mercoledì 29 giugno 2022

[Flopiziesco #22] 22° Vittima... Nessun Testimone (Parole de Flic) - 1985

 
Anno: 1985
Regista: José Pinheiro
Casa di produzione: Adel Productions
Paese di produzione: Francia

CAST
Alain Delon: Daniel Pratt
Jacques Perrin: Stéphane Reiner
Fiona Gélin: Sabine Clément
Eva Darlan: Dominique Reiner
Jean-François Stévenin: Sylvain Dubor
Stéphane Ferrara: Abel Salem
Vincent Lindon: Dax
Sacha Gordine: il vice di Dax
Dominique Valera: Brice
Jean-Yves Chatelais: Remy
Aurelle Doazan: Mylène
Anne Roussel: l'infermiera
Marc Andréoni: il commerciante
Bertrand Migeat: Ivan
Frédéric Deban: il giovane omosessuale
Guy Viltard: Luis

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Parola di poliziotto? Rettifico: parola di MUSICISTA, dato che quasi tutto il film è costellato da una colonna sonora degna di un video musicale di fine anni '80... che assieme alle scene d'azione sono le uniche note positive della pellicola, le altre sono stonate e poco piacevoli da vedere e sentire. Trattasi del ritorno di Delon negli action movies dopo un breve periodo trascorso in altre pellicole più intime come Notre Histoire (1984), Parole de Flic fu prodotta, scritta e addirittura cantata dallo stesso Delon nel suo finale! All'epoca in cui uscì nelle sale fu un enorme successo di pubblico (2.517.875 spettatori in totale, nonostante la pellicola sia stata rilasciata in piena estate), ma sonoramente bocciato in ogni sua sfumatura dalla critica di allora.

Daniel Pratt, ex-poliziotto, risiede in un'isola africana: per ammazzare la noia, gioca a carte e scatena incontri di pugilato improvvisati con gli abitanti del luogo... fino a quando giunge sull'isola un telegramma che lo scuote particolarmente, ossia la morte di sua figlia per mano di dei giustizieri mascherati. Decide di ritornare in Francia e di stanarli uno ad uno, iniziando dal rivenditore di armi (che risparmia) sino ad arrivare alle alte cariche della polizia.


Tralasciando l'aria da video musicale, è il solito minestrone riscaldato del genere: sceneggiatura prevedibile anche da un novellino meteorologo (nonostante si siano fiondati in tre a scriverla), dialoghi appena sopra il banale, ma che quando si focalizzano sulla sottotrama amorosa l'asticella si sposta verso il mediocre... e nemmeno la nudità (seppur breve) in tale amore aiuta a risollevare l'asticella. Tutto ciò accade talmente in fretta (altro dettaglio positivo, ma che funziona fin troppo bene) che non hai neanche il tempo per realizzare i fatti avvenuti, dato che più volte sei costretto a fermarti per riprendere il filo del discorso: e la musica martella il tutto. E nonostante lo stesso Delon ci metta sé stesso per tenere a galla il film, i suoi muscoli a 50 anni e la sua agilità non riescono...


Morale di tutta questa storia? Ripiegate il vostro tempo sul genere (french-made) del polar nelle due decadi precedenti, troverete tesori interessanti...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 28 giugno 2022

Addio, Cuneyt Arkin! | 3 pellicole per ricordarlo al meglio

Cari spettatori del Sottobosco, purtroppo è accaduto.
L'attore che rappresentava la Turchia su celluloide, sino al termine della sua carriera, ci ha lasciato a 84 anni. Se in molti lo ricorderanno per le copie turche di prodotti occidentali come Star Wars (Dunyayi Kurtaran Adam, 1982), per noi sarà ricordato in eterno per le sue doti avanzate nel fare cinema con pochi mezzi a disposizione: inclusi i più effimeri.
Apriamo, assieme a voi, un capitolo postumo dedicato a tale leggenda...

Chi fu Cuneyt Arkin?
Che fu un fulmine nel trovare il suo talento, sia dietro che davanti la cinepresa. Nativo del villaggio di Gokçeoglu, con genitori di origine crimeana e caucasica, finì subito sotto ai riflettori nel mentre stava lavorando ad Eskisehir (poco distante dalla sua città natale) come ufficiale di riserva nel servizio militare: gli occhi del regista Halit Refig si posizionano su di lui nel set di Safak Bekçileri (1963)... e dopo la conclusione della leva militare, Arkin lavorò come dottore ad Adana, fino a quando non si ripresentò l'occasione della sua vita. Non trovando lavoro, accetta l'offerta di Halit e cominciò ad ascendere nel cinema già nel 1964 con Gurbet Kuslari, grazie al suo spettacolare combattimento finale. Fu un punto di svolta per la sua carriera iniziale da attore romantico, e sin da subito si fece le ossa come stuntman al circo di Medrano ad Istanbul... fino a diventare l'attore più richiesto in quasi ogni genere in Turchia: dalla commedia ai films d'azione, dai peplum ai western, dalle denunce politico/sociali al fantascientifico, etc... ed oltre al cinema in generale, era esperto di equitazione, presentava programmi televisivi e per un breve periodo, grazie alla sua laurea in medicina, scriveva articoli sulla salute in dei quotidiani.

Quali sono le tre pellicole che meritano di entrare nella vostra videoteca?

Il titolo, tradotto in italiano, simboleggia "risentimento": ciò riassume perfettamente l'atmosfera rovente della pellicola. Ci troviamo davanti alla storia di un poliziotto che si vede rovinare la sua carriera a causa di un incidente a casa sua, dove accidentalmente toglie la vita a una donna... pecca evidente? Assenti i sottotitoli in inglese, quindi ho provato ad interpretare. Palese che il regista si sia ispirato alle opere estremamente violente di Enzo G. Castellari, dove la vendetta impera senza trovare eguali nel suo cammino: catene in faccia a diversi motociclisti, uomo schiacciato da un elevatore, esplosione di un veicolo tramite ordigno ad orologeria, calci e pugni in carcere, etc... il tutto incorniciato da diverse colonne sonore riprese dalla Francia, come La Course du Lievre a Travers les Champs (1973).

Se il risentimento di poco prima se la giocava con la violenza, qui siamo al vertice della classifica. Intrecci e tradimenti da mettere in subbuglio anche Hitchcock in persona, dove l'intreccio colpisce anche il fratello diretto di un boss della mafia! Boss che si deve anche occupare di sua moglie incinta, nel mentre le forze dell'ordine assediano il luogo in cui lei partorisce... pronte a far pagare il conto al capo. Per quasi tutto il film eviterete qualunque sbadiglio, grazie anche alle continue sparatorie ed alle acrobazie ancora, fottutamente, spettacolari di Arkin: senza l'ombra di una controfigura, è stato capace di saltare su un treno in corsa da un cavallo e non contento, salta sulle giunture di un ponte dal treno in corsa! E che ne dite di concludere la pellicola con uno scontro a fuoco in aereo? Tralasciando il melodramma sulla situazione della famiglia del boss, la pellicola è diretta divinamente: veloce, mai banale e ricca di tensione. Anche la colonna sonora è d'accordo con la mia descrizione.

Dopo l'incursione di poco prima, è giunto il momento di fare irruzione alla Marlboro... perché il fumo emanato in questo film è la causa dei buchi di ozono su questo pianeta. Ma tralasciando la nebbia fumogena del commissario, la trama è capace di diradarla: indaga sulla morte della figlia di un suo amico, coinvolta nella prostituzione e poi tolta di mezzo. Non manca all'appello anche l'azione, che verso il finale susciterà ilarità... ma che grazie ad essa si farà strada nel mondo dei cattivi, picchiando qua e là. Ma tra questi pestaggi di massa, si vorrà fare strada anche il suo amico, dato che vorrebbe vendicare la morte di sua figlia: il commissario tenterà di tenerlo alla larga...


Conclusioni
Sebbene il cinema turco è costellato di copie a basso costo di prodotti occidentali come Rambo (Korkusuz, 1986) e Lo Squalo (Col, 1983), durante il periodo Yesilçam ("Pino Verde") è stato capace di sfornare capolavori come la trilogia dell'uomo di Remzi Jonturk. L'industria cinematografica turca, da sola, riusciva a produrre qualcosina come 250-350 pellicole all'anno sino al fallito golpe del 1980. Anche l'industria italiana provò a toccare con mano la Turchia con il sig. Guido Zurli, ma sfortunatamente produssero filmetti inguardabili... tranne che per Il Piccolo Testimone dell'Orient Express (1973). Cuneyt Arkin militava in tale cinema artigianale, tanto che riuscì ad attirare per davvero registi dall'Oriente come Viktor Lam nel 1974 con Ninja Killer, quando la moda delle arti marziali era in piena esplosione! 

Ed infine, dovunque il sig. Arkin sia tutt'ora, una standing ovation finale è più che obbligatoria per il suo enorme contributo al cinema della Mezzaluna. Con una lacrima sul viso, arrivederci.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 26 giugno 2022

La Trilogia del "Gioco" (1978-79) | Gli Hitman Movies secondo Toru Murakawa

Cari spettatori del Sottobosco, benvenuti in questo speciale appuntamento con voi... questa volta a tema nipponico! L'ultima volta che l'ho trattato è stato più di un mese prima, ma nel mentre ho avuto l'occasione di vedere colui che ha rilanciato sul grande schermo la carriera del sig. Yusaku Matsuda... oltre ad avere lavorato in serie televisive che consacrarono il Sol Levante nell'ambito del genere poliziesco (co-direttore in Daitokai, co-direttore in Seibu Keisatsu, co-direttore in Tantei Monogatari ed il regista dello speciale del 2004 su Seibu Keisatsu), nel 2016 ebbe anche l'occasione di girare l'addio ufficiale dei "pericolosi detectives" sul grande schermo (Saraba Abunai Deka), anch'esso ricavato da un'altra serie che ebbe un clamoroso successo in patria intorno alla metà degli anni '80... dopo che Hiroshi Tachi lasciò definitivamente il ruolo di motociclista dalla serie della "Polizia Occidentale", ormai giunta alla sua conclusione nel 1984. E quando girò la pellicola, era già sull'orlo degli 80 anni (che oggi sarebbero ben 85!). Niente male.

"I want you for my adventure!" 
Perché è stato "rilanciato" sul grande schermo?
Nel gennaio del 1975 fu coinvolto in un grave incidente con uno studente di 19 anni che lo aveva aggredito con una spada di legno (kendo), pensando che Matsuda stesse per fare lo stesso con una donna. Risultato? Lo studente rimase in ospedale per tre mesi a causa delle ferite riportate dalla risposta di Matsuda... ed esso fu condannato per aggressione il 10 marzo dello stesso anno, ma la sentenza fu sospesa e non scontò i tre anni di reclusione previsti da essa. Per un anno fu costretto ad astenersi dalla partecipazione quotidiana in serie televisive, ed alcune case cinematografiche si rifiutarono categoricamente di includerlo in alcuni loro progetti... fino a quando non venne chiamato nella seconda stagione di Daitokai (1977-78).

Riallacciandomi alla mia recensione redatta sul primo episodio del Bollettino sul primo capitolo della trilogia... ci troviamo davanti all'istantanea di come si faceva un tipico film d'azione negli anni '70: obbligatorie almeno due scene a letto, qui parecchio movimentate e prive di rapporti sessuali. La sua grinta è talmente "cool" da essere rappresentata come una giornata tipo del sicario che, inutile da dire, prende spunto dal famosissimo Golgo 13 in madrepatria. Sangue a fiumi, ma contenuto e sfruttato bene in scene ad effetto, vedasi quelle in cui porta a termine i suoi compiti; brevi scene in cui vi è un microcosmo dietro, dalla tensione alle scazzottate, dal thrilling al mexican standoff... che consacrano al culto anche gli intermezzi comici nel mahjong. Ed è già stato detto che Yusaku fumava talmente tanto da consumare 100 sigarette in una singola giornata? In quasi ogni scena del film appare sempre con una sigaretta in bocca...

Se siete rimasti stupiti dai toni "macho" del precedente film, anche qui regna incontrastato tra intermezzi comici e piombo. E pure tanto. Ed anche se è rimasto nell'ombra per ben 5 anni, non potrà mai lasciare il suo mestiere... perché se non ha una pistola in mano non farà altro che inghiottire intere giornate dalla noia e dal divertimento. Efficiente nella sua professione sanguinolenta, anche senza faticare troppo. In tutti questi anni non ci viene mai detto il perché Narumi abbia deciso di lasciare i riflettori, ma una cosa è certa: quando si risveglia dal prologo del primo capitolo, accanto a lui ha un'idiota che fatica a starsene in silenzio. Che sfortunatamente rovinerà l'atmosfera da noir urbano che avevo apprezzato nel precedente film... ma lo stesso Narumi si è sbarazzato della sua presunzione e del reggere una partita persa già in partenza sulla fiducia del cliente. Rispetto al primo, qui è in balia di due donne: Akiko e Misako, entrambe dai sentimenti complessi che risveglieranno l'aggressività di Narumi del primo episodio... ma che in noi faranno risvegliare l'amore per loro.

Spariti tutti gli intermezzi comici dei due capitoli precedenti, ci troviamo davanti a una pellicola cupa e seria nella sua esecuzione. Dovuta anche alla stanchezza di Narumi, dopo essere stato rapito ed avere ricevuto una richiesta che difficilmente porterà a termine... è ricca di tradimenti. Diminuisce il numero di donne del capitolo precedente e questa volta gli ronza intorno una cantante di un nightclub (Naoko), che a sua volta è stata rapita da tali malintenzionati. Se è stata messa da parte la comicità, lo è anche la sua paura, dati i suoi colpi roventi. Qui è molto più freddo e silenzioso, rispetto ai suoi schiamazzi dei capitoli precedenti: ciò descrive che è il momento di ritirarsi da tale mestiere, ma che allo stesso tempo deve mantenere il suo codice d'onore e tenerlo a galla... alla fine il mondo a cui lui era già abituato nel primo capitolo si è quasi del tutto dissolto nell'oscurità in cui era nato.

Conclusioni
Se anche voi volete immergervi in questo sottogenere dei films d'azione, benvenuti nel club: nel blog avevo già trattato quello che in molti considerano la pellicola più brutta di Maurizio Merli (I Gabbiani Volano Basso, 1977), ma che in realtà fu pionieristica per il tema trattato all'epoca; ed il cinema italico colse il primato nel sottogenere già nel 1973, anno in cui uscì il disinvolto Tony Arzenta con un Alain Delon nel ruolo di un sicario più loquace e più emotivo, rispetto al famosissimo Le Samourai del 1967. E nello stesso anno, uscì anche l'adattamento su grande schermo del manga Golgo 13 nel Sol Levante, interpretato da un meditativo Ken Takakura

E, di nuovo, come sempre: ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 24 giugno 2022

Cos'è la Ozploitation | Le sue 5 pellicole da vedere una volta nella vita

Cari amici del Sottobosco, bentornati in questo nuovo appuntamento con voi... ma speciale!
Suppongo che anche voi abbiate sentito nominare il genere controverso della "exploitation", più volte finito al fulcro delle polemiche per la sua violenza esplicita e per i suoi contenuti al limite del clamoroso (vedasi il "poliziottesco", ampiamente trattato nel nostro blog).
Il lato positivo dei suoi contenuti è che hanno avuto la stessa maturazione di un whisky, ergo a decenni di distanza hanno ottenuto giustizia da parte di nuovi critici del cinema; il nostrano genere è ritornato sotto i riflettori da riviste come il Nocturno e da appassionati come la Pollanet Squad sin dalla fine degli anni '90.
E soprattutto, grazie all'attenzione di Quentin Tarantino sul genere, è stata possibile la sua rinascita in ogni forma: dalla carta ai DVD, dai Blu-Ray allo streaming (legale). In particolare si segnala il suo documentario uscito nel 2008 (Not Quite Hollywood), dove per metterlo insieme ci misero ben 5 anni nelle interviste ai loro interpreti principali... per un totale di 250 ore.


Come è nato il genere?
Per capirlo, bisogna andare direttamente alle fondamenta dell'Australian New Wave: siamo alla fine degli anni '60, il cinema dell'epoca era quasi del tutto fermo a causa delle tensioni in corso nel paese tra comunisti e conservatori, dopo il fallito referendum sull'abolizione del CPA nel 1951 sotto il governo Menzies, fino all'abolizione totale della politica dell'Australia Bianca nel 1973. Nel mezzo di quest'epoca travagliata, dai governi di Gorton (1968-1971) e Whitlam (1972-1975) arrivarono i fondi per le case cinematografiche ed addestrarono futuri registi all'AFTRS (Australian Film, Television and Radio School), garantendo una ripartita in salita per tale industria. Di colpo l'Australia riuscì a produrre 400 films dal 1970 al 1985... e da questo colpo ve ne fu uno contemporaneo nell'ambito delle pellicole a basso costo: nacque così la Ozploitation. Il governo australiano garantiva forti tagli alle tasse per chi finanziava la celluloide. E da quest'epoca nacquero anche i limiti di età per i films, ed il genere finiva spesso nella categoria riservata agli adulti (18+).


Quali sono i registi che hanno militato nel genere?
Primo fra tutti è il sig. Brian Trenchard-Smith, già noto in Australia per i suoi "documentari" su Channel 9 agli inizi degli anni '70, ed uno tra questi (The Stuntmen, 1973) gli valse il premio di miglior documentario all'Australian Film Awards. Ma quando debuttò al cinema con il successo mondiale di The Man From Hong Kong (1975), non si è più fermato davanti alla critica e al pubblico. Proseguì con Deathcheaters (1976), Stunt Rock (1978, definito dal regista come il suo peggiore film in assoluto), BMX Bandits (1983), Dead End Drive-In (1986) e con due pellicole rilasciate in direct-to-video, nonché girate contemporaneamente: Day e Strike of the Panther (1987).

Oltre al sig. Brian, il genere ha avuto i riflettori puntati anche su altri registi come Bruce Beresford: il quale sul finire degli anni '70 gira quello che considero personalmente uno dei films più secchi del filone, Money Movers (1978). Tim Burstall era anche lui un frequentatore noto del genere, tanto da essere tra i primi registi a comparire nel genere già agli inizi degli anni '70 con Stork (1971); verrà consacrato nel genere grazie ad Alvin Purple (1973, uno dei films di maggiore successo nella storia del cinema australiano con ben 4.000.000 di dollari di incasso!), commedia che vedrò il giorno in cui l'Italia tornerà ad essere una monarchia, data la mia fobia sul sesso. Si farà riconoscere ancora in Australia con The Last of the Knucklemen (1979). 

Quali sono le migliori pellicole del genere?
Prima fra tutte, quell'uomo da Hong Kong... così furioso e letale nel suo voler essere il Rambo orientale da abbassare di colpo il tasso di criminalità australiano. Si apre sulla famosissima Ayers Rock (8 minuti di scazzottate, inseguimenti e sparatorie nel silenzio più totale) e si conclude nel porto di Sydney. E' talmente brutto da essere bello nella sua esecuzione, tra scene in cui Jimmy Wang Yu (pace all'anima sua) tira un calcio palesemente da fermo ad un George Lazenby più fluido di lui, un inseguimento di 10 minuti in cui nessuno proferisce parola e una scazzottata di 20 servita solo per dare linfa a Grant Page; nonché apparso in uno dei documentari di Brian. Esperimento riuscito, anche grazie alla partecipazione di un giovanissimo Sammo Hung che dimostra anch'esso di essere più sciolto di Wang.

Avevamo quel fantastico uomo? Bene, ora lo abbiamo anche al plurale (Grant Page & John Hargreaves): amano talmente tanto imbrogliare la morte che nonostante la trama indichi che loro due sono stati assunti dal governo per espugnare l'Alcatraz di un criminale filippino, la serietà è al minimo sindacale. Credibilità inclusa. Se molti lo troveranno datato nella sua esecuzione nelle scene d'azione, film del genere hanno la maturazione di un whisky. A decenni di distanza, la sua visione non stanca per niente... anche le sue tonnellate di scuse per mostrare le doti fisiche del duo. E nonostante abbia quasi lo stesso cast dell'uomo di Hong Kong, le loro acrobazie sfiorano senza paura la vetta del mozzafiato! E' già stato detto che la sig.rina Margaret Gerard domina lo schermo senza fatica con la sua bellezza?

Dalle risate ad un pugno secco sullo stomaco. Basato su due fatti realmente avvenuti nella metropoli di Sydney (entrambi accaduti nel 1970, il primo con un furgone armato: bottino di 500.000 dollari; il secondo con dei criminali travestiti da poliziotti: 280.000 dollari) e girato in compagnia di REALI poliziotti armati, di sangue e piombo ne vengono versati a fiumi. Tradimenti, bande rivali, tensione anche grazie alla colonna sonora, inimicizia e rancore tali da accontentare anche films di rapina più congegnati come l'italico Ad Ogni Costo (1967). Se avete intenzione di visionarlo, consiglio la compagnia di un vostro amico... vi  accompagnerà nei momenti più violenti, come il taglio di alcune dita dei piedi. E se siete dei fumatori, Ray Marshall vi inciterà a fumare ancora di più, dato che è onnipresente con una sigaretta in bocca... ed alcune dosi di black humour vi aiuteranno a digerire il tutto. Anche il flop al botteghino del film (su un budget di 550.000 dollari, il film ne incassò 330.000), già annunciato per i suoi limiti di età. Riuscì a trovare distribuzione, ma in sordina, anche in Italia con il titolo di "Squadra Speciale 44 Magnum (La Morte fa l'Appello)". Il perché abbiano scelto tale titolo è un mistero.

Riprendiamoci da quel pugno con una ventata di aria fresca, rigorosamente accompagnata da una giovanissima Nicole Kidman (qui al suo debutto, 16 anni appena compiuti). Problemi? Iniziano sin da subito con la pessima recitazione dei "cattivi", che volendo si potevano eliminare sin da subito con un petardo... ma che sono obbligatoriamente la spina nel fianco dei nostri protagonisti, che non hanno paura di essere inseguiti da loro. Azione non-stop sia su BMX che in auto, tra sacchi di farina lanciati in faccia ai cattivi ed una esplosione di schiuma nel finale da renderli ancora più inutili di quanto loro erano. E sfortuna vuole che la sig.rina Kidman si sia slogata la caviglia durante le riprese, e tutte le sue acrobazie sono state eseguite con una controfigura maschile... ma se amate i colori frizzanti, questo è il luogo adatto per voi. Tralasciando l'atmosfera per famiglie della pellicola, la colonna sonora accompagna letteralmente i tre protagonisti: quando il trio scorre accanto alle inquadrature, si possono udire come dei "piccoli fulmini" atti a simboleggiare la loro efficienza in tale sport.

In fuga da quei "cattivi" minacciosi quanto un gatto senza denti ed unghie, approdiamo a un drive-in particolare... che si rivela essere un campo di concentramento in un futuro distopico. Con l'economia in crisi e la criminalità che divampa per le strade, alcuni di questi drive-in sono delle prigioni a cielo aperto che accolgono sia giovani disoccupati che cittadini indesiderati. Se siete degli amanti dell'exploitation, ha tutti gli ingredienti azzeccati per voi: junk food, rock and roll, sottocultura punk e graffiti ovunque, dalle auto alle pareti del drive-in. Denuncia ferocissima contro il conformismo, che lo si intuisce dai personaggi fedeli a tale pratica, nonché violenti e razzisti nei confronti di chi dissente... il protagonista lo ha capito sin da quando è entrato (Ned Manning) in questo farlocco angolo di paradiso, ma la sua fidanzata (Nathalie McCurry) ha subito il lavaggio del cervello e si rifiuterà di lasciarlo. Sebbene Brian abbia avuto a disposizione un budget molto risicato, la fuga dal drive-in è addirittura finita nel Guinness World Records per il salto più alto mai fatto da un (mezzo)camion: 49 metri! 

Perché il termine "ozploitation"?
Ricordate il documentario di cui ve ne ho parlato poco prima? E' proprio da laggiù che nacque il termine "OZ-ploitation", ossia un abbreviativo di "Aussiesploitation", coniato già tempo prima dal sig. Tarantino: ossia lo slang con cui gli australiani definiscono casa propria (Aussie). 

Conclusioni
Se anche voi siete degli amanti di lunga data della exploitation, incluse le sue sfumature come l'EuroSpy, l'EuroCrime, la postuma Bruceploitation ed il nostrano poliziottesco, tale genere finirà dritto verso la vostra videoteca. Dimostrazione che anche l'Australia non volle rimanere indietro nel grande schermo e riuscì a sfornare registi senza tempo come il sig. Brian e un Peter Weir che militava nella New Wave in generale (che già nel 1981 girò il suo primo capolavoro, intitolato Gli Anni Spezzati). Ma tenete gli occhi bene aperti sui filmacci del genere, occorre fare una netta distinzione tra essi ed i filmoni...

E come sempre: ci rivediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Poliziotti e Rapinatori (Cops and Robbers) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Alex Cheung
Casa di produzione: The Pearl City Films LTD, Yigao Entertainment
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Wang Chung: Chan Lap-Kei
Cheung Kwok-Keung: Ah Wing
Chan Chik-Wai: Ah Bo
Cheung Ka-Wai: Ah Keung
Chan Siu-Dik: il figlio di Chan, Ngau Zai
Kam Hing-Yin: deputato Chow
Lau Si-Hong: Jenny
Hui Bing-Sam: Biu/Biao
Teddy Robin Kwan: Johnny
Phillip Chan: sovrintendente Pang
Dennis Chan: poliziotto
Sek Chung-Yuk: testimone della rapina
Chan Tak-Hing: rapinatore con la maglia a strisce
Chan Chuen: ostaggio
Fong Ping: impiegato della banca
Luk Ying-Hong: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Il debutto sul grande schermo di un Cineasta con la C maiuscola, nonché uno dei principali interpreti della New Wave del porto profumato... appena uscito da una lunga carriera come pubblicista all'interno della TVB a gennaio del 1979. Ci entrò grazie ad un concorso su pellicole sperimentali, creato dalla Hong Kong Federation of Students nel 1973: su 5 premi indetti, lui ne vinse 3 (i restanti due premi andarono a Huang Guo-Shao e ad un futuro regista noto a livello mondiale, John Woo!). Il suo amore sulla celluloide è di lunga data, tanto che già a 9 anni studiava fotografia ed a 16 anni si è comprato una telecamera da 9 mm. per girare a casa sua films assieme ai suoi amici.


Il sergente Chan è a capo di una squadra di polizia, il cui compito è quello di fermare una banda di rapinatori di banche. Sfortuna vuole che il capo della gang Biu, maniacale, riesce a fuggire alla cattura ed esplode in una furia omicida che coinvolge sia i poliziotti che le loro famiglie.





Tutto il cast non è mai sceso nemmeno per un fotogramma verso il negativo, ma nonostante ciò è il ruolo del cattivo che fa' davvero la differenza: il più novellino degli psicologi rimarrebbe scioccato da come il cattivo diventi più paranoico sino alla radice della storia, fino a diventare inquietantemente psicopatico. Ottime anche le scene d'azione, ben congegnate e per nulla noiose, che danno un tocco di realismo alla pellicola in sé. Per gli ultimi minuti della pellicola consiglio di assumere valanghe di calmanti, data la violenza ed i litri di pomodoro al culmine... e dove nessuno è al sicuro, in quei frangenti tra il piombo e la vita. Il film stesso orbita intorno al pomodoro versato, dove il regista vi costruisce sopra i suoi personaggi, che quando saranno minacciati da Biu il vostro cuore batterà anche per il loro. Inutile dire che il senso della fratellanza e il melodramma pervade tutto il film (tant'è che il produttore Teddy ci fece anche diverse canzoni, che in seguito esplosero per la loro popolarità), dettagli che getteranno le basi per il genere di Hong Kong più conosciuto in assoluto (heroic bloodshed).


Appuntatevi la pellicola nella vostra lista dei classici da vedere una volta nella vita, inclusa parte della New Wave di Hong Kong... non sprecherete per nulla il vostro tempo!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 20 giugno 2022

Signora in Nero (Lady in Black) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Sun Chung
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Brigitte Lin: Chan Mai-Fung
Tony Leung Ka-Fai: Chan Kin-Sang
Kitman Mak: Sahn/Shanny
Patricia Chong: Ann Cheung
Sek Kin: nonno Leung
Philip Kwok: Kern
Guan Shan: direttore Cheung
Gregory Lee: Chan Ming
Lam Chung: sig. Lam
Wong Kam-Kong: Shanghai Wong
Cheng Mang-Ha: nonna di Shanny
Leung Hak-Shun: direttore del casinò

ATTENZIONE: SPOILER!

Terzultima opera di un Veterano con la V maiuscola, appena uscito dalla casa in cui si fece le ossa (Shaw Brothers) sin dagli inizi degli anni '70. Se le fece talmente bene che fu un pioniere nel campo della fotografia, dato che annovera tra i primi registi della Shaw ad usare la neonata "steadicam". Abile nell'avventurarsi in generi diversi tra di loro come dal giallo alle commedie romantiche, dal melodramma alle arti marziali tali da guadagnarsi l'appellativo dell"Henri Verneuil" del porto profumato (conteso anche da Tsui Hark).

Sang lavora in una impresa dell'edilizia, che pur di guadagnarsi notorietà e tentare la scalata sociale, gioca grosse somme di denaro e prova in ogni modo ad ingraziarsi il suo capo... fino a quando non accumula debiti per ben 440.000 dollari. Sua moglie, Chan, prova ad aiutare finanziariamente suo marito, falsificando la firma del capo dell'impresa su un assegno... ma sfortunatamente viene a conoscenza che il suo coinquilino non riuscirà a restituire quella somma in tempo. Che fare, ora? Durante un viaggio in Thailandia, Sang ricorre alla più vergognosa delle soluzioni: scaraventa in mare sua moglie, per poi racimolare soldi dall'assicurazione per coprire i suoi debiti di gioco. Chan sopravvive e ritorna a Hong Kong per vendicarsi...

La sig.ra Brigitte, qui al di fuori dei suoi soliti ruoli da seduttrice nei "wuxiapian", ci fa' alzare dalla sedia per le sue doti poliedriche nel ruolo di una moglie disillusa dal proprio marito, nonché irresponsabile e disposto a tutto pur di consolidare il suo vizio per il gioco d'azzardo. E il dettaglio che ci fa' saltare sulla sedia è che una simile disavventura può tranquillamente accadere nella vita di tutti i giorni... ergo ci troviamo a un prodotto di stampo hitchcockiano, data l'alta tensione e l'aria di vendetta che impera nella celluloide. Dimostrazione chiarissima di come le cose fuori controllo siano capaci di dare il colpo di grazia ad un matrimonio, assieme all'amore di una coppia: il tragicomico è anche l'ingrediente principale della pellicola, dato che sia il nonno che il figlio della coppia reagiscono di impulso (in pieno stile shakesperiano) e i momenti di pace scarseggiano per dare posto alla durezza... tale da far togliere il cappello anche al nostrano Damiano Damiani.


E per riprenderci allegramente dalla batosta di poco prima, è meglio che la Signora in Giallo si guardi le spalle... perché la Signora in Nero potrebbe presto soffiargli il podio in fatto di scrivere romanzi gialli.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 9 giugno 2022

Anonima Anticrimine (Death of a Snowman) - 1976

 
Anno: 1976
Regista: Christopher Rowley
Casa di produzione: Martin Wragge Production
Paese di produzione: Sudafrica

CAST
Nigel Davenport: tenente Deel
Ken Gampu: Chaka
Peter Dyneley: capitano
Bima Stagg: Johnson
Madala Mphahlele: Luther "Snowman" Daniels
Morrison Gampu: Pops
Joe Lopes: Chops
Hal Orlandini: Jim
Steve Cohen: Steve
Stuart Brown: Alcock
Karen Pooe: prostituta
Jack Fisher: Sun Hing
Moira Downie: Heather
Miriam Mthlose: Charley
Tullio Moneta: Tullio
Sydney Chama: artista
Trevor Blow: Frankie
Margaret Singana: cantante

ATTENZIONE: SPOILER!

Classico film d'azione che coinvolge due continenti e anche due persone di professioni diverse (un poliziotto e un giornalista) alla ricerca di un assassino abituato a togliere di mezzo obiettivi scottanti nella malavita sudafricana. Potrei anche concludere qui la recensione, ma tale perla merita una visione più approfondita, soprattutto perché un genere made in USA come la Blaxploitation riuscì ad inoltrarsi in un contesto delicato come l'apartheid sudafricano di metà anni '70... e di come il regista era più noto in campo documentaristico che nell'intrattenimento: ottenne ben 10 vittorie da festivals come il Gemini Awards all'US International Film & Video Festival. Cosa ancora più sbalorditiva è che in tutta la sua carriera, tale pellicola fu non solo il suo debutto sul grande schermo... ma anche il suo primo ed ultimo film!


Montato velocemente, per nulla stancante e capace di farvi rimanere a bocca spalancata per alcune sue scene d'azione (vedasi i numerosi scontri a fuoco nella pellicola, degni di registi come Stelvio Massi!). Completamente assenti le scene inerenti al sesso, l'unica che si avvicina a ciò è stata poi bruscamente interrotta dall'assassino a bordo di un carro attrezzi. Anche la fotografia fa' la sua parte, con rallentatori e riprese in costante movimento (inutile dire che tali riprese sono il marchio di fabbrica del sig. Kinji Fukasaku), che riescono a raggiungere la vetta del Cult con la C maiuscola! Anche la colonna sonora funky contribuisce all'arrivo sulla vetta, usate solo in momenti essenziali. Unica nota negativa? L'audio, che a volte ha la stessa qualità di un film caricato su un floppy disk.



Nonostante la distribuzione in sordina nel Belpaese, fortuna vuole che la pellicola abbia evitato di rimanere ancora in sordina; tramite una sua apposita edizione in DVD.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 6 giugno 2022

[Azionerrore #1] Uno Sporco Eroe (Target of an Assassin) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Peter Collinson
Casa di produzione: Heyns Film Productions
Paese di produzione: Sudafrica

CAST
Anthony Quinn: Ernest Hobday "Sailor" Slade
John Philip Law: Shannon
Simon Sabela: presidente Lunda
Marius Weyers: colonnello Albert Pahler
Sandra Prinsloo: sorella Janet Hobart
Joe Stewardson: dottor Ben Schaeffer
Ken Gampu: ministro Manga
Janet Du Plessis: Ginny Slade
Barry Trengove: capitano Maurer
Chris Du Toit: dottore
Regardt van den Bergh: agente delle comunicazioni
Hugh Rouse: ministro del governo sudafricano
Don Barrigo: venditore di auto usate
Ndaba Mhlongo: venditore
Lisa Shane: sorella Killenn
Alvon Collinson: giornalista televisivo

ATTENZIONE: SPOILER (anche se non dovrebbe esistere)!

La locandina originale della pellicola è talmente introvabile che sono riuscito a reperire una in turco... segno che in gran segreto abbiano fatto sparire la locandina a causa della bruttezza del film? Inutile dire che non avremmo mai risposta, ma mi chiedo anche come ci sia finito una leggenda come Anthony Quinn in tale sbadiglio su celluloide, nonché il Gregorio Ferramonti di Mauro Bolognini... e soprattutto perché il sig. Peter si sia ridotto a girare tale obbrobrio, essendo il regista di "The Italian Job"!!



Il presidente del Gamba è giunto in Sudafrica per sottoporsi a diverse cure mediche, ma qualcuno lo vuole morto. Quel qualcuno spara sulla scorta del presidente, riuscendo a colpirlo ma non ferendolo mortalmente: subito dopo viene trasferito in ospedale, ma uno degli infermieri (Slade) prosegue il desiderio dell'assassino, rapendolo sotto gli occhi di tutti.




Per dirla breve, se avete tempo da perdere tra battutacce, dialoghi infiniti e scene d'azione che si contano sulle dita di una mano, siete i benvenuti. Per dirla integralmente, la pellicola cerca di rendersi interessante con la sottotrama della malattia e della figlia di Slade, appositamente creata per dare spazio alla poliedricità di Quinn... il tutto nel vuoto più totale. Nemmeno la colonna sonora aiuta a digerire il tutto, neanche la sindrome di Stoccolma del presidente (era quello il motivo per cui era giunto in Sudafrica?) che si riduce ad AIUTARE Quinn per nascondersi dai riflettori della polizia! Il finale, palesemente scontato e dai toni eccessivamente melodrammatici, mi ha fatto infuriare non poco. Ci troviamo davanti a una pellicola che è particolarmente difficile da descrivere per la sua incompetenza (involontaria)... tale da farti chiedere a te stesso, ogni 2 minuti, se tutto ciò che stai vedendo fosse vero o meno!

Mi dispiace, scordatevi il video inerente a tale pellicola, ci tengo alla vostra sanità mentale.
Ci vediamo in un'altra recensione al di fuori da tale discarica, cari spettatori del blog!

mercoledì 1 giugno 2022

Alisei Macchiati di Sangue (Blood Stained Tradewinds) - 1990

 
Anno: 1990
Regista: Chor Yuen
Casa di produzione: J&J Film Co.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Alex Fong: Chen Zhi Cheng
Waise Lee: Xiong
Carrie Ng: Fang
Ida Chan: Sophia Zhou
Bao Fang: zio Long
Ng Man-Tat: zio Da
Lo Lieh: fratello Ming
Ng Yuen-Jun: Gutsy Chao
Ricky Yi: Wai
Lam Wai: Song Ben
Chen Kuan-Tai: venditore di armi
Stanley Fung: ubriaco

ATTENZIONE: SPOILER!

Trattasi dell'ultima pellicola firmata da Chor Yuen, uno dei registi più prolifici del porto profumato, che sin dalla metà degli anni '80 si era ritirato a girare commedie a sfondo romantico (si ricorda fra tutte The Diary of a Big Man [1988], che contribuì all'ascesa di Chow Yun-Fat come comico e della modella taiwanese Joey Wong): sino al 1990, aveva all'attivo ben 120 films come regista. Ma decise di continuare la sua carriera come attore (interpretò il ruolo dello zio di Jackie Chan in Thunderbolt) fino agli inizi del terzo millennio. Si fece subito notare per le sue pellicole a tema wuxia, soprattutto per il design elegante dei suoi set... anche nel genere poliziesco, dove incluse un giovane Danny Lee in The Big Holdup (1975).


Chen e Xiong sono due giovani piantagrane, cresciuti nei piani alti di una potente triade. L'uscire sempre vincente da uno scontro a fuoco di Chen gli è anche valso il soprannome di "Pistola d'Oro", tanto che la figlia del boss della triade lo apprezza ancor di più del desideroso Xiong. Ma quando Chen rifiuta di essere il nuovo capo di tale triade, viene allontanato dal gruppo e ripudiato dalla sua stessa famiglia... così Xiong prende il comando e sposa la figlia del boss. Chen, trasferitosi a Macao e volendone uscire pulito da quel mondo, trova un lavoro e anche una moglie assieme a suo figlio, che quest'ultimo non ci penserà due volte a riportarlo dentro a questo sottomondo, questa volta più rovente di prima: i traditori e i doppiogiochisti delle triadi insorgono.


Waise, Carrie, Fong e Ng Man-Tat sono gli unici che riescono (a malapena) a tenere a galla tale mezzo scempio su grande schermo. Ci sono alcune parti che hanno lo stesso effetto di un soporifero su un sonnambulo, ed altre che palesemente prendono spunto dall'heroic bloodshed che tutti noi conosciamo... ma scavando più a fondo, il sentimentalismo è l'ingrediente base: nostalgia tale da scatenare numerose polemiche anche odiernamente, impersonificata da Stanley Fung come ex-soldato del Kuomintang. Non manca all'appello anche lo zio Long, dove pensa di ricordare un'epoca, mai esistita, in cui le triadi si rispettavano e risolvevano i propri problemi senza l'ausilio di spargere sangue... anche ricordi romantici come quelli della sig.rina Zhou, dove non ha dimenticato il suo amore nei confronti di Chen. E vogliamo nominare le scene d'azione? Inutile dirlo: controverse per la loro ambientazione e per i loro atti, da magistrali a noiosi. Ma di certo la fotografia è una nota positiva, con un blu intenso che domina la notte e lunghi piani sequenza alla Hou Hsiao-Hsien.


Nonostante le palesi difficoltà tecniche ed attoriali, rimane una pellicola da collezionare nella vostra videoteca personale dedicata ai gangsters movie di Hong Kong.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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