venerdì 24 luglio 2020

L'Avvertimento - 1980

Anno: 1980
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Capitol Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Giuliano Gemma: commissario Antonio Barresi
Martin Balsam: questore Martorana
John Karlsen: Ferdinando Violante
Guido Leontini: Gianfranco Puma
Franco Odoardi: commissario-capo Vincenzo Laganà
Laura Trotter: Silvia Laganà
Giancarlo Zanetti: vice-commissario Prizzi
Marcello Mandò: vice-commissario Pastore
Vincent Gentile: Ludovico Vella
Elio Marconato: Nicola Vella
Andrea Scazzola: Sandro La Grutta
Giordano Falzoni: avvocato Milanesi
Julian Jenkins: avvocato Lopez
Mike Morris: Giorgio Massimiliano
Giorgio Lucchese: Carlo Mannino
Richard McNamara: Castrovillari
Deddi Savagnone: sig.ra Vella
Giampaolo Saccarola: avvocato Vimercati

ATTENZIONE: SPOILER!

Capendo l'atmosfera di Damiani nei suoi gialli/polizieschi, il fatto che la pellicola sia ambientata a Roma è un significato amaro del come sia stata "palermizzata" e di come sia protetta e rinforzata dal potere dello Stato nella capitale.
In ogni film creato da Damiani, è sempre meglio esercitarsi a capire la trama, data la complessità dell'opera e il suo significato criptico e ultra-complesso. Nella pellicola di Io Ho Paura (1977), ci spiega come i servizi segreti e la politica siano collegati con la criminalità, in un modo molto plausibile.

Siamo nel 1980, in un'epoca in cui il cinema italiano si è lasciato alle spalle un decennio di piombo, compreso il filone del poliziottesco, ormai giunto vicino al capolinea. Damiani ci lascia questa sua ultima opera nel genere, e raramente tornerà sul grande schermo a trattare il genere poliziesco, considerando il piccolo capolavoro di The Pizza Connection (1985). Altri registi come Stelvio Massi hanno deciso di lasciare impronte di scarsa qualità come Speed Cross e Speed Driver, e un'opera interessante come Poliziotto Solitudine e Rabbia, tutte create in questo anno poco fertile per il genere. Vi è un Enzo Castellari che crea un'opera noiosa ma piena di azione come Il Giorno del Cobra, con un Franco Nero in uno dei momenti più alti della sua carriera. Per il resto abbiamo un Bruno Corbucci che crea la saga del "delitto comico" con Tomas Milian e Bombolo, Delitto a Porta Romana, che nonostante sia un'opera che contiene le basi del genere, è riuscito ad incassare al botteghino. E' d'obbligo menzionare il poliziesco truculento e realistico di Lucio Fulci, Luca il Contrabbandiere, che è stato finanziato anche da reali contrabbandieri a Napoli!

Durante una delicata indagine su varie personalità dell'alto mondo imprenditoriale e bancario, colluse con la criminalità organizzata (difficile da capire), il commissario-capo Vincenzo Laganà viene ucciso nel suo ufficio per non aver accettato una tangente da 200.000.000, anticipando clamorosamente di 11 anni lo scandalo di Tangentopoli (anche prima di Tutti Dentro del 1984). Intanto, il commissario Barresi sta per rassegnare le proprie dimissioni, dopo aver trovato accreditati sul suo conto in banca 100.000.000 e aver ricevuto una telefonata da ignoti che gli chiariscono come dovrà comportarsi durante l'inchiesta che seguirà all'assassinio di Laganà. Dopo aver seguito inutilmente i sicari, Barresi si accorda con il questore per risolvere il caso. Silvia, la vedova di Laganà, viene ricattata da una donna che dice di avere le prove che il defunto commissario era un corrotto: ma i ricattatori vengono fermati dalla polizia.
Quindi, Barresi interroga Silvia e viene a galla che lei si era appropriata della tangente offerta al marito per corromperlo, e riesce a salvarla miracolosamente da un tentato suicidio, disperata. Da qua in poi, Barresi decide di giocarsi il tutto per tutto e andare fino in fondo con questa delicata indagine.

Film serio e riflessivo sulla corruzione della polizia italiana e sull'influenza della politica nel regno del crimine organizzato. La sceneggiatura poteva essere un po' meno complicata e il ritmo direzionale di Damiani un po' meno frenetico, perché a volte lo spettatore si ritrova perso. Segue l'esempio di Io Ho Paura, inserisce dei nuovi personaggi di cui non si è sicuri delle loro intenzioni.
Damiani non è un tipo da mettere azione e trame spettacolari, ma è la trama ad essere spettacolare e molto macchinosa. Ve ne era così tanta che facevo fatica a capire chi lavorasse per chi o perché le persone facessero quello che hanno fatto. Stavo anche perdendo il filo su ciò che stava accadendo, dato che quasi tutti i personaggi si sono presentati a un matrimonio alla fine. Mi aspettavo di meglio da Martin Balsam, dopo che mi ha lasciato a bocca spalancata in Diamanti Sporchi di Sangue (1978). Nemmeno io ero completamente soddisfatto dal finale, ma ricalca quello del Boss di "dileiana" concezione...


Il film passò nei paesi anglofoni col titolo identico a quello italiano: The Warning.

Nonostante fosse un film sofisticato da comprendere, il botteghino si riempì fragorosamente, arrivando a 1 miliardo e 11 milioni di lire, sebbene fosse parte di un filone vicino al suo capolinea. Ciò dimostra che il filone ebbe successo, se veniva usato bene.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 13 luglio 2020

Tecnica di un Omicidio - 1966

Anno: 1966
Regista: Franco Prosperi
Casa di produzione: Cinegai, Paris Film
Paese di produzione: Francia, Italia

CAST
Robert Webber: Clint Harris
Franco Nero: Tony Lo Bello
José Luis de Vilallonga: dott. Goldstein/Frank Secchy
Cec Linder: Gastel
Jeanne Valerie: Mary
Theodora Bergery: Lucy
Earl Hammond: Frank
Michael Bardinet: Barry

ATTENZIONE: SPOILER!


Opera che ebbe l'esito incredibile di influenzare profondamente il cinema nipponico di allora, tanto da rendere celebre a livello mondiale gli hitman movies una Farfalla in particolare nel 1967. E di lì a poco, nel 1969, sarebbe nato un manga dal quale sono stati tratti numerosi films e che tutt'oggi è ancora letto nel Sol Levante: Golgo 13. Alcuni dei titoli trattati nel Bollettino somigliavano paurosamente al film in questione...

Clint Harris, abile killer professionista, viene incaricato di mettere a tacere Frank Secchy, che, dopo aver tradito i soci, si è nascosto a Parigi sottoponendosi a un intervento di plastica facciale. Harris accetta l'incarico, ma perde il fratello, ucciso davanti ai suoi occhi da ignoti. Desideroso di vendetta, il suo capo lo mette a fianco di un altro collega del mestiere, che desta non pochi sospetti in Harris... 





Purtroppo, dopo un inizio stringato, il film si lascia in una serie di avvenimenti banali, girati in un modo anonimo, troppo macchinosi e pieni di sfumature moralistiche. Inspiegabilmente tranquillo, la colonna sonora sconvolge chi è vicino ad addormentarsi alla visione della pellicola, un guazzabuglio dal pop anni '60 a musiche d'orchestra. Vi è anche un inseguimento in auto, e non mancheranno diverse sparatorie e combattimenti, anche lievi accenni al sesso e alla droga, ma fondamentalmente una trama dettagliata e premurosa su un film insipido. Nonostante questa pellicola sia il debutto di Prosperi (che qui si firma con lo pseudonimo di Frank Shannon), riesce a tenere alta la suspense nel film, tale da regalarci un giovanissimo Nero nelle vesti di antagonista. Fotografia interessante e pionieristico nel sottogenere degli "hitman movies".


Il film trovò una distribuzione nei paesi anglofoni, col titolo di The Hired Killer.

Una pellicola nata in un periodo abbastanza rovente, che getterà le basi del noir di Omicidio per Appuntamento (1967, che tratteremo prossimamente), diretto da Mino Guerrini, che sancirà l'inizio del noir all'italiana.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 6 luglio 2020

Speciale Pillole Perdute: George Méliés e la sua rivoluzione-Parte Prima-


Mèliès intorno al 1890 




Benvenuti o ben ritrovati alla "lezione" di oggi, con un altro appuntamento de le "Pillole Perdute", ma speciale! .
Oggi ci occuperemo di alcune delle pellicole(si, alcune, dato che la lista sarebbe troppo lunga per un post unico) di uno dei più famosi e apprezzati registi degli esordi, senza di lui, il cinema come lo conosciamo oggi, non sarebbe mai nemmeno esistito....

Partiamo dal principio però, come di consueto direi....



LA NASCITA DI UN REGISTA

Georges Mèliès, al secolo Marie-Georges Jean Mèliès nasce nel 1861 in Francia, precisamente a Parigi.
Inizia a farsi un nome come illusionista presso il teatro "Robert-Houdin", dove svolgeva vari spettacoli di magie, illusionismo appunto, oltre che spettacoli di lanterna magica e talvolta usando l'apparecchio di Edison, il Kinetoscopio.
Successivamente il giovane Mèlies si interessa al neonato cinema, quella sera del 28 dicembre 1895, egli era fra gli spettatori della presentazione cinematografica.
Il futuro regista rimane molto colpito dall'apparecchio e fiutando la possibilità di creare interessanti progetti con esso decide di intraprendere quella nuova strada che è il cinema, fu così che cercò di accaparrasi una di quelle prime cineprese, ricevendo un rifiuto da parte degli inventori.
Non demordendo, Mèliès si fece costruire una cinepresa primordiale dal suo ingegnere. 


DAL PALCO ALLO SCHERMO


Già un anno dopo, nel 1896, era attivo come regista, imitando lo stile dei fratelli Lumière, ma ben presto riuscì a crearsi un suo stile personale, usando le sue competenze da prestigiatore nei suoi corti. 
Il 1896 però è anche un anno importantissimo nella storia del cinema, difatti è l'anno dove compare per la prima volta un corto con effetti speciali, a dirigere quel corto fu lo stesso Mèliès.

Infatti nel cortometraggio, della durata di un minuto "Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin"(Sparizione di una donna al teatro Robert-Houdin) è il più antico corto sino ad oggi pervenuto dove è presente un rudimentale effetto di montatura.
In tale corto, si vede lo stesso Mèliès sul palco e una donna con lui, poco dopo la donna viene coperta da un telo e fatta sparire, interrompendo la ripresa e poi riavviandola, montata in modo da sembrare genuina  e senza tagli, questo trucco o illusione che di si voglia, fu reso possibile solo con la macchina da presa.
Tale trucchetto all'epoca fu una vera novità.

Scena del corto 


MELIES "FONDATORE" 


Avanziamo di qualche anno, siamo intorno ai primi anni del nuovo secolo, il 1900, Mèliès è già un regista famoso e acclamato dal pubblico.
Secondo un calcolo, preso dalle varie fonti, Mèliès fra il 1896 e il 1914 diresse più di 500 pellicole(dei quali  rimangono purtroppo meno di 200 corti e mediometraggi).
Tuttavia la pellicola che forse lo rese più famoso e acclamato a livello internazionale e lo consacrò nell'Olimpo dei registi fu "Le Voyage dans le Lune"(A Trip to the Moon  Viaggio nella/sulla Luna).
Ispirata sommariamente ai classici di Wells(The First men on the moon) e a Verne(De la terre  à le Lune), la pellicola, della durata  variabile di 15 minuti(dipende dalla versione che si sta guardando) è a tutti gli effetti considerata il papà del genere fantascientifico al cinema, una delle scene, per precisione quella dell'astronave che si schianta contro la luna dal volto umano, è entrata nell'immaginario collettivo ed è stata omaggiata e parodiata un infinità di volte.
A questo film è legato un aneddoto, pare infatti che "A Voyage dans le Lune" sia uno dei primi film piratati della storia della Settima arte.
Alcuni agenti al soldo di Edison in qualche modo(forse corrompendo il proprietario di una sala) ebbero una copia di tale film, una volta fatta arrivare a Edison stesso, egli ne produsse centinaia di copie, spacciando il film per suo sul suolo americano e senza pagare un soldo a Mèliès.

L'iconica scena dell'occhio
 


Ma oltre che padre della fantascienza su schermo, Mèliès fu anche padre del genere horror su schermo.
Questo genere può benissimo essere fatto risalire ad un opera del regista francese, "Le manoir du diable" datato 1896. 
Tale corto, della durata di 3 minuti è a tutti gli effetti il padre del genere horror.
La trama ruota attorno ad un cavaliere e a Mephisto, non mancano di certo gli effetti speciali. 


LA FINE DI UN SOGNO....


Siamo ormai giunti nel 1913 quando la casa di produzione per cui il regista lavorava, la Star Film. chiude per bancarotta. 
Mèliès corrette ai ripari e per qualche tempo riuscì ancora a cavarsela, tuttavia si vide costretto a vendere tutti i suoi film,  senza ricevere compensi per le proiezioni, come conseguenza del contratto con la Star Film. 
Il povero regista ben prestò si trovò costretto a girare senza sosta pellicole su pellicole, ma ormai tali pellicole non interessavano più al pubblico. 
Fu solo con l'inizio della prima guerra mondiale(1915) che Mèliès restò completamente tagliato fuori dal mondo del cinema, tornando a fare spettacoli al teatro, lo stesso che vide la nascita di uno dei registi più famosi e influenti del muto, il Robert-Houdin, sino alla sua demolizione. 
Mèliès si sposò con una delle attrici che presero parte ai suoi primi corti, ovvero Jeanne d'Alcy, i due si ritrovarono nella stazione di Paris-Montparnasse, precisamente nel 1925, la d'Alcy gestiva un chiosco di dolci e giocattoli, una volta sposata con Mèliès, anche quest'ultimo iniziò ad occuparsene. 

Successivamente le cose migliorarono un po, fu riscoperto ed uscì dall'oblio, venendo celebrato sopratutto dai surrealisti, che organizzarono una retrospettiva(la prima). 
Georges Mèliès si ritirò a vita privata in una casa di riposo nel 1932, dopo aver ricevuto la Legion d'onore da Louis Lumière e una pensione, grazie ad un sindacato cinematografico.
Mèliès si spense nel 1938.




CONTINUA NELLA SECONDA PARTE CON LE PELLICOLE PERDUTE DEL GRANDE REGISTA....


Metralleta 'Stein' (Squadra Speciale Antirapina) - 1975

Anno: 1975
Regista: José Antonio de la Loma
Casa di produzione: Zodiaco Films, C.B. Films
Paese di produzione: Spagna, Italia

CAST
John Saxon: Mariano Beltrame
Francisco Rabal: commissario Mendoza
Antonio Casàs: ispettore di polizia
Blanca Estrada: Anna
Marta Ray: Margarida
David Carpenter: Carlitos
José Maria Blanco: Andrés
Frank Brana: El Minero
Juan Llaneras: Sebastiàn
Manuel Gas: Cucurella

ATTENZIONE: SPOILER!

In questi giorni ho effettuato un'impresa titanica per guardare e recensire tutto il film, dato che era stato doppiato solo in lingua spagnola/inglese e mai rilasciato in italiano (un caso simile alla Avvoltoi Sopra la Città, datato 1981), ed è stata una piacevole sorpresa.
Si tratta di una analisi della vita quotidiana di un rapinatore di banche e un commissario di polizia, raffigurate come delle persone che fanno il proprio "lavoro" e seguono un codice.

Siamo nel 1975, dove in Spagna è appena caduta la lunga dittatura di Francisco Franco. Si ha un periodo di transizione breve e abbastanza violento, considerando la delinquenza giovanile di quel periodo, da cui nascerà il genere spagnolo del "quinqui", che racconterà le vicende di questi giovani criminali costretti a delinquere per vivere, grazie al già citato José Antonio de la Loma. In Italia assistiamo a un'impennata di produzione del filone del poliziottesco, molto apprezzato dal pubblico di allora per l'azione e per come vengano adattati cinematograficamente dei fatti realmente accaduti negli anni '70. In questo periodo si ha il film di maggiore successo del filone, Roma Violenta, nonché l'ultimo film di Richard Conte, totalizzando un incasso di 2.000.000.000 di lire al botteghino. Fernando Di Leo rilascia una denuncia alla polizia, La Città Sconvolta: Caccia Spietata ai Rapitori, impantanata nelle norme democratiche e mai capace di reagire, e ci penserà Luc Merenda nelle vesti di un improbabile motociclista e un grande attore come Vittorio Caprioli a dare il pizzico di commedia amara nella pellicola. Stelvio Massi raggiunge i livelli d'incasso di Roma Violenta con Mark il Poliziotto e Mark il Poliziotto Spara per Primo, con un Franco Gasparri al debutto come attore (essendo la star dei fotoromanzi della Lancio, in voga in quel periodo).

Le storie parallele di un commissario di polizia e un rapinatore di banche, le cui vite alla fine si incontrano.
La trama non si sviluppa come nei thriller europei degli anni '70, si ha un viaggio in Francia con Saxon e una ragazza adolescente, per fare una resa dei conti in un luogo inaspettato. Il duello tra Rabal e Saxon termina in un modo sorprendente, con un finale fatalistico/esistenziale che è abbastanza comune nella cinematografia europea del periodo.

Questa pellicola rappresentò il punto di partenza del thriller iberico, che rese famosi nel paese Rabal e Saxon. Si può notare che Saxon si è doppiato con la sua voce, incredibilmente magnetica. Per chi lo cercherà in lungo e in largo, è una piacevole sorpresa, dato che non si tratta del solito poliziesco degli anni '70, ma uno studio su due personaggi completamente diversi: un commissario di polizia e un rapinatore di banche, che alla fine si incontrano e si battono sparandosi a vicenda.
Il regista José ha più crediti come sceneggiatore, che come regista, ma pensa chiaramente alla trama e non cade mai nei cliché del filone poliziottesco. Sebbene non abbia molti scontri a fuoco e inseguimenti in auto, è abbastanza ponderato e memorabile.

Il film passò nei paesi anglofoni con il titolo di Blind Vendetta (che sarebbe Vendetta Mascherata), anche qui nel Belpaese col titolo già citato.

Film introvabile su Internet, ma disponibile in videocassetta. E' doveroso risparmiare qualche soldo per acquistare questo pezzo di storia del cinema spagnolo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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