sabato 31 dicembre 2022

Casa a Hong Kong (Home at Hong Kong) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: King Hoi-Lam
Casa di produzione: Golden Harvest, Paragon Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Andy Lau: Alan Wong
Zhu Hai-Ling: Cheung Tin-Tin
Goo Ga-Lau: Erica
Ku Feng: zio Fu
Newton Lai: Li Kin-Fei
Isabella Kau: Ah-Hung
Ng Wui: lo zio di Tin
Chui Yi: la zia di Tin
Leung Hak-Shun: direttore dell'azienda di Anderson
Wong Hung: speculatore immobiliare
Lee Chuen-Sing: formatore dei venditori di cosmetici
Diego Swing: ospite al party di Erica
Eric Berman: Anderson
Pak Sha-Lik: spettatore all'incontro di boxe abusivo
Wong Chi-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Chan Ling-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Pomson Shi: arbitro dell'incontro di boxe
Lui Tat: guardiano
Yat Boon-Chai: poliziotto
Luk Ying-Hong: poliziotto
Alric Ma: poliziotto
Chan Chi-Hung: direttore d'azienda

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo ed ultimo film della brevissima carriera cinematografica di un certo King Hoi-Lam, che dopo essere sparito nel nulla per tutto il decennio, è riapparso dietro le quinte nel 1993 come direttore della fotografia e produttore di un film ("A Wild Party") della famigerata terza categoria... per poi sparire di nuovo, ma definitivamente. Ci troviamo davanti a un giovanissimo Andy Lau, letteralmente agli albori della sua carriera (all'epoca aveva 22 anni) ed appena sbarcato sotto i riflettori del pubblico tramite una serie prodotta dalla TVB ("The Emissary") l'anno prima del film. Non mancano presenze come Isabella Kau, che l'anno prima arrivò seconda in classifica nel concorso di Miss Hong Kong... recentemente condannata per evasione fiscale.

Alan Wong è il tipico ragazzo hongkongese con il chiaro intento di tentare la scalata sociale a casa propria: scontento di lavorare come venditore in un'azienda di cosmetici, grazie all'aiuto dell'amante di un uomo d'affari straniero riesce a trovare posto all'interno di una agenzia immobiliare e si ricoprirà d'oro. Nel mentre, dalla Cina continentale una ragazza troverà rifugio al porto, grazie allo stesso Alan... ben presto dovrà fare i conti con la dura realtà dell'edilizia, che costringerà non pochi affaristi ad emigrare all'estero, cosa che Alan si rifiuterà categoricamente di fare. L'amante informerà la polizia che la ragazza è in realtà un'immigrata clandestina, cosa che costringerà sia lei che Alan a travestirsi da vietnamiti per fuggire da Hong Kong...

Satira ferocissima contro l'edilizia, qui mostrata come da sempre in acque torbide, che ragiona in base al profitto e non alla sicurezza degli immobili. Notevoli le emozioni che provano gli attori, in particolare Andy e Zhu (incluso un Ku Feng che espone, melodrammaticamente, la nostalgia per i tempi di Mao), dimostrando che bisogna lottare per inseguire i propri sogni... anche il non sapere a cosa si starà andando incontro per il sogno in questione. Istantanea dell'immigrazione in tale lembo di terra, da emarginati a sfruttati, oppure se tutto andrà bene integrati a metà nella società. Sebbene il film verso il finale diventi sempre più cupo e deprimente, rimane da vedere per come non sia cambiato quasi niente da allora... e per la sottotrama dedicata ad un aspirante pugile che verrà poi abbandonato dalla sua ragazza.


Parecchio lento nella sua esecuzione, ma alla fine il pubblico rispose bene alla denuncia politico/sociale alla Damiani: si segnalano ben 4,830,255 dollari (577.775 euro) incassati!

Altra opera che si colloca senza problemi nella New Wave del porto profumato, anche nella vostra personale videoteca.
Ci vediamo in un'altra recensione... e anche al prossimo anno, cari spettatori del blog!

[Giallorrido #6] La Pantera Rossa (Red Panther) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Kong Lung
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
James Yi Lui: Lei
Margaret Lee: Margret
Lee Din-Hing: dottor Chu
Chang Kuo-Chu: dottor Chu
Lawrence Cheng: Kiang
Chan Lap-Ban: madre di Lei
Hon Kong: addetto all'obitorio
Eric Yeung: medico legale Tse
Phillip Chan: ufficiale Chan
Dion Lam: On
Pak Man-Biu: padre di Kiang
Sai Gwa-Pau: tassista
Cheung Hei: ospite alla festa dello zio Loong
Chan Fung-Chi: zia Fung
Mama Hung: ospite alla festa dello zio Loong
Wang Han-Chien: impiegato del bar

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è orribile!)

Ma solo a me James sembra il cugino hongkongese di Nico Giraldi? No, perché il suo basco ed il suo vestiario lo fanno sembrare de Roma... e nun de Hong Kong. Quinto ed ultimo film diretto da un tale chiamato Kong Lung, che in tutta la sua blanda carriera ha fatto lo sceneggiatore solamente per due volte (in un suo film del 1981 e in "The Spy in the Palace" nello stesso anno), e da allora se ne sono perse le tracce. Lo stesso per la squadra di sceneggiatori della pellicola, che prima di tale film ne hanno scritto uno ai tempi d'oro di Bruce Lee ("The Escape", 1972). Anche chi ha distribuito tale orrore è parte integrante di esso, dato che abbiamo già visto come siano stati capaci di rovinare l'enorme potenziale di Danny Lee nel 1985...

La polizia è sulle tracce di un assassino che miete vittime con problemi di salute. Durante uno spettacolo, un'attore manda nel panico la platea: è ferito all'addome e le sue viscere penzolano... fortuna vuole che all'esibizione è presente l'agente Lei, che prende subito in incarico la faccenda. I suoi superiori faranno ulteriori pressioni su Lei per risolvere il caso, dato che a seguito della morte di una hostess di un bar, la stampa è sempre più in cerca di risposte... ed i sospetti ricadono sul suo medico curante Chu, che dopo essere stato in continua sorveglianza viene scagionato. Ma quando la madre di Lei sfiorerà la morte, l'agente sarà più vicino che mai alla risoluzione del caso...

Guazzabuglio incomprensibile. A tratti un horror, poi una squallida commedia erotica all'italiana, poi si ritorna a gravitare nel poliziesco, e di nuovo nella commedia... senza mai colpire il punto: essere uno slasher movie. Tsunami di squallore, incentrato quasi esclusivamente sulle "emorroidi" del protagonista (inclusa la nudità di sua moglie.......), che essendo affetto da tale condizione entra ed esce CONTINUAMENTE da un ospedale, ergo il colpevole ce lo aveva già davanti anche prima che iniziasse a spargere sangue! E buona fortuna nel vederlo con i sottotitoli in inglese... che sembrano scritti da un contadino kazako residente in India con passaporto neozelandese. Non c'era nemmeno il bisogno di rendere il film eccessivamente horror, perché invece di arrivare ai livelli di Bava, si arriva ai livelli sottomarini di quel Bianchi che avevamo conosciuto tempo fa' sul blog...

Per essere il suo addio al grande schermo, gli incassi non furono così male: ben 2,668,481 dollari (319.192 euro)... e nemmeno gli interpreti, sprecati dalla sceneggiatura del film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 11 dicembre 2022

Bollettino Cinematografico #7: Seconda Dose di Piombo e Sangue dalla Yakuza

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento... e di nuovo a tema yakuza! Siamo tornati con un'altra selezione di cinque proiett... ehm, pellicole poco note anche a livello occidentale. Alcune di queste provengono dal periodo in cui i "jitsuroku eiga" erano a un passo dal tramonto, ossia nel mezzo degli anni '80: la televisione stava già cominciando a digerire e a dare i natali al variety show più longevo in assoluto del Sol Levante (Waratte Iitomo!, in onda dal 1982 al 2014)... e trovavano ancora spazio serie d'azione come "Abunai Deka" (1985-86).
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L'Ultima Vera Yakuza, regia di Kosaku Yamashita, 1985.
Un uomo di Hiroshima, all'apice della WW2, decide di entrare nella yakuza e dovrà destreggiarsi tra tradimenti e violenze all'interno del suo clan.
Racconto autobiografico che tenta di scimmiottare l'inimitabile atmosfera jitsuroku di Fukasaku: tanti sbadigli... anche troppi. Ma per chi sarà capace di sopravvivere ad essi, è uno dei numerosi tentativi dei registi di allora di tenere a galla il genere (in agonia) degli yakuza eiga. Azione al minimo storico (non escludo che Fukasaku volle mandare a quel paese sul set il regista...), nel primo tempo si pensa che tutto il cast si stia preparando per una battaglia finale, ma alla fine si rivela essere uno sguardo più ravvicinato sui personaggi visti brevemente nel film... e termina con l'addio alla yakuza da parte del protagonista. Nonostante le notevoli pecche, la tensione impera ed anche i set che variano da epoca ad epoca fanno la loro figura...

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La Yakuza Crepacuore, regia di Masato Harada, 1987.
Un gangster, durante il suo lavoro, incontra per puro caso una sua amica d'infanzia... ed anche lei è immersa a 360 gradi nel mondo della malavita nipponica. Ed entrambi sono in mezzo ad uno scontro tra bande.
Guazzabuglio tra romanticismo e violenza al sapore di piombo, sapientemente ripianata dal pedale fisso sia sul freno che sull'acceleratore. Scopiazzato da quel "domani migliore" di Hong Kong, al culmine muoiono una ventina di persone nello stile di Woo... e velocemente. Il grigiume è arricchito dal tocco colorito della relazione per niente imbarazzante dei due protagonisti. Colore con cui il regista si diverte, tra scatti degni di Luc Besson ed un bianco e nero nello stile di Suzuki. 
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Truppe delle Tenebre, regia di Kazuhiko Yamaguchi, 1971.
Un membro caduto in disgrazia della yakuza viene rilasciato dal carcere otto anni dopo essere stato ingannato sull'omicidio del suo capo, ed ha sete di vendetta...
Divertimento nel primo tempo, serietà di ferro nel secondo. Gran peccato che il glaciale Tetsuro Tamba non abbia avuto modo di sviluppare il suo personaggio nel film... avrebbe dato un occhio di riguardo al trio di novellini nella yakuza capitanato da un Tsunehiko Watase, che cercano disperatamente un'anima gemella nei night clubs di Shinjuku. Sebbene graviti nella confusione più totale, vi consiglio di spegnere il cervello e di ascoltare oltre ai gemiti, la musica psichedelica dei The Mops...
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Il Ricatto è la Mia Vita, regia di Kinji Fukasaku, 1968.
Un ricattatore continua a scalare nella società per via del suo mestiere poco ortodosso. Pur di mantenere il suo alto tenore di vita in tale modo, la sua fortuna comincia a sparire quando mette le mani sui soci in affari di un potente boss della yakuza...
Fukasaku prima di essere Fukasaku. Fortemente contaminato dalla nouvelle vague francofona con numerosi "jump cuts", flashback e movimenti veloci della cinepresa, ha il pregio di non rallentare mai nel racconto della sua storia. Difficile dire chi sia l'antagonista, poiché come abbiamo già visto in "Cops vs Thugs" (1975) tutti sono implicati nella sopravvivenza in un Giappone corrotto... e il tutto è raccontato con una stravaganza nel guardaroba degli attori ed un umorismo nero nello stile di quell'Hanada di Suzuki, girato un anno prima. Il film in sé è pervaso dagli opposti, dal cinismo al romantico, dal divertimento alla spietatezza, e rimane perfettamente guardabile anche da chi è poco esperto del genere.

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Sangue per Sangue, regia di Yasuharu Hasebe, 1971.
Due famiglie della yakuza (Akiba e Shimura) hanno in pugno "K City", in continua espansione per la sua edilizia... e subito due famiglie di Tokyo vogliono una fetta dell'edilizia. Nel mentre, un boss rispettato degli Akiba (Jo Shishido) viene rilasciato dopo cinque anni dietro alle sbarre...
Tipico prodotto del genere yakuza della Nikkatsu, dove sia il sangue che i tradimenti sono all'ordine del giorno. Per i suoi contenuti dovrei scrivere una recensione a parte, poiché sono impressionanti! Nel finale, prevedibilissimo, si affonda l'acceleratore sul melodrammatico... e sull'azione a colpi di katana, oltre a lasciare sui pavimenti decine di corpi. Sull'acceleratore ci si fionda anche il leggendario Hajime Kaburagi, che ci regala una delle introduzioni più carismatiche nella storia degli yakuza eiga, oltre al vestiario di Shishido (t-shirt bianca, coperta elegantemente da un blazer con strisce bianche su sfondo grigio!) che agli occhi penetranti di un'altra leggenda quale Meiko Kaji puntati nei suoi confronti con una tristezza quasi poetica... anche quando Shishido parte, già malridotto, per il finale in questione.
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Anche questa volta il nostro appuntamento con voi giunge al termine: ma speriamo di rivederci al più presto per un'altra bolletta meno car... ehm, per un altro bollettino dalle parti più oscure del cinema mondiale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 1 dicembre 2022

Un Uomo dalla Pelle Dura - 1971

 
Anno: 1971
Regista: Franco Prosperi
Casa di produzione: White Mountain Films, Cinegai S.p.A.
Paese di produzione: Italia

CAST
Robert Blake: Teddy "Cherokee" Wilcox
Ernest Borgnine: capitano Perkins
Catherine Spaak: Claire Wilson
Gabriele Ferzetti: Tony La Monica
Tomas Milian: lo straniero
Orazio Orlando: Mike Durell
Renzo Ozzano: Klaus
Emilio Messina: Chink
Felicita Fanny: la fidanzata di Mike
Gianni Di Segni: Alan
Camille Keaton: la fidanzata di Teddy nel flashback

ATTENZIONE: SPOILER!

Come avete già notato dalla copertina dell'articolo, ci troviamo davanti al prototipo dello storico personaggio di Nico Giraldi: con la sola differenza che qui interpreta un hippie dall'aria oscura che potrebbe essere coinvolto nella trama... e anche Robert Blake non sarà da meno. Prosperi è un regista che non ne vuole proprio sapere della banalità nei suoi films, tanto da essere stato l'aiuto regista e lo sceneggiatore dei gialli marchiati Mario Bava. Accumulata abbastanza esperienza, nel 1966 debutta sul grande schermo con "Tecnica di un Omicidio" ma usando lo pseudonimo di Frank Shannon per farsi notare al pubblico straniero. La sua carriera nel genere poliziottesco è nota per l'avere usato un Ray Lovelock all'apice della sua notorietà in due sue opere che fecero storcere il naso alla censura dell'epoca, tra cui il "Pronto ad Uccidere" del 1976 e l'eccessivamente violento "La Settima Donna" del 1978 che ai tempi scatenò non molte polemiche per i suoi contenuti...

Teddy, un pugile di bassa lega, decide di fare i bagagli e si mette in cerca di una nuova opportunità. Durante il suo viaggio incontra un suo vecchio amico del college e lo porta a conoscere il suo nuovo manager del pugilato, Tony: entrambi diventano immediatamente amici. Ma prima che Teddy possa fare il suo primo incontro sul ring, Tony viene minacciato da ignoti... o il pugile perde, oppure lui morirà. Dopo avere provato qualunque cosa per sabotare l'incontro di Teddy, esso riuscirà a vincere; andrà su tutte le furie con il manager e deciderà di allontanarsi da lui... e verrà tolto di mezzo. Teddy diventerà di colpo il principale sospettato della vicenda e dovrà riuscire a trovare l'assassino per ripulire il suo nome dal fango.

Se la pelle di quell'uomo è dura, lo è anche il film stesso: in diverse scene si tramuta in un road movie, poi in un (soft) horror per i suoi omicidi, ed infine in un giallo puramente all'italiana nello stile del mentore del regista. Anche il linguaggio colorito dei protagonisti è il biglietto da visita del film. E se siete incuriositi dalla presenza di Tomas, mi basta dire che ruberà i riflettori con il suo linguaggio strambo (spoiler: senza ostacoli sulla lingua). Convincente la parte di Borgnine, più che determinato nel scoprire la verità e buono il carisma di Blake, presentato come un tipico accusato che non è privo di difetti. Nel complesso è tranquillamente passabile e rimane un'istantanea del New Mexico nei primi anni '70... completa l'offerta anche la colonna sonora a firma di Carlo Pes.



Franco è uno di quei registi ampiamente ignorati dalla critica e dal pubblico che ti spingono a curiosare ancora di più nella sua carriera... 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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