trama, come l'animalismo di Victorien e il disgusto per il Ministero dell'Agricoltura. In tutta la storia, regna senza alcuno sforzo il fascino spudorato di Mocky, di cui nella foto di poco prima si è spinto a mostrare seni scoperti nella casa della fidanzata di Victorien...


Avete con voi il vostro stomaco a prova di bomba? Tale pellicola può essere adatta per alleviare i suoi bruciori...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 23 luglio 2022

Bollettino Cinematografico #6: Sangue, Piombo e Yakuza

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento con il bollettino: questa volta dedicato a un genere nativo del Sol Levante. Genere che ha saputo riempire i botteghini dei loro cinema ed attirare l'attenzione dei più novelli cinefili in giro per il globo, ma soprattutto... ci hanno regalato maestri come Kinji Fukasaku, Seijun Suzuki e Hideo Gosha.

Ritorsione, regia di Yasuharu Hasebe, 1968.
Appena scarcerato, l'ex-membro della yakuza Jiro Sagae viene reclutato da un altro clan: la sua missione è togliere di mezzo il loro clan rivale.
Eccessivamente complicato, ma i litri di pomodoro versati e le scene d'azione taglienti vi faranno passare la voglia di usare i vostri coltelli da cucina... alternato tra momenti squallidi (diverse signorine vengono attaccate da entrambi i clan ed esibiscono la loro nudità) e spettacolari (la scena finale in cui Jo accoltella mortalmente il capo del clan rivale è da antologia per la sua esecuzione; gocce d'acqua amplificate e schizzi di sangue alla moviola, incorniciato dalle espressioni di entrambi i personaggi!). Inoltre è anche presente una certa Meiko Kaji, scritturata in un piccolo ruolo, tra gli amori di Akira Kobayashi. Inutile dire come si evolverà in seguito la sua carriera...

Poliziotti Contro Teppisti, regia di Kinji Fukasaku, 1975.
Il boss (provvisorio) Hirotani del clan di Ohara è amico del poliziotto corrotto Kano, ed assieme faranno di tutto per sottrarre l'accordo da un pezzo di terra destinato al clan rivale Kawade. Scoppia la guerra tra le due bande.
Tralasciando la trama per niente originale sulla speculazione edilizia, il film porta allo stesso piano sia la polizia che la yakuza: entrambi non sono esenti da colpe. Non vi sono buoni e nemmeno cattivi, e il commissario "Tanzi" della situazione non si farà problemi a gettare all'aria i regolamenti della polizia stessa per i suoi continui pestaggi dentro e fuori la yakuza. Alluvione di pomodoro da entrambe le fazioni, incorniciate da delle inquadrature mosse, nonché marchio di fabbrica della fotografia di Fukasaku. Da bocca spalancata è la profonda corruzione che non scatena alcuna indignazione nella polizia, ma totalmente il contrario... rappresenta la vita quotidiana.

Territori Sanguinosi, regia di Yasuharu Hasebe, 1969.
Una potente banda della yakuza è costretta a sciogliersi a causa delle continue pressioni della polizia, ma un piccolo gruppo decide di rimanere in piedi e cerca di portarsi a casa propria i malaffari di Tokyo.
In ogni singolo fotogramma si respira aria di morte, dovuta anche alle lame di entrambe le bande in guerra tra di loro. Litri di pomodoro come se piovesse, e nessuna banda su cui schierarsi a favore. Sarà perché entrambe rappresentino la faccia della stessa medaglia, ma a differenza del Retaliation di un anno prima i due protagonisti si tolgono di mezzo: il loro senso di vendetta li ha distrutti dall'interno. Sceneggiatura da bocca spalancata per il suo feroce neorealismo che inghiotte qualsiasi speranza nell'ambito di entrambe le storie.

Strade Violente, regia di Hideo Gosha, 1974.
Un ex-membro della yakuza viene coinvolto nel mezzo di una faida tra due clan rivali.
Diversamente dagli altri yakuza movie, si apre in un club notturno non dedito al j-pop e nemmeno alle musiche tradizionali del Sol Levante: flamenco movimentato ripetuto ossessivamente, atto a reclamare sin da subito la tensione che si trasuda tra i clan rivali... incluse le loro "scaramucce" violente. Guazzabuglio di sequenze impregnate di stile (la scena del rapimento è una tra queste, suoni amplificati e soffitto a fori inquadrato; inclusa la scena amorosa tra Noboru Ando e una sig.rina poco sobria in tale locale, sempre interconnessa al flamenco), selvaggio nell'esecuzione delle scene d'azione e non scivola mai verso la parodia. Selvaggia è anche la colonna sonora, psichedelica e ridotta all'essenziale. Voleranno lame e proiettili su qualsiasi bersaglio. 

La Leggenda del Tumulto, regia di Akiyoshi Kimata, 1992.
Otaki, membro di un piccolo clan, se lo ritrova decimato a causa di un clan rivale. Giurando vendetta, dovrà vedersela con la polizia e con la solitudine...
A differenza dei quattro films precedenti, è una analisi profonda sui valori di una famiglia della yakuza in un'epoca in cui erano del tutto estinti. Citazioni a cascata dagli yakuza eiga di Fukasaku, tra cui la flashcard in sovraimpressione che introduce i personaggi e la violenza sia fisica che di piombo. Melodramma che bussa più volte alla porta nel film, soprattutto il rapporto tra Otaki e Ruby Moreno, che nel finale (di piombo) rivendica i valori di Otaki. Strutturato talmente bene che ci metterai ore per schierarti dalla parte dei buoni e per assistere alla sottotrama sui tre giovani membri del piccolo clan, che ad ogni loro errore vengono attaccati sia verbalmente che fisicamente. Trova spazio anche il romanticismo verso il finale, nella scena in cui Otaki, per vendicare la morte del suo boss, porta la sua spada e demolisce il boss del clan rivale... accompagnato da uno stravagante pezzo del j-pop.

Ancora una volta il nostro appuntamento volge al termine, e speriamo torni al più presto... le bollette di questo mese fanno ribollire non solo il sangue, ma anche il mio portafogli.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 20 luglio 2022

Obiettivo (Bara no Hyoteki) - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Toru Murakawa
Casa di produzione: Central Arts, Toei Central Film
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hiroshi Tachi: Hiroshi
Ryuuta Mine: Akira

Yutaka Nakajima: Kyoko
Yuji Honma: Koji
Kazumi Sawada: Harumi
Tamaki Sawa: Kayo
Kenji Imai: Idogaki
Michihiro Yamanishi: Yagi

Kojiro Kusanagi: Wang
Kei Sato: Hamada
Ryohei Uchida: Kadota
Yusaku Matsuda: ospite dell'hotel

ATTENZIONE: SPOILER!

Primo capitolo di una seconda trilogia di hitman movies che purtroppo non ha mai visto la luce. Il regista aveva anche in piano di rendere nuovamente protagonista Tachi nel secondo capitolo, questa volta prodotto dalla Kadokawa Pictures, cercando di consegnargli su un piatto d'argento il successo che aveva avuto Yusaku Matsuda nella precedente trilogia del "gioco". Lo stesso Matsuda ha fatto un cameo in un ruolo utile quanto giocare a mahjong in un bar italiano... ex-cantante tossicodipendente. Assistiamo anche al debutto sul grande schermo di una modella nota all'epoca per il suo aspetto selvaggio nelle riviste maschili come Goro e Weekly Playboy: Kazumi Sawada, anche qui presente quanto il governo giapponese nel 1949 (battute al minimo sindacale, apparsa 5 volte nel film)... 

Hiroshi, durante un assalto notturno, viene aggredito da un'altra organizzazione (capitanata da Yagi): nella sparatoria ci lascia la pelle suo fratello minore Akira. Catturato dalla polizia, viene rilasciato dopo quattro anni di reclusione e immediatamente si vendica di Yagi. Il suo migliore amico, Kadota, lo porta in salvo dalle sue sgrinfie. Il giorno dopo Hiroshi riceve informazioni su una transazione in droga da parte del fratello minore di Kadota (Koji) assieme a Wong, il capitano di una nave mercantile. Riescono a rubare 500.000.000 di yen dalla transazione, ma Koji ci lascia anche lui la pelle... raggiunto nuovamente dall'organizzazione, viene ferito e si salva nuovamente fino allo scontro finale con loro. Kadota muore anche lui, assieme al capo dell'organizzazione Hamada da un colpo sparato dalla ex-ragazza di Hiroshi, Kyoko, che a sua volta passerà a miglior vita da un proiettile... sparato tra le braccia del suo fidanzato.

Ricco di colpi di scena fino all'ultimo fotogramma, e ricco di citazioni alla fotografia plumbea e desaturata di Henri Decae nei noir firmati Melville. L'azione non smette mai di deludere, soprattutto nelle sparatorie e negli inseguimenti in auto, marchio di fabbrica della precedente trilogia con Matsuda. Hiroshi riesce con una fermezza mista a freddezza (rima inclusa) a farsi strada nelle tenaglie dell'organizzazione, per poi demolirle a colpi di pistola... insanguinata! La sottotrama dedicata all'amore, che fallisce nel riaccendersi, tra Hiroshi e Yutaka neutralizza ogni banalità ed imbarazzo; riesce a farsi spazio l'erotismo nella sua forma più elegante e dignitosa. Ci troviamo davanti anche all'antenato della serie dei "Pericolosi Detective" (Abunai Deka), dato che Hiroshi indossa un completo identico al co-protagonista che impersonerà nel 1985 assieme al suo collega Kyohei Shibata...


Morale? Mai avere una pistola in mano, se con l'altra tenete la vostra ragazza...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 16 luglio 2022

Amore, Pistole e Vetro (Love, Guns and Glass) - 1995

 
Anno: 1995
Regista: Lai Kai-Keung, Ivan Lai
Casa di produzione: Bold Team Films Co., LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Simon Yam: Yung Siu-Wing/fratello Siu
Cecilia Yip Tung: Yeuk Cheng/Lau Yuk Ching
Chin Ho: Hak Chai/Blackie Yu
Roy Cheung: Fai
Farini Cheung: Jade
Annie Man: figlia di Siu
Cheung Kwok-Keung: Lap
Angela Leung: Angel
Peter Yung: poliziotto Fai
Mark Houghton: scagnozzo di Blackie Yu
Fong Yau: Ko Wing-Hung
Shing Fui-On: fratello Lung
Hui Fan: madre di Yuk Ching
Maggie Wong: figlia di Siu (bambina)
Nelson Cheung: prete
Gary Mak: scagnozzo
Lo Hung: dottore
Wong Chi-Keung: scagnozzo di Blackie Yu
Tang Chiu-Yau: scagnozzo di Blackie Yu
Fei Pak: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Siete rimasti di cristallo dal titol... ehm, guazzabuglio? Titoli come questo sono da 10 e lode per l'originalità, che dal porto stupiscono quasi sempre lo spettatore occidentale (compreso il sottoscritto). Pellicola co-diretta da Ivan Lai, noto frequentatore della famigerata terza categoria, ossia riservata a filmetti ripugnanti e molto più spinti... inutile spiegare cosa contiene; anche da Lai Kai-Keung, che per avere del pane da mettere sotto i denti lavorava come "tuttofare" in ambito cinematografico: da assistente alla regia a supervisore della sceneggiatura, da attore a regista (3 pellicole all'attivo) e da sceneggiatore a produttore esecutivo; per nulla male la sua carriera dietro le quinte.

Siu è un gangster, benevolo, che ha appena lasciato il carcere dopo 10 anni di reclusione a causa del suo braccio destro. Sua moglie lo lascia e anche sua figlia gli volta le spalle. Dopo numerose lacrime e malinconie, si innamora di Yuk, a sua volta in enormi guai per i soldi che deve alla triade. Siu si presenta al boss ed esclama di voler essere responsabile dei suoi debiti, non senza prima che lei tenti il suicidio a pochi istanti dal matrimonio. Sopravvissuta, rimane ancora nel mirino del boss: vedendosi sabotare la corrente elettrica della sua fabbrica, Siu si fionda a cercare la risposta assieme alla sua partner. Riesce a trovarla e anche a distruggerla, non senza prima che alcuni proiettili raggiungano sua moglie... per di più incinta. Giunto all'ospedale in lacrime e grondante di sangue, i dottori affermano che il bambino è salvo, ma Yuk no: la polizia viene a sapere della sparatoria ed arresta il braccio destro di Siu, colui che tolse di mezzo numerosi gangsters nel covo di Blackie. La morte di Yuk altro non è che una delle sue tattiche di difesa, e Siu scopre in sala operatoria che è ancora viva... ed in lacrime.

Una spanna al di sopra di altre pellicole sulla triade di quel periodo. Importante non per l'ambientazione, ma per come sia insolito per il ruolo di Yam (abituato ad interpretare ruoli da antagonista, anche da psicopatico) che per neutralizzare la noia in alcuni punti cardine della trama. Melodramma che non smette mai di versare qualche lacrima, soprattutto quando Yam si vede il rifiuto da parte della sua ex-moglie e da sua figlia... anche dalla riva di Cecilia. Non manca all'appello la depressione, che bussa alla porta in tali scene... e anche l'azione: obbligatoria la visione della scena dello sparo pochi centimetri al di sopra della nuca di Cecilia. Entrano in campo l'ansia, il mozzafiato e la suspense per la mira del protagonista... che per un attimo inganna lo spettatore con la sua resa, e l'attimo dopo tirerà fuori la sua pistola prediletta per dividere in due la mela sopra alla sua testa. Emozioni incontenibili.

Simbolo che quando la redenzione prende il sopravvento su un capo di una triade, cose positive possono avvenire... e per la minor parte cose negative.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 14 luglio 2022

Il Tassista (The Taxi Driver) - 1975

 
Anno: 1975
Regista: Pao Hsueh-Li
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
David Chiang: Chen Guang
Wang Chung: To Fat
Lin Chen-Chi: Heung Lai-Ching
Shih Chung-Tien: Ma Sheung-Loong
Yeung Chak-Lam: Li Hung
Wu Chi-Chin: Kwok Wan
Terry Lau: Sophia
Tung Lin: Lin Ching-Hang
Shum Lo: zio Tsang
Wong Ching-Ho: tassista
Lai Man: zia San
Helen Ko: passeggera incinta di Guang
Dana: passeggera eccitante di Guang
Lu Wei: passeggera eccitante di Fat
Lee Pang-Fei: detective
Tino Wong Cheung: ladro della rapina
To Wing-Leung: tassista
Yen Shi-Kwan: tassista che sfida Fat
Ho Bo-Sing: tassista picchiatore al cantiere
Wong Chi-Keung: tassista al molo
Wynn Lau: tassista al molo
Lee Chiu: tassista al molo
Chan Siu-Kai: tassista al molo
Chin Chun: dottore
Chan Ho: passeggero impaziente
Yeung Kei: passeggera infuriata
Tsui Oi-Sam: passeggero in sovrappeso
Cheung Chok-Chow: impiegato di banca
Gam Tin-Chue: cliente di banca
Wong Kung-Miu: l'aiutante dello zio Tsang
Fung Ming: il cliente dello zio Tsang
Chui Kin-Wa: poliziotto che multa le auto in divieto di sosta
Lin Wen-Wei: poliziotto
Leung Seung-Wan: poliziotto
Norman Tsui: poliziotto
Ku Kuan-Chung: poliziotto
Ting Tung: poliziotto
Tang Wing-Siu: poliziotto/tassista al molo
Man Ngai-Tik: agente di polizia
Cheung Siu-Lun: cassiere di banca
Woo Ka-Kei: poliziotto
Got Ping: settima zia
Stanley Fung: Chen Guang

ATTENZIONE: SPOILER!

Trattasi di uno dei pochi ruoli di David Chiang al di fuori dei wuxiapian dell'epoca, è una lente di ingrandimento sul mestiere del tassista a Hong Kong: pause che sono un lusso, clienti che si fanno sempre riconoscere, lavorare anche dove la polizia non riesce ad arrivare, etc... inclusa la sua spalla che aggiunge del pepe alla storia, Wang Chung (fresco del successo di Police Force del 1973), in piena ascesa nel mondo della celluloide: verso la fine del decennio parteciperà ad una pietra miliare della New Wave (Cops and Robbers, 1979) e debutterà come regista con The Informer (1980). Meritevole uno sguardo anche al regista, trasferitosi da Taiwan ad Hong Kong dal 1967 come cinematografo e dal 1971 ufficialmente come regista nella Shaw: assisterà al lancio di future stelle come Danny Lee, Lo Lieh e Ti Lung.

Chen Guang (David Chiang), tassista onesto e collaborativo, viene coinvolto in una rapina in banca: la polizia sospetta subito di lui. Assieme a To Fat (Wang Chung), decidono di raccogliere le prove per incastrare la banda, nonché in affitto a casa di Guang. Scoperta la verità, loro due, assieme ad altri tassisti, faranno squadra per sgominare i colpevoli di tale rapina.

Oltre ad essere una lente di ingrandimento sui tassisti dell'epoca, è anche una istantanea senza filtri della Hong Kong di quegli anni tra l'inflazione galoppante e la crescita senza controllo della popolazione locale, una ricetta per disuguaglianze sociali difficili da colmare. Oltre all'istantanea ben riuscita, si aggiunge anche la trama; ricca di colpi di scena e di momenti inaspettati (vedasi la scena in cui Wang accompagna una provocante Dana in un quartiere isolato del porto, oppure anche la scazzottata notturna in un cantiere assieme a David), per niente stancante e noiosa da seguire. Oltre agli episodi d'azione, ve ne sono altri da lacrima (la nascita di un bambino nel taxi di David) e da risate (una coppia che si bacia nei posti posteriori del taxi di Wang, e lui che osserva il tutto da degli specchietti appositi), anche loro capaci di eliminare la parola "banalità" nel film. Girato veloce e con una fotografia notabile, soprattutto nella scena della rapina: l'intera sequenza è stata girata con una inclinazione di 30 gradi.


Inutile dire che ciò è un must have per i seguaci di David Chiang, per niente sprecato e disposto alla resa dei conti finale per catturare chi ha cercato di sporcargli la fedina penale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 10 luglio 2022

[Azionerrore #2] L'Uomo dell'Autostrada (Highway Man) - 1995

 
Anno: 1995
Regista: Benny Lau
Casa di produzione: Suen Woo Film Productions, Long Shong Pictures
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Julian Cheung: Chiu Chi Chung
Rachel Lee: Carman
Marco Ngai: agente Wu
Christine Ng: Mandy
Eddie Ng: Shut Wong
Anthony Wong: "Doctor"
Tommy Wong: Lo Yi
Michael Lam: "Lion King"
Maggie Cheung: Shirley
Samuel Leung: "Steel Bar"
Four Tse: Lo Sei
Chan Yat-Yin: gareggiatore

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Diretto e scritto da un regista alla sua prima ed unica sua esperienza, dal quale si conosce ben poco. Si viene a sapere che prima di tale esperienza lavorava come attore (è apparso in Taxi Hunter di Herman Yau) ed assistente alla regia (costellata di titoli per nulla male, tra questi si segnala il sequel di The Yuppie Fantasia [1989]: Brief Encounter in Shinjuku [1990] a firma di Gordon Chan), mestieri che avrebbe continuato a mantenere anche fino al terzo millennio. Dopo essere rimasto nell'oscurità per quasi un decennio, è ritornato sul grande schermo nel ruolo del padre di Kai nella pellicola di The Way We Keep Dancing (2020).


Chung, di giorno, lavora come scrittore per una rivista di automobilismo... ma di notte scorrazza assieme ai suoi amici per le strade di Hong Kong. Tra i suoi amici, sfortunatamente, fa' la sua apparizione anche il suo rivale "Lion King", che farà di tutto per creare scompiglio tra lui e la polizia. Per estirpare la cresta del "Leone" si metterà al servizio di Chung anche "Doctor", un veterano di quel mestiere... che sfortunatamente ci ha lasciato la vita e il suo veicolo a causa di una delle sfuriate del Leone. Inutile dire che la vendetta si farà strada tra Chung ed i suoi amici, che architetteranno una trappola per fargli fare la stessa sorte del Dottore...

E' un peccato che Gordon Chan non si sia fatto avanti per prendere il timone del film... perché lo avrebbe reso più comprensibile da vedere e da capire. Inutilmente complicato e con più parole che fatti, dato che esse ci saranno in momenti INTERMINABILI in cui sembra che qualcosa debba accadere... ma in realtà assolutamente nulla. E vogliamo parlare delle acrobazie in auto? Per niente eccitanti e, inutile dirlo ancora, incomprensibili: alcune volanti, per magia, cambiano di modello... e non cambiano in termini di demolizione. Causa risparmio, una volante già distrutta in precedenza è stata usata nella metà del film. In questo piatto insipido, un pizzico di pepe è servito dalla coppia Anthony-Christine, duo di veterani del cinema del porto che non si stancano mai di dominare il clima di altre pellicole...


Nonostante il guazzabuglio privo di emozioni, la pellicola ebbe un ottimo risultato al botteghino: 2,146,115 dollari (269.048 euro).

Se siete in cerca di un'autostrada spettacolare e tale da levare anche i polmoni ai novelli del cinema, portatevi a casa vostra il Thunderbolt di Jackie Chan e Gordon Chan.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

Le recensioni e gli articoli più visti del blog