giovedì 29 settembre 2022

Napoli-Berlino: Un Taxi Nella Notte (Helsinki-Napoli: All Night Long) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Mika Kaurismaki
Casa di produzione: Condor Films, Felix Film, Finnkino, Mediactuel, Novafilm Fernsehproduktion, Salinas Filmproduktion, Villealfa Filmproductions, Wiz Music
Paese di produzione: Finlandia

CAST
Kari Vaananen: Alex
Roberta Manfredi: Stella
Jean-Pierre Castaldi: Igor
Margi Clarke: Mara
Nino Manfredi: nonno
Mélanie Robeson: Lilli
Samuel Fuller: boss
Eddie Constantine: vecchio gangster
Sakari Kuosmanen: giovane gangster
Katharina Thalbach: co-lavoratrice
Remo Remotti: napoletano
Ugo Fangareggi: napoletano
Carlo Hafzalla: napoletano
Wim Wenders: gestore della pompa di benzina
Jim Jarmusch: primo barista
Werner Masten: secondo barista
Shaun Lawton: ubriaco
Victor Salin: russo
Gerry Schilschow: russo
Silvie Ruehl: infermiera
Eva Curtis: infermiera
F. Dion Davis: malavitoso
Eric Lee Johnson: malavitoso
Michael Wassmann: poliziotto
Dieter Dost: tassista
Wolfgang Langsfeld: custode
Lene Ludwig: vecchia sig.ra
Jurgen Von Alten: vecchio gentiluomo
Danny Roger: gestore del "Flipper"

ATTENZIONE: SPOILER!

Prodotto dalla casa cinematografica (Villealfa Filmproductions) che lui stesso ha fondato appena dopo il suo debutto nel 1981 con "The Liar", quasi immediatamente verso il termine degli anni '80 si tramutò nella terza più grande casa produttrice della Finlandia. A detta dello stesso regista, Tarantino si è ispirato a tale pellicola per la creazione dell'arcinoto "Pulp Fiction" del 1994... con la sola differenza che il suo capolavoro è girato quasi interamente di giorno. Cast da lacrime per gli amanti del cinema di culto, pienamente accessibile da quasi ogni zona linguistica in Europa...

Alex, finlandese e sposato con un'italiana, si guadagna da vivere come tassista a Berlino. Nel mentre cala la notte, due uomini francesi salgono sul suo taxi con una valigetta colma di denaro... rubato da altri gangsters, a loro volta sulle tracce di tale valigetta. Entrambi lasciano la pelle in una sparatoria ed Alex è costretto a sbarazzarsi di entrambi i corpi, nel mentre l'organizzazione rapisce i suoi figli in attesa di ricevere quel riscatto... disperato, acquista un camion da due russi e la sua compagnia di taxi chiama a raccolta tutti i suoi veicoli a disposizione per catturare l'organizzazione. Riescono nel loro intento e mandano a bagno i gangsters, fuggendo lontano da tale metropoli...

Manifesto su grande schermo del poliglottismo. Esercito di attori che parla un vasto repertorio di lingue: dal tedesco all'inglese, dall'italiano al finlandese, dal russo al francese... e con un vasto repertorio di volti noti. Primo fra tutti il Nino Manfredi nazionale, ancora una volta per nulla noioso e con un carisma capace di rubare i riflettori. Notevole il paragone ai bambini sui gangsters in cerca della valigetta. Kari più isterico che mai, costretto a sguazzare sia in auto che a piedi in una Berlino notturna, pronta per accogliere De Niro. Trama che ricalca anche il più classico dei mafia movie, ma con uno stile degno di Mika e che mantiene intatto il suo interesse sino all'ultimo fotogramma. Anche la musica è degna di nota per non infastidire quasi totalmente l'atmosfera ironica e noir della pellicola...


Consigliatissima a chi è novello nel campo del cinema finlandese.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 24 settembre 2022

G@me - 2003

 
Anno: 2003
Regista: Satoshi Isaka
Casa di produzione: Toho
Paese di produzione: Giappone

CAST
Naohito Fujiki: Sakuma Shunsuke
Yukie Nakama: Chiharu/Juri Katsuragi
Ryo Ishibashi: Katsutoshi Katsuragi
Izam: ex-ragazzo di Chiharu
Ryudo Uzaki
Taigi Kobayashi

ATTENZIONE: SPOILER!

Satoshi Isaka è uno di quei registi che ha avuto l'occasione di sorvolare il panorama degradante del cinema giapponese sin dalla fine degli anni '90: martellante nelle opere commerciali e tanto fumo negli occhi. Assieme a lui, in aereo, vi militavano altre leggende come Takeshi Kitano e Takashi Miike, che all'indomani del terzo millennio non hanno mai smesso di lavorare in prodotti mai invecchiati male. Padre di un ex-giocatore di baseball (Hajime Isaka), si fece conoscere nel 1996 con "Focus"; film di denuncia sul modus operandi dei media nipponici, manipolativi e propagandistici. Da allora è stato una presenza costante sia nel cinema che nelle fictions televisive, fino al suo approdo attuale come professore di scienze umane e sociali alla Sagami Women's University a Sagamihara.

Sakuma Shunsuke, manager pubblicitario con uno stile di vita particolarmente elevato, lavora sodo per ben due anni su una nuova campagna per la "Mikako Beer"; fino a quando il vice-presidente della compagnia non decide di bocciare il suo progetto. Degradato di ruolo, sfoga il suo malcontento nell'alcool e si avvicina al quartier generale degli amministratori dell'azienda... improvvisamente una ragazza scavalca il muro della casa (Juri Katsuragi), che in seguito rivelerà essere la figlia maggiore del vice-presidente, avuta da lui tramite una relazione extraconiugale. Juri vuole architettare ad ogni costo un rapimento per vendicarsi del padre, Shunsuke tentenna e si lascia trascinare da lei. Si scoprirà in seguito che Juri aveva architettato il tutto per coprire un omicidio commesso da lei stessa, per poi far ricadere la colpa sul suo ex-fidanzato (Izam).

Bisogna ammetterlo: nonostante non accada niente di violento, è una produzione al di sopra della media. Ha il suo spazio anche l'intreccio amoroso, per nulla volgare e mai scivolato verso il banale; in tale spazio è prevista anche una massiccia dose di suspense, soprattutto quando Naohito architetta la sua controvendetta nei confronti di Yukie. Se odiate la banalità, con la trama andrete a brindare: se pensavate di essere fermi sul principale andazzo del film, verso il secondo tempo dovrete prepararvi allo shock... assieme a Naohito. Intricata, satura di colpi di scena, esplicativo nelle preparazioni della polizia giapponese in casi di rapimento e utile anche per lezioni di japanglish.


Morale? Se siete in cerca di un videogioco come si deve, proponete a uno sviluppatore il film in questione... creerà il degno erede di Layton.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 21 settembre 2022

"Furuhata Ninzaburo" (1994-2006) | Il Tenente Colombo giapponese

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento con voi. Ancora una volta a tema nipponico, a sollevare il manto del mistero su alcune curiosità nell'ombra nel Sol Levante: abbiamo un ospite che dichiaratamente ha preso spunto dal Colombo statunitense, il sig. Furuhata Ninzaburo.
Impersonato dal sig. Masakazu Tamura, già noto per la sua frequente presenza nei jidaigeki (drammi storici) ed ospite fisso in ambito televisivo, che si faceva definire come l"Alain Delon" del Giappone... sfortunatamente passato a miglior vita di recente (2021). Andato in onda sino al 2006 con 42 episodi in totale, di cui gli ultimi 3 durati ben due ore. La serie in questione fu talmente popolare che lasciarono spazio anche a degli speciali (6 episodi in totale dal 1995 al 2004), inclusi degli sketch comici di 7 minuti l'uno nella seconda stagione dello show (più uno di 10 minuti trasmesso nella notte del 3 gennaio del 2004).

Come è schematizzata una puntata dello show?
Ogni singolo episodio inizia con un dialogo umoristico dello stesso Furuhata, che all'apparenza sembra da non prendere sul serio, ma che realmente contiene un indizio rilevante per il mistero che seguirà nella puntata.
Finiti i titoli di testa, l'episodio si apre con un omicidio e su come l'assassino farà sembrare l'omicidio come un banale incidente. L'omicidio viene scoperto e Furuhata viene chiamato dalla polizia ad investigare (a volte può accadere che sia lui a scoprire il delitto...), che nel frattempo organizza la scena del crimine. L'assassino proverà a depistare le indagini, inquinando le prove da tale scena... Furuhata non cascherà nella trappola e si studia tutte le prove raccolte dalla scena, non senza prima ronzare intorno al principale sospettato (incluse le sue esasperazioni).
Poco prima della risoluzione di ogni caso, Furuhata abbatte la quarta parete ed invita il pubblico ad indovinare tre dettagli:
- quale piccolo errore ha commesso l'assassino, che ha fatto capire a Furuhata chi fosse;
- quali indizi ha individuato Furuhata, per capire come è avvenuto il delitto;
- quale trappola ingegnosa utilizzerà Furuhata per metterlo con le spalle al muro e farlo crollare.
Alla risoluzione del caso, agirà con l'ultimo punto; per poi spiegare i primi due punti.

In cosa è differente dal Tenente Colombo?
Per evitare possibili diatribe con la Universal, il personaggio è stato sottoposto a un'attenta caratterizzazione dalla Fuji Television:
- non indossa un cappotto come Colombo, ma un abito nero con tanto di giacca nera sovrapposta (senza usare mai una cravatta);
- non è una ciminiera come Colombo, ma pettina i suoi capelli: lunghi fino alle spalle (insolito per un detective); canticchia e allunga le sue vocali, mentre pensa alla risoluzione del caso;
- non è un pensatore come Colombo, ma ha degli strani tic nervosi che lo aiutano a pensare: soprattutto si picchietta la fronte con il suo indice; pensa anche a voce alta;
- non è gobbo come Colombo, ma si china a 45 gradi sulla vita e porta le sue mani davanti al petto; inclina anche la sua testa e osserva la persona con cui discute;
- non è loquace come Colombo, ma ha una parlantina borbottante ed esitante... 

Ma la spalla pasticciona di Furuhata?
Ha un nome. Si chiama Shintaro Imaizumi.
Impersonato da Masahiko Nishimura, nella serie rappresenterà la quasi inutilità fatta a persona. Bambinesco, sempre passivo. Trascina spesso il suo collega Furuhata nelle false piste ideate dall'assassino, non senza beccarsi parole roventi e schiaffi sulla fronte... e per punizione può anche beccarsi dei compiti umilianti. Vive con sua nonna, lavora a maglia, fa' dei trucchi di magia e ha la passione per i fiori. Goloso di peperoni ripieni, ascolta gli ABBA e proprio da loro, la sua canzone preferita è "Dancing Queen". E' il protagonista degli sketch comici trasmessi appena dopo gli episodi della serie, assieme al suo amico Toshihito Ito (che impersona Mantaro Kuwabara). Fatto ancora più incredibile è che tali sketch furono molto più famosi della serie stessa, fino alla morte prematura di Ito nel 2002.

Perché la serie aveva degli ospiti speciali?
La motivazione è semplice. Aumentare gli ascolti.
In ogni singola puntata, l'assassino altro non era che impersonato da tali ospiti. Stelle come il Takuya Kimura degli SMAP, conduttrici televisive come Sanma Akashiya e tennisti come Ichiro Suzuki hanno contribuito all'unicità della serie. Non manca la presenza della sig.rina Kaori Momoi, nota come "Akemi" per il suo ruolo di co-protagonista in "The Yellow Handkerchief" (1977)... anche per una presenza fissa degli yakuza movie di Kinji Fukasaku, il sig. Bunta Sugawara: noto per il suo ruolo da protagonista in "Battles Without Honor and Humanity" nel 1973, opera che ha rivoluzionato il genere ed ha fatto acquisire notorietà ad esso anche all'estero.

Conclusioni
Che la serie in questione è entrata, meritatamente, nella storia della televisione nipponica. Figura tra i detective dramas che hanno gettato le fondamenta per anime come "Detective Conan", oltre che a rimanere nella storia dei gialli in generale. Addirittura nel 2008 tentarono di riesumare la serie con uno speciale dedicato a un molto giovane Furuhata.

E, come sempre: ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 19 settembre 2022

"Seibu Keisatsu" (1979-84) | Il poliziesco d'azione alla giapponese

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati a questo nuovo appuntamento ancora a tema giapponese: se noi avevamo il poliziottesco, loro avevano il police drama.
Siamo alla fine dei turbolenti e ruggenti anni '70, in Italia si respirava ancora quel clima di insicurezza sociale (in molti richiedevano il porto d'armi, poiché la fiducia nei confronti della polizia era ai minimi storici) e nel resto del continente europeo l'aria era pressoché la stessa. La Germania era appena uscita, stremata, dal suo autunno del 1977... in Francia avevano appena gettato le fondamenta di un'organizzazione che in futuro diventerà la Action Directe.
Diversamente fu il Sol Levante, che aprì il decennio con il suicidio in diretta televisiva di Yukio Mishima il 25 novembre del 1970 e anche dai progressivi cali di ascolti a causa della televisione, che rubava spettatori dalle sale di proiezione (1.200.000.000 di persone nel 1960, ma nel 1980 il pubblico si era ridotto a ben 200.000.000). 

Come nacque Seibu Keisatsu?
Ed è proprio dalla televisione che qualcuno penserà a salvare il declino del cinema nipponico. Ha un nome: Keiichi Ozawa. Creatore del detective drama più longevo della storia nipponica (Taiyo ni Hoero!, 1971-86) e del predecessore della "Polizia Occidentale" (Daitokai, 1976-79). Quasi immediatamente si presentarono all'appello attori veterani come Tetsuya Watari, già noto per essere stato il "vagabondo di Tokyo" (Tokyo Nagaremono) nell'omonimo film di Seijun Suzuki nel 1966, nonché abile cantante. Sfortunatamente passato a miglior vita nel 2020, all'età di 78 anni. Come braccio destro, si è fatto avanti anche l'Elvis Presley nipponico: Yujiro Ishihara. Anche lui cantante e fondatore della Ishihara Promotions, che già nel 1968 sfornò un capolavoro dedicato alle "sabbie di Kurobe" (Kurobe no Taiyo)... dove debuttò come attore uno sconosciuto Akira Terao, che nello show diventerà noto per il suo indossare quasi sempre degli occhiali da sole, nello stesso stile di Watari. Non è una squadra al completo se manca un reparto dedicato alle moto... e per il ruolo si è fatto avanti Hiroshi Tachi, ex-capo della band rock Cools e tentato sostituto della trilogia di Shohei Narumi. Conclusa la serie, diventerà il Toshiki Takayama di "Abunai Deka" e divenne nuovamente popolare.

Chi furono gli sponsor della serie?
Dato che già in "Daitokai" le tasche della Ishihara hanno cominciato a svuotarsi di parecchio per le scene d'azione, qui ci troviamo davanti a un dispiegamento di mezzi senza precedenti nella storia della casa. 
Numerosi gli sponsor, tutti acquisiti alla velocità di uno Shinkansen.
- Nissan Motor Corporation, che come in "Daitokai", fornivano i veicoli a loro disposizione: arrivavano direttamente dalla fabbrica di Yokohama con degli appositi camion che pubblicizzavano la serie;
- Tokyu Group, per le pubblicità affisse nei luoghi in cui giravano la serie, sia per product placement e per incentivare l'uso degli aerei dagli stessi giapponesi con la TOA Domestic Airlines;
- Daiei, una catena di supermercati che insieme alla Lawson contribuivano alle aperture di diversi episodi, spesso con dei criminali in fuga a bordo di motociclette;
- Autobacs, praticamente la Norauto giapponese, che appare diverse volte nello show per la fornitura dei pezzi di ricambio per la moto di Tachi, oppure potevano essere usati come scena del crimine in alcuni episodi;
- Yaesu per le radio installate nelle vetture della squadra di Watari;
- Suzuki Motor Corporation per le moto che le vetture, un po' per indicare che anche loro non si sono tirati indietro;
- Toshiba per le strumentazioni delle vetture, tra cui monitor e orologi analogici;
- Aero Asahi per gli elicotteri;
- Idemitsu Kosan per la benzina fornita alle vetture della squadra, anche per le scene esplosive;
- Minagi Kotsu per i taxi, addirittura finiti sotto attacco da diversi criminali.

Per quanto andò in onda la serie?
5 anni in totale. 238 puntate in 3 stagioni, dall'ottobre del 1979 all'ottobre del 1984. 54 minuti per ogni episodio. Il successo fu talmente vasto che solo nella zona del Kanto gli ascolti erano quasi sempre al 14,5%. Il 31 ottobre del 2004 uscì uno speciale di due ore, in occasione del 17° anniversario della morte di Yujiro (passato a miglior vita il 17 luglio del 1987 per un tumore al fegato).

Quanto esplosivo fu usato per le scene d'azione?
4,8 tonnellate contro ben 320 edifici, anch'essi distrutti. Incredibilmente non ci fu nessun morto durante le riprese, ma si registrarono solo sei feriti tra lo staff e il cast.

Che veicoli utilizzava la squadra?
E' uno dei punti focali su cui si fonda la serie. La Nissan fornì una vasta gamma di veicoli, sia per la polizia che per gli antagonisti. Spesso vedrete in circolazione Laurel, Gloria, Cedric e anche diverse Skyline nella squadra. La produzione demoliva spesso le serie 230 e 330 della Cedric, ma avevano ordini severi nell'evitare qualunque tipo di danneggiamento sulle auto di pattuglia della serie 430. Dalla squadra di Watari emergono delle chicche ancora oggi preservate dalla Ishihara Promotions:

- Nissan Fairlady Z (S130), alias Super Z, l'auto principalmente usata dal tenente Daimon;
- Nissan Skyline (R30) 2000 Turbo RS, alias Machine RS-1 (rappresentata a sinistra), RS-2 e RS-3.
- Nissan Skyline (C211) 2000 Turbo GT-E, alias Machine X, anch'essa usata da Daimon;
- Nissan Safari, SUV tramutato in un veicolo antisommossa (munito di cannoni ad acqua);
- Nissan Gazelle, trasformata artigianalmente in una decappottabile dalla Ishihara, usata principalmente dal detective Kogure (Yujiro Ishihara).
Incluse due motociclette, principalmente usate da Hatomura (Hiroshi Tachi):
- Suzuki GSX-1000S Katana, alias Black Katana;
- la stessa Suzuki, ma adattata allo stile café racer e con l'alias di Katana-R.

Conclusioni
Si può considerare un caso alla "Gone in 60 Seconds" (1974), elevato a cult movie negli USA, ma quasi sconosciuto all'estero. Lo stesso in Giappone. Quel poco che arrivò al di fuori da tale nazione furono i vinili con la colonna sonora della serie, diversi modellini fabbricati dalla Tomica e il rilascio dello speciale del 2004. Con la nascita di Internet, arrivarono finalmente i DVD e speriamo anche i blu-ray... ed alla fine arriverà il giorno in cui sbarcheranno in Italia serie di successo come la già citata "Daitokai" e anche una serie praticamente sconosciuta come "Tokuso Saizensen" (1977-87). E forse quel giorno è più vicino di quanto penso.

Come sempre, carissimi amici: ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 18 settembre 2022

La Trilogia di "Mike Hama" (1994-96) | Yokohama aveva il suo detective di fiducia!

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo appuntamento speciale con voi di nuovo nel Sol Levante, ma questa volta con un ospite che lavora dalla parte della giustizia: Mike Hama.
Spudoratamente ispirato al Mike Hammer made in USA, ebbe talmente tanto successo che ne fu prodotta una serie di 12 episodi nel 2002, coinvolgendo anche un esercito di registi; vi spiccano sopra tutti Gakuryu Ishii (ancora accaldato da quell'agosto del 1994...) e Shinji Aoyama (colui che dirigerà "Mike Yokohama: A Forest with No Name" nello stesso anno, per la TV).
E questo detective altro non è che impersonato dal mitico Masatoshi Nagase.

Perché proprio Masatoshi Nagase?
Perché fu il suo definitivo trampolino di lancio nell'industria cinematografica giapponese, dopo il suo arrivo al trampolino nel Mystery Train (1989) di Jim Jarmusch. Noto caratterista giapponese, entrò nel mondo del cinema da studente nel 1982... fu selezionato tra 15.000 persone in una audizione nazionale e debuttò in Shoben Rider all'età di 16 anni. Da quel momento in poi la celluloide fu parte integrante della sua vita, tanto da portarlo a Hong Kong nel 1992 con "Autumn Moon" e anche nel remake della Farfalla in "Pistol Opera" (2001). Risulta una sua partecipazione in un film di Yoji Yamada, nel ruolo di un barista che si innamora di una ragazza sordomuta: "My Sons" (1991).

Mike è sulle tracce del fratello perduto di un taiwanese... ma finirà per inoltrarsi in uno scontro tra bande. Scontro che non necessita nemmeno del colore per rimanere a bocca spalancata. Girato totalmente in bianco e nero per omaggiare la pop-culture made by Suzuki (apparirà anche il Jo Shishido nazionale come suo mentore!), da' una sensazione unica nel suo genere: atmosfera antiquata, ma nuova. All'apparenza una delle classiche, banalissime, commedie dove il protagonista è talmente pieno di sé da mettere in subbuglio il proprio stomaco... si rivela essere un neo-noir perfettamente riuscito. La fotografia, assieme alle inquadrature, raggiungono senza alcuno sforzo il Cinéma du Look alla Luc Besson. Creativo e colmo di black humor, non causa problemi nemmeno nel doppiaggio originale, anzi: si rivela molto piacevole l'uso dei sottotitoli in inglese. Non imbarazzano, nemmeno nella violenza in cui gravita il film. Esilarante, poi serio; serio e poi esilarante che si adatta al carattere arrogante di Mike. Ironico e mai parodistico è il lavoro del suo collega (nonché tassista), generoso e sempre disponibile... anche in servizio!

Tassista che non smetterà mai di aiutare il suo amico Mike, che questa volta è prossimo alla bancarotta. Costretto ad accettare lavoretti di bassa lega come accalappiacani, si ripresenta sua madre... che per guadagnarsi da vivere lavora come spogliarellista. Tappa che omaggia i primi films giapponesi a colori di inizio anni '50, colori totalmente naturali e senza alcun ritocco fotografico. Rispetto al primo capitolo, se la gioca quasi del tutto con il black humor, polizia inclusa. Fotografia da antologia, nuovamente alla Luc Besson. Trama in cui si fatica a mantenere il filo del discorso, ma molto più dettagliata a causa di mosse da molte più parti: ritorna Shishido, la sorella di Hama vuole iscriversi all'università, ci si mette di mezzo la yakuza, etc... iconica la roulette russa al finale, ad alta tensione e da raggelare il sangue sia per il luogo che per gli avvenimenti che ne seguiranno, inevitabilmente macchiati di sangue. 

Sangue che arriverà a fiumi nell'ultimo capitolo della saga, dove questa volta Mike sarà costretto a lasciare il suo ufficio, poiché sarà braccato dalla polizia. Motivo? Un assassino ha impiantato le impronte digitali di Mike nelle vittime (femminili) che costui ha avvelenato... e si tratta del capitolo più spinto e disturbante di tutta la trilogia. A tratti uscito da un giallo firmato da Mario Bava, il Mike ironico e pieno di sé che abbiamo conosciuto precedentemente qui è più freddo e prossimo all'esasperazione. Sebbene la trama sia dettagliata ai livelli del film precedente, qui è la caratterizzazione (inquietante) dei personaggi a tenere saldamente il tutto. Si aggiunge una nuova comparsa nella vita di Mike, una fidanzata muta che comunica con lui picchiettando al telefono e battendo le mani per rispondere a delle domande... che al di fuori dalla relazione con lui dimostrerà di essere la Carroll Baker della situazione. Le sorprese arriveranno anche dalla polizia di Yokohama, dato che un collega della squadra decide di diventare anche lui un investigatore privato a causa dell'arroganza del suo superiore. Ancora una volta la fotografia è a un passo da quella di Besson... ma verso il finale, l'interesse comincia a perdere colpi a causa dei dettagli della stessa trama, che spariscono nel nulla.

Perché l'ufficio di Mike era situato all'interno di un cinema multisala?
Perché era uno dei simboli di Yokohama. Ha aperto i battenti nel 1953 come una tipica sala di proiezione dedicata al cinema giapponese... ma grazie al CinemaScope si è tramutato nel punto di riferimento per la proiezione di pellicole occidentali. Molti western e films di altri generi venivano proiettati a prezzi bassi, tanto da essere in forte concorrenza con un altro cinema poco distante, il Meigaza, che proiettava solo opere giapponesi. Sfortunatamente con l'avvento del terzo millennio, il cinema è stato costretto a chiudere le saracinesche nel febbraio del 2005 a causa di problemi finanziari... fino alla sua demolizione nel 2007, a causa delle inesistenti norme antisismiche dell'edificio. Inutile dire che anche dopo la sua demolizione, è ancora oggi una meta di pellegrinaggio per molti cinefili.

Conclusioni
Che probabilmente ci troviamo davanti all'antenato di quel detective rimpicciolito di Beika... ha il suo mentore (Yusaku Kudo), non marca mai di umorismo, ha i suoi amici pronti ad aiutarlo in qualunque difficoltà (i Giovani Detective, incluso il dott. Agasa) ed è legato a doppio filo con la polizia (Dipartimento di Beika). Non a caso la città di Yokohama si trova a poca distanza da Tokyo (30 chilometri di diversità) e si affaccia sul suo stesso mare.

Come sempre: ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 16 settembre 2022

Il Punto della Situazione #3: Direttamente dal 1916!

 



Benvenuti o ben ritrovati qui sul Sottobosco, finalmente  riapre "la piccola bottega dei film perduti" ovvero l'angolo dei film perduti o misteriosi. 

Lo so, sono mancato per mooooolto tempo, ma voi cultori non siete stati lasciati a mani vuote, ringrazio il mio caro collega, che per tutto questo tempo si è preso cura del Sottobosco da se. 

Tornando a noi,  oggi torniamo a parlare di una famosa pellicola che qui sul Sottobosco è ormai diventata leggenda, probabilmente dal titolo avrete già capito di cosa andremo a parlare oggi...


Esattamente si...

Quel famoso(e ormai appunto leggenda sul Sottobosco) Das Gespenst im Opernahus! 

Quel famoso prima adattamento del romanzo di Gastone Leroux, di cui si era perfino dubitato della sua esistenza o almeno fino  a poco tempo fa. 

 


Ricapitolando, Das Gespenst im Opernhaus(lett. il Fantasma nel teatro dell'Operà), conosciuto anche semplicemente come Das Phantom der Oper è il primo adattamento(o così dovrebbe essere), uscito nel 1916 e sicuramente disponibile fino al 1917(o secondo altri  il 1918), da allora si sono perse completamente le tracce, completamente.

Così era, fino a quando qualche tempo fa sono stati ritrovati due manifesti dedicati al film, originalmente furono pubblicati su una rivista cinematografica tedesca(su due uscite, Febbraio e Marzo 1916).

Analizziamo queste due immagini e cerchiamo di capire cosa ci possono dire su questo "primo" adattamento.



In questa primo manifesto vediamo la figura di Eric, il Fantasma.

Così come appare in questa illustrazione è praticamente uguale a così come è descritto nel romanzo di Leroux, ovviamente non vi è modo di dire se nel film vero e proprio, l'attore Nils O. Chrisander appaia con questo aspetto, oppure si tratta semplicemente di una semplice illustrazione(anche se io penso sia fedele al film stesso, non avrebbe senso metterlo altrimenti).

Per la seconda immagine...Ecco, preparatevi per bene, fra un attimo saprete il motivo.



Io ve lo detto di prepararvi...

Qui siamo di fronte all'unica immagine disponibile di Das Gespenst im Opernhaus, tempo fa solo un sogno, poter vedere anche solo un frammento di questo adattamento, ma eccolo qui.

Questa immagine è molto interessante e fra un momento vedremo il motivo di questo.


-1

Come possiamo notare, la testa della figura in alto, risulta priva di dettagli, se contiamo che è messo di profilo, possiamo affermare che indossi una sorta di maschera. Si tratta probabilmente di Nils Olaf Chrisander nel ruolo di Eric.

-2 

Qui si nota che la figura in basso ha i capelli lunghi, quindi potremmo affermare che si tratti di una donna, probabilmente la stessa Aud Edege Nissen nel ruolo di Christine/Cristina.

-3

Qui non vediamo le gambe, nonostante ci sia poca luce, le gambe si dovrebbero notare, a meno che non si indossi una gonna o un vestito lungo, oppure il mantello dello stesso Fantasma. 


La mia miglior ipotesi riguarda la scena in cui Eric porta una svenuta Cristina al suo covo.

Come cita la sinossi stessa, sappiamo che Christine sviene quando vede per la prima volta il Fantasma dietro lo specchio del suo camerino. 


Per oggi è tutto cari amici lettori e lettrici, ma qualora ci saranno novità, io ripoterò tutto.




giovedì 15 settembre 2022

Vive di Notte (He Lives by Night) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Leung Po-Chi
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Sylvia Chang: Cissy
Eddie Chen: Eddie Wong
Kent Cheng: Dragon
Simon Yam: Lousy Wong
Elaine Kam: Suzie
Mabel Kwong: amica di Suzie
Hui Bing-Sam: fan sfegatato di Cissy
Goo Ga-Lau: rapinatore del supermarket
Eric Tsang: rapinatore del supermarket
Yat Boon-Chai: poliziotto
Billy Lau: cassiere del supermarket
Che Hung: custode
Lin Wen-Wei: guidatore che gareggia con Dragon
Wong Kung-Miu: sicurezza
Sze Kai-Keung: dipendente della stazione radio
Luk Ying-Hong: poliziotto
Man Kit-Wan: moglie di Eddie
Alric Ma: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Vincitrice di due premi per la migliore fotografia e montaggio, più una candidatura per miglior direzione artistica agli Hong Kong Film Awards, si conferma a pieni voti nella lista della "New Wave" del porto profumato. Leung è uno dei pochissimi registi che ha saputo guadagnarsi una notevole attenzione dal pubblico sin dal suo debutto nel 1976, co-diretto assieme a Josephine Siao (Jumping Ash). Considerabile l'Hénri Verneuil orientale, è riuscito a navigare con successo in diversi generi: dai films di guerra (Hong Kong 1941, 1984) al poliziesco (Banana Cop, 1984), dalla commedia (Super Fool!, 1981) al drammatico (Fatal Love, 1988). Studente alla London Film School, laureato in filosofia e particolarmente attivo dietro le quinte, soprattutto al Panorama della BBC... e brevemente nella TVB (1967-69).

Un assassino è a piede libero per le strade di Hong Kong. Agisce di notte e si traveste da donna... ed è ossessionato dalle calzature da donna, soprattutto di colore bianco. Lo è per come abbia scoperto sua moglie a letto con un altro uomo, anch'esso travestito da donna. La polizia indaga e decide di usare come esca una nota speaker radiofonica (Cissy) per catturarlo, spinta dai desideri matrimoniali dell'ispettore (Dragon). Erroneamente catturano un suo fan molto accanito (Hui) e l'assassino si dirige indisturbato verso l'esca...

Odiate le banalità? Questo è il film giusto per voi! Se il cinema del porto è noto per i suoi litri di sangue versati, qui è ai minimi storici: tutta l'attenzione è rivolta verso il killer e la relazione tra Sylvia e Kent, si ritaglia i suoi riflettori un giovane Simon Yam nei panni dell'aiutante goffo e impacciato. Fotografia contagiata dal nostrano horror argentiano, e si tramuta da antologia nella scena in cui Eddie toglie di mezzo una sig.rina nel bagno di casa sua; verso il finale sia la polizia che il killer daranno il meglio di loro stessi, tra il killer travestito da poliziotto e gli altri agenti in canottiera; un distributore di 7UP che cercherà di togliere di mezzo Sylvia; il gatto e il topo circondati da cani che abbaiano... risate. Perfettamente equilibrato e dosato tra scene esilaranti (tenetevi a mente, in eterno, la scena in cui Dragon si trucca e trasforma casa sua in una discoteca per fare colpo su Sylvia!) ed inquietanti in un frullato di commedia romantica mista a thriller. 


Distribuito nelle sale in piena estate (agosto 1982), la folla ai botteghini non si fece per niente mancare: ben 9,559,117 dollari (1.218.846 euro).

Inutile dire che il titolo si colloca anche nella lista delle pellicole da restaurare e distribuire in blu-ray...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 6 settembre 2022

Agosto nell'Acqua (Mizu no Naka no Hachigatsu) - 1995

 
Anno: 1995
Regista: Gakuryu Ishii
Casa di produzione: Hill Villa
Paese di produzione: Giappone

CAST
Rena Komine: Izumi Hazuki
Shinsuke Aoki: Mao Kuwashima
Naho Toda: Yo
Reiko Matsuo: Miki
Hideyo Amamoto: Sakai
Yanosuke Narasaki: Saito
Isamu Ohsuga: professor Abe
Masao Kusakari: istruttore di delfini
Yuji Nakamura: allenatore di nuoto
Yasushi Machida: messaggero della "tribù di pietra"
Genjiro Arato: insegnante di biologia

ATTENZIONE: SPOILER!

Autore di due manifesti interamente dedicati alla sottocultura bosozoku e cyberpunk ("Crazy Thunder Road" del 1980 e "Burst City" del 1982), personalmente il sig. Gakuryu Ishii lo ritengo il Cesare Canevari del Sol Levante; controverso, ma con stile. Mosse i suoi primi passi nella celluloide all'età di 20 anni, fondando la "Crazy Film Group" nel 1977 e girando da sé cortometraggi in 8 e 16mm (prendendo in prestito il materiale dalla Nihon University a cui era iscritto). Uno di questi cortometraggi ("Panic High School") fu notato dalla Nikkatsu (in agonia con i porno dal 1971...) ed essa gli diede i fondi per adattarlo in un lungometraggio: risultato? Debutto fragoroso, co-diretto assieme a Yukihiro Sawada, assieme a tutto lo staff della Crazy Film Group.

In una estate torrida e colma di una strana epidemia che trasforma le persone in pietra, irrompe una storia d'amore tra una nuotatrice (Izumi) ed uno studente (Mao). Ma dopo un incidente in piscina di cui lei ne esce illesa, tutto ciò si interrompe... sviluppa dei poteri sovrannaturali e si preoccupa delle condizioni del monte che sovrasta la città, tanto da attirare sia la polizia che la stampa su una pietra in particolare. Colpita anche lei da questa epidemia, si rimette in piedi e si dirige in uno specchio d'acqua per poi sparire del tutto davanti a Mao... il giorno dopo si abbatte un temporale sulla città: di colpo l'epidemia svanisce e la notizia fa' il giro del mondo. Anni dopo, entrambi si ritrovano e spariscono assieme.

Se per molti è pessimo per l'interruzione della storia d'amore nel secondo tempo, per il sottoscritto è stato come vivere un sogno ad occhi aperti. E' un inno alla vita: dove vi è acqua, vi è vita. Guazzabuglio di emozioni capace di tenere sveglio anche il più inespressivo, tratta anche i temi controversi dei riti magici e di dei (che non si faranno mai vedere) senza alcuna paura. Colori esplosivi ed assortiti; tra desaturazione, chiaro, scuro, acceso e spento... che figurano anche in una fotografia a un passo dal Cinema du Look alla Besson, con panorami spettacolari sia di notte che di giorno della città di Fukuoka. Anche la musica non sembra neanche di questo mondo, è composta dalla mano superlativa di Hiroyuki Onogawa; che in un'intervista del 2018 conferma ciò che affermo. Pochi i dialoghi, molta la creatività.


E se siete in cerca del blu-ray dedicato a tale pellicola, dovrete ancora aspettare... inutile dire che io mi sono già prenotato tra le prime file del palcoscenico di casa.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 3 settembre 2022

[Azionerrore #3] La Moglie del Boss (Anego) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Ryuichi Takamori
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hitomi Kuroki: Ai Konno
Hiroki Matsukata: il boss Junichi Konno
Takeshi Kitano: il sicario Shoji Sugimoto
Yoshiko Kayama: Sumie Yoshimoto
Tatsuo Nadaka: Hiroshi Katakura
Renji Ishibashi: Tsuyoshi Tanokura
Mari Shirato: Ayako
Tomoko Takabe: Kayo
Minori Terada: Yasuhiko Furumizo
Katsuhiko Watabiki: Masayuki Togawa
Chu Arai: Yamana
Masaru Shiga: Mihashi
Kanpei Hazama: Toyama
Ryuji Shinagawa: Tonomura
Utae Shoji: madre di Hiroshi

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Regista rimasto quasi sempre nell'ombra, la quale presenza si è fatta sentire nella saga del "poliziotto gangster" (Yakuza Deka) ed assieme all'ormai defunto Sonny Chiba. Firma tre pellicole della saga agli inizi degli anni '70, assieme ad altre ben SETTE con Sonny in ruoli diversi: da giocatore d'azzardo (1965), da chef ad ex-prigioniero (1967) guardia del corpo (1973) ad assassino della yakuza (1972) e addirittura un ex-atleta olimpico (1981) all'inizio del crepuscolo della sua carriera. Inutile dire che quando Sonny cominciava il suo tramonto, iniziava anche quello del regista... soprattutto con tale guazzabuglio isterico, in mezzo a frammenti di yakuza movie. Che sia stato influenzato dal roman porno made by Nikkatsu? Ardua la risposta...


La moglie di un boss della yakuza (assassinato) è stata recentemente scarcerata, a causa di un'aggressione al probabile assassino di suo marito. Pedinata da un sicario e dall'altro clan che vorrebbe avere sotto il loro controllo il suo snack bar, brama vendetta...

E' inutile pensarlo. Ci stiamo chiedendo tutti la stessa cosa. Come diamine ci è finita una leggenda come Takeshi Kitano, da antagonista, in un simile obbrobrio?! Talmente obbrobrioso è il film che nemmeno sono riuscito a reperire in rete altre immagini a riguardo. E ciò potrebbe spiegare il perché molte altre persone non abbiano retto dopo 40 minuti... tre (forzatissime) scene d'amore, spudorate da far rivoltare lo stomaco anche a chi lo ha in titanio; eccessive ed anche prive di senso, poiché il film stesso si focalizza sul ruolo delle donne nell'ambito della yakuza. Prevedibili le ostilità fra i due clan e scontate le loro reazioni. Inutile dire che ogni secondo del sig. Kitano nella pellicola ha il valore di un lingotto d'oro.

Se siete in cerca di altre perle sconosciute del genere yakuza sul finire degli anni '80, un anno prima hanno girato "The Heartbreak Yakuza"... molto simile a quel "domani" made in Hong Kong.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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