lunedì 30 novembre 2020

Ogro - 1979

 

Anno: 1979
Regista: Gillo Pontecorvo
Casa di produzione: Vides Cinematografica, Action e Sabre Film
Paese di produzione: Italia, Spagna, Francia

CAST
Gian Maria Volonté: Ezarra
Eusebio Poncela: Txabi
Angelina Molina: Amaiur
José Sacristàn: Iker
Saverio Marconi: Luken
Nicole Garcia: Karmele
Féodor Atkine: José Maria "Yoseba" Uriarte

ATTENZIONE: SPOILER!

La pellicola era già in fase di sceneggiatura nel 1976, ma a causa delle indecisioni del regista uscì in forte ritardo, rispetto agli avvenimenti del 1973 relativi all'attentato di Carrero Blanco a Madrid. Il film si basava sulle interviste ai responsabili di tale attentato, scritte in un libro di Eva Forest (incarcerata per tre anni nelle prigioni franchiste), che non apprezzò il risultato finale del film, accusando il regista di moderatismo. Pontecorvo ha fatto passare il messaggio che l'attentato avesse avuto il silenzioso sostegno del partito franchista, ma Ugo Pirro (sceneggiatore di Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto [1969] e di A Ciascuno il Suo [1967]) voleva rimanere fedele ai racconti degli attentatori. Nel 1978 avvenne il rapimento di Aldo Moro, quindi il film ritardò ancora ad uscire nelle sale, data la paura per le speculazioni politiche del film tra il terrorismo basco e quello italiano, facendolo apparire come un appoggio silenzioso anche alle Brigate Rosse. Addirittura il produttore del film, Franco Cristaldi, nel giorno in cui sequestrarono Moro criticò pesantemente il regista, affermando il cosa farne del film, dopo ben tre anni di contenimento.


Per dirla breve, il film descrive l'attentato, noto come Operaciòn Ogro (Operazione Orco), del 20 dicembre 1973 all'ammiraglio Luis Carrero Blanco, presidente del governo spagnolo durante il franchismo, da parte dell'ETA.
Per dirla lunga, il piano fu messo a punto da quattro uomini. Costoro, sotto le finte spoglie di funzionari di banca, si installarono a Madrid e studiarono il piano, che in un primo tempo prevedeva il rapimento di Blanco nella chiesa in cui si recava tutte le mattine. Tenuto in ostaggio dai rapitori, il governo avrebbe dovuto rilasciare 150 prigionieri politici baschi in cambio della sua liberazione. Il piano cambiò quando Blanco diventò presidente del governo: dato che le misure di sicurezza intorno a lui si erano moltiplicate, si decise di eliminarlo. I quattro attentatori vengono descritti dal regista nei loro pensieri e nei loro atteggiamenti otto mesi prima dell'attentato, nonostante le difficoltà scavarono un tunnel sotto la strada su cui sarebbe passato Blanco e che, pieno di dinamite, esplose scaraventando l'auto dell'ammiraglio dall'altra parte del palazzo davanti al quale transitava.


L'ultima pellicola di Gillo Pontecorvo è un thriller politico di alto livello culturale, dato che questo attentato contribuì alla fine della dittatura in Spagna nel 1975. Chi ha avuto l'occasione di vedere i precedenti films di Pontecorvo, soprattutto La Battaglia di Algeri (1966), riprende parte delle sue caratteristiche: reale e politico. Sebbene la trama proceda lentamente, è ben scritto e diretto con mano ferma. Anche perché il piano dei terroristi è come il film: metodi, pazienza e precisione. Seguiamo le loro vite quotidiane mentre cambiano nascondigli, tengono incontri segreti, interrompono i piani a causa di cambiamenti nelle circostanze e vivono con la costante paura di essere assassinati. Non c'è molta azione, ma l'azione sta nella suspense, che aumenta vertiginosamente verso la fine. Tutto il cast non scende mai verso il negativo, con un'attenzione particolare a Gian Maria Volonté, che rappresenta il punto guida dei terroristi, nonché la voce della saggezza e dell'esperienza. Soddisfazione assicurata.


Il film trovò distribuzione in Francia (Operation Ogre) e anche dove è avvenuto l'attentato, in Spagna, adattandolo al titolo originale: Operaciòn Ogro.

La prima volta che tratto un thriller di stampo politico sul blog, spero di essere stato il più neutrale possibile con voi spettatori.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Film Perduti: Life without Soul(1915)-il primo lungometraggio sul moderno Prometeo.

 


Dopo tanto(troppo) tempo, ma questo non ha importanza ora, l'importante è essere tornati e dunque  eccoci  con un altra pellicola perduta, una pellicola molto importante sia per il cinema in generale che per il sotto-genere dell'orrore, infatti oggi andremo a conoscere il primo lungometraggio dedicato al moderno Prometeo.



-LIFE WITHOUT SOUL-

Poster Originale del film

Anno: Novembre, 1915
Regista: Joseph Smiley
Paese di Produzione: Stati Uniti
Casa di Produzione e Distribuzione: Ocean Pictures 
Stato: Totalmente Perduto(rimangono tuttavia alcune foto di scena e dei poster) 
Durata: Stimata di 70-75 minuti 
Lingua/e: Muto, con sottotitoli inglesi 



CAST

P. Standing: La creazione(Brute Man)
G. De  Cartlon: Il padre di Frankenstein 
L. Cotton: Elizabeth 
P. Curley: Claudia
J, Hopkins: Henry







Life without Soul(in italiana Vita senza Anima) è una delle troppe pellicole perdute, mai arrivate sino a noi, è molto importante perché è il primo lungometraggio dedicato al romanzo della Shelley, Frankenstein o il moderno Prometeo, non è tuttavia il primo adattamento di tale romanzo, il primo in assoluto è un cortometraggio del 1910, ritenuto a lungo perduto, ma finalmente ritrovato qualche anno fa. Questo film precede di cinque anni la versione italiana.

Uno dei pochi frammenti rimasti.




La trama è parzialmente basata sul romanzo del 1818 Frankenstein, con qualche piccola differenza:

<La trama segue le vicende di un dottore, William Frawley e della creatura.
 La creatura uccide la sorella del dottore, nella notte delle sue nozze  e fugge, allora, pieno di rabbia lo scienziato si mette alla caccia della sua stessa creazione con l'intento di vendicare la morte della sorella, alla fine riesce a stanarla, dopo un lungo viaggio per tutta l'Europa, una volta faccia a faccia, il dottore uccide il moderno Prometeo sparandoli, per poi morire anche lui, esausto.
Il tutto si rivela niente di più che un incubo, di un giovane uomo che stava leggendo il libro della Shelley>






Per quanto riguarda la sorte della pellicola, è certo che per almeno il 1916 era ancora disponibile.


Percy Standing nel ruolo della creazione/Brute Man




Nonostante sia perduto, Life without Soul non va scordato, è un importante pietra nella cinematografia dell'orrore, nonostante non sia quasi mai minimamente menzionato.






La creazione ha ucciso la sorella del suo creatore  in un frammento sopravvissuto





Come sempre, l'appuntamento è al prossimo articolo dedicato alle pellicole perdute e tenetevi forte, sono in arrivo tante novità e sorprese, un abbraccio a tutti i lettori!




domenica 29 novembre 2020

Giallo Napoletano - 1979

 

Anno: 1979
Regista: Sergio Corbucci
Casa di produzione: Irrigazione Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Marcello Mastroianni: Raffaele Capece
Ornella Muti: Lucia Navarro
Michel Piccoli: Victor Navarro
Renato Pozzetto: commissario Voghera
Peppino De Filippo: Natale Capece
Zeudi Araya: Elizabeth
Capucine: suor Angela
Franco Javarone: Gregorio Sella
Natale Tulli: Albino, scagnozzo di Sella
Peppe Barra: Giardino, il biscazziere
Tomas Arana: Walter Navarro
Elena Fiore: donna Filomena
Mimmo Poli: cuoco

ATTENZIONE: SPOILER!

Trovo un po' difficile adattare questo film nel genere del giallo, dato lo slancio alla commedia, ma nel complesso si pone come un film interessante e ben fatto. Girato in un periodo in cui Ornella Muti si faceva conoscere a livello internazionale, e quando Corbucci era il secondo regista di spaghetti western più amato appena dopo Sergio Leone.
Alcune belle location di Napoli e la prestigiosa colonna sonora di Riz Ortolani danno una motivazione in più per consacrare la pellicola nell'olimpo dei cult movies.

Raffaele Capece, permanentemente zoppicante a causa di una poliomielite avuta in infanzia, è un professionista del mandolino. Scapolo, sempre arruffato e continuamente indebitato a causa di suo padre, incallito giocatore. Per saldare l'ennesimo debito è chiamato a fare una serenata per volere di una donna misteriosa. Mentre suona, un uomo su un balcone viene spinto giù. L'appartamento appartiene a un famoso direttore d'orchestra che promette di aiutare Raffaele, se riuscirà a scoprire chi era la donna, così telefona a Giardino solo per vederlo uscire sul balcone. Da qui in poi, Raffaele verrà coinvolto in una serie di omicidi che hanno come filo logico la musica, i ricordi della guerra e un ingente somma di denaro.



Usando il giallo e le sue caratteristiche, Marcello Mastroianni non scompare mai fuori dallo schermo per un secondo. Con i suoi capelli ricci e baffi alla Chaplin, viene tormentato in un mistero con belle donne, e persino da un travestito che si avvicina a lui in varie occasioni. Mastroianni aveva lo stesso talento di un qualsiasi attore hollywoodiano e un po' più audace quando si trattava di interpretare ruoli insoliti. Ornella Muti e Zeudi Araya arricchiscono la pellicola grazie alla loro bellezza mozzafiato e una buona dose di glamour ai loro ruoli. Corbucci ha fatto un buon lavoro come sempre, mostrando un talento per la commedia che per il brivido. Gli appassionati del secco e riflessivo giallo rimarranno un po' delusi da questo film, ma gli appassionati di Mastroianni ne rimarranno contenti. Un punto in più per aver reinventato lo schema hitchcockiano dell'uomo coinvolto in un intrigo più grande di lui, integrato tra un commissario milanese precisino e facilmente incazzabile, con lo stralunato e flemmatico Raffaele.


Il film trovò distribuzione in Francia con il titolo suggestivo di Mélodie Meurtriére, ovvero Melodia Mortale. Ma nei paesi anglofoni passò con il titolo di Neapolitan Mystery. Addirittura passò nei cinema rumeni col titolo strano di Secretul Casetofonului, ovvero "Il Segreto del Registratore".

Giallo che merita di essere visto per la presenza di Mastroianni e per la maestria di Corbucci nel genere, insieme al poliziesco/giallo/western.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

[Flopiziesco #11] Studio Legale per una Rapina - 1973

 

Anno: 1973
Regista: Tanio Boccia
Casa di produzione: R.G. International Films
Paese di produzioni: Italia

CAST
Emilio Vale: Maurice Potier, l'avvocato
Gisella Sardi: Anna
Kai Fischer: Lisa
George Wang: Lino
Brigitte Skay: Susy
Paul Muller: Albert
Ivano Staccioli: Felix
Gianni Solaro: Victor
Omero Gargano: Sandy
Nestore Cavaricci: Joe Franchi
Aldo Farina: Van Derbert
Liliana Santegidi: la moglie di Derbert
Omero Capanna: il "greco"

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

L'ultimo film di Tanio Boccia, dato che continuavano a sfotterlo in Cinecittà con la famosa frase "peggio di così c'è solo Tanio Boccia", ed è pienamente meritata. Ammiro il coraggio del regista di avere tanta voglia di fare, ma avendo pochi mezzi a disposizione per girare films. Vedere questo film è come viaggiare nella parte strana del cinema e chiedersi a sé stessi ogni 30 secondi se sia tutto vero o meno, date le assurdità inserite alla bell'è meglio per mandare avanti la trama.....

A Milano, il sig. Maurice, un avvocato radiato dall'albo, viene sbattuto al fresco. In carcere verrà a sapere di un progetto di rapina milionaria da un carcerato morente: una volta uscito, inizierà a mettere assieme un gruppo di banditi per tentare il colpo. Ma non tutto andrà come speravano... nemmeno i continui colpi di scena e gli stuntmans improvvisati nelle scene con le auto.


90 minuti di vuoto cosmico, circondato da riempitivi per allungare il metraggio di questo abisso irrecuperabile: persino una corsa INTEGRALE di cavalli all'Ippodromo di San Siro! Giorno che diventa notte di colpo, le cadute della sparatoria al finale del film rasentano l'amatoriale, la scena di sesso incredibilmente esplicita mi ha spiazzato letteralmente (e spero di dormire stanotte) così come è successo a chi ha visionato la pellicola per vietarla ai minori di 18 anni. Nemmeno la "trovata" della sfilata dei gioielli con il nudismo gratuito delle ragazze può recuperare il film dall'abisso in cui si trova! Gli ultimi 15 minuti del film sono da conservare nella Wall of Shame del trash, con sparatorie e inseguimenti degni dell'Asylum, insieme ai dialoghi vicini alle supercazzole di Tognazzi, ma questa volta non sono fatti apposta!


Questa pellicola merita solo un posto privilegiato nel caminetto di casa propria, poiché vederlo bruciare è l'unica cosa utile da fare, invece che buttare 90 minuti della propria vita a torturarsi mentalmente con questo scempio che a malapena si regge in piedi...
Ci vediamo in un'altra recensione (e qui dal Medioevo è tutto, linea allo studio), cari spettatori del blog!

L'Arma - 1978

 

Anno: 1978
Regista: Pasquale Squitieri
Casa di produzione: Maratea Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Claudia Cardinale: Marta Compagna
Stefano Satta Flores: Luigi Compagna
Benedetta Fantoli: Rossana Compagna
Clara Colosimo: Pitta Callini
Dario Ghirardi: collega di Luigi
Pino Morabito: commissario di polizia
Salvatore Billa: ispettore di polizia
Mario Granato: l'amante di Marta
Paolo Bonetti: l'agente Colella

ATTENZIONE: SPOILER!

La violenza urbana dilagante e la giustizia privata degli anni di piombo aprono le porte a un nuovo ospite: la classe media, soprattutto anonima, impugna una pistola per cercare un palliativo alla propria impotenza davanti ai conflitti familiari ed esistenziali. Parte di questo film verrà preso e condiviso dal già recensito Il Giocattolo (1979), ma il delirio del protagonista raggiunge il culmine quando si presenta dall'amante della moglie e alla portiera si presenta a nome della polizia. Ho già spiegato nel film di Montaldo il perché il cinema italiano non farà più pellicole interessanti come questa, dato che il cinema attuale è morto a tema di idee (dato che hanno effettuato il remake di qualsiasi film di decenni prima)...


L'ingegnere Luigi Compagna è un borghese dalla vita banale. Rapporti difficili con la moglie Marta e con l'adolescente ribelle Rossana. Un giorno Luigi assiste a un intervento della polizia, chiamata per l'irruzione di tre ragazzi in un appartamento, e vede un agente eliminare uno dei tre ragazzi, minorenne e non armato. Così Luigi comincia a farsi l'idea di ottenere un porto d'armi e di acquistare una rivoltella. Incapace di fare del male, non userà quell'arma né contro di sé, né contro la moglie o il suo amante. Ma quando discuterà animatamente con sua moglie e caccerà di casa Rossana, lo porta ad esplodere alcuni colpi di pistola a vuoto. Dopo un ultimo colloquio con la moglie, Luigi medita di togliersi la vita, ma il frastuono ha attirato i vicini che hanno chiamato la polizia, anche un giustiziere privato che lo uccide mentre l'ingegnere sta per fare fuoco contro sé stesso.

Pellicola interessante e dolorosa, con un messaggio di fondo assolutamente non sbiadito, interpretata da un eccellente Satta Flores. Vengono messe a nudo i sentimenti miserabili di un uomo "comune" e la decadenza della sua famiglia. E' uno dei pochissimi casi in cui un oggetto diventa il co-protagonista del film. Convincente la Cardinale nel ruolo della moglie sopraffatta. Il tema della violenza urbana è ancora attuale e la vicenda tiene incollato lo spettatore fino al beffardo finale del film, imbevuto da una fotografia cupa di Giulio Albonico e dalla musica presente di Tullio De Piscopo, assolutamente memorabile, con un basso e un tamburo dominanti. 


La pellicola trovò distribuzione nei paesi anglofoni con il titolo più sensazionalistico di Sniper.

Pellicola che difficilmente finirà nel dimenticatoio, dato il messaggio di fondo ancora attuale, e su un fenomeno che anche al giorno d'oggi non smette mai di colpire.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 28 novembre 2020

La Casa del Tappeto Giallo - 1983

 

Anno: 1983
Regista: Carlo Lizzani
Casa di produzione: R.P.A. Cinematografica, RAI 2
Paese di produzione: Italia

CAST
Erland Josephson: il "professore"
Béatrice Romand: Franca
Vittorio Mezzogiorno: Antonio
Milena Vukotic: la psichiatra

ATTENZIONE: SPOILER!


Quando un regista, conosciuto per i suoi film di cronaca verista che offrivano uno spaccato degli anni di piombo in Italia e anche nel decennio del boom economico, reinventa i noir/gialli italiani di dileiana e umbertiana memoria degli anni '70, tale da creare un giallo talmente imprevedibile da mettere seriamente paura allo spettatore.
Non aspettatevi di vedere effetti speciali fantascientifici e altre sciocchezze che farciscono il genere del thriller, qui conta solo la fantasia del regista e il significato del tappeto giallo. Mi sono imbattuto in questo film durante un viaggio notturno su YouTube, precisamente in una di quelle playlist in cui vi sono films rari di ogni genere, e notando il titolo alla fine dovevo capire cosa ci doveva essere di thriller in un tappeto giallo, ed eccomi qui.



Franca è ossessionata da degli incubi, nei quali ha rapporti intimi col suo patrigno, cosa che provoca la gelosia del marito Antonio. Dopo aver inserito una inserzione per la vendita di un ingombrante tappeto giallo riceve la visita di un acquirente, un inquietante professore che sembra accentuare le sue fantasie, tanto da ucciderlo. Dopo aver allontanato una donna, presentatasi come la moglie del misterioso individuo, Franca si accorge che l'uomo è ancora vivo. Si scopre che erano due psichiatri e Antonio ha organizzato tutto per cercare di guarirla dai suoi incubi. Prima di congedarsi, il professore consegna a Franca una pillola, nel caso si dovessero ripresentare le crisi. Ma la pillola è un potente veleno, e la donna scopre che l'individuo è un uxoricida (omicidio contro la propria moglie) liberato dal manicomio e sotto la tutela della sua aiutante.



Di sicuro non c'è niente di terrificante in un tappeto giallo, ma è davvero inquietante un marito che rimane sveglio tutta la notte per controllare la moglie addormentata, infuriandosi perché nel sogno mormora con amore il nome di un altro uomo... proseguendo, questo giallo si avvalora di colpi di scena, tutti reali, che riescono ad abbattere la quarta parete. Inoltre, tutto il giallo si svolge nell'appartamento in cui è presente quel tappeto giallo, che aggiunge un tocco di claustrofobia alla storia. Lizzani offre anche una piccola dose di black humour sottile, ma delizioso, pur non tralasciando i tipici momenti spinti del genere. Non vedrete schizzi di sangue ovunque, ma rimane un interessante prodotto di rara audacia da parte di un filone quasi del tutto estinto agli inizi degli anni '80, con un elegante fotografia e dai dialoghi interessanti.

Urge una edizione restaurata in blu-ray, data la non facile reperibilità della pellicola.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Il Giocattolo - 1979

 

Anno: 1979
Regista: Giuliano Montaldo
Casa di produzione: Rafran e Alex Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Nino Manfredi: Vittorio Barletta
Marlène Jobert: Ada Barletta
Arnoldo Foà: Nicola Griffo
Olga Karlatos: Laura Griffo
Vittorio Mezzogiorno: Sauro Civera
Pamela Villoresi: Patrizia Griffo
Giovanni De Nava: lo slavo
Luciano Catenacci: il "gorilla" di Griffo
Daniele Formica: Gualtiero
Margherita Horowitz: la proprietaria della pizzeria
Renato Scarpa: l'armaiolo
Mario Brega: un rapinatore

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato dal creatore di Sacco e Vanzetti (1971), si tratta di un Taxi Driver (1976) all'italiana. Entrambi i films sono molto diversi, ma con una caratteristica in comune: come un uomo intrappolato in una vita noiosa è affascinato dalle armi e cerca di farsi strada, ed è molto più drammatico e pessimistico rispetto al film statunitense. Vi consiglio la visione insieme a L'Arma (1978) di Pasquale Squitieri, dato che condivide l'idea della pistola come "rimedio" di ogni male in un tempo in cui dilagava la giustizia privata e l'insicurezza a causa del terrorismo.
Posso dire con certezza che il film ha colto l'occasione e ha spiccato il volo, rimanendo in aria fino ai giorni nostri.


Un contabile, Vittorio Barletta, porta avanti la sua squallida vita in una grande società, di proprietà di un suo amico ed ex-compagno di scuola, Nicola Griffo, individuo egoista e spregiudicato che non esita a sfruttare il contabile in rischiose operazioni finanziarie, spesso al di fuori della legge. Un giorno, Vittorio rimane ferito alla gamba durante una rapina in un supermercato. Dimesso dall'ospedale, conosce un poliziotto di nome Sauro, ed acquista un'arma che però gli viene rubata non appena uscito dal negozio. Ma dimostra di avere capacità mozzafiato nelle armi da fuoco, tanto da essere classificato primo in diverse gare di tiro. Così, Sauro gli regala una nuova arma da fuoco. Una sera, i due amici si recano in un ristorante, e Sauro riconosce un malvivente e cerca di arrestarlo sfruttando l'effetto sorpresa, ma il criminale si accorge e lo elimina. Vittorio, rimasto scioccato dalla morte dell'amico, spara al complice del criminale uccidendolo, diventando un eroe mediatico. Da lì in poi la vita di Vittorio diventerà un continuo calvario, essendo minacciato di morte dagli altri complici, e la salute di sua moglie peggiora. Li neutralizza sotto casa sua, e viene tratto in arresto dalla polizia per eccesso di legittima difesa. Scarcerato, apprende che a sua moglie gli resta poco da vivere, e viene sempre più marginato fino a diventare solo e impotente. Patrizia Griffo seduce Vittorio, e quando il padre lo viene a sapere lo licenzia, e così si vendica del padre, ferendolo mortalmente.

Ulteriore dimostrazione che film di questo genere raramente si rivedranno in Italia, e reputo il terzo film di punta di Montaldo, dopo Ad Ogni Costo (1967) e Sacco e Vanzetti (1971). All'inizio si crede che fosse una delle tante banali commedie all'italiana degli anni '70, ma alla fine si trasforma in un qualcosa di cupo e violento, con l'ansia su possibili svolte psicologiche del protagonista. Ispirato al Un Borghese Piccolo Piccolo di due anni prima girato da Mario Monicelli, Montaldo sfrutta la commedia per fare uno spaccato lugubre ed amaro sugli anni di piombo, sulla paura dilagante e sulla voglia di riscatto del cittadino/operaio medio. Le sue battute taglienti riescono a tenere solida la commistione tra la commedia e il drammatico. Perfetta la comparsa di Vittorio Mezzogiorno, qui nella sua forma più smagliante e anche nel momento più prolifico della sua carriera (l'anno dopo parteciperà con Fabio Testi nel poliziesco di Speed Cross). Nino Manfredi strepitoso e sempre eccellente, anche con le sue battute memorabili. Ennio Morricone riesce a incantare lo spettatore, suonando le note di un carillon. Ribadisco, senza alcun timore di smentita, che si tratta di un'opera di un Italia cinematografica che oggi è ridotta a una macchietta a colpo sicuro. Un cinema che ti faceva riflettere.

La pellicola trovò distribuzione anche in Francia con il titolo ancora più esplicativo di Un Jouet Dangereux, ovvero Un Giocattolo Pericoloso. Stesso risultato nei paesi anglofoni con A Dangerous Toy.

"Ma tu che cazzo ci fai con la pistola? Chissà che non ci sia una pistola nel tuo destino", biglietto da visita del film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

I poliziotteschi (rari) consigliati da HiddenCinema02

Premessa

Il filone del poliziottesco ha dominato la cinematografia italiana per tutti gli anni '70, venendo criminalizzato senza vergogna da vari critici che non avevano intuito il potenziale del filone, e dall'altro lato apprezzato dagli spettatori; riempivano il botteghino ed erano quasi sempre contenti del risultato dei registi sul grande schermo, coniando il termine del "cinema di genere". Parzialmente, parte di quei films sono stati rivalutati dal Nocturno e hanno trovato la loro giusta distribuzione, ma alcuni di questi films sono rimasti nell'oblio e inediti in DVD.
In questo articolo, vi consiglierò alcuni di questi poliziotteschi secondo i miei gusti, e decidete voi se visionarli o meno. Buona lettura!

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Anno: 1978
Regista: Gianni Crea
Casa di produzione: Cabes Cinematografica
Musiche: Stelvio Cipriani

Inedito in DVD, si tratta di un'opera di denuncia contro la società dell'epoca: racconta la storia di un operaio laborioso e fedele alla classe sociale a basso reddito, che perde il lavoro ed è costretto a delinquere per mangiare e mantenere la sua famiglia (padre malato e fratello minore tossicodipendente). Trama e contesto ancora attuale, nonostante siano passati 38 anni, dato che espone le malattie da lavoro senza copertura sanitaria (il vecchio sistema mutualistico era appena stato pensionato all'epoca), la costante tensione per il licenziamento, disoccupazione crescente e la crisi economica ancora presente dopo la crisi petrolifera del 1973. La migliore prova del regista sotto tutti i punti di vista, visto l'artigianato cinematografico alla Romolo Guerrieri. Stonano le musiche di Cipriani, ricalcate da La Polizia Ringrazia (1972) e la Eleonora Giorgi inserita a forza nella pellicola... per il resto, necessita urgentemente un'edizione restaurata in DVD! 

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Anno: 1979
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: 3C Cooperativa Cinematografica Conero
Musiche: Stelvio Cipriani

Inedito in DVD, è uno dei prodotti più riusciti dell'amicizia di Merli col regista Massi, insieme a uno dei soli due ruoli oscuri di Mario Merola (insieme al ruolo del boss siciliano in Da Corleone a Brooklyn). Il commissario Paolo Ferro dell'Interpol viene chiamato in Italia da Parigi per risolvere diversi casi di omicidio a imprenditori ed avvocati, il tutto tra sparatorie gratuite, inseguimenti e pugni secchi. Vince il bene non grazie all'intervento diretto, ma dal codice d'onore del male stesso. Prodotto discreto, ma che si lascia vedere dalle caratteristiche citate prima. Distribuito anche in Giappone dalla Toshiba, per farvi un esempio del successo senza confini del genere italiano.


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Anno: 1975 (distribuito in Italia nel 1979)
Regista: Antonio Margheriti
Casa di produzione: Laser Film, Dritte Centama GmbH
Musiche: Paolo Vasile

Inedito in DVD, è una commistione complicata tra il film di rapina e il poliziesco, ambientato in una New York squallida ma arricchita dalle facce buffe di Lee Van Cleef, per cercare di dare enfasi al suo personaggio. E se qualcuno di voi credeva nell'andazzo dei personaggi del film all'inizio, il finale è una sorpresa che manda in subbuglio anche i più esperti del filone, da come l'altro andazzo entra prepotentemente! Il problema più grande del film è evidente sin dai primi minuti: pura discoteca (cattiva) degli anni '70, sebbene il compositore fosse noto al pubblico per La Polizia Interviene: Ordine di Uccidere... fatico ancora oggi a scordare quel "oh, the pain!".
Una piccola distribuzione in DVD la merita a pieno regime.


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Anno: 1975
Regista: Pasquale Squitieri
Casa di produzione: Laser Film
Musiche: Franco Campanino

Noir di ispirazione alla Di Leo, con protagonista un Joe Dallesandro nel momento più alto della sua carriera. Scalata al potere costellata di eventi senza tregua, omicidi e sparatorie, fino ai vertici della malavita e anche a detronizzare il boss Pellegrin, il tutto con una musica funky rock difficilmente dimenticabile e di alto livello. Il buon Squitieri conosce Napoli, anche se si vede per poche volte nel film, nonché uno spaccato dei bassifondi dell'epoca. Il messaggio che passa il film sarebbe: non credere di essere qualcuno solo perché sai essere violento, dato che i boss sono solo marionette e chi le manovra, può eliminarti in pochi secondi. La pellicola merita una sua urgente distribuzione in DVD.



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Anno: 1973
Regista: Michele Massimo Tarantini
Casa di produzione: Dania Film
Musiche: Alessandro Alessandroni

Inedito in DVD, è il debutto del regista con un thriller ironico e frizzante da cartolina a basso costo (ambientato interamente in Grecia), con una storia d'amore forzatissima tra Hilton e la Dexter e con dei combattimenti che riescono solo a far sorridere, per il livello poco al di sopra della parodia... si lascia guardare per un discreto ritmo che non presenta alcun calo di tensione. All'epoca era difficile immaginare che Tarantini si sarebbe poi specializzato nella commedia sexy con Gloria Guida, anche se ci riproverà altre due volte con il genere. Storia assolutamente non scontata, e sono da citare le interpretazioni severe ma giuste di Giampiero Albertini e del sempre affidabile George Hilton, che cerca continuamente di essere un duro, ma è sempre un buono nella vita di tutti i giorni. Una edizione rimasterizzata in DVD è più che necessaria, anche per la presenza di personaggi asiatici che danno un tocco di magnetismo esotico alla pellicola.
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Anno: 1977
Regista: Alberto Marras
Casa di produzione: T.D.L. Film, Angry Film
Musiche: Ubaldo Continiello

Inedito in DVD, si tratta di un curioso noir violento ed ironico che non scivola mai verso la parodia. Qui Marras è alla sua unica prova come regista, e si è dimostrato capace di produrre un film non male con un Ray Lovelock invischiato in una storia più grande di lui, in una storia credibile. Quasi nulla di interessante a livello di regia (tranne per l'assassinio di Orsini), sceneggiatura banale anche se l'hanno scritta in quattro, con una Lilli Carati che è puro ornamento. Funziona bene il boss Mel Ferrer, insieme al sicario John Steiner e Gabriele Tinti. Peccato che al finale, la storia si sgonfia come un palloncino bucato, essendo semplicistico e sbrigativo... ma ha un cast che farà gioire gli appassionati del filone. Una edizione in DVD la merita a pieni voti, ma non in blu-ray.


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Anno: 1975
Titolo originale: Metralleta "Stein"
Regista: José Antonio de la Loma
Casa di produzione: Zodiaco Film, C.B. Film
Musiche: Lallo Gori

Inedito in DVD, è la pellicola che rese famosi in Spagna gli attori Francisco Rabal e John Saxon (che si è doppiato con la sua voce, incredibilmente magnetica). Distoglie l'attenzione dagli omicidi e dall'azione, si focalizza sulla trama e alla caratterizzazione dei personaggi, che nel finale si scontreranno a fuoco in un modo spiazzante. E' una analisi su un commissario di polizia e su un rapinatore di banche, che si scannano a vicenda anche prima del loro scontro finale. Qui il regista getta le basi che poi saranno parte della trilogia dei "perros callejeros", ovvero dei "cani randagi" tra il 1977 e il 1980 sulla delinquenza giovanile nell'epoca di transizione dalla Spagna dittatoriale alla Spagna monarchica. E' più che urgente una edizione restaurata con la dovuta cura in DVD, per questo pezzo di storia del poliziesco all'iberica.
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Anno: 1977
Regista: Piero Livi
Casa di produzione: Universale Cinetelevisiva
Musiche: Claudio Tallino

Inedito in DVD, è una esposizione chiara sul diritto alla giustizia fai-da-te in Sardegna. Gli interpreti sono tutti convincenti, soprattutto Pani e il poliedrico Montagnani ai livelli di Gian Maria Volontè, adattati come un guanto a un ambientazione in cui l'arma si sostituisce al dialogo (e il casting era il punto debole dei film di ambientazione sarda, tra l'altro). La storia può virare sul patetico e la logica di diverse situazioni può sembrare strana agli italiani continentali, ma tutto sommato si sente la voglia di progresso in una terra da cartolina come la Sardegna. Girato davvero bene, dato che analizza il codice deontologico dei pastori sardi dell'epoca. Speriamo in una futura distribuzione in DVD, poiché merita davvero la visione, oltre al capolavoro di Padre Padrone dei fratelli Taviani.


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Anno: 1979
Titolo originale: Insan Avcisi
Regista: Duygu Sagiroglu
Musiche: Gino Peguri

Tra le produzioni italo-turche, è una delle migliori in circolazione. Inedito in DVD, la trama poteva essere innestata in un melodramma noir alla Alfonso Brescia, ma per il resto ha un nesso logico talmente accurato da non lasciare alcuno spazio al grottesco. Il gangster non si pente e non rinnega nulla, alla fine si ritrova solo su ogni fronte, e il sangue del suo sangue (ovvero suo padre) è meglio che non sappia nulla di lui. Anche se la pellicola è quotata al risparmio, soprattutto il casinò gestito dal protagonista Cuneyt Arkin è ai livelli dell'amatoriale, non è male ed è un onesto prodotto d'artigianato cinematografico alla Romolo Guerrieri. Urge un restauro in DVD per gli appassionati del filone, che quasi sicuramente lo apprezzeranno per la semplicità efficace.



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Anno: 1969
Regista: Carlo Lizzani
Casa di produzione: Dino de Laurentiis Cinematografica
Musiche: Don Backy

Lizzani è conosciuto per aver fuso cronaca, ambienti e denuncia sociale in delle pellicole indimenticabili. Consigliatissimo per chi vuole informarsi su dei fatti ormai sbiaditi nel nostro paese, anche in Sardegna. Espone il banditismo sardo di Graziano Mesina come il prodotto di una arretratezza inutile: usare le armi è una soluzione per poco tempo e non può estinguere alla radice le cause dei conflitti. Eccellente come sempre Terence Hill, che guadagna un punto in più con il doppiaggio di Pino Colizzi. Anche se è meno spettacolare della malavita meneghina in Banditi a Milano (1968), a Lizzani va' il merito di aver ricostruito una realtà dell'epoca con il dovuto verismo ed esperienza, senza sbiadire il messaggio di fondo della pellicola. Obbligatorio il salvataggio in DVD e anche in blu-ray!

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Speriamo che questo messaggio arrivi ai piani alti della Minerva Pictures, oppure alla Raro Video, poiché queste opere non solo hanno rappresentato uno spaccato della nostra Italia negli anni di piombo, ma anche di come il cinema italiano non era inferiore a nessuno durante gli anni '70. L'articolo è a puro scopo opinionistico, chi può dissentire è libero di farlo.
Ci vediamo in una nuova recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 25 novembre 2020

Il Giustiziere Sfida la Polizia (Una Libelula Para Cada Muerto) - 1974

 

Anno: 1974
Regista: Leon Klimovsky
Casa di produzione: Profilmes
Paese di produzione: Spagna

CAST
Paul Naschy: ispettore Scaporella
Erika Blanc: Silvana Scaporella
Angel Aranda: Edmundo
Maria Kosti: Ingrid
Ricardo Merino: amico d'affari di Edmundo
Susana Mayo: Claudia Volpini
Eduardo Calvo: un professore
Mariano Vidal Molina: commissario di polizia
José Canalejas: Ruggero

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando un poliziesco spagnolo cerca di imitare quello italiano, c'è ben poco da fare. Mentre noi eravamo impegnati con il successo di Umberto Lenzi in Milano Odia e con il debutto di Stelvio Massi con Squadra Volante, un regista spagnolo sconosciuto fuori dal suo paese prende esempio dal nostro genere, prendendone i punti migliori (scazzottate, sparatorie e morti). Per gli appassionati di Paul Naschy è stato come improvvisarsi Indiana Jones, dato che il film è inedito in DVD, ed è stato distribuito in VHS agli inizi degli anni '80 dalla Video Unlimited con la versione integrale, tutt'ora ricercata dai collezionisti del genere. Nonostante sia così raro da trovare, non aspettatevi di vedere un giallo appena sopra la media del genere...

Nei bassifondi di Milano, un serial killer vestito di rosso uccide tossicodipendenti, prostitute o altre persone "immorali" in modi brutali. Lascia come segno distintivo una libellula di cera su queste vittime. Il commissario Scaporella indaga su queste misteriose morti, arrivando a cercare l'assassino anche tra i neonazisti, ma deve affrettarsi a causa di un omicidio di un amico della moglie del commissario nel mondo della moda, dato che si mette in testa di trovare l'assassino prima che arrivi il marito. Alla fine sarà grazie alle libellule di cera che si potrà catturare l'assassino.



La pellicola soffre di una mancanza di idee e di clichés che dopo diversi minuti diventano evidenti, ma nonostante questo difetto evidente, lo spettatore riesce a tenersi concentrato sul film grazie al modo con cui viene gestita l'indagine sul killer. 
Dopo l'apertura con un delitto talmente estroverso da risultare elegante, il film si immerge in un'atmosfera noir costellata di colori sbiaditi e consumati per mostrare la decadenza irreversibile di Madrid (fatta spacciare per Milano, ancora più improbabile con la presenza di Naschy ed Erika), tant'è che addirittura i neonazisti girano tranquillamente in pubblico! La pellicola mostra anche il suo lato rudimentale con tanti litri di pomodoro per gli omicidi, e il nudismo involontario di Erika Blanc. Il film prende ispirazione dai thriller di Dario Argento, specialmente con le musiche preoccupanti quando appare il killer. Paul Naschy riesce varie volte a essere al centro della narrazione, ma Erika gli strappa il posto diverse volte; alcune scene in cui Naschy indaga vengono introdotte per includere scene di combattimento e di nudo per portare avanti la trama.
Mantenendo l'attenzione fuori dagli omicidi e più sulle indagini, Leòn ha perso l'occasione di fare l'unico (probabile) poliziesco spagnolo di successo all'estero, dato che l'idea era ottima ma è stata realizzata a metà strada tra l'arbitrario e il mediocre. Esempio lampante è l'identità dell'assassino che non convince molto, dato che il suo movente è arbitrario quanto l'identità del maniaco.
In sintesi, pellicola passabile ed accettabile per l'aria di culto e per l'ambientazione bizzarra, ma non al di sopra della media dei gialli di quel periodo. Consiglio caldamente la visione a chi è appassionato del genere.

La pellicola passò anche in Francia con il titolo tradotto in Une Libellule Pour Chaque Mort, nonostante l'impervia distribuzione nei cinema italiani...

Anche se appartiene al giallo, la fuga sulle montagne russe assicura il film nella commedia, e difficilmente finirà nel dimenticatoio.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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