lunedì 26 ottobre 2020

Quel Ficcanaso dell'Ispettore Lawrence (Los Mil Ojos del Asesino) - 1974

 

Anno: 1974
Regista: Juan Bosch
Casa di produzione: Tritone Film, Estela Film
Paese di produzione: Spagna, Italia

CAST
Anthony Steffen: ispettore Michael Lawrence
Antonio Pica: ispettore Albert
Maria Kosty: Sarah
Raf Baldassarre: Olalia
Eduardo Fajardo: Costa

ATTENZIONE: SPOILER!

Avete presente quando una scena vi cattura per come sia fuori posto nella trama? Ecco, in una sequenza del film il protagonista Anthony lotta per aprire un pacchetto di hot dog, quindi rompe un uovo sbattendolo contro un armadio in cucina, prima di gettarlo in una padella.
Non capisco il perché di tale scena, ma almeno è divertente.




L'ispettore Anthony, della narcotici di Londra, è stato mandato in Portogallo per il riconoscimento di un cadavere di un suo collega. E' abbastanza seccato, dato che gli è arrivato l'ordine mentre era nel mezzo di una retata, e non aveva finito di fare la predica agli hippies in custodia.
Inoltre non è contento di non essere autorizzato a indagare su cosa è successo e di lasciare le indagini agli uomini dell'Interpol a Lisbona, e quindi finge di prendere l'aereo per Londra e intraprende un viaggio per trovare gli assassini.





Un poliziesco misto a giallo (in pieno stile La Polizia Chiede Aiuto, sempre dello stesso anno) più orientato all'azione del solito, poiché varie persone cercheranno di togliere di mezzo Anthony. Anthony stesso uccide molte persone, incluso un suo agente corrotto, e successivamente la moglie dell'agente, la cui sagoma è stata scambiata per quella di Anthony.
Inseguimenti in auto, sparatorie, furiosi scontri a colpi di karate ed agguati che incutono stupore e curiosità nello spettatore, il tutto con le luminose location iberiche messe in evidenza.
Taglienti anche le musiche di Marcello Giombini, che rispecchiano a pieno l'atmosfera della pellicola. Sebbene il poliziesco/giallo si avvicini a un prodotto per la televisione, il genere poliziesco nel 1974 stava acquisendo popolarità (anche grazie a Il Braccio Violento della Legge del 1973) e il regista ha voluto inserire l'istantanea dell'epoca nel suo film. Il regista riesce a tenere questa atmosfera fino al finale non imprevedibile, con uno spiegone sulla morte dell'agente e sul traffico di droga. 
Vale la pena dare uno sguardo, se capita tra le mani. Estremamente raro da trovare, poiché vi sono pochissime informazioni al riguardo su Internet, sembra che il film stesso non esista...

La pellicola passò nei paesi anglofoni riadattando il titolo originale: The Killer with a Thousand Eyes. Non si hanno altre notizie di distribuzioni nel resto dell'Europa.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!


domenica 25 ottobre 2020

[Flopiziesco #10] Il Carabiniere - 1981

 

Anno: 1981
Regista: Silvio Amadio
Casa di produzione: Domizia Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Fabio Testi: Francesco Palumbo
Massimo Ranieri: Paolo Palumbo
Enrico Maria Salerno: Roberto De Micheli
Valeria Valeri: Elena Palumbo
Silvio Spaccesi: don Saverio
Marino Masè: Gianni, il medico
Tulli Chiara: Angela De Micheli
Mariolina De Fano: Concetta
Nicola Pignataro: Minguccio
Andrea Aureli: Carlo Ippolito
Gilberto Galimberti: Vincenzo Caputo
Vincenzo Ferro: il maresciallo al paese
Tommaso Bianco: maresciallo a Napoli

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Pietra tombale su un filone che aveva dominato negli anni '70 l'industria cinematografica italiana. Con questa pellicola, Silvio Amadio lascia il mondo del cinema, con un Testi che è diventato l'ultimo baluardo del genere ormai al suo definitivo capolinea. Dramma familiare a metà strada tra Shakespeare e un lacrima-movie poveristico alla Ninì Grassia ricco di azione nel finale.



La vedova Elena Palumbo è madre di due figli, Francesco e Paolo, che vivono con la madre in una fattoria da loro gestita.
Il loro terreno però serve, per una speculazione edilizia, a Roberto De Michelis, disposto a tutto pur di diventarne proprietario. Dopo aver proibito alla figlia Angela di frequentare Paolo, di cui è innamorata, De Michelis non esita a far uccidere quest'ultimo, che nel frattempo si è arruolato nei Carabinieri ed è in servizio a Napoli. Arrivato a conoscenza del mandante della morte del fratello, Francesco decide di vendicare la morte di Paolo a tutti i costi.

Film economico su ogni lato da dove lo si guardi: un prestigioso cast di culto al minimo sindacale, dovuto a una sceneggiatura elementare ripiena di momenti patetici. Quando avviene l'assassinio di Paolo, la figlia di De Michelis si ritrova all'interno di un ospedale psichiatrico, mentre vede in sovrapposizione e anche in loop (!) e addirittura al rallentatore (!!) la scena dell'omicidio, mentre la madre di Palumbo impazzisce e parla accanto al figlio morto, convinta che sia ancora vivo... e tanto eccesso di effetti speciali e di lacrima facile fa' solo sorridere e sbadigliare, anche grazie alla colonna sonora da ascensore di Ubaldo Continiello.
La "vendetta" di Testi non è necessariamente automatica, stando alla logica del film. Passano sei mesi dalla morte di Paolo, poi comincia a indagare per conto suo su quell'omicidio (dimenticandosi dell'esistenza del mafioso deciso a cacciare via i Palumbo). Indaga nell'ombra, tira qualche schiaffo qua e la trovandosi a confrontarsi con l'inerzia della polizia che, senza nemmeno farsi guidare dai contatti politici di De Michelis (ma ne ha davvero?), è imbavagliata da una legge troppo poco compassionevole per le vittime. Nonostante la sua vendetta duri 20 minuti (concludendosi anonimamente), il regista trova il modo per tirare uno sbadiglio di troppo facendo perdere tempo in una stazione di polizia, tentando di replicare l'ansia procedurale alla Lenzi, fallendo in pieno.
Perdita di tempo piacevole, ma non vi è nulla di speciale. Consigliato solo agli appassionati del genere, poiché il regista va' dritto al finale senza pietà per lo spettatore, nessun vincitore e solo perdenti. Un mondo dove urla partenopee, amori impossibili e vendette personali sono all'ordine del giorno.

Nonostante il flop in patria, la pellicola passò anche in lingua anglofona (A Gun for a Cop), in lingua francofona (Un Flingue Pour un Flic) e anche in tedesco col titolo di Eine Kugel fur den Bullen. Quando il cinema italiano veniva apprezzato a livello europeo.
Ci vediamo in un'altra ciofeca da recensire, e in altre recensioni, cari spettatori del blog!


lunedì 12 ottobre 2020

Miami Cops - 1989

 

Anno: 1989
Regista: Alfonso Brescia (con lo pseudonimo di Al Cliver)
Paese di produzione: Italia, USA

CAST
Richard Roundtree: Gamble
Harrison Muller: Bobby Delaware
Michael Aronin
Dawn Baker
Alex Bogan
Gordon Reiwe
Maurice Poli
Bill Brownell
Herb Ellis Jr.
Richard Kiley
Irvin Howard
Alberto dell'Acqua
Gary Mass
Andre Thibodeaux
Umberto De Luca
Agostino Polito

ATTENZIONE: SPOILER!

Ultimo atto del cinema di genere italiano, girato a Detroit e ad Ischia. La parte americana non è tutto quel granché promesso nella pellicola, la parte ad Ischia sembra un poliziottesco medio degli anni '70 mischiato a un mafia movie povero diretto da Brescia sempre in quegli anni.
Ed è anche l'ultimo atto di Brescia, in piena caduta libera nel suo mestiere di regista. Di lì a poco rilasciò i suoi due ultimi films, Omicidio a Luci Blu (1991) e Club Vacanze (1995), film che non venne accettato dai distributori, con la quale Brescia lasciò il mestiere di regista.

Il grande Richard Roundtree interpreta Gamble, un detective stanco che lavora per le strade di Detroit. E' in coppia con il novellino Bobby Delaware, diventato un poliziotto poiché suo padre, Philip Delaware, è stato eliminato mentre cercava di sgominare alcuni trafficanti di droga/assassini.
Il giovane Delaware vuole vendetta, ma non arriva presto. La coppia setaccia la città incriminando diversi delinquenti, mentre Delaware trova passo a passo risposte sulla morte di suo padre. Alla fine la loro ricerca li conduce in Italia, dove avviene la resa dei conti finale.


Il problema principale è evidentissimo.
Miami non è presente in nessuna scena del film, neanche nei dialoghi e neanche nelle storie dei personaggi. E' un tentativo tutto made in Italy di ottenere il successo di Miami Vice, uscito nello stesso anno del film, e Crockett&Tubbs non sono Gamble e Delaware, ma almeno Delaware non è Crockett. Anche qui ci sono inseguimenti in auto, ma con auto di vecchio stampo uscite dagli anni '70, pronte per essere distrutte.
Comunque, è un poliziesco ordinario con pochissime sorprese, lungo e noioso che riesce ad attirare l'attenzione solo in scene violente. E' solo grazie alla colonna sonora di Carlo Maria Cordio e al carisma di Roundtree che la pellicola si regge in piedi, rispetto a un completamente anonimo Aronin, ed ero a un passo dall'inserirla nella rubrica dei flopizieschi... 
Rilasciato dalla Cannon Film, è troppo lungo ed insipido, ma Roundtree e il sassofono morbido di Cordio sulla colonna sonora è presente e ti tiene ancorato alla pellicola.

Guardabile grazie alla star dell'investigazione blaxploitation Roundtree e anche alla musica emozionante di Cordio, e un regista vicino al baratro del suo mestiere.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!



domenica 11 ottobre 2020

[Speciale 100° Recensione] Concerto per Pistola Solista e Troppo Rischio per un Uomo Solo - 1970/1973

 

Anno: 1970
Regista: Michele Lupo
Casa di produzione: Jupiter Generale Cinematografica
Paese di produzione: Italia, Inghilterra

CAST
Anna Moffo: Barbara Worth
Gastone Moschin: sergente Aloisius Thorpe
Ida Galli: Isabelle
Lance Percival: ispettore Grey
Peter Baldwin: Anthony Carter
Christopher Chittell: Georgie Kemple
Quinto Parmeggiani: Lawrence Carter
Giacomo Rossi Stuart: Ted Collins
Beryl Cunningham: Pauline Collins
Marisa Fabbri: Gladys Kemple
Richard Cardicot: avvocato Caldicot
Harry Hutchinson: il giardiniere Harry
Ballard Berkeley: il maggiordomo Peter
Franco Borelli: ospite
Orchidea De Santis: cameriera
Robert Hundar: cameriere

ATTENZIONE: SPOILER!

Michele Lupo era un uomo di talento, è senza dubbio.
Sappiate che è un giallo per la maggior parte composto da risate, quindi non aspettatevi sangue e sesso, ma è talmente ben fatto e presentato che l'intera cosa è una delizia da gustare, anche per i palati più esigenti del cinema.
Pellicola che merita di essere vista per la presenza di Gastone Moschin, nonostante sia doppiato in un modo improbabile...

Il film si apre su un campo da golf, dove un gioco tranquillo viene interrotto dalla scoperta di una mano che spunta da una sabbiera. Si capisce subito che il maggiordomo non lo ha fatto perché, contrariamente alla norma, è il primo ad andarsene! Passiamo subito alla lettura del testamento di Henry Carter, appena deceduto, che crea qualche scompiglio, poiché l'eredità è destinata a Barbara, l'adorata nipote che è stata compagna assidua del duca nei suoi ultimi anni.
Immediatamente si scatena una guerra contro la nipote, verificandosi nei giorni dopo degli omicidi a catena su cui indaga Scotland Yard insieme all'ispettore Grey e del sergente Thorpe. I residenti cominciano a mostrare il loro lato nascosto, insieme ad alcune relazioni torbide sotto quell'unico tetto. Vengono a galla anche debiti e vite spericolate, e si segnala in particolare Georgie per disturbo della personalità, ossessionato dalla opprimente madre Gladys, nonché attratto anche dalla cameriera De Santis.
Alla fine, quel sergente all'apparenza innocuo e goffo, si rivela essere più intelligente di tutti quelli che nelle classi superiori lo squadrano dall'alto verso il basso: l'assassina è la stessa Barbara (stranamente sopravvissuta a quella sequela di omicidi), il testamento è fasullo ed è stato modificato a suo piacimento, e sono stati assassinati tutti coloro che potevano intralciare i piani di Barbara, non ultima Isabelle, la vecchia fiamma di Anthony mai sopita.
Il caso è finalmente chiuso, ma quando i poliziotti si allontanano dalla villa vedono Georgie a terra pugnalato non intendono sapere se fosse stato uno scherzo o un nuovo delitto, e si allontanano velocemente, recandosi verso Londra, dove l'ispettore ha promesso di portare il sergente.

Concerto per Pistola Solista è uno dei gialli più difficili da trovare, e lo trovo abbastanza incredibile, data l'atmosfera totalmente british (riuscitissima, per un regista italiano) e la trama misteriosa che asfalta i clichés dei gialli di Agatha Christie, essendo strutturato in stile "Dieci Piccoli Indiani". Alcune volte la pellicola sfonda la quarta parete con lo spettatore per invitarlo a cercare di risolvere il caso, senza farlo capire.
L'espressione di Gastone Moschin per tutto il tempo non ha prezzo, ulteriore dimostrazione che un poliziotto fatto spacciare per "idiota" da alcuni suoi colleghi non è sempre ciò che sembra. Qui ci dimostra le sue capacità comiche, ancora prima di diventare famoso con Milano Calibro 9 (1972).
L'accuratezza di ogni personaggio, l'humour, un cast che non è mai sceso verso il negativo, le musiche di Francesco De Masi rielaborate dalla musica classica di Chaikovskij rendono la pellicola gradevolissima da guardare, anche a chi non piace il genere del giallo.
Nonostante ciò, non si sono fatti mancare alcuni problemi di trama, poiché l'attenzione non è sempre sul mistero e gli scambi tra i membri della casa sono spesso ridondanti e non pertinenti al tema centrale. Il resto del cast di supporto è a malapena memorabile; e sebbene nessuno di loro abbia messo in scena prestazioni negative, non c'è nemmeno un vero stand-out.
Questa pellicola riassume le ragioni per cui i gialli/poliziotteschi italiani prodotti tra la fine degli anni '60 e gli inizi degli anni '80 sono tra le mie pellicole preferite. Quando il cinema di genere italiano respirava anche al di fuori dalla propria patria.

La pellicola è stata distribuita all'estero con il titolo di The Weekend Murder, richiamando l'ironia e l'inquietudine che si respira nella pellicola...
In tema britannico, non mi sono lasciato sfuggire anche un'altra pellicola più accattivante e più movimentata... restate ancora seduti e godetevi la prossima recensione!


Anno: 1973
Regista: Luciano Ercoli
Casa di produzione: Cinecompany
Paese di produzione: Italia, Inghilterra

CAST
Giuliano Gemma: Rodolfo "Rudy" Patti
Susan Scott: Mina
Venantino Venantini: Piero Albertini
Michael Forest: Brauner
Stella Carnacina: Eva
Mario Erpichini: Mitridates
Glauco Onorato: Grossmann
Giancarlo Zanetti: Donald
Carlo Gentili: ispettore Forest
Isabelle Marchall: Isabelle
Christa Linger: Ingrid
Hansi Linder: Helga
Margherita Horowitz: cameriera di Rodolfo

e di nuovo... ATTENZIONE: SPOILER!

Thriller irregolare e troppo lungo, ma generalmente divertente, con molta azione ed acrobazie come si addice al titolo della pellicola. Non è troppo forzato come gli spaghetti-western dello stesso periodo, ma è bilanciato da omicidi e inseguimenti in auto di prim'ordine alla fine.


La famosa star di culto Gemma è un campione di auto da corsa miracolosamente sopravvissuto a un incidente e mentre ha incaricato Venantini di riparare la sua vettura da Formula Uno, è fuori con la sua ragazza Scott per "calmarsi", nel senso di addormentarsi a casa della ragazza. Si risveglia nel bel mezzo di una festa piena di sconosciuti e qualcuno droga la sua bevanda, dopodiché un suo compagno lo riaccompagna a casa sua a bordo di una Volkswagen rosa. Quando si risveglia, scopre che la sua vettura è scomparsa, ha un vuoto di memoria e la polizia lo incrimina poiché sospettato di aver ucciso la propria ragazza nel suo letto. Così viene arrestato e condotto in carcere.
Riesce a fuggire dal carcere e setaccia Londra alla ricerca della sua auto scomparsa (dove vi sono nascoste delle droghe); il suo meccanico viene picchiato per averlo aiutato a farlo evadere, Gemma si nasconde nella villa di un vecchio amico, scoprendo che l'assicuratore che aveva offerto i suoi servizi non solo era in combutta con Scott, ma è dietro all'intera faccenda! Quando la donna aveva cercato di fare il doppio gioco vendendo la droga a un concorrente greco, la fece tacere e ha incastrato Gemma per questo.

Vi è molta commedia, essendo una pellicola ascrivibile al genere thriller.
Se non si hanno molte pretese, ci si riesce a rilassare e si apprezza il tono volutamente leggero e scanzonato delle disavventure di Gemma. Peccato che fa' un po' male al cuore vederlo fumare come una ciminiera...
Purtroppo non è ai livelli della tensione che lo spettatore cercava nei gialli all'italiana nei primi anni '70, a causa della non riuscita comnistione con altri generi (poliziesco, commedia, thriller). Una trovata geniale come l'esplosione all'interno di una serra in cui miracolosamente sopravvive Gemma, diverse presenze di culto, l'inseguimento finale con la Fiat 127 da pubblicizzare a mani ammanettate (da incorniciare), ma ciò non basta per renderlo un prodotto appena una spanna al di sopra dei poliziotteschi/gialli dell'epoca. L'unica tensione riscontrabile nel film è quando Gemma ritrova la sua auto in un parcheggio.
Luciano Ercoli lascia sempre il suo segno su qualunque genere lavori, anche se non sono del tutto sicuro di quale sia il suo segno.

La pellicola passò all'estero con il nome fuorviante di The Magnificent Daredevil, ma nei paesi ispanofoni arrivò col titolone di Demasiado Riesgo para un Hombre Solo, identico al titolo italiano del film.
Grazie a tutti voi spettatori del blog per contribuirlo a rimanere attivo!
Grazie per averci seguito fino a questo speciale, dando visibilità a pellicole che meritano di essere recuperate e altre che meritano di restare sepolte.
Grazie anche al mio collega Mr. D. Pivot, che apre una finestra sul mondo del cinema muto e sonoro antecedente al secondo conflitto mondiale.
Grazie anche a chi pubblica cotanto materiale di culto fruibile liberamente da ogni internauta presente su piattaforme video come YouTube.

Quindi, come sempre... ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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