lunedì 24 luglio 2023

Bollettino Cinematografico #9: Gli Hitman Movies in Salsa Giapponese

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento del Bollettino in salsa piccante... ed anche amara. Sottogenere degli yakuza eiga, capace di mille peripezie e guazzabugli a senso unico... in quanto molti dei protagonisti che tratteremo nel seguente articolo non possono redimersi. Ma altri riescono a sopravvivere ed a girare al largo.
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Come una Stella Cadente, regia di Toshio Masuda, 1967.
Goro, un giovane sicario di una yakuza di Tokyo, a seguito dell'uccisione di un boss della malavita locale, decide di nascondersi a Kobe. Accusato di omicidio, nel mentre giunge nella metropoli l'ex-ragazza del boss assassinato, assieme a un altro sicario che è sulle sue tracce...
Guardaroba e fotografia fenomenali, in delle locations coloratissime che cercano di rendere meno pesante l'ambientazione nichilista del film. Il dondolo su cui siede Tetsuya Watari nel porto di Kobe meriterebbe un ritratto al MoMA di New York. Watari criticabile per il suo ruolo del sicario pieno di sé e per l'essere donnaiolo... ma quando giungerà in città la stilosa "ingenué" Ruriko Asaoka, capovolge a 360 gradi la sua vita: protegge una vita che doveva togliere per via del suo mestiere. Shishido perfetto nel suo ruolo secondario di sicario, vendicativo ma con raffinatezza.

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Il Mio Volto Rosso nel Tramonto, regia di Masahiro Shinoda, 1961.
Un vendicativo industriale assolda una squadra di sicari per togliere di mezzo una donna che conosce troppe cose di lui. I problemi insorgono quando un tiratore, dilettante, si presenta dinnanzi alla squadra...
Fusione riuscitissima tra il musical ed il sottogenere, ad un passo dalla fotografia di Godard e che non nasconde la sua vena satirica sulla cronaca nera, tanto che uno dei sicari esclama che "queste uccisioni amatoriali stanno divorando il nostro business". Sicari di stampo fumettistico e molto memorabili, tra cui la presenza di una sig.rina di Hokkaido... che ha come animale domestico una capra. Trama appena percettibile, anzi: viene usata come scusa per mostrare le doti dei sicari contro il novellino.

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Golgo 13: Kowloon Assignment, regia di Yukio Noda, 1977.
Duke Togo ritorna all'avventura ed accetta un incarico particolare da dei narcotrafficanti americani: togliere di mezzo il boss della malavita di Hong Kong. Ma giunto al porto, verrà ostacolato da un ispettore di polizia...
Nonostante l'opera puramente commerciale, Chiba impeccabile nelle scene di arti marziali, soprattutto se nei panni del personaggio di Duke... abilmente interpretato già da Ken nel 1973. Numerosi i colpi di scena che ci spingeranno a guardare fino in fondo il film. Notevoli le locations coinvolte nella pellicola, tra Kyoto ed alcuni scorci isolati della penisola di Kowloon, degni di una cartolina di alto livello. Esattamente come la fotografia. Lascia il segno anche la breve apparizione di Etsuko Shihomi, che prima di lasciarci le penne tira qualche calcio contro gli scagnozzi del boss...

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Bullet: Un Proiettile per Amare, regia di Hiromichi Horikawa, 1968.
Un sicario viene accusato di avere mandato a monte un traffico di oggetti di valore, e l'organizzazione lo vuole morto... 
Arte alla sua massima forma. Remake di quella famosissima farfalla di un anno prima, qui a colori e intrisa di colori ancor più strambi. Fotografia che raggiunge senza problemi i livelli di Godard e di quasi tutta la Nouvelle Vague francese, personaggi e dialoghi compresi. Yuzo Kayama perfetto nel ruolo del sicario silenzioso e calmissimo in qualsiasi cosa lui faccia. Ruriko Asaoka anche lei nel podio per come sia ossessionata dalla sua persona, soprattutto dalle farfalle. Completa l'offerta anche la colonna sonora, capace di plasmare l'atmosfera del film. Fortunatamente giunto in Italia sul finire degli anni '60.

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Anche questa volta il nostro appuntamento giunge al termine, e prossimamente il Bollettino si tingerà di un altro colore... speriamo senza piombo e con la marmitta dalla quale escono fiori.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

[Neronoir #1] La Ragazza dell'Osaka Express (Kuro no Chotokkyu) - 1964

 
Anno: 1964
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jiro Tamiya: Keiichi
Eiji Funakoshi: Zaitsu
Yukiko Fuji: Yoko
Daisuke Kato: Nakae
Tatsuya Ishiguro: Kudo
Hiroko Machida: Hiroko


ATTENZIONE: SPOILER (tinto di nero)!

Una delle pellicole più ciniche e spietate a firma di Masumura, che qui si arricchisce della presenza di Eiji Funakoshi: attore feticcio di Kon Ichikawa e attore fisso della Daiei; incluso il veterano Daisuke Kato (apparso in 200 films!), che ha visto nascere la "noberu bagu" nipponica a fianco di registi come Yasujiro Ozu, Akira Kurosawa, Mikio Naruse e Kenji Mizoguchi tra i jidaigeki e il genere popolare degli shoshimin eiga (film della classe medio-bassa). Trattasi dell'ultimo film "nero" del regista, degno di concludere una trilogia focalizzata sui lati oscuri dell'imprenditoria giapponese, rispettivamente in ambito automobilistico ("Black Test Car" del 1962) e in ambito legale sull'omicidio di un affarista ("Black Report" del 1963). 


Keiichi è a capo di una piccola agenzia immobiliare nei dintorni di Osaka. Un uomo di Tokyo, di nome Kudo, intende acquistare un enorme appezzamento di terreno per costruirci sopra una fabbrica di automobili... ma in seguito, Keiichi scoprirà che in realtà vi passeranno i binari dello Shinkansen. 

Jiro esemplare nel ruolo dell'agente immobiliare duro e vendicativo, che nonostante le prenda da una yakuza assoldata da Kudo e si lascia scappare la morte di Yukiko, farà di tutto per giungere al regolamento di conti finale. Esemplare anche l'interpretazione di Yukiko, anche lei alla cerca della verità e che purtroppo finirà da martire in questa missione... missione accompagnata da una colonna sonora che appesantisce l'aria, già rarefatta, del noir. Si respira aria di furia per tutta la durata del film, arricchita dalla presenza degli scagnozzi di Kudo: primo fra tutti il suo cane al guinzaglio Daisuke che non si fa' alcuno scrupolo nell'eseguire i suoi ordini e anche a tenere in piedi ciò che resta della sua dignità, manifestando il suo disaccordo con la richiesta dell'assassinio di Yukiko. Commento sociale talmente riuscito che ci troviamo davanti alla versione nipponica delle mani sulla città di Francesco Rosi... entrambi più attuali che mai.


Fortunatamente giunto in Italia negli anni '60, rimane uno dei noir più pesanti e più realistici di sempre... e da conservare nella propria videoteca personale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 18 luglio 2023

Sull'Orlo delle Tenebre (Edge of Darkness) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Fung Hak-On
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Alex Man: ispettore Wong
John Shum: Chu Kar-Man
Chin Siu-Ho: Kay
Ida Chan: Ling
Lo Lieh: Choi
William Ho: Wah
Fung Hak-On: falso poliziotto
Lam Hak-Ming: falso poliziotto
Mai Kei: stupratore
John Ching Tung: gangster nella scena iniziale
Wilson Tong: gangster nella scena iniziale
Chan Ging: gangster nella scena iniziale
Ronald Wong Ban: poliziotto in borghese
Lau Fong-Sai: poliziotto
Chu Tau: scagnozzo
Tanny Tien Ni: moglie di Wong
Lo Wei: boss
Lee Chiu: scagnozzo
Bruce Law: poliziotto
Ho Wing-Cheung: poliziotto
Chen Chun-Bao: scagnozzo
Danny Ng: scagnozzo
Hsiao Yu: gangster
Lee Jun-Git: poliziotto
Chu Pak-Wo: scagnozzo
Leung Shing-Hung: scagnozzo
Ching Gong: scagnozzo

ATTENZIONE: SPOILER!

Diretto e coreografato in parte da Fung Hak-On, noto veterano delle arti marziali su grande schermo passato a miglior vita nel 2016 all'età di 67 anni per via di un cancro, aveva all'attivo un totale di 207 films come attore e fece il maestro d'arti marziali in ben 37 pellicole (in particolare lavorò per quel Woo, ancora prima che diventasse il Woo del 1986!), tanto da diventare anche uno dei membri di spicco del "Jackie Chan Stunt Team"... ma come regista aveva all'attivo un totale di quattro pellicole: si segnala il "Godfather's Daughter Mafia Blues" del 1991, nonché il suo ultimo film da regista, con una Yukari Oshima al massimo della sua forma (e fresca del successo con Frankie Chan). Dall'altra sponda, scritto e prodotto dall'ex-poliziotto Phillip Chan, garanzia vivente del neorealismo all'interno del poliziesco made in Hong Kong.

Ah-Kay, fingendo di lavorare come meccanico, è un poliziotto sotto copertura da ormai quattro anni in una triade. Sotto il comando dell'ispettore Wong, con alle spalle numerosi problemi economici per via del suo giocare d'azzardo, è prossimo alla cattura del boss... ma la copertura di Ah-Kay scricchiola per via del suo compare Choi, che a seguito di un falso arresto decide di metterlo alla prova per capire che non avesse tradito la banda. Riesce (dolorosamente) nell'intento, ma Wong ha intenzione di saldare i debiti con il denaro del boss... rivelando la copertura di Ah-Kay. A seguito di uno scambio di denaro avuto con la yakuza, Ah-Kay viene ridotto in fin di vita dalla triade... e viene definitivamente tolto di mezzo da Wong, ma il tutto viene visto dal suo amico Chu Kar-Man, che in centrale prenderà di mano la situazione e rivelerà a tutti la reale intenzione di Wong, dietro la morte di Ah-Kay.

Molto più di un qualsiasi poliziesco. All'inizio sembra una delle solite commedie slapsticks infarcite di molteplici momenti imbarazzanti, ma è un'istantanea documentaristica su cosa possa avvenire ad un poliziotto sotto copertura... e per come un'ispettore possa essere talmente disperato da venire corrotto dalle triadi. Alex fenomenale nel personaggio dell'ispettore senza pietà per i suoi uomini e disposto a tutto pur di cancellare ogni traccia dei suoi malaffari, Chin per il poliziotto che alla fine si chiede il perché stia rischiando la propria vita per lui e John, che mettendo da parte la sua timidezza, ci riserverà uno dei più clamorosi colpi di scena verso il finale del film. Completa il tutto la presenza del regista di Bruce Lee (Lo Wei) come il boss della triade astuto e vendicativo. Fotografia che ci regala attimi di bellezza alternati ai momenti noir della pellicola, tra cui un notevole uso del bianco e nero; anche nell'usare colori accesi in forte contrasto con le ombre circostanti, degni di Wong Kar-Wai. Numerosi i colpi di scena per via della situazione complessa della trama, colonna sonora anch'essa di interesse e per nulla fastidiosa.


Inedita in DVD, rimane una delle tante porte di accesso al sottobosco del cinema hongkongese... che attende di essere ritrovata e conservata.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 16 luglio 2023

Bande Internazionali di Kobe (Kobe Kokusai Gang) - 1975

 
Anno: 1975
Regista: Noboru Tanaka
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone

CAST
Ken Takakura: Masato Dan
Bunta Sugawara: Kenzo Otaki
Tetsuro Tanba: Rinsei
Koji Wada: Tamotsu Maehara
Yoko Maki: Maki Tajima
Isao Natsuyagi: Yutaka Nakao
Renji Ishibashi: Pochi
Kenji Imai: Tetsufumi
Hideji Otaki: Tokugen
Rokko Toura: detective Nishimura
Toshitaka Ito: Goro Tanigawa
Kunie Tanaka: Teruo Maruyama
Guts Ishimatsu: Nougaki
Moeko Ezawa: Aoi Nakajima
Katsutoshi Akiyama: prigioniero
Ryuko Azuma: Fusa
Mike Danning: Richard
Yoko Isono: Misako
Pinko Izumi: Happy
Kenji Kawai: capo della polizia
Yasuo Matsumoto: assistente di Yang
Ryo Nishida: soldato bianco
Takashi Noguchi: Kimura
Shunji Sasaki: prigioniero malato
Kin Sugai: Chiyo
Natsuko Yashiro: la prostituta di Pak

ATTENZIONE: SPOILER!

Definito da AllMovie come un direttore di pellicole "così avventurose e bizzarre che ben presto divenne uno dei registi più celebrati del Giappone", si fece conoscere per i suoi pinku eiga all'interno della ormai zombificata Nikkatsu... che dopo essere stata demolita da Suzuki nel 1971, non si è mai più ripresa economicamente. Debuttò nel 1972 e divenne immediatamente uno dei volti più noti della casa, assieme ad Hasebe, Chusei, Koyu e Tatsumi. Nel 1975 girò uno dei suoi unici due films all'interno della Toei: quello che tratterò a breve ed "Escape of Gangster Ando Noboru".

Nella Kobe del secondo dopoguerra (1947), la gang locale di Masato e Kenzo si diverte a derubare ed a rivendere gli armamenti dell'esercito statunitense nel mercato nero della città, assieme ad altri delinquenti non solo giapponesi, ma anche coreani e cinesi... che a seguito di un incontro avuto con loro, uniscono le forze e si focalizzano sui loro principali rivali, di origini coreane, guidati da Rinsei. Ben presto le tensioni prenderanno il sopravvento, portando ad una serie di tradimenti e ad un colossale regolamento di conti, assieme agli americani, in una zona industriale abbandonata.

Jitsuroku eiga alla Fukasaku ben riuscito nella sua esecuzione pirotecnica, con degli ottimi colpi di scena e per l'insegnarci che in opere di questo genere non bisogna mai fidarsi di nessuno... anche della propria anima gemella, capitata nelle mani di Takakura, che nonostante la sua inespressività è palesemente infuriato. Anche Sugawara non delude nel calzare perfettamente da yakuza, qui disposto a tutto pur di regolare i conti. Nel mezzo del "jitsuroku", il regista riesce anche nel commento sociale sul Giappone del dopoguerra, fortemente impoverito ed ancora debole dalla batosta atomica.


E ricordatevi che quando due leggende si incontrano, il cult è assicurato (Meiko & Sonny docet!).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 11 luglio 2023

Cameriere! (Garçon!) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Claude Sautet
Casa di produzione: Renn Productions, Sara Films
Paese di produzione: Francia

CAST
Yves Montand: Alex
Nicole Garcia: Claire
Jacques Villeret: Gilbert
Rosy Varte: Gloria
Marie Dubois: Marie-Pierre
Dominique Laffin: Coline
Pierre-Loup Rajot: Maurice
Jean-Claude Bouillaud: Urbain
Nicolas Vogel: Maxime
Bernard Fresson: Francis
Annick Alane: Jeannette, moglie di un pensionato
Clémentine Célarié: Margot
Viviane Blassel: una cliente del birrificio
Yves Robert: Simon
Gérald Calderon: un cliente del birrificio
Hubert Deschamps: Armand
Marianne Comtell: sig.ra Pierreux
Georges Claisse: François
Jenny Astruc: sig.ra Paulin
Henri Génès: Sangali
Serge Berry: Mazet
Carlo Nell: cliente
Benoit Serre: Michel
Simon de la Brosse: Philippe
Jean Amos: Raymond

ATTENZIONE: SPOILER!

Candidato a quattro premi César (miglior attore [Montand], miglior attore di supporto [Villeret e Fresson] e migliore colonna sonora [Jacques Maumont e Pierre Lenoir]), e diretto da un Sautet al tramonto della sua prestigiosa carriera sul fotografare la società francese del secondo dopoguerra, considerando che negli anni '80 ha girato il film che a breve tratterò e il "Qualche Giorno con Me" nel 1988. Con all'attivo 16 films diretti e tutti scritti da lui, nel 1956 debutta con "Bonjour Sourire!", una commedia ambientata in un fittizio principato dove il Primo Ministro vuole sposare la principessa per diventare il re... nel 1974 dirige la sua opera più acclamata dalla critica mondiale ("Tre Amici, le Mogli e (Affettuosamente) le Altre") e negli anni '90 diresse i suoi ultimi due films (rispettivamente "Un Cuore in Inverno" nel 1992 e "Nelly e Mr. Arnaud" nel 1995), di enorme successo in Italia ed entrambi vincitori del César per la migliore regia. Passato a miglior vita nel 2000 per un tumore al fegato, per molti cinefili vive ancora per l'epitaffio sulla sua lapide, che recita una frase più attuale che mai: "Garder la Calme Devant la Dissonance", ossia "mantieni la calma davanti alla dissonanza".

Un capo-cameriere di mezza età coltiva da tempo un sogno proibito: aprire un luna park in riva al mare. Nonostante l'età è rimasto ancora un donnaiolo, sebbene abbia alle proprie spalle un divorzio... gli ronzano intorno alcune donne, ma una in particolare è ritornata improvvisamente nella sua vita, dopo molto tempo. Pronto a tornare con lei, il cameriere scopre che ha un altro uomo...




Colorito non solo in ambito fotografico, ma anche per i suoi personaggi: Villeret e Montand, da bravi veterani, riescono a tenere in piedi la credibilità della sceneggiatura, il tutto senza sbavature e con il dare ampio spazio all'improvvisazione. Il primo ci regala perle come il "POLICE ALLEMAND" ad alta voce e l'essere la spalla pasticciona del secondo, che come un guanto si è adattato al suo ruolo da capo-cameriere sciolto e diretto. Garcia memorabile per la sua spontaneità (bellezza compresa). Montato velocemente, scorre talmente in fretta che non avrete neanche il tempo di dire "voglio il bis!". 


Da ora in poi, trattate con rispetto un cameriere... potrà esservi di aiuto nei vostri drammi sentimentali.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 luglio 2023

[Flopiziesco #25] 0.38 - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Chung Gwok-Yan
Casa di produzione: Intercontinental Film Promoter
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Addy Sung
Maybo Chiu
Wong San
Chung Gwok-Yan
Kam Hing-Yin
Mang Ding-Goh
Poon Yuen-Fan
Billy Chung
Sung Wai-Man
Lau Yat-Fan
Chung Siu-Ming
Lok Kei
Luk Ying-Hong
Yat Boon-Chai
Chan Seng-Tong
Chu Siu-Boh
Yeung Wa
Chan Leung

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Chung è uno dei tanti registi che popolano il sottobosco su celluloide di Hong Kong, capace di destreggiarsi in quel mondo e soprattutto capace di farsi ritrovare anni dopo da cultori di quel cinema... ma in questo caso era più gradevole vedere un documentario sui davanzali da giardino. Da HKMDB veniamo a sapere che ha all'attivo un totale di 16 pellicole come regista, 13 come attore e 5 come sceneggiatore... agli inizi degli anni '90 ha prodotto tre pellicole prima di ritirarsi definitivamente dai riflettori, tutte quante irreperibili. E' anche il padre di Billy Chung, regista che ha seguito le sue orme e tutt'ora attivo nel porto: il suo ultimo lavoro più recente risale al 2020, dove produsse assieme ad Alvin Lam il film d'azione "The Infernal Walker". 


Eh, no: a 'sto giro evito di descrivere la trama, è inesistente come il film stesso. Ammucchiata di luoghi comuni del genere poliziesco in delle interpretazioni tra il comico involontario e l'imbarazzo voluto, difficilmente riscontrabili altrove. E nemmeno le "acrobazie" degli stuntmans ci salvano dal vuoto persistente della pellicola, così come le sparatorie. Solo i titoli di testa del film bastano per scatenare un potente attacco di diarrea, sia per il testo che per l'animazione. Attacco che prosegue anche nella colonna sonora, direttamente scopiazzata dal "Zombi" di Romero... che qui annaspa nel vuoto come nel... no, è inutile ribadirlo nuovamente. Fotografia che non ha niente di interessante, così come le coreografie (effettuate dai due protagonisti del film!!)... 

Misteriosamente approdato in Spagna e in Corea del Sud in VHS, ha una piccola fortuna... il mostrare a tutti cosa non si deve fare per girare un poliziesco.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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