sabato 26 febbraio 2022

Nessun Compromesso (No Compromise) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Billy Chan
Casa di produzione: Sanhe Film Company
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Lee: capitano Lee Ta-Wei
Carol Cheng: Jenny Lee
Lam Wai: Liu Da-Chuen
Pauline Wong: Lily Liu
Ken Lo: Kwong
Wu Ma: Tony
Kam Hing-Yin: dottore della clinica
Stephen Tsang: tassista
Billy Lau: sig. Chan
Mary Hon: dottor Ho
Shing Fui-On: ladro
Wong Wai-Tong: Ting
Chiu Jun-Chiu: Wai
Louis Cheung: Lee Ying-Kit
Money Lo: Millie Pang
Chan Ging-Chi: gangster

ATTENZIONE: SPOILER!

Siete stanchi delle solite commedie hongkongesi, intrise di personaggi da cartone animato e di violenza talmente eccessiva da suscitare ilarità? Il Maurizio Merli di Hong Kong può essere per voi, ancora una volta, il faro lampeggiante in questo buio: ispirato ai drammi politico/sociali alla "Long Arm of the Law" (dato che è sulle tracce di due criminali della Cina continentale) e al suo solito ruolo di poliziotto dalla pistola facile e precisa. Tassello importante per la sua carriera, in quanto l'anno dopo si farà conoscere internazionalmente con il noir di "The Killer", dalla mano poetica di John Woo.

La vita del capitano Lee Ta-Wei è difficoltosa, divisa tra il suo lavoro e la sua famiglia... a capo di una "unità speciale" della polizia di Hong Kong che lavora sotto copertura, sulle tracce di dei criminali della Cina continentale: esperti nello smercio di droga e nel contrabbando di orologi di valore. Due di loro tolgono di mezzo uno dei suoi uomini durante una retata, e alla fine dovranno vedersela con loro all'interno di un ospedale...


Nulla di speciale come quasi tutta la filmografia di Danny Lee, ma non vi è nessuna sbavatura nella tensione che regna incontrastata nella pellicola. Sparatorie che non versano eccessivi litri di pomodoro, ma se la giocano sul psicologico. Lentezza che non è visibile neanche al microscopio, abbonda di azione anche ad occhio nudo. Ne ha dato prova anche il cast della pellicola, che dalla sponda degli antagonisti spiccano sopra tutti Lam Wai e Pauline Wong, assieme al consacrato antagonista passato troppo presto a miglior vita Shing Fui-On: il primo per riuscire a fuggire da qualsiasi retata della polizia, e la seconda per la sua sbalorditiva determinazione ad operarsi da sola per rimuovere un proiettile... dall'altra sponda la moglie di Danny, la sig.rina Carol Cheng, leviga tridimensionalmente il suo ruolo stereotipato della moglie del poliziotto. Si nota l'ampio spazio dato alle due protagoniste femminili del film, in un genere in cui sicuramente le avrebbero collocate in dei ruoli secondari, nulla di più.


Ancora una volta il poliziesco di Danny Lee ha riscosso un ottimo risultato al botteghino: 7,625,694 dollari (870.830 euro).

Non siamo davanti a un capolavoro, ma il suo lavoro artigianale nel cinema di genere lo si assapora intensamente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 18 febbraio 2022

L'Auto di Prova Nera (Kuro No Tesuto Ka) - 1962

 
Anno: 1962
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jiro Tamiya: Yutaka Asahina
Junko Kano: Masako Usami
Eiji Funakoshi: Kimio Hiraki
Hideo Takamatsu: Toru Onoda

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato completamente in bianco e nero, per le vostre pupille sarà come assistere ai primi passi di un noto maestro del noir che ho citato migliaia di volte sul blog... impostato come un gangster movie, ci troviamo davanti alla creazione/sperimentazione di un nuovo genere: lo spionistico industriale, abilmente congegnato con sfumature di thriller, dove al posto dei gangsters vi sono dipendenti di due case automobilistiche pronti a rischiare anche le loro vite pur di sottrarre informazioni da ambedue le parti, esattamente come l'ipernota yakuza. Tratto da un regista che assaporò il nostro Stivale per ben tre anni dal 1950 al 1953, grazie a una borsa di studio offerta dal neonato governo italiano dell'epoca... e fu allievo a tempo pieno di maestri da eterno tappeto rosso come Fellini, Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni. 


Tra la Tiger e la Yamato non scorrono buone acque. Tra di loro si fanno una spietata concorrenza, ricorrendo anche allo spionaggio industriale, anche grazie alla messa in produzione di un auto sportiva da entrambe le case. Entrano in scena anche i doppiogiochisti, assieme ad alcune relazioni personali. Uno tra questi, Asahina (dipendente della Tiger), per poter acquisire un segreto scottante della Yamato chiede alla sua fidanzata Masako di farlo con una spia della concorrenza... si scopre che tra i piani alti della Tiger vi è qualcuno che, ricattato, ha fornito alla concorrenza i dati sensibili dell'azienda. Costui è Hiraki, che tra l'altro è anche il genero del proprietario Onoda, che a sua volta ricatta nuovamente quest'ultimo... portandolo alla morte. La faida giunge al termine quando Asahina, disgustato dai metodi utilizzati da entrambi, decide di dimettersi in contemporanea all'uscita del nuovo modello della Tiger: successo immediato nelle vendite.


Nonostante l'azione sia ridotta al minimo sindacale, la spettacolarità regna incontrastata nelle interpretazioni di quasi tutti i personaggi. Tutti quanti sono in torto marcio e non fanno niente per redimersi, sacrificandosi per il bene delle loro società: l'amore, la dignità, l'onestà e la democrazia non faranno mai parte delle loro vite. Trama che non perde mai il suo ritmo, anche grazie ai colpi di scena che non si faranno problemi nel buttare all'aria la stessa trama. Banalità inesistente, quasi come il moralismo tra i personaggi: alcuni di noi saranno empatici con alcuni di loro, ed altri li compatiranno. Nel mezzo della faida tra la Tiger e la Yamato insorgerà anche il dramma romantico, con tanto di sex-appeal in un bar e in una stanza d'albergo... 




Se state adocchiando qualche pellicola oscura, assicuratevi quest'ultima per la vostra cineteca... la Arrow Video non vi deluderà. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 14 febbraio 2022

Il Salvatore (The Saviour) - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Ronny Yu
Casa di produzione: The Pearl City Films LTD.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Pai Ying: ispettore Tom
Gigi Wong: sig.ra Leung
Kent Cheng: "Nineteen"
Tien Feng: Kwok Sing Fung
Lam Ying-Fat: figlio adottivo di Tom
Cheung Kwok-Keung: attore televisivo
Ng Leung: avvocato di Paul
Patricia Chong: attrice televisiva
Chris Dryden: sovrintendente
Jenny Leung: vittima
Siu Tak-Foo: ladro
Chow Gam-Hoi: ladro
Luk Ying-Hong: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!


Se cercavate un Callaghan asiatico al di fuori da quello interpretato da Jackie Chan nell'ipernoto "Police Story" nel 1985 e diretto ai livelli del Maurizio Merli hongkongese Danny Lee, il sig. Pai Ying può fare (largamente) per voi. Se non basta, Ronny è lo stesso regista che lanciò su ogni marcia ingranabile Brandon Lee in "Legacy of Rage" nel 1986, al suo primo ruolo da protagonista. Appena due anni dopo dall'uscita del "Salvatore" nelle sale, dirigerà un misconosciuto Chow Yun-Fat in un film d'azione intitolato "The Postman Strikes Back". Rimasta nell'oscurità per quasi due decadi fino al recupero della celluloide, dopo la consacrazione internazionale del regista con "Codice 51" nel 2001... insieme al sempre affidabile Samuel L. Jackson (appena fresco dell'enorme successo della trilogia di Tarantino!).


L'ispettore Tom è un tenace poliziotto, ma ha un lato tenero. Una volta alla settimana, diurnamente interpreta il ruolo di un padre adottivo di un ragazzo in orfanotrofio, per dare la caccia a un assassino che adocchia le prostitute in giro per Hong Kong...






Pietra miliare (da dissotterrare) della "Nouvelle Vague" hongkongese di inizio anni '80: sebbene gli spargimenti di pom... ehm, sangue siano davvero ben pochi, l'azione non è da poco e lo scenario della città, oltre ad essere vivacemente colorata, è attiva ed influisce sullo svolgimento della trama. Ritmo sapientemente rallentato nei momenti più adatti, e decolla nello sviluppo dei personaggi.
Dalla nostra parte vi è Pai Ying, ispettore dalla pistola facile e precisa, che non si fa' alcun problema ad agire anche al di fuori della legge, pur di catturare i criminali che sguazzano nella metropoli del porto... furioso, severo ma giusto.
Dall'altra sponda abbiamo il principale antagonista, che all'inizio appare soltanto di spalle o in una zona d'ombra. Dopo una lavata di capo da parte del suo babbo, tornano alla mente i ricordi che lo hanno spinto a fare l'assassino... quando aveva 10 anni, sua madre si è tolta la vita davanti ai suoi occhi, a causa di suo padre che si portò a casa una prostituta. 
Alluvione di omaggi alle fonti di ispirazione del regista, da Hitchcock ai primi atti di Clint Eastwood, dal genere noir al nostrano poliziottesco... che altro volere di più dalla vita?

Secondo lavoro in assoluto del regista, perfettamente riuscito e pronto alla conservazione nelle vostre cineteche... poiché è anche uscito il blu-ray in Francia!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Una Iena in Cassaforte - 1968

 
Anno: 1968
Regista: Cesare Canevari
Casa di produzione: Fering
Paese di produzione: Italia

CAST
Dmitri Nabokov: Steve
Maria Luisa Geisberger: Anna
Ben Salvador: Juan
Alex Morrison: Albert
Karina Kar: Karina
Cristina Gaioni: Jeanine

ATTENZIONE: SPOILER!

"Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani", ma al posto dei cani vi sono cinque rapinatori di banche... ed al posto di una banca vi è un piccolo castello, che sarebbe la celeberrima Villa Toeplitz a Varese. Talmente raro che la copia in DVD sembra sia uscita da dei sotterranei di qualche archivio cinematografico sommerso da un mare di polvere e di muffa, forse accanto alla bobina cercata da mezzo pianeta (che il mio collega conosce molto bene...), dato che il format video è a metà strada tra quello di una videocassetta e di un VCD orientale. Urge una breve biografia sul regista: brevemente attore appena dopo il termine del secondo conflitto mondiale, debuttò nel 1965 con uno spaghetti western intitolato "Per un Dollaro, a Tucson si Muore" e si fece subito conoscere per il suo colorito repertorio del cinema di genere italico, persino a chiudere un genere di grande successo e riconosciuto internazionalmente come il giallo all'italiana nel 1982 con "Delitto Carnale"! E assieme a quel delitto che concluse il genere, Cesare concluse la sua carriera nel mondo della celluloide.


Cinque rapinatori di banche noti in Europa (Klaus dalla Germania, Albert dalla Francia, Juan dalla Spagna e Karina dal Marocco), si danno appuntamento in un castello isolato per dividere un numero enorme di diamanti nascosti precedentemente nel castello dal loro boss, ormai defunto: Boris. Sua moglie, Anna, dirige l'incontro. Sfortunatamente, le pietre sono collocate in una cassaforte e servono cinque chiavi per aprirla, distribuite da Boris ai suoi colleghi. Albert sconvolge il gruppo per essersi fabbricato da solo la sua chiave, ma anche per la sua dolce metà, Jeanine. Molto presto la situazione precipita nel castello, tra avidità, tradimenti e sfiducia al sapore di piombo.


Istantanea psichedelica di come la demenza possa prendere il sopravvento, anche sotto le vesti di commedia. Sebbene sia stato girato con un budget molto limitato, il risultato è stato uno dei più clamorosi. Nemmeno una sbavatura visibile al microscopio. Fanno la loro parte anche le ragazze con i loro abiti sgargianti e brillanti, dalla bellezza senza tempo. 
Anche i delitti sono fuori dal coro per la loro creatività, e non sono nemmeno di stampo argentiano... ergo è una tappa obbligatoria per gli amanti del genere. La pellicola ha lo stesso effetto dell'aceto balsamico: trama dal sapore aspro, ma dal retrogusto dolce per il suo essere presa poco sul serio.


Così oscuro, così sorprendente da meritare con urgenza un restauro in 4K.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 2 febbraio 2022

[Flopiziesco #20] Poliziotti d'Assalto (Flics de Choc) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Jean-Pierre Desagnat
Casa di produzione: Les Films de la Tour, TF1 Productions
Paese di produzione: Francia

CAST
Pierre Banderet: Philippe Audray
Marc Chapiteau: FTN
Pierre Massimi: Beauclair
Jean-Luc Moreau: Gratien Scorda
Chantal Nobel: Wanda Romanoff
Mylène Demongeot: l'amante
Laetitia Gabrielli: Sylvie Cortazzi
Yannick Groell: Anne
Nathalie Homs: Caroline
Anne Tihomiroff: Marie-Christine
Nadine Alari: Véronique Duvilliers
Jacques Balutin: Vest, camionista
Michel Barbey: il poliziotto della socialite
Christophe Bourseiller: informatico del taxi
Catherine Lachens: Barbara, barista del Cormoran
Michel Peyrelon: Jean-Philippe Lamblin
Henri Virlojeux: Barraud, il tassista
Michel Berreur: assassino

ATTENZIONE: SPOILER (...anche se è un flop)!


Un esercito di attori per una montagna di sterco fatto a celluloide. Il ricordino fecale di un regista alla sua ultima apparizione su grande schermo, essendo stato il braccio destro di André Hunebelle (creatore del leggendario "Fantomas"!) e lo sceneggiatore di due importanti episodi della saga di OSS 117 (che ha anche preceduto il debutto dell'ipernoto 007 su carta nel 1953!!), qui del tutto irriconoscibile. Prima di lanciare altri insulti sull'insulto per eccellenza al genere poliziesco, agganciatevi alla sedia e gustatevi un buon calmante.


Nei dintorni di Parigi, le due giovani prostitute Sylvie e Marie-Christine vengono tolte di mezzo a causa delle loro testimonianze scottanti che avrebbero fatto crollare una rete importante del racket della prostituzione, pronte ad essere rivelate in un programma televisivo a cui erano state invitate. Sul caso vi investiga la squadra del commissario Beauclair, che tentano in ogni modo di smantellare tale rete, ma i testimoni sulla loro strada vengono tolti di mezzo uno dopo l'altro...




RIDICOLO! DISGUSTOSO FINO ALL'ULTIMO FOTOGRAMMA! I poliziotti sono TUTTO fuorché seri e preparati, e i cattivi sono anche CATTIVONI nella recitazione (che sembra uscita da un fumetto di Superman degli anni '50), in quanto è una POLTIGLIA di luoghi comuni visti e IPERrivisti!! Se cercavate il Sacro Graal del trash, questo è il più VICINO in assoluto: sceneggiatura ripugnante, costumi talmente ridicoli da far sembrare gli abiti della famiglia Addams come disegnati da Coco Chanel in persona, set economici letteralmente presi da qualche discarica, regia che ha lasciato le basi su Marte (AMATORIALE, e ho detto già tutto!) in un, dannato, frullatore di idee prossime all'abisso e morte ancora prima di arrivarci!! Seriamente, un gran peccato per l'idea, che poteva essere trasformata in un film piacevole da guardare e che poteva finire nelle mani di qualche collezionista del genere!

Mi rifiuto anche di inserire un video a tema, evito di urtare la vostra sanità mentale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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