Anno: 1988 Regista: Alain Jessua Casa di produzione: A.J. Films, Images Investissements, Morris Project, Slav 1, TF1 Paese di produzione: Francia
CAST Michel Serrault: Paul Nathalie Baye: Catherine François Dunoyer: Thomas Suzanne Flon: Clemence Philippe Caroit: Didier Sylvie Fennec: Geneviève Bernard Fresson: Serge Cohen André Valardy: Meunier Anna Gaylor: Anna
ATTENZIONE: SPOILER!
Penultimo film di Jessua, che nonostante in 40 anni di carriera nel cinema abbia girato un totale di 10 pellicole, è stato capace di imitare le gesta di Henri Verneuil: il riuscirci senza problemi in diversi generi come l'horror ("L'Uomo che Uccideva a Sangue Freddo" del 1973), il thriller ("Dogs Man" del 1979), la commedia ("Gioco di Massacro" del 1967) e il poliziesco ("Quel Giorno il Mondo Tremerà", del 1977), con sfumature attualissime di denuncia politico/sociale alla Damiani. Passato a miglior vita nel 2017 all'età di 85 anni, la sua memoria è ancora oggi ben intatta da molti cinefili di culto e anche da lettori: si segnala che scrisse ben otto romanzi per Léo Scheer e JC Lattès.
Quando Paul viene a scoprire che Catherine ha una relazione con un impiegato della sua azienda, durante la corsa verso casa per avvisare suo figlio Thomas è vittima di un incidente: ci ritorna in sedia a rotelle e non può parlare. Catherine cercherà di lasciarsi alle spalle il tutto, evitando di dire la verità a Thomas... anche di neutralizzare il principale testimone di tutta la vicenda, Paul. E in risposta, pianificherà la vendetta contro di lei...
Spaccato di quanto possa essere letale un triangolo amoroso, soprattutto se è impossibile. Anche di come è capace di distruggere intere famiglie e per come possa cambiare profondamente il carattere di una persona come Michel, qui di una finezza tale dal respingerci di stare dalla sua parte... da solare e dinamico, a vendicativo e dal cuore di pietra. Montaggio nella media, musiche splendidamente torbide come l'ambientazione e fotografia che ci regala momenti al buio memorabili (come la finestra, illuminata, che si spalanca sul cortile della villa) ed altri rilassanti come la campagna che racchiude le tensioni all'interno della famiglia. Tutto il cast mai scivolato verso il banale... nemmeno le feroci critiche del regista nei confronti della tecnologia, come la luce che continua a scattare nel plastico della villa futuristica di Thomas e di un faro girevole, radiocomandato a distanza, che esplode in casa di Michel...
Morale? Lasciate perdere i triangoli, inclusi quelli di ultima generazione. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1975 Regista: Norifumi Suzuki Casa di produzione: Toei Paese di produzione: Giappone
CAST Etsuko Shihomi: Shinobu Yashiro Hisako Tanaka: Yukiko Shoda Mach Fumiake: Mach Fumiake Bin Amatsu: Takeo Inomata Masashi Ishibashi: Yosuke Onozawa Yoichi Numata: Giichi Motoyashiki Shohei Yamamoto: Henry Nakatani Naoyuki Sugano: Shinpei Aoki Fujika Omori: Nagiko Aoki Toru Yuri: Mach Bunkichi Torahiko Hamada: Masayuki Yashiro Eiji Go: Isao Shirosaki Fumio Watanabe: Hayato Maejima Rieko Maruyama: Mayumi Sugano Jill Bryson: Barbara Tatsuya Kameyama: Kito Teruo Shimizu: Nishida Tsutomu Harada: Akaiwa Shunsuke Kariya: Thunder Tsuyoshi Yokoyama: Kaima Iwao Dan: Domeki Rikiya Yasuoka: Shudo Seiya Sato: Jimmy Tokigawa Takashi Hio: rasoio Joe Mieko Muramatsu: suora Bun'ei Sho: suora Keiko Ito: Ayako Yashiro Tooru Hanada: impiegato del casinò Kaoru Endo: ragazza che vende i fiori
ATTENZIONE: SPOILER!
Norifumi Suzuki: solo il suo nome è capace di farci sentire ancora oggi i suoni delle casse dei botteghini di allora. Entrato alla Toei nel 1956 come assistente alla regia al fianco di registi come Tomu Uchida e Masahiro Makino, debuttò come sceneggiatore (assieme all'aiuto di Takaharu Sawada) al fianco di Kokichi Uchide nel 1963 con la serie di "Tenamon'ya Sandogasa" (addirittura IMDB attesta la direzione della serie solo a Sawada!) e fece finalmente la sua entrata come regista nel 1965, con "Osaka Bad Temper Story: Manservent". Scrisse anche la sceneggiatura della "peonia rossa" nel 1968, che ebbe talmente tanto successo da portare alla creazione di una saga di 8 pellicole e all'eterna consacrazione di Sumiko Fuji come giocatrice d'azzardo. Per non farci mancare nulla in ambito cult, nel 1975 dirige "Truck Rascals" e fu subito un altro enorme successo, con annessa una saga di ben 9 pellicole: Sugawara diventa così l'emblema del camionista giapponese che aiuta i cuori spezzati a riunirsi, oltre che ad essere il duro degli yakuza eiga. Nel 1984 lascia la Toei e nel 1990 dirige il suo ultimo film. Passò a miglior vita nel 2014, all'età di 80 anni.
La pilota Shinobu Yashiro, oltre a gareggiare nei circuiti, lavora come agente per i servizi segreti: questa volta ha il compito di infiltrarsi in una rete di narcotrafficanti. E anche di vendicare la morte di suo padre Masayuki, tolto di mezzo da una guardia carceraria al servizio dell'organizzazione, che usava la sua nave per trasportare illegalmente della droga. Shinobu si ritroverà ad affrontare non solo il cartello, ma anche un politico che si diverte a smerciare droga in nazioni in via di sviluppo...
Nonostante il titolo non c'entri nulla con il film in generale, si tratta di una bizzarrissima commistione tra l'exploitation più spinta (mi basta dire che l'amica di Etsuko, Hisako, ha fatto quel qualcosa in compagnia del politico... travestito da orso.) e le arti marziali a un passo dal fumettistico, come per alcune ambientazioni del film. Forte retrogusto di yakuza eiga, che qui se la gioca quasi interamente con la strada che si costruisce Etsuko all'interno della rete, nello stesso stile del suo fratellone Sonny. Montaggio molto scorrevole e privo di tregua fino al termine del film, trama facile da seguire anche grazie ai pestaggi di lei e di altri infiltrati del servizio segreto, fotografia che ci regala momenti memorabili al rallentatore e anche nell'ingrandire continuamente; così come nell'uso dei colori, desaturati e di colpo nei colori più vivaci. Performances di tutti i personaggi mai scesa verso il negativo, auto e travestimenti compresi.
Pietra miliare di cosa erano le arti marziali nel cinema giapponese, divertenti ma anche forti. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1976 Regista: Roger Pigaut Casa di produzione: Filmel, PECF, Produzione Intercontinentale Cinematografica (PIC) Paese di produzione: Francia, Italia
CAST Claude Brasseur: Renaud Marthe Keller: Melba Gabriele Ferzetti: Gaspard Vicky Messica: Vava Vittorio Sanipoli: Fossetti John Steiner: Fisher Joelle Bernard: Sarah Fernand Guiot: Navarre Jacques Richard: Miro Hélène Manesse: Irène Popeck: Hans Henri Czarniak: direttore Louis Lyonnet: proprietario del bistrot Janine Souchon: proprietaria del bistrot Jacques Prèboist: gendarme Marion Loran: barista Vincent Hury: Gruber Arlette Emmery: Gertrude Roger Muni: impiegato dei vagoni letto Jean-Michel Molé: Albert Alexis Dumay: Albert Karim Anders: spogliarellista Betty Berr: spogliarellista Bibi Metezeau: spogliarellista Jack Jourdain: giocatore
ATTENZIONE: SPOILER!
Quarto film di Roger Pigaut, notabile caratterista del cinema di genere francese: capace di mille cose sia dietro che davanti le quinte. Sceneggiatore, regista di 6 pellicole (di cui due per la televisione) ed attore in una quarantina di films, di cui l'ultimo nel 1978 con Claude Sautet ("Una Donna Semplice"). Entrato nel mondo teatrale attorno al 1938 ed in seguito ammesso al conservatorio, a causa della guerra fu costretto ad emigrare nel sud della Francia... ma già durante il conflitto iniziò a recitare nel mondo del cinema. Si segnala il suo debutto nel 1943, al fianco di Claude Autant-Lara. Passato a miglior vita nel 1989 all'età di 70 anni.
Renaud è un instancabile giocatore d'azzardo che farebbe di tutto, pur di guadagnarsi qualche spicciolo... dall'altra sponda, Melba è in cerca di lavoro, ma fallisce quasi sempre nel suo intento. Renaud finisce in una cosa più grande di lui, pur di cancellare i suoi debiti di gioco con Fossetti: rubare 5 milioni di franchi da un corriere. Anche Melba è al corrente del trasporto (tramite una cassetta che ha casualmente registrato la conversazione con Fisher e il corriere), ed insieme salgono su un treno da Lausanne a Parigi: riescono a rubare il bottino e seguirà uno spargimento di sangue da ambedue le fazioni.
Divertente commedia mista a poliziesco, con una sceneggiatura poco convincente ma ben eseguita. Fotografia che non ha quasi nulla di interessante, ma che cita Melville durante le ambientazioni notturne (vedasi l'incontro tra Brasseur, gli scagnozzi di Sanipoli e Steiner in persona) e che crea confusione nella fuga all'interno delle labirintiche vie di Lione. Montaggio veloce e piacevolmente scorrevole, con delle musiche (firmate da Chiaramello, colui che arrangiava i concerti di Pavarotti) che riescono a incamerare bene la tensione delle scene citate poco prima. Brasseur convincente nel tenere in piedi il film, tra qualche battuta ingegnosa nel mezzo della sua ingenuità. Keller riesce nell'essere la giullare del film, capace di sganciare sorrisi e anche di colpi di scena. Steiner perfetto nel ruolo del corriere silenzioso, ma dai metodi decisi e dalla pistola precisa.
Nel complesso un film passabile, ma capace di mille sorprese dal suo essere low-budget. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1982 Regista: Terry Tong Casa di produzione: Century Motion Picture & Distribution CO. LTD Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Charlie Chin: Ko Da-Fu Yueh Hua: Chung Lisa Chiao Chiao: Cheung Hing Kum Cecilia Yip Tung: Tong Ho-Yee Michael Tong: Siu Poon Chiu-Wai: Mak Newton Lai: Wor Danny Lee: capo di Chung Kwan Hoi-San: Choi Lau Siu-Ming: Ding Lau Hok-Nin: Mun Hui Ying-Sau: anziano dottore Alex Ng: gettato nel bidone della spazzatura
ATTENZIONE: SPOILER (tinto di nero)!
Pellicola oscura della New Wave hongkongese, qui girato da un Tong alla sua terza esperienza dietro alla cinepresa, che qui si è fatto coreografare le scene d'azione dal Tony Leung di "Satin Steel" (tranquilli, non è il Chiu-Wai feticcio di Wong Kar-Wai. Si tratta di Siu-Hung, fratello di un'altra leggenda del porto, Bruce Liang) e produrre parzialmente il film da un altra pietra miliare di questa onda, il Dennis Yu di "The Imp" (1981) e di "See-Bar" (1980)... assieme a Jeff Lau, che inaugurerà la sua carriera da regista con i "poliziotti infestati" nel 1987. Curato, anche qui a metà, fotograficamente da David Chung: lavorò al fianco di registi della New Wave come Patrick Tam, Tsui Hark, Mabel Cheung e Wong Jing... anche lui, nemmeno a dirlo apposta, regista ("Magnificent Warriors" del 1987 è la sua opera più nota, oltre che ad essere il suo più grande successo commerciale sul grande schermo).
Ko Da-Fu è a capo di un'organizzazione di sicari, che a seguito di una riunione a Hong Kong per decidere il futuro dell'organizzazione ed il successo di un loro colpo in Giappone, se la vede decimata da un altro gruppo misterioso. Ritrovandosi in esilio ed inseguito dal poliziotto Chung, farà di tutto per vendicare le morti dei suoi colleghi assieme ad una ragazza del luogo, Tong Ho-Yee...
Nella prima ventina di minuti assistiamo all'avanguardismo in tutta la sua purezza: "Fasten Seat Belt" degli Space tra grattacieli e specchi che introducono il protagonista Charlie, che nella sua freddezza calcola i suoi sospetti e la resa dei conti finale... oltre a citare spaventosamente la fotografia bluastra alla Melville. Come una pallottola, Cecilia è entrata empaticamente nella vita di Charlie e ne è uscita altrove con una calma da restare a bocca spalancata. Yueh caratterizzato bene nel ruolo dell'agente di polizia carismatico e severo alla ricerca della verità, come Charlie. Miscela esplosiva tra creatività e colpi di scena nelle scene d'azione, che assieme alla fotografia danno la sensazione di vedere l'archetipo dei noir alla Johnnie To. Gran peccato per i sottotitoli in inglese quasi incomprensibili e per la pessima qualità dell'immagine sia in VCD che in DVD.
Quando si scopre una perla come questa, bisogna esclamare in maiuscolo un RECUPERO IMMEDIATO IN BLU-RAY! Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento del Bollettino in salsa piccante... ed anche amara. Sottogenere degli yakuza eiga, capace di mille peripezie e guazzabugli a senso unico... in quanto molti dei protagonisti che tratteremo nel seguente articolo non possono redimersi. Ma altri riescono a sopravvivere ed a girare al largo.
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Come una Stella Cadente, regia di Toshio Masuda, 1967. Goro, un giovane sicario di una yakuza di Tokyo, a seguito dell'uccisione di un boss della malavita locale, decide di nascondersi a Kobe. Accusato di omicidio, nel mentre giunge nella metropoli l'ex-ragazza del boss assassinato, assieme a un altro sicario che è sulle sue tracce... Guardaroba e fotografia fenomenali, in delle locations coloratissime che cercano di rendere meno pesante l'ambientazione nichilista del film. Il dondolo su cui siede Tetsuya Watari nel porto di Kobe meriterebbe un ritratto al MoMA di New York. Watari criticabile per il suo ruolo del sicario pieno di sé e per l'essere donnaiolo... ma quando giungerà in città la stilosa "ingenué" Ruriko Asaoka, capovolge a 360 gradi la sua vita: protegge una vita che doveva togliere per via del suo mestiere. Shishido perfetto nel suo ruolo secondario di sicario, vendicativo ma con raffinatezza.
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Il Mio Volto Rosso nel Tramonto, regia di Masahiro Shinoda, 1961. Un vendicativo industriale assolda una squadra di sicari per togliere di mezzo una donna che conosce troppe cose di lui. I problemi insorgono quando un tiratore, dilettante, si presenta dinnanzi alla squadra... Fusione riuscitissima tra il musical ed il sottogenere, ad un passo dalla fotografia di Godard e che non nasconde la sua vena satirica sulla cronaca nera, tanto che uno dei sicari esclama che "queste uccisioni amatoriali stanno divorando il nostro business". Sicari di stampo fumettistico e molto memorabili, tra cui la presenza di una sig.rina di Hokkaido... che ha come animale domestico una capra. Trama appena percettibile, anzi: viene usata come scusa per mostrare le doti dei sicari contro il novellino.
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Golgo 13: Kowloon Assignment, regia di Yukio Noda, 1977. Duke Togo ritorna all'avventura ed accetta un incarico particolare da dei narcotrafficanti americani: togliere di mezzo il boss della malavita di Hong Kong. Ma giunto al porto, verrà ostacolato da un ispettore di polizia... Nonostante l'opera puramente commerciale, Chiba impeccabile nelle scene di arti marziali, soprattutto se nei panni del personaggio di Duke... abilmente interpretato già da Ken nel 1973. Numerosi i colpi di scena che ci spingeranno a guardare fino in fondo il film. Notevoli le locations coinvolte nella pellicola, tra Kyoto ed alcuni scorci isolati della penisola di Kowloon, degni di una cartolina di alto livello. Esattamente come la fotografia. Lascia il segno anche la breve apparizione di Etsuko Shihomi, che prima di lasciarci le penne tira qualche calcio contro gli scagnozzi del boss...
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Bullet: Un Proiettile per Amare, regia di Hiromichi Horikawa, 1968. Un sicario viene accusato di avere mandato a monte un traffico di oggetti di valore, e l'organizzazione lo vuole morto... Arte alla sua massima forma. Remake di quella famosissima farfalla di un anno prima, qui a colori e intrisa di colori ancor più strambi. Fotografia che raggiunge senza problemi i livelli di Godard e di quasi tutta la Nouvelle Vague francese, personaggi e dialoghi compresi. Yuzo Kayama perfetto nel ruolo del sicario silenzioso e calmissimo in qualsiasi cosa lui faccia. Ruriko Asaoka anche lei nel podio per come sia ossessionata dalla sua persona, soprattutto dalle farfalle. Completa l'offerta anche la colonna sonora, capace di plasmare l'atmosfera del film. Fortunatamente giunto in Italia sul finire degli anni '60.
--- Anche questa volta il nostro appuntamento giunge al termine, e prossimamente il Bollettino si tingerà di un altro colore... speriamo senza piombo e con la marmitta dalla quale escono fiori. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Una delle pellicole più ciniche e spietate a firma di Masumura, che qui si arricchisce della presenza di Eiji Funakoshi: attore feticcio di Kon Ichikawa e attore fisso della Daiei; incluso il veterano Daisuke Kato (apparso in 200 films!), che ha visto nascere la "noberu bagu" nipponica a fianco di registi come Yasujiro Ozu, Akira Kurosawa, Mikio Naruse e Kenji Mizoguchi tra i jidaigeki e il genere popolare degli shoshimin eiga (film della classe medio-bassa). Trattasi dell'ultimo film "nero" del regista, degno di concludere una trilogia focalizzata sui lati oscuri dell'imprenditoria giapponese, rispettivamente in ambito automobilistico ("Black Test Car" del 1962) e in ambito legale sull'omicidio di un affarista ("Black Report" del 1963).
Keiichi è a capo di una piccola agenzia immobiliare nei dintorni di Osaka. Un uomo di Tokyo, di nome Kudo, intende acquistare un enorme appezzamento di terreno per costruirci sopra una fabbrica di automobili... ma in seguito, Keiichi scoprirà che in realtà vi passeranno i binari dello Shinkansen.
Jiro esemplare nel ruolo dell'agente immobiliare duro e vendicativo, che nonostante le prenda da una yakuza assoldata da Kudo e si lascia scappare la morte di Yukiko, farà di tutto per giungere al regolamento di conti finale. Esemplare anche l'interpretazione di Yukiko, anche lei alla cerca della verità e che purtroppo finirà da martire in questa missione... missione accompagnata da una colonna sonora che appesantisce l'aria, già rarefatta, del noir. Si respira aria di furia per tutta la durata del film, arricchita dalla presenza degli scagnozzi di Kudo: primo fra tutti il suo cane al guinzaglio Daisuke che non si fa' alcuno scrupolo nell'eseguire i suoi ordini e anche a tenere in piedi ciò che resta della sua dignità, manifestando il suo disaccordo con la richiesta dell'assassinio di Yukiko. Commento sociale talmente riuscito che ci troviamo davanti alla versione nipponica delle mani sulla città di Francesco Rosi... entrambi più attuali che mai.
Fortunatamente giunto in Italia negli anni '60, rimane uno dei noir più pesanti e più realistici di sempre... e da conservare nella propria videoteca personale. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1988 Regista: Fung Hak-On Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Alex Man: ispettore Wong John Shum: Chu Kar-Man Chin Siu-Ho: Kay Ida Chan: Ling Lo Lieh: Choi William Ho: Wah Fung Hak-On: falso poliziotto Lam Hak-Ming: falso poliziotto Mai Kei: stupratore John Ching Tung: gangster nella scena iniziale Wilson Tong: gangster nella scena iniziale Chan Ging: gangster nella scena iniziale Ronald Wong Ban: poliziotto in borghese Lau Fong-Sai: poliziotto Chu Tau: scagnozzo Tanny Tien Ni: moglie di Wong Lo Wei: boss Lee Chiu: scagnozzo Bruce Law: poliziotto Ho Wing-Cheung: poliziotto Chen Chun-Bao: scagnozzo Danny Ng: scagnozzo Hsiao Yu: gangster Lee Jun-Git: poliziotto Chu Pak-Wo: scagnozzo Leung Shing-Hung: scagnozzo Ching Gong: scagnozzo
ATTENZIONE: SPOILER!
Diretto e coreografato in parte da Fung Hak-On, noto veterano delle arti marziali su grande schermo passato a miglior vita nel 2016 all'età di 67 anni per via di un cancro, aveva all'attivo un totale di 207 films come attore e fece il maestro d'arti marziali in ben 37 pellicole (in particolare lavorò per quel Woo, ancora prima che diventasse il Woo del 1986!), tanto da diventare anche uno dei membri di spicco del "Jackie Chan Stunt Team"... ma come regista aveva all'attivo un totale di quattro pellicole: si segnala il "Godfather's Daughter Mafia Blues" del 1991, nonché il suo ultimo film da regista, con una Yukari Oshima al massimo della sua forma (e fresca del successo con Frankie Chan). Dall'altra sponda, scritto e prodotto dall'ex-poliziotto Phillip Chan, garanzia vivente del neorealismo all'interno del poliziesco made in Hong Kong.
Ah-Kay, fingendo di lavorare come meccanico, è un poliziotto sotto copertura da ormai quattro anni in una triade. Sotto il comando dell'ispettore Wong, con alle spalle numerosi problemi economici per via del suo giocare d'azzardo, è prossimo alla cattura del boss... ma la copertura di Ah-Kay scricchiola per via del suo compare Choi, che a seguito di un falso arresto decide di metterlo alla prova per capire che non avesse tradito la banda. Riesce (dolorosamente) nell'intento, ma Wong ha intenzione di saldare i debiti con il denaro del boss... rivelando la copertura di Ah-Kay. A seguito di uno scambio di denaro avuto con la yakuza, Ah-Kay viene ridotto in fin di vita dalla triade... e viene definitivamente tolto di mezzo da Wong, ma il tutto viene visto dal suo amico Chu Kar-Man, che in centrale prenderà di mano la situazione e rivelerà a tutti la reale intenzione di Wong, dietro la morte di Ah-Kay.
Molto più di un qualsiasi poliziesco. All'inizio sembra una delle solite commedie slapsticks infarcite di molteplici momenti imbarazzanti, ma è un'istantanea documentaristica su cosa possa avvenire ad un poliziotto sotto copertura... e per come un'ispettore possa essere talmente disperato da venire corrotto dalle triadi. Alex fenomenale nel personaggio dell'ispettore senza pietà per i suoi uomini e disposto a tutto pur di cancellare ogni traccia dei suoi malaffari, Chin per il poliziotto che alla fine si chiede il perché stia rischiando la propria vita per lui e John, che mettendo da parte la sua timidezza, ci riserverà uno dei più clamorosi colpi di scena verso il finale del film. Completa il tutto la presenza del regista di Bruce Lee (Lo Wei) come il boss della triade astuto e vendicativo. Fotografia che ci regala attimi di bellezza alternati ai momenti noir della pellicola, tra cui un notevole uso del bianco e nero; anche nell'usare colori accesi in forte contrasto con le ombre circostanti, degni di Wong Kar-Wai. Numerosi i colpi di scena per via della situazione complessa della trama, colonna sonora anch'essa di interesse e per nulla fastidiosa.
Inedita in DVD, rimane una delle tante porte di accesso al sottobosco del cinema hongkongese... che attende di essere ritrovata e conservata. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1975 Regista: Noboru Tanaka Casa di produzione: Toei Paese di produzione: Giappone
CAST Ken Takakura: Masato Dan Bunta Sugawara: Kenzo Otaki Tetsuro Tanba: Rinsei Koji Wada: Tamotsu Maehara Yoko Maki: Maki Tajima Isao Natsuyagi: Yutaka Nakao Renji Ishibashi: Pochi Kenji Imai: Tetsufumi Hideji Otaki: Tokugen Rokko Toura: detective Nishimura Toshitaka Ito: Goro Tanigawa Kunie Tanaka: Teruo Maruyama Guts Ishimatsu: Nougaki Moeko Ezawa: Aoi Nakajima Katsutoshi Akiyama: prigioniero Ryuko Azuma: Fusa Mike Danning: Richard Yoko Isono: Misako Pinko Izumi: Happy Kenji Kawai: capo della polizia Yasuo Matsumoto: assistente di Yang Ryo Nishida: soldato bianco Takashi Noguchi: Kimura Shunji Sasaki: prigioniero malato Kin Sugai: Chiyo Natsuko Yashiro: la prostituta di Pak
ATTENZIONE: SPOILER!
Definito da AllMovie come un direttore di pellicole "così avventurose e bizzarre che ben presto divenne uno dei registi più celebrati del Giappone", si fece conoscere per i suoi pinku eiga all'interno della ormai zombificata Nikkatsu... che dopo essere stata demolita da Suzuki nel 1971, non si è mai più ripresa economicamente. Debuttò nel 1972 e divenne immediatamente uno dei volti più noti della casa, assieme ad Hasebe, Chusei, Koyu e Tatsumi. Nel 1975 girò uno dei suoi unici due films all'interno della Toei: quello che tratterò a breve ed "Escape of Gangster Ando Noboru".
Nella Kobe del secondo dopoguerra (1947), la gang locale di Masato e Kenzo si diverte a derubare ed a rivendere gli armamenti dell'esercito statunitense nel mercato nero della città, assieme ad altri delinquenti non solo giapponesi, ma anche coreani e cinesi... che a seguito di un incontro avuto con loro, uniscono le forze e si focalizzano sui loro principali rivali, di origini coreane, guidati da Rinsei. Ben presto le tensioni prenderanno il sopravvento, portando ad una serie di tradimenti e ad un colossale regolamento di conti, assieme agli americani, in una zona industriale abbandonata.
Jitsuroku eiga alla Fukasaku ben riuscito nella sua esecuzione pirotecnica, con degli ottimi colpi di scena e per l'insegnarci che in opere di questo genere non bisogna mai fidarsi di nessuno... anche della propria anima gemella, capitata nelle mani di Takakura, che nonostante la sua inespressività è palesemente infuriato. Anche Sugawara non delude nel calzare perfettamente da yakuza, qui disposto a tutto pur di regolare i conti. Nel mezzo del "jitsuroku", il regista riesce anche nel commento sociale sul Giappone del dopoguerra, fortemente impoverito ed ancora debole dalla batosta atomica.
E ricordatevi che quando due leggende si incontrano, il cult è assicurato (Meiko & Sonny docet!). Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1983 Regista: Claude Sautet Casa di produzione: Renn Productions, Sara Films Paese di produzione: Francia
CAST Yves Montand: Alex Nicole Garcia: Claire Jacques Villeret: Gilbert Rosy Varte: Gloria Marie Dubois: Marie-Pierre Dominique Laffin: Coline Pierre-Loup Rajot: Maurice Jean-Claude Bouillaud: Urbain Nicolas Vogel: Maxime Bernard Fresson: Francis Annick Alane: Jeannette, moglie di un pensionato Clémentine Célarié: Margot Viviane Blassel: una cliente del birrificio Yves Robert: Simon Gérald Calderon: un cliente del birrificio Hubert Deschamps: Armand Marianne Comtell: sig.ra Pierreux Georges Claisse: François Jenny Astruc: sig.ra Paulin Henri Génès: Sangali Serge Berry: Mazet Carlo Nell: cliente Benoit Serre: Michel Simon de la Brosse: Philippe Jean Amos: Raymond
ATTENZIONE: SPOILER!
Candidato a quattro premi César (miglior attore [Montand], miglior attore di supporto [Villeret e Fresson] e migliore colonna sonora [Jacques Maumont e Pierre Lenoir]), e diretto da un Sautet al tramonto della sua prestigiosa carriera sul fotografare la società francese del secondo dopoguerra, considerando che negli anni '80 ha girato il film che a breve tratterò e il "Qualche Giorno con Me" nel 1988. Con all'attivo 16 films diretti e tutti scritti da lui, nel 1956 debutta con "Bonjour Sourire!", una commedia ambientata in un fittizio principato dove il Primo Ministro vuole sposare la principessa per diventare il re... nel 1974 dirige la sua opera più acclamata dalla critica mondiale ("Tre Amici, le Mogli e (Affettuosamente) le Altre") e negli anni '90 diresse i suoi ultimi due films (rispettivamente "Un Cuore in Inverno" nel 1992 e "Nelly e Mr. Arnaud" nel 1995), di enorme successo in Italia ed entrambi vincitori del César per la migliore regia. Passato a miglior vita nel 2000 per un tumore al fegato, per molti cinefili vive ancora per l'epitaffio sulla sua lapide, che recita una frase più attuale che mai: "Garder la Calme Devant la Dissonance", ossia "mantieni la calma davanti alla dissonanza".
Un capo-cameriere di mezza età coltiva da tempo un sogno proibito: aprire un luna park in riva al mare. Nonostante l'età è rimasto ancora un donnaiolo, sebbene abbia alle proprie spalle un divorzio... gli ronzano intorno alcune donne, ma una in particolare è ritornata improvvisamente nella sua vita, dopo molto tempo. Pronto a tornare con lei, il cameriere scopre che ha un altro uomo...
Colorito non solo in ambito fotografico, ma anche per i suoi personaggi: Villeret e Montand, da bravi veterani, riescono a tenere in piedi la credibilità della sceneggiatura, il tutto senza sbavature e con il dare ampio spazio all'improvvisazione. Il primo ci regala perle come il "POLICE ALLEMAND" ad alta voce e l'essere la spalla pasticciona del secondo, che come un guanto si è adattato al suo ruolo da capo-cameriere sciolto e diretto. Garcia memorabile per la sua spontaneità (bellezza compresa). Montato velocemente, scorre talmente in fretta che non avrete neanche il tempo di dire "voglio il bis!".
Da ora in poi, trattate con rispetto un cameriere... potrà esservi di aiuto nei vostri drammi sentimentali. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1980 Regista: Chung Gwok-Yan Casa di produzione: Intercontinental Film Promoter Paese di produzione: Hong Kong, Cina
CAST Addy Sung Maybo Chiu Wong San Chung Gwok-Yan Kam Hing-Yin Mang Ding-Goh Poon Yuen-Fan Billy Chung Sung Wai-Man Lau Yat-Fan Chung Siu-Ming Lok Kei Luk Ying-Hong Yat Boon-Chai Chan Seng-Tong Chu Siu-Boh Yeung Wa Chan Leung
ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!
Chung è uno dei tanti registi che popolano il sottobosco su celluloide di Hong Kong, capace di destreggiarsi in quel mondo e soprattutto capace di farsi ritrovare anni dopo da cultori di quel cinema... ma in questo caso era più gradevole vedere un documentario sui davanzali da giardino. Da HKMDB veniamo a sapere che ha all'attivo un totale di 16 pellicole come regista, 13 come attore e 5 come sceneggiatore... agli inizi degli anni '90 ha prodotto tre pellicole prima di ritirarsi definitivamente dai riflettori, tutte quante irreperibili. E' anche il padre di Billy Chung, regista che ha seguito le sue orme e tutt'ora attivo nel porto: il suo ultimo lavoro più recente risale al 2020, dove produsse assieme ad Alvin Lam il film d'azione "The Infernal Walker".
Eh, no: a 'sto giro evito di descrivere la trama, è inesistente come il film stesso. Ammucchiata di luoghi comuni del genere poliziesco in delle interpretazioni tra il comico involontario e l'imbarazzo voluto, difficilmente riscontrabili altrove. E nemmeno le "acrobazie" degli stuntmans ci salvano dal vuoto persistente della pellicola, così come le sparatorie. Solo i titoli di testa del film bastano per scatenare un potente attacco di diarrea, sia per il testo che per l'animazione. Attacco che prosegue anche nella colonna sonora, direttamente scopiazzata dal "Zombi" di Romero... che qui annaspa nel vuoto come nel... no, è inutile ribadirlo nuovamente. Fotografia che non ha niente di interessante, così come le coreografie (effettuate dai due protagonisti del film!!)...
Misteriosamente approdato in Spagna e in Corea del Sud in VHS, ha una piccola fortuna... il mostrare a tutti cosa non si deve fare per girare un poliziesco. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento... questa volta non al sapore di piombo, ma al retrogusto di kayokyoku e di neorealismo. In precedenza avevamo trattato del sig. Yasuzo Masumura, giunto qui in Italia agli inizi degli anni '50 per studiare assieme ad altri maestri come Antonioni, Luchino Visconti e Fellini... anche del sig. Yamada, autore della famosissima saga di "Otoko wa Tsurai yo". Loro due, insieme, rappresentano la motivazione del perché bisogna dare uno sguardo, almeno una volta nella vita, alle loro performance sul grande schermo: non ve ne pentirete. ---
I Miei Figli, regia di Yoji Yamada, 1991. Tetsuo, dopo essersi licenziato dal ristorante in cui lavorava, trova un altro impiego in un'azienda di trasporti: durante una traversata, in una fabbrica si innamora di una giovane ragazza sordomuta. Il padre di Tetsuo accetterà la sua proposta di matrimonio? Sebbene la pellicola si muova a dei ritmi davvero lenti ed abbia una durata parecchio longeva (2 ore!), si lascia vedere per le musiche composte da Teizo Matsumura... oltre che per la sottotrama amorosa tra Masatoshi ed Emi, costellata di scherzi e di incomprensioni. Convincente l'interpretazione di Rentaro Mikuni nel contadino che nonostante l'età avanzata, continui a prestare servizio alla sua fattoria... di fronte ad una nuova generazione proiettata verso il consumismo ed alla vita frenetica in una megalopoli come Tokyo, che non ha pietà nei confronti della sua classe lavoratrice... sia in estate che in inverno. Le generazioni passano, ma le relazioni familiari non cambieranno mai. Trama facilissima da seguire (suddivisa in tre parti) e fotografia per niente male, ma che non raggiunge i livelli delle sue precedenti pellicole (come per quel fazzoletto...).
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La Gatta Giapponese, regia di Yasuzo Masumura, 1967. Un ingegnere industriale di mezza età si fidanza e si sposa con una ragazza molto giovane, che a sua volta lo schiavizza per i suoi capricci: l'ingegnere, dopo avere capito l'andazzo della sua relazione, si separa da lei, ma la sua mancanza si fa sentire... Rappresentazione più che perfetta su grande schermo della femme fatale... uccide il maschio e lo divora, psicologicamente. Riuscitissima la commistione tra commedia e noir, soprattutto nella parte in cui Shoichi svuota casa sua dalla presenza di Michiyo. Fotografia a livelli stellari, qui ricchissima di colori sgargianti e di lunghi piani sequenza. Per nulla pesante e noioso, soprattutto per il fisico volutamente esposto (anche scoperto) della sig.rina Michiyo: lei è l'istantanea del Giappone di quell'epoca... fannullona, libertina ed ammaliatrice di altri maschi da sodomizzare. Dialoghi coloriti come la fotografia del film, per niente scontati e ricchi di commenti sociali... che omaggiano il nostrano neorealismo.
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La Fanciulla dal Cielo Azzurro, regia di Yasuzo Masumura, 1957. Yuko viene mandata in un villaggio costiero per essere cresciuta lontano dalla sua sofisticata famiglia, ma quando scopre che da sua nonna che non era chi pensava di essere, parte alla ricerca della sua vera madre a Tokyo... Se nel film di Yamada vengono esaltati i rapporti con la famiglia, qui Yasuzo li distrugge con del vero e proprio veleno, letteralmente un vero attacco alle fondamenta della famiglia conservatrice giapponese. Colore spettacolare come al solito (bibite gassate incluse!) e piani sequenza longevi, ma con una nota in più: l'esaltazione del cielo, inteso come l'anima di Wakao contro il conservatorismo della famiglia giapponese. Commedia libera dal tocco noir che in seguito aggiungerà il regista, dove qui regna incontrastata l'allegria e la felicità, nonostante i continui bastoni tra le ruote della famiglia di Wakao... che a sua volta li metterà a loro, dopo una spettacolare partita a ping pong.
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Intimidazione, regia di Kureyoshi Kurahara, 1960. Un direttore di banca viene ricattato e viene costretto a rapinare la sua stessa banca, a seguito di una fuga di documenti compromettenti sul suo operato... Girato con un bassissimo budget, rimane uno dei noir più riusciti del cinema nipponico (oltre ad essere stato anche il primo girato nel Sol Levante), dove il regista riesce a farti avere la sensazione di non essere al sicuro da nessuna parte nel film... dialoghi eleganti come gli attori nel film, mai scesi verso il negativo. Nemmeno in ambito fotografico, con dei movimenti della cinepresa pari a quelli di Godard. Se pensavate che l'andazzo del primo tempo fosse così per tutto il film, preparatevi al colpo di scena verso il finale, dove letteralmente vi butterà all'aria tutto ciò che avete immaginato istanti prima.
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Amara Fine di una Dolce Notte, regia di Yoshishige Yoshida, 1961. Un impiegato di un grande magazzino tenta la scalata sociale con tre donne che gli ronzano attorno... Pugni allo stomaco per tutta la durata del film. E' il ritratto del tipico idiota che crede di essere furbo, ma in realtà è più ingenuo di ciò che crede. Visione consigliata a chi è mentalmente di ferro, perché ci troviamo davanti a una spirale di intensa disperazione che punta verso il basso... ed a senso unico. Masahiko esemplare nella decostruzione del suo personaggio spavaldo e altezzoso, quasi sempre ubriaco e mai a posto con la propria testa. Le tre ragazze, come in un romanzo di Pirandello, si salvano dalla sua trappola e se ne liberano definitivamente... dandogli il colpo di grazia. Fotografia a un passo dalla Nouvelle Vague d'oltralpe, con un notevole uso delle ombre. Commento sociale amarissimo da deglutire, in quanto storie di tale genere si ripetono quasi ogni giorno: divario sempre più ampio tra ricchi e poveri, dove vi è chi vince la sfida e chi la perde definitivamente... --- Come sempre, anche per questa volta il nostro appuntamento con voi giunge al termine. Speriamo di ritornare presto con un bollettino più lontano dalle grandi tempeste su celluloide come questa e di navigare in acque più calme! Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Anno: 1985 Regista: Caroline Huppert Casa di produzione: Les Films de la Tour, France 3 Paese di produzione: Francia
CAST Isabelle Huppert: Charlotte Niels Arestup: Mathieu Christine Pascal: Christine Roland Blanche: rappresentante di scherzi e trucchi Nicolas Wostrikoff: Freddy Josine Comellas: Jacqueline Michel Fortin: ispettore Bérangère Gros: Marie-Cécile Eduardo Manet: Emilio Tina Sportolaro: infermiera Chinon François Berléand: inserviente sospettoso delle PTT Frédéric Bourboulon: lavoratore François Borysse: proprietario del bistrot Herman Braun: marito di Charlotte Chantal Bronner: Marie Philippe Delevingne: amico di Mathieu Caroline Faro: Irène, la babysitter Baptiste Heynemann: Vincent Justine Heynemann: Emilie Laurence Masliah: l'americana Claude Ménard: ragazza sul treno Laurence Mercier: madre di Christine
ATTENZIONE: SPOILER!
Girato dalla sorella di Isabelle, debuttò come attrice in una pellicola che porta la firma del leggendario Jean-Luc Godard ("Crepa Padrone, Tutto Va Bene" del 1972): in seguito si fece strada dietro le quinte con svariati ruoli da sceneggiatrice o da assistente alla regia, fino al suo debutto come regista nel 1977 per la televisione ("No Trifling With Love"). Da allora ha girato più di 30 pellicole esclusivamente per la TV, fino alla più recente del 2015 ("Un Père Coupable"), con l'eccezione di una singola celluloide uscita al cinema... dove vi scrive sia la sceneggiatura che il testo della canzone che canta Isabelle all'inizio del film. Si segnala che è piuttosto attiva in ambito teatrale, nel quale si fece conoscere con una commedia intitolata "La Vera Storia di Jack lo Squartatore" (La Véritable Histoire de Jack l'Eventreur) al caffè-teatro Sélénite a Parigi, dove per un anno si registrò il tutto esaurito; così decise di creare una compagnia (La Compagnie du Manoir) attiva tutt'oggi...
Dopo aver trovato morto Bernard, la cantante Charlotte decide di fuggire e di rifugiarsi a casa del suo vecchio amante Mathieu, prossimo a sposarsi. Mathieu decide di nasconderla a casa sua, ma fugge con il passaporto di Christine per evitare di destare sospetti alla polizia. Mathieu la raggiunge con l'intento di aiutarla ad attraversare la frontiera con la Spagna, e durante la sua traversata, si innamora nuovamente di lei... ma quando saranno a poca distanza dal confine, Christine li raggiunge per chiarire il suo ruolo nella situazione. Nel mentre, Charlotte riesce a fuggire grazie all'aiuto di un camionista.
Guazzabuglio piacevole tra il road movie e il genere romantico, dove la sig.rina Isabelle ruba la scena senza nemmeno sforzarsi più di tanto. Con la sua voce ammalia lo spettatore e lo rende partecipe di questa sua disavventura con un uomo che la respinge e la attira verso di sé... in cerca di una nuova identità tramite il riformare il proprio guardaroba (dai camici dell'ospedale a un vestito dal rosso acceso). La sig.rina Pascal esce qualche volta dalla sua recitazione anonima e sgancia un po' di carisma nelle scene importanti del film (come il versare qualche lacrima all'incontro con Niels), Niels non male nella sua poliedricità (memorabile la scena in cui alza la voce di scatto con Isabelle a casa sua) e le scene d'azione che ci salvano dai momenti stagnanti sono ben riuscite: di impatto ed impreviste.
Fortunatamente recuperato dalla StudioCanal, merita una visione se siete in cerca di un road movie meno serio e più soft nella sua esecuzione. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!