domenica 19 aprile 2020

[Flopiziesco #3] Polizia Selvaggia - 1977

Anno: 1977
Regista: Guido Zurli
Casa di produzione: Sara Cinematografica, Erler Film
Paese di produzione: Italia, Turchia

CAST
Peter Fabian
Giorgio Ardisson
Tarik Akan
Karin Well
Edilio Kim
Colette Descombes

ATTENZIONE: SPOILER!

In realtà doveva essere Faccia da Ladro, ma Zurli decise di cambiare il titolo dopo il fallimento della Manta Cinematografica dei fratelli Fabiani. Siccome Zurli aveva trovato una seconda patria sullo Stretto del Bosforo insieme allo storico produttore locale Turker Imamoglu, cercò di rendere competitiva in Italia la spazzatura che produceva in Turchia...

Siamo nel 1977, in un'epoca dove il cinema italiano godeva ancora del successo del filone del poliziesco, avvenuto un anno prima.
Lenzi era alla ribalta con Il Cinico, l'Infame e il Violento, remake in chiave poliziesca de Il Buono, Il Brutto e il Cattivo (1966) di Sergio Leone, con un Merli in piena forma e un Milian nello stile di Milano Odia (1974), ritornato ai metodi sadici, ma con un accento romanesco doppiato da Ferruccio Amendola. Massi aveva creato quell'opera molto soddisfacente per gli appassionati di tale genere, Poliziotto Sprint, condita di inseguimenti e sparatorie che incollano lo spettatore allo schermo fino alla fine del film. Damiano Damiani si fa' le ossa con Io Ho Paura, che ho avuto il piacere di recensire, di cui creerà capolavori come The Pizza Connection (1985) e la prima stagione di La Piovra (1984), basando il tutto su tale opera. Come avevo già ribadito nella prima puntata del format, Zurli non è né Lenzi e nemmeno Di Leo, dato che aveva girato Bersaglio Altezza Uomo nel 1979 con un budget risicatissimo e degli attori letteralmente svogliati.

La storia è incentrata su un ladro scalcinato (Fabiani), che cerca di smuovere i suoi colleghi a fare un colpo di alto livello. E' solo che la rapina è andata a monte e diventa un fuggitivo con una valigetta piena di soldi, per poi rubare un automobile con tanto di bambino all'interno - letteralmente a caso - che poi abbandona, per infine barricarsi in una casa con due donne e un cieco. Rapidamente assediata dalla polizia turca, il ladro perderà la testa ed inizierà a mietere vittime in tale casa...

Tarik Akan, che imita stranamente i metodi di fare di Franco Nero dal film La Polizia Incrimina, La Legge Assolve (1973), usa aspri metodi per ripulire le strade di Istanbul dalla criminalità... inutile descriverli, poiché mi farebbero chiudere il blog. Fabiani sogna di fare una vita facile col colpo premeditato e "studiato", seguendo lo stereotipo del gangster dai sogni ampi. Ogni rapina e furto che commette Fabiani, prima del grande colpo, andava sempre in fallimento, come se c'era qualcuno che li ha fatti fallire volontariamente. Forzature della trama degne dell'Asylum... nonostante la sua """turbolenza""" è un film che si basa sulla goffaggine delle troupe cinematografiche turche e degli attori che recitavano in tale pellicola, alcuni che non stavano neanche recitando, ed alcuni che si erano realmente immedesimati in tale film (come il già citato Tarik Akan). La dimostrazione di cosa si può ottenere con un budget limitato e per la mancanza di idee, compreso il titolo fuorviante che sembra una denuncia contro la polizia... quando si poteva utilizzare il titolo originale della pellicola.
Ci terrei a sottolineare le musiche di Gino Peguri, i cui pezzi si sistemano gradevolmente in un orecchio.


Oggi, questo film è situato nei ripostigli della Variety Communications di Roma, se qualcuno volesse farci una copia in DVD (fortunatamente ancora nessuno vorrebbe farla).
In Turchia uscì con il titolo di Gizli Kuvvet, ma ebbe anche una riedizione in videocassetta, ovvero çani.

Stereotipata com'è, piena di scene d'azione degne di Torino Violenta, in cui per lanciarsi da una macchina ci mettono due minuti, è meglio lasciarla nell'oblio.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 17 aprile 2020

[Flopiziesco #2] La Polizia Ordina: Sparate a Vista - 1976

Anno: 1976
Regista: Giulio Giuseppe Negri
Casa di produzione: Fokus
Paese di produzione: Italia, Turchia

CAST
Beba Loncar
Irfan Atasoy: Tony Tiger
Gordon Mitchell
Cesare Nizzica

ATTENZIONE: SPOILER!

Ancora una produzione italo-turca, ma più fitta e nebbiosa, dato che altri partecipanti alla pellicola sono rimasti ancora anonimi. E' stata un'impresa titanica vedere e sopravvivere allo scempio di questo film, tra luoghi comuni del noir/poliziesco e la trasandaggine del regista che delle comparse nel film... e il film è tratto dal suo (presunto) omonimo romanzo, che non si sa quando e dove sia uscito.

Siamo nel 1976, in un'epoca in cui il cinema italiano vide toccare l'apice dell'operato del poliziesco. Martino Girolami girò il finale della trilogia del commissario Betti, Italia a Mano Armata, di un notevole successo all'epoca. Enzo Girolami gira Il Grande Racket, definito dai critici dell'epoca come un film "fascista", ma ai nostri tempi rivalutato e definito un cult movie. Ma il film che andrò a recensire non ha avuto successo né all'epoca, né merita una positiva valutazione. E' una delle poche pellicole che meriterebbe di rimanere nell'oblio in cui risiede, oppure visionarla per ridere delle stramberie involontariamente trash al loro interno.


Una improbabile banda di ladri (che sembrano più dei ladri usciti dalla mente di Mel Brooks), guidata dal cattivone trasandato Gordon Mitchell, si addestra per rubare delle preziosissime statuette d'oro del Buddha. Coinvolgono un giornalista con l'hobby dell'ipnosi, Tony Tiger. Che però effettua un record di doppiogi... ops, QUADROGIOCHISMO: lavora per la banda, per il suo giornale, per la polizia e sé stesso! E non mancano diverse donne che gli orbitano intorno, Beba Loncar, la fidanzata di Mitchell, Figen Han, una collega fotografa del giornale non meglio precisata e Birtane Gungor, sorella di Tiger.
L'atmosfera della pellicola è letteralmente spartana. Cast TUTTO turco (anche se nei titoli di coda vi sono dei nomi italiani fasulli, forse per motivi fiscali?), all'infuori della Loncar e di Mitchell.

Dove sarebbe tutta questa azione promessa dal film?
Lo speravamo tutti, ma il massimo a cui possiamo assistere sono delle facce equivoche (tutte con basette e baffi), delle scazzottate che sembrano ricostruite con la computer grafica, dei poliziotti che hanno in dotazione dei mitra con una singola munizione, da ricaricare continuamente.
I dialoghi sono pura letteratura, alla pari di uno scritto dantesco, che non ci penseranno due volte a stimolare il sonno e la noia nello spettatore. Non sono abbastanza rari i momenti di trash/comicità involontaria, dovuti al fantasmagorico montatore Luigi Batzella e al regista del film, che qui si presenta con lo pseudonimo di Jerry Mason.
Nonostante il film sia girato completamente a Istanbul, i personaggi hanno dei nomi anglofoni e le strade hanno nomi italiani... tentativo di americanizzare il film? Credo di sì.
La trama è come un labirinto alla Teseo, devi indovinare cosa stiano facendo nella pellicola, dato che nella seconda metà non si riesce a capire chi fa' cosa e perché.
Sorvoliamo le musiche. Il regista poteva sfruttare questa occasione di fare un poliziesco in salsa turca, con un aggiunta di magnetismo esotico (dovuta all'ambientazione a Istanbul),  una dose rincarata di scazzottate, sparatorie, inseguimenti, e poteva diventare uno dei capolavori del poliziesco all'italiana. Anche qui provo un fastidio per i soldi buttati in questa pellicola poco motivata.


La Alan Young Pictures, che per prima ebbe il coraggio di riesumare ed editare questa pellicola (poi ci ha messo lo zampino anche la Federal, che vende tutt'ora su eBay tale edizione restaurata), definisce tale scempio come "deliziosamente delirante". Un dolce avvertimento per prepararvi all'uragano di trash involontario del film, insomma.

Buona fortuna nella visione di questa pellicola, sempre se riuscite a guardarla.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 16 aprile 2020

[Flopiziesco #1] Bersaglio Altezza Uomo - 1979

Anno: 1978
Regista: Guido Zurli
Casa di produzione: Intercine
Paese di produzione: Italia, Turchia

CAST
Luc Merenda: ispettore Keaton
Gabriella Giorgelli: Jasmine
Kadir Inanir: Gengis
Paola Senatore: donna della banda
Joe Pidgeon: capo della banda criminale
Pamela Villoresi: moglie di Gengis

ATTENZIONE: SPOILER!

Stroncato senza pietà all'epoca della sua uscita (Aldo Viganò scrisse che <<è vero che non c'è limite al peggio, ma il film di Zurli è comunque un bel record>>), ho deciso di buttare 89 minuti della mia vita a visionare questa pellicola...

Siamo nel 1979, in un'epoca dove il filone era in piena implosione su sé stesso. Basti vedere attori come Maurizio Merli e Luc Merenda, ormai sulla via del tramonto per l'esaurimento del filone. 
Umberto Lenzi creò la sua ultima opera del genere, Da Corleone a Brooklyn, salutando questo genere ormai in piena decadenza. Ma Stelvio Massi decide di tenerlo ancora in vita, accordandosi con Maurizio Merli; creando il film Sbirro, la Tua Legge è Lenta... la Mia No!, un'opera che desta interesse in ogni scena, e come Merli si adatti come un guanto al suo ruolo di commissario dai metodi spicci.


L'ispettore Keaton dell'Interpol, in missione ad Istanbul, riesce con alcune mosse giuste a sconvolgere gli affari di un (poco credibile) boss della droga e i suoi complici.
Per liberarsi di lui questi costringono, dapprima uccidendogli la madre, e poi, sequestrando e violentando sua moglie, il campione di tiro al piattello Gengis a sparare all'ispettore. D'accordo con Keaton, Gengis finge di fare quello che i malviventi vogliono da lui. Nel frattempo, la polizia turca comincerà a smantellare l'intero giro...


Un cast di ferro composto da volti noti nel filone del poliziesco, che sembrano tutti fuori luogo e poco convinti di ciò che stanno interpretando, soprattutto la Senatore, che da alcuni gesti del corpo si chiede il perché stia recitando in tale pellicola. Il più convincente è sempre l'eroe diverso della situazione, Luc Merenda, efficace nelle scene acrobatiche del film... ma all'arrivo del tiratore che viene obbligato dalla banda ad uccidere l'ispettore, la macchinosità prende il sopravvento ed anche la mediocrità degli eventi della pellicola. Insufficiente nelle scene d'azione e nei dialoghi, ma la musica coinvolgente salva dalla povertà mostruosa delle scene del film, anche se la sceneggiatura zoppica ed è in parte scontata. Zurli non è Lenzi e nemmeno il leggendario Di Leo... ed è per questo che il suo film si colloca tra i "so bad it's so good", colmo di trash involontario che piace allo spettatore, assieme alla sensazione continua di fastidio e noia per i soldi buttati in tale scempio...


Nonostante la pellicola abbia floppato alla grande, riuscì a passare in paesi anglofoni col titolo di Target, ma la cosa ancor più strana è come sia stato titolato in Germania: Deckname Scorpion - er kennt keine Gnade... (Alias Scorpion - non conosce pietà...), era un tentativo di emulare all'americana questo film pseudo-d'azione?

E' un film che piace per il trash, ma non merita alcuna rivalutazione postuma.
Ci vediamo in un'altra puntata, cari spettatori del blog!

mercoledì 15 aprile 2020

Io Ho Paura - 1977

Anno: 1977
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Auro Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Gian Maria Volonté: brigadiere Graziano
Mario Adorf: giudice Moser
Erland Josephson: giudice Cancedda
Raffaele di Mario: Colonnello Ruiz
Joe Sentieri: Tognon
Bruno Corazzari: capitano La Rosa
Angelica Ippolito: Gloria
Laura Trotter: ragazza di Caligari
Paolo Malco: Caligari
Aldo Valletti: direttore del carcere
Laura de Marchi: Elsa Meroni

ATTENZIONE: SPOILER!

Siamo nel 1977, in un'epoca dove il cinema italiano assisteva continuamente alle violenze fasciocomuniste dell'epoca, insieme alle violenze politiche che lasceranno tracce di sangue nelle piazze e negli uffici dei politici di destra e sinistra. 
Per il sottoscritto, è abbastanza scandaloso che non trasmettano tale film nelle principali reti televisive, ma diano il peggio di Damiani come Il Sole Buio (1990) e Un Genio, Due Compari, Un Pollo (1975)...


Un brigadiere di polizia, Graziano, viene assegnato come scorta al giudice Cancedda: i due diventano subito amici. L'agente capisce ben presto i pericoli che il magistrato stia correndo a causa del suo operato e cerca, invano, di costringerlo a fermarsi.
Dopo il suo assassinio, Graziano si deve occupare della scorta di un altro giudice, Moser, personaggio equivoco e vicino al malaffare, insieme ai servizi segreti...


Sebbene la trama sia breve, è il contenuto che fa' la differenza.
Dopo aver realizzato opere molto convincenti nel filone della denuncia politico/sociale italiana, questa pellicola è il suo migliore risultato nel genere poliziottesco. Brivido pietrificante e pieno di suspense, senza alcuna tregua. Io Ho Paura ha praticamente tutto ciò che un cultore potrebbe cercare: ambiente malinconico che rende l'intera storia plausibile, personaggi che gravitano nel loro alone di mistero, momenti di violenza ed un altissimo livello di recitazione. E non ho bisogno di spendere qualche parola in più sul ruolo di Volonté, che qui trasmette davvero bene il suo non fidarsi degli altri colleghi nella polizia. Ingiustamente oscuro, meriterebbe con urgenza una edizione restaurata in blu-ray, in tal modo che gli appassionati del filone possano aggiungerli ai loro preferiti.


Il film arrivò nei paesi anglofoni col titolo di I Am Afraid, traducendo solo il titolo; ma in Francia arrivò con il titolo di Un Juge en Danger, ovvero Un Giudice in Pericolo.

Un film che merita di essere trasmesso a reti unificate in prima serata, per l'attualità della pellicola ai tempi e anche con il contesto socio-politico odierno.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 8 aprile 2020

Quando i Picciotti Sgarrano - 1978

Anno: 1978
Regista: Romolo Cappadonia
Paese di produzione: Italia (film uscito solo in Sicilia)

CAST
Salvatore Giuliano Junior: Renzo
Enrica Saltutti: Tinuzza
Romolo Cappadonia: Don Mimì
Antonino La Rosa: Zù Tano
Antonia Comandè: Ledda
Giovanni Napoli: Malaspina
Sofia Amendolea: Grazia

ATTENZIONE: SPOILER!


Siamo nel 1978, in un'epoca dove il poliziesco all'italiana era in piena fase di implosione su sé stesso, per via della scarsità di idee per farlo mandare ancora avanti. Possiamo vedere un Stelvio Massi alle prese con Maurizio Merli, con Un Poliziotto Scomodo e Poliziotto Senza Paura (co-prodotto con la Germania), uno abbastanza serio e l'altro poco credibile.
C'è anche una menzione (dis)onorevole, come i films diretti da Mario Bianchi, che di lì a poco è letteralmente sparito dal poliziesco: La Banda Vallanzasca, Napoli: i 5 della Squadra Speciale, Provincia Violenta, tutti usciti nello stesso anno di questo film e considerabili spazzatura anche al giorno d'oggi, se non per alcune scene di culto. Ma la pellicola in questione è un caso molto particolare. Sebbene sia stata girata con poche lire, e che prima del 2006 si considerasse perduta, attira per i suoi mezzi...

In una piccola città costiera siciliana, i pescatori vengono estorti da Don Mimì, capo della mafia locale. Li costringe a vendere il pesce a prezzi stracciati. I pescatori pescano quotidianamente e cercano di sfuggire al controllo di Mimì, entrando nelle acque più lontane dalla costa siciliana. Ciò che riescono a pescare in quelle acque, viene tenuto nascosto per essere venduto successivamente a Nicola, un commerciante onesto. C
on l'aiuto del suo scagnozzo Malaspina, Mimì ispeziona il funzionamento del mercato locale. Il gangster si rende conto che le vendite sono diminuite e che la quantità di pesce in circolazione sta diminuendo. Così, Mimì scopre che i pescatori vendono la merce a Nicola, ed egli ordina che venga ucciso. Nel frattempo, il capo dei pescatori locali Renzo si innamora di una ragazza del luogo (Tinuzza) e decide di lasciare al suo destino la sua attuale fidanzata Ledda... e un audace giornalista, soprannominato Lisi, arriva in città ed è disposto a indagare sulle strane morti di uomini d'affari nel settore della pesca nella regione.
Renzo si fidanza ufficialmente con Tinuzza e si sta preparando a creare una cooperativa con gli altri pescatori della regione per sfidare la mafia. Ma Renzo ignora che Tinuzza, in passato, aveva una relazione con Malaspina, il braccio destro di Don Mimì...

Non sembra neanche un poliziesco, è una commedia romantica mascherata da mafia movie, tra dei malavitosi e un comune pescatore, con un giornalista di mezzo. Per dirla breve.
Pellicola siciliana curiosa ed amatoriale (girata con un budget di 4.000 Lire), che cerca di descrivere con del rovente sarcasmo la condotta sfruttatrice della mafia in Sicilia. Il cinismo ipocrita di Don Mimì rende il film amaramente comico, ma attualissimo nella sua esecuzione. E da buon film folkloristico, gran parte di esso è intriso di dialoghi in dialetto siciliano (ovviamente incomprensibile da chi non ha esperienza nella lingua nostrana). Hanno anche cercato di commercializzare il film con il titolo "Nettuno e la Mafia". Girato interamente a Messina e dintorni; sia il regista che il cast sono letteralmente estranei all'estero.

Sebbene questo film sia una copia dei films folkloristici di Mario Merola, la denuncia contro la mafia è una cosa molto attuale anche adesso in Italia. Film guardabilissimo, sebbene abbia vari problemi di budget e di attori.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 4 aprile 2020

Una Magnum Special per Tony Saitta - 1976

Anno: 1976
Regista: Alberto De Martino
Casa di produzione: Security Investment Trust
Distribuzione: Fida Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Stuart Whitman: Tony Saitta
Gayle Hunnicutt: Margie Cohn
John Saxon: Ned Matthews
Martin Landau: George Tracer
Tisa Farrow: Julie Foster
Carole Laure: Louise Saitta
Jean LeClerc: Fred
Anthony Forrest: Robert Tracer
Jean Marchand: Terence
Jerome Tiberghien: Ted Sullivan

ATTENZIONE: SPOILER!

Un grande thriller con una colonna sonora diretta da uno straordinario Armando Trovajoli, che dopo aver conquistato moralmente il pubblico con la colonna sonora di La Mala Ordina (1972), riesce a fare un altro capolavoro con questo film italo-canadese.
Un thriller che non ti lascia tregua, per via degli eventi nel film, tra cui scazzottate, inseguimenti e inseguimenti a piedi. Alberto De Martino ci ha visto giusto, tanto da tenere accesa ancora la passione per vedere uno dei suoi films.

Siamo nel 1976, e il successo del poliziesco in Italia ha portato Alberto De Martino a girare oltreoceano questo genere di film, mentre nel vecchio continente il cinema italiano continua a sfornare opere di grande successo come Italia a Mano Armata, Napoli Violenta, Il Grande Racket, che ingrossavano i botteghini ed accontentavano il pubblico semplice di allora. Il fattore ancora più scatenante era l'apprezzamento estero di queste pellicole, che ha portato registi come Enzo G. Castellari a girare all'estero tali pellicole, con Il Giorno del Cobra (1980). Umberto Lenzi andò anche a New York, a girare Da Corleone a Brooklyn (1979), per via dell'apprezzamento buono di queste pellicole.


All'inizio del film, vediamo Louise Saitta che discute con il suo professore del college, Dr. George Tracer. Louise va' al telefono pubblico per chiamare suo fratello Tony, che è un capitano delle forze di polizia di Ottawa, e gli viene detto che è fuori in servizio.
Più tardi, quella sera Louise fa' una festa con alcuni amici nel campus e il dr. Tracer, che è anche il medico personale di Louise, viene chiamato per prestare aiuto.
Dopo averle dato un leggero stimolante a Louise, incomincia a ballare con una sua amica alla festa. Il dr. Tracer, sbalordito dall'incredibile guarigione di Louise, si rende conto che Louise aveva fatto uno scherzo per andare d'accordo con lui, sull'argomento che avevano avuto quel pomeriggio.
Più tardi, alla festa, dopo che Louise ha sorseggiato un po' di vino, all'improvviso collassa di nuovo e perde conoscenza, ma questa volta non è uno scherzo, ed è reale. Nonostante i numerosi tentativi del dr. Tracer per rianimare Louise, passa a miglior vita.
Al funerale di Louise, il capitano Saitta incontra alcuni amici di Louise, Margi Cohn, suo fratello Terry e anche Julie, un'insegnante di musica del college, nonché la migliore amica di Louise. Julie racconta a Saitta che Louise era molto scoraggiata e depressa, la settimana prima della sua morte.
Il capitano Saitta inizia a sospettare che ci sia stato un gioco prima della sua morte. Si accorge anche che vi è un certo numero di foto di Louise sulla scrivania di Julie, e chiede a Julie se possa averle. Julie riferisce a Saitta che sarebbe giusto per lui avere le foto, dato che Louise era sua sorella.
Di tutti i fatti raccolti dal capitano Saitta, pensa che Louise sia stata avvelenata dal dottor Tracer. C'erano voci in tutto il campus del college, secondo cui Tracer aveva una relazione con Louise, e temeva che sarebbe diventata pubblica, perché il dr. Tracer voleva che finisse.
Le rivelazioni sulla relazione non solo distruggerebbero il matrimonio di Tracer, ma anche la sua carriera professionale. Il capitano Saitta e la polizia fanno visita a casa di Tracer, e gli chiedono di vedere la borsa medica in cui ha lo stimolante che ha dato a Louise la notte in cui è morta e, incredibilmente, con la sorpresa di Tracer, la bottiglia è sparita.
Il capitano Saitta pensa che il dr. Tracer abbia dato a Louise un veleno e in seguito si sia sbarazzato della bottiglia, per coprire il suo crimine. Tracer viene arrestato per sospettato nell'omicidio di Louise, e il capitano pensa che l'omicidio di sua sorella sia stato risolto.
Qualche tempo dopo, una donna viene trovata assassinata e il suo corpo è stato trovato in una discarica. La patologa della polizia scopre che la donna era un uomo, travestito da donna, ed è identificato come Terry Cohn, un amico di Louise e una delle persone che il capitano Saitta ha incontrato al funerale di Louise.
Nella borsa di Terry è stata trovata una foto ritagliata del collo di una donna che indossava una collana blu. Controllando le foto, Saitta pensa che la foto della collana sia molto familiare e scopre che è una delle foto che gli sono state date da Julie, trovando anche una chiave per un armadietto in una stazione degli autobus di Montréal.
Il capitano Saitta si dirige alla stazione degli autobus, per vedere cosa ci sia nell'armadietto, non senza prima fare una scazzottata con altri suoi colleghi, scoprendo che conteneva la collana blu che era nella foto.
Il capitano Saitta inizia a rendersi conto che la collana potrebbe essere la ragione della morte di sua sorella. Saitta incontra Margi, per chiederle del legame di Louise con Terry, per quanto riguarda la collana, si mette in discussione con lei sul fratello Terry, sul perché sua sorella sarebbe coinvolta in qualcuno "come lui". Margi, difendendo suo fratello, dice a Saitta che non dovrebbe dire nulla di negativo sul suo defunto fratello, quando sa' così poco della sua dolce e innocente sorellina Louise.
Controllando tutti gli indizi sulla collana blu, Saitta scopre che la collana è stata rubata da una donna ricca dell'alta società, dalla signora Wilkerson di Toronto, che è stata assassinata qualche tempo prima. Saitta scopre anche che chiunque aveva la collana, la cercavano di rivenderla per una grossa somma di denaro, ma non c'erano acquirenti.
Quindi, come ha fatto Louise ad entrare in possesso di quella collana?
Saitta incomincia a rendersi conto che sua sorella è stata in qualche modo coinvolta in quell'omicidio a Toronto, insieme alla signora Wilkerson.

Un immenso thriller con una colonna sonora che influisce efficacemente su di esso, senza lasciare alcuna tregua nello spettatore. Recitazione di prim'ordine di Stuart Whitman, che nonostante avesse già recitato romanticamente in Quei Temerari sulle Macchine Volanti (1965), qui lo si può vedere talmente assorto nel suo ruolo di capitano che sembra realmente alla ricerca dell'assassino di sua figlia!
All'epoca, il pubblico canadese pensava che questo film fu l'ennesima copia del film di Ispettore Callaghan: il Caso Scorpio è Tuo! (1971), ma negli ultimi tempi è stato rivalutato da renderlo uno dei migliori thriller polizieschi degli anni '70. Possiede una trama molto più profonda che ti fa' pensare mentre guardi il film, ma anche dopo il termine del film.
Il film include due fantastiche scene di inseguimento, una a piedi e l'altro in auto: il primo emozionante, e il secondo sorprendente, in competizione con gli inseguimenti in auto di Bullitt (1968) e Il Braccio Violento della Legge (1971), che cade inconsapevolmente nel comico... dato che Saitta voleva mostrare una foto a chi è fuggito in auto.
Uno dei più intriganti gialli deduttivi che il nostro cinema abbia mai creato, in grado di attirare spettatori anche a distanza di 40 anni, per via degli eventi che potrebbero accadere anche nella vita reale. Dimostrazione che il cinema italiano non era inferiore a nessuno.



Il film passò in altri paesi col titolo anglofono di Blazing Magnum, oppure Shadows in an Empty Room, ma in Germania arrivò col titolo di Feuerstoss.

Un esempio di come un film possa avere l'effetto di maturazione di un whisky: all'epoca era di serie C, poi è passato alla B, e infine è passato alla A, divenendo un cult movie.
Stuart Whitman ha recitato a testa alta in un film di produzione italo-canadese, dopo aver recitato in capolavori come Quei Temerari sulle Macchine Volanti (1965) e in Il Giorno più Lungo (1962), senza aver paura della macchina da presa.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Speciale Monster Movies #2: Il Godzilla Americano "originale"




Il re dei mostri nella sua ultima incarnazione 


Secondo appuntamento con lo "special" dedicato ai monster movies/kaiju movies, dopo aver parlato dei film perduti di King Kong , oggi daremo spazio anche al mitico Godzilla.
Saltando le presentazioni(che ormai come nel caso di Kong, pure i sassi conoscono il lucertolone dall'alito atomico), passiamo direttamente ai "soggetti" di oggi.











GODZILLA 94

Stato: cancellato
Previsto: 1994/1995
Rimpiazzato da: Godzilla della Tristar(1998)
Conccept Art 


Chi non ricorda quella mezza delusione del Godzilla 1998? 
Bene, la sua lavorazione è decisamente molto più interessante del film vero e proprio(che comunque rimane un buon monster movie). 

La storia inizia nel 1992, quando la Toho* vende i diritti per la produzione di un film sul famosissimi kaiju alla Sony, quest'ultima incarica la neo acquistata Tristar Pictures di lavorare al progetto.
Per la sceneggiatura furono chiamati T. Rossio e Ted Elliot, la sceneggiatura venne completata alla fine del 1993, inizio 1994.
Eventualmente lo script risultò abbastanza soddisfacente per la Tristar, tanto da convincere a produrre seriamente il film, così si iniziò a cercare un regista interessato al progetto. 
Successivamente entrò in scena il regista Jan De Bont.
Originalmente De Bont avrebbe voluto un budget piuttosto alto per girare il film(secondo le fonti dai 100 ai 120 milioni di dollari).
I responsabili della Sony e della Tristar non furono per niente contenti del budget voluto da De Bont e  costrinsero quest'ultimo ad abbandonare il progetto, "gettando" il progetto nel development hell**.
Dopo l'uscita di De Bont dal progetto, numerosi altri sceneggiatori furono chiamati per scrivere e riscrivere la sceneggiatura, in modo da permettere un budget più basso.
Il continuo stravolgimento della trama e  le difficoltà riscontrate spaventarono molti potenziali registi.
La svolta vera e propria fu l'arrivo del team di Roland Emmerich e Dean Devlin(quest'ultimo declino la richiesta tempo prima), tuttavia i 2 accettarono alla condizione di avere il totale controllo sia sulla trama che sul design di Godzilla. 
Emmerich e Devlin decisero ancora una volta di cambiare trama, il nuovo script venne scritto dai 2 assieme.
Emmerich più tardi dirà a tal proposito <non era il film che volevamo raccontare>(nonostante tutto, i 2 decisero di lasciare qualcosa del vecchio script, pur cambiando molto).
Fu chiamato il designer Patrick Tatopolous(omaggiato fra l'altro con l'omonimo personaggio nel film del 1998) per definire il nuovo aspetto del Re dei mostri, ma il risultato finale(quello che poi effettivamente uscirà) si discostava molto dall'originale, dato che Emmerich voleva "una creatura più agile e veloce, basata molto di più su un dinosauro".
Quando il design del nuovo Godzilla fu mandato alla Toho, i dirigenti rimasero molto sorpresi a vederlo, tuttavia decisero di convalidarlo, contattando Emmerich e dicendo <Va bene, tu fai il nuovo, noi ci teniamo il vecchio>***.


Il resto è storia nota, nel 1998 è uscito il film americano di Godzilla, è  interessante il fatto che nei crediti compaiono i nomi di T. Rossio e T. Elliot come sceneggiatori, nonostante il loro script sia stato  sostituito, il motivo di questi crediti venne rivelato dallo stesso regista Roland Emmerich <Senza il loro script, noi non saremmo mai riusciti a fare il nostro>.


Nota: per tutti quelli che fossero interessanti a leggere lo script originale, lo trovate qui in versione integrale e completa(Inglese)
Script originale di Godzilla 94

Su YT esiste un teaser trailer dedicato al Godzilla americano, lo trovate cliccando Qui 

Curiosità e idee scartate 


Anni dopo il regista De Bont criticò apertamente la Sony, sostenendo che essi permisero di far cadere così in basso il film, anche uno degli sceneggiatori originali; Terry Rossio scrisse in merito al film, nel suo "The One Hundred Milion Dollar Mistake", sostenendo che la decisione di sostituire lo script suo e di Elliot abbia condannato definitivamente il film.





- I VARI DESIGN DI GODZILLA

Come detto durante la sua "gestazione", Godzila ha avuto diversi design, alcuni simili all'originale altri tutto l'opposto.
Ma partiamo dal principio:

Nelle prime fasi di sviluppo del progetto, fu chiamato l'artista Ricardo Delgado per produrre dei concept art dedicati al film.
Nei concept di Delgado si nota un Godzilla totalmente diverso dalla sua incarnazione originale nipponica, più dinosauri che kaiju, questo "mai nato" Godzilla è oggi noto come "Delgadosaurus" ed è considerato praticamente un personaggio distinto dal Re dei mostri.
Fu anche contattato il mitico Stan Winston per produrre alcune statue, atte a vedere e valutare come avrebbe reso il nuovo design.


Il Godzilla di Delgado




Una delle creazioni di Winston 





- UNA RIVALITÀ MAI NATA

A differenza del film poi uscito nelle sale in cui Godzilla è l'unico mostro presente(senza contare i mini "Godzillini"), nell'idea originale era presente un altro mostro, come nemico di Godzilla.
Questo mostro è noto come "Gryphon"(in italiano Grifone)
Nello script originale Gryphon era un arma biologia creata da una civiltà hyper evoluta aliena, mandata sulla terra per sterminare ogni forma di vita e poter colonizzare indisturbati il pianeta,
Sempre nello script originale viene narrato tutto il processo:

"Il Gryphon, sarebbe arrivato sulla terra da un meteorite, schiantatosi nello Utah e avrebbe mandato degli strani pipistrelli giganti(chiamati Probe Bat) alla ricerca di materiale genetico terrestre per assemblare il suo corpo, una volta ultimato il suo corpo, sarebbe andato a New York per combattere contro Godzilla, perdendo e venendo distrutto"

Il Grifone è stato eliminato dal film per via della Toho, dato che loro non volevano che venisse creato un nuovo mostro appositamente per il film(tranne lo stesso Godzilla).
Venne trovato un accordo però, se Godzilla avrebbe combattuto con un altro mostro sarebbe stato un mostro Toho.
La casa Giapponese propose alla Sony di usare Mothra o King Ghidorah per il film, tuttavia l'idea venne considerata troppo costosa da realizzare e quindi venne scartata.


Stan Winston al lavoro sul pupazzo del Gryphon 
Altra opera di Winston, il Probe Bat


-RICORDI PERDUTI

Nonostante questo film sia stato cancellato, si possono notare delle similitudini nella trama del  film  Godzilla della Legendary Pictures(quello del 2014, primo film del MonsterVerse).
Infatti in tutti e due i film, i militari considerano Godzilla come principale nemico sino a quando poi lo stesso non sconfigge il reale nemico, o in questo caso i nemici(Gryphon e i M.U.T.O).
La differenza principale sta nel fatto che se nel film del 2014 Godzilla viene visto come un salvatore e non attacca gli umani, nel film del 94, è si visto come un salvatore, ma viene mostrato anche il suo lato distruttore, difatti erano presenti scene in cui il Re dei mostri avrebbe combattuto e distrutto diverse basi militari prima di arrivare al confronto finale con il Gryphon.



NOTE


*Toho è la casa a cui appartengono i diritti di Godzilla e di tutti i kaiju suoi amici e nemici.

**Con questo termine si intende un film che non è stato annullato ufficialmente ma a cui nessuno lavora più.

*** Il Godzilla presente nel film del 1998 non è realmente Godzilla, la Toho lo ha battezzato ufficialmente Zilla, dato che secondo loro non è più un dio ma un semplice animale.
Questo Zilla è conosciuto anche come G.I.N.O(Godzilla in name only-in italiano Godzilla solo nel nome).

venerdì 3 aprile 2020

Speciale Monster Movies #1: King Kong Giapponese(2 film perduti sull'ottava meraviglia del mondo)

Poster originale del film King Kong(1933)




E' innegabile che ormai il gorilla gigante Kong sia entrato nell'immaginario collettivo, dalla prima usa storia apparizione nel lontanissimo 1933(ad opera di un talentuoso W. O'Brien), per poi passare per il remake del 2005, diretto da un superbo Peter Jackson*, per arrivare sino al Kong anni 70 e chiudendo con il  recentissimo Kong: Skull Island, uscito pochi anni fa, secondo film atto a formare il cosiddetto MonsterVerse, universo cinematografico che finalmente unisce il Re Atomico dei mostri con il protettore di Skull Island e  tutti gli altri Mothra, Roadn etc...

Oggi però non siamo qui per parlare di questi film che bene o male tutti conoscono, siamo qui per parlare del "lato oscuro" di King Kong, ovvero di 2 pellicole che quasi nessuno conosce.
Oggi parleremo dei primissimi film di Kaiju mai esistiti, che precedono Godzilla/Gojira di ben 21 anni!
Bando alle presentazioni(dato che sicuramente tutti conoscono la storia di Kong) passiamo al nostro vero discorso...


WASEI KINGU KONGU 

和製キング・コング 


Manifesto promozionale

Anno: 1933(o 1934)
Regista: Torajiro Saito
Casa di Produzione: Shochiku 
Paese di Produzione: Giappone
Stato attuale: Perduto 

CAST
Y. Koizumi: Omitsu
Takeshi Sakamoto: Yokoshima
K. Sekiguchi: Seizo
N. Yamada: Koichi
Isamu Yamaguchi: Santa/Kingu Kongu



Dunque, cerchiamo di fare un po di chiarezza.
Wasei Kingu Kongu(letteralmente "King Kong Giapponese") è stando alle fonti a nostra disposizione il primo vero cortometraggio, antenato dei  Kaiju(ovvero i film di mostri giapponesi), uscito praticamente poco tempo dopo il film originale, non è autorizzato dalla R.K.O.
Tuttavia è interessante notare, come vedremo a breve, che il film non plagia la versione originale, ma al contrario segue una sua trama con solo il film americano come soffondo alla storia.
Piccola curiosità, la casa di produzione Shochiku che ha prodotto e finanziato questo film ha anche distribuito il film originale in Giappone. 
Wasei Kingu Kongu durava in tutto 30 minuti, era in bianco/nero e muto.
Fu probabilmente perduto durante i bombardamenti degli americani, nella seconda guerra mondiale.

La trama è la seguente: 

< il protagonista della storia è Santa, che assieme al suo amico Koichi vive alla giornata, essendo disoccupato.
Santa ha una fidanzata ricca, chiamata Omitsu, tuttavia il padre della facoltosa ragazza non è per niente d'accordo sulla loro relazione e divide i rapporti fra i due, preferendo per la figlia un uomo ricco.
Santa a questo punto è disperato e affranto dal dolore, allora vaga per le strade di Tokyo, quando finalmente ha un idea, vedendo il manifesto del film King Kong(quello originale della R.K.O) decide di organizzare uno spettacolo ispirato al film, oltretutto ha pure avuto un enorme successo a Tokyo.
Quindi dopo aver parlato con il proprietario di un teatro(che accetta la proposta fiutando il successo), Santa di traveste da gorilla, il suo spettacolo consiste nell'emulare l'originale Kong, interagendo con oggetti in miniatura, come per esempio edifici in miniatura, macchine e aerei giocattolo e perfino una bambola. 
Un giorno mentre è intento nello svolgere il suo spettacolo, Santa vede fra il pubblico Omitsu e il suo nuovo ricco fidanzato, accecato dall'odio e dall'ira salta giù dal palcoscenico e scatena il caos, inseguendo i 2 anche fra le strade.
Intervengono anche i vigili del fuoco e dei cacciatori che scambiano Santa per un vero gorilla fuggito.
Nelle scene finali Santa affronta il ricco fidanzato di Omitsu e lo sconfigge, questi sviene e approfittandone, il protagonista veste il rivale da gorilla, lasciandolo svenuto sul marciapiede, pochi istanti dopo arriva l'amico di Santa, Koichi, questi racconta al protagonista che il proprietario del teatro darà molti soldi a Santa per le sue esibizioni.
Il cortometraggio  si conclude con Santa ricco, che finalmente può sposare la sua fidanzata Omitsu.>
le uniche due Immagini di scena del film rimaste oggi, con Yamaguchi nei panni di Kong













EDO NI ARAWARETA KINGU KONGU 

江戸に現れたキングコング 


Rarissimo manifesto orgiinale
Anno: 1938
Regista: Soya Kumagai
Casa di Produzione: Zensho Kinema
Paese di Produzione: Giappone
Stato attuale: Perduto

CAST
E. Matsumoto: Misato
F. Ohashi: King Kong?
R. Ichikawa: Toba
Reiko Mishima: Chinami
Shojiro Ogata:  Kuroami
Y. Yagi: Ginbei
N. Takajima: Kawasaki Yuzuru


Edo ni arawareta Kingu Kongu(letteralmente "King Kong appare ad Edo**) è  la secondo pellicola di cui ci occuperemo oggi.
Come è facile intuire il film(tuttavia non si è a conoscenza della durata effettiva) è sempre basato sul film americano, tuttavia a differenza del precedente, dove Kong era presente, seppur come sfondo, in questo caso non ha assolutamente niente a che vedere  con il ben noto gorilla.
Probabilmente il titolo è dovuto al fatto che all'epoca il film originale riscosse molto successo in Giappone.
Il film è stato successivamente riedito in due parti separate  Henge no Maki ed Ogon no Maki.
Nemmeno questo è autorizzato ed è andato perduto(probabilmente, come la pensano in molti durante la seconda guerra mondiale).
Ma passiamo alla strana trama:

<Il film è ambientato nel Giappone, probabilmente nell'epoca feudale.
Una ragazza viene rapita da non meglio precisato individuo, il padre della giovane manda gli uomini del posto a cercarla, uno di loro tuttavia non partecipa al salvataggio essendo il colpevole del rapimento, infatti anni addietro il padre della ragazza costrinse il padre del colpevole a falsificare del denaro, l'uomo rifiuto e venne imprigionato e ucciso. 
Ed è a questo punto che arriva "King Kong", la scimmia addomesticata del colpevole(praticamente un Bigfoot gigante). 
Nel finale l'uomo ottiene giustizia e lascia la città>

La trama, come visto è praticamente l'opposto del Kong originale, dove lui era libero e indomito, qui invece il gorilla gigante(sigh) è in cattività sin dall'inizio ed è domestico pure.
Altra differenza è l'ambientazione, come detto si svolge nel Giappone feudale, mentre il film americano si svolge proprio nell'anno di uscita, ovvero il 1933.
Vale la pena citare il fatto che il costume di Kong fu creato da Fuminomi Ohashi, che anni dopo darà un contributo nel creare il design di Godzilla. 
Secondo alcune fonti(di cui tuttavia non sono riuscito a reperire nulla) citato il fatto che nella pellicola furono usati parti dal set de  "Il Gabinetto del dottor Caligari".








NOTE


Peter Jackson come rivelato dallo stesso è sempre stato un fan di Kong, avendo in cantiere di dirigere un remake/omaggio già nel 1996, ovvero 10 anni prima del film poi uscito(Mini-Nota: di questo film mai uscito ho intenzione di parlare in un prossimo articolo).

**
Edo è l'antico nome di Tokyo, in uso dal 1180 al 1868.

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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