giovedì 24 marzo 2022

Sbrigati, Sbrigati (Deprisa, Deprisa) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Carlos Saura
Casa di produzione: Elìas Querejeta Producciones Cinematograficas, Les Films Molière
Paese di produzione: Spagna, Francia

CAST
José Antonio Valdelomar Gonzalez: Pablo
Berta Socuéllamos Zarco: Angela
Jesus Arias Aranzueque: Meca
José Maria Hervàs Roldan: El Sebas
Maria del Mar Serrano: Maria
Consuelo Pascual: Abuela
Yves Barsacq: Luis
Suzy Hannier: Martita

ATTENZIONE: SPOILER!

Mai mi stancherò di ribadirlo in eterno: il genere quinqui fu l'istantanea di una Spagna stremata e desiderosa di democrazia, dopo gli anni bui del franchismo... e tra queste istantanee ve n'è una che silenziosamente riesce a farsi capire tramite dei gesti. Il sig. Saura, già conosciuto nella penisola iberica per il suo neorealismo e per eludere la censura del regime franchista (La Caza del 1966 fu il suo passaporto per farsi conoscere anche al di fuori della Spagna, ossia un thriller basato su tre veterani della guerra civile spagnola che si incontrano durante una battuta di caccia... e la situazione degenera), ma che appena dopo il rilascio di tale pellicola, nel 1981 fu consacrato mondialmente per la sua trilogia dedicata al Flamenco (Bodas de Sangre, Carmen e El Amor Brujo), di cui provò a commistionare i ritmi e le musiche in questo drammatico manifesto politico di inizio anni '80.


Un gruppo di amici tossicodipendenti emarginati dalla società (Pablo, Angela, Meca ed El Sebas), decidono di rubare un auto per fuggire dalla periferia di Madrid. Si susseguiranno rapine a mano armata a portavalori, benzinai e banche per racimolare denaro per continuare la loro vita di assuefazione da droghe. La polizia seguirà la loro scia di piombo e sangue...



Ogni dettaglio che vedrete nella pellicola è esistita realmente. Persone comprese. Al di fuori dai riflettori, una di queste persone (José Antonio Gonzalez) è passata a miglior vita undici anni dopo a causa di una overdose, all'interno del carcere di Carabanchel... il resto del cast è non professionista, in quanto il regista li scelse nel quartiere di Villaverde, nella capitale spagnola. Dialoghi ridotti al minimo sindacale, ergo si dialoga con i gesti, che saranno un vantaggio decisivo per la colonna sonora (deliziosamente orchestrata da coloriti gruppi musicali quali i "Los Chunguitos" e da artisti come "Cappuccino" e "La Marelu"): capace di guidarti nell'atmosfera ritmica del film, mettendo da parte la recitazione, seppur sconvolgente e poliedrica! La denuncia alla Damiani riesce per la sua corrispondenza chiarissima... la povertà è l'anticamera del crimine, e la povertà affonda le sue radici nel lusso: ogni singolo cittadino è responsabile di tutto ciò. E niente spazio al sentimentalismo... sebbene sia presente la storia d'amore tra Pablo ed Angela.


Su dei costi di produzione non da poco (36.000.000 di pesetas, ossia 216.000 euro), la pellicola riuscì a sfondare i botteghini con ben 167.162.731 pesetas (1.004.668 euro)!

Nonostante l'enorme successo nelle sale di proiezione e le pesanti critiche dal quotidiano conservatore ABC (che accusò Saura di pagare gli attori in droga per evitare che abbandonassero le riprese; accusa confermata da Enrique San Francisco in un'intervista su El Comercio nel 2014), la pellicola ha colpito il bersaglio: la povertà e la droga creano pane per la malavita e i suoi continui ricatti nei confronti di tali persone.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 14 marzo 2022

I Cacciatori (Οι κυνηγοί) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Theo Angelopoulos
Paese di produzione: Grecia

CAST
Vangelis Kazan: Sawas
Eva Kotamanidou: moglie del generale
Giorgos Danis: Yannis Diamantis
Mairi Hronopoulou: sig.ra Diamantis
Ilias Stamatiou: Antonis Papadopoulos
Betty Valassi: moglie di Sawas
Aliki Georgouli: sig.ra Papadopoulos
Nikos Kouros: il generale
Stratos Pahis: Giorgos Fantakis
Dimitris Kaberidis: Yannis
Christoforos Nezer: il politico
Takis Doukakos: capo della polizia militare

ATTENZIONE: SPOILER!

E' possibile che il cadavere di un militante socialista possa dare il via a un analisi storica sulla Grecia dei colonnelli talmente intensa che farebbe impallidire anche il sig. Barbero? Ultima pellicola di una trilogia interamente dedicata ai governi che si sono susseguiti in Grecia, ed interamente intrisa di ipnotismo: nonché il principale cavallo di Troia di Angelopoulos, capace di attirare i cinefili più affamati come il sottoscritto e di farli assistere a 360 gradi in ogni sua singola storia raccontata sul grande schermo. Non a caso il maestro del noir all'americana, Martin Scorsese, definì i suoi films come "ipnotici, travolgenti e profondamente emotivi"... 

Capodanno del 1976. Un gruppo di cacciatori dell'alta borghesia, su un'isola greca, si imbattono in un cadavere sepolto nella neve e perfettamente conservato dal freddo. L'uniforme che indossa è molto familiare: si tratta di un partigiano morto durante la guerra civile greca del 1949. Trasferito in un obitorio, per i cacciatori inizia un lungo cammino per affrontare i loro peccati. Ogni membro del gruppo vede quel cadavere su una bara improvvisata, costringendoli a capitolare per le loro azioni dopo l'omonima guerra civile; venendo così condannati alla propria esecuzione dai partigiani. Aprono gli occhi e si scopre che era un incubo collettivo causato dal partigiano, che in seguito verrà seppellito con tutti gli onori... assieme alle colpe di quei cacciatori.

Il sequel di "La Recita" del 1975, degno di essere definito tale. Viaggio da lasciare a bocca spalancata anche per lo stile visivo del regista, rigorosamente un andirivieni dal passato al presente, anche nella stessa inquadratura! Ci troviamo davanti a una surreale istantanea della Grecia nell'immediato dopoguerra ed a quella degli anni '70... anch'essa appena uscita dal periodo buio dei colonnelli. Satira ferocissima sulle colpe, sulla negazione, sulla confusione e sul continuo autoinganno dei personaggi della pellicola. Come sulla plastilina, il sig. Theo modella il passato con il presente, e noi lo facciamo con il rimodellare il presente, in base ai nostri ricordi del passato. Nel mezzo alla serietà imperante della pellicola, l'umorismo trova il suo modo per coinvolgere lo spettatore... seppur cupo.


Assicuratevi una teca apposita per la celluloide in questione: difficile per il suo tema, ma estremamente gratificante per il messaggio finale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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