Anno: 1985 Regista: Wang Chung Casa di produzione: H.K. Fong Ming Motion Picture Co. LTD Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Danny Lee: Romeo Lee Wang Chung: sergente Bill Cher Yeung: Annie Yeung Ricky Yi: Ricky Pang Angela Mak: ispettore Mak Angelina Lo: Lena Lo Shing Fui-On: ladro che vende il bottino Wong Man-Shing: ladro che vende il bottino Wong Chi-Keung: ladro che vende il bottino Lee Diy-Yue: amico di Annie Ngai Tim-Choi: Choi Lee Yiu-Ging: poliziotto Ailen Sit: gangster Chiu Jun-Chiu: vittima della rapina Hung Mau: Panda Ho Wing-Cheung: autista dei gangsters Tang Tai-Wo: rapinatore Luk Ying-Hong: poliziotto Chui Fat: capitano della nave Chang Seng-Kwong: poliziotto Alric Ma: poliziotto
ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!
Avete presente quando state per visionare una pellicola in cui recita un vostro attore preferito e dopo la visione volete gettare sia il computer, voi stessi e la finestra dalla finestra stessa? Questo è il caso dei "Poliziotti della Città", nonché il quarto lavoro su grande schermo del regista ed attore Wang Chung: ci troviamo davanti alla sua prima opera diretta al di fuori degli ormai mummificati studi della Shaw Brothers, dove decide addirittura di lasciare la sceneggiatura a un team apposito (Kwan Hung Screenwriters Team). Team con una notevole esperienza in migliaia di altre pellic... ehm, no. Ne hanno scritte solamente DUE di sceneggiature. Entrambe nello stesso anno. Entrambe con quasi lo stesso cast.
La polizia è sulle tracce dell'ex-fidanzato (Ricky Yi) di una modella (Cher Yeung), che dopo essere stato scaraventato giù dalle scale da un poliziotto (Danny Lee) intervenuto dalle grida di essa, giura vendetta... e fallisce miseramente, venendo rinchiuso in un manicomio. Non contento, evade e decide di togliere di mezzo uno dei pezzi grossi della squadra (Wang Chung). Continuerà a mietere altre vittime...
Piatto insipido. Insapore e allungato con della noia di contorno. Per tutto il film avrete dei problemi a trattenere gli sbadigli, dato che i personaggi sono l'incarnazione della banalità: battutacce che non farebbero ridere nemmeno gli ultimi arrivati di una stand-up comedy in Azerbaigian e dialoghi tra colleghi più tesi delle relazioni diplomatiche tra Turchia ed Armenia. Scene d'azione inesistenti quanto il film stesso (seriamente, è un continuo inseguirsi e darsele di santa ragione immotivatamente) e carneficina in cui si sfiora il disgusto, poiché ci finiscono di mezzo anche dei bambini... qualcuno, giustamente, si chiederà dove sia finita la trama, ed ha ragione: manca assieme al film stesso. L'unico frammento guardabile del film si trova all'inizio, ed è un inseguimento in auto in cui al termine uno stuntman si getta fuori dal parabrezza del veicolo... stessa acrobazia (moltiplicata per tre) verrà riutilizzata nel capolavoro di Jackie Chan, uscito nelle sale a un mese di distanza (dicembre 1985). Per dirla breve, mi dispiace veramente per il potenziale del film... aveva tutte le carte al posto giusto per poter decollare, ma alla fine le carte sono rimaste incollate al tavolo.
Il pubblico, capita la promessa non mantenuta nel film, rispose con degli incassi poco convincenti di ben 3,218,606 dollari (412.095 euro). Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1984 Regista: Taylor Wong Casa di produzione: Shaw Brothers Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Leslie Cheung: Paul Chan Maggie Cheung: Monica Anita Mui: Anita Anthony Chan Yau: Ng Wai Chan Lap-Ban: "rubbish lady" Lawrence Cheng: gestore caffetteria Kitman Mak: DJ Mak Kit-Man Alfred Cheung: sé stesso a teatro Sze Kai-Yeung: fratello di Ng Wai Yip Ha-Lei: padre di Paul Cheng Mang-Ha: madre di Paul Michael Mak: fidanzato di Anita in metropolitana Michael Tong: Ben Tang Kei-Chan: addetto alla sicurezza dell'edificio Chang Diy-Mei: collega d'ufficio di Monica Nick Lam: cliente grasso in caffetteria Tsui Oi-Sam: cliente grasso in caffetteria Titus Ho: uomo in blu alla fermata dell'autobus Mama Hung: nonna in metropolitana
ATTENZIONE: SPOILER!
E dietro le quinte? Se ne conosce veramente poco. Come la carriera del regista, del quale si viene a sapere che in quasi 30 anni di lavoro ha fatto solamente per 5 volte il produttore e per una volta ha scritto la sceneggiatura di un suo film del 1982 ("Buddha's Palm") assieme ad altre tre persone... e nemmeno una frase sulla sua biografia. Dietro la telecamera ha aiutato a rendere ancora più leggendario un Chow Yun-Fat appena fresco del successo di John Woo, grazie a "Tragic Hero" e "Rich and Famous" (entrambi girati nel 1987); ed ha anche girato sulla scia del successo della quadrilogia del "lungo braccio della legge" il primo film in assoluto ad essere contrassegnato per adulti (cat. III) a Hong Kong: "Sentenced to Hang" (1989). Lascia il cinema nel 1994 ("The Three Swordsmen"), con una commedia ambientata nell'antica Cina.
Paul Chan è il tipico yuppie di città: sempre di fretta, senza un attimo di pace e che si prende cura dei suoi genitori. Durante uno dei suoi viaggi a lavoro in metropolitana, fa' la conoscenza di Monica e si innamora immediatamente di lei. Nello stesso luogo una tomboy di nome Anita si innamora di Paul, e da allora Paul dovrà scegliere da che parte stare.
Ringraziamo il trio Maggie, Leslie e Anita, soprattutto quest'ultima che riesce a tenere in piedi questo mezzo scempio con il suo personaggio spudorato (che vinse addirittura il premio per "miglior attrice di supporto" agli Hong Kong Awards!), con le sue risposte giuste al momento giusto, specialmente durante l'esame di guida di Leslie. Standing ovation anche per il secondo lavoro su grande schermo di Maggie, qui pronta per decollare come presenza fissa nel cinema del porto (un anno dopo diventerà la ragazza di Jackie Chan in "Police Story"...), qui alle prime armi nella recitazione... poca roba, ma che lascia il segno. Anche il cameo di un altro titano, quale Alfred Cheung, in un cinema multisala. Nonostante sia prevedibile e manca di serietà nelle scene drammatiche, consideratelo come un antipasto per qualsiasi vostro pranzo con quel Leslie nell'heroic bloodshed...
Proprio grazie alla presenza del trio, il film divenne una pietra miliare per la carriera musicale di Leslie (dove nella colonna sonora del film canta assieme ad Anita), oltre che ad incassare una cifra per nulla male: 8,755,898 dollari (1.113.133 euro). Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1979 Regista: Wu Ma Casa di produzione: Hung Ying Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Michael Chan: Ah Lung (aka Ah Keung) Nora Miao: Mok Ah-Ha Bill Lake: Wilson Ga Lun: ispettore Siu (aka Ah Cheung) Pauline Wong: Lam Mei-Fong Lo Lieh: assassino Hung Tang Ching: boss Chiu Kwan Phillip Chan: detective Chan Cheng Kei-Ying: "Beardy Chen" Luk Chuen: pilota d'auto giapponese Cheng Kang-Yeh: boss Chu Wang Han-Chen: padre Mok Lanna Wong: sig.ra Kwan Mang Ding-Goh: collega di Siu Edwin Tsui: ispettore Choi To Siu-Ming: Ah Tao Bruce Mang Long: "grande fratello" alla scuola di arti marziali Yue San-Tak: boss del casinò di Kwan Pei Ju-Hua: sig.rina Siu Mama Hung: visitatrice del cimitero Wu Ma: proprietario di un auto rubata Lai Kim-Hung: scagnozzo di Chu Yeung Kei: madre Chu Gam Tin-Chue: padre Zhu Wong Chi-Wing: poliziotto nel flashback Kobe Wong: proprietario di un'agenzia di viaggi Lok Kei: poliziotto Tam Wai-Man: rapinatore del casinò Lai Yau-Hing: ragazzino Wha Law Gwok-Fai: poliziotto Suen Chi-Wai: torturato con dell'acqua bollente Choi Cheong: Fong Mun-Sun
ATTENZIONE: SPOILER!
Manette, queste sconosciute... anche per il protagonista Michael Chan, qui alla completa stagionatura della sua carriera da stuntman iniziata ai tempi di Bruce Lee ("Love and Blood", 1972): addirittura scritta, prodotta e coreografata da lui stesso! Nonostante i suoi 40 anni passati sul grande schermo, solamente una volta era a un passo dall'essere premiato come "miglior attore" nel 1983 ("Crimson Street"). Trattasi di uno dei lavori più spettacolari su celluloide di Wu Ma, che nel 1989 dirigerà assieme a John Woo il kolossal dell'azione "Just Heroes".
Ah-Keung è un sicario di professione, che dopo aver compreso che il suo lavoro è diventato troppo movimentato, decide di lasciare il mestiere... ma sfortunatamente ci ritornerà a causa di una relazione extraconiugale (finita male), oltre che ad avere contro uno dei suoi amici... che ora è un poliziotto.
Tralasciando la colonna sonora presa direttamente da "The Man From Hong Kong" (1975), scorre davvero bene per essere una produzione a basso costo: verso il termine del primo tempo l'azione comincia a decollare... ma a luci rosse. No, non si è tramutato in un film erotico, ma ci lasciano la pelle sia l'amante che la compagna di Chan in una stanza al buio. Perché una descrizione così accurata della scena? E' la dimostrazione di come Chan sia l'Henry Silva del porto; volto inespressivo e quasi sempre in ruoli da antagonista. Meritevole anche il montaggio della pellicola, essenziale ma intenso nelle scene in cui è presente Chan. Fotografia per niente male, con continue sfocature e lunghi piani sequenza in momenti tesi (come il combattimento con Lo Lieh).
Morale? Tenetevi le manette per Danny Lee, vi saprà non deludere...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1990 Regista: Aki Kaurismaki Casa di produzione: Villealfa Filmproductions, Finnkino, Pyramide Films, Pandora Film Paese di produzione: Finlandia
CAST Jean-Pierre Léaud: Henri Boulanger Margi Clarke: Margaret Kenneth Colley: l'assassino T.R. Bowen: capo del dipartimento Imogen Claire: segretario Angela Walsh: padrona di casa Cyril Epstein: tassista Nicky Tesco: Pete Charles Cork: Al Michael O'Hagan: mandante dell'assassino Tex Axile: barista Walter Sparrow: receptionist Tony Rohr: Frank Joe Strummer: chitarrista Peter Graves: gioielliere Serge Reggiani: Vic Ette Elliot: figlia
ATTENZIONE: SPOILER!
Fratello minore del regista Mika Kaurismaki, Aki, è riuscito senza grossi problemi a farsi spazio tra i riflettori del cinema europeo in tutti gli anni '80 e '90 con opere colme di citazioni da Dostoevskij a Kafka, a loro volta rivisitati in chiave satirica sulla società dell'epoca (spicca sopra tutti il "Calamari Union" del 1985, nonché seconda opera del regista). Abile montatore, sceneggiatore e produttore a 360 gradi noto per il suo irrompente minimalismo nei suoi films, oltre che alla freddezza dei suoi personaggi: fumatori accaniti e raramente sorridenti. In questa tappa, lo stesso problema non si è materializzato. Ha dovuto restare a guardare l'artigianato su grande schermo del regista.
Un uomo la cui vita sembra essere inutile, Henri Boulanger, viene licenziato dall'agenzia di stampa in cui ha lavorato per ben 15 anni: quasi immediatamente ha difficoltà a mandare giù la notizia e prova ad impiccarsi a casa sua, ma fortunatamente il suo tentativo di suicidio fallisce. Ancora scioccato, si reca in un bar e assolda un sicario per porre fine alla sua vita in futuro... ma il caso vuole che incontra una fiorista, Margaret, che ben presto diventerà la sua dolce metà all'interno di un pub (non prima di essersi sgolato dell'alcool e fumato decine di sigarette). Cambierà idea sulla sua vita e proverà a tornare in quel bar per disdire l'accordo, ma lo troverà demolito: verrà perseguitato dall'assassino sia a casa sua che a casa della fiorista...
Dialoghi ridotti all'essenziale e ambientato in luoghi malmessi, che nonostante il loro grigiume rende la pellicola memorabile. Molti i momenti in cui l'assassino proverà a catturare Léaud, dove la tensione salirà al massimo... e ci farà anche riflettere sul significato della vita. Nel suo vagabondaggio a Londra, il protagonista ritornerà con i piedi per terra e non manderà a farsi benedire l'atmosfera melvilliana, tanto da smuovere appena la sua inespressività; in momenti sia con l'assassino che con la sua futura compagna rimarrà ingabbiato nel suo personaggio, assieme alla freddezza efficiente del sicario. Mai banale e totalmente assente la parodia sul genere, ma con una piccola nota in negativo: la presenza stonata della sig.rina Margi, che non trasmette calore e nemmeno freddo, ma per il suo accento letteralmente uscito da una voce robotica.
Morale? Se cercate un sicario, trovatevelo per togliere di mezzo la depressione. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1980 Regista: Tung Lo, Frankie Keung Casa di produzione: Seasonal Film Corporation Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Choi Fai Wong Wai Hung Fung Pomson Shi Lam Wai Leung Chi Choi Kwok-Hing Cheung Nam-Ngan Chiu Sek-Keung Bill Lake Hoh Tin-Shing
ATTENZIONE: SPOILER!
Debutto alla regia per due totali sconosciuti, di cui solamente il primo è vagamente noto per ruoli di terz'ordine come spettatore all'orchestra dell'arcinoto "The Twin Dragons" nel 1992 e mendicante in "Shanghai Blues" (1984), ma conosciuto nel mondo della sceneggiatura per aver scritto parzialmente (assieme ad altre due persone) quella di "The Young Master" nello stesso anno di uscita di tale film. Il secondo, dopo l'uscita del film, è letteralmente sparito nel nulla. Da HKMDB si viene a sapere che ha fatto per ben due volte il fotografo in due commedie (senza una quarta volta, purtroppo), di cui una porta la firma del leggendario John Woo: "Follow the Star" (1978). La sua ultima attività nota risale al 1994, come attore in "The True Hero".
Un gruppo di rifugiati vietnamiti viene trasportato a Hong Kong, con l'intento di ricominciare una nuova vita lontano dall'omonima guerra. Ma nel campo profughi del porto profumato dovranno imparare a vivere per non essere disprezzati dagli altri connazionali e dai cittadini di Hong Kong.
Girato con una evidente scarsità di mezzi, ci troviamo davanti all'antenato (vietnamita) della quadrilogia di "Long Arm of the Law". Sebbene siano pochi i momenti in cui si sorride, è una pellicola ferocemente realistica e colma di sangue. Riflette cosa possa accadere dalla parte dei cittadini una guerra sanguinosa come quella del Vietnam: non sai se da un giorno all'altro mangerai, devi sperare di non essere ferito seriamente e devi mantenere un profilo basso per evitare l'anarchia (fuori controllo) all'interno di quel campo profughi. Pugni, calci e piombo ruberanno i riflettori continuamente, assieme a un giovanissimo Lam Wai che lotta per sopravvivere in questa giungla urbana... in cui anche la polizia fatica a mantenere il controllo, ergo l'ondata di violenza sarà implacabile da ambedue le parti. Melodramma fisso sull'acceleratore. Denuncia politico/sociale che raggiunge i livelli del nostrano Damiani.
Tutt'ora inedita in DVD, merita con urgenza una proiezione al Memoriale dei Veterani in Vietnam a Washington... aprirà la mente ad altre persone. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1985 Regista: Mika Kaurismaki Casa di produzione: Villealfa Filmproductions Paese di produzione: Finlandia
CAST Kari Vaananen: Giancarlo Rosso Martti Syrja: Martti Leena Harjupatana: Maria Mirja Oksanen: la ragazza Maija-Liisa Majanlahti: la cassiera della banca Orazio Anelli: il capo Arli Filla: il padre Liisa Kalliomaa: la madre Leean Langri Junior: il commerciante di armi Walter Benigni: narratore
ATTENZIONE: SPOILER!
Altra avventura firmata Villealfa Filmproductions, qui all'apice della sua notorietà in Finlandia. Avventura che omaggia colossalmente il cinema nostrano con citazioni palesi al "Pizza Connection" di Damiani uscito nello stesso anno e alla serie televisiva de "La Piovra", cominciata un anno prima... quest'ultima nota per essere la serie italiana più conosciuta all'estero. Non escludo fosse stato un tentativo made in Finland di adattare i temi narrati nella serie a modo loro. Essendo la Villealfa anche una compagnia di amici che lavoravano senza problemi con il regista, vi militavano volti noti come Kari Vaananen (che diventerà il tassista di "Helsinki-Napoli" nel 1987) e Martti Syrja (già noto per essere uno dei 15 "Frankies" nel grottesco "Calamari Union", diretto dal fratello minore Aki).
Un sicario siciliano di nome Giancarlo Rosso viene assunto in Finlandia per togliere di mezzo una persona fastidiosa... e quella persona si chiama Maria, una ragazza che già ebbe una relazione con lui tempo prima. Appena arrivato nella fredda Helsinki ne approfitta per comprare delle armi per portare subito a termine il lavoro ed irrompe nel suo appartamento, non trovando lei... ma suo fratello Martti, che sin da subito ha enormi difficoltà linguistiche con il sicario. Seguirà un lungo viaggio in auto per ritrovare Maria, con tanto di disavventure lungo il tragitto.
Per dirla breve, mi è sembrato di assistere al nonno di "Too Many Ways to be Number One" (1997), poiché se rimuoviamo le inquadrature grandangolari ed il gore, ci troviamo davanti alla sua copia carbone con gli stessi toni intellettuali e oscuri della Milkyway Image. Per dirla lunga, assimila con un'ottima dose di black humour il road movie alla Umberto Lenzi, accompagnato da musiche siciliane che si adattano senza problemi alle nostre orecchie. E' una istantanea di due mondi contrari che sanno adattarsi, nonostante le avversità circostanti; pur non essendo imparentati con Melville e con una trama appena percettibile (usata solamente come scusa per immortalare i lunghi paesaggi incontaminati della Finlandia), il noir ci piove senza alcuna tregua e li tramuta come vagabondi senza meta: colpito è principalmente il protagonista, che in alcuni istanti mette in dubbio la sua professione e medita il ritiro attingendo da quell'Alain Delon in "Tony Arzenta" (1973).
Tappa immancabile per qualunque appassionato novello di Mika, da collezione. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!