domenica 23 aprile 2023

Giovinezza: Parte II (Seishun: Part II) - 1979 | Il Manifesto del Ciclismo Giapponese

 
Anno: 1979
Regista: Koyu Ohara
Casa di produzione: Art Theatre Guild (ATG)
Paese di produzione: Giappone

CAST
Koji Nanjo: Isamu
Mako Hattori: Akiko
Miyoko Akaza
Ako
Kazuo Funaki
Yuki Horn
Masakazu Kuwayama
Koji Mizukami
Leo Morimoto
Koichi Nakano
Tetsuya Shima
Kazuaki Takeda

ATTENZIONE: SPOILER!

Chi era Koyu Ohara?
Prodotto e distribuito dalla casa che ha fatto conoscere al Sol Levante il cinema sperimentale e d'avanguardia, ci troviamo davanti ad un mancato Yojiro Takita. Considerato il "re della porno pop art" da alcuni critici ed uno dei registi più prolifici del marcium... ehm, genere, sin dalla tenera età era un divoratore seriale di pellicole: ne vedeva 200 all'anno! Tentò di entrare alla Shochiku, ma fallì il tutto: così entrò nella Nikkatsu a fianco del regista Koreyoshi Kurahara nel 1961 come assistente regista. Dopo l'infame decisione della casa di girare solo e soltanto film a "buon mercato", decise di rimanere e riuscì a girare un totale di 42 films per la casa: andò anche a Hong Kong, nel 1982, per girare con la Golden Harvest. Due anni dopo lasciò lo studio per interessarsi alla musica e lasciò definitivamente i riflettori nel 1988. Passò a miglior vita nel 2004.

Ascesa di una "stella"...
Isamu, noto corridore al liceo, ha intenzione di iscriversi all'università dello sport... ma suo padre glielo impedisce. Decide così di guadagnarsi da vivere come operaio in un cantiere navale e si lascia trascinare dai suoi amici tra discoteche e giri (fiammanti) in moto... fino a quando, all'interno di un centro termale, non intravede un manifesto di una scuola ciclistica: cambia idea e decide di diventare ciclista. Dopo numerose peripezie alla scuola, Isamu esordisce e vince le sue prime gare. Non molto dopo i suoi avversari ne approfittano per la sua mancanza di strategia e lo scavalcano senza problemi. Nel mentre l'insegnante di matematica di Isamu, sfegatato appassionato del ciclismo, afferma di avere trovato la soluzione per lui... scommette tutto ciò che ha su Isamu, nonostante sua moglie non sia per nulla d'accordo. 

...ma alla fine avviene l'impensabile.
Alla sua ultima scommessa, sul circuito accade l'impensabile: un ciclista ha un malore e si accascia. Isamu, nonostante tutto, procede spedito verso il traguardo e riesce a vincere la gara. Questo storce il naso alla giuria, che lo squalifica assieme al ciclista accanto a lui: la motivazione? Ha corso come un "folle" ed oltre le proprie abilità. Perde la pazienza con i giudici e loro minacciano di bandirlo dalle gare in bici, ma nonostante il suo comportamento, decide di andarsene e scopre che il mondo intorno a lui è cambiato... e torna sul circuito a farsi un giro solitario in bici.

In sintesi...
In quasi due ore di film, per me non sono state per nulla pesanti. Addolcisce il tutto la colonna sonora rock, eseguita in un modo tale da convincerti della natura impegnativa del protagonista: nonostante sia testardo, lentamente implementa i rimproveri ed i consigli del professore. Colonna sonora che ci spiega addirittura il messaggio di base del film: lascia il tuo paese per evitare che la "macchina" (in questo caso la giovinezza) si arrugginisca. Caratterizzazione dei personaggi? Nemmeno l'ombra, anzi! Quando il tutto stava per cambiare in meglio con la vittoria di Koji, si è ritornati al punto di partenza. Enorme pubblicità alla scuola di ciclismo più della metà del film, incluse le tecniche di addestramento dei futuri ciclisti; atte a lasciare intendere che la disciplina è il punto di forza della società giapponese e anche del ciclismo. L'intervento delle sig.rine nella pellicola non influisce in alcun modo sulla trama, nonostante Koji provi a chiedere la mano ad una di loro e citando il "romanticismo" presente nelle sue opere della Nikkatsu. A livello fotografico vi è qualcosina di interessante come l'usare ad oltranza la telecamera a mano, ma a livello recitativo appena al di sopra della media.

Nonostante le numerose difficoltà tecniche e recitative, rimane un film da vedere per farsi un'idea dell'alto valore delle regole in campo ciclistico e anche sociale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 aprile 2023

Tre Donne del Nord (Kita no San-Nin) - 1945 | L'Ultimo Film di Propaganda del Giappone Imperiale

Regista: Kiyoshi Saeki
Fotografia: Asakazu Nakai
Sceneggiatura: Yusaku Yamagata
Casa di produzione: Film Public Corporation, Toho Company 
In un aeroporto isolato nel nord del Giappone vi lavorano tre donne nell'unità militare di radiocomunicazione: in particolar modo una di loro lavora al fianco della sorella del suo defunto fidanzato, passato a miglior vita durante la guerra. Nonostante le loro difficoltà e i loro continui sforzi, tutto ciò li porterà ad unire le forze per il messaggio propagandistico: sopporta ancora per un po' il macigno sulle tue spalle per una causa più grande.

Perché fu "l'ultimo" film di propaganda giapponese?
La risposta è nella data in cui uscì nelle sale: era il 5 agosto del 1945. Il giorno dopo gli alleati fecero una cosa orribile e spaventosa ad Hiroshima di cui è meglio non andare oltre, nel rispetto delle vittime. Ed in seguito all'occupazione alleata del territorio giapponese, il film sparì dalla circolazione e finì molto presto nel dimenticatoio...

Ma prima di giungere alla recensione...
...è doveroso comprendere il perché i films di propaganda giapponesi siano così controversi, ma così interessanti agli occhi di molti occidentali come il sottoscritto. Prendiamo in esempio il film di propaganda più noto del Sol Levante, "The War at Sea From Hawaii to Malaya" del 1942: costato ben 380.000 dollari all'epoca (cifra più alta mai spesa per un film giapponese), uscito appena un anno dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbour fece il botto nelle sale; 1,115,000 di yen e visto da più di 10.000.000 di persone nel Sol Levante, colonie incluse. Fu la mano magica di Eiji Tsubaraya (colui che in futuro realizzerà i plastici di "Godzilla" nel 1954) a tenere in piedi il fulcro della pellicola ed a veicolare il suo messaggio propagandistico, ossia che il Giappone imperiale era più potente degli USA. Addirittura fu scambiato per un cinegiornale dell'epoca e fu rilasciato negli USA dalla Movietone come se fosse un filmato autentico dell'attacco dalla parte nipponica, tanto da essere stato anche sequestrato da Douglas MacArthur in persona alla fine della guerra!

In sintesi...
Pedale fisso sul melodramma, ma qui rappresentato elegantemente dalle tre protagoniste. Buoni gli effetti speciali alla Tsubaraya, rappresentati negli aerei e nelle basi del film, interessante lo sguardo ravvicinato sulle donne in divisa e la caratteristica "macho" degli altri attori (tipica del genere) viene lasciata quasi del tutto da parte. Numerose le caratteristiche della fotografia, con lunghi piani sequenza quasi onnipresenti e con degli ottimi primi piani sulle tre protagoniste, come a sottolinearne la loro bellezza anche se stanno lavorando duramente per la propria nazione in guerra, che a breve verrà spazzata via dagli alleati... caldamente consigliato a chi vorrebbe scavare a fondo sul passato (oscuro) del Giappone imperiale.


 


[Azionerrore #4] Il Blues di un Assassino (A Killer's Blues) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Raymond Lee
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ti Lung: Wai Yi-Ming
Olivia Cheng: Wai
Fennie Yuen: Suet
Roy Cheung: Chung
Mark Cheng: Kit
Lo Lieh: Tai
Wang Hsieh: secondo capo
Bau Hon-Lam: grande capo
Timothy Zao: Stephen
Bau Fong: Sun

Lam Chung: Tao
Terrence Fok: Ah Kin
Chan Cheuk-Yan: Suet (all'età di 4 anni)
Lee Siu-Kay: scagnozzo del secondo capo
Dion Lam: scagnozzo del secondo capo
Alan Chui: padre di Suet ucciso da Ming
Hui Sze-Man: proprietario del ristorante
Lam Suet: uno degli uomini di Chung
Tang Cheung: membro anziano della banda del grande capo
Hoh Wan: membro anziano della banda del grande capo
Lau Chun: membro anziano della banda del grande capo
Chan Chi-Hung: membro anziano della banda del grande capo
Mak Shu-San: membro anziano della banda del grande capo
Lee Wah-Kon: membro anziano della banda del grande capo
Yeung Wo: membro anziano della banda del grande capo
Wong Man-Chun: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Uno degli ultimi, blandi, films prodotti da una casa che per tutti gli anni '80 ha contribuito all'affermazione del cinema del porto a livello internazionale con quel famosissimo "domani migliore" a firma di John Woo e anche all'ascesa di altre stelle come Tsui Hark con "All the Wrong Clues for the Right Solution" (1981) e Ringo Lam con la sua città in fiamme... ma anche agli ultimi atti fece conoscere definitivamente al porto il futuro re del noir Johnnie To con il suo sempreverde "All About Ah-Long", girato nello stesso anno di uscita del film in questione e con un record di incassi intorno ai 30 milioni di dollari. Raymond Lee sarà proprio colui che assisterà in prima persona al collasso della casa cinematografica nel 1991, girando quello che di fatto fu l'ultimo film prodotto dalla casa: "Blue Lightning", appena prima della sua chiusura definitiva. Si segnala che per 10 volte fece l'attore e si ritirò lontano dai riflettori sul finire degli anni '90 con "To Be No.1" (1996).

14 anni prima, Ming andò negli USA per sistemare (fisicamente) un traditore della triade di Sun: freddato a colpi di pistola, finì male anche per l'aggressore Ming, con la reclusione in carcere. Scarcerato anni dopo, ricomincia da zero con la sua nuova ragazza Wai e con la figlia adottiva Suet, che in seguito scoprirà la verità e la tensione sarà alle stelle... anche per il figlio e il nipote problematici del boss Sun, che getteranno non pochi grattacapi per la sua banda. Con il clima sempre più asfissiante, Ming deciderà di lasciare Hong Kong, ma a causa della morte improvvisa di Sun farà marcia indietro sul suo passato sanguinolento... in cui anche Ming ci lascerà la pelle nella stessa scena a cui ha assistito 14 anni fa'.

Deprimente a non finire. Nonostante Lung ci metta tutto sé stesso per tenere in piedi la baracca, anche con il suo carisma, la struttura crolla rovinosamente. Bocciato su tutta la linea Timothy nel rapporto con Fennie, in quanto uno stoccafisso era più espressivo e sciolto di lui. Numerose le scene in cui gli sbadigli prenderanno il sopravvento ed una in particolare che farà perdere anche le staffe per la moviola alla Chow Yun-Fat: sembra che stia per accadere qualcosa, ma alla fine è solo l'ambiente ostile delle triadi in guerra tra di loro in un ristorante di alto livello. A livello fotografico si salvano dal baratro alcuni dettagli, come le ombre delle finestre proiettate sul muro di un condominio e l'uso insistente delle tenebre. Anche nell'azione, marchio di fabbrica del genere "heroic bloodshed", sono coreografate dal Tony Leung Siu-Hung prima di quell'acciaio satinato del 1994: semplici, ma ricche di colpi di scena (prima fra tutte Lung che sorprende Wang all'interno di una bara!) e per nulla scontate. 


Quando hai tutte le carte in regola per rendere un film indimenticabile, e le giochi male...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 3 aprile 2023

Il Chiamatore Notturno (Night Caller) - 1985

 
Anno: 1985
Regista: Phillip Chan
Casa di produzione: Pyramid Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Melvin Wong: ispettore James Wong
Phillip Chan: ispettore Steve Chan
Pat Ha: Siu Lok
Pauline Wong: Bobbie
Terry Hu: Jessica
Lee Pui-Wai: figlia di Kiki
Deborah Sims: Kiki
Stuart Ong: Ho Tak
Dick Wei: Alan Lee
Teddy Yip: produttore televisivo
John Chan: presentatore televisivo
Mai Kei: Mickey
Wai Lit: poliziotto
Ng Hoi-Tin: sovrintendente Pang
Ling Hon: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando un'opera come questa, nonostante sia finita in soffitta, è ancora di rilievo nella celluloide hongkongese ed è visionata ancora oggi a distanza di decenni, un motivo vi gravita intorno. La risposta è da ritrovarsi nella prestigiosa carriera del regista, che ha contribuito ai primissimi atti della First New Wave del porto: ha scritto parte della sceneggiatura della prima pietra in assoluto di tale onda, "Jumping Ash" del 1976 appena dopo avere lasciato il suo lavoro di poliziotto, ed altre in film intramontabili come "Long Arm of the Law" (1984). Come attore, è letteralmente il gemello separato alla nascita del celeberrimo Danny Lee: quasi sempre in ruoli da commissario, ispettore e anche da semplice poliziotto. Anche lui si è ridotto a lavorare dietro le quinte come Danny...

Una giovane mamma viene sadicamente assassinata da un qualcuno che conosceva molto bene lei, sotto gli occhi di sua figlia. Aperte le indagini, la polizia discute con il capo di una agenzia per modelle, ma sfortunatamente anche lui ci lascia le pelle... durante un concorso di bellezza. In seguito si scoprirà dai libri contabili dell'agenzia l'identità dell'assassino: è una femmina e gli piace fare dei bagni di fango verde, a sua volta coperta da un amico più contorto di lei.

Se siete in cerca di un poliziesco ingegnoso e ricco di colpi di scena, il centralinista del film Phillip può fare al caso vostro. Lasciando perdere la parte del televenditore, la fotografia è a un passo da quella di Henri Decae nel pieno della Nouvelle Vague: notte bluastra contornata da colori desaturati. Grazie al montaggio veloce, sono letteralmente inesistenti i momenti di noia. Ciliegina sulla torta macabra è la scena iniziale che omaggia i gialli alla Mario Bava, con una cinica precisione sui modi di fare dell'assassino (dai guanti in pelle alla distruzione di prove sul delitto compiuto) e che se la gioca sull'alta tensione... numerosi i momenti allegri che cercheranno di rendere meno pesante l'atmosfera thriller del film, come i metodi intelligentemente duri di Phillip per costringere alla confessione i sospettati e le disavventure della figlia di Kiki con la sua nuova famiglia. Interessante anche il cameo di Wei, che anche qui ci dimostra ancora una volta il suo talento nelle arti marziali (anche se brevemente!).  L'ambientazione tetra e melancolica è perfettamente accompagnata dalle note della colonna sonora composta da Romeo Diaz (che in seguito orchestrerà altri capolavori come "Righting Wrongs" e "Royal Warriors", entrambi usciti nel 1986).


Uscito nelle sale il 17 aprile del 1985, incassò una cifra non male: ben 4,772,600 dollari (559.066 euro).

Dopo la visione, ho da esclamare una singola cosa: restauro immediato!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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