domenica 31 dicembre 2023

La Fine dell'Agente W4C (Konec Agenta W4C) - 1967

 
Anno: 1967
Regista: Vaclav Vorlicek
Casa di produzione: Filmové Studio Barrandov
Paese di produzione: Cecoslovacchia

CAST
Jan Kacer: Borget/Cyril Juan, agente W4C
Kveta Fialova: Alice
Jiri Sovak: Foustka
Jan Libicek: Rezident
Jiri Pleskot: capo dell'agenzia
Jiri Lir: Stern
Josef Hlinomaz: agente
Walter Taub: grande capo
Otto Simanek: inventore
Zdenek Braunschlager: agente
Ivo Gubel: agente
Alena Kreuzmannova: segretaria
Lubomir Kostelka: superiore
Frantisek Husak: violinista
Vlastimil Hasek: tecnico
Jaroslav Kepka: agente
Svatopluk Skladal: agente
Antonin Sura: poliziotto francese/giornalista
Oldrich Velen: agente
Zdenek Blazek: agente
Jan Cmiral: consigliere
Jaroslav Cmiral: agente
Jaroslav Heyduk: uomo che strilla
Oldrich Hoblik: poliziotto
Vaclav Kotva: uomo con la mitragliatrice
Helena Ruzickova: sig.ra al bar
Hana Talpova: barista

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato a Praga, fu uno dei cineasti che contribuì alla notorietà internazionale del cinema cecoslovacco in ambito comico e fiabesco, assieme ad altri maestri della nova vlna (nouvelle vague) come Oldrich Lipsky e Milos Forman. Inizia a girare alcuni cortometraggi ed un film per la televisione già agli inizi degli anni '50, nel mentre studiava all'accademia FAMU. Conclusi gli studi, debutta al cinema nel 1961 con "The Lupinek Case", ma si fece conoscere in Cecoslovacchia con il fantascientifico "Superman Vuole Uccidere Jessie" (1966). Nel 1973 dirige un classico natalizio del genere fantastico, "Cenerentola", trasmesso ogni anno in giro per l'Europa: è l'equivalente estero della nostrana poltrona per due. Negli anni '80 si ritira a dirigere films per bambini e nel 2011 lascia definitivamente il mondo del cinema con "Little Witch on a Broomstick", un sequel di un suo film del 1972 ("La Ragazza sulla Scopa"). Passa a miglior vita nel 2019 a causa di un cancro.

L'agente Juan è stato incaricato di andare in un hotel a Praga e di impossessarsi di una saliera contenente un microfilm con dei piani per militarizzare Venere, per poi consegnarla all'agente Alice. Immediatamente agenti dei servizi segreti da ogni parte del mondo gli stanno alle calcagna, incluso il controspionaggio cecoslovacco: ma a causa della mancanza di personale, nomina il contabile Foustka come l'agente "13B". Lui, assieme al cane Pajda, starà dietro alla coppia con dei metodi piuttosto esilaranti... dopo avere vinto una gara di nuoto e messo nel caos il complesso sportivo, toglierà accidentalmente di mezzo Juan all'aeroporto. Per vendetta, Alice proverà a riprendersi la saliera che Foustka ha sottratto all'hotel, ma Pajda riesce a consegnarla al controspionaggio.

Ingredienti per un classico della commedia: noia inesistente, gag per nulla imbarazzanti, intero cast mai scivolato verso il negativo, scene d'azione notevolmente astute per essere uno spionistico al di fuori dei Pinewood Studios con un pizzico di satira nei confronti del governo cecoslovacco, incarnato nel controspionaggio e nel personaggio di Sovak, che dovrebbe dare una ventata di aria fresca alla burocrazia dell'agenzia. Montato tempestivamente nelle scene ad effetto, che già all'inizio ci anticiperà cosa vedremo nel film. Fotografia che si avvalora del guardaroba di quasi tutti i personaggi, inclusi gli occhiali da sole notturni di Kacer, con dei primi piani su una boccia su un tavolo da biliardo e dei piani sequenza accompagnati da una musica disinvolta nel suo essere comica in una situazione tagliente come quella spionistica all'epoca della Cortina di Ferro...


E ricordatevi, date sempre un occhio in più alle sveglie... potrebbero nascondere qualche marchingegno capace di mille peripezie.
Ci vediamo nel 2024, cari spettatori del blog! Grazie per averci seguito anche nel 2023!

lunedì 25 dicembre 2023

La Quadrilogia del Lungo Braccio della Legge (Long Arm of the Law) | 1984-1990

Carissimi spettatori del Sottobosco, benvenuti in questo speciale a tema natalizio.
Se vi stavate chiedendo se anche a Hong Kong riuscirono a girare del thriller a sfondo politico, il risultato è stato sublime, anzi: si sono assicurati un posto nell'olimpo dei cult movies! E se parliamo del cinema di culto, è obbligatorio citare due nomi noti nei triad movies e nel poliziesco... Johnny Mak e suo fratello Michael Mak.
Il primo già si fece conoscere in ambito televisivo per alcune serie televisive dagli ascolti piuttosto alti per la ATV (l'attuale Asia Television), tanto da essere stato promosso a direttore di produzione nel 1977. Nel 1981 lascia la televisione per fondare la sua casa cinematografica, e riesce a produrre alcune opere della New Wave hongkongese come il confusionario "Crimson Street" (1982) e l'horror di "Possessed" (1983), inclusi i melodramma artigianali di Taylor Wong, come "The Truth" (1988) ed il primissimo film di Hong Kong a finire nella terza categoria, "Sentenced to Hang" (1989). Nel 1991 produce il lunghissimo triad movie "To Be Number One" ed ebbe talmente tanto successo da divenire il film dell'anno agli HKFA. A causa del declino dell'industria del cinema hongkongese, la casa produsse il suo ultimo film nel 1993 e lo stesso regista lascia definitivamente il cinema nel 1997 con "The Island of Greed": prodotto, scritto e presentato per suo fratello Michael: che aveva militato come regista nella casa di Johnny, debuttando alla regia con "Happy Sixteen" (1982). Anche lui lascia il cinema come regista nel 2001 con "Asian Charlie's Angels": ma si ritira definitivamente nel 2007, producendo "Twin Mission" e pianificando "Summer's Tail" a Taiwan.
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Long Arm of the Law; regia di Johnny Mak, 1984.
Un gruppo di criminali della Cina continentale fugge a Hong Kong per tentare il colpo del secolo. Vengono scoperti e la polizia è sulle loro tracce, grazie a un infiltrato.
Evitate di visionarlo a Natale per via della sua sfortunata tempistica, poiché di sangue ce ne sarà in abbondanza... eccezionale documento sull'ormai sparita città murata di Kowloon, sicuro rifugio di tutto il sottomondo hongkongese per evitare ad ogni costo la presenza della polizia. Uno dei triad movies più brutali mai girati, soprattutto per i metodi di esecuzione usati da Lam Wai: che anticiperà il ruolo di Elvis Tsui per i seguenti tre capitoli, sguardo d'acciaio e poco raccomandabile. Effetti speciali capaci di demolire ancora oggi quelli hollywoodiani, fotografia alla Melville con l'uso prolungato delle ombre e del rosso in tali ombre che preannuncerà il futuro nefasto dei protagonisti, montato discretamente e indimenticabile nella scena d'azione finale... dove una pioggia di proiettili affollerà la città murata. E vogliamo parlare della scena in cui Lam viene circondato dalle pistole, dal quale un certo Ringo Lam prenderà ispirazione per girare la scena finale del suo film nel 1987?

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Long Arm of the Law II; regia di Michael Mak, 1987.
La polizia di Hong Kong assolda tre poliziotti, fuggiti dalla Cina continentale, come informatori per poter continuare a vivere legalmente nella ex-colonia britannica. Si infiltreranno da immigrati clandestini nella potente organizzazione che causa le ondate di criminalità a Hong Kong.
Secondo capitolo che punta il tutto sulla fotografia, paragonabile a quella di Besson, ma qui al servizio dei personaggi. Inalterata la brutalità del primo, ma girato con uno stile che raramente si può riscontrare altrove: la sequenza dove Kirk Wong le prende dal trio, la rocambolesca fuga di Yuen Yat-Choh all'aeroporto. Il tutto con un montaggio spettacolare e con una coreografia scorrevolissima, accompagnati da una colonna sonora grintosa e priva di paura per il sangue che in seguito verseranno tutti e tre, perfetta per un noir grazie all'uso prorompente del sassofono. C'è bisogno di recensire anche gli effetti speciali, qui al massimo dello splatter? 

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Long Arm of the Law III; regia di Michael Mak, 1989.
Un ex-soldato cinese, ingiustamente accusato di rapina e condannato a morte, fugge a Hong Kong ed è costretto a lavorare in una banda di criminali per ritrovare la donna da lui amata e rapita da loro.
Michael alza la posta in gioco con la presenza del sempre affidabile Andy Lau, qui disposto a tutto pur di uscirne indenne da quel mondo putrefatto assieme alla sua ragazza Elizabeth Lee, lei perseguitata da un viscido Kirk e lui da un Elvis più vendicativo e spinto che mai. Rispetto ai precedenti due capitoli, si raggiunge un livello qualitativo in ambito fotografico e nelle sequenze d'azione degno della New Wave: abili giochi di controluce incorniciati da dei neon che accendono la notte della metropoli, coreografie al cardiopalma firmate dal Leung Siu-Hung che nel 1994 girerà il cult di "Satin Steel" con Jade Leung, senza contare il tocco melodrammatico della colonna sonora sul rapporto tra Andy ed Elizabeth... incluse delle citazioni italo-americane nei cibi che loro mangiano. Definitivamente il film più riuscito della quadrilogia, completo sia nella trama che a livello tecnico, con interpretazioni poliedriche da quasi tutto il cast.

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Long Arm of the Law IV: Underground Express; regia di Michael Mak, 1990.
A seguito dei fatti di Piazza Tienanmen, un gruppo di mercenari ha intenzione di portare in salvo tre attiviste pro-democrazia da un'ambasciata: verranno braccati dall'esercito e verranno perseguitati anche a Hong Kong da militari sotto copertura.
Amara e tagliente conclusione di una saga che ha visto frapporsi le diatribe immigratorie/giudiziarie della Cina di Xiaoping e della Hong Kong britannica. Sconsigliata la visione a chi è politicizzato, dati i numerosi contrasti tra la diplomazia cinese e britannica in un universo alternativo dove è stato infranto il patto omonimo del 1984. Elvis in piena forma assieme al trio diplomatico, in delle coreografie che riescono a ricalcare quelle del secondo capitolo, ma non più di tanto. Musica che riesce senza problemi a coinvolgerci nella storia anche grazie alle sue note simil-militaresche, assieme alla fotografia che riutilizza fortemente le ombre e il controluce visti in tutta la saga. 

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Noi ovviamente speriamo in un Natale privo di sangue e di proiettili, ed in più un mio augurio per un felice Natale agli attori che hanno preso parte a questa leggendaria saga, dove anche loro festeggeranno il tutto da veterani del cinema :)
Grazie per averci seguito anche nel 2023, carissimi spettatori e non!
Come da tradizione del blog, ci vediamo in un'altra recensione! 

venerdì 22 dicembre 2023

[Flopiziesco #26] Poliziotti in Città (City Cops) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Lau Kar-Wing
Casa di produzione: Movie Impact LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Michael Miu: Ching Shing
Cynthia Rothrock: ispettrice Cindy
Kent Tong: Kent Tong
Suki Kwan: May Tong
Michiko Nishiwaki: Michiko
Shing Fui-On: Tai Kau
Wu Fung: sovrintendente Wu
Luk Chuen: Shikamuka
John Ladalski: Green Village
Blacky Ko: l'amico tassista di Kent
Mark Houghton: scagnozzo di Robinson
Ken Goodman: scagnozzo di Robinson
Jeffrey Ho: molestatore sulle scale mobili
Yu Miu-Lin: donna sulle scale mobili
Stephen Tsang: strozzino
Thomas Sin: Keung
Nam Koong-Ho: guardia del corpo di Shikamuka
Xiong Xinxin: scagnozzo di Shikamuka
Cheung Yuen-Wah: cameriera ed amica di May
Wayne Archer: scagnozzo di Robinson
Dion Lam: scagnozzo di Michiko
Danny Ng: guardia del corpo di Shikamuka
Yiu Chan-Lam: scagnozzo di Shikamuka
Douglas Kung: scagnozzo dello strozzino
Wong Chi-Wai: scagnozzo dello strozzino
Sam Kin-Sang: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Quarto figlio di Lau Cham, un maestro d'arti marziali che ebbe l'occasione di tramandare la prestigiosa eredità di Lam Sai-Wing, a sua volta insegnatagli dal leggendario Wong Fei-Hung. Suo fratello Liu Chia-Liang, venendo a conoscenza che Kar-Wing si addestrava in gran segreto nella scuola di suo padre, ebbe l'onore di insegnare a lui il kung fu. Negli anni '60 divenne una presenza fissa tra i coreografi della Shaw ed in seguito intraprese la carriera di regista nel decennio successivo, collaborando in particolare con Sammo Hung e Karl Maka, non escludendo la sua partecipazione nella filmografia del fratello Chia-Liang. Lascia definitivamente la sedia da regista nel 1994 con "Innocent Killer" e come coreografo nel 2003 con "Seven Swords", ma come attore è apparso nel recente "Kungfu Stuntmen" del 2020.

Cindy è un agente dell'FBI che approda a Hong Kong per catturare il latitante Kent Tong. Per farlo, si unirà a Ching e Tai, due poliziotti intenti più allo scherzo facile, che al proprio lavoro. Una volta arrestato, alcuni falsi agenti dell'FBI cercheranno di rapirlo, ma riuscirà a fuggire sotto i loro occhi. Il trio riuscirà ad estrapolare delle informazioni dalla cameriera May, ma verrà a sua volta rapita dagli uomini di Michiko... spetterà a loro tre recuperarla dalle sue sgrinfie.

Scene d'azione spettacolari, ma il film stesso è il vuoto cosmico: cerca in ogni modo di farci ridere e fallisce anche davanti ai momenti più opportuni. I due protagonisti Shing e Miu sono più stupidi che mai, di fronte all'unica persona sveglia che ha i mezzi per poter ribaltare la situazione, ma a causa dell'arroganza di Wu (fortunatamente messa al suo posto grazie a Cynthia!) il tutto diventa impossibile. Nulla di interessante nel montaggio e anche a livello fotografico. Nemmeno la musica ci aiuta da questo scempio... manco il cameo, sprecato, di Michiko. E mi sono espresso accuratamente.


Definitivamente eccezionale nelle scene d'azione per Cynthia, ma bocciato in tutto il resto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 12 dicembre 2023

[Neronoir #3] Bandiera nella Nebbia (Kiri no Hata) - 1965

 
Anno: 1965
Regista: Yoji Yamada
Casa di produzione: Shochiku
Paese di produzione: Giappone

CAST
Chieko Baisho: Kiriko Yanagida, aka Rieko
Osamu Takizawa: Kinzo Otsuka
Michiyo Aratama: Michiko Kono
Yusuke Kawazu: Ken'ichi Sugita
Yosuke Kondo: Koichi Abe
Taketoshi Naito: Shimada
Shigeru Tsuyuguchi: Masao Yanagida
Etsuko Ichihara: la conquilina di Rieko
Koji Kiyomura: Hisaoka
Masakazu Kuwayama: Okumura
Torahiko Hamada: giudice
Kenzo Tabu: investigatore
Sumiko Abe: la sorella maggiore di Rieko
Takanobu Hozumi: manager del ristorante
Chieko Misaki: padrona di casa
Hisashi Igawa: uomo sulla nave
Jiro Kawarazaki: Yamagami
Yumeko Aizome: Yoshiko, la moglie di Otsuka

ATTENZIONE: SPOILER!

Tratto dall'omonimo romanzo di Seicho Matsumoto, definito da numerosi critici il Simenon giapponese per via del suo essere prolifico nei suoi gialli, che non solo analizzano la società giapponese, ma anche il marciume di chi si occupa di investigare il crimine compiuto. Romanzo che dovrò procurarmi a breve...

Una giovane ragazza transita verso Tokyo, in cerca del migliore avvocato del Giappone: suo fratello maggiore è stato accusato di rapina ed omicidio su un'anziana strozzina. L'avvocato si rifiuta di prendere in carico il suo caso per via della scarsità di denaro della ragazza. A seguito della condanna a morte di suo fratello, lei si trasferisce a Ginza e lavora come hostess in un bar per guadagnarsi da vivere... dove nel mentre pianifica la sua vendetta contro l'avvocato.

Pugni allo stomaco per tutta la durata del film, intensissimi verso il finale. Trasposizione a NUDO della giustizia nipponica, illustrata in base al profitto e alla spettacolarizzazione di un omicidio: questa istantanea corrotta è incarnata dal personaggio di Osamu, menefreghista e arrancato nella sua comfort zone del suo ufficio, ma impotente al di fuori di esso. Baisho leggendaria nella sua interpretazione di una donna gelida, ma molto tagliente in fatto di vendetta. La fotografia incornicia tutto questo con della nebbia che incamera l'atmosfera da polar della pellicola, assieme ai continui flashbacks della protagonista, montati a pennello in una trama che emana aria nefasta verso il finale... 


Nel complesso, un noir procedurale che non ha pietà per nessuno, nemmeno per la condotta vendicativa della protagonista... che si macchia anche lei in questa scia di sangue in bianco e nero.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 11 dicembre 2023

Bollettino Cinematografico #11: La Profonda Leggerezza di Claude Sautet

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati nell'11° edizione del Bollettino: questa volta la lampada del mio studio ha deciso di non infastidire ulteriormente l'ENEL, dato che è alimentata con le vibrazioni delle dita sulla mia tastiera.
Battuta a parte, finalmente ci addentriamo in uno dei registi più noti sia in Francia che all'estero, indimenticabile per la sua raffinatezza nel fotografare la società francese di allora. Distaccato dalla Nouvelle Vague dei suoi colleghi, era più vicino alla musica (dato che già a 10 anni cantava da soprano e lavorò come critico nella rivista Combat) che al mondo del cinema (il suo interesse come spettatore è limitato alla Francia pre-bellica), nonostante si fosse iscritto all'istituto di cinematografia IDHEC nel 1948. Esordisce alla regia nel 1956 con "Bonjour Sourire", film che in seguito ripudierà per come sia stato costretto a subentrare nella produzione per evitare di mandare in imbarazzo i produttori. Scrive e dirige nel 1960 "Asfalto che Scotta" e continuerà ad eseguire la stessa formula fino al termine della sua carriera. Negli anni '70 si fece conoscere rapidamente a livello internazionale con "L'Amante" (1970), dove qui inizia una lunga collaborazione con Romy Schnider fino al 1978 con "Una Donna Semplice", che gli valse una nomination all'Oscar per il miglior film straniero. Dopo avere diretto "Una Brutta Storia" (1980), Sautet andò in crisi e ripropose in chiave ironica la "donna semplice" a Yves Montand nel 1983. Quando fece la conoscenza dello sceneggiatore Jacques Fieschi, lo aiutò a scrivere i suoi tre ultimi films: gli ultimi due di enorme successo sia in Italia che d'oltralpe, entrambi vincitori dei César per migliore regista. Stanco, decise definitivamente di ritirarsi dal cinema nel 1995, ma andò allo StudioCanal per rimasterizzare alcune delle sue pellicole nel 1998. Passa a miglior vita nel 2000 a causa di un cancro al fegato, dovuto al suo fumare incessantemente.
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Il Commissario Pelissier, 1971.
L'investigatore Max (Max Pelissier nella versione italiana) è frustrato per via dei delinquenti che non riesce ad assicurare alla giustizia. Decide così di salvare la faccia, spingendo in una rapina in banca dei ladruncoli guidati da una sua vecchia conoscenza e va' sotto copertura come un ricco banchiere; attirando l'attenzione della prostituta Lily, nonché fidanzata del capo della gang. 
Nonostante il film sia davvero lento nella sua esecuzione, rispecchia il piano di Piccoli: incredibilmente privo di tensione grazie alla strana relazione con la Schnider, nel finale la pellicola esplode letteralmente nella cattura dei delinquenti, con una coreografia montata ed eseguita senza alcuna sbavatura. Noir cinico, dove sia la polizia che la delinquenza sono allo stesso livello per l'ossessione di riuscire a fare il colpo del secolo da ambedue le parti. Solidamente fine l'interpretazione della Schnider, che verso il finale crolla spontaneamente in lacrime dinnanzi a Piccoli. Quest'ultimo apparentemente sembra deciso nel suo mestiere, ma è consumato moralmente dal suo voler ripulire il marcio in città.

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Tre Amici, le Mogli e (Affettuosamente) le Altre, 1974.
Un trio di amici gravita nella loro crisi di mezz'età: Vincent, ammirato da tutti, è prossimo alla bancarotta; l'amante lo lascia e la moglie (già separata) vuole divorziare. François è un medico che ormai lavora solamente per il denaro, e sua moglie è sempre più distante. Paul è uno scrittore che ha perso la voglia di scrivere. Nel mentre, il giovane pugile Jack si avvicina alla moglie di François; e un altro pugile, Jean (amico di Vincent), litiga con un picchiatore...
Cast di stelle mai sceso verso il negativo, letteralmente a colpo sicuro nelle loro interpretazioni. Spicca sopra tutti Montand nel suo essere flessibile di fronte alle avversità, ma con la salute che vacilla. Piccoli, Depardieu agli albori e Reggiani affrontano anche loro le sfide che la vita impone, descritte con una semplicità tale da dirci che anche noi non siamo soli in questa battaglia. Fotografia notevolmente desaturata nei colori, accompagnata da una musica (firmata da Philippe Sarde) che da' il tocco autunnale e francese al film.

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Mado, 1976.
Simon, un uomo d'affari di mezza età, si ritrova improvvisamente in pericolo per il suo futuro a causa del suicidio di Julien, dopo che quest'ultimo ha accumulato migliaia di debiti. Subito il rivale in affari Lépidon ha intenzione di acquistare la sua azienda, per salvarlo dalla bancarotta. Simon cerca di evitare la sua trappola, ma la prostituta Mado trova la soluzione per lui.
Anche qui il ritmo è piuttosto lento, ma il tutto rimane godibile per la performance di Ottavia: donna senza meta in cerca di piacere, che assiste al crollo di un impero di menzogne; retto dai desideri egocentrici di Piccoli. Inquietantemente vicino ai nostrani thrillers politici, in ambito fotografico sfrutta i longevi piani sequenza e si incappa in della pioggia che impantana i protagonisti borghesi... incorniciati da una musica pessimistica (vincitrice di un César per "miglior sonoro") e priva di speranza per chi prova a togliere le assi del pavimento dai piedi del rivale Guiomar. Gran peccato che appaia solamente per pochi minuti la Schneider, insuperabile nel suo essere spontanea nelle emozioni.

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Una Donna Semplice, 1978.
Marie è consapevole che la sua relazione con Serge è agli sgoccioli. Incinta, decide di abortire e si separa da lui. In seguito riallaccia i contatti con Serge e vuole proseguire la gravidanza.
Melodramma sull'acceleratore e lento come al solito, con uno sguardo più ravvicinato sulla Schnider: grazie alla strepitosa fotografia ci rende partecipi nel suo essere in crisi per il suo lavoro impegnativo, ma silenziosa sulle sue reali motivazioni come nella precedente interpretazione di Ottavia. Musica ridotta all'essenziale ed atmosfera sdrammatizzata grazie alla presenza di Brasseur, che nonostante provi ad essere serio, la sua vena comica a livello vocale e recitativo non passa inosservata. 

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Una Brutta Storia, 1980.
Bruno, dopo essere stato incarcerato negli USA per uso e smercio di droghe, viene rilasciato e ritorna in Francia da suo padre: è in cerca di lavoro e vuole ricominciare la sua vita.
Qui la lentezza del regista ci aiuterà nel scavare a fondo nel ruolo di Dewaere: il tormento del ritornare a reinserirsi nella società è un lungo iter pieno di insidie e di passi falsi, con la fiducia oscillante di Robert. Invece di coinvolgere l'alta-media borghesia come nei precedenti films, Sautet immortala la classe lavoratrice dell'epoca... dove anche l'età avanzata di un lavoratore comporta maggiore difficoltà nel ritornare a guadagnarsi il pane. Numerose le scene toccanti, anche con l'altra ex-tossicodipendente Fossey, che sfortunatamente ricasca nel tranello delle droghe... con una fotografia cupa che usa il controluce nelle scene più rilevanti e la pioggia nei momenti più drammatici. Musica che ci accompagnerà, melodrammaticamente, in questa avventura travagliata.

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Dopo il mio esaustivo papiro nell'introduzione e nelle mie recensioni, non smetterò mai di ribadire che Sautet ha lasciato un vuoto incolmabile nel cinema francese. Così semplice nella sua maestria, così tagliente nelle sue opere. Dovunque egli sia, credo che sia felice nel notare che i cinefili come il sottoscritto apprezzano e tramanderanno le sue opere per le generazioni future... alla prossima con il nostro appuntamento!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 2 dicembre 2023

Battito Cardiaco a 100 (Heartbeat 100) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Kent Cheng, Lo Kin
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Maggie Cheung: Maggie Cheung
Mark Cheng: ispettore To Nam
Lui Fong: "Weeny Eyes"
Wong Ching: "Pink Panther"
Bonnie Law: Chu Chu
Kent Cheng: sergente Chu
Wu Fung: Yam
Lisa Chiao Chiao: la madre di Hoi
Shing Fui-On: Hoi
Lam Chung: sergente Kwan Kau
Sam Miu-Ha: May
Chun Wong: poliziotto in sovrappeso
Stephen Tsang: poliziotto dai denti spalancati
Jobic Wong: See Yan
Chan Leung-Shing: grande capo della gang

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato in una famiglia povera e fortemente criticato dal suo insegnante per il suo voler divenire un attore, Kent Cheng entrò nel 1972 nel mondo del cinema e dovette aspettare il 1976 per potersi far conoscere alla TVB. Negli anni '80 decide di produrre (12 in totale) e dirigere films (8 in tutto), per poi aprire una propria casa cinematografica negli anni '90... per poi dichiarare bancarotta ed avere problemi finanziari, fino al suo ritorno alla TVB nel 1993. Non ottenendo ruoli di rilievo, nel 1997 passa alla ATV. Ritorna di nuovo alla TVB nel 2006. Co-diretto assieme a Lo Kin, anche lui attore e regista, addirittura sceneggiatore: coinvolto nella temutissima terza categoria con tre pellicole di scarso successo, come per tutta la sua filmografia che balza dal fantascientifico all'horror. Lascia il mondo del cinema nel 1995 proprio in tale categoria; scrive, produce e dirige "Spider Woman".

La scrittrice Maggie e sua sorella Chu viaggiano nell'entroterra hongkongese per lavorare su un nuovo romanzo. Durante il tragitto l'ex-ragazzo di Chu, "Weeny Eyes", se la prende con l'ispettore To: anche lui è diretto al villaggio, ma per investigare sulla misteriosa morte di due persone. Una volta giunti alla località, faranno la conoscenza di Yam e "Pink Panther", rispettivamente scultore e l'altro amante dei serpenti. Maggie storce il naso e comincia ad indagare per conto suo, a causa dei loro movimenti sospetti e delle trappole installate da qualcuno nel proprio appartamento. Dopo che quel qualcuno toglie di mezzo anche il sergente Kwan, si viene a scoprire che l'assassino è "Pink Panther": si fingeva disabile per avere tutto per sé il bottino...

Sequel sotto mentite spoglie del capolavoro sconosciuto di "He Lives by Night" (1982), dove le risate ci accompagneranno in questi macabri delitti degni di Mario Bava... assieme ad una fotografia che ricalca quella del cult di Leung Po-Chi, che usa frequentemente la controluce e la notte, in delle locations anguste. Effetti speciali riuscitissimi, da stomaci forti. Montaggio che lascia a desiderare, ma non intacca il film. Nel primo tempo il film punta sulla risata facile e si impantana per la presenza assillante di Bonnie, per prepararci al sangue e al black humour nel secondo tempo. Maggie perfetta nell'impersonare l'Agatha Christie che invece di narrare il tutto, partecipa attivamente all'investigazione assieme ai più o meno utili Bonnie e Lui. Mark convincente nell'essere l'ispettore che mette in riga i suoi colleghi, carismatico e difensore dell'ordine.


Nel complesso, il prodotto rimane un ottimo esempio artigianale degli slasher movies: incassi inclusi (6,562,862 dollari; ossia 771.954 euro).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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