lunedì 13 aprile 2026

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia: Chor Yuen
Sceneggiatura: Chor Yuen
Produttore: Run Run Shaw
Direttore di produzione: Chen Lieh
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Shaw Brothers
Fotografia: Wong Chit
Montaggio: Chiang Hsing-Lung
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Data di rilascio: 19 settembre 1975
Chor, conosciuto al pubblico di Hong Kong per le scenografie eleganti dei suoi wuxia e nel recupero definitivo del cantonese come lingua dominante dal 1973 ad oggi del cinema portuale, cambia completamente orientamento e decide di tentare la fortuna nel genere poliziesco, nonché l'unico in tutta la sua longeva filmografia di 120 pellicole. Questa volta si arma delle più grandi stelle in voga della casa come Danny Lee, divenuto in brevissimo tempo noto a livello mondiale per il suo ruolo nel tokusatsu di "The Infra-Man" nello stesso anno; Chen Kuan-Tai, fresco della gavetta di Chang Cheh nel famigerato "I Kamikaze del Karate" (1972), così come Wang Chung nel poliziesco di Chang nel 1973; ed un veterano della casa come Yueh Hua, ancora non dimenticato dal pubblico per la sua performance ubriacata nell'antenato del filone delle girls with guns in "Come Drink with Me" (1966).

Una banda di giovani rapinatori (Wang Chung, Danny Lee, Yueh Hua, Chen Kuan-Tai, Ling Yung) assalta un portavalori contenente 5 milioni di dollari e vengono traditi dal loro boss Maiguang (Tin Ching), che divulga alla stampa i nomi dei rapinatori. A sua volta viene tolto di mezzo dal suo boss (Tsung Hua), che si rivelerà essere il figlio di un ispettore (Tung Lin), sulle tracce della banda: questi ultimi cercheranno di ricostruire il misfatto di Maiguang...

Pesante melodramma che prova a ricostruire il perché la banda è stata costretta a delinquere, tramite esaustivi flashbacks su personaggi da scenari disparati, che nel mentre vengono braccati dalla polizia nel presente colgono l'occasione per avere un attimo di felicità (ansiosa) dopo una vita movimentata. Il tutto viene colmato dal noir pungente che pervade l'atmosfera, capace di dirci il tragico fato di ciascun personaggio dalle loro tracce. Ottima la fotografia panoramica, anche di notte, dai colori asciutti ed ampiamente sfruttata nel chiaroscuro, soprattutto nelle scenografie ben congegnate (soprattutto nel tragico finale di Chen, che visita una villa ben arredata) e nelle scene d'azione alla Fukasaku (con tanto di inquadrature mosse, suo marchio di fabbrica). Montato abbastanza bene in tutta l'esecuzione, le musiche fanno il loro lavoro nell'alimentare la tensione nelle scene clou. Ma soprattutto, per chi è un veterano del nostro blog si accorgerà della notevole somiglianza del film al nostrano genere del poliziottesco, in quanto ha alcuni dei suoi ingredienti (sparatorie, rapine e soprattutto la logora classe lavoratrice prossima all'implosione).


In conclusione, se siete dei novelli in cerca di un poliziesco ben congegnato, sorvolate altrove: per i veterani del cinema hongkonghese sarà una visione passabile, ma da non tralasciare per la sperimentazione. A presto!

lunedì 6 aprile 2026

Il Sole di Mezzanotte (0 Shi) - 1971

Regia: Lee Man-Hee
Sceneggiatura: Lee Hie-Woo
Produttore: Kim Tae-Su
Casa di produzione: Taechang Productions
Paese di produzione: Corea del Sud
Fotografia: Kim Deok-Jin
Montaggio: Yu Jae-Won
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Data di rilascio: 1° luglio 1971
Grazie al sostegno economico dei suoi fratelli nell'immediata liberazione della Corea dall'occupazione nipponica, Lee è stato capace di frequentare la scuola e di lavorare come assistente alla regia per Ahn Jong-Hwa e Park Gu, per poi esordire nel 1961 con "Kaleidoscope", sfortunatamente perduto e secondo alcuni resoconti dell'epoca parrebbe un dramma per famiglie. Fortunatamente il suo secondo lavoro del 1962, "Call 112", aprì definitivamente la strada al genere del thriller in Corea del Sud e fu un enorme successo di pubblico e di critica, tanto che lo stesso Lee girò altri due remakes nel 1969 e nel 1974. All'attivo un totale di 94 films da regista ed abilissimo nel girare in quasi tutti i generi cinematografici in un sterminato panorama di successi, continuò a lavorare fino all'ultimo suo lavoro del 1975, un avventuroso road movie ma privo di auto, denominato "The Road to Sampo"; affetto da un cancro renale, durante la fase di montaggio della pellicola ebbe un collasso e fu trasportato d'urgenza in ospedale, passando a miglior vita poco dopo. Aveva solo 43 anni.

L'ispettore Jang (Heo Chang-Kang), a capo della Sezione 330, è sulle tracce di una coppia specializzata in furti a bordo di una motocicletta, a sua volta rubata da un alto ufficiale della polizia. Intanto, in famiglia, suo figlio Kyu-Seok ha stretto amicizia con il ragazzo di campagna Dol-Lim, alla ricerca di sua sorella. Jang decide di accoglierlo in casa propria, fino a quando Kyu non gli trova un lavoro come usciere in un ristorante locale. Il tutto viene interrotto bruscamente quando Lee Min-Soo (Mun Oh-Jang), criminale precedentemente tratto in arresto da Jang, viene scarcerato e prende di mira Kyu...

All'apparenza un poliziesco, è una lente d'ingrandimento (propagandistica) sullo stato economico/sociale della Corea del Sud di allora, rappresentati dalla famiglia di Jang e dal contesto circostante. Famiglia lacerata che trascorre in melancolia le proprie giornate tra lavoretti di ripiego, con un padre sempre assente al focolare ma un agente modello nella polizia che vive per il suo modesto lavoro, dove la moglie è costretta a mandare giù la solitudine casalinga quotidianamente. Nel grigio sporco della oramai sparita Seoul di allora, anche la modesta fotografia illustra le modeste condizioni di una popolazione sotto il regime di Chung-Hee, con longevi piani sequenza all'aperto e sequenze da noir all'americana: pioggia notturna con impermeabili beige, lampeggianti della polizia e neon che risplendono sull'asfalto bagnato; cielo plumbeo, atto ad illustrare l'incertezza della società sudcoreana di allora; traffico urbano congestionato per una metropoli che non dorme mai come Seoul. Montaggio non molto presente, quasi un modo per simboleggiare la stanchezza cronica della famiglia di Jang. Musiche da melodramma che provano ad affievolire il mestiere del protagonista, oltre allo scenario martoriato della nazione.


Nel complesso, ci troviamo davanti ad un film di propaganda sponsorizzato dalla stessa polizia per tentare di ripulire l'immagine del regime di Chung-Hee, ma capace di offrire una istantanea astuta della società sudcoreana del tempo. A presto!

venerdì 3 aprile 2026

Fratelli Armati (Gun Brothers) - 1968

Regia: Cheng Kang, Wu Chia-Hsiang
Sceneggiatura: Cheng Kang, Wu Chia-Hsiang
Produttore: Runme Shaw
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Shaw Brothers
Fotografia: Wong Ming, Danny Lee Yau-Tong
Montaggio: Chiang Hsing-Lung
Musiche: Eddie H. Wang
Trucco: Fong Yuen
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Data di rilascio: 21 febbraio 1968
Binomio che non lascia alcun dubbio sull'esecuzione del prodotto. Cheng Kang, che avevo accennato molto tempo prima, merita una esaustiva descrizione: originario di Anhui, attorno al 1942 si unisce ad un gruppo teatrale dove scrisse opere di successo e nel dopoguerra (1949) si trasferisce a Hong Kong, dove intraprende la carriera di sceneggiatore ed esordisce quasi immediatamente nel 1951, con il dramma storico di "Mother and Son in Grief". Autore di oltre 100 sceneggiature, vanta anche un totale di 36 films da regista, tra cui il suo esito più acclamato de "The 14 Amazons" (1972), pluripremiato a Taiwan con il Golden Horse. Wu, originario di Pechino, nel 1937 crea assieme al futuro scrittore Wu Ruo un club letterario per visitare varie città della Cina per promuovere la ribellione contro il Giappone; si arruola nell'esercito ed entra in contatto con la compagnia teatrale di Chongqing, per poi unirsi al China Motion Picture Studio ed esordire come attore nel film di guerra "Spy from Japan" (1943). Nell'immediato dopoguerra si trasferisce anche lui a Hong Kong ed inizia a lavorare per la MP&GI dal 1957, dove vi esordisce come regista nel 1963 con il dramma di "Father and Son". Si sposta alla Shaw nel 1967 e finita la sua epoca d'oro, si trasferisce a Taiwan nel 1980 per lavorare in ambito televisivo; tornato a Hong Kong, viene colpito da un ictus dopo la sua partecipazione in "Lucky Diamond" (1985) e passa a miglior vita il 20 marzo del 1993, all'età di 73 anni.

Tung (Ling Yun) è conosciuto alle autorità di occupazione nipponiche come il "fratello armato", che agisce assieme alla resistenza locale durante la notte per cacciare gli invasori. Di giorno è un instancabile rubacuori ed abile giocatore di mahjong, che nel mentre attira i sospetti dell'ispettore Ma (Tien Feng) sulla sua vera identità. Per evitare di essere scoperto a seguito di una ferita sul volto procurata a seguito di una colluttazione con quest'ultimo, si serve dell'aiuto di suo fratello Nam (il medesimo Ling) per riorganizzarsi e dare una sferzata finale al nemico...

Implacabile avventura di piombo ed astuzia, dove si svolge senza alcun intoppo verso il regolamento di conti finale in una regia al pieno servizio dei personaggi, che discretamente si evolvono in una trama dal concetto per nulla male. Sceneggiatura con alcune evidenti discrepanze, che si perde nella vita quotidiana del protagonista, ma non intacca il resto; rapida sugli spettacoli pirotecnici e nei colpi di scena ai danni degli invasori, dove ne raggiunge il culmine. Con una fotografia che si serve di eleganti scenografie nelle scene neutrali (come nella residenza del protagonista), colme di sequenze chiaroscure ed altre tramite telecamera a mano, non manca di deliziarci con panorami vari nelle scene dove Ling si confronta con gli occupanti. Montaggio rapido nei punti focali, ma rilassato nei momenti neutri, che in seguito diverrà il marchio di fabbrica di Kang. Colonna sonora da kolossal, pomposa e che incamera la memoria dell'eroica resistenza armata contro l'occupazione nipponica; non esita ad affondare il pedale dell'acceleratore sul melodramma, ma le note aiutano a provare empatia con il protagonista e la sua resistenza.


Definitivamente un prodotto artigianale, ma non da tralasciare. A presto!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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