La Città delle Belle Donne (Beppin no Machi) - 1989

Regia: Takahito Hara
Soggetto: Haku Kenjo
Sceneggiatura: Hiroshi Kashiwabara
Produttore: Masao Mochizuki, Kazuo Kishimoto, Tatsuo Hattori
Casa di produzione: Central Arts
Paese di produzione: Giappone, Canada
Distribuzione: Toei
Fotografia: Kikumatsu Soda
Montaggio: Isao Tomita
Musiche: Kimio Nomura
Scenografia: Shushi Nakamura
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Data di rilascio: 18 ottobre 1989
Esordio alla regia di Takahito, che dopo la gavetta nelle celeberrime serie televisive di "Seibu Keisatsu" (1979-84) e "Abunai Deka" (1986-87), è riuscito a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel mondo del cinema commerciale nipponico: avendo lavorato al fianco di Toru Murakawa e Toshio Masuda, inizialmente dirigeva films d'azione/hard-boiled, per poi spostarsi tutt'ora in commedie sensibili come "I Don't Have a Grave!" (1998) grazie al successo della trilogia di "Midnight Run Main Store" (1992-95). Secondo il portale Eiga.com, il suo ultimo film risale al 2019 e si intitola "Bad Girls Make a Lot of Money".

L'investigatore amatoriale ed ex-professore di legge "Me" (Kyohei Shibata), viene chiamato per ritrovare Machida (Emi Wakui), la figlia del gioielliere Tatsuo Nakajima (Toru Minegishi), scomparsa da diversi giorni. Subito un suo giovane informatore della yakuza, Sayama (Masahiro Motoki), si mette sulle sue tracce ed assieme scoprono una organizzazione che rapisce giovani ragazze per poi esibirle in spettacoli osceni...

Poca la sostanza, ma l'estetica colma la parte mancante del detective drama. Riesce ad incamerare senza problemi gli stilemi tipici della bolla nipponica, rappresentati sfacciatamente da Kyohei: raramente vi è una scena in cui non fuma e non beve, atta a rappresentare il consumismo gioioso dal decennio glorioso in questione, oltre ai suoi metodi molto concreti nel sbrogliare i guai (cazzotti inclusi) e nel trovare la verità nei luoghi che meno aspettiamo. Lui non parla, esclama citazioni in ogni singola scena. Masahiro efficiente nel suo lavoro, in mezzo a due mondi ed astuto alla pari di Kyohei. Il contesto attorno al duo è letteralmente un documentario della Kobe che tutt'oggi ha smesso di esistere dopo il fatale terremoto del 1995, immortalato dalle guide all'aperto di Kyohei a bordo sulla sua MG B e dalle sequenze girate dall'alto per seguire quest'ultimo in giro per la metropoli. Fotografia che esalta l'architettura moderna in una lente molto pulita alla Morita, dove si munisce di longevi piani sequenza e moviole ben sfruttate in momenti chiave, ma soprattutto la cinepresa prende il decollo nelle scene notturne in cui la metropoli esalta tramite le sue luci le proprie strutture geometriche. Montaggio a compartimenti stagni, colonna sonora capace di posizionarsi per bene all'interno dei nostri timpani con degli assoli di chitarra ed il commento vocale di Kyohei, degni del popolarissimo city pop nipponico dell'era.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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