venerdì 31 gennaio 2020

I Padroni della Città - 1976

Anno: 1976
Regista: Fernando Di Leo
Casa di produzione: Cineproduzioni Daunia 70, Seven Star Film G.m.b.H.
Paese di produzione: Italia

CAST
Jack Palance: Manzari (lo sfregiato)
Al Cliver: Ric
Harry Baer: Tony
Gisella Hahn: Clara, cantante di un night-club
Enzo Pulcrano: Peppe
Edmund Purdom: Luigi Cerchio
Fernando Cerulli: debitore di Luigi
Vittorio Caprioli: Vincenzo Napoli
Peter Berling: Valentino

ATTENZIONE: SPOILER!

Fernando torna a stupirci con una parabola ironica sul mondo criminale, considerando che prenderà parte di questa ironia per girare nello stesso anno "Gli Amici di Nick Hezard". Cast di costellazioni che creano la gioia per gli amanti del cinema di culto, dal Palance al culmine della carriera a un Pulcrano che nel 1974 anticipò il famosissimo "Rocky" negli USA. Completa il tutto la presenza di Caprioli, comparsa fissa nei films di "dileiana" memoria.

Ric è un ragazzo che cerca di vendicare il padre ucciso a tradimento, dopo una rapina, da un mafioso chiamato Lo Sfregiato all'inizio del film, che monopolizza tutte le attività illecite della città. 
Ric, dopo aver conosciuto Tony, al servizio di un piccolo boss della mafia, Luigi Cerchio, e abile con la pistola, riuscirà ad ottenere il suo aiuto. Entrambi riusciranno a mettere Lo Sfregiato contro Cerchio, tuttavia il primo ne uscirà vincitore. Ai ragazzi, per evitare problemi poiché potrebbero essere riconosciuti, il saggio fuorilegge Vincenzo Napoli consiglia però a loro di emigrare. I due non accettano la proposta, e sarà guerra aperta.

Seppur lontano dai noir-polizieschi più riusciti di Fernando Di Leo, che qui firma regia, soggetto e sceneggiatura con Peter Berling, la pellicola è un prodotto artigianale di onesta fattura, causa anche il budget minimo a disposizione dalla sua casa cinematografica (Daunia 70). Dopo l'esperienza avuta con Ursula Andress di un anno prima, qui è una m
iscela drammatica ed ironica con la presenza di Vittorio Caprioli, simpatico gangster dalle rigide regole morali. E' da menzionare che la Puma GT fu un auto ricordata non tanto per le sue prestazioni, ma per come fosse venduta per corrispondenza su Gente Motori ed era disponibile solo in kit. Istruzioni? Nemmeno l'ombra, solamente fortuna e olio di gomito.

Il film riuscì ad andare oltreoceano, con il titolo anglofono di Mister Scarface, distribuito dalla celebre casa di produzione indipendente Troma, ma è noto anche con il secondo titolo di Rulers of the City. In Germania uscì con il titolo di Zwei Supertypen Raumen Auf.

Non all'altezza del genere, ma con un'ironia intelligente sul mondo criminale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Un Uomo, Una Città - 1974

Anno: 1974
Regista: Romolo Guerrieri
Casa di produzione: Goriz Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Enrico Maria Salerno: Michele Parrino
Luciano Salce: Paolo Ferrero
Françoise Fabian: Cristina Cournier
Gipo Farassino: Polito
Tino Scotti: cavalier Battista
Bruno Zanin: giovane amante di Maria
Paola Quattrini: Anna
Vittorio Duse: Ragusa
Raffaele Curi: Franco
Antonino Faà di Bruno: colonnello Peretti

ATTENZIONE: SPOILER!


Fratello di Marino Girolami e zio dell'attore Enio Girolami e del famosissimo regista Enzo Girolami Castellari, debuttò nel 1961 con la commedia "Bellezze Sulla Spiaggia" e dal 1966 in poi si addentrò con successo nell'allora cinema di genere italiano: dai western-spaghetti al giallo all'italiana, dal poliziottesco al fantascientifico in maniera artigianale. Tra i suoi films da visionare, abbiamo questa Città che a breve tratterò, il "Un Detective" (1969) con un giovane Franco Nero e il debutto attoriale di Diego Abatantuono in "Liberi, Armati, Pericolosi" (1976). Incluse citazioni onorevoli a "Il Dolce Corpo di Deborah" (1968) e "La Controfigura" (1971), che si regge interamente sul flashback del protagonista. Lascia definitivamente il cinema nel 1984 con "L'Ultimo Guerriero" e lascia anche quello della sceneggiatura più di recente nel 2008 con il secondo capitolo dell'allenatore nel pallone, diretto da Sergio Martino.

Michele Parrino, commissario della polizia torinese affronta il lavoro con umanità, senza paura dei pericoli legati alla sua professione, non curandosi dei reati minori e tratta colleghi e sottoposti allo stesso modo. 
Affiancato da Paolo Ferrero, un sagace giornalista della Gazzetta del Popolo, sta per venire a capo di un losco giro di droga e prostituzione che coinvolge le alte sfere della Torino bene, ma un tempestivo trasferimento lo mette a tacere. Il commissario Parrino troverà il modo per vendicarsi...

Libera derivazione del libro Commissario di Torino, scritto da Marcato e Novelli. Narra la stanchezza e infine la rinuncia all'ufficio del dottor Michele, capo della Mobile di Torino. Q
uesto film sulla "Torino bollente", che fatica a farsi sentire, nella sua esecuzione è discreto. Per evitare eventuali perdite di interessi nella trama le battute piccanti e molto sottili fanno la loro parte, incluse macchiette come il "giornalista scettico" di Salce (ai tempi all'apice della sua carriera) e quella di Tino Scotti, operaio in pensione che poi si è tramutato in una copia scrausa del suo Padrone, marchette e tracce di giallo. Vi è anche un torinese, tale Gipo Frassino, stranamente nei panni di un maresciallo meridionale... ed una Fabian che ruba i riflettori senza nemmeno impegnarsi più di tanto.

Il film è stato riproposto nel 2018 al Cinema Massimo di Torino e al Cinema Trevi di Roma, in occasione della ripubblicazione del libro Un Uomo, Una Città, Il Commissario di Torino a cura di Alessandro Rota, compreso un saggio dedicato al film di Romolo Guerrieri.


Il film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di City Under Siege.
Non si hanno notizie di doppiaggi non-anglofoni.

Traccia ancora vivida del genere, capace di denunciare ambienti altolocati.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 30 gennaio 2020

Gli Amici di Nick Hezard - 1976

Anno: 1976
Regista: Fernando Di Leo
Casa di produzione: Centro Produzioni Cinematografiche Città di Milano
Paese di produzione: Italia

CAST
Luc Merenda: Nick Hezard
Lee J. Cobb: Robert Clark
Gabriele Ferzetti: Maurice
Luciana Paluzzi: Anna
Dagmar Lassander: entreneuse Chantal
Isabella Biagini: cameriera Edy
Fred Williams: Henry
Mario Pisu: Phil
Riccardo Salvino: Mark
William Berger: Reutmann
Valentina Cortese: Regina, madre di Nick
Rosario Borelli: Ray
Eddy Fay: ispettore assicurativo Rahn

ATTENZIONE: SPOILER!

Che dire di Fernando. Se ve lo descrivessi, finirei domani. Il Melville all'italiana, nel 1966 debutta alla regia con il film di guerra (dal titolo molto controverso) "Rose Rosse per il Fuhrer" e di lì a poco firmò il suo primo noir con "I Ragazzi del Massacro" nel 1969. Abile commentatore sociale, continuò a lavorare nei noir fino all'ultimo lavoro di Joe Dallesandro in Italia nel 1980 ("Vacanze per un Massacro"), per poi concludere la sua carriera cinematografica nel 1985 con "Killer Contro Killers", scritto e diretto da lui.

Nick Hezard è un abile truffatore, il cui migliore amico viene ucciso da Robert Clark e dai suoi scagnozzi.
Deciso a vendicarlo, con l'aiuto della madre, crea una squadra di truffatori e organizza un "orologio" ai danni del losco criminale, che consiste all'inizio a obbligare Clark a versare un'ingente somma di denaro ai truffatori e poi ad inscenare un omicidio di una ragazza, seguito da un finto processo contro Clark. Questo cade nella trappola e viene costretto a fuggire in Venezuela, in cambio però della somma in denaro versatagli dalle assicurazioni.

Divertente, ma serio. 
Nonostante sia la versione italiana de "La Stangata", immette qualcosa di diverso nel suo piatto, inserendo Lee J. Cobb (ancora fresco dal suo ruolo di antagonista in Mark il Poliziotto) e Luc Merenda al suo secondo ruolo di gangster (anche lui appena tornato dal feroce Il Conto è Chiuso, firmato da Stelvio Massi, buco nell'acqua nel genere). Buona fotografia accompagnata da un discreto ritmo nelle grigie valli svizzere, rese per nulla inquietanti grazie al musicista feticcio di Fernando, Luis Bacalov.

Il film riuscì a passare all'estero con il titolo di Nick The Sting, ottenendo un discreto successo anche all'estero... data un'opera che si colloca nella media..

Un film che si cataloga tra il "non troppo poco, non troppo elevato", ovvero nella media, ma non stercoso come altri che ho recensito io stesso.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 29 gennaio 2020

Le perle perdute del poliziottesco all'italiana

Un genere nato con gli anni di piombo, ma si è lasciato alle spalle anche delle opere andate perdute...


Hanno ucciso un altro bandito (1973)

Film misterioso, di cui non si ha praticamente alcuna notizia e di cui non è stata trovata nessuna copia.
Esistono solo diversi manifesti d'epoca, che farebbero pensare a un film drammatico sul banditismo sardo. Stando al Dizionario dei Film (di Poppi e Pecorari), risulterebbe anche un passaggio televisivo nel marzo del 1978 su TeleMontecarlo.


Questa lista si aggiornerà con altre pellicole andate perdute...

Genova a Mano Armata - 1976

Anno: 1976
Regista: Mario Lanfranchi
Casa di produzione: InterVision
Paese di produzione: Italia

CAST
Tony Lo Bianco: l'americano
Maud Adams: Marta Mayer
Adolfo Celi: commissario Lo Gallo
Howard Ross: Caleb
Ottaviano dell'Acqua: uomo di Caleb
Mario Lanfranchi: il dottore
Carmen Russo: tenutaria dei bagni pubblici

ATTENZIONE: SPOILER!

Originariamente intitolato L'Uomo Senza Pietà, questo cupo poliziesco ambientato a Genova è uno dei più introvabili anche in copie dignitose. Risulta un singolo passaggio televisivo su una rete nazionale, nel lontano 1984.
Ma andiamo con ordine, su questa esclusiva italiana.

Siamo nel 1976, in un'epoca dove il poliziottesco aveva raggiunto il suo apice; azione, sparatorie e thriller dominavano il cinema italiano di allora.
Ma non mancavano i critici di allora, che definivano B-movie capolavori indiscussi come Milano Calibro 9 e Sbatti il Mostro in Prima Pagina... quando poi non dicevano niente su orrori come quel maledetto tango a Parigi.

Un ex-poliziotto italo-americano, soprannominato l'americano, ex-membro dell'Interpol e della CIA, ha lasciato gli USA ed ora vive nella città di Genova, dove la sua unica fonte di guadagno è fare l'investigatore privato. Viene ingaggiato da Marta Meyer, figlia di un grande armatore, per indagare sul sequestro e l'assassinio del padre, nonché per il recupero di 1.000.000.000 versato per la non-avvenuta liberazione del padre, ormai defunto. 
Quest'uomo dovrà, nel corso delle sue indagini, superare ogni barriera e la diffidenza del commissario Lo Gallo, che ne teme i metodi illegali, e scontrarsi con dei mafiosi comandati dal Francese, che cercheranno più e più volte di eliminarlo. Tuttavia l'americano, dopo varie peripezie, conquista la fiducia di Lo Gallo, non senza un colpo di scena: si scopre che è stata la FIGLIA dell'armatore, ad aver eliminato il padre! Il perché? Gestisce una clinica privata, ma come copertura per i traffici di droga. Così, l'americano decide di affrontarla, concludendo il film con un sonoro colpo di pistola contro Mayer, che cercò di strozzare l'americano con un filo apparso dal nulla.

Notevole la presenza dell'attrice svedese Maud Adams nel film, una ex-bondgirl (aveva appena partecipato in Agente 007 - L'Uomo dalla Pistola d'Oro) che aveva anche avuto una breve relazione sentimentale con il regista Mario Lanfranchi: sembra sia veramente lei la stella della pellicola, dato che ruba più volte i riflettori. Chiusa questa parentesi, è u
n thriller abbastanza confuso. Le scene accadono letteralmente a caso nel film, considerando che Lo Bianco si DROGA per entrare in una clinica di riabilitazione, avendo a sua disposizione un piano sottobanco per trafficare ancora più droga nelle strade di Genova... citando inconsapevolmente il Castellari che tutti noi conosciamo. Per dirla breve, Lo Bianco sfruttò la fama ricevuta nel rivoluzionario poliziesco di Il Braccio Violento della Legge (1971), divertendosi a fare acrobazie e a fare il saggio detective.

Tale film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di Merciless Man. Non si hanno altre notizie di doppiaggi non-anglofoni, purtroppo.

Vi consiglierei la visione di questo film a chi è interessato a vedere la Genova di quei tempi. Ma per il resto è un'enigma, dati i tagli di scena improvvisi e la trama in subbuglio a causa della scarsa reperibilità della pellicola.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 27 gennaio 2020

Vai Gorilla - 1975

Anno: 1975
Regista: Tonino Valerii
Casa di produzione: Capital Film S.p.A.
Paese di produzione: Italia

CAST
Fabio Testi: Marco Sartori
Renzo Palmer: ing. Gaetano Sampioni
Claudia Marsani: Vera Sampioni
Saverio Marconi: Piero Sartori
Adriano Amidei Migliano: commissario Vannuzzi
Antonio Marsina: Berto
Giuliana Calandra: sig.ra Sampioni
Al Lettieri: Ciro Musante

ATTENZIONE: SPOILER!


Nato in provincia di Teramo e trasferitosi a Roma con tutta la famiglia, frequentò il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1955. Da allora iniziò quasi subito a farsi notare per l'avere scritto il soggetto di "Tutto è Musica" (1963, regia di Domenico Modugno) e l'anno dopo divenne l'assistente alla regia del mitico Sergio Leone (seppur non venendo accreditato) per i due films della trilogia del dollaro. Sulla scia degli spaghetti-western, nel 1966 debutta anche lui con "Per il Gusto di Uccidere", ricalcato sui films di Leone. Nel 1973 porta sul grande schermo Terence Hill ed Henry Fonda in "Il Mio Nome è Nessuno", sempre nato da un'idea di Leone e sceneggiato con Gastaldi. I produttori lo videro in nemmeno tre minuti e fu un enorme successo. Dopo gli anni '70, si ritirò a lavorare per la televisione e nel 1996 inaugurò il festival di Roseto Opera Prima a Roseto degli Abruzzi, dedicato ai registi emergenti e che da allora si svolge ogni estate. Passa a miglior vita il 13 ottobre del 2016 a Roma, all'età di 82 anni.

L'ex-stuntman Marco Sartori è in cerca di lavoro: per farlo simula un sequestro di persona all'ingegnere Gaetano Sampioni assieme ai suoi amici, che riesce a sventare. Viene assunto, ma i due immediatamente non vanno d'accordo per via dell'orgoglio di Marco, costretto ad accettare un lavoro che non gli piace per mantenere una sorella e un fratello che si caccia spesso nei guai. Nel mentre, Sampioni incarica Marco di tenere d'occhio sua figlia Vera... nonostante le minacce e le richieste di denaro aumentino sempre di più. Sequestrato, indaga per conto suo e rapisce Sampioni per evitare che ceda alle richieste del racket, tendendo a loro una trappola: rovinata dalla polizia. Si scopre che uno dei suoi amici è colluso con la banda e chiede un appuntamento con il capo, Berto. Tolto di mezzo dalla banda, il racket tenta di rapire Vera e Marco libera Sampioni, raccontando finalmente il tutto alla polizia. Suo fratello finisce nelle mani della banda e rischia di venire ucciso anche lui, ma Marco riesce ad arrivare grazie alla polizia. Berto fugge su un treno e verrà in seguito tolto di mezzo anche lui, da Marco.

Secco, diretto senza sbavature e disinvolto. Terra bruciata attorno a Testi, che qui riesce ad uscirne illeso per le sue acrobazie senza tempo. E' d'obbligo menzionare la scena dell'ascensore, che all'epoca fu un notevole passo in avanti per i nostrani effetti speciali: ricostruirono tre piani della scala di un palazzo in demolizione sopra al Colosseo, per poi girare "dal vero" e due cabine dell'ascensore sono state mosse a mano, con tanto di funi e contrappesi. N
onostante le parecchie scene violente del film, tra cui un ciclista investito dal treno al termine del film, nonché il pestaggio di Marco, Tonino Valerii non tagliò alcuna scena del film. Se per Fabio Testi fu il suo definitivo trampolino di lancio per la sua carriera su celluloide (dopo una breve esperienza con Pasquale Squitieri in "Camorra"), purtroppo fu l'ultima interpretazione dell'attore italoamericano Al Lettieri, che morì per un attacco cardiaco il 18 ottobre del 1975, un mese prima dell'uscita del film.


Procuratevi con urgenza il DVD della pellicola, vale la pena dargli un ascolto solo per la colonna sonora firmata dal trio Bixio-Frizzi-Tempera!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 26 gennaio 2020

Il Falco e la Colomba - 1981

Anno: 1981
Regista: Fabrizio Lori
Casa di produzione: Visione Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Lara Wendel: Viva Montero
Fabio Testi: Michele Alemani
Simonetta Stefanelli: Rita Alemani
Danilo Mattei: Pezzà
Nicola Di Gioia: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Debutto alla regia di Lori, che dal 1966 al 1970 frequentò i corsi di recitazione e regia teatrale allo Studio Alessandro Fersen di Roma: ciò gli spianò la strada per diventare un produttore nel 1973, dove accolse per la televisione il film "La Città del Sole", diretto da Gianni Amelio. Un decennio dopo tornerà a produrre films come "Principe di Homburg" (1983, regia di Gabriele Lavia), "Quando Finiranno le Zanzare" (1994, regia di Giorgio Pandolfi) e "Donna di Cuori" (1994, regia di Lina Mangiacapre). Quattro films all'attivo come regista, di cui tre prodotti e diretti da lui stesso fino al 2001, anno in cui lasciò il cinema con "Lo Strano Caso del Signor Kappa". Si segnala che un anno prima fondò la casa "Matrix Film", assieme a Pacifica Artuso.

Michele Alemanni è un politico in ascesa nel suo partito. Viene gambizzato da un gruppo di terroristi, ma una ragazza assiste al tutto e soccorre Alemanni. Guarito, la incontra di nuovo all'interno di un ristorante e tira un pugno al suo fidanzato che la strattona violentemente, nel mentre lei fugge di nuovo. In seguito si viene a scoprire che lei è una modella e anche attrice, così Alemanni decide di ingaggiarla in politica: prova a restituirgli il foulard nell'albergo in cui vive, ma finisce che lo fanno e lui scopre che lei è una tossicodipendente. Alemanni si separa da sua moglie e va' a vivere con lei, ma l'ex-fidanzato (per via del suocero della moglie) si vendica iniettando alla modella una dose di eroina. In bagno si dissangua con una siringa e la polizia viene a casa di Alemanni, arrestandolo. Ed in seguito si toglie la vita lanciandosi dalla terrazza dell'albergo...

Se il regista voleva costruire una storia d'amore su Fabio Testi e di Lara Wendel, poteva tranquillamente scegliere un altro genere per farlo, evitando di tirare in mezzo un genere che già ai tempi era in coma. Non è assolutamente necessario essere un futuro deputato per poi vedersi la carriera rovinata da un rapporto con una giovane tossicodipendente, e non è indispensabile drogarsi per distruggere le famiglie altrui! Mai e poi mai mischiare due generi completamente diversi come il poliziottesco e il genere romantico... poiché verrebbe fuori un disastro come questo... nessuno si salva da questo delirio su celluloide. Il regista tenta il commento sociale, ma fallisce miseramente in questo clima preconfezionato da commedia romantica... con il pedale fisso sul melodramma.




Questa telenovela alla Profondo Rosso è riuscita a passare all'estero, con il titolo di The Hawk and the Dove. Ma fortunatamente non si hanno notizie di produzioni non anglofone.

Morale? Altamente sconsigliato, meglio farsi gli spaghetti con la marmellata, piuttosto che rivedere ancora un singolo frame di tale pellicola...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 25 gennaio 2020

Il Bandito dagli Occhi Azzurri - 1980

Anno: 1980
Regista: Alfredo Giannetti
Casa di produzione: TEI Film International
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Nero: Renzo Dominici
Dalila Di Lazzaro: Stella
Fabrizio Bentivoglio: Riccardo
Carlos de Carvalho: commissario di polizia
Pierfrancesco Poggi: amante di Stella
Jole Fierro: la madre di Renzo

ATTENZIONE: SPOILER!

Veterano del cinema italiano, debuttò come sceneggiatore nel filone neorealista in "Un Marito per Anna Zaccheo" (1953) e trovò subito accoglienza da parte del regista Pietro Germi: tant'è che una sua sceneggiatura, scritta assieme allo stesso Germi e da Ennio De Concini, vinse un Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 1963 nell'eterno classico di "Divorzio all'Italiana". Ma nel 1961 debutta alla regia con "Giorno per Giorno, Disperatamente", assieme ad un attore che è passato alla storia per il personaggio di Nico Giraldi. Sul finire degli anni '60 lavora anche per gli sceneggiati RAI, dove anche laggiù ebbe un enorme successo al fianco di Enrico Maria Salerno in "La Famiglia Benvenuti" (13 episodi, 1968-69) e nella trilogia di "Tre Donne" nel 1971. Nel 1980, al tramonto della sua carriera si fa' produrre (parzialmente), il film che a breve tratterò, dal suo protagonista e che fu la prima apparizione di un altro volto noto, Fabrizio Bentivoglio.

Renzo Dominici è un contabile di un'azienda di Genova, all'apparenza zoppo e cagionevole di salute, in realtà sta architettando di esserlo per effettuare una rapina nell'azienda senza esser riconosciuto, e per camuffarsi usa mettere una zeppa nelle scarpe per claudicare, una parrucca castana e lenti a contatto marroni per nascondere i suoi occhi azzurri. Riuscita la rapina, viene braccato dalla polizia... ma continua a commettere buchi nell'acqua in giro per la città. I suoi colleghi cominciano a sospettare di lui, ma riesce a metterli a tacere (risparmiando la vita di Stella). Una guardia giurata è testimone della rapina e perquisirà casa sua, ma Renzo lo toglierà di mezzo ancor prima che lui andasse a recuperare il bottino. Riccardo lo riconosce all'interno di una sauna e vuole anche lui il bottino assieme a due complici, ma Renzo li mette fuori gioco. Quando la madre di Renzo si accorge che nei giornali circola il suo identikit, informa subito la polizia e raggiunge il covo, ma Renzo riesce a fuggire definitivamente: destinazione Panama.

Franco è il principale faro in questo guazzabuglio di scene fumettistiche e piacevolmente affascinante nella sua ilarità: Ennio incornicia tutto questo con la sua musica confusa e indaffarata, atta a dimostrare l'aria diretta del film. Cascate di colpi di scena, fotografia che usa di frequente le ombre bluastre e la desaturazione nei colori (Henri Decae, sei tu?). Dalila perfetta nel ruolo di ingenué bella, ma capace di respingere ulteriori avances. La stessa Genova non rimane in disparte durante la caccia a Franco e partecipa attivamente nella sua cattura. Montaggio nella media, recitazione non male per il resto del cast.



Il film in questione riuscì a passare all'estero con il titolo di The Blue-Eyed Bandit, nonché in Germania con il titolo di Der Bandit mit den Schwarz-Blauen Augen.

Vi consiglio vivamente di guardare questo film, se amate la saga di James Bond.
Troverete alcune similitudini.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 24 gennaio 2020

Torino Violenta - 1977

Anno: 1977
Regista: Carlo Ausino
Casa di produzione: Lark Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
George Hilton: Commissario Ugo Moretti
Emanuel Cannarsa: Agente Danieli
Annarita Grapputo: Lucia, fidanzata di Danieli
Franco Nebbia
Giuseppe Alotta

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato a Messina, all'età di un anno si trasferì con la famiglia in Piemonte: negli anni '60 comincia a lavorare per la RAI. Accumulata abbastanza esperienza, nel 1969 gira il suo primo film ("L'Ora della Pietà") e da lì in poi la sua carriera fu costellata di pellicole talmente economiche che alcune di loro non vennero mai distribuite. Avendo girato "Prima che il Sole Tramonti" nel 1976, i produttori gli consigliarono di girare nel genere poliziottesco per recuperare i soldi andati perduti. La produzione ebbe non pochi problemi nel girare il film, dato che alcune delle vetture usate furono prese da un autodemolitore e faticavano ad accelerare: lo stesso Ausino si portò personalmente a casa una delle auto di scena e la verniciò per farla sembrare come una pattuglia della polizia, tant'è che si vide arrivare la polizia a casa e gli chiese che cosa stesse facendo con quell'auto; per via di una segnalazione anonima.

A combattere questa delinquenza abbiamo il nostro Ugo Moretti, ma in questa lotta per la giustizia compare un assassino misterioso che uccide tali mafiosi.
E queste morti vengono interpretate dai clan come una spartizione del dominio della città come una lotta intestina fomentata dai francesi, facendo cominciare una guerra tra di loro. L'assassino altro non è che Ugo Moretti. Riconosciuto dal suo agente, Danieli, gli rinfaccia l'uso della violenza, minacciando di denunciarlo e cerca di uccidere il poliziotto per ottenerne il silenzio. Ma la situazione si capovolge a favore di Danieli...

Emanuel Cannarsa dimostra come si può essere attori, ma in maniera autodidatta: r
ecitazione spontanea, lanciarsi dalle macchine in corsa senza controfigura (alla Merli) e sparando senza paura.
Nel tempo libero, come ci raccontava La Stampa, era un allenatore di basket, e dirigeva un paio di squadrette che militavano nei campionati inferiori. Si dilettava anche in judo e karate. Un caso a parte è il personaggio del commissario Ugo Moretti: di giorno funzionario, di notte il solitario giustiziere dalla pistola facile. Sebbene tale premessa, il film è un disastro nelle scene d'azione: moviola quando non serve, movimenti irrealistici e sequenze involontariamente comiche. Vedasi la scena dell'incidente ad una pompa di benzina... Torino Violenta ha avuto anche un sequel, ma con un successo minore rispetto a esso, Tony, l'Altra Faccia della Torino Violenta. Di cui ne parlerò prossimamente, ed è la rappresentazione dell'esaurimento del filone.

Questo film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di Double Game, distribuito negli Paesi anglofoni dalla casa discografica italo-americana NoShame, nel 2005. Arrivò in Olanda in VHS, con il titolo di Geweld in Turyn. In Germania è conosciuto come Gewalt Uber der Stadt, in Francia come Le Justicier Défie la Ville. Sempre in VHS.

Vi consiglierei di guardare questo film se avete voglia di imparare a fare gli attori, punto.
Il resto è roba da emittenti regionali di quart'ordine.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Film Perduti: I primi adattamenti di Dracula? Drakula(1920) e Drakula Halala(1920/1921)







E' inutile negarlo, se pensiamo ai vampiri ci verrà sempre in mente lui, il vampiro per eccellenza, il diabolico conte, Dracula.
Dalla sua creazione, avvenuta nel 1897 per mano dello scrittore Abraham "Bram" Stoker(1847-1912) ne sono usciti di film basati sul suo romanzo.
Alcuni muti e altri sonori, dal capolavoro "non ufficiale" Nosferatu del regista Murnau, al Dracula di Tod Browning.
Ma se dovessimo risalire al primo vero film sul vampiro?
Beh la risposta è semplice, purtroppo non possiamo, presto scopriremo per quale motivo....

Per chi segue l'altro mio blog ""in solitaria"" "La Taverna di Mr.Pivot" probabilmente già lo saprà,  mi sembra doveroso però includere, no anzi, migliorare quel post e aggiungerlo a questo blog.











DRAKULA
 Russia
 1920?


L'unica menzione di questo film rintracciabile
Anno: 1920(senza fonte)
Regista: Sconosciuto
Casa di Produzione: Sconosciuta 
Paese di Produzione: Russia

CAST
Nessun membro del cast conosciuto 



Di questo film non sappiamo niente, ne il regista ne il cast e nemmeno l'anno di produzione(che viene generalmente indicato come 1920).
L'unica menzione di questo film(foto sopra) è all'interno del libro "Encyclopedia of the Undead" dello scrittore J. Melton.
Non è arrivato assolutamente niente sino a noi, ne foto di scena, ne locandine, niente.
Non sappiamo nemmeno se questo film si possa considerare veramente il primo vero adattamento del romanzo di Stoker.
E' molto probabile che questo film non sia mai esistito veramente, tuttavia chissà se un giorno, in qualche magazzino buio e abbandonato verrà ritrovato.








DRAKULA HALALA
Ungheria 1921



Anno: 1921(Austria)
Regista: Kàroly Latjthay
Casa di Distribuzione: Corvin
Paese di Produzione: Ungheria 

Di questo film invece non ci sono dubbi, è veramente esistito, abbiamo abbastanza prove per affermare la sua esistenza.

Drakula Halala (tradotto grosso modo come "la morte di Drakula"),uscito nel 1920/1921 precede di oltre un anno il capolavoro di Murnau, Nosferatu il vampiro.

Questa pellicola è conosciuta anche come "Dracula's Death"
Si tratta "del vero" primo film basato, o almeno in parte, sul romanzo di Stoker.
La pellicola tuttavia, secondo me, non andrebbe descritta come adattamento, dato che non segue per niente la trama del romanzo, prende solo in "prestito" il personaggio di Dracula per la storia.
La trama è la seguente:

<<Una donna di nome Mary ha strane visioni all'interno del manicomio(dove  è presumibilmente rinchiuso il padre) in cui un paziente sostiene di essere il conte Dracula(o meglio Drakula).
Il paziente/Drakula è una strana figura, un uomo molto pallido e alto, con le orecchie a punta e indossa un mantello(Nel manifesto originale del film si vede una creatura verde).
La donna non riesce a capire se il paziente sia semplicemente pazzo o sia il vero conte, successivamente la povera Mary avrà anche degli incubi su tale paziente, in cui è perseguitata dal paziente/Drakula. La donna riesce a fuggire dal manicomio e riuscirà ad avere una vita felice, sposandosi pure, tuttavia avrà sempre gli incubi inerenti al conte e rimanendo con il dubbio sulla reale identità del paziente.>>

Secondo quanto riportato, nel film ci sarebbero tutti gli elementi che poi diventeranno "d'obbligo" per il personaggio, dal castello spettrale ai servitori sinistri e mostruosi di Dracula e la paura per i simboli religiosi.

Nella parte del paziente/Drakula abbiamo l'attore Erik Vanko(con lo pseudonimo  Paul Askonas), nella parte di Mary invece troviamo Lena  Myl (talvolta viene citata una certa Margaret Lux, non è chiaro se sia la stessa attrice sotto uno pseudonimo).


Ultima domanda rimasta senza risposta.
Come ben sappiamo la vedova Stoker  ha denunziato il film di Murnau, Nosferatu, dunque, come mai la vedova Stoker  non ha fatto la stessa cosa per Drakula Halala?
Le risposte sono varie, probabilmente non ne era a conoscenza, il film si discostava troppo dal romanzo(come pare anche dalla trama) oppure semplicemente il film non prendeva quasi nulla dal romanzo, dato che effettivamente, il personaggio Dracula fa parte della cultura locale, non lo sapremo mai..







Dunque, cosa ne pensate di queste 2 pellicole?
2 pellicole spesso mai citate fra i film sul famoso conte.







Dracula così come appare nel film

Altro frammento sopravvissuto, in cui si vede anche Mary.




giovedì 23 gennaio 2020

I Violenti di Roma Bene - 1976

Anno: 1976
Regista: Sergio Grieco
Casa di produzione: David Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Pierre Marfurt
Antonio Sabàto
Cesare Barro
Gloria Piedimonte
Pupo De Luca

ATTENZIONE: SPOILER!

Siamo nel 1976, il poliziottesco aveva raggiunto il suo apice e sfornava opere sia rilevanti che da dimenticatoio, Umberto Lenzi stava andando alla ribalta con Napoli Violenta, e altri registi come Stelvio Massi e Marino Girolami avevano sfornato due capolavori di cui vi racconterò in seguito. Il successo di tale genere portò Alberto De Martino in Canada a girare Una Magnum Special per Tony Saitta, che da subito diventò un cult del cinema americano, anche grazie a una buona dose d'azione all'interno del film.

I Violenti di Roma Bene
 è un film di denuncia contro la borghesia romana, come aveva già fatto lo stesso Girolami con Roma: l'Altra Faccia della Violenza, che prova a documentare la ricchezza e la superbia di tali famiglie benestanti, ma qui viene fuori un minestrone.
La trama rappresenta lo stereotipo di tutto il filone: una banda di giovani benestanti commette violenze e rapine. Il commissario De Gregori proverà in tutti i modi a fermarli.
Ottima base, ma la sceneggiatura e la parte tecnica del film hanno fallito miseramente, causa la disorganizzazione anche fuori e dentro al set. Montaggio che salta in alcune sequenze, fotografia... no, nemmeno quella. Sfocature e tremolii a non finire.
Fortunatamente, Sergio Grieco ha creato altre opere note come La Belva col Mitra (1977), un ottimo modo per concludere la sua longeva carriera cinematografica con un'opera che analizza la violenza di un gruppo di carcerati evasi...


Incredibilmente, il film riuscì ad arrivare anche all'estero, con il nome anglofono di Violence for Kicks. Ma non si hanno altre notizie di doppiaggi non-anglofoni.
Questa piccolissima perla meriterebbe un restauro come si deve, dato che la base, compresi i stuntmans, non sono male. Spero che un giorno quest'opera possa essere distribuita su dei CD-ROMs.

Vi consiglierei di guardare questo film, se avete qualcuno che considera la violenza come relegata ai più bassi ceti sociali.
Non è ai livelli di La Belva col Mitra, ma come trama ci arriva leggermente.

La Banda Vallanzasca - 1978

Anno: 1978
Regista: Mario Bianchi
Casa di produzione: Canadian International Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Enzo Pulcrano: Roberto
Stefania D'Amario: Antonella Ferreri
Antonella Dogan: Sandra
Gianni Diana: Italo
Franco Garofalo: Pino
Enrico Maisto: Enrico Salerno
Franco Marino: Franco Calogero
Paolo Celli: Armando
Liliana Chiari: Caterina

ATTENZIONE: SPOILER!

Siamo nel 1978, dove il poliziottesco aveva avuto il suo apice in un'Italia sempre più vista come un'immensa diatriba tra fascisti e comunisti, portando anche ad attentati sanguinolenti in cui persero la vita persone innocenti. Umberto Lenzi lasciò perdere il poliziottesco e puntò sulle commedie sexy, lasciando un genere prossimo al tramonto.

La Banda Vallanz... ehm, Sequestratori Recidivi, o qualche titolo sensato che voi lettori riuscireste a dare a questo scempio, ecco a voi la trama.
Roberto, un malavitoso da poco evaso dal carcere insieme al compagno Italo, entra in una misteriosa organizzazione criminale, dedita ai sequestri di persona. Ben presto farà strada e diventerà uno dei criminali più ricercati della città.
La recitazione è talmente pessima che nemmeno gli attori sanno dove si trovano, grazie a questo il ritmo è inesistente nel film, e questo causa sonnolenza a chi lo guarda...
Non mancano scene senza senso nel film, come la scena dell'androne: escono dal luogo, scappano e si impossessano di una macchina, poi la abbandonano in una strada dove in totale facilità verrà ritrovata, camminano per 200-300 metri per poi andare a nascondersi in una fabbrica abbandonata, dove Roberto andrà a rubare e l'altro, Italo, pesta due tizi che stavano facendo l'amore... non so' come ho fatto a non scaraventare il computer fuori dalla finestra. Tuttavia, la colonna sonora (composta da Giampaolo Chiti) ci salva da questo bombardamento mentale. Ma sfido chiunque a vedere questo film.

Purtroppo era inevitabile che Renato Vallanzasca finisse nel titolo di qualche poliziesco.
Sfortunatamente è avvenuto con questo film di serie F, completamente incapace di estrarre qualcosa di originale dai dialoghi banalissimi e dalla inettitudine degli attori.
Non mi meraviglio se Mario Bianchi sia letteralmente sparito dal poliziesco...


Fortunatamente, questo film non è riuscito a passare all'estero, data l'inutilità...
Questo gran visir della mediocrità meriterebbe di essere lasciato nell'oblio in cui risiede.

Vi consiglierei di guardare questo film, quando non volete prendervi una camomilla. 
E' più potente di un Valium e di un lassativo per cavalli.

Poliziotto Solitudine e Rabbia - 1980


Anno: 1980
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: CCC Filmkunst, Simba Film
Paese di produzione: Italia, Germania

CAST
Maurizio Merli: Nicola Rossi
Jutta Speidel: Vivien
Arthur Brauss: Klaus Beitz
Bobby Rhodes: Jamaica
Francisco Rabal: Tony
Reinhard Kolldehoff: Hermann Stoll

ATTENZIONE: SPOILER!


Penultimo poliziesco di Maurizio Merli.

Siamo nel 1980, in un'epoca in cui il cinema europeo è appena uscito dagli anni di piombo, così come il poliziottesco all'italiana, lasciandosi alle spalle un decennio di violenze fasciocomuniste, compreso il filone del poliziottesco, vicino all'esaurimento totale. L'anno dopo, la produzione di pellicole del genere terminò definitivamente.
Tale genere cinematografico raffigurava fatti di cronaca nera, per poi svilupparli in chiave enfatica, spesso in senso critico nei confronti della politica dell'epoca, oppure in senso demagogico, altrimenti in chiave comica alla Bud Spencer e Tomas Milian (il mitico maresciallo Nico Giraldi).


Poliziotto Solitudine e Rabbia
 riassume il rancore di un poliziotto ritiratosi dal servizio, con una gran voglia di ritornare nella polizia tramite l'aiuto di un suo amico (Tony), e che poi dovrà affrontare da solo un'organizzazione tedesca che si occupa di uccidere industriali che provano a stringere accordi con aziende italiane.
La trama, in poche parole, sarebbe questa:
- uccisione di un industriale tedesco in visita in Italia, a Murano
- il killer dell'industriale viene catturato
- Nicola (Maurizio Merli) si finge il killer e parte per Berlino
- uscita allo scoperto dell'organizzazione
- uccisione di tutti i membri dell'organizzazione, compreso il capo, fuggito su un aereo privato.
La base della storia è molto complicata e internazionalizzata, ma riesce a trovare nuovi sfondi per le abituali zuffe e sparatorie alla Merli, situando attorno al protagonista delle facce nuove, ossia quelle di massicci attori germanici.
Tuttavia, vi sono alcune scene forzate ed alcune riuscite davvero bene, come l'inseguimento nella pellicola.

Nonostante la collaborazione italo-tedesca, il personaggio alla Merli è rimasto immutato, e nell'insieme, il gioco vale la candela: di ottima fattura, specie nelle molte scene d'azione.

Maurizio Merli, intento a rispondere ai complici dell'assassino dell'industriale tedesco


Il film riuscì a passare anche all'estero, in Germania uscì nel 1981, con il titolo di Zwei Knallharte Profis (oppure con il titolo di Der Mann, Der Venedig Hieß), nei Paesi anglofoni con il nome di The Rebel.
In Francia arrivò solo nel 1986 tramite VHS, con il nome di Un Policier Rebelle.

Un film che vi consiglierei di guardare in una serata monotona e troppo silenziosa.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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