mercoledì 14 giugno 2023

Bollettino Cinematografico #8: Nel Pieno della "Noberu Bagu" Giapponese

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento... questa volta non al sapore di piombo, ma al retrogusto di kayokyoku e di neorealismo. In precedenza avevamo trattato del sig. Yasuzo Masumura, giunto qui in Italia agli inizi degli anni '50 per studiare assieme ad altri maestri come Antonioni, Luchino Visconti e Fellini... anche del sig. Yamada, autore della famosissima saga di "Otoko wa Tsurai yo". Loro due, insieme, rappresentano la motivazione del perché bisogna dare uno sguardo, almeno una volta nella vita, alle loro performance sul grande schermo: non ve ne pentirete.
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I Miei Figli, regia di Yoji Yamada, 1991.
Tetsuo, dopo essersi licenziato dal ristorante in cui lavorava, trova un altro impiego in un'azienda di trasporti: durante una traversata, in una fabbrica si innamora di una giovane ragazza sordomuta. Il padre di Tetsuo accetterà la sua proposta di matrimonio?
Sebbene la pellicola si muova a dei ritmi davvero lenti ed abbia una durata parecchio longeva (2 ore!), si lascia vedere per le musiche composte da Teizo Matsumura... oltre che per la sottotrama amorosa tra Masatoshi ed Emi, costellata di scherzi e di incomprensioni. Convincente l'interpretazione di Rentaro Mikuni nel contadino che nonostante l'età avanzata, continui a prestare servizio alla sua fattoria... di fronte ad una nuova generazione proiettata verso il consumismo ed alla vita frenetica in una megalopoli come Tokyo, che non ha pietà nei confronti della sua classe lavoratrice... sia in estate che in inverno. Le generazioni passano, ma le relazioni familiari non cambieranno mai. Trama facilissima da seguire (suddivisa in tre parti) e fotografia per niente male, ma che non raggiunge i livelli delle sue precedenti pellicole (come per quel fazzoletto...).

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La Gatta Giapponese, regia di Yasuzo Masumura, 1967.
Un ingegnere industriale di mezza età si fidanza e si sposa con una ragazza molto giovane, che a sua volta lo schiavizza per i suoi capricci: l'ingegnere, dopo avere capito l'andazzo della sua relazione, si separa da lei, ma la sua mancanza si fa sentire...
Rappresentazione più che perfetta su grande schermo della femme fatale... uccide il maschio e lo divora, psicologicamente. Riuscitissima la commistione tra commedia e noir, soprattutto nella parte in cui Shoichi svuota casa sua dalla presenza di Michiyo. Fotografia a livelli stellari, qui ricchissima di colori sgargianti e di lunghi piani sequenza. Per nulla pesante e noioso, soprattutto per il fisico volutamente esposto (anche scoperto) della sig.rina Michiyo: lei è l'istantanea del Giappone di quell'epoca... fannullona, libertina ed ammaliatrice di altri maschi da sodomizzare. Dialoghi coloriti come la fotografia del film, per niente scontati e ricchi di commenti sociali... che omaggiano il nostrano neorealismo.

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La Fanciulla dal Cielo Azzurro, regia di Yasuzo Masumura, 1957.
Yuko viene mandata in un villaggio costiero per essere cresciuta lontano dalla sua sofisticata famiglia, ma quando scopre che da sua nonna che non era chi pensava di essere, parte alla ricerca della sua vera madre a Tokyo...
Se nel film di Yamada vengono esaltati i rapporti con la famiglia, qui Yasuzo li distrugge con del vero e proprio veleno, letteralmente un vero attacco alle fondamenta della famiglia conservatrice giapponese. Colore spettacolare come al solito (bibite gassate incluse!) e piani sequenza longevi, ma con una nota in più: l'esaltazione del cielo, inteso come l'anima di Wakao contro il conservatorismo della famiglia giapponese. Commedia libera dal tocco noir che in seguito aggiungerà il regista, dove qui regna incontrastata l'allegria e la felicità, nonostante i continui bastoni tra le ruote della famiglia di Wakao... che a sua volta li metterà a loro, dopo una spettacolare partita a ping pong. 

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Intimidazione, regia di Kureyoshi Kurahara, 1960.
Un direttore di banca viene ricattato e viene costretto a rapinare la sua stessa banca, a seguito di una fuga di documenti compromettenti sul suo operato...
Girato con un bassissimo budget, rimane uno dei noir più riusciti del cinema nipponico (oltre ad essere stato anche il primo girato nel Sol Levante), dove il regista riesce a farti avere la sensazione di non essere al sicuro da nessuna parte nel film... dialoghi eleganti come gli attori nel film, mai scesi verso il negativo. Nemmeno in ambito fotografico, con dei movimenti della cinepresa pari a quelli di Godard. Se pensavate che l'andazzo del primo tempo fosse così per tutto il film, preparatevi al colpo di scena verso il finale, dove letteralmente vi butterà all'aria tutto ciò che avete immaginato istanti prima. 

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Amara Fine di una Dolce Notte, regia di Yoshishige Yoshida, 1961.
Un impiegato di un grande magazzino tenta la scalata sociale con tre donne che gli ronzano attorno...
Pugni allo stomaco per tutta la durata del film. E' il ritratto del tipico idiota che crede di essere furbo, ma in realtà è più ingenuo di ciò che crede. Visione consigliata a chi è mentalmente di ferro, perché ci troviamo davanti a una spirale di intensa disperazione che punta verso il basso... ed a senso unico. Masahiko esemplare nella decostruzione del suo personaggio spavaldo e altezzoso, quasi sempre ubriaco e mai a posto con la propria testa. Le tre ragazze, come in un romanzo di Pirandello, si salvano dalla sua trappola e se ne liberano definitivamente... dandogli il colpo di grazia. Fotografia a un passo dalla Nouvelle Vague d'oltralpe, con un notevole uso delle ombre. Commento sociale amarissimo da deglutire, in quanto storie di tale genere si ripetono quasi ogni giorno: divario sempre più ampio tra ricchi e poveri, dove vi è chi vince la sfida e chi la perde definitivamente...
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Come sempre, anche per questa volta il nostro appuntamento con voi giunge al termine. Speriamo di ritornare presto con un bollettino più lontano dalle grandi tempeste su celluloide come questa e di navigare in acque più calme!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 13 giugno 2023

Sinceramente, Charlotte (Signé, Charlotte) - 1985

 
Anno: 1985
Regista: Caroline Huppert
Casa di produzione: Les Films de la Tour, France 3
Paese di produzione: Francia

CAST
Isabelle Huppert: Charlotte
Niels Arestup: Mathieu
Christine Pascal: Christine
Roland Blanche: rappresentante di scherzi e trucchi
Nicolas Wostrikoff: Freddy
Josine Comellas: Jacqueline
Michel Fortin: ispettore
Bérangère Gros: Marie-Cécile
Eduardo Manet: Emilio
Tina Sportolaro: infermiera Chinon
François Berléand: inserviente sospettoso delle PTT
Frédéric Bourboulon: lavoratore
François Borysse: proprietario del bistrot
Herman Braun: marito di Charlotte
Chantal Bronner: Marie
Philippe Delevingne: amico di Mathieu
Caroline Faro: Irène, la babysitter
Baptiste Heynemann: Vincent
Justine Heynemann: Emilie
Laurence Masliah: l'americana
Claude Ménard: ragazza sul treno
Laurence Mercier: madre di Christine

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato dalla sorella di Isabelle, debuttò come attrice in una pellicola che porta la firma del leggendario Jean-Luc Godard ("Crepa Padrone, Tutto Va Bene" del 1972): in seguito si fece strada dietro le quinte con svariati ruoli da sceneggiatrice o da assistente alla regia, fino al suo debutto come regista nel 1977 per la televisione ("No Trifling With Love"). Da allora ha girato più di 30 pellicole esclusivamente per la TV, fino alla più recente del 2015 ("Un Père Coupable"), con l'eccezione di una singola celluloide uscita al cinema... dove vi scrive sia la sceneggiatura che il testo della canzone che canta Isabelle all'inizio del film. Si segnala che è piuttosto attiva in ambito teatrale, nel quale si fece conoscere con una commedia intitolata "La Vera Storia di Jack lo Squartatore" (La Véritable Histoire de Jack l'Eventreur) al caffè-teatro Sélénite a Parigi, dove per un anno si registrò il tutto esaurito; così decise di creare una compagnia (La Compagnie du Manoir) attiva tutt'oggi...

Dopo aver trovato morto Bernard, la cantante Charlotte decide di fuggire e di rifugiarsi a casa del suo vecchio amante Mathieu, prossimo a sposarsi. Mathieu decide di nasconderla a casa sua, ma fugge con il passaporto di Christine per evitare di destare sospetti alla polizia. Mathieu la raggiunge con l'intento di aiutarla ad attraversare la frontiera con la Spagna, e durante la sua traversata, si innamora nuovamente di lei... ma quando saranno a poca distanza dal confine, Christine li raggiunge per chiarire il suo ruolo nella situazione. Nel mentre, Charlotte riesce a fuggire grazie all'aiuto di un camionista.

Guazzabuglio piacevole tra il road movie e il genere romantico, dove la sig.rina Isabelle ruba la scena senza nemmeno sforzarsi più di tanto. Con la sua voce ammalia lo spettatore e lo rende partecipe di questa sua disavventura con un uomo che la respinge e la attira verso di sé... in cerca di una nuova identità tramite il riformare il proprio guardaroba (dai camici dell'ospedale a un vestito dal rosso acceso). La sig.rina Pascal esce qualche volta dalla sua recitazione anonima e sgancia un po' di carisma nelle scene importanti del film (come il versare qualche lacrima all'incontro con Niels), Niels non male nella sua poliedricità (memorabile la scena in cui alza la voce di scatto con Isabelle a casa sua) e le scene d'azione che ci salvano dai momenti stagnanti sono ben riuscite: di impatto ed impreviste.


Fortunatamente recuperato dalla StudioCanal, merita una visione se siete in cerca di un road movie meno serio e più soft nella sua esecuzione.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 6 giugno 2023

La Sparatoria (Kyodan) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Toru Murakawa
Casa di produzione: Shochiku, Fuji Eiga Company, Premiere International
Paese di produzione: Giappone

CAST
Yoshizumi Ishihara: Hideo Araki
Masato Furuoya: Akihiko Numata
Kumiko Akiyoshi: Tomoko Araki
Hiroshi Katsuno: Shingo Higashiyama
Tatsuo Yamada: Seiichi Uchiyama
Mio Takaki: Hiromi Mizutani
Tomisaburo Wakayama: Yabuki
Ikko Furuya: capo detective Fukumoto
Mikijiro Hira: Takeda
Nobuyuki Katsube: Miyashita
Yoshi Kato: Seisaku Araki
Shigeru Koyama: Shuzo Morishita
Fujita Okamoto: detective Iijima
Etsushi Takahashi: Iguchi
Yusuke Takita: Tsunoda
Kunie Tanaka: Iwai

ATTENZIONE: SPOILER!

Murakawa, dopo essersi fatto conoscere nel sottogenere degli hitman movies sul finire degli anni '70 con Yusaku Matsuda, provò a ritornare nei seishun eiga che avevano dominato negli anni '60 (Nagisa Oshima docet), ovvero "film sulla giovinezza": ribellione contro la società da parte di giovani che sono stati maltrattati dalla società stessa (finiti in riformatori, oppure emarginati). Ispirato dall'omonimo romanzo di Hiroshi Fukuda, a sua volta tratto da una storia vera su un adolescente dirottatore che lasciò senza parole il Giappone, per come la polizia lo volle morto. Occasione più che perfetta per il debutto sul grande schermo di Yoshizumi Ishihara, all'epoca 20enne, tutt'oggi meteorologo.

Tre ex-detenuti di un riformatorio (Hideo, Masato e Seiichi), dopo avere prelevato per strada una giovane sig.rina (Hiromi), vengono fermati dalla polizia per la guida spericolata di Seiichi: viene arrestato, ma Masato si ribella e ferisce l'agente. Si scatena la ricerca a tappeto del duo e riescono a fuggire da una retata della polizia in un tempio... ma dopo un'altra in città, Masato viene catturato e Hideo fugge su un traghetto che, dalla disperazione, dirotta e si mette d'accordo con il capitano Yabuki per stemperare la situazione in stallo. La polizia manda i suoi tiratori scelti, e il bagno di sangue sarà inevitabile...

Eccessivamente melodrammatico da un lato, eccessivamente reale dall'altro. Yoshizumi raggiunge un livello di finezza tale che non ho mai visto su altri attori al debutto come lui, dove lui assiste alle scelte sbagliate dei suoi amici e che verrà poi trascinato dalle loro follie... qualche problema nelle scene d'azione come il celeberrimo inseguimento, come la moto che scivola in una strada palesemente larga e non stretta sul concludersi della sequenza, ma funziona senza alcun intoppo; niente di interessante a livello fotografico, tranne per l'ingegnoso trucco della controluce per oscurare la nudità di Mio in una scena dove Yoshizumi "interagisce" con lei e per il bianco e nero nei flashbacks. Commento sociale ampiamente riuscito da quasi tutto il cast, in particolar modo dal trio, dove la loro emarginazione nella società giapponese li porterà a perdere rapidamente il controllo di ogni situazione... e anche dal lato della polizia, dove il regista ci mostra che anche loro perdono violentemente il controllo nello stile del trio, ma devono eseguire gli ordini dai piani alti. 


Reperibile in DVD e anche in streaming su "Hulu", rimane una delle pietre miliari dei seishun eiga anche al di fuori della loro epoca: maturato come un whisky e divenuto di culto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

La Grande Rapina (The Big Holdup) - 1975

Regia:  Chor Yuen Sceneggiatura:  Chor Yuen Produttore:  Run Run Shaw Direttore di produzione:  Chen Lieh Casa di produzione:  Shaw Brothers...

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