Anno: 1984 Regista: Toshiya Fujita Casa di produzione: Mifune Productions Co. LTD, Shochiku-Fuji Company Paese di produzione: Giappone
CAST Saburo Tokito: Umitsubame Joe Miwako Fujitani: Yoko Tamagi Kentaro Shimizu: Sawai Midori Satsuki: Michi Yoshio Harada: Yonamine Toshiro Mifune: pescatore Izumi Hara: nonna nell'isola di Yonaguni Taketoshi Naito: Nagayuki Shimabukuro Toshiya Ito: fratello di Shimabukuro Yoshi Kato: Kamechiyo Mizuho Suzuki: scrittore Sawai Kunie Tanaka: Dosegashira Imari Tsuji: Uta, madre di Joe
ATTENZIONE: SPOILER!
Penultima opera di un regista che ha visto nascere e morire un colosso dell'industria cinematografica dal suo interno, ossia la Nikkatsu. Entrato nel 1955, lavorò come pubblicista, sceneggiatore, fotografo ed assistente alla regia fino al suo debutto nello stesso anno di quella farfalla: era il 1967 e diresse "Hiko Shonen: Hinode no Sakebi". In seguito ebbe l'occasione di dirigere due pellicole della fortunata saga del "gatto randagio" (Stray Cat Rock), dove in entrambe è presente una giovanissima Meiko Kaji... ad agosto del 1971 si fece definitivamente conoscere nel Sol Levante con "Wet Sand in August", che ebbe un buon successo sia dalla critica che dal pubblico. Anche lui finito a dirigere filmetti di serie Z, come la stessa Nikkatsu... e negli anni '80 cominciò a farsi conoscere come attore in due cult ("Zigeunerweisen" [1980] di Seijun Suzuki; "Tampopo" [1985] di Juzo Itami), fino alla sua morte nel 1997, all'età di 65 anni.
Dopo lo scioglimento di una yakuza locale, Joe Petrel (metà filippino e metà giapponese) giura vendetta contro l'autore del misfatto: difatti, una sera entra in un nightclub e lo fredda con una pallottola. Ricercato dalla polizia a livello nazionale, riesce a fuggire dal Giappone grazie ad alcune amicizie (tra cui un ex-rivoluzionario con il suo piccolo arsenale di granate e di armi da fuoco) ed approda nelle Filippine in cerca di suo padre. Giunto a Manila farà la conoscenza di un altro boss della malavita e diventerà il suo braccio destro... ma la yakuza di Okinawa vuole la testa di Joe, ed è già sulle sue tracce.
Yakuza eiga che invece di giocarsela quasi interamente sulla violenza, se la gioca in gran parte con l'avventura, regalandoci paesaggi davvero memorabili dell'arcipelago delle Ryukyu; assieme a quelli delle Filippine. Interessante anche per la piccola denuncia contro il regime di Marcos, dato che ci mostra come i metodi della sua polizia militare siano più brutali che pacifici (anticipando di quattro anni un particolare film di Eric Tsang). Azione al minimo sindacale, ma che lascia il segno. Saburo non un campione di espressività, ma se la cava davvero bene nel suo essere duro ed avere molta pazienza. Strepitoso omaggio, ma per metà sfumato, del regista al sig. Mifune... qui nel ruolo di un pescatore taciturno, ma dalla lingua tagliente. Miwako relegata al ruolo di ingénue alla Hitomi Nozoe, ma capacissima di destreggiarsi in quel sottomondo.
Se in circolazione è disponibile il DVD del film, portatevelo a casa. Nonostante le due ore di durata, passano davvero in fretta. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1969 Regista: Chang Cheh Casa di produzione: Shaw Brothers Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Ti Lung: Zhang Chun Li Ching: Wen Rou David Chiang: David Liao Ching-Shui Chen Hung-Lieh: Wen Qiang Angela Yu Chien: Mary Chen Yan-Yan: madre di Zhang Chun Ku Wen-Chung: bowling sul terreno di un uomo ricco Fang Mian: JS Lee Kuo Hui: Hsiao Niu Ching Miao: Jia Kaiming Pan Ai-Lun: Pai Li, segretaria di Ming Yeh Pao-Chin: ragazza di Zhang Chun Wang Dan: padrona di casa Wong Ching-Wan: Wang Ping Lee Sau-Kei: ispettore di polizia Wang Kuang-Yu: agente di polizia Chan Sing: prigioniero evaso Wu Ma: impiegato Hoh Wan: impiegato Erh Chun: poliziotto Lan Wei-Lieh: poliziotto To Wing-Leung: poliziotto Lau Kar-Wing: scagnozzo di Wen Qiang Wong Ching: scagnozzo di Wen Qiang Chan Chuen: scagnozzo di Wen Qiang Huang Pei-Chih: scagnozzo di Wen Qiang Yuen Wo-Ping: scagnozzo di Wen Qiang Yuen Cheung-Yan: scagnozzo di Wen Qiang Wang Chung: scagnozzo di Wen Qiang Hsu Hsia: scagnozzo di Wen Qiang Lu Wei: titolare dell'officina Wilson Tong: datore di lavoro Chieh Yuen: uomo alla piscina Man Lei: sarto Chu Gam: titolare del club di Mary Ng Yuen-Fan: buttafuori del bar Chang Seng-Tong: poliziotto King Pai-Chien: passante
ATTENZIONE: SPOILER!
Primissimo ruolo da protagonista per Ti Lung, voluto dal regista stesso immediatamente (!!) dopo avere notato le sue straordinarie doti attoriali nel "Return of the One-Armed Swordsman" uscito nello stesso anno: ed ha avuto ragione! Divenne di colpo uno dei volti più noti della Shaw assieme a David Chiang, che due anni prima fu notato anche lui dal regista per le sue doti recitative e marziali: grazie al film tutti e tre inaugurarono una lunga stagione di grandi successi per la casa, tanto che i critici li soprannominarono "il triangolo di ferro" (The Iron Triangle) e anche quando la casa andò in crisi agli inizi degli anni '80, il trio riuscì senza problemi a farsi notare... con Chang che si rifece nella Cina continentale fino al suo ritiro definitivo nel 1993, con Lung che fu voluto dal sig. Woo per il suo "domani migliore" nel 1986, ed infine con Chiang che venne rilanciato dalla D&B Films con il poliziotto "Tuba" nello stesso anno. Nonostante la sfortunata morte di Chang nel 2002, entrambi, nonostante la loro età avanzata, continuano a lavorare davanti alla cinepresa!
Zhang, appena dopo essere stato assunto, durante la notte viene beccato dalla vigilanza sul luogo di lavoro ad amoreggiare con Mary e viene licenziato. Il suo amico Liao lo invita a salire sulla sua vettura assieme a Mary: durante il viaggio si imbattono in un'altra ragazza rimasta in panne con la sua auto. Dopo averla accompagnata a casa, Zhang si innamora di lei e dopo un appuntamento andato a monte, riesce a trovarsi un nuovo impiego... ma il datore di lavoro, nonché padre della ragazza, rifiuta i rapporti che ha con lei. Subito dopo devasta l'ufficio e corre a rivedere la sua amata Wen, che se la porta anche in un night club (travestita da uomo). Vengono entrambi beccati dagli uomini del datore di lavoro, che in seguito toglieranno di mezzo Liao e anche la sua macchina: Zhang si vendica sparando al fratello di Wen, uccidendolo sul colpo. La polizia lo rintraccia e finisce in un bagno di sangue...
Quando la Nouvelle Vague d'oltralpe contagia anche il cinema di Hong Kong, può solo accadere una cosa: arte da ogni poro, vestiario compreso. Sebbene bisogna attendere il secondo tempo del film per vedere qualcosa di movimentato, sono i dialoghi e l'atmosfera a reggere saldamente il tutto. Anche la canzone all'inizio della pellicola ci anticipa a cosa stia andando incontro il protagonista Lung, ed è un inno alla gioventù sbandata di quei tempi... più attuale che mai. E porta la firma dello stesso regista. Chiang affidabilissimo come sempre nel suo ruolo, Angela ruba la scena per la sua bellezza acqua e sapone, Ching per essere l'ingenué della situazione: attira Lung in dei pericoli a cui riesce a fuggire, ma lo trascinerà in un altro a cui non riuscirà a darsela a gambe. Parata di future stelle nella banda del datore, tra cui i fratelli Wang Chung e Wong Ching, il futuro regista e coreografo rinomatissimo Yuen Woo-Ping, incluso il fratello di Liu Chia-Liang (Lau Kar-Wing).
Alla loro unione, il trio ha guadagnato in totale ben 519,097 dollari (60.393 euro).
Morale? Se siete in cerca di dei classici prodotti dalla Shaw, ripiegate su Cheh. Artista a 360 gradi nello scrivere, dirigere e scrivere testi per canzoni, a loro volta, senza tempo. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1977 Regista: Luigi Petrini Casa di produzione: Filmday Productions Paese di produzione: Italia
CAST Mario Cutini: Paolo Soprani Marco Marati: Giovanni Arbelli Maria Pia Conte: donna presa in ostaggio Patricia Pilchard: Rossana Mario Bianchi: commissario Aldobrandi Selvaggia Di Vasco: Anna Daria Norman: Barbara Linda Sini: Isabella Agnes Kalpagos: Rita Pino Lorin: fidanzato di Rossana Ely Galleani: ragazza americana incinta Daniele Dublino: marito di Rita Edmondo Tieghi: nonno dei bambini Piero Mazzinghi: Camillo Viviana Polic: Beatrice Franco D'Onofrio: Mancuso Anna Zinnemann: mamma di Francesca Alberto Mandolesi: Norman Gioia Scola: ragazza americana
ATTENZIONE: SPOILER (...anche se è un flop!)
Petrini è un regista incomprensibile alla Seijun Suzuki, che qui tenta di inoltrarsi nel filone di denuncia politico/sociale alla Damiani... fallendo pigramente nel suo intento. A metà degli anni '50 si avvicina al mondo del cinema, lavorando come assistente alla regia con Ferdinando Baldi (autore del cult di "Afyon Oppio", datato 1972): ci rimase per quasi 10 anni, ma ne approfittò per lavorare a contatto con il teatro e in televisione. Nel 1964 debutta sul grande schermo con "Una Storia di Notte", commedia drammatica che suscitò non pochi dilemmi nel dietro le quinte con la rivalità tra Sylva Koscina e Scilla Gabel. Fallito il tentativo di entrare nei mafia movies con "A Suon di Lupara" nel 1968, si rifece con l'erotismo ed altre commedie fino al tramonto degli anni '70, dove cambiò tutto con l'Operazione K e con un film di pugilato girato sulla scia del successo di "Rocky" nello stesso anno. In seguito gira il musical di "White Pop Jesus" nel 1980 e lascia il mondo del cinema, ad eccezione di un documentario uscito nel 1988, intitolato "Aurora Express". Frequente collaboratore di Angelo Pannacciò, con il quale vi aprì una piccola casa di produzione.
Due ragazzi romani, dopo avere violentato una ragazza e tolto di mezzo un'altra donna che cercava di strapparla dalle loro sgrinfie, si barricano in un ristorante e prendono un totale di 15 persone in ostaggio. La polizia interviene e circonda il locale, assecondando le richieste dei due sequestratori, tra cui un veicolo per poter fuggire...
Squallido ed eccessivamente violento. Petrini tenta il commento sociale in alcune scene, ma il tutto viene bruscamente tagliato via dallo squallore dei dialoghi e della sceneggiatura. L'ambientazione economica del film fatica a suscitare tensione nello spettatore, ma almeno le scene d'azione riescono, nonostante il sadismo che si respira nel ristorante. Interpretazioni poco sobrie dei due ragazzi, convincente Mario nel ruolo del commissario e gli ostaggi gravitano nel discreto... nulla di interessante a livello fotografico. Girato in evidente scarsità di mezzi, dato che Petrini inquadra vetture della polizia in servizio per tutt'altro in giro per Roma, ma al luogo del sequestro appena due mezzi in tutto l'atto: uno dei Carabinieri e un altro della polizia di Stato. Ci salvano dal baratro il trio Bixio-Frizzi-Tempera con la loro strepitosa colonna sonora, in parte riutilizzata in altri films come "Napoli si Ribella" dello stesso anno.
Consigliato esclusivamente agli appassionati del genere. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Regista: Eddie Nicart Fotografia: Val Dauz Sceneggiatura: Cora Caballes Casa di produzione: Liliw Films International A seguito del rapimento del professor Kohler nelle Filippine da parte di Mr. Giant, assieme alla sua letale "N-Bomb", i servizi segreti mandano in campo il loro fiore all'occhiello: l'Agente 00. Lo aiuterà un'infiltrata di nome Irma, che già lavora tra le fila del narcotrafficante Cobra, legato a doppio filo con Giant. Saltata la copertura, viene fatta prigioniera ed inviata nella tana di Kaiser, il braccio destro di Giant. Per ritrovarla, 00 chiama in soccorso le "bond girls" della situazione, ma quando è a un passo dal liberarla Irma viene spedita a "Hidden Island": la fortezza segretissima di Giant. L'agente scopre l'esatta locazione dell'isola e grazie ad un jet-pack riesce a raggiungerla, per poi affrontarlo assieme ad altri uomini del servizio segreto, non senza prima fare una completa pulizia di scagnozzi sull'isola. Liberato Kohler, Irma avrà la peggio: tolta di mezzo con un colpo di fucile...
Chi era "Weng Weng"? La sua altezza dice già tutto: fu l'uomo più basso mai apparso in un film, alto appena 83 centimetri. Ma se dobbiamo descriverlo a 360 gradi, preparate un chilo di popcorns. All'anagrafe conosciuto con il nome di "Dela Cruz", nasce nel 1957 a Paranaque e, stando alle dichiarazioni del fratello Celing, sin da subito sua madre disse che la sua taglia "non era più grande di una piccola bottiglia di Coca-Cola", talmente tanto che appena nato fu inserito in una rudimentale incubatrice (scatola da scarpe!) ed alimentato tramite contagocce: gli venne diagnosticato il nanismo primordiale, condizione che lo avrebbe affetto per tutta la vita. Divenne popolare nel quartiere in cui risiedeva e sua madre voleva che diventasse un attore, così iniziò a studiare i films d'azione... ed a fare lezioni di karate che rapidamente impressionarono il suo istruttore, che addirittura si spinse a fare dimostrazioni con lui per fare pubblicità alla sua scuola! E proprio durante una di queste esecuzioni, fu notato dal produttore ed attore Peter Caballes della Liliw Productions...
Come cominciò a lavorare sul grande schermo? Debuttò nel 1975 in un ruolo non accreditato in "Silakbo", e quando apparve in "Matatapang" e "Sila... Sa Bawat Bangketa" l'anno dopo ricevette il famosissimo soprannome di Weng Weng, che lo avrebbe accompagnato anche verso la fine dei suoi giorni. Conobbe anche lo Stephen Chow filippino, Rodolfo Vera Quizon, che lo scritturò come suo aiutante in "The Quick Brown Fox" nel 1980. Il 29 maggio del 1981 esce nei cinema l'oramai perduto "Agent 00", con il primo ruolo da protagonista per Cruz. Tornò a lavorare con Quizon in "Da Best in Da West" e prese parte in un musical intitolato "Legs... Katawan... Babae!" sempre nello stesso anno.
Come fu accolto il suo esito più rilevante sul grande schermo? Rilasciato il 2 settembre del 1981, nello stesso periodo la first lady Imelda Marcos organizzò il primo Manila International Film Festival: immediatamente si presentarono nelle Filippine attori come il nostrano Franco Nero, Priscilla Presley, Brooke Shields, Jeremy Irons... e anche Cruz, che sin da subito fu il più visto in assoluto. Stando alle dichiarazioni della figlia di Ferdinand Marcos, Imee, gli ospiti al festival furono stupiti e anche affranti per le loro ispirazioni artistiche; secondo due storici del cinema filippino, Teddy Co e Ed Lejano, l'immagine di Cruz diede parecchio fastidio a molti cineasti, dato che all'epoca non avevano altre figure di rilievo da distribuire all'estero. All'estero il distributore Tony Maharaj, che acquistò il film per le Indie Occidentali, disse che il film uscì nello stesso giorno de "I Predatori dell'Arca Perduta" e fu anche lui il numero uno per entrate al botteghino, tanto da rimanere in cima alla classifica per ben due settimane!
Che fine ha fatto, dopo il suo successo? Nel 1982 uscì nei cinema il sequel della pellicola, intitolato "The Impossible Kid". Il 25 dicembre dello stesso anno fu rilasciato "The Cute... The Sexy 'n The Tiny", assieme a Berting Labra e Pia Moran. In seguito annunciarono che Cruz sarebbe apparso in un altro film denominato "Tatak: Magnum" (1983), ma a film ultimato è stato tagliato via. Di fatto fu la sua ultima apparizione su grande schermo, in quanto dal 1986 in poi non si hanno notizie di sue apparizioni pubbliche. Intorno al 1987, Cruz si ritirò definitivamente dai riflettori e tornò dalla sua famiglia. Il 29 agosto del 1992, all'età di 34 anni, Cruz passò a miglior vita a causa di un attacco cardiaco...
In sintesi... ...ha avuto l'effetto di un whisky: film di serie Z all'epoca, divenuto di serie B tutt'oggi. Maturato nelle sue scene d'azione per niente banali, ma che rimangono interessanti nelle loro esecuzioni. Nella sua piccolezza, Weng si mimetizza molto facilmente e per mettere fuori gioco i suoi nemici è costretto ad usare dei gadgets particolari, ed alcuni involontariamente esilaranti come il jet-pack che usa per raggiungere l'isola... degno di una pubblicità della Mentos :) Se per alcuni è esilarante per le scene d'azione ridicole, tra cui una dove un passante si ferma per capire cosa stia succedendo mentre Weng si sta arrampicando, per me rimane passabile. L'interpretazione di Weng non è male, ma poteva fare di più... discrete le altre.
Anno: 1981 Regista: Alex Cheung Casa di produzione: Century Motion Picture & Dist. Co. LTD Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Ga Lun: capo della polizia Eddie Chen: Ho Wing-Chui Leung Hon-Fai: Simon Bill Lake: ufficiale di turno al blocco Johnston Wong: cameriere Leung Hung: titolare di un negozio Kam Hing-Yin Ada Fung Maybo Chiu Cheng Kei-Ying Brenda Lo Lau Nga-Lai So Hang-Suen Kong Ngai Cheng Yau-Kwok Mak Ho-Man Wong Choh-Chi Fung Ging-Man Che Hung Ma Hing-Sang Chan Chuen Ellen Koon Andy Lam Fong Ping Chan Ling-Wai Tsang Choh-Lam Cheung Ka-Wai Law Chung
ATTENZIONE: SPOILER!
Secondo lavoro sul grande schermo di una pietra miliare della prima New Wave di Hong Kong: questa volta oltre a dirigerlo, ne scrive la sceneggiatura e ne cura personalmente la fotografia (e ricordiamo che cominciò a studiarla già all'età di 9 anni!). Definito dallo stesso Cheung il suo film preferito, all'epoca vinse tre premi per "miglior regista", "miglior attore" a Eddie Chen e "migliore sceneggiatura" al Golden Horse Awards di Taiwan. Prodotto dalla Century Motion Picture, casa che fece da apripista a questa nuova generazione di registi che ben presto avrebbe cambiato il volto "wuxia" del cinema portuale... in uno più contemporaneo e più avanguardistico: tutti e cinque i films prodotti meritano di essere visti almeno una volta nella vita, a partire dal più particolare di essi, il "Nomad" di Patrick Tam.
A seguito di una retata della polizia finita male, Chiu viene sospeso dal suo capo, ma gli offre una possibilità per redimersi: diventare un agente sotto copertura per distruggere le triadi dal loro interno. Accettato l'incarico, sarà una continua discesa nei bassifondi del crimine... dopo numerosi arresti, la sua ragazza non lo vuole più vedere ed in seguito si vendica del suo nuovo ragazzo, rapinando la gioielleria in cui lavora. Il ragazzo identifica Chiu e viene radiato dal corpo di polizia. Trascinato di nuovo in una rapina, questa volta ad intervenire non è solo la polizia, ma anche i residenti del condominio... che lo ridurranno in fin di vita.
Film da vedere almeno una volta nella vita. E' una delle rappresentazioni più realistiche in circolazione su come un poliziotto, a lungo andare sotto copertura, si chieda cosa ci stia ancora a fare nel corpo... raccontato sotto una lente documentaristica, che in seguito influenzerà molto un altro capolavoro che porterà la firma di Danny Lee due anni dopo, girato nella stessa location. Sceneggiatura minimalistica, come per il guardaroba degli attori e per i dialoghi molto diretti (memorabile l'introduzione alla copertura dallo stesso capo della polizia!), ma eseguita talmente bene che vi sembrerà di essere al fianco di Eddie per tutta la durata della pellicola! Numerosi i momenti in cui tutto viene buttato all'aria, come la copertura saltata di un collega di Eddie... freddato da un membro delle triadi, non senza prima dargliele allo stesso Eddie: la sua interpretazione leggendaria raggiunge tranquillamente i livelli di maestri come Chow Yun-Fat, nella caratterizzazione (decadente) del suo personaggio. Sebbene perda un po' di colpi con della commedia non proprio riuscita e nel montaggio lascia a desiderare, nella fotografia è puro godimento: primi piani, inseguimento in soggettiva alla Lenzi, colori vivacissimi ed uso insistente della telecamera a mano per le scene d'azione, eseguite con inevitabili spargimenti di sangue... il che richiama, in parte, un genere che nascerà nel 1986.
Recentemente restaurato dalla Spectrum Film in Francia, assicuratevi di inserire il suo blu-ray nella vostra collezione cinematografica: non ve ne pentirete. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1967 Regista: Takashi Nomura Casa di produzione: Nikkatsu Paese di produzione: Giappone
CAST Jo Shishido: Shuji Kamimura Jerry Fujio: Shun Shiozaki Chitose Kobayashi: Mina Ryotaro Sugi: successore di Shimazu Kanjuro Arashi: Shimazu Shoki Fukae: Funaki Eimei Esumi: Senzaki Jun Hongo: Kaneko Akio Miyabe: Miyoshi Toyoko Takechi: Otatsu Takamaru Sasaki: Otawara Asao Uchida: Tsugawa Zeko Nakamura: receptionist dell'appartamento Kojiro Kusanagi: sicario Zenji Yamada: capitano della chiatta
ATTENZIONE: SPOILER!
Trattasi dell'esito più conosciuto e più riuscito dell'intera carriera del sig. Nomura, con all'attivo ben 44 pellicole come regista, tra cui numerose in film per la TV e in due serie televisive. Si segnala che entrò a lavorare per la Nikkatsu nel 1955 e girò il suo primo film nel 1960, intitolato "Special Investigation Team No. 5", oltre ad essere una presenza fissa come attore nei films marchiati Seijun Suzuki. La Criterion lo descrisse come un "regista di spicco, stilisticamente audace" per via delle sue numerose ispirazioni ad altri registi dell'epoca: in particolare i nostrani western-spaghetti, che nel 1961 lo portano a girare "Quick Draw Joe" sempre con Shishido... e guarda caso, nel 1961 debuttò il famosissimo Sergio Leone con il peplum del colosso di Rodi. Si fece conoscere a livello internazionale già nel 1975 con le riprese del primo campionato mondiale di karate ("The Fighting Black Kings") e per le sue interviste ai suoi principali esponenti: in Italia il documentario arrivò con il nome di "The Dragon" nel 1979. Sparito dai riflettori sul finire degli anni '90, passò a miglior vita nel 2015.
Un sicario di nome Kamimura viene assunto per togliere di mezzo un avido boss della yakuza, assieme al novellino del mestiere Shiozaki. Entrambi portano a termine il loro lavoro, Kamimura sopra tutti, ma due scagnozzi della sua gang li seguono all'aeroporto di Tokyo e li costringono a perdere l'aereo per la Francia... che a loro volta vengono messi fuori gioco dallo stesso Kamimura. Saltata la copertura, decidono di rifugiarsi in un ostello su consiglio del mandante, nel mentre prepara la loro fuga in mare... e anche l'unione con la gang rivale per via del figlio del boss defunto. Minacciati nuovamente dagli uomini del boss, la cameriera Mina farà di tutto per portarli in salvo, ma sfortunatamente il novellino viene catturato e malmenato dalla banda... verrà poi liberato grazie ad un ultimo (e fatale) accordo con Kamimura, ossia un faccia a faccia tra il figlio del boss e lui stesso. Nel mentre Shiozaki e Mina saranno in mare aperto, Kamimura affronta esplosivamente la banda...
Fotografia di notevole livello e per nulla scontata, ricca di citazioni al nostrano Sergio per gli sguardi di sfida tra Shishido ed il figlio del boss defunto e all'Henri Decae di Melville per l'uso insistente delle ombre e inquadrare oggetti artistici come inferriate, porte in vetro e locations anguste. Nemmeno l'ombra di una sequenza improvvisata, tutto appositamente studiato per la sopravvivenza di Shishido ed i suoi ingegnosi trucchi per mettere fuori gioco i suoi avversari (a differenza di Jerry), come il pedale del freno nel posteriore della macchina da loro usata... e poi gettata in mare. Chitose ombrosa e coraggiosa nel suo ruolo di cameriera, che nel mentre fa' da ponte tra la banda e i due sicari, contribuendo senza sapere a salvare la vita di Shishido da un raid della banda all'ostello. Scene d'azione anche qui studiate in ogni prospettiva (vedasi lo scontro finale con la banda, in cui Shishido scava una fossa per salvarsi dall'auto degli scagnozzi per poi agganciarvi una bomba ad orologeria) e coreografate alla perfezione. Pietra miliare del sottogenere degli "hitman movies", dal quale ne prenderà spunto Murakawa sul finire degli anni '70: non a caso lo stesso Shishido lo definì il suo film preferito.
Fortunatamente è stato ripescato dalla Criterion stessa nella serie dedicata ai noir della Nikkatsu, ma sfortunatamente non in blu-ray...
Uscito nelle sale a tre mesi (4 febbraio) di distanza dal capolavoro di Suzuki (15 giugno), e ho già riassunto il tutto. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1982 Regista: Lau Shing-Hon Casa di produzione: Seasonal Film Corporation Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Chow Yun-Fat: Yuen Lik/Nguen Dich Rosamund Kwan: Or Pui Lam/Vickie Lee Wan Chi-Keung: Kenny Phillip Chan: Kam Ta Fu/Kim Tai Yung Ko Chun-Hsiung: Or Wing-Fu/Lee Hung-Fat Tang Ching: Tang Kin Flora Cheung: ballerina in discoteca (cameo) Melvin Wong: ispettore Lau Ng Hong-Sang: capitano Ng Lo Wai: vittima Tsang Choh-Lam: musicista di strada cieco Stephen Yip: assassino dal coltello per meloni Yat Boon-Chai: poliziotto Wong Hak: padre di Yuen Lik/Nguen Dich Chan Leung: assassino con l'accetta
ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!
Dopo la visione della pellicola, una domanda sorge spontanea: come diamine ci è finita una divinità del cinema come Chow Yun-Fat in tale disastro?! Domanda che suscita curiosità, dato che il regista Lau ha un curriculum interessante alle sue spalle. Da HKMDB veniamo a sapere che ha all'attivo 5 films come regista, e in tutti e cinque vi ha anche scritto la sceneggiatura; si segnala che nella sua carriera nebbiosa di cineasta ha debuttato come attore per la prima ed unica volta nel furioso cult di Tsui Hark del 1980 ("Dangerous Encounters of the First Kind"), nel ruolo di un agente dell'Interpol. All'alba del terzo millennio girerà due lasciti alla polizia di Hong Kong, durante la transizione del 1° luglio del 1997, rispettivamente usciti nel 1999 e nel 2002. Dopodiché, si è letteralmente volatilizzato dai riflettori: nessuna traccia e nessun indizio su dove lui sia finito...
Un ex-soldato vietnamita di nome Nguyen Dich decide di approdare a Hong Kong come sicario per conto di un boss: dopo avere tolto di mezzo numerosi obiettivi, fa' la conoscenza della giornalista locale Vickie e si innamora di lei. Ma nonostante i sentimenti di Nguyen, il boss proclama l'ordine di togliere di mezzo il padre della giornalista... ed in seguito anche l'ordine di eliminare anche lei, se nel caso cominciasse a sospettare di Nguyen. Come prevedibile, Vickie si accorge che lui ha ucciso suo padre, e la situazione sfugge di mano sia a Nguyen che all'organizzazione...
Sbadigli? No, confusione. E pure tanta. Montato talmente male che sembra di vedere pellicole diverse e colmo di scene che non portano a niente (anche di continui flashback), pur di riempire il vuoto cosmico del film. Sparatorie che non hanno niente di emozionante, coreografie che a tratti suscitano ilarità nella loro violenza: in una scena in particolare al ristorante, Chow toglie di mezzo qualcuno davanti a TUTTI e nessuno si premura di avvertire le autorità... e in un'altra viene ustionato da un veicolo in movimento, fasciato dalla testa ai piedi e in una scena dopo ricompare completamente integro. Imbarazzo a cascata da parte di quasi tutte le comparsate, ad eccezione di Chow e Rosamund, di cui quest'ultima al suo debutto sul grande schermo (aveva appena compiuto 20 anni, all'epoca!). Solo la colonna sonora è esente dall'elevato livello di confusione dal film, tanto che parte di essa è finita in altre pellicole come "Brotherhood" (1986) e parzialmente ricomposta in "The Law Enforcer" (1986)... anche il "Take My Breath Away" di Sandy Lam emerge da questa palude di celluloide.
Nonostante il clamoroso disastro, gli incassi non furono per niente male: 4,242,399 dollari (492.192 euro) e fu addirittura distribuito negli USA con il titolo di "The Long Goodbye"... mistero.
Se siete in cerca di un cult con protagonista il leggendario Chow, posate il vostro sguardo su opere come "See-Bar" del 1980 e "The Story of Woo Viet" dell'anno seguente. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!