martedì 18 novembre 2025

L'Avventuriero Kamikaze (Bokensha Kamikaze) - 1981

Regia: Ryuichi Takamori
Sceneggiatura: Makoto Naito, Chiho Katsura, Sadao Nakajima
Produttore: Tatsuo Honda, Kimihiko Sato
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Kiyoshi Kitasaka, Atsushi Ogawa
Montaggio: Isamu Ichida
Musiche: Yasuori Tsuchida
Costumi: Takeshi Yamazaki
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Data di rilascio:
 7 novembre 1981
A distanza di numerose ere geologiche torniamo a parlare di Takamori, che come sempre lo avevamo lasciato con una mia esplicazione piuttosto scrausa. Inizia a lavorare per la Toei dal 1957, dopo essersi laureato in lettere, come assistente alla regia. Si prese un anno e mezzo di pausa a causa di una tubercolosi polmonare, ma non si arrese ed esordì nel 1964 con il dramma romantico di "Here Because of You", per poi dirigere un giovane Sonny Chiba ed il suo pupillo Hiroyuki Sanada nel ninkyo eiga di "Game of Chance" (1967): un successo tale da generare altri due seguiti. Lo dirige nuovamente agli inizi degli anni '70 con la saga del "poliziotto yakuza" e della "guardia del corpo", fino al suo ritiro in ambito televisivo fino al termine della sua carriera nel 2006. Passa a miglior vita nel 2011, all'età avanzata di 86 anni.

Daisuke Kamikaze (Sonny Chiba), ex-atleta olimpico che rappresentava il Giappone ed ora membro dell'Università di Tozai, trascorre le sue giornate a bordo del suo biplano: un giorno il suo velivolo ha un guasto e si schianta. L'impatto terrorizza l'aspirante fantina Kei (Kumiko Akiyoshi), ma Daisuke riesce a sopravvivere. Una volta licenziata Kei per avere ferito il suo cavallo, all'Università scoppia uno scandalo dovuto all'uso di finanziamenti illeciti per avere favorito alcuni suoi membri. Tra questi membri viene espulso Aki (Hiroyuki Sanada), assieme a Daisuke. Entrambi decidono di escogitare un colpo per recuperare i fondi illeciti, ed allo stesso tempo si fionda una potente yakuza...

Spettacoli pirotecnici in un bighellonare così vasto da raggiungere tranquillamente i livelli di un kolossal (ma a basso costo), con la performance del duo Sonny-Hiroyuki che lascia spazio a qualche lacrima nella durata della pellicola: soprattutto la scena in cui saltano nell'appartamento di Sonny è una delle sequenze nella quale Hiroyuki lo ricorderà con affetto per il divertimento genuino. Il film sfrutta numerose volte la trama, come scusa per portare il nostro trio in sequenze d'azione esplosive in luoghi da cartolina, soprattutto nel finale ambientato nell'isola abbandonata di Hashima. Consiglio caldamente a voi lettori di disattivare il cervello e di godervi fino all'ultimo fotogramma il film, ci saranno risate e momenti seri, perfettamente alternati alla Wong Jing e senza sfociare nella parodia. Il montaggio è la vera spina dorsale della pellicola, veloce e ben congegnato; a livello fotografico è puro binomio pastelli-alta luminosità, come nel guardaroba dei personaggi; musica perfetta per godersi l'intero viaggio con il trio, incalzante.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 17 novembre 2025

La Città delle Belle Donne (Beppin no Machi) - 1989

Regia: Takahito Hara
Soggetto: Haku Kenjo
Sceneggiatura: Hiroshi Kashiwabara
Produttore: Masao Mochizuki, Kazuo Kishimoto, Tatsuo Hattori
Casa di produzione: Central Arts
Paese di produzione: Giappone, Canada
Distribuzione: Toei
Fotografia: Kikumatsu Soda
Montaggio: Isao Tomita
Musiche: Kimio Nomura
Scenografia: Shushi Nakamura
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Data di rilascio: 18 ottobre 1989
Esordio alla regia di Takahito, che dopo la gavetta nelle celeberrime serie televisive di "Seibu Keisatsu" (1979-84) e "Abunai Deka" (1986-87), è riuscito a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel mondo del cinema commerciale nipponico: avendo lavorato al fianco di Toru Murakawa e Toshio Masuda, inizialmente dirigeva films d'azione/hard-boiled, per poi spostarsi tutt'ora in commedie sensibili come "I Don't Have a Grave!" (1998) grazie al successo della trilogia di "Midnight Run Main Store" (1992-95). Secondo il portale Eiga.com, il suo ultimo film risale al 2019 e si intitola "Bad Girls Make a Lot of Money".

L'investigatore amatoriale ed ex-professore di legge "Me" (Kyohei Shibata), viene chiamato per ritrovare Machida (Emi Wakui), la figlia del gioielliere Tatsuo Nakajima (Toru Minegishi), scomparsa da diversi giorni. Subito un suo giovane informatore della yakuza, Sayama (Masahiro Motoki), si mette sulle sue tracce ed assieme scoprono una organizzazione che rapisce giovani ragazze per poi esibirle in spettacoli osceni...

Poca la sostanza, ma l'estetica colma la parte mancante del detective drama. Riesce ad incamerare senza problemi gli stilemi tipici della bolla nipponica, rappresentati sfacciatamente da Kyohei: raramente vi è una scena in cui non fuma e non beve, atta a rappresentare il consumismo gioioso dal decennio glorioso in questione, oltre ai suoi metodi molto concreti nel sbrogliare i guai (cazzotti inclusi) e nel trovare la verità nei luoghi che meno aspettiamo. Lui non parla, esclama citazioni in ogni singola scena. Masahiro efficiente nel suo lavoro, in mezzo a due mondi ed astuto alla pari di Kyohei. Il contesto attorno al duo è letteralmente un documentario della Kobe che tutt'oggi ha smesso di esistere dopo il fatale terremoto del 1995, immortalato dalle guide all'aperto di Kyohei a bordo sulla sua MG B e dalle sequenze girate dall'alto per seguire quest'ultimo in giro per la metropoli. Fotografia che esalta l'architettura moderna in una lente molto pulita alla Morita, dove si munisce di longevi piani sequenza e moviole ben sfruttate in momenti chiave, ma soprattutto la cinepresa prende il decollo nelle scene notturne in cui la metropoli esalta tramite le sue luci le proprie strutture geometriche. Montaggio a compartimenti stagni, colonna sonora capace di posizionarsi per bene all'interno dei nostri timpani con degli assoli di chitarra ed il commento vocale di Kyohei, degni del popolarissimo city pop nipponico dell'era.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 12 novembre 2025

I Cattivi (The Villains) - 1973

Regia: Chor Yuen
Sceneggiatura: Ni Kuang
Produttore: Run Run Shaw
Casa di produzione: Shaw
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Shaw
Coreografie: Yuen Woo-Ping, Yuen Cheung-Yan
Fotografia: Wu Cho-Hua
Montaggio: Chiang Hsing-Lung, Lee Yim-Hoi
Musiche: Stanley Chow
Trucco: Wu Hsu-Ching
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Data di rilascio:
 9 marzo 1973
Torniamo a parlare di Chor Yuen, che avevamo lasciato nell'ormai lontano 2022 con il suo ultimo lavoro sul grande schermo, ma senza analizzarlo a dovere. Cineasta molto prolifico, qui al picco del suo mestiere assieme alla casa della Shaw, iniziò a lavorare come sceneggiatore nel 1956 con "Flower Petals in the Wind" ed esordisce come regista nel dramma di "Grass by the Lake" (1959), divenendo immediatamente noto al porto con il melodramma di "The Great Devotion" l'anno seguente, un successo sia di pubblico che di critica. Con all'attivo un totale di 123 films da regista e 71 come sceneggiatore in una carriera di 30 anni, ha saputo destreggiarsi nel cinema di genere portuale. Numerose sue opere passarono alla storia, come il cult di "The House of 72 Tenants" (1973) che riaccese l'interesse del pubblico nel cinema in lingua cantonese e nell'adattare i romanzi di Ku Lung, dandone una dimostrazione in "Killer Clans" (1976). Passa a miglior vita il 21 febbraio del 2022, all'età di 87 anni.

Lin Xiao-Hong (Shih Szu), a seguito della morte dei suoi genitori, si reca a casa di suo zio Fang (Ching Miao) assieme a suo cugino Fang Zheng (Yueh Hua). Sin da subito, il fratello di Zheng, Fang Fang (Chen Hung-Lieh) si innamora di Lin, oltre ad essere il favorito del padre Fang. Dopo una violenta lite in un bordello, scatenata da Fang Fang, il padre decide di mandare Zheng a Shanghai: nel mentre, Fang Fang riesce a mettere incinta Xiao e diviene un criminale ricercato... per risolvere ciò, viene mandato l'agente di polizia Zheng.

Pesante melodramma che assume i connotati di un western, dato l'inizio ampiamente illustrativo sul tema della pellicola al retrogusto di piombo e saccheggio. Perché? La colonna sonora vanta alcuni pezzi da capolavori hollywoodiani come "La Conquista del West" (1962) e nostrani come "C'era una Volta il West" (1968), che riescono nel loro effetto lacrimogeno in scene chiave. Nonostante il film proceda a ritmi alternati, le sue scene d'azione ripagano l'intera visione, assieme alle scenografie che richiamano molto il western (un casolare abbandonato in mezzo alla desolazione, la difficoltà della polizia imperiale nel catturare la banda di Chen) ed arricchite dall'eleganza dei set. Eleganza ben fotografata, soprattutto: vanta longevi piani sequenza nella casa di Ching, panorami selvaggi (con le voci fuori campo di Yueh e Shih), ampi spazi in cui i due fratelli si affrontano ed un chiaroscuro ben sfruttato nelle scene in cui verseremo qualche lacrima, oppure di suspense. Il montaggio accompagna davvero bene le scene d'azione, ma lascia a desiderare nel resto dell'esecuzione.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 novembre 2025

Una Folle Corporazione (Karajishi Kabushiki Kaisha) - 1983

Regia: Chusei Sone
Soggetto: Nobuhiko Kobayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura, Makoto Naito
Produttore: Nobuo Hayashi, Shinsuke Inoue, Masao Kimura
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Koichi Suzuki
Montaggio: Kiyoaki Saito
Musiche: Masato Kai
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Data di rilascio: 17 dicembre 1983
Chusei fu uno di quei registi non popolari per i suoi films d'azione, ma per il "Roman Porno" di una casa oramai ridotta a sopravvivere sull'erotismo. Nel nostro blog avevamo parlato di numerosi registi che avevano militato nello pseudo-genere in questione come Yojiro Takita e Yasuharu Hasebe, ma secondo alcuni critici, Sone fu il migliore del filone: soprattutto grazie all'eredità di Seijun Suzuki, con cui vi ha lavorato come assistente regista sin dalla sua entrata alla Nikkatsu nel 1962. Quando la N si convertì completamente al "genere", a Chusei gli fu offerta l'occasione di dirigere per la prima volta un film nel 1971. Per tutto il decennio ebbe una carriera altalenante di successi e fiaschi. Stanco di girare per la casa, ma costretto a farlo per avere l'entrate dei films, lavorò contemporaneamente con altre case indipendenti al di fuori del genere. Dal 1980, Chusei decise di prendersi una pausa dal filone per lavorare in altri generi, come lo yakuza eiga di cui ne parlerò a breve, fino al suo ritorno nel 1982. Lascia la Nikkatsu nel 1984, ma ci ritorna nel 1986 per girare uno degli ultimi films della casa. Dopo avere diretto un altro dei suoi successi nel 1988, "Flying", si ritira dal cinema e passa a miglior vita nel 2014 a causa di una polmonite.

Dark Aramaki (Yasushi Yokoyama) viene scarcerato e torna a lavorare per il suo boss Samu (Tetsuro Tamba), dove lo ritrova a gestire una rivista e diretto ad espandersi nell'industria dello spettacolo: ha intenzione di lanciare sua figlia Hitomi (Chiemi Kai) come cantante, ma Aramaki dovrà vedersela con il clan rivale Shimada ed arrivare vivo al talent show televisivo in cui Hitomi si dovrà esibire...

Pietra tombale sul mondo yakuza, oramai più focalizzato sulle luci dei riflettori, che nei loschi affari di un tempo. Tetsuro impersona più un amministratore delegato, che il classico boss spietato di una yakuza, ma mantiene intatta la piovra dei suoi "affari" in ambito multimediale: posa per la sua rivista, gira films, scrive i testi delle canzoni per sua figlia e trascorre il suo tempo libero come critico gastronomico per suo figlio, desideroso di divenire un cuoco. Aramaki è costretto ad adattarsi in questo periodo di transizione, divenendo il manager di Chiemi ed il suo personale assistente nei suoi esercizi vocali, dove nonostante i battibecchi con lei ci regala una poliedrica performance, tra risate e sfuriate varie. Per chi conosce a fondo l'industria cinematografica nipponica, Chusei parodizza l'allora nascente Kadokawa tramite la yakuza di Tetsuro, prima nel mondo dell'editoria e prossima a divenire un colosso mediatico, oltre a lanciare un'aspra frecciata nel mondo del cinema nipponico in generale, oramai divenuto un mezzo per lanciare future idols e per nascondere malaffari. In ambito fotografico possiamo notare numerosi piani sequenza longevi dai colori accesi e caldi, con scenografie davvero ricchissime di dettagli e riferimenti al tramonto della yakuza tradizionale. Colonna sonora ridotta all'essenziale e trama folta di colpi di scena, sia esilaranti che movimentati.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 4 novembre 2025

I Bastardi Aziendali (Boryoku Kinmyaku) - 1975

Regia: Sadao Nakajima
Sceneggiatura: Kazuo Kasahara, Tatsuo Nogami
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone
Fotografia: Toshio Masuda
Montaggio: Kozo Horiike
Musiche: Toshiaki Tsushima
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Data di rilascio: 9 agosto 1975
Appartenente al sottofilone dei films finanziari sulla yakuza, è una lente d'ingrandimento sul mondo dei "sokaiya" (lett. "ricattatori aziendali" o "uomini d'incontro"), specializzati nell'estorcere denaro e ricattare aziende tramite minacce di umiliazioni pubbliche sui loro dirigenti, solitamente durante la loro riunione annuale (ossia nelle "sokai"): a differenza di quelle occidentali, la riunione è equiparabile ad una cerimonia. Alcune aziende come la Mitsubishi e la Daiwa hanno pagato tangenti per i "sokaiya", in modo tale da impedire a loro di mettere in imbarazzo l'azienda, intimidendo altre ed interrompendo assemblee. Nati al termine dell'Ottocento, erano considerabili come dei protettori nei confronti delle voci e degli scandali sul management di un'azienda. Stando ad un recente rapporto dell'Agenzia Nazionale di Polizia nipponica, nel 2023 erano ancora attivi solo 150 sokaiya, di cui 30 lavoravano in gruppo e 120 da soli. 

L'aspirante ricattatore Hiroshi (Hiroki Matsukata) si dirige all'alba negli uffici della Ohira Heavy Industries per ritirare il suo biglietto, per ricevere la sua indennità: Hiroshi fa' così conoscenza del veterano Mantaro (Eitaro Ozawa), da 30 anni in tale campo e grazie a questa conoscenza stringe amicizia con un giovane membro della Teraoka-gumi, dove assieme collaborano per affrontare il più potente ricattatore del Kansai, nonché proprietario della Naniwa Mutual Bank. Una volta riuscito lo scandalo, Mantaro passa a miglior vita dalle percosse ed Hiroshi riesce ad estorcere 30 milioni di yen dalla banca, usando come pretesto la presenza di prestiti illegali dal suo presidente, trasferendosi così a Tokyo. Nagao (Hideji Otaki), vicepresidente della società commerciale Tosho Bussan, nota la determinazione di Hiroshi e gli chiede di attaccare la Toa Seisakusho, società in cui ha fallito ripetutamente nell'acquisizione. Nel mentre, scopre che la sua ragazza Aya (Reiko Ike) è la figlia biologica del presidente della Toa...

Magistrale rappresentazione, priva di alcun rimorso, di un ricattatore che vive su un pavimento d'argilla: ogni gesto, ogni parola è tagliente ed ai limiti della diffamazione pubblica, pur di poter sopravvivere. Fukasaku mise assieme il prototipo del sottofilone nel 1968, ma in questo caso il contesto è ben esplicato dalla spudoratezza esplicita del personaggio impersonato da Matsukata, disposto a qualsiasi fantasiosa scusa per assicurarsi cifre enormi ed anche a numerosi pestaggi da yakuza assoldate dalle grandi aziende per mettere a tacere i ricattatori come lui. Ottimi gli intermezzi comici che accompagnano l'andazzo documentaristico/criminalistico della pellicola, capace di dare ampio spazio ai personaggi principali e soprattutto i pilastri fondanti del film come Matsukata, Tamba e Reiko. Nemmeno la colonna sonora delude dall'amarezza della trama, che riesce a dargli un tocco agrodolce e di assurdismo al prodotto, come la fotografia cruda e satura di colori dal guardaroba del cast.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 3 novembre 2025

Sandakan No.8 - 1974

Regia: Kei Kumai
Soggetto: Tomoko Yamazaki
Sceneggiatura: Sakae Hirosawa, Kei Kumai
Produttore: Masayuki Sato, Hideyuki Shiino
Casa di produzione: Toho, O&R Productions, Haiyuza Eiga Hoso Company
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toho
Fotografia: Mitsuji Kanau
Montaggio: Tatsuji Nakashizu
Musiche: Akira Ifukube
Scenografia: Takeo Kimura
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Data di rilascio: 2 novembre 1974
Finalmente ho l'onore di tornare a parlare di Kumai, autore di quell'oscurità che ha ritrovato il suo riscatto in luce due anni prima. In questa pietra miliare della sua filmografia ci porta nella città di Sandakan in Malesia, un tempo meta dei traffici di sesso per le "karayuki-san", costrette a prostituirsi nelle nazioni del Pacifico e nelle ex-colonie nipponiche: vantano un loro cimitero, costruito nel 1890 dall'allora sig.ra Kuni Kinoshita, a capo del bordello "Sandakan No.8". Al suo rilascio ebbe un notevole successo di pubblico e di critica, tanto che in Cina fu uno dei più grandi successi in assoluto all'estero di una pellicola nipponica, al suo arrivo nel 1978 assieme a "Manhunt" (1976): solo a Pechino incassò un totale di 3,5 milioni di yuan (427.000 euro) e mancò per poco la vincita dell'Oscar al Miglior Film Straniero.

La giovane giornalista Keiko Mitani (Komaki Kurihara) sta scrivendo un articolo sulla storia delle donne nipponiche costrette a prostituirsi nei bordelli nel Pacifico, agli inizi del Novecento. Per puro caso fa' la conoscenza di Osaki (Kinuyo Tanaka), un'anziana signora che vive in un villaggio remoto assieme ai suoi gatti. Lei accetta di raccontare la sua storia ed il film ci trasporta negli anni '20, dove la giovane Osaki (qui interpretata da Yoko Takahashi) viene venduta dalla propria famiglia come cameriera a Sandakan, nell'allora Borneo del Nord britannico, in ciò che credeva fosse un hotel. In realtà, l'hotel si rivela essere un bordello molto redditizio, ossia il "Sandakan No.8". Dopo avere lavorato per ben due anni come cameriera, viene costretta dal proprietario del bordello ad essere una prostituta...

Profonda riflessione su un frammento, purtroppo dimenticato, del passato imperialista nipponico. La tratta delle schiave del sesso è come una piovra, capace di infestare qualunque luogo di depravazione e di lussurie dalle categorie più disgustose di uomini in circolazione: gli spietati. E purtroppo, in un bordello, si giustifica qualunque atto ripugnante pur di lucrare sulla pelle di chi è stato privato dei suoi diritti basilari... documentato da una cinepresa più furiosa del solito nel portare alla luce una pagina buia della storia del Paese, abilmente raccontata dalle memorie dolorose di Tanaka, in un cammino dove non ha mai potuto provare reali sentimenti per qualcuno ed abitante di una casa caduta in rovina come la sua storia oscura: da giovane, Yoko porta a compimento il resto del lavoro in una performance ai limiti della finezza e della vulnerabilità per la realtà che ogni giorno prova una donna costretta a concedersi nei confronti di tali soggetti. Kurihara, come il film, fa' il suo dovere giornalistico e fotografa il tutto con una rara sensibilità sui misfatti avvenuti, grazie anche ad una scenografia elegante e non banale del flashback della co-protagonista. Fantastici gli accenni al cinéma vérité dalle micro-interviste fatte ad alcuni residenti locali di Sandakan, con dei colori caldi tipici degli anni '70. Montaggio anonimo, ma ci distrae dal tutto la colonna sonora straziante di Ifukube che grazie alla potenza visiva di alcune scene incamera la furia di quell'epoca ormai sparita...


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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