lunedì 20 settembre 2021

King Kong (1933)-La Spider Pit e altre scene eliminate-

 

-AVVERTENZE-

Per i seguenti contenuti presenti in questo articolo, si sconsiglia la visione ad un pubblico facilmente impressionabile e ai lettori che soffrono di aracnofobia- Grazie per la lettura-






Di King Kong, l'ottava meraviglia del mondo, si è già parlato molto sul Sottobosco, spesso in maniera molto positiva, abbiamo discusso dei film perduti non autorizzati e già detto che è uno dei migliori film dedicati ai mostri in assoluto, probabilmente il primo nel suo genere, diretto da C. Cooper e Schoedsack, con le animazioni in stop motion del sempre magnifico Willis O'Brien(probabilmente, di lui parleremo ancora in futuro).


Ora, non staremo qui a parlare della trama e delle sfumature presenti in tutto il film, dato che qui ci concentreremo solamente sulle scene eliminate e inutilizzate, e' tuttavia possibile che in una prossima visione, discuteremo anche del film vero e proprio, in quanto il film merita molto.



Prima di iniziare, bisogna fare una premessa, esistono due tipi di scene eliminate(soprattutto se parliamo di film così vintage):


-Scene eliminate per la censura 

Ovvero tutte quelle scene che erano presenti nella versione  originale del 1933, ma che furono rimosse nelle successive release, come ad esempio la scena in cui Kong spoglia ed annusa Anna, tutte queste scene sono poi state successivamente reinserite per l'uscita Uncut in DVD e Blu-Ray, sono quindi attualmente visibili.

-Scene eliminate e  non completate

 Quelle che andremo ad "esaminare" noi. Vale a dire, tutte quelle sequenze che non vennero completate o che vennero tagliate prima ancora della release finale(molto probabilmente,  vennero mostrate nelle proiezioni di prova), sono presumibilmente andate perdute.




-Anna spavantata da un serpente gigante- 

Poco prima dell'attacco del T.Rex(o in alcune versioni un Allosauro) Anna veniva spaventata dalla vista di un serpente gigante, identificato come Giganthopis, la creatura  è ancora presente nel film completo, stoppando nell'esatto momento ,  è possibile vederla su un albero, seppur molto difficile, sopratutto se si sta guardando la versione originale in  b/w.

Nota. Il Gigantophis o comunque un serpente molto grosso, apparirebbe anche nella famosa Spider Pit, ma non vi è modo di sapere con precisione se è il medesimo modello.

Il Gigantophis sull'albero



-La scena originale del tronco-

Nel film finale è un dinosauro, per precisione un Triceratopo/Styracosaurus ad intrappolare la crew di marinai sul tronco che si affaccia sul baratro(il famoso spider pit), ma nelle intenzioni originali ci doveva essere un Arsinoitheirium(un antenato del rinoceronte odierno). Di questa creratura esistono ancora le foto di prova.

Nota. La scena del triceratoro/styracosaurus in alcune versione è tagliata.




Foto dai test per la scena.

Il modello dell'Arsinoitherium così come sarebbe
dovuto apparire


-Kong contro i tre Triceratopi-

Scena in origine molto ambiziosa, ad un certo punto, il buon Kong avrebbe dovuto vedersela contro 3 triceratopi alla volta, il gorillone veniva inseguito dai 3 dinosauri in una sorta di fossa con le sabbie mobili(o fango), uno dei dinosauri sarebbe morto andando nella fossa. Gli altri due invece venivano ussici da Kong, era presenta anche una scena molto cruenta, per l'epoca, un marinaio impalato da uno dei triceratopi. 

Questa scena fu parzialmente girata ma mai completata del tutto, appare tuttavia nello novelizzazione ufficiale. 


Scena tratta da Creation(1931)


-Kong attacca i  nativi-

Nelle intenzioni originali di Cooper, il suo Kong avrebbe dovuto essere una furia della natura, si "buono" ma anche animalesco e selvaggio, tuttavia la RKO decise di tagliare questa sua parte selvaggia e di mostrarlo molto più docile, una delle scene che furono tolte(o mai girate) infatti prevedeva un attacco di Kong contro i nativi dell'Isola del Teschio, in cui il gorillone avrebbe dovuto calpestare e divorare qualche indigeno sfortunato.

-Il Brontosauro nell'acqua-

Durante la fuga dei marinai, un brontosauro(erroneamente mostrato come carnivoro nel film, quando nella realtà fu erbivoro) uccide violentemente tre marinai.



-Un marinaio spara ad un Triceratopo-

Questa scena in realtà proviene da un vecchio lavoro di O'Brien e mai realizzato, dal film (previsto per il 1931/1932) Creation, una sorta di sequel del bellissimo The Lost World(1925), film tratto dal romanzo omonimo di sir Conan Doyle, al quale O'Brien stesso lavorò per far "tornare in vita" i dinosauri, in un certo senso possiamo dire che fu grazie a Creation se naque in seguito King Kong. 


Nota. Per chi volesse, il test per il film mai realizzato è visibile su YT.

Scena tratta dalle prove per Creation.
Colorata in seguito-


-Scena estesa della fuga dalla tana di Kong-

La fuga di Jack ed Anna sarebbe dovuta essere molto più lunga e dettagliata in origine, con un furente Kong all'inseguimento dei due, questa scena è stata girata ma tagliata perché interferiva con il ritmo del film.



-Kong a New York-

Originalmente, le scene in cui Kong crea il chaos a N.Y erano più lunghe e intense, come per esempio il gorillone che irrompe in un hotel, dove dei signori giocano a carte e ne divora uno, scena rimossa perché troppo simile ad una presente nel film The Lost World del 1925.

In catene, poco prima di liberarsi per N.Y-


Ed ora ci siamo cari lettori, ad una delle scene più discusse, teorizzate e famose di sempre, la famosa  sequenza nota come, Spider Pit

-La scena della Fossa, aka The lost Spider pit sequence-

Qui ci ricolleghiamo alla scena del tronco, una volta che i marinai sono intrappolati sul tronco con il Triceratopo/Styracosaurus da una parte e Kong dall'altra, quest'ultimo smuove il tronco, facendo cadere la crew nel baratro, eccetto Jack che riesce a salvarsi, solo per vedere uno spettacolo orribile.

Infatti, i pover'uomini non trovano la morte nella caduta, come avviene nella release finale, ma  sotto forma di  creature  in un certo senso ben più spaventosi dei dinosauri, insetti giganti, ragni e granchi e uno strano insetto misto ad un polpo.


Si, in realtà ne avevamo già parlato approfonditamente qui sul Sottobosco, motivo per il quale ho deciso di lasciarla per ultima,  ma siccome, anche io non sono immune dal fascino del perduto, ne riparlerò.

Di questa famosa scena perduta, fra gli esperti ed appassionati se ne parla e discute da decenni, praticamente sin dagli anni 60. Considerata solo una fantomatica leggenda, in realtà pare essere esistitita veramente.

Un frammento rimasto dalla scena originale, possiamo notare che il modello del ragno è molto dettagliato, si deduce  quindi che era previsto in origine per un campo ravvicinato.

Le ipotesi sono molte, secondo molti  fu talmente grande lo shock che scatenò al pubblico di prova che Cooper stesso decise di cancellarla, anche se lo stesso regista ha rivelato che la scena non fu tolta per la reazione che ebbe, ma perché interferiva con il ritmo del film, possiamo dargli anche ragione, dopotutto nessun personaggio principale viene coinvolto. 

Molti ancora dicono che non fu mai girata, ma questo è impossibile o quantomeno irrealistico, date le parole dello stesso O'Brien "una delle migliori scene che ho mai girato". 

Quale sia la reale causa del taglio, rimane un peccato non poterla vedere in tutta la sua gloria e probabilmente non la rivedremo mai più, anche se una piccola speranza vi è ancora, Cooper stesso disse di aver lascito tutto il materiale agli studi RKO quando andò via, forse con molto fortuna, la sequenza è ancora li, nascosta a prendere polvere, possiamo solo sperarlo.


Detto questo, vi ringrazio per la lettura ed il sostegno e ci vediamo alla prossima!


domenica 5 settembre 2021

Bollettino Cinematografico #2: Dal Neorealismo Italo-Tedesco all'Azione Neorealista di Hong Kong

Carissimi seguaci, rieccoci qui con il nostro appuntamento del cinema oriental-occidentale con tutte le sue sfumature... ricche di piombo e di tanti acrobati che si lanciano su ogni oggetto per riempire i botteghini di ogni cinema multisala.

Si Può Essere più Bastardi dell'Ispettore Cliff?, regia di Massimo Dallamano, 1973.
Cliff Hoyst è un agente della narcotici in incognito, e riesce ad entrare in un giro insieme a un trafficante di droga. Viene quindi inviato in Libano per impedire l'acquisto di una grossa partita di droga da un clan mafioso.
Unica incursione del regista nel genere thriller/giallo, ed a mani basse riesce a competere anche con altri specialisti come Umberto Lenzi e Fernando Di Leo. Contiene tutto quello che uno spettatore si aspetta nel genere, adatto solo per stomaci forti: doppiogiochisti, sparatorie, inseguimenti, sadismo ed un'estrema ambiguità morale. Il tutto coronato dal classico finale cinico e senza scampo tipico di quegli anni. Patricia Hayes e Ivan Rassimov brillano sopra tutti, la prima ben calata nel suo ruolo di "mamma", ma del crimine in salsa carismatica; il secondo riesce ad emergere dall'ombra di Hayes grazie alla sua corsa frettolosa per acquisire il denaro sporco di tale clan. Anche la sig.rina Stephanie Beacham completa l'epicità del casting con il suo sex-appeal (senza sforzarsi). Superlativo il lavoro della fotografia, comprese le locations. Anche la colonna sonora (diretta da Riz Ortolani) martella molto i timpani e si posiziona benissimo nei nostri condotti uditivi, ed esprime l'atmosfera cupa e tesa della pellicola. 

I Bastardi, regia di Duccio Tessari, 1968.
Due fratelli (Giuliano Gemma e Klaus Kinski) si contendono sia l'amore di una donna che il bottino di una rapina, e per entrambi finirà male...
Difficile trovare chi sia il vero bastardo nel film, dato che lo sono quasi tutti. Compresa la madre dei due fratelli (Rita Hayworth, poco prima dell'insorgere del morbo di Alzheimer), consumatrice sfrenata di whisky. Impostato come un western, ma ambientato nell'America moderna di fine anni '60, il regista ci regala inconsapevolmente un'istantanea di quell'epoca: auto scintillanti, case sontuose, nightclub danzanti, campagne e sfondi che riassumono il sogno americano, il tutto con una fotografia dai colori frizzanti e vivaci che addolciscono l'atmosfera noir della pellicola. Non troppo lontano dal genere poliziottesco, ricco di sparatorie, inseguimenti, donne nel ruolo di "femme-fatales". Il sig. Duccio si allontana dal tipico stile dei noir all'americana, ed alza la posta in gioco con dei personaggi che non si possono redimere alla Melville... Giuliano abbandona temporaneamente il personaggio di Ringo e si cala in un tiratore scelto disposto anche a sparare senza problemi ai suoi complici, pur di portare a termine la sua impresa; Kinski nel ruolo del fratello geloso che vorrebbe avere quei diamanti per sé; e la sig.ra Hayworth per la maggior parte del tempo ubriaca e dagli sbalzi d'umore imprevedibili che a volte riescono a rubare alcune scene del film.

Supermarkt, regia di Roland Klick, 1974.
Willi (Charlie Wierczejewski) è un ragazzo di strada che si guadagna da vivere con piccoli reati. Fa' amicizia con due persone completamente differenti: un giornalista che vuole aiutarlo a guadagnarsi da vivere onestamente, e un vecchio criminale in cerca di soldi facili.
Piccolo capolavoro sempreverde del neorealismo tedesco, noto in patria come "kleine dreckige film" (piccoli films sporchi), basato su fatti di cronaca, polizieschi e drammi di strada ricchi di denunce politiche/sociali simili alle nostrane capitanate da Damiani. L'intera pellicola è dannatamente elettrizzante, ma anche carica (sfortunatamente) di depressione anche a causa delle ambientazioni tipiche di quel sottomondo del crimine... case abbandonate, rovine, strade secondarie quasi sempre buie e notti illuminate dai lampioni stradali ormai consumati della città di Amburgo. Nichilismo a palate che lascia senza fiato lo spettatore, compreso il non abbandonabile mondo della microcriminalità. In una pellicola di un'ora e 24 minuti, il regista è riuscito a trasformare Amburgo come una città dove la speranza non esiste... e dove il torto è sempre dietro l'angolo, che delimita l'impossibilità di redimersi in positivo in quel tipo di società. E per sopravvivere sei costretto a fare il delinquente, pur di sfuggire alla miseria imperante nella città...


12 Ore di Terrore, regia di Wong Jing, 1991.
Un gruppo di nazionalisti giapponesi fallisce l'assassinio del Dalai Lama durante la sua visita a Singapore nel Giorno dell'Indipendenza, ma esso rimane ferito gravemente dall'attentato. Ha urgentemente bisogno di una trasfusione di sangue, e due poliziotti hongkongesi giunti a Singapore hanno un raro gruppo sanguigno, venendo a loro volta minacciati dai terroristi.
La trama non è assolutamente nulla di speciale, ma lascia il segno per il suo ritmo veloce che non lascerà neanche il tempo di comprendere allo spettatore i fatti accaduti nel film. Se sei un appassionato dei films d'azione, questo film può fare per te: sebbene il regista avesse a disposizione un budget molto limitato, grazie ad alcuni momenti esilaranti (vedasi la scena del tizio in sedia a rotelle in ospedale durante l'invasione dei nazionalisti!) e la situazione tra l'esagerazione e il realismo, risulta vincente nella sua formula da film d'azione. I personaggi non cercano in alcun modo di sembrare troppo simpatici, ed a volte condividono momenti violenti e molto sanguinolenti con i terroristi... colmi di adrenalina che vi faranno alzare dalla sedia! Merita uno sguardo da qualche futuro regista che non ha i soldi di qualche produttore milionario...

Addio Cina, regia di Clara Law, 1990.
Pellicola che descrive il desiderio immigratorio dei cinesi nella Cina continentale negli Stati Uniti. Il film segue Zhou (Tony Leung) insieme a sua moglie (Maggie Cheung) nella metropoli di New York, e gli attenderanno spiacevoli sorprese nella "terra promessa".
Se qualcuno di voi è interessato alla cultura cinese, questa pellicola può aiutarvi molto nel vostro studio; in quanto intrisa di pessimismo... ma anche elettrizzante ed agghiacciante nella storia di questi due immigrati, costretti a vivere in condizioni spaventose, scroccando cibo e ad essere disposti alla prostituzione di un'adolescente pur di mantenersi ed avere un tetto sopra la loro testa. Difficile da visionare, ma sicuramente non è da mandare al macero. Il film continua a dirci che vivere in America non è tutto rosa e fiori, e chi non ha maestria e furbizia nei bassifondi newyorkesi non ha alcuna speranza di sopravvivere. Il pessimismo non lascia scampo nemmeno ai due protagonisti, soprattutto la sig.rina Maggie... che dalla dolcezza del suo personaggio si evolverà in un qualcosa di scioccante verso gli ultimi minuti della pellicola. Anche per Tony è prevista una metamorfosi: da padre innocente, poi disilluso e infine tragico. Se non siete abituati al feroce neorealismo della sig.rina Clara Law, evitate la visione della pellicola...

Grazie per la visione, ed al prossimo appuntamento!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! 

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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