domenica 21 giugno 2020

Non Sparate sui Bambini - 1978

Anno: 1978
Regista: Gianni Crea
Casa di produzione: Cabes Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Giancarlo Prete: Dino Settimi
Eleonora Giorgi: Ilda
Italo Gasperini: Beaumont
Marco Gelardini: Marco Settimi
Antonella Lualdi: la maestra
Giampiero Albertini: il sig. Settimi
Sandra Trouvè: la ragazza di Marco

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando un regista del genere western si cimenta per la prima volta nel campo del poliziesco, riuscendoci abbastanza bene. Un tentativo alla Stefano Vanzina, si potrebbe dire. E' solo che La Polizia Ringrazia (1972) ha avuto più visibilità, rispetto a questa perla dimenticata.
Una spanna al di sopra di altre produzioni locali di fine anni '70, rispetto al mediocre e squallido Mario Bianchi, di cui ne avevo già parlato in precedenza...

Siamo nel 1978, in un'epoca in cui il poliziottesco è in piena fase di implosione su sé stesso, dato che si stanno esaurendo le idee per farlo continuare, in quanto il filone è nelle mani di registi negati come Mario Bianchi. Stelvio Massi dirige tre collaborazioni con Maurizio Merli: Il Commissario di Ferro, Un Poliziotto Scomodo e Poliziotto Senza Paura (distribuito anche negli USA col titolo di Fearless Fuzz!), tutte opere che hanno riscosso un ottimo successo. Fernando Di Leo "saluta" il genere con Diamanti Sporchi di Sangue, un remake di Milano Calibro 9 (1972), e infine con la sua opera più controversa, Avere Vent'anni, in cui si intravedono Gloria Guida e Lilli Carati all'apice della loro carriera nelle commedie dell'epoca. Ed è in questo periodo che le sceneggiate napoletane incominciano a riscuotere un ampio successo da parte del pubblico napoletano e anche italiano.

Una famiglia vive in gravi difficoltà economiche.
Il padre è malato, il figlio minore si droga e il maggiore, Dino, perde il lavoro. Per guadagnarsi il pane, Dino finisce per fare il rapinatore.
Durante una fuga, si rifugia con i complici in una scuola e rischia la vita per salvare i bambini e la maestra, mettendosi contro i suoi compagni, cercando inaspettatamente un riscatto sociale e una redenzione.

Pellicola attualissima, poiché tratta delle società di copertura, l'angoscia del licenziamento, malattie da lavoro senza copertura sanitaria e persino il carattere e la foga dei mercenari. Quarant'anni e non sentirli affatto. Per dirla breve, viene raccontata la storia di un uomo piccolo, laborioso e fedele al sistema della classe sociale a basso reddito, da cui le assi dell'esistenza vengono strappate da sotto i piedi; il tutto raccontato senza indebolire il messaggio di base della pellicola.
Intrattenimento buono, divertente in alcune parti e un livello abbastanza alto di agitazione, e raramente un regista alle prime armi col genere ci riesce così bene.
La regia è composta da solide comparse del genere, in primis Giampiero Albertini, Eleonora Giorgi e Giancarlo Prete, che sono attivamente partecipi alle vicende del film. Si può anche sentire uno svogliato Stelvio Cipriani, che ha ricalcato la colonna sonora da alcuni suoi precedenti lavori. La consiglio caldamente agli appassionati del genere, in quanto non facile da trovare e vedere.


Purtroppo non si hanno notizie di alcune distribuzioni all'estero.

Crepuscolare e intrigante, anche grazie all'aria pauperistica che si respira nel film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 16 giugno 2020

[Flopiziesco #7] Dagli Archivi della Polizia Criminale - 1973

Anno: 1973
Regista: Paolo Lombardo
Casa di produzione: Canadian Films
Paese di produzione: Italia

CAST
Edmund Purdom: Teddy
Gordon Mitchell: Peter Wilcox
Alan Steel: Larry Brenton
Cleofe Del Cile: Margot
Mirian Alex: Jane Colman
Antonio Casale: il beduino
Ettore Ribotta: Bashir
Andre Montchal: Larsen
Giulio Donnini: Ibrahim
Enzo Fiermonte: ispettore Vernon
Pasquale Murolo: Joe il Maltese
Valeria Mongardini: Amina
Adriano Fraticelli: Astruan
Veronica Sava: miss Denis

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Quando si hanno minuti di girato che non sono andati in porto, e si decide di rimpolparli con altre sequenze girate ex-novo. Si tratta di uno spionistico girato negli anni '60, ma per qualche ignoto motivo è stato cercato di farlo spacciare per un poliziesco.

Siamo nel 1973, dove il cinema italiano deve ancora coniare il genere venuto a galla di recente, il poliziottesco. Ed è avvenuto grazie alla pietra miliare di Enzo G. Castellari, con La Polizia Incrimina, la Legge Assolve, che vede un Franco Nero impegnato a ripulire Genova dalla droga in ogni modo possibile. Fernando Di Leo diresse l'ultimo film della trilogia del milieu, il più cinico e senza alcuna speranza, Il Boss. Massimo Dallamano, che in seguito dirigerà il capolavoro giallo/poliziesco di La Polizia Chiede Aiuto (1974), gira il non-plus-ultra del genere poliziesco: un agente della narcotici in incognito in Libano.

Dall'archivio della polizia criminale di Londra (che cercano di farla passare per tale, quando è Roma), l'infedele poliziotto Larsen sottrae un microfilm con la documentazione dei crimini di Cosa Nostra per consegnarlo ad Austran, detto il Tunisino.
Alla caccia del microfilm si scatenano anche il detective Teddy e la sig.ra Jane, inviata del Times.
Anche qui il non-plus-ultra dei gialli dell'epoca, un prezioso microfilm ambito da poliziotti e criminali di ogni tipo...


La Alan Young Pictures, che ha avuto lo spiacere di restaurare la porcheria macchinosa di La Polizia Ordina: Sparate a Vista (1976), fece uscire in DVD questa pellicola rara e da farla rimanere rara, per come le scene d'azione siano ai livelli dell'amatoriale. La sparatoria che precede i titoli di testa è la più involontariamente comica mai vista in un poliziesco italiano, supera i movimenti scoordinati di Capuana in Provincia Violenta (1978).
La sceneggiatura non ci fa' capire chi e cosa deve fare, dato che è un film rimasto incompiuto e riempito di scene nuove, gli stuntmans che dovrebbero tenere il ritmo del film lo rallentano ancor di più, goffaggine e lentezza in scene d'azione poco credibili. La Londra in cui è ambientata la prima parte del film è palesemente Roma, e Lombardo non si preoccupa nemmeno di nascondere la cosa, dato che dietro alle spalle di Fiermonte compare la mappa della caput mundi. 
Tralasciando questi effetti negativi della pellicola, Lombardo utilizza degli angoli laterali  frastagliati, che fanno credere allo spettatore di guardare un microfilm sanguinolento.
Una piacevole perdita di tempo, rispetto ad altre pellicole in cui ero furioso per come abbiano buttato dei soldi per aggiungere scene idiote e di poco senso.


Sebbene il film sia stato girato tra l'Italia e la Tunisia, fortunatamente non è passato all'estero.

Tante le confusioni, i salti logici e temporali che rendono ardua la visione del film, ma a modo suo è un film imperdibile per come sia più un'opera da artigianato che da pellicola di genere.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 8 giugno 2020

Uomini di Parola - 1981

Anno: 1981
Regista: Tano Cimarosa
Casa di produzione: Gamma Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Tano Cimarosa: Gaetano Frasca
Leonora Fani: la figliastra
Luca Sportelli: maresciallo
Ria De Simone: Rosaria

ATTENZIONE: SPOILER!

Tano Cimarosa è tornato come regista, dopo essersi arrangiato con No alla Violenza del 1977, stavolta con un mafia movie misto a poliziesco, tutto ambientato in Sicilia.
La casa cinematografica è colei che creò Quando i Picciotti Sgarrano (1978), ma stavolta con un regista ben conosciuto e con un budget al di sopra della spanna del film già citato prima. 


Siamo nel 1981, dove il filone del poliziottesco incontra il suo definitivo capolinea, per la completa mancanza di idee per farlo continuare.
Il cinema italiano, dopo aver lasciato un decennio pieno di violenze sanguinolente, non ne vuole più sapere, lasciando al suo destino questo filone. Mario Merola è nel suo periodo d'oro delle sceneggiate napoletane, e in questo periodo firma tre films: Lacrime Napulitane, Carcerato e Napoli, Palermo, New York: il Triangolo della Camorra.
Il film in questione è un tentativo locale di denuncia contro la mafia, così come l'intento principale delle sceneggiate napoletane di questo periodo.

In Sicilia, un uomo viene ucciso a colpi di arma da fuoco fuori da una chiesa, e spetta a un nuovo capo della polizia scoprire chi lo abbia fatto.
Il capo della polizia è ingenuo sulle procedure dell'isola, quindi il suo assistente deve continuare a spiegargli cosa deve fare e chi deve interrogare.
I sospetti cadono sul capo della mafia locale, e il ragazzo affiliato alla mafia locale che dovrebbe aver premuto il grilletto, è in ospedale, fingendo di essere un malato d'ulcera.
La maggior parte del film si concentra sulle conseguenze dell'omicidio di quell'uomo. Si scopre che la moglie di Gaetano Frasca, aveva una relazione con un ragazzo, che la lascia per una donna più giovane. Il capo della polizia è in contrasto con la cultura siciliana, e Gaetano incomincia a sganciare ulteriore peso con il boss locale e con suo figlio paralizzato.

Il film è stato girato tra Mistretta e Tusa in provincia di Messina, con pochissimi mezzi e con nulla di interessante a livello tecnico, ma è necessario focalizzare l'attenzione sulla recitazione e sull'applicazione della trama.
La Sicilia contiene tutti gli ingredienti per un mafia movie, come la vendetta personale a colpi di lupara e le location estive con spiagge e campagne condite da una colonna sonora musicata da Alberto Mandolesi, che si adatta benissimo all'orecchio e anche all'ambientazione del film. 
Anche se Tano Cimarosa non era un regista a tutto tondo, aveva le sue idee e i suoi trucchi del mestiere per girare diverse scene. Ogni suo film è semplice ed è montato semplice, nulla da aspettarsi in più.


Il film è completamente sconosciuto all'estero, dato che è stato distribuito in videocassetta dalla Alpherat, in collaborazione con la New Pentax Video, tutt'ora inedita in DVD.

Ottimo prodotto per il pubblico semplice di allora, che può piacere anche adesso.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 4 giugno 2020

Car Crash - 1981

Anno: 1981
Regista: Antonio Margheriti
Paese di produzione: Italia, Messico, Spagna

CAST
Joey Travolta: Paul
Vittorio Mezzogiorno: Nick
Ana Obregòn: Janice
John Steiner: Mr. Kirby
Ricardo Palacios: Ian Wronsky

ATTENZIONE: SPOILER!

Il regista di Controrapina (1979) e di Con la Rabbia agli Occhi (1976), ci regala questa perla alla Squadra Speciale Cobra 11, seguendo la massiccia demolizione automobilistica di un anno prima con i Blues Brothers. Ma come sempre, un film di culto ha la maturazione di un whisky, e con il passare del tempo verrà rivalutato.

Siamo nel 1981, in un'epoca in cui il filone del poliziesco trova il suo capolinea, dato che si sono completamente esaurite le idee, e la maggior parte del cinema italiano ha puntato il tutto sulle commedie e sui films drammatici. Tano Cimarosa, sparito dal 1977 con No alla Violenza, riappare in un mafia movie diretto da lui, Uomini di Parola.
Fabio Testi trova luogo in alcuni films, in Il Carabiniere e il pseudo-poliziesco romantico de Il Falco e la Colomba; Mario Merola è al suo apice delle sceneggiate napoletane, specialmente con Carcerato; Napoli, Palermo, New York: il Triangolo della Camorra e Lacrime Napulitane, gradevolissime sino ai giorni nostri.
Bruno Corbucci mise a punto il terzo capitolo dei delitti di Nico Giraldi, che giunge a Delitto sull'Autostrada, e sono da menzionare le musiche di Franco Micalizzi su tale pezzo di storia del cinema italiano.

Un pilota, Paul e il suo meccanico Nick, gareggiano in gare per stock cars. Un boss delle scommesse clandestine, Eli Wronsky, costringe Paul a perdere una gara a cui partecipa, ma Paul non si sottomette e la vince, così il boss gli distrugge l'auto. Bel modo per incominciare un film del genere.
Nick chiede aiuto a un suo carissimo amico, Paquito, il quale aveva preparato una macchina per lui per partecipare a queste corse clandestine, ma a seguito di un pestaggio da parte degli uomini di Wronsky, ha perso l'uso di una gamba e non può più guidare, la cede ai due per partecipare alla gara clandestina, chiamata Car Crash. Da qui il titolo del film.
Durante il tragitto, i due salvano una ragazza; Janice, che commercia reperti archeologici, da malviventi che non vogliono fargli vendere una statuetta a un ricco collezionista, Kirby. Paul (ormai innamorato di Janice) e Nick accompagnano Janice da Mr. Kirby per vendere la statuetta, ma costui gli dirà che purtroppo è falsa (in realtà è autentica, ma Kirby vuole che quella in suo possesso sia l'unica).
Mr. Kirby è anche appassionato di automobili e vuole acquistare la vettura di Paul e Nick, al rifiuto dei due sfida Paul ad una gara nel suo parco privato. Paul vince e Mr. Kirby scommetterà in segreto su Paul come vincitore della Car Crash.
Prima della gara, Nick riceve la triste notizia che Paquito è stato ucciso dagli uomini di Wronsky e gli dedicheranno la macchina, inoltre Paul scoprirà che Janice era d'accordo con Wronsky per distrarlo e non farlo partecipare alla gara.
Paul vince la Car Crash, Wronsky perderà tutto il business delle scommesse, anche se Janice è ormai innamorata di Paul, tanto da abbracciarlo a fine gara.

Questo gioiello italiano di dubbio gusto, proviene dal sempre affidabile Margheriti, ed è ripieno di stranezze: una dipendenza dalle miniature per le scene ad effetto, un sacco di dialoghi sciocchi, trama sottile, musica sintetizzante, personaggi bizzarri e stravaganti accompagnati da azione, che assumono principalmente la forma di inseguimenti in auto, ma anche con alcune scazzottate. Le scene d'azione da tenere d'occhio includono il folle inseguimento in auto nella tenuta di Kirby; la gara di apertura che comprende una decina di diversi filmati di repertorio; una strana sequenza in una cava deserta in cui una macchina affronta una decina di bulldozers e, naturalmente, il finale in cui possiamo vedere una decina di auto che vengono distrutte. La pellicola ha un aspetto innegabilmente economico che deriva dagli effetti di dubbia qualità e dal cattivo lavoro delle telecamere. La trama è così carente da essere appena percettibile, più che altro una scusa per far viaggiare i nostri eroi in diverse direzioni e prendere parte ad inseguimenti e gare in auto.
Il lavoro degli effetti in miniatura è esilarante ed esagerato, soprattutto quando un modellino di auto sorvola la cima di un trenino prima di schiantarsi su di esso. Molte miniature di Margheriti sono realizzate con estrema accuratezza, e per questo un piccolo standing ovation a tale regista, che ha fatto il passo più lungo della sua gamba riuscendoci in un modo molto positivo.


Il film passò nei paesi latinofoni col titolo di Carrera Salvaje, e non si hanno notizie di altri doppiaggi esteri.

Film d'azione economico, ma piacevolmente guardabile grazie all'italianità nel film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 2 giugno 2020

Controrapina - 1979

Anno: 1979
Regista: Antonio Margheriti
Casa di produzione: Laser Film, Dritte Centama GmbH
Paese di produzione: Italia, Germania

CAST
Lee Van Cleef: Chris
Karen Black: Clarissa
Edward Albert: Jeff
Robert Alda: capitano Donati
Lionel Stander: Sam
Angelo Infanti: ispettore
Antonella Murgia: Jessica
Peter Carsten: Van Stratten
Dan van Husen: Hans
Steven Burch: Fred

ATTENZIONE: SPOILER!


Locandina statunitense del film
Siamo nel 1979, dove il poliziottesco è in piena fase di implosione su sé stesso: tutti sono a corto di idee per farlo continuare. Registi come Stelvio Massi continuano a girare a getto continuo, fregandosene della qualità della pellicola e cercando continuamente di tenere in vita questo filone. Fortunatamente ebbe una fruttuosa collaborazione con Merli, riuscendo sempre a riempire il pubblico delle sale.
Umberto Lenzi crea la sua ultima opera del poliziottesco, Da Corleone a Brooklyn, inserendo anche Merli, nel compito di portare negli USA un testimone scomodo al boss Michele Barresi, interpretato da Mario Merola. In quest'epoca vi è anche un boom di sceneggiate napoletane interpretate dal già citato Mario Merola, in gran parte girate da Alfonso Brescia, e una piccola parte girata dal non-caro Mario Bianchi (leggetevi le mie recensioni precedenti e capirete di chi si tratta...). Un film che tratta di un grande colpo all'italiana non lo si vedeva dal 1967 con Ad Ogni Costo, e stavolta è un tentativo riuscito abbastanza bene.

Locandina francese del film
Chris, un custode in pensione, viene convinto a lasciare il suo ritiro da Jeff, il figlio impulsivo di un ex-complice, che lo supplica di aiutarlo a rubare una spedizione non documentata di diamanti per saziare Van Stratten, un boss della malavita newyorkese la cui amante Jessica, ha portato Jeff dalla sua parte.
Chris, successivamente recluta un suo vecchio amico, proprietario di un negozio di pegni, Sam, che accetta di rifinire i diamanti in seguito.
Quando apprendono che Van Stratten intende tagliarli fuori dall'accordo, Chris e Jeff effettuano una contromisura, portando Jeff a essere rinchiuso in prigione per dargli una negabilità plausibile, e Chris convalescente in una casa al sicuro, dopo aver effettuato tale rapina.
Clarisse, un eccentrico vicino di casa, scopre Chris e accetta di aiutarlo a curare le sue ferite e di mentire alla polizia, che lo sta cercando. Tuttavia, il capitano Donati inizia a connettere gli eventi e tutte le parti coinvolte si ritrovano in pericolo.

Sceneggiatura intelligente, grandi spettacoli e luoghi suggestivi a New York: vivace ma squallida. La trama stessa ha dei sorprendenti colpi di scena, e l'incredulità dello spettatore è particolarmente concentrata dalla simpatia di Karen e dalle facce buffe di Van Cleef, per dare enfasi al suo personaggio. Se qualcuno di voi ha creduto nei personaggi del film, nel finale reggetevi... ribaltamento TOTALE di ciò che avete visto durante il primo tempo. Lee Van Cleef è il solito burbero e recita nella maggior parte delle scene in cui è presente Karen; Lionel Stander appare come un amico dei vecchi tempi di Chris. 


Il film venne distribuito negli USA con due denominazioni: The Rip Off, oppure The Squeeze.

Un colpo all'italiana riuscito abbastanza bene, per come sia strutturata la trama e i personaggi della pellicola. Un gran peccato che questo film sia uscito in DVD nella sola lingua inglese e non italiana.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Mark Colpisce Ancora - 1976

Anno: 1976
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: Produzioni Atlas Consorziate
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Gasparri: agente Mark Patti
John Saxon: ispettore Altman
Marcella Michelangeli: Olga Kuber
Giampiero Albertini: commissario Mantelli
John Steiner: Paul Henkel
Paul Muller: ispettore austriaco
Malisa Longo: Isa, la stilista
Andrea Aureli: Pappardato, ispettore dell'antiterrorismo

ATTENZIONE: SPOILER!

Il terzo e ultimo film di Franco Gasparri, notabile per la sua marmorea espressione dovuta alla posa per i fotoromanzi dell'epoca, ma stavolta nei panni di un poliziotto, piuttosto che di un commissario, e stavolta si ritrova a fare da informatore segreto in un'organizzazione terroristica che opera tra Roma e Vienna, tra l'Interpol e la polizia italiana.

Siamo nel 1976, in un'epoca dove il cinema italiano vide toccare l'apice delle produzioni del filone poliziottesco. In questo anno, molti registi si cimentano in questo genere, creando sia capolavori che porcherie inguardabili, ma il destino può essere stato sia favorevole che negativo verso di loro. Vediamo un Lenzi impegnato in Roma a Mano Armata, dove appare per la prima volta il Gobbo; Il Trucido e lo Sbirro, dove appare per la prima volta il ladruncolo buono e astuto del Monnezza, è solo che Maurizio Merli appare nella prima, ma nella seconda Tomas viene perseguitato da Pino Colizzi.
Per il successo di questo filone, Alberto De Martino sbarca in Canada per girare Una Magnum Special per Tony Saitta, un thriller guardabile tutt'oggi. Massi, l'autore di questa pellicola e del resto della trilogia, giunta alla sua conclusione, crea anche il semplice La Legge Violenta della Squadra Anticrimine, con un John Saxon alla caccia di Lee J. Cobb, nello stesso modo di Terzi contro Benzi. Fernando Di Leo prova a mischiare il poliziesco con la commedia, con I Padroni della Città. Marino Girolami termina la trilogia del commissario Betti con il capolavoro di tutto il filone, Italia a Mano Armata.

L'agente Mark Patti deve inserirsi in una banda di terroristi attiva tra Roma e Vienna, per scoprire di più sulle persone che militano in questa banda, ma cambia il programma quando viene catturato da due terroristi.
Ma la procedura rimane la stessa, perché Henkel e la Kube sono solo persone che ricevono istruzioni da un'autorità superiore.
Contrariamente al consiglio del suo superiore Montelli, Mark vuole rimanere sul caso e indagare per conto proprio. La sua missione lo porta da Roma a Vienna, a Milano e infine in Germania, accompagnato da esecuzioni, bombardamenti, tradimenti e rapimenti.


L'ultima apparizione di Franco Gasparri nei panni di Mark, ma con un cognome diverso, con dei capelli ricci e con un accento romano, per nulla riconducibile al Terzi dei due films recensiti prima. La cosa più interessante del film è uno stralcio non doppiato presente solo nella versione inglese; quella che veniva considerata una teoria "rossa" nel 1976, vale a dire che molti attacchi terroristici erano in realtà operazioni di intelligence americane che volevano impedire l'elezione di un governo di sinistra in Italia. Questo dialogo tra Gasparri e Saxon è stato rimosso nella versione internazionale del film. Notevole che un regista apolitico come Stelvio Massi si inoltrasse in questo campo, solo per pochi secondi. Patti approfondisce le attività di un comune terrorista, e con il notevole aumento di violenza gratuita, armi da fuoco e molte altre scene di tensione (dal portare un cadavere attraverso il traffico cittadino e il massacro di uomini d'affari in un agglomerato di torri), Patti ne esce miracolato. La parte più involontaria del film è quando due ladri di borse su un ciclomotore rubano una borsa dei terroristi, che contiene una bomba ed esplode un minuto dopo...


Il film passò nei paesi anglofoni copiando alla pari il titolo italiano: Mark Strikes Again, oppure con il più tedioso The .44 Specialist. In Francia arrivò col titolo di Agent Très Spécial 44.

Questa trilogia è da considerarsi conclusa.
E' stata una bella avventura vedere ed assaporare l'idolo delle ragazze italiane dell'epoca, che sfortunatamente ebbe un fatale incidente con la sua Kawasaki 900 nel 1980, rimanendo paralizzato, interrompendo prematuramente la sua carriera di attore.
Morì nel 1999, a causa di una improvvisa crisi respiratoria.
Qui le sue ultime parole nell'unica intervista concessa anni dopo l'incidente con la sua Kawasaki. Veramente, una grande perdita per il cinema italiano.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! Più oggettivo di prima :)

[Flopiziesco #6] Mark il Poliziotto Spara per Primo - 1975

Anno: 1975
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: Produzioni Atlas Consorziate
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Gasparri: commissario Mark Terzi
Lee J. Cobb: avvocato Benzi
Massimo Girotti: vice-questore Spaini
Ely Galleani: Angela Frizzo
Nino Benvenuti: Ghini
Ida Meda: Franca Frizzo
Andrea Aureli: giornalista
Spiros Focas: Morini
Guido Celano: Mario Borelli
Margherita Horowitz: Marta Clerici
Tom Felleghy: dottor Marchi
Leonardo Severini: Colantuoni
Mauro Vestri: direttore dello Sporting Club

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando si sfrutta il successo del film precedente. Franco Gasparri, star dei fotoromanzi dell'epoca, ha debuttato insieme a Stelvio Massi in questa trilogia di films che ha fatto il boom di incassi ai botteghini dei multisala. Aveva fatto stragi di ragazze all'epoca, ma il tempo non è stato duro con lui, dato che i suoi films sono tutt'ora guardabili.

Film completo di Mark il Poliziotto Spara per Primo (con sottotitoli)


Siamo nel 1975, dove il cinema italiano vide una impennata nelle produzioni del genere poliziottesco, dovute sia al successo senza confini di queste produzioni e al pubblico semplice di allora, felice e soddisfatto di tali pellicole, cotte e mangiate. Vediamo il già citato Stelvio Massi fare il botto con questa pellicola e con la seguente Mark il Poliziotto Spara per Primo, sempre del 1975. Vi è anche un Lenzi alle prese con Il Giustiziere Sfida la Città, con un Tomas Milian nella parte di un ex-bandito che verrà coinvolto nell'assassinio di suo padre e che dovrà tenere al sicuro il figlio del padre; L'Uomo della Strada fa' Giustizia, dove un Henry Silva indaga per conto suo sulla morte di una bambina in una rapina in una gioielleria di Milano, dato che la polizia non riesce a fare luce sul caso. Marino Girolami (con lo pseudonimo di Franco Martinelli), riesce a fare la pellicola di maggior successo del filone: Roma Violenta. Fernando Di Leo produce una pellicola in cui intravediamo un Luc Merenda fuori parte, ma con un Vittorio Caprioli che riconferma la sua capacità di attore poliedrico, La Città Sconvolta: Caccia Spietata ai Rapitori.

Mark Terzi arriva a Genova per occuparsi del caso delle uccisioni sistematiche di importanti personaggi locali. L'autore di questi omicidi si firma La Sfinge. In particolare un certo Benzi, presidente di un Consorzio Bancario, viene sequestrato.
Purtroppo Mark non riesce a individuare i mandanti e si trova costretto ad affrontare i pesci piccoli in pericolose sparatorie nei vicoli di Genova. Alla fine, il commissario scopre che La Sfinge è soltanto un poveretto che voleva vendicarsi di Benzi e dei suoi complici, responsabili della morte della promessa sposa, deceduta il giorno delle nozze a seguito del crollo di un pilone stradale realizzato dalla ditta di Benzi e soci. L'uomo viene ucciso per colpa della solerzia dei tiratori scelti, ma Terzi, alquanto amareggiato, assicura l'avido Benzi alla giustizia.

"Ma lei non sarà mica uno di quei piantagrane che vogliono il sindacato di polizia?", domanda preoccupato il vicequestore, "io sono un piantagrane e basta". Questa rassicurante affermazione è il biglietto da visita del personaggio di Mark Terzi.
Nel film ci sono almeno 2 o 3 casi in cui Gasparri spara senza mezzi termini a un sospetto, piuttosto che arrestarlo o ferirlo leggermente. Se invece avrebbe effettuato l'arresto, i casi di criminalità nel mondo di Mark sarebbero diminuiti molto più rapidamente.
A parte questa piccola puntualizzazione, questo sequel è abbastanza deludente e non memorabile rispetto al primo. Per la metà non è convincente o elegante, rispetto al primo film. La trama appare caotica, non strutturata e assolutamente non plausibile.
Il film contiene un (esilarante) inseguimento in auto, con rese dei conti abbastanza tese (anche in un cinema multisala in cui sta avvenendo la proiezione di La Polizia Ha Le Mani Legate), ma è molto meno spettacolare di ciò che sono abituato a vedere da Massi.
Film creato in fretta per accontentare il pubblico di ragazze dell'epoca, per dirla breve.


Il film arrivò nei paesi anglofoni con il titolo di Mark Shoots First, ma nei paesi francofoni con il titolo di Mark la Gachette, ovvero Mark il Grilletto, per indicare che Mark sia un poliziotto dal grilletto facile.

Sequel deludente e frettoloso per alcuni spettatori dell'epoca, ma per le ragazze dell'epoca fu uno dei più grandi successi al botteghino. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Mark il Poliziotto - 1975

Anno: 1975
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: Produzioni Atlas Consorziate
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Gasparri: commissario Mark Terzi
Lee J. Cobb: avvocato Benzi
Giampiero Albertini: brigadiere Bonetti
Giorgio Albertazzi: questore
Sara Sperati: Irene
Juan Carlos Duran: Gruber
Andrea Aureli: vice dell'avvocato Benzi

ATTENZIONE: SPOILER!

Come fare leva su un idolo delle adolescenti dell'epoca (star dei fotoromanzi della Lancio), facendolo debuttare in un poliziesco diretto da un Massi a pieno regime.
La pellicola è uscita in piena estate, ovvero il 1° agosto del 1975, ma questo non è bastato a sopprimere la felicità delle ragazze, che fecero ingrossare di molto il botteghino (1.667.090.170 lire, vicine al record di incasso di Roma Violenta!).


Siamo nel 1975, dove il cinema italiano vide una impennata nelle produzioni del genere poliziottesco, dovute sia al successo senza confini di queste produzioni e al pubblico semplice di allora, felice e soddisfatto di tali pellicole, cotte e mangiate. Vediamo il già citato Stelvio Massi fare il botto con questa pellicola e con la seguente Mark il Poliziotto Spara per Primo, sempre del 1975. Vi è anche un Lenzi alle prese con Il Giustiziere Sfida la Città, con un Tomas Milian nella parte di un ex-bandito che verrà coinvolto nell'assassinio di suo padre e che dovrà tenere al sicuro il figlio del padre; L'Uomo della Strada fa' Giustizia, dove un Henry Silva indaga per conto suo sulla morte di una bambina in una rapina in una gioielleria di Milano, dato che la polizia non riesce a fare luce sul caso. Marino Girolami (con lo pseudonimo di Franco Martinelli), riesce a fare la pellicola di maggior successo del filone: Roma Violenta. Fernando Di Leo produce una pellicola in cui intravediamo un Luc Merenda fuori parte, ma con un Vittorio Caprioli che riconferma la sua capacità di attore poliedrico, La Città Sconvolta: Caccia Spietata ai Rapitori.

Videocassetta in svedese del film
Mark Terzi è un giovane commissario di polizia che è in missione per ripulire le strade di Milano dai crimini e dallo spaccio di droga. Mark è consapevole che l'avvocato Benzi è a capo di tutte le reti criminali in città, ma come tutti i boss, è un cittadino rispettato e gode della protezione da tutti i politici di spicco.
Al fine di abbatterlo, Terzi elimina tutti gli scagnozzi e i criminali di Benzi, inclusi assassini implacabili e poliziotti corrotti, ma così facendo mette a rischio la sua vita, compresa quella di testimoni molto importanti.

Il film potrebbe non essere avvincente, ma ci sono un paio di sequenze eccezionali a cui prestare attenzione.
In questa clip, possiamo vedere Gasparri sparare a una Giulia in fuga, facendola volare per aria al rallentatore, per poi schiantarsi a terra. Il tutto girato al Collegio Ghislieri di Pavia. La ciliegina sulla torta è che Gasparri è effettivamente in piedi accanto al veicolo, quando colpisce il terreno, aggiungendo autenticità alla scena.
E' da citare anche l'inseguimento finale del film, tra una Renault 5 e la Citroen CX di Lee J. Cobb.
La recitazione è passabile, con un Gasparri che assume il ruolo di protagonista del poliziotto giovane senza fronzoli; Lee J. Cobb che è tagliato per fare il cattivo; un sottovalutato Giampiero Albertini scritturato come un amico di Mark.
Il film ha una buona dose di tragedie pessimistiche, azioni interessanti, momenti di violenza, musiche funky che accompagnano la trama, abilmente composte da Stelvio Cipriani, che rende tale pellicola una ottima "entry" per futuri appassionati del filone.


Il film passò nei paesi anglofoni con Mark the Narc, oppure Blood, Sweat and Fear, ma nei paesi francofoni con il titolo di Un Flic Voit Rouge (ovvero, Il Poliziotto Vede il Rosso).

Nonostante fosse arrivato nelle sale in piena estate, grazie alla presenza di Gasparri ottenne molto successo, incassando venti volte tanto rispetto ai costi di produzione.
La PAC, grazie al successo di questo film, ne produrrà il sequel, di cui ne parleremo prossimamente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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