lunedì 29 settembre 2025

Il Colpaccio - 1976

Regia: Bruno Paolinelli (aka John L. Huxley)
Soggetto: Bruno Paolinelli
Sceneggiatura: Bruno Paolinelli
Produttore: Bruno Paolinelli
Produttore Esecutivo: Salvatore Rosso
Casa di produzione: Saba Cinematografica, C.A.R.F., Neue Delta Film
Distribuzione: Dear International
Fotografia: Aldo Di Marcantonio
Montaggio: Bruno Paolinelli
Musiche: Giancarlo Chiaramello (aka Charlie Mells)
Ultima pellicola diretta da Paolinelli e conosciuta anche con il titolo di lavorazione "Diamond Story", vanta delle ricche locations. Romanziere, inizia a lavorare come aiuto operatore al fianco di Sergio Tofano nel 1943 in piena WW2, per poi dilettarsi come operatore alla macchina per dei documentari. Una volta divenuto sceneggiatore per ben tre films tra il 1953, produce il melodramma di "La Luciana" nel 1954 ed esordisce l'anno seguente alla regia con la commedia di grande successo de "I Pappagalli", tratta sempre da una sua sceneggiatura. Si segnala che tra il 1968 e il 1974 finanziò due films d'animazione e numerosi lungometraggi. Nonostante la sua filmografia si conti sulle dita di due mani (un totale di sei pellicole all'attivo), rimane un degno veterano del cinema di genere italiano: nel 1959 dirige l'avventuroso "Tunisi Top Secret" e nel 1961 il drammatico "Legge di Guerra". Adatta il romanzo di Giovanni Arpino, "La Suora Giovane" nel 1964, affidando il ruolo di protagonista a Laura Efrikian. Dall'anno seguente adotta lo pseudonimo di John L. Huxley, con il quale vi dirige i suoi ultimi tre films, tra cui uno spionistico con Yoko Tani ("OSS 77: Operazione Fior di Loto"). Si ritira definitivamente dal cinema sul finire degli anni '80 e passa a miglior vita in Francia il 16 settembre 1991, all'età di 68 anni.

Una banda di rapinatori ad Amsterdam assalta un commerciante di diamanti e riescono a fuggire, togliendolo di mezzo ed estorcendogli una valigetta contenente pietre preziose: uno di loro, Mark Lemmon (Fausto Tozzi), riesce a nascondere la refurtiva nelle fognature della città olandese, prima di essere catturato e condannato all'ergastolo. Un anno più tardi, a Londra vengono riunite quattro persone che non si conoscono tra di loro, tramite l'emissario Mackenzie (William Berger). Organizzano l'evasione di Lemmon e vanno alla ricerca della valigetta...

Perfetta commistione tra poliziottesco e film di rapina, grazie ad un cast veterano di entrambi i generi. Sebbene non accada un granché nella pellicola, è la maestria nei dialoghi ad avermi tenuto fino al termine, assieme alle locations che fanno da sfondi ai fatti in corso di compimento. Davvero astuta la scelta del regista sul piano per l'evasione di Fausto, girata di notte a Roma, con tanto di adesivi e divise che fanno sembrare di essere sul serio in Olanda: veicoli inclusi (tranne per le motociclette)! Al Cliver tiene, tramite nastro isolante, assieme il gruppo; non senza che Carole Andrè sbandieri il suo sex-appeal nei confronti di Cliver, atto necessario in una produzione del genere durante il decennio di piombo. Fotografia fredda e desaturata che ne approfitta di catturare numerosi panorami da cartolina, soprattutto nella scena finale ambientata sul lago di Como; durante il lavoro notturno i colori vengono rimessi in sesto e danno l'atmosfera calda che mancava nel film. Montaggio discreto e nella norma, colonna sonora che contribuisce all'atmosfera da esterni, tipicamente british.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 23 settembre 2025

Il Triangolo d'Oro (The Golden Triangle) - 1975

Regia: Wu Ma, Rome Boonag
Soggetto: A-Tit Shrongroet
Sceneggiatura: Taworn Suwan
Produttore: Wanchai A. Voravudhi
Produttore Esecutivo: Kiet Iampungporn
Casa di produzione: Creation Production
Paese di produzione: Hong Kong, Thailandia
Fotografia: Wong Wing-Lung
Montaggio: Chatrichalerm Yukol
Musiche: Kangwan Cholakul
Costumi: John Fowler
Oscura co-produzione tra Hong Kong e il Regno, praticamente la prima produzione thailandese a divenire nota a livello internazionale: ed ovviamente il tema era ben scottante per l'epoca. Il famigerato Triangolo d'Oro, tutt'oggi situato al confine tra Thailandia, Myanmar e Laos: il termine fu coniato in una conferenza stampa del 1971, dall'ufficiale del Dipartimento di Stato USA Marshall Green. La parte thailandese è divenuta un frequentato punto turistico, specialmente il villaggio di Sop Ruak dopo l'eradicazione di massa dei papaveri per fabbricare l'oppio. Tema che già abbiamo avuto l'occasione di vedere in numerosi films di Hong Kong, tra cui l'oscuro "No Way Back" (1990) e in "Mission of Justice" (1992), ascrivibili sia al triad movie che al filone delle "girls with guns", ma che rimangono una eccellente fotografia delle losche attività all'epoca.

Il capo della polizia antidroga thailandese Phon (Manop Aussawathep) riceve un telegramma che lo avvisa della presenza di un trafficante di droga da Hong Kong, tale Tony (Lo Lieh): fallita la cattura, decide di mandare sotto copertura Chat (Sombat Methanee) e si dirige nelle colline nei dintorni del Triangolo d'Oro, dove è presente una tribù di narcotrafficanti, guidati da Hangson Wu (Tanny Tien Ni). Una volta accettato nella tribù, Chat si innamora di lei ed attraversa un lungo viaggio per consegnare la merce, non senza prima un agguato mortale ed una trappola di una gang rivale...

Piacevole documentario poliziesco pre-confezionato di scene d'azione prevedibili, con i principali componenti del cast più concentrati ad essere altrove che nel film. Lieh e Tanny due veterani, qui smarriti e per nulla interessati all'esito finale del film. Prevale l'anonimità, tranne dalla parte di Sombat e Manop, giustizieri fino alla fine e sempre pronti allo scontro diretto. La fotografia è meritevole di un commento, soprattutto quando il film si prende una pausa dall'atmosfera di piombo ed inquadra i paesaggi incontaminati. Montaggio passabile, così come la colonna sonora (pura e cattiva discoteca di metà anni '70). Nonostante il prodotto nel complesso sia di artigianato appena al di sopra della media, rimane da custodire all'interno della propria videoteca per i primi passi internazionali del cinema thailandese, allora limitato in Indocina. Già la Shaw, nello spionistico di "The Golden Buddha" (1966), riuscì ad incanalare l'interesse del cinema hongkonghese nell'era di Bhumibol.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 17 settembre 2025

[CineFantasmi #1] Firenze, il Mio Amore (Firentsu: e no Kaze ni Idakarete) - 1991

Regia: Seiji Izumi
Sceneggiatura: Toshimichi Saeki
Produttore: Ichiro Kubo, Yuji Yoshida, Tokumaru Kokubo
Casa di produzione: TV Tokyo
Distribuzione: Toei
Fotografia: Shohei Ando
Montaggio: Kenji Fukuda
Musiche: Sachi Otani
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Data di rilascio: 2 febbraio 1991
Cari spettatori di Cinejima, benvenuti alla prima puntata del format dedicato al cinema ancora da dissotterrare dall'oblio, prima abilmente compiuto dal nostro ex-collega Kyle. Tratteremo di pellicole che raramente hanno avuto qualche passaggio in televisione o al cinema, oppure di altre ancora che attendono di essere recuperate per il loro enorme prestigio dato alla celluloide stessa. In questa prima tappa tratterò del dramma romantico di Izumi, l'autore dello yakuza eiga di "A Legend of Turmoil" (1992), tutt'oggi inedito in DVD e circolante in videocassetta.

Volantino del film.
Credit: Mayumi Wakamura Fan Page
Kumiko (Mayumi Wakamura), fotoreporter in erba, ha il fidanzato Toru (Ken Ishiguro) sin dai tempi della scuola, ma è titubante nello sposarsi con lui. Un giorno, la madre di Kumiko passa a miglior vita e nello stesso momento riceve un'offerta per recarsi in Italia e scrivere un racconto: accetta e si reca a Firenze per conoscere Marco Embriani (Giuliano Gemma), noto imprenditore ed icona del mondo della moda italiana, ma suo figlio Paolo (Raffaele Buranelli) lo odia a causa della rottura dei rapporti con la famiglia per inseguire il successo. Paolo si apre così a Kumiko, ma lei dovrà scegliere tra costui e Toru...

Passaggio televisivo
del film su "Osaka TV",
datato 21 giugno 1991
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Credit: Mayumi
Wakamura Fan Page
Antesignano del "Calmi Cuori Appassionati" (2001) di Isamu Nakae, con un cast perlopiù televisivo: Mayumi, come ci segnala IMDB, aveva fatto la gavetta in serie televisive, esordendo nel drama di "Hassai Sensei" nel 1987, prima del suo arrivo sul grande schermo un anno prima. Dello stesso esito è il nostrano Raffaele, che ha esordito nella serie "Due Fratelli" (1987) di Alberto Lattuada e per arrivare nei grandi schermi con la produzione statunitense di "Capitan America" nel 1990. Completa il tutto l'apparizione di Gemma, da un cinema italiano di genere in profonda crisi sin dagli inizi degli anni '80, anche lui attivo in serie televisive come "Dagli Appennini alle Ande" (1990) e "Rally" (1988). Ken considerabile un veterano del cinema nipponico, in costante lavoro sin dal 1979 e ben presto sarebbe approdato nel dramma investigativo di "Furuhata Ninzaburo" tre anni dopo. 

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COMMENTO SUL CONTESTO
L'inizio degli anni '90 aveva simboleggiato per l'industria cinematografica italiana una lieve avventura in zattera sin dal declino dello scorso decennio, considerando la migrazione di massa di molti attori in ambito televisivo, decretando la fine di un'era che riusciva a tenere testa ai blockbusters hollywoodiani. Uno scenario simile si era ripetuto in Giappone con la transizione di molti attori sia in ambito televisivo che in pellicole a basso costo (direct-to-video), dato il declino accelerato delle grandi case produttrici come la Shochiku (oramai supportata in tutto e per tutto dalla saga di Otoko wa Tsurai yo) e dalla Nikkatsu (pilastro fondante dei pinku eiga, che nel 1988 lascia per sempre il filone con "Bed Partner"), prossima alla bancarotta. In questo periodo, pochi registi riescono a malapena nell'emergere contro il solido basamento di Hollywood e sono artigiani come Izumi.

martedì 16 settembre 2025

Sicario Solitario (Kanashiki Hittoman) - 1989

Regia: Haruo Ichikura
Soggetto: Yukio Yamanouchi
Sceneggiatura: Giho Sugiyama, Isao Matsumoto
Produttore: Minorio Kuriko, Koshige Shundo, Tan Takaiwa
Casa di produzione: Toei
Distribuzione: Toei
Fotografia: Takeshi Hamada
Montaggio: Isamu Ichida
Musiche: Tadao Takakuwa, Yuji Ohno
Scenografia: Yoshikazu Sano
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Data di rilascio: 9 settembre 1989
Finalmente ho l'onore di scrivere qualche riga sull'attuale marito della famosissima ex-idol Momoe Yamaguchi, tale Tomokazu Miura: insieme dal 1974 per via di uno spot pubblicitario della Glico ed in brevissimo tempo divenne una stella del grande schermo per i films romantici assieme a Yamaguchi, tanto da venire soprannominati dalla stampa locale come la "Golden Combi". Dopo il ritiro della Yamaguchi dai riflettori nel 1980, Miura ebbe dei problemi a livello attoriale per una gran parte del decennio, fino alla consacrazione definitiva come attore negli yakuza eiga di fine anni '80 e in grandi firme come quelle di Nobuhiko Obayashi nel 1986 (il padre di Soutaroh in "Bound for the Fields, the Mountains, and the Seacoast") e nel recentissimo "Perfect Days" di Wenders a livello mondiale. 

Il giovane teppista Takagi (Tomokazu Miura) viene reclutato come yakuza dalla Arai-gumi e dopo le continue risse con i loro alti dirigenti, riesce a farsi un nome nel clan fino ad attirare l'attenzione della giovane mamma single Yoko (Hisako Manda), sospesa tra un altro yakuza e Takagi. Dopo un duello di piombo tra lui e Takagi, egli diverrà il marito di Yoko e nel corso degli anni si inaspriscono i conflitti con la rivale Matsuoka-gumi, tanto che lo stesso Takagi dovrà decidere se prendersi cura della propria famiglia o mettere al primo posto la Arai-gumi...

Decisamente tra i migliori yakuza eiga degli anni '80, dove il genere era in completa agonia. Non spreca nemmeno un minuto per riassumere la vita turbolenta del fittizio Takagi, vista in flashback per una gran parte del film e servita con crudezza fino al termine per nulla scontato. Miura esemplare per la sua umanità e per la dolorosa caratterizzazione del suo personaggio, da scheggia impazzita alla Rikio Ishikawa ad un Noboru Ando meno eccentrico ma capace di essere sentimentale. Con una fotografia claustrofobica che mette da parte lo stereotipo dei quartier generali ampi delle yakuza (già visto in "A Legend of Turmoil" nel 1992), più incentrata sulle tenebre della notte, atte a indicare la distanza costretta del rapporto di Miura con Hisako; che si serve anche delle giornate plumbee e di inquadrature panoramiche per respirare dal climax della pellicola. Montaggio ben curato nelle scene al cardiopalma e dalle musiche che orchestrano tensione e pressione, specialmente verso il finale. Nel reparto azione, il film ci delizia interminabilmente con numerosi stratagemmi ingegnosi (come la granata che esplode in aereo) per coinvolgerci in questo uragano distruttivo, degno dei tempi di Fukasaku. 


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 10 settembre 2025

Il Triangolo della Droga: Tokyo-Seoul-Bangkok (Tokyo-Souru-Bankokku: Jitsuroku Mayaku Chitai) - 1973

Regia: Sadao Nakajima
Sceneggiatura: Sadao Nakajima, Koji Takada
Produttore: Goro Kusakabe, Masao Sato
Casa di produzione: Toei
Paese di produzione: Giappone, Hong Kong, Thailandia, Corea del Sud
Distribuzione: Toei
Fotografia: Toshio Masuda
Montaggio: Isamu Ichida
Musiche: Ichiro Araki
Scenografia: Jiro Tomita
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Data di rilascio: 15 settembre 1973
Gli anni '70 furono molto prolifici per gli yakuza eiga, soprattutto dopo la svolta epocale di Fukasaku. Nello stesso anno, Sadao aveva già regalato al pubblico un'altra opera del genere che non solo fotografava la società nipponica dell'epoca, ma anche lo stato di un gangster "wannabe" travolto dal suo stesso codice d'onore, praticamente la sua transizione definitiva ai "jitsuroku eiga" dopo avere lanciato la saga dei fratelli Vipera nel 1971. Dalle caratteristiche pare un prequel alla dualogia dell'agente della narcotici Kikuchi, data la ricerca ossessiva di Sonny nel catturare l'assassino e l'organizzazione dietro di esso...

Il camionista Tatsuya (Sonny Chiba) approda a Seoul per ottenere le ceneri di sua sorella defunta, a seguito di un tragico incidente in auto in cui è defunto anche il suo nuovo marito, dove nascondeva un segreto mortale. Si viene a scoprire che l'ex-marito Ryuji (Hiroki Matsukata) di sua sorella è vivo ed è un narcotrafficante attivo in Estremo Oriente: Tatsuya giura vendetta e tramite una vasta rete di informatori che pedinano Ryuji, lo insegue fino in Indocina...

Spettacolare yakuza eiga che prova a fondersi con il genere avventuroso, ma purtroppo con ben poca sostanza nel mezzo: si passa di fretta in alcuni luoghi, ma senza imprimere su celluloide la bellezza di alcune locations, come per esempio Hong Kong. Tutta la durata della pellicola si concentra sul giocare a nascondino tra Sonny ed Hiroki, in attesa che da ambedue le parti si consumi la vendetta, con una Corea del Sud ancora lontana dall'essere la superpotenza economica attuale ed una Thailandia dal fascino senza tempo delle sue architetture all'aperto. Si segnala la presenza di Tsusai Sugawara, ancora una volta all'opera contro i famigerati "tre mali" e dove presta dell'onorato servizio pubblico agli spettatori di ieri e di oggi; oltre a quella di Nora Miao, per nulla sprecata e lasciata da parte. Fotografia che aiuta nelle boccate d'aria dal clima tetro del film, soprattutto a livello architettonico e paesaggistico; montaggio ben congegnato nelle scene clou ed una musica che, ahimè, non aiuta parecchio. Sonny leggendario come al solito, qui più ostile e desideroso di vendetta.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 5 settembre 2025

Giovani Ragazzi (Young People) - 1972

Regista: Chang Cheh
Sceneggiatura: Ni Kuang, Chang Cheh
Produttore: Run Run Shaw
Casa di produzione: Shaw
Paese di produzione: Hong Kong, Cina
Distribuzione: Shaw
Coreografie: Tong Kai, Lau Kar-Wing
Fotografia: Kung Mu-To
Montaggio: Kwok Ting-Hung
Musiche: Frankie Chan
Trucco: Wu Hsu-Ching
Costumi: Li Chi
Finalmente torniamo a parlare di Cheh, letteralmente il top di gamma della Shaw, qui pronto a rilanciare alcuni dei talenti che lui ha scoperto nello scorso decennio appena concluso. E anche top di gamma è stata la scelta del regista di ambientare il tutto al "Chung Chi College", all'epoca trasferitosi da appena 13 anni nella valle di Ma Liu Shui. Avendo bisogno di ulteriori ragazzi per riempire le classi del conglomerato dell'Università Cinese di Hong Kong, i volti noti della casa si sono divertiti parecchio nell'essere loro stessi al picco della migliore età della vita.

Il batterista Hung Wai (David Chiang) dirige il club del college, dove approda la timida cantante Po-Erh (Agnes Chan); ma la stella del basket Lam Tat (Ti Lung) e delle arti marziali Ho Tai (Chen Kuan-Tai) sono costantemente in faida per la principessa (Irene Chen), che si innamora per chi dei due brilla di più. Hung vuole la pace fra i due...

Tentativo riuscito con successo da parte di Cheh nell'orientarsi in un genere completamente diverso dai suoi direttissimi gongfupian, dove qui riesce a mettere assieme un inno alla giovinezza, dedita allo sport e all'amicizia. Nonostante alcuni clichés da commedia romantica (la ragazza contesa tra due ragazzi, competitività al college per fare colpo, etc...), ci troviamo dinnanzi ad una capsula del tempo ben eseguita dal guardaroba vivace e dai personaggi capaci di stimolare qualsiasi desiderio noi abbiamo in ambito sportivo: insegnano valori in cui dobbiamo credere, per accrescere la propria autostima. Fotografia che ci ricorda quanto siano belli i colori e che sfrutta gli ampi spazi urbani, inclusi quelli del college, per dare l'idea di amplificare le passioni dei protagonisti e di abbattere il pregiudizio che solo i colleges statunitensi sappiano fare questo genere di films. Montaggio ben spedito che si serve anche di ottime transizioni, per spostarci da un luogo all'altro. Completa il tutto la colonna sonora da musical e le inconfondibili coreografie di Chen, capace di usare come cuscini i suoi nemici...


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 2 settembre 2025

Una Lotta Eroica (A Heroic Fight) - 1986

Regia: Chiu Chung-Hing
Sceneggiatura: Chiu Chung-Hing
Produttore: Hsu Li-Wa
Casa di produzione: Goodyear Movie Company
Coreografie: Chiu Chung-Hing
Fotografia: Chuang Yang-Chien, Louis Yuen
Montaggio: Chiang Huang-Hsiung
Musiche: Chik Yue-Long
Trucco: Yau Yee-Chu
Secondo lavoro su grande schermo del veterano Chiu, del quale si conosce poco di lui: esordisce come attore nel gongfupian taiwanese di "The 7 Grandmasters" (1977), per poi trovare subito impiego come coreografo al porto nel "Snaky Knight Fight Against Mantis" (1978) del medesimo genere e soprattutto lavorò al fianco dell'immenso Yuen Woo-Ping per ben due volte tra il 1981 e il 1982. Una volta carpito lo stile di Ping, approda sulla sedia da regista nel 1985 con il gongfupian di "Exciting Dragon", scrivendolo e coreografandolo. Lascia definitivamente il mondo del cinema nel 1990 con il wuxia di "The Twelve Fairies", con all'attivo un totale di 9 films come regista e 15 come attore.

La nipote del boss della triade Barner (Chin Ti) rimane vittima di un rapimento per via di una gang thailandese che vuole smerciare droga attraverso le sue connessioni: subito la giovane Hsiao Long (Lin Hsiao-Lu) la trae in salvo grazie ai suoi marchingegni pirotecnici e subito diviene amica del boss, assieme a tutto il quartetto capitanato da suo padre Lin Wang (Chiu Chung-Hing), che gestiscono una piccola casa cinematografica specializzata nel genere wuxia. Non è dello stesso parere la guardia del corpo Wey (Dick Wei), furioso per via della promozione ottenuta dal suo collega (Chang Shan): decide così di prendere il controllo della triade...

Interminabile caleidoscopio di acrobazie, dalle risate assicurate. Soprattutto per l'ingegnosità sfruttata al massimo dal quartetto negli effetti speciali per combattere i nemici di Chin, che mai arrivano sulla soglia del banale: ne prevengono la loro apparsa! E spero che qualche designer prenda spunto dalla casa dove risiede il quartetto, praticamente capace di fare concorrenza a mobilifici svedesi senza fare troppa fatica. Montaggio rapido e coordinato per una eccezionale visione senza intoppi di una fotografia che nonostante non abbia nulla di interessante a livello visivo, si può considerare movimentata per le azioni rapide di tutto il cast. La colonna sonora è degna di un cartone animato. A parte qualche sketch comico un po' datato per l'epoca, rimane meravigliosamente guardabile.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 1 settembre 2025

L'Uomo che ha Sparato al Boss (Don o Totta Otoko) - 1994

Regia: Sadao Nakajima
Produttore: Goro Kusakabe
Sceneggiatura: Koji Takada
Musiche: Toshinori Kondo
Horai (Hiroki Matsukata), prossimo ad essere rilasciato dopo 18 anni dietro alle sbarre per l'omicidio perpetrato nei confronti di un boss rivale, viene attaccato da un detenuto appartenente a una yakuza rivale. Prolungato di un mese il rilascio, Horai diventa amico di un bosozoku e torna a casa assieme al gruppo: una volta notato il completo cambiamento della città, ben presto scopre che qualcuno lo vuole morto... sarà costretto a cercare il colpevole, a causa della terra bruciata intorno a lui.

La situazione degli yakuza eiga negli anni '90
Il genere era già in profonda crisi sin dal termine dello scorso decennio, a causa della diffusione capillare delle videocassette nelle case giapponesi, praticamente un'alternativa a basso costo nel vedere i films in sala. Nonostante il clamoroso successo di "Yakuza Wives" (1986), tale da generare altri 15 sequel, definita da molti critici la saga di maggiore successo del genere negli anni '80, nelle sale continuava la catastrofe ed i profitti erano blandi. Al di fuori da questa situazione tragicomica, il nuovo arrivato Kitano riuscì a portare ancora nelle sale il genere con capolavori come "Sonatine" (1993), assieme al controverso Miike che ampliò al di fuori dal paese di origine il filone, con l'esempio di "Rainy Dog" (1997). Anche quando la Toei decise di concentrarsi del tutto sulle pellicole direct-to-video dal 1989, i films a basso costo riuscirono a riportare il genere in auge ed a dare luogo ad una nuova generazione di registi come Rokuro Mochizuki in "Onibi" (1997), assieme ad attori affidabili come Sho Aikawa in cult come la dualogia di "Neo Chinpira" (1990-91). In una riunione del 1993 con l'allora presidente della casa Shigeru Okada, la situazione era così insostenibile che non solo decise di smettere di produrre gli yakuza eiga, ma diede delle istruzioni per non girare films che non vendono e che generano perdite: il clamore mediatico che ne seguì attirò anche l'attenzione del Washington Post oltreoceano, descrivendo il tutto come il termine di un'epoca. Così, la casa decise nel 1994 di pubblicizzare il film in questione come il loro ultimo yakuza eiga: se la pellicola non avesse incassato 400 milioni di yen al botteghino, avrebbero smesso di produrli definitivamente... ne incassarono solo 200 e decisero di abbandonare la nave prossima al naufragio.

In conclusione...
Passabile ninkyo eiga diretto e sceneggiato con il T9 per una gran parte della durata, dove Sadao ha deciso di essere trasparente e di lasciare il film al servizio della caratterizzazione di Matsukata, oltre alle persone che lo circondano (con tanto di camei da parte di Sugawara ed Umemiya). Ci troviamo di fronte all'anatomia di un uomo solitario ed incapace di orientarsi in una società profondamente mutata, dai valori lasciati a prendere polvere nella soffitta del dimenticatoio generale, il tutto incorniciato dalla freddezza passivo/aggressiva dei suoi sguardi malinconici. Montaggio nella media e ben circoscritto nelle scene d'azione, con una colonna sonora perfetta per il tema glaciale del film: jazz con alcune sfumature funky, per dare l'immagine del fato funesto del personaggio di Matsukata come ai tempi d'oro del genere, ma in un contesto moderno dove non si può sfuggire al regolamento di conti. Fotografia dai colori a pastello, desaturati, per dare una tiepida accoglienza nel mondo sbiadito del protagonista, arricchita dai neon della megalopoli di Osaka e dalla sua architettura futurista, ingredienti che sono riusciti a cancellare la sua immagine tradizionale del passato.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 19 febbraio 2025

5 anni di Sottobosco! Come è nato il progetto e il perché lo porteremo ancora avanti

Cari spettatori del Sottobosco,
è da un anno che ho smesso di scrivere in questo luogo. E' il luogo dove mi sono fatto le ossa e da dove ho cominciato la mia carriera di recensore, che in seguito si è evoluta a divulgatore culturale con un solo obiettivo: portare in Italia la parte ancora non vista dell'Asia.
Oggi, il 20 gennaio di cinque anni fa', ho deciso di cambiare per sempre la mia vita: ho voluto divenire un allievo della settima arte e da allora vedo tutto ciò che mi circonda con occhi diversi.

Il poster qui a fianco è stato il mio primo film in assoluto ad essere recensito sul blog, uscito tre giorni dopo sul blog. Ovviamente un testo in miceneo era più comprensibile del mio dettato delle medie, ma fu un primo passo decisivo alla mia avventura appena iniziata. Dato che dal 2016 mi sono appassionato al genere del poliziottesco, la storia di Maurizio Merli e di altri sparatori del genere come Luc Merenda e Claudio Cassinelli mi interessarono parecchio, oltre alla campagna di denigrazione avvenuta in passato nei confronti del genere: in particolar modo mi è balzato all'occhio il cult di "La Polizia Ringrazia" (1972), che fece partire il filone del genere grazie al suo enorme successo di pubblico... ma non da parte della critica, che tacciò il film di "fascismo". Stessa sorte ebbe anche il noir lenziano di "Milano Odia: la Polizia Non Può Sparare" (1974), inserito nella minestra della destra reazionaria da parte del Morandini. Decisi così di passare al filone della denuncia politico/sociale, che porta il nome di Damiano Damiani... inutile dire che rimasi colpito dal thriller di "Io Ho Paura", con un Volonté al massimo della sua forma dopo la sfuriata alla polizia nel famosissimo film di Elio Petri del 1970. E così via, conobbi Stelvio Massi e il sottovalutato Franco Gasparri nella trilogia di Mark, Mario Caiano che si gettava nel genere del poliziottesco assieme ad altri colleghi come Sergio Martino e Luciano Ercoli.

In seguito, grazie alla natura sociale del poliziottesco, venni a conoscenza anche del genere spagnolo del "cine quinqui", ossia il "cinema delinquente" della Spagna post-franchista. Protagonisti furono i giovani delinquenti di quegli anni che pur di avere del pane da mettere sotto i denti in una nazione in profonda crisi economica, si misero a rubare (lo scippo sopra tutti) e cadere in dipendenza da droghe. Il poster qui a fianco è il "Cani Randagi" (1977) di José Antonio de la Loma, il capostipite del genere: personalmente considerato dal sottoscritto come il miglior film sulla criminalità di strada mai realizzato. Seguono altri due capitoli che vanno a completare la trilogia, che fotografano i turbolenti anni '70 della penisola iberica. Sulla scia del successo della trilogia di Loma, si fa' spazio anche Eloy de la Iglesia con i films più spinti mai realizzati sulla dipendenza da stupefacenti di quel periodo... nelle sale fece uscire il "Navajeros" (1980) con José Luis Manzano, tratto dalla vera storia di José Joaquin Sanchez Frutos (alias "El Jaro"), dove andrà incontro a una fine brutale quanto spietata. Nel 1983 gira il film di maggiore successo commerciale in assoluto del genere, "El Pico", ambientato in una grigia e cupa Bilbao dove il giovane figlio di un comandante della Guardia Civil è assuefatto dalle droghe e cercherà di uscire dalla spirale, tale da girare l'omonimo sequel nel 1984. Si segnala anche il "Deprisa, Deprisa" (1981) di Carlos Saura.

Nell'estate del 2020 ebbi l'occasione non solo di conoscere la trilogia di Mark, ma anche il celeberrimo Jackie Chan e il suo esplosivo "Police Story" (1985)... che mi portarono a conoscere attori ed attrici del gongfupian contemporaneo come Yukari Oshima, Moon Lee e Waise Lee. Subito trovai interessante la minuscola produzione di "Close Escape" (1989), per via dei cazzotti ad alta velocità, ma alla fine non era nulla di che. Dopodiché andai a visionare i "police dramas" portuali, specialmente quelli targati Shaw. "Men From the Gutter" (1983) fu uno dei primi esempi seri del genere poliziesco, che seguiva la New Wave dell'epoca. Nel poliziesco portuale conobbi uno dei miei attori preferiti, tale Danny Lee, sin dalla sua collaborazione con John Woo nel suo famosissimo "The Killer" (1989). Il suo "Road Warriors" (1987) fu un enorme successo e lanciò la sua casa di produzione (Magnum Films Limited) fino alla chiusura dei battenti negli anni 2000. Da allora il genere dei "police dramas" di Hong Kong è tutt'ora uno dei miei preferiti, anche grazie all'influenza di altri registi come Alex Cheung e Wang Chung, lanciato dalla Shaw nel 1973 con "Police Force".

Ed era inevitabile un mio avvicinamento al cinema giapponese, di cui nutro già una passione sin dalla tenera età (Conan Edogawa, grazie!). Yasuzo Masumura fu subito uno dei registi che mi attirarono subito per come abbia portato a casa propria il nostrano neorealismo e lo abbia adattato ai canoni del noir giapponese. Uno tra questi esempi è il "Black Test Car" (1962), che illustra i metodi scorretti tra due case automobilistiche per cercare di raccattare più informazioni possibili per sabotarsi a vicenda. Ed è inutile dire che ho seguito a ruota quasi tutta la sua filmografia, soprattutto il "Giants and Toys" (1958) che illustra il Giappone consumistico dell'epoca. Oltre al re della pop art Seijun Suzuki, che lanciò per sempre la carriera di Jo Shishido nella sua "farfalla", spiccano altri registi come Toshiya Fujita che avevano fatto la gavetta nel genere dei "seishun eiga" e Toru Murakawa, ammiratissimo per il personaggio di Yusaku Matsuda... altro mio attore preferito del cinema nipponico, assieme a Tetsuya Watari (grazie alla serie televisiva di "Seibu Keisatsu"). Inutile dire che scavando a fondo ho scoperto altri magnifici registi come Kazuhiko Yamaguchi, Norifumi Suzuki... assieme al genere "yakuza eiga", sia nell'era dei "ninkyo eiga" di Yasuharu Hasebe e nell'era "jitsuroku eiga" di Kinji Fukasaku, fino al suo declino negli anni '80. Opera degna di concludere il genere dei "ninkyo eiga" fu il "A Legend of Turmoil" (1992) di Akiyoshi Kimata, con l'ultimo ruolo al cinema di Akira Kobayashi.

...fino alla mia trasferta su Dejima, agli inizi del 2024.
Da lì in poi conobbi altri registi come Nobuhiko Obayashi, che è diventato il mio preferito assieme a Yasuzo Masumura, per i suoi caleidoscopi capaci di qualsiasi marchingegno fotografico e meccanico, tali da raggiungere livelli mai visti nella storia del cinema. Toru Kawashima per avere lanciato la carriera di Shoji Kaneko, purtroppo defunto ancora prima che potesse cominciarla a causa di un cancro allo stomaco, grazie al personaggio di "Ryuji" (1983). Ci saranno altri registi e cineasti di cui parleremo in futuro, ma ora è giunto il momento di lasciare la parola al co-fondatore Kyle, maestro del cinema perduto.

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A  tutti gli iscritti del Sottobosco(e del Sottobosco originale) dico un grande grazie per il supporto in questa avventura fra il perduto e il dimenticato, è stato un viaggio incredibile, fra misteri e meraviglie della cinematografia nostrana e internazionale ma il viaggio non è che è iniziato, l'avventura continua!
Fin dalla primissima recensione di questo progetto(il Mostro di Frankenstein del 1920, per chi se l'è perso), io e il mio collega abbiamo sempre cercato di portare articoli di qualità, con dietro giorni(o in alcuni casi, come per "El Fantasma de la Opera" settimane) di ricerche e scoperte per poter offrire il meglio dell'informazione ai fan del cinema sia odierno che vintage, ma questa fatica e ricerca è premiata dal fatto che voi avete sempre apprezzato il nostro lavoro, sia chiaro, dal canto mio, non sempre perfetto, nonostante tutto, c'è sempre stato l'appoggio e il riscontro positivo da parte di voi fan del Sottobosco e della settima arte. Detto questo, vorrei preicsare che il Sottobosco del Cinema seppur sia stato "inglobato" dal nostro nuovo progetto "Dejima Island", non smetterà di esistere, infatti gli articoli su film perduti, riprenderanno eventualmente.
Detto anche questo, non posso far altro che ringraziare nuovamente tutti i cultori che ci hanno sostenuto e continuano a farlo.
"il Sottobosco vive, lunga vita al Sottobosco"...

domenica 25 febbraio 2024

Ci siamo trasferiti!

 Cari spettatori del Sottobosco, grazie per averci seguito in tutti questi anni.
Sono stati anni intensi e colmi di rafforzamento per gli hobbies dei miei colleghi.
Ci avete visto recensire pellicole dagli angoli più sconosciuti del mondo e addirittura una massiccia riscoperta di generi oramai confinati in qualche soffitta polverosa di qualche archivio cinematografico in Europa o in Asia...
Abbiamo trattato svariati argomenti, dal poliziottesco al triad movie, dal romantico al coming of age drama, senza lasciarci sopraffare dalle emozioni e rimanendo sempre obiettivi in merito...
Abbiamo, inconsapevolmente, accumulato numerosi primati nazionali e addirittura mondiali, assieme alla vostra presenza e al nostro meticoloso lavoro... meglio di qualsiasi lingotto d'oro della migliore manifattura.

Ma ora è giunto il momento di cambiare. Tranquilli: non è un addio.
Emigriamo in un luogo dove potremmo trattare ampiamente diversi generi, senza scatenare disguidi e dove scriveremo articoli più disparati...
E siete tutti invitati all'inaugurazione di una nuova community che farà della sua cultura (priva di padroni) la sua carta vincente.

Vi aspettiamo nell'isola virtuale di Dejima!
https://thedejimanetwork.wixsite.com/tsukishima/home

mercoledì 14 febbraio 2024

Estetica di un Proiettile (Teppodama no Bigaku) - 1973

 
Anno: 1973
Regista: Sadao Nakajima
Casa di produzione: Art Theatre Guild
Paese di produzione: Giappone

CAST
Tsunehiko Watase
Miki Sugimoto
Mitsuru Mori
Asao Koike
Ichiro Araki
Takuzo Kawatani
Jun Midorikawa

ATTENZIONE: SPOILER!

Diretta dal sosia di Norifumi Suzuki, entra alla Toei nel 1959 ed inizia a lavorare come assistente alla regia, al fianco di registi come Masahiro Makino e Tadashi Imai. Esordisce alla regia nel 1964 con il jidaigeki di "Female Ninja Magic" e vince immediatamente il premio di "miglior nuovo regista" dalla Directors Guild of Japan nel 1966, con "Yakuza Hoodlums": che a dispetto dei jidaigeki ambientati nel Giappone pre-occidentalizzato, è un gendaigeki sia teatrale che cinematografico ambientato nel Giappone contemporaneo. All'attivo un totale di 60 films da regista, si segnalano due yakuza eiga di prestigio come "Yakuza War: The Japanese Don" e "The Godfather Ambition", entrambi girati nel 1977 e degni di essere definiti dei kolossals del genere. Insegnò all'Università delle Arti di Osaka per tre decadi (1987-2008) e lavorò anche in ambito televisivo, soprattutto per la serie jidaigeki di "Kogarashi Monjiro" (1972-73), all'epoca giunta in Italia tramite l'ormai defunta TeleMonteCarlo nel lontano 1982... lascia definitivamente il mondo del cinema nel 2018 e passa a miglior vita a giugno del 2023, all'età di 88 anni.

Koike Kiyoshi è il classico squattrinato che si guadagna da vivere vendendo conigli e ritrovandosi continuamente nei guai con i debiti di gioco, ma un giorno viene assunto come sicario da una yakuza... si ritroverà a vagabondare per le strade di Miyazaki con diverse donne alle spalle, fino a fare il cuoco in un hotel. Una volta che la sua ex-ragazza si ripresenta da Koike, scopre che il clan è furioso per il suo non avere portato nulla a termine e preso dalla furia attira anche l'attenzione della polizia: la situazione precipita e spara a uno dei due detectives, l'altro lo ferisce all'addome e passerà a miglior vita nel mentre stava per recarsi al Monte Kirishima...

Anatomia di cosa possa accadere ad un omuncolo che cerca di essere un qualcuno, soprattutto se il suo egocentrismo aumenta a dismisura con la possessione di una pistola. Eccezionale lavoro in ambito fotografico, con l'utilizzo di flashback, colori vivaci e telecamera a mano alla Fukasaku... inclusi dei primi piani nei titoli di testa che ci inducono a pensare che l'uomo è ingabbiato dal feroce consumismo e ne è schiavo. Montato discretamente, accompagnato da una colonna sonora che strilla slogan anticonformisti nei confronti di un personaggio condannato ad essere vittima del desiderio che tanto vorrebbe. Sublime l'interpretazione di Miki Sugimoto, atta a rappresentare l'ambizione sfuggente di Tsunehiko... 


Prodotto e distribuito dalla Art Theatre Guild, casa che diede i natali a molte opere della "noberu bagu" giapponese... garanzia di culto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 11 febbraio 2024

L'Età del Successo (Seonggong Sidae) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Jang Sun-Woo
Casa di produzione: HwangKiSung Films, Korean Academy of Film Arts
Paese di produzione: Corea del Sud

CAST
Choi Bong: Isa Gu
Choi Ki-Yeong: donna di supporto
Lee Eung-Kyung: donna di supporto
Gong Sang-Suk: donna di supporto
Hwang Chun-Su: deputato divertente
Lee Hye-Yeong: Sung So-Bee
Kim Hyeon-Suk: sig.ra Kim
Jang Jeong-Nim: cheerleader
Jang Jeong-Wook: seconda guardia del corpo
Jeon Min-Ja: cheerleader
Jin Jeong: Hwa-Jang
Jeong Seong-Mo: primo studente
Jin Ji-Seon: terzo studente
Jo Han-Jin: prima guardia del corpo
Kang Hyeon-Jin: donna
Kim Chung-Mong: Bi-Sa
Kim Hyo-Min: cheerleader
Kim Ji-Eun: donna
Kim Jin-Ui: secondo studente
Kim Ki-Beong: Shin Sil-Jang
Kim Kyeong-Ran: assistente traslocatore
Kim Man-Hui: modella della pubblicità
Kim Mi-Hyeon: cantante della pubblicità
Kim Na-Woon: donna
Kim Woo-Gak: donna
Kim Yeong-Jin: Yoo Jeon-Su
Kim Yeong-Suk: secondo assistente traslocatore
Lee In-Na: modella della pubblicità
Lim Seong-Deok: sig. Han
Min Bong-Ki: cheerleader
Mun Chang-Kil: sig. Jeong
Mun Jang-Geun: fotografo delle modelle
Na Han-Il: secondo Shin Sil-Jang
Na Seong-Eun: ragazza nell'ascensore
No Sa-Kang: Min Beob-Gwan
Park Yong-Gwan: artista
Roh Hye-Jeong: donna di supporto
Seong Hae-Nam: figlio di Sajang
Shin Chung-Seok: padre
Shin Jeong-Woo: donna di supporto
Ahn Sung-Ki: Kim Pan-Chok
Tae Il: Oh Ga-Gang
Yeo Kyun-Dong: Sawon Jung-Ryuk
Yoo Eun-Gyeong: donna
Jung Yu-Mi: Ryu Jae-Byeong

ATTENZIONE: SPOILER!

Prima volta che mi addentro nel cinema sudcoreano, prima volta che respiro aria di culto nella penisola. Secondo lavoro su grande schermo di Jang, dove già allora si era fatto un nome nel mondo del cinema sudcoreano, scrivendo recensioni e sceneggiature da ogni dove... fino a quando nel 1986 esordisce con "Seoul Jesus", usando proprio una delle sue sceneggiature. Definito dalla critica come "sarcastico" e "realistico", continuò a farsi notare per le controversie nelle sue pellicole: in "Bad Movie" (1997) gli furono censurati ben 30 minuti di film a causa di dei contenuti inappropriati, e furono rilasciati soltanto all'estero. Eclatante il caso di "Lies" (1999), pesantemente censurato in Corea del Sud e girato probabilmente sulla scia dei pinku eiga alla Nagisa Oshima. Lascia definitivamente il mondo del cinema nel 2002, con un fantascientifico.

Kim Pan-Chok (il cui nome significa letteralmente "promozione delle vendite") viene assunto nel reparto vendite dell'azienda di dolcificanti Yumi. A seguito di un malore per via della feroce concorrenza della Gammi, in ospedale elabora un piano per scardinare l'azienda rivale e viene assegnato al dipartimento di pianificazione: nel frattempo finge una storia d'amore con Sung So-Bee, la proprietaria di un bar, per spillare informazioni dalla Gammi. Riuscito a giungere ai vertici dell'azienda, la Gammi si vendica con l'uscita di un dolcificante rivoluzionario che ribalterà totalmente l'operato della Yumi... e Kim verrà ben presto dimenticato dall'azienda e tradito da Sung con il figlio del presidente della Gammi. Una volta respinto il suo ultimo tentativo per scardinare la Gammi, Kim si toglierà la vita in auto.

Tragicommedia ai suoi massimi. Per un attimo sembrava di essere in un film di Masumura, poi in uno di Yoshida per il tragico finale... fotografia che immortala con dei colori molto accesi Seoul come una metropoli dove regnano grandi corporazioni, prive di pietà per qualsiasi persona che vi metta il dito, con l'uso frequente della notte per indicare il noir che si nasconde nel film. Montato senza problemi e con un guazzabuglio musicale che rievoca sia l'essere in trincea che il provare a raggiungere Godard nel militare in una mansione pseudo-intellettuale come il pubblicista. Ahn perfetto nell'interpretare il malvagio che crolla nel suo stesso codice d'onore, Lee nell'essere quella spina che ha forato l'egocentrismo del personaggio di Kim.

Morale? Se prendete ispirazione da un politico tedesco che trascinò la Germania nella WW2, il declino sarà inevitabile... e anche violento.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 8 febbraio 2024

Il Giorno Più Lungo del Giappone (Nippon No Ichiban Nagai Hi) - 1967 | Cosa Accadde Durante la Notte del 15 Agosto del 1945

Regista: Kihachi Okamoto
Fotografia: Hiroshi Murai
Sceneggiatura: Shinobu Hashimoto
Casa di produzione: Toho
A seguito del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, sia i militari che il governo sono in completo disaccordo sulla domanda degli Alleati di arrendersi. Il Ministro della Guerra, Anami, rigetta la richiesta e spinge l'esercito a combattere anche fino all'ultimo soldato... ma l'imperatore Hirohito accoglie la richiesta e decide di arrendersi. Scatta così la furia del maggiore Kenji Hatanaka, che durante la notte del 14-15 agosto del 1945 orchestra disperatamente un colpo di Stato ai danni dell'imperatore assieme all'aiuto del collega Takeo Sasaki nell'assassinio del Primo Ministro...


Il tentato colpo di Stato da parte di Hatanaka e Sasaki
Alle 21:30 del 14 agosto, Hatanaka mise in atto il suo piano: il Secondo Reggimento della Prima Guardia Imperiale entrò nel parco del palazzo assieme a un altro battaglione già presente nel luogo. Hatanaka riuscì a convincere il comandante del secondo reggimento, affermando (falsamente) che sia Anami ed il resto delle forze armate fossero coinvolte nel colpo di Stato. Fino alle 2 del mattino del 15 agosto, i ribelli provarono a convincere altri superiori nell'esercito nel partecipare al golpe, fallendo nel loro intento. A pochi istanti dalla fatidica ora, Anami si tolse la vita. Nel frattempo, a Yokohama, un altro gruppo di ribelli guidato dal capitano Takeo Sasaki si diresse verso la casa del Primo Ministro (Suzuki Kantaro) per tentare di assassinarlo: quest'ultimo riuscì a fuggire pochi minuti prima del loro arrivo, grazie alla chiamata del suo segretario di gabinetto. La sua casa fu bruciata. Si recarono alla tenuta di Kiichiro Hiranuma, ma riuscì nuovamente a fuggire da un cancello laterale: stessa sorte, dolosa, della residenza. A Tokyo, verso la 1 del mattino, gli uomini di Hatanaka presero il controllo del palazzo: fu chiesto al tenente generale Takeshi Mori di unirsi alla ribellione, ma essendo fedele all'imperatore declinò il tutto e fu tolto di mezzo. 

Durante la notte, i ribelli di Hatanaka tagliarono le linee telefoniche e catturarono 18 persone, inclusi alcuni membri del Ministero ed alcuni membri della NHK: questi ultimi avevano appena terminato di registrare la resa dell'imperatore, ossia l'obiettivo dei golpisti. La ricerca fu più difficile del solito, a causa di un blackout scatenato dai bombardamenti alleati. Riuscirono a trovare anche il ciambellano di corte Yoshihiro Tokugawa e minacciarono di sventrarlo, ma lui disse di non sapere dove si trovava la registrazione. Verso le 3, Hatanaka venne a sapere che l'esercito si stava per dirigere al palazzo e così fu costretto ad abbandonare il piano. Il capo di stato maggiore dell'esercito del Distretto Orientale, Tatsuhiko Takashima, fu pregato da Hatanaka per concedergli almeno dieci minuti di trasmissione alle radio NHK per spiegare al Giappone cosa stesse cercando di fare... arrivarono le 5 del mattino ed Hatanaka andò negli studi della NHK, con una pistola in mano, per cercare di parlare alla nazione. Verso le 6, a seguito di una telefonata dall'esercito, Hatanaka si arrese e la ribellione fu smantellata: in un ultimo, disperato, tentativo si mise in motocicletta assieme a Jiro Shiizaki (lui a cavallo) a distribuire volantini per Tokyo. Alle 11, Hatanaka si suicidò con un colpo alla testa e Shiizaki lo stesso, sia con un pugnale che con la sua pistola.

In sintesi...
Kolossal insuperato nella sua ricostruzione accurata dei fatti avvenuti: dai mezzi alle armi, dalle locations alle divise dei personaggi. Cast stellare che vede la presenza del leggendario Mifune nel ruolo di Anami, consumato dalla disperazione e impotente di fronte alla decisione dell'imperatore. Diversa la situazione di Toshio Kurosawa nel ruolo di Hatanaka, accecato dal suo desiderio di proseguire la guerra contro gli USA e intensissimo nel non arrendersi fino alla fine. Primo tempo che si perde nella macchinosità degli eventi, nel secondo il film si mette in marcia e sfocerà inevitabilmente nel sangue... nonostante l'eccessiva durata del film, è degno di essere visto con pazienza: in ambito fotografico è colmo di didascalie che anticiperanno i jitsuroku eiga di Fukasaku e di focalizzazioni sui sentimenti disperati di tutti i protagonisti, atti a richiamare il cinepugno alla Ejzenstein in altre sessioni violente del film. Montato sublimemente, la colonna sonora ci aiuta nel suo non essere fastidiosa e perfetta per un film di guerra, assieme al narratore che immortala quei due maledetti giorni. 

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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