L'Uomo che ha Sparato al Boss (Don o Totta Otoko) - 1994

Regia: Sadao Nakajima
Produttore: Goro Kusakabe
Sceneggiatura: Koji Takada
Musiche: Toshinori Kondo
Horai (Hiroki Matsukata), prossimo ad essere rilasciato dopo 18 anni dietro alle sbarre per l'omicidio perpetrato nei confronti di un boss rivale, viene attaccato da un detenuto appartenente a una yakuza rivale. Prolungato di un mese il rilascio, Horai diventa amico di un bosozoku e torna a casa assieme al gruppo: una volta notato il completo cambiamento della città, ben presto scopre che qualcuno lo vuole morto... sarà costretto a cercare il colpevole, a causa della terra bruciata intorno a lui.

La situazione degli yakuza eiga negli anni '90
Il genere era già in profonda crisi sin dal termine dello scorso decennio, a causa della diffusione capillare delle videocassette nelle case giapponesi, praticamente un'alternativa a basso costo nel vedere i films in sala. Nonostante il clamoroso successo di "Yakuza Wives" (1986), tale da generare altri 15 sequel, definita da molti critici la saga di maggiore successo del genere negli anni '80, nelle sale continuava la catastrofe ed i profitti erano blandi. Al di fuori da questa situazione tragicomica, il nuovo arrivato Kitano riuscì a portare ancora nelle sale il genere con capolavori come "Sonatine" (1993), assieme al controverso Miike che ampliò al di fuori dal paese di origine il filone, con l'esempio di "Rainy Dog" (1997). Anche quando la Toei decise di concentrarsi del tutto sulle pellicole direct-to-video dal 1989, i films a basso costo riuscirono a riportare il genere in auge ed a dare luogo ad una nuova generazione di registi come Rokuro Mochizuki in "Onibi" (1997), assieme ad attori affidabili come Sho Aikawa in cult come la dualogia di "Neo Chinpira" (1990-91). In una riunione del 1993 con l'allora presidente della casa Shigeru Okada, la situazione era così insostenibile che non solo decise di smettere di produrre gli yakuza eiga, ma diede delle istruzioni per non girare films che non vendono e che generano perdite: il clamore mediatico che ne seguì attirò anche l'attenzione del Washington Post oltreoceano, descrivendo il tutto come il termine di un'epoca. Così, la casa decise nel 1994 di pubblicizzare il film in questione come il loro ultimo yakuza eiga: se la pellicola non avesse incassato 400 milioni di yen al botteghino, avrebbero smesso di produrli definitivamente... ne incassarono solo 200 e decisero di abbandonare la nave prossima al naufragio.

In conclusione...
Passabile ninkyo eiga diretto e sceneggiato con il T9 per una gran parte della durata, dove Sadao ha deciso di essere trasparente e di lasciare il film al servizio della caratterizzazione di Matsukata, oltre alle persone che lo circondano (con tanto di camei da parte di Sugawara ed Umemiya). Ci troviamo di fronte all'anatomia di un uomo solitario ed incapace di orientarsi in una società profondamente mutata, dai valori lasciati a prendere polvere nella soffitta del dimenticatoio generale, il tutto incorniciato dalla freddezza passivo/aggressiva dei suoi sguardi malinconici. Montaggio nella media e ben circoscritto nelle scene d'azione, con una colonna sonora perfetta per il tema glaciale del film: jazz con alcune sfumature funky, per dare l'immagine del fato funesto del personaggio di Matsukata come ai tempi d'oro del genere, ma in un contesto moderno dove non si può sfuggire al regolamento di conti. Fotografia dai colori a pastello, desaturati, per dare una tiepida accoglienza nel mondo sbiadito del protagonista, arricchita dai neon della megalopoli di Osaka e dalla sua architettura futurista, ingredienti che sono riusciti a cancellare la sua immagine tradizionale del passato.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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