mercoledì 5 febbraio 2020

Speed Cross - 1980

Anno: 1980
Regista: Stelvio Massi
Casa di produzione: Clemi Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Fabio Testi: Paolo
Vittorio Mezzogiorno: Nicola
Daniela Poggi: Inge
Jacques Herlin: Fischer
José Luis de Vilallonga: Meyer
Lia Tanzi: Resi
Romano Puppo: Kurt Schmidbauer

ATTENZIONE: SPOILER!


Siamo nel 1980, dove il cinema italiano aveva lasciato alle spalle un decennio di violenze sanguinanti, come la strategia della tensione, su cui si basava il filone del poliziottesco.
Tali violenze si sono concluse con la marcia dei 40.000 a Torino per salvare la FIAT, con un attentato alla stazione di Bologna. Nel frattempo, Stelvio Massi ci regala le sue ultime opere di questo genere, dopo la collaborazione italo-tedesca di Poliziotto Solitudine e Rabbia

Paolo e Nicola sono due appassionati di motocross che si uniscono per una gara in Austria (in realtà sono in Italia, precisamente a Bressanone). Fin dall'inizio, a Paolo sembra che la gara possa sembrare incerta, dato che un gruppo di loschi figuri comandati da Kurt tentano di sopprimere i giornalisti locali, che esprimono i loro sospetti verso tale gruppo. 
Nicola ha un occhio per le donne, in particolare bionde con i pantaloni corti, che indossa la benzinaia Inge. Il sinistro amico Meyer, che gestisce queste gare motociclistiche, ha risolto tutto e sa' chi vincerà già: è sempre Kurt, in quanto vince le corse di Meyer e uccide le persone che osano ficcare il naso nei suoi tempi di inattività. Il tizio che ha ucciso Kurt è riuscito in un modo inspiegabile ad abbandonare le prove...
Inge finisce per morire e i due finiscono nel mirino della banda...

La pellicola si regge su dei filmati di repertorio su tali gare motociclistiche, montati davvero bene per dare la sensazione di vedere un mockumentary d'azione (Brian docet). Peccato che di austriaco non abbia granché, data l'ambientazione a Bressanone, gli esterni girati nella campagna romana e le scene finali nella pista di Esanatoglia nelle Marche. Bisogna avere molta pazienza per vedere tale film, perché la corsa in moto coordinata da Rémy Julienne alla fine, ne vale la pena. Sdolcinato, musiche funky (merita la colonna sonora, dall'inizio alla fine), con un Fabio Testi calamita per ogni tipo di guaio, che dall'altro lato viene accompagnato dal meno pesante Mezzogiorno, qui che cerca di tenere sulle sue spalle il macigno incomprensibile di tale pellicola; dialoghi che cercano di rientrare nel genere poliziottesco, ma che qui sono oramai sbiaditi.. Non che sia un grande appassionato dei films sulle gare motociclistiche, rimane un prodotto passabile... lasciando perdere tutte le stupidità incontrate nel corso della pellicola. 


Il film passò anche nei Paesi anglofoni con lo stesso titolo del film.

Budget limitato, veramente limitato. Basta vederlo solo per la corsa finale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Porci con la P38 - 1978

Anno: 1978
Regista: Gianfranco Pagani
Casa di produzione: Comet Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Marc Porel
Laura Belli
Gabriele Ferzetti
Raymond Pellegrin
Lea Kruger
Luciano Pigozzi
Bruno Di Luia

ATTENZIONE: SPOILER!


Siamo nel 1978, dove il cinema italiano è ancora partecipe alle violenze fasciocomuniste dell'epoca, soprattutto il filone (vicino all'implosione) del poliziottesco, con opere sia mediocri che spettacolari. Sfortunatamente, mi sono imbattuto su uno dei pezzi che meriterebbero di essere lasciati nell'oblio... ((insieme a Il Falco e la Colomba e La Banda Vallanzasca, starebbero bene all'interno di un caminetto... ma c'è sempre qualche appassionato del genere che li recupera.)) e anche poco chiaro da comprendere.

Un commissario di polizia indaga su tre omicidi tra un vecchio boss della mafia, e i due dei suoi uomini. Ma quando la figlia del commissario è stata rapita dall'ex-alleato del vecchio boss, la moglie di quest'ultimo viene ricattata ed è costretta a sottrarre un accendino dagli uffici della polizia.
Ma l'ex-alleato del vecchio mafioso viene ucciso dalla sua amante, e il commissario libera la figlia.

Per dirla breve, è un film improbabile ambientato nell'America di casa nostra a causa del budget stretto quanto gli istmi della laguna di Venezia. 
Per dirla lunga, sebbene il film cominci con un Marc Porel che fatica a fare il duro in un poligono di tiro, è un pantano misto tra interesse e noia. Girato nei dintorni di Torino, lo sforzo è valso la candela per le vetture della polizia e le targhe dei veicoli, rigorosamente wrappate dalla Standa. Se avete una buona pazienza, proverete dei brividi sulla schiena nel finale, punto in cui la spirale della pellicola raggiunge (finalmente!) l'apice. Dato che gli anni '70 erano conosciuti per il piombo, lo erano anche per la droga. Non basta? Nudità a tonnellate anche per la seconda denuncia, passata quasi inosservata nella pellicola, dedicata alla prostituzione.
Ma soprattutto, chi fu tale "Gian Pagani"? Stando al Dizionario dei Film Italiani (StraCult) di Marco Giusti, si viene a sapere che per guadagnarsi da vivere faceva il direttore di produzione...


Incredibilmente, il film uscì solo in Germania, con il titolo di Die Eiskalten Killer.

Se volete vedere questo film, fatelo in compagnia di uno psichiatra. Vi reggerà nei momenti più melmosi del film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Il Commissario Verrazzano - 1978

Anno: 1978
Regista: Franco Prosperi
Casa di produzione: Holiday Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Luc Merenda: commissario Verrazzano
Janet Agren: Giulia Medici
Chris Avram: Marco Verelli
Luciana Paluzzi: Rosy
Giacomo Rizzo: Baldelli
Maria Baxa: Kora Verelli
Patrizia Gori: Giorgia
Daniele Dublino: commissario Biagi

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato nello stesso anno in cui uscì un'altra sua opera che non tratterò mai nel blog per via della sua eccessiva violenza, Prosperi fu uno dei registi più prolifici del genere poliziottesco: debuttò nel sottogenere degli "hitman movies" nel 1966 con Franco Nero e Robert Webber, ma quasi subito si inoltrò nel genere della commedia l'anno dopo con "Dick Smart 2.007". Inutile dire a cosa accenni. Dopo alcune incursioni nel poliziottesco, nel 1974 ebbe la straordinaria occasione di collaborare con il regista sovietico El'dar Rjazanov in "Una Matta, Matta, Matta Corsa in Russia" e di prestargli alcuni nostrani attori come l'icona dei mafia movie Tano Cimarosa, oltre ad essere l'ultima sua collaborazione con Alighiero Noschese, che di sua volontà lasciò il mondo del cinema. Finito il decennio, agli inizi degli anni '80 gira degli heroic fantasy a basso costo e nel 1983 lascia anche lui il cinema con "Il Trono di Fuoco". Ma come sceneggiatore continuò a lavorare fino al 1988, in quello che viene considerato l'ultimo vero cannibal movie italiano: "Natura Contro", diretto e curato fotograficamente da Antonio Climati. Passa a miglior vita il 17 ottobre del 2004, all'età di 78 anni.

Al commissario Verrazzano viene chiesto di indagare sulla morte di un uomo che, inizialmente, aveva considerato come un suicidio. La sorella del defunto è convinta che qualcuno abbia ucciso suo fratello. Poco dopo l'inizio delle indagini, Verrazzano inizia a sospettare che potrebbe esserci qualcosa, nella storia della donna... qualcuno non vuole che Verrazzano scopri la verità.

Trama che si accosta a quella di un giallo con molti colpi di scena, ma che qui allunga il brodo con gli avvenimenti, talmente tanto da perdere anche per un nonnulla il filo del discorso. Non sfiora il violento, ma scade ai livelli della commedia con la sua colonna sonora... decisamente incomprensibile. Certo, non mancano dei morti, ma il film non scade nel grottesco ed in infinite scazzottate, di solito parte integrante del genere. Ma almeno è sempre un piacere vedere un Luc Merenda che non accenna a gettare a terra la sua pistola sin dai tempi di Milano Trema, dati gli altri personaggi duri e roventi del poliziottesco. Non ha mai raggiunto i livelli spettacolari del sig. Merli, ma ha fatto della sua inespressività (alla Henry Silva) e della sua sportività il suo punto forte.


Per un'opera semi-sconosciuta come questa, incredibilmente riuscì a passare all'estero con il titolo anglofono di Deadly Chase (ovvero, Inseguimento Mortale), che non ha nulla a che vedere con il film, dato che si basa su una scena di un minuto...
Stranamente, riuscì a passare anche in Lituania (!!), con il titolo di Komisaras Veracano, non si sa' per quale motivo...

Consiglio la visione di questo film a chi ha, allegramente, parecchio tempo da buttare.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 2 febbraio 2020

Napoli si Ribella - 1977

Anno: 1977
Regista: Michele Massimo Tarantini
Casa di produzione: Dania Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Luc Merenda: commissario Dario Mauri
Enzo Cannavale: maresciallo Nicola Capece
Sonia Viviani: Rosa
Claudio Gora: Don Domenico Laurenzi
Giancarlo Badessi: avv. Vincenzo Cerullo
Nando Murolo: Antonio Bonino
Francesca Guadagno: Luisa
Adolfo Lastretti: Pasquale Donnaregina

ATTENZIONE: SPOILER!


Segretario, aiuto regista e scenografo negli anni '60, solamente nel 1973 arrivò sul grande schermo al fianco di George Hilton nel poliziottesco di "Sette Ore di Violenza per una Soluzione Imprevista". Immediatamente dopo si cimenterà nel filone, orrendo, delle commedie erotiche con Banfi e Vitali; nonostante tutto ci riproverà per altre due volte ad entrare nuovamente nel poliziottesco, con Antonio Sabàto in "Poliziotti Violenti" e per l'ultima volta nella pellicola che andrò a trattare. Dopo avere girato nel 1982 in Italia, si trasferirà in Brasile e girerà altre opere a metà strada tra lo spinto e l'insipido, incluso l'ultimo cannibal movie italiano nel 1985 ("Nudo e Selvaggio") firmato con lo pseudonimo di Michael E. Lemick. Nel 2001 ritorna in Italia e gira il suo ultimo film, "Se lo Fai Sono Guai". 


Il commissario Dario Mauri, ampiamente contestato per i suoi metodi violenti, si trova a Napoli ad indagare su un furto avvenuto ad una banca, relativo ad alcune cassette di sicurezza. Coadiuvato nelle indagini dal maresciallo Capece, inizialmente il caso sembra essere una banale questione di gioielli; in realtà il commissario si trova ad affrontare un potente boss della camorra, Domenico Laurenzi. 
Solo dopo il succedersi di diversi omicidi e dopo aver rischiato la vita, Dario e Nicola scoprono che Laurenzi è stato tradito dal suo dipendente Bonino e dal suo uomo Pasquale, che gli hanno sottratto una grossa quantità di droga e lo hanno messo nell'impossibilità di far fronte ad impegni presi con delinquenti di rilievo internazionale. Il tutto si conclude con il rapimento di Luisa da parte di Bonino, per poi finire in un deposito di tram, dove avviene lo scontro finale con Merenda. Bonino ci ha lasciato le penne, e Merenda si incammina lontano da Capece in un modo pensieroso...


Se non sopportate le forzature, tale pellicola ve le farà odiare in ogni fotogramma. Credo che anche lo stesso Luc Merenda abbia preso poco sul serio 
Enzo Cannavale, che misteriosamente, è la spalla "comica" della serietà fatta a persona. Talmente comica da rivoltare anche gli stomaci più forti per le sue gags PALESEMENTE a sfondo sessuale. Tarantini non è Tarantino, e finì quasi subito tagliato fuori dal genere. Prodotto di onesta fattura, ma inguardabile per le sue scene d'azione... addirittura la stessa polizia, mobile di sua professione, qui è quasi del tutto immobile per gli interventi del (quasi) duo. A salvare il tutto ci pensa una Viviani, l'Ornella Muti dei b-movies all'italiana, qui come attrice di supporto.

Il film riuscì a passare all'estero ispirandosi alla pistola che solitamente usava Merenda: la sua Magnum. A Man Called Magnum, in anglofono. Calibre Magnum Pour l'Inspecteur, in francofono.

Forzature a cascata in un genere in cui era obbligatorio riassemblare fatti di cronaca nera e per la sua pirotecnicità. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 31 gennaio 2020

I Padroni della Città - 1976

Anno: 1976
Regista: Fernando Di Leo
Casa di produzione: Cineproduzioni Daunia 70, Seven Star Film G.m.b.H.
Paese di produzione: Italia

CAST
Jack Palance: Manzari (lo sfregiato)
Al Cliver: Ric
Harry Baer: Tony
Gisella Hahn: Clara, cantante di un night-club
Enzo Pulcrano: Peppe
Edmund Purdom: Luigi Cerchio
Fernando Cerulli: debitore di Luigi
Vittorio Caprioli: Vincenzo Napoli
Peter Berling: Valentino

ATTENZIONE: SPOILER!

Fernando torna a stupirci con una parabola ironica sul mondo criminale, considerando che prenderà parte di questa ironia per girare nello stesso anno "Gli Amici di Nick Hezard". Cast di costellazioni che creano la gioia per gli amanti del cinema di culto, dal Palance al culmine della carriera a un Pulcrano che nel 1974 anticipò il famosissimo "Rocky" negli USA. Completa il tutto la presenza di Caprioli, comparsa fissa nei films di "dileiana" memoria.

Ric è un ragazzo che cerca di vendicare il padre ucciso a tradimento, dopo una rapina, da un mafioso chiamato Lo Sfregiato all'inizio del film, che monopolizza tutte le attività illecite della città. 
Ric, dopo aver conosciuto Tony, al servizio di un piccolo boss della mafia, Luigi Cerchio, e abile con la pistola, riuscirà ad ottenere il suo aiuto. Entrambi riusciranno a mettere Lo Sfregiato contro Cerchio, tuttavia il primo ne uscirà vincitore. Ai ragazzi, per evitare problemi poiché potrebbero essere riconosciuti, il saggio fuorilegge Vincenzo Napoli consiglia però a loro di emigrare. I due non accettano la proposta, e sarà guerra aperta.

Seppur lontano dai noir-polizieschi più riusciti di Fernando Di Leo, che qui firma regia, soggetto e sceneggiatura con Peter Berling, la pellicola è un prodotto artigianale di onesta fattura, causa anche il budget minimo a disposizione dalla sua casa cinematografica (Daunia 70). Dopo l'esperienza avuta con Ursula Andress di un anno prima, qui è una m
iscela drammatica ed ironica con la presenza di Vittorio Caprioli, simpatico gangster dalle rigide regole morali. E' da menzionare che la Puma GT fu un auto ricordata non tanto per le sue prestazioni, ma per come fosse venduta per corrispondenza su Gente Motori ed era disponibile solo in kit. Istruzioni? Nemmeno l'ombra, solamente fortuna e olio di gomito.

Il film riuscì ad andare oltreoceano, con il titolo anglofono di Mister Scarface, distribuito dalla celebre casa di produzione indipendente Troma, ma è noto anche con il secondo titolo di Rulers of the City. In Germania uscì con il titolo di Zwei Supertypen Raumen Auf.

Non all'altezza del genere, ma con un'ironia intelligente sul mondo criminale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Un Uomo, Una Città - 1974

Anno: 1974
Regista: Romolo Guerrieri
Casa di produzione: Goriz Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Enrico Maria Salerno: Michele Parrino
Luciano Salce: Paolo Ferrero
Françoise Fabian: Cristina Cournier
Gipo Farassino: Polito
Tino Scotti: cavalier Battista
Bruno Zanin: giovane amante di Maria
Paola Quattrini: Anna
Vittorio Duse: Ragusa
Raffaele Curi: Franco
Antonino Faà di Bruno: colonnello Peretti

ATTENZIONE: SPOILER!


Fratello di Marino Girolami e zio dell'attore Enio Girolami e del famosissimo regista Enzo Girolami Castellari, debuttò nel 1961 con la commedia "Bellezze Sulla Spiaggia" e dal 1966 in poi si addentrò con successo nell'allora cinema di genere italiano: dai western-spaghetti al giallo all'italiana, dal poliziottesco al fantascientifico in maniera artigianale. Tra i suoi films da visionare, abbiamo questa Città che a breve tratterò, il "Un Detective" (1969) con un giovane Franco Nero e il debutto attoriale di Diego Abatantuono in "Liberi, Armati, Pericolosi" (1976). Incluse citazioni onorevoli a "Il Dolce Corpo di Deborah" (1968) e "La Controfigura" (1971), che si regge interamente sul flashback del protagonista. Lascia definitivamente il cinema nel 1984 con "L'Ultimo Guerriero" e lascia anche quello della sceneggiatura più di recente nel 2008 con il secondo capitolo dell'allenatore nel pallone, diretto da Sergio Martino.

Michele Parrino, commissario della polizia torinese affronta il lavoro con umanità, senza paura dei pericoli legati alla sua professione, non curandosi dei reati minori e tratta colleghi e sottoposti allo stesso modo. 
Affiancato da Paolo Ferrero, un sagace giornalista della Gazzetta del Popolo, sta per venire a capo di un losco giro di droga e prostituzione che coinvolge le alte sfere della Torino bene, ma un tempestivo trasferimento lo mette a tacere. Il commissario Parrino troverà il modo per vendicarsi...

Libera derivazione del libro Commissario di Torino, scritto da Marcato e Novelli. Narra la stanchezza e infine la rinuncia all'ufficio del dottor Michele, capo della Mobile di Torino. Q
uesto film sulla "Torino bollente", che fatica a farsi sentire, nella sua esecuzione è discreto. Per evitare eventuali perdite di interessi nella trama le battute piccanti e molto sottili fanno la loro parte, incluse macchiette come il "giornalista scettico" di Salce (ai tempi all'apice della sua carriera) e quella di Tino Scotti, operaio in pensione che poi si è tramutato in una copia scrausa del suo Padrone, marchette e tracce di giallo. Vi è anche un torinese, tale Gipo Frassino, stranamente nei panni di un maresciallo meridionale... ed una Fabian che ruba i riflettori senza nemmeno impegnarsi più di tanto.

Il film è stato riproposto nel 2018 al Cinema Massimo di Torino e al Cinema Trevi di Roma, in occasione della ripubblicazione del libro Un Uomo, Una Città, Il Commissario di Torino a cura di Alessandro Rota, compreso un saggio dedicato al film di Romolo Guerrieri.


Il film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di City Under Siege.
Non si hanno notizie di doppiaggi non-anglofoni.

Traccia ancora vivida del genere, capace di denunciare ambienti altolocati.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 30 gennaio 2020

Gli Amici di Nick Hezard - 1976

Anno: 1976
Regista: Fernando Di Leo
Casa di produzione: Centro Produzioni Cinematografiche Città di Milano
Paese di produzione: Italia

CAST
Luc Merenda: Nick Hezard
Lee J. Cobb: Robert Clark
Gabriele Ferzetti: Maurice
Luciana Paluzzi: Anna
Dagmar Lassander: entreneuse Chantal
Isabella Biagini: cameriera Edy
Fred Williams: Henry
Mario Pisu: Phil
Riccardo Salvino: Mark
William Berger: Reutmann
Valentina Cortese: Regina, madre di Nick
Rosario Borelli: Ray
Eddy Fay: ispettore assicurativo Rahn

ATTENZIONE: SPOILER!

Che dire di Fernando. Se ve lo descrivessi, finirei domani. Il Melville all'italiana, nel 1966 debutta alla regia con il film di guerra (dal titolo molto controverso) "Rose Rosse per il Fuhrer" e di lì a poco firmò il suo primo noir con "I Ragazzi del Massacro" nel 1969. Abile commentatore sociale, continuò a lavorare nei noir fino all'ultimo lavoro di Joe Dallesandro in Italia nel 1980 ("Vacanze per un Massacro"), per poi concludere la sua carriera cinematografica nel 1985 con "Killer Contro Killers", scritto e diretto da lui.

Nick Hezard è un abile truffatore, il cui migliore amico viene ucciso da Robert Clark e dai suoi scagnozzi.
Deciso a vendicarlo, con l'aiuto della madre, crea una squadra di truffatori e organizza un "orologio" ai danni del losco criminale, che consiste all'inizio a obbligare Clark a versare un'ingente somma di denaro ai truffatori e poi ad inscenare un omicidio di una ragazza, seguito da un finto processo contro Clark. Questo cade nella trappola e viene costretto a fuggire in Venezuela, in cambio però della somma in denaro versatagli dalle assicurazioni.

Divertente, ma serio. 
Nonostante sia la versione italiana de "La Stangata", immette qualcosa di diverso nel suo piatto, inserendo Lee J. Cobb (ancora fresco dal suo ruolo di antagonista in Mark il Poliziotto) e Luc Merenda al suo secondo ruolo di gangster (anche lui appena tornato dal feroce Il Conto è Chiuso, firmato da Stelvio Massi, buco nell'acqua nel genere). Buona fotografia accompagnata da un discreto ritmo nelle grigie valli svizzere, rese per nulla inquietanti grazie al musicista feticcio di Fernando, Luis Bacalov.

Il film riuscì a passare all'estero con il titolo di Nick The Sting, ottenendo un discreto successo anche all'estero... data un'opera che si colloca nella media..

Un film che si cataloga tra il "non troppo poco, non troppo elevato", ovvero nella media, ma non stercoso come altri che ho recensito io stesso.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 29 gennaio 2020

Le perle perdute del poliziottesco all'italiana

Un genere nato con gli anni di piombo, ma si è lasciato alle spalle anche delle opere andate perdute...


Hanno ucciso un altro bandito (1973)

Film misterioso, di cui non si ha praticamente alcuna notizia e di cui non è stata trovata nessuna copia.
Esistono solo diversi manifesti d'epoca, che farebbero pensare a un film drammatico sul banditismo sardo. Stando al Dizionario dei Film (di Poppi e Pecorari), risulterebbe anche un passaggio televisivo nel marzo del 1978 su TeleMontecarlo.


Questa lista si aggiornerà con altre pellicole andate perdute...

Genova a Mano Armata - 1976

Anno: 1976
Regista: Mario Lanfranchi
Casa di produzione: InterVision
Paese di produzione: Italia

CAST
Tony Lo Bianco: l'americano
Maud Adams: Marta Mayer
Adolfo Celi: commissario Lo Gallo
Howard Ross: Caleb
Ottaviano dell'Acqua: uomo di Caleb
Mario Lanfranchi: il dottore
Carmen Russo: tenutaria dei bagni pubblici

ATTENZIONE: SPOILER!

Originariamente intitolato L'Uomo Senza Pietà, questo cupo poliziesco ambientato a Genova è uno dei più introvabili anche in copie dignitose. Risulta un singolo passaggio televisivo su una rete nazionale, nel lontano 1984.
Ma andiamo con ordine, su questa esclusiva italiana.

Siamo nel 1976, in un'epoca dove il poliziottesco aveva raggiunto il suo apice; azione, sparatorie e thriller dominavano il cinema italiano di allora.
Ma non mancavano i critici di allora, che definivano B-movie capolavori indiscussi come Milano Calibro 9 e Sbatti il Mostro in Prima Pagina... quando poi non dicevano niente su orrori come quel maledetto tango a Parigi.

Un ex-poliziotto italo-americano, soprannominato l'americano, ex-membro dell'Interpol e della CIA, ha lasciato gli USA ed ora vive nella città di Genova, dove la sua unica fonte di guadagno è fare l'investigatore privato. Viene ingaggiato da Marta Meyer, figlia di un grande armatore, per indagare sul sequestro e l'assassinio del padre, nonché per il recupero di 1.000.000.000 versato per la non-avvenuta liberazione del padre, ormai defunto. 
Quest'uomo dovrà, nel corso delle sue indagini, superare ogni barriera e la diffidenza del commissario Lo Gallo, che ne teme i metodi illegali, e scontrarsi con dei mafiosi comandati dal Francese, che cercheranno più e più volte di eliminarlo. Tuttavia l'americano, dopo varie peripezie, conquista la fiducia di Lo Gallo, non senza un colpo di scena: si scopre che è stata la FIGLIA dell'armatore, ad aver eliminato il padre! Il perché? Gestisce una clinica privata, ma come copertura per i traffici di droga. Così, l'americano decide di affrontarla, concludendo il film con un sonoro colpo di pistola contro Mayer, che cercò di strozzare l'americano con un filo apparso dal nulla.

Notevole la presenza dell'attrice svedese Maud Adams nel film, una ex-bondgirl (aveva appena partecipato in Agente 007 - L'Uomo dalla Pistola d'Oro) che aveva anche avuto una breve relazione sentimentale con il regista Mario Lanfranchi: sembra sia veramente lei la stella della pellicola, dato che ruba più volte i riflettori. Chiusa questa parentesi, è u
n thriller abbastanza confuso. Le scene accadono letteralmente a caso nel film, considerando che Lo Bianco si DROGA per entrare in una clinica di riabilitazione, avendo a sua disposizione un piano sottobanco per trafficare ancora più droga nelle strade di Genova... citando inconsapevolmente il Castellari che tutti noi conosciamo. Per dirla breve, Lo Bianco sfruttò la fama ricevuta nel rivoluzionario poliziesco di Il Braccio Violento della Legge (1971), divertendosi a fare acrobazie e a fare il saggio detective.

Tale film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di Merciless Man. Non si hanno altre notizie di doppiaggi non-anglofoni, purtroppo.

Vi consiglierei la visione di questo film a chi è interessato a vedere la Genova di quei tempi. Ma per il resto è un'enigma, dati i tagli di scena improvvisi e la trama in subbuglio a causa della scarsa reperibilità della pellicola.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 27 gennaio 2020

Vai Gorilla - 1975

Anno: 1975
Regista: Tonino Valerii
Casa di produzione: Capital Film S.p.A.
Paese di produzione: Italia

CAST
Fabio Testi: Marco Sartori
Renzo Palmer: ing. Gaetano Sampioni
Claudia Marsani: Vera Sampioni
Saverio Marconi: Piero Sartori
Adriano Amidei Migliano: commissario Vannuzzi
Antonio Marsina: Berto
Giuliana Calandra: sig.ra Sampioni
Al Lettieri: Ciro Musante

ATTENZIONE: SPOILER!


Nato in provincia di Teramo e trasferitosi a Roma con tutta la famiglia, frequentò il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1955. Da allora iniziò quasi subito a farsi notare per l'avere scritto il soggetto di "Tutto è Musica" (1963, regia di Domenico Modugno) e l'anno dopo divenne l'assistente alla regia del mitico Sergio Leone (seppur non venendo accreditato) per i due films della trilogia del dollaro. Sulla scia degli spaghetti-western, nel 1966 debutta anche lui con "Per il Gusto di Uccidere", ricalcato sui films di Leone. Nel 1973 porta sul grande schermo Terence Hill ed Henry Fonda in "Il Mio Nome è Nessuno", sempre nato da un'idea di Leone e sceneggiato con Gastaldi. I produttori lo videro in nemmeno tre minuti e fu un enorme successo. Dopo gli anni '70, si ritirò a lavorare per la televisione e nel 1996 inaugurò il festival di Roseto Opera Prima a Roseto degli Abruzzi, dedicato ai registi emergenti e che da allora si svolge ogni estate. Passa a miglior vita il 13 ottobre del 2016 a Roma, all'età di 82 anni.

L'ex-stuntman Marco Sartori è in cerca di lavoro: per farlo simula un sequestro di persona all'ingegnere Gaetano Sampioni assieme ai suoi amici, che riesce a sventare. Viene assunto, ma i due immediatamente non vanno d'accordo per via dell'orgoglio di Marco, costretto ad accettare un lavoro che non gli piace per mantenere una sorella e un fratello che si caccia spesso nei guai. Nel mentre, Sampioni incarica Marco di tenere d'occhio sua figlia Vera... nonostante le minacce e le richieste di denaro aumentino sempre di più. Sequestrato, indaga per conto suo e rapisce Sampioni per evitare che ceda alle richieste del racket, tendendo a loro una trappola: rovinata dalla polizia. Si scopre che uno dei suoi amici è colluso con la banda e chiede un appuntamento con il capo, Berto. Tolto di mezzo dalla banda, il racket tenta di rapire Vera e Marco libera Sampioni, raccontando finalmente il tutto alla polizia. Suo fratello finisce nelle mani della banda e rischia di venire ucciso anche lui, ma Marco riesce ad arrivare grazie alla polizia. Berto fugge su un treno e verrà in seguito tolto di mezzo anche lui, da Marco.

Secco, diretto senza sbavature e disinvolto. Terra bruciata attorno a Testi, che qui riesce ad uscirne illeso per le sue acrobazie senza tempo. E' d'obbligo menzionare la scena dell'ascensore, che all'epoca fu un notevole passo in avanti per i nostrani effetti speciali: ricostruirono tre piani della scala di un palazzo in demolizione sopra al Colosseo, per poi girare "dal vero" e due cabine dell'ascensore sono state mosse a mano, con tanto di funi e contrappesi. N
onostante le parecchie scene violente del film, tra cui un ciclista investito dal treno al termine del film, nonché il pestaggio di Marco, Tonino Valerii non tagliò alcuna scena del film. Se per Fabio Testi fu il suo definitivo trampolino di lancio per la sua carriera su celluloide (dopo una breve esperienza con Pasquale Squitieri in "Camorra"), purtroppo fu l'ultima interpretazione dell'attore italoamericano Al Lettieri, che morì per un attacco cardiaco il 18 ottobre del 1975, un mese prima dell'uscita del film.


Procuratevi con urgenza il DVD della pellicola, vale la pena dargli un ascolto solo per la colonna sonora firmata dal trio Bixio-Frizzi-Tempera!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 26 gennaio 2020

Il Falco e la Colomba - 1981

Anno: 1981
Regista: Fabrizio Lori
Casa di produzione: Visione Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Lara Wendel: Viva Montero
Fabio Testi: Michele Alemani
Simonetta Stefanelli: Rita Alemani
Danilo Mattei: Pezzà
Nicola Di Gioia: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Debutto alla regia di Lori, che dal 1966 al 1970 frequentò i corsi di recitazione e regia teatrale allo Studio Alessandro Fersen di Roma: ciò gli spianò la strada per diventare un produttore nel 1973, dove accolse per la televisione il film "La Città del Sole", diretto da Gianni Amelio. Un decennio dopo tornerà a produrre films come "Principe di Homburg" (1983, regia di Gabriele Lavia), "Quando Finiranno le Zanzare" (1994, regia di Giorgio Pandolfi) e "Donna di Cuori" (1994, regia di Lina Mangiacapre). Quattro films all'attivo come regista, di cui tre prodotti e diretti da lui stesso fino al 2001, anno in cui lasciò il cinema con "Lo Strano Caso del Signor Kappa". Si segnala che un anno prima fondò la casa "Matrix Film", assieme a Pacifica Artuso.

Michele Alemanni è un politico in ascesa nel suo partito. Viene gambizzato da un gruppo di terroristi, ma una ragazza assiste al tutto e soccorre Alemanni. Guarito, la incontra di nuovo all'interno di un ristorante e tira un pugno al suo fidanzato che la strattona violentemente, nel mentre lei fugge di nuovo. In seguito si viene a scoprire che lei è una modella e anche attrice, così Alemanni decide di ingaggiarla in politica: prova a restituirgli il foulard nell'albergo in cui vive, ma finisce che lo fanno e lui scopre che lei è una tossicodipendente. Alemanni si separa da sua moglie e va' a vivere con lei, ma l'ex-fidanzato (per via del suocero della moglie) si vendica iniettando alla modella una dose di eroina. In bagno si dissangua con una siringa e la polizia viene a casa di Alemanni, arrestandolo. Ed in seguito si toglie la vita lanciandosi dalla terrazza dell'albergo...

Se il regista voleva costruire una storia d'amore su Fabio Testi e di Lara Wendel, poteva tranquillamente scegliere un altro genere per farlo, evitando di tirare in mezzo un genere che già ai tempi era in coma. Non è assolutamente necessario essere un futuro deputato per poi vedersi la carriera rovinata da un rapporto con una giovane tossicodipendente, e non è indispensabile drogarsi per distruggere le famiglie altrui! Mai e poi mai mischiare due generi completamente diversi come il poliziottesco e il genere romantico... poiché verrebbe fuori un disastro come questo... nessuno si salva da questo delirio su celluloide. Il regista tenta il commento sociale, ma fallisce miseramente in questo clima preconfezionato da commedia romantica... con il pedale fisso sul melodramma.




Questa telenovela alla Profondo Rosso è riuscita a passare all'estero, con il titolo di The Hawk and the Dove. Ma fortunatamente non si hanno notizie di produzioni non anglofone.

Morale? Altamente sconsigliato, meglio farsi gli spaghetti con la marmellata, piuttosto che rivedere ancora un singolo frame di tale pellicola...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 25 gennaio 2020

Il Bandito dagli Occhi Azzurri - 1980

Anno: 1980
Regista: Alfredo Giannetti
Casa di produzione: TEI Film International
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Nero: Renzo Dominici
Dalila Di Lazzaro: Stella
Fabrizio Bentivoglio: Riccardo
Carlos de Carvalho: commissario di polizia
Pierfrancesco Poggi: amante di Stella
Jole Fierro: la madre di Renzo

ATTENZIONE: SPOILER!

Veterano del cinema italiano, debuttò come sceneggiatore nel filone neorealista in "Un Marito per Anna Zaccheo" (1953) e trovò subito accoglienza da parte del regista Pietro Germi: tant'è che una sua sceneggiatura, scritta assieme allo stesso Germi e da Ennio De Concini, vinse un Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 1963 nell'eterno classico di "Divorzio all'Italiana". Ma nel 1961 debutta alla regia con "Giorno per Giorno, Disperatamente", assieme ad un attore che è passato alla storia per il personaggio di Nico Giraldi. Sul finire degli anni '60 lavora anche per gli sceneggiati RAI, dove anche laggiù ebbe un enorme successo al fianco di Enrico Maria Salerno in "La Famiglia Benvenuti" (13 episodi, 1968-69) e nella trilogia di "Tre Donne" nel 1971. Nel 1980, al tramonto della sua carriera si fa' produrre (parzialmente), il film che a breve tratterò, dal suo protagonista e che fu la prima apparizione di un altro volto noto, Fabrizio Bentivoglio.

Renzo Dominici è un contabile di un'azienda di Genova, all'apparenza zoppo e cagionevole di salute, in realtà sta architettando di esserlo per effettuare una rapina nell'azienda senza esser riconosciuto, e per camuffarsi usa mettere una zeppa nelle scarpe per claudicare, una parrucca castana e lenti a contatto marroni per nascondere i suoi occhi azzurri. Riuscita la rapina, viene braccato dalla polizia... ma continua a commettere buchi nell'acqua in giro per la città. I suoi colleghi cominciano a sospettare di lui, ma riesce a metterli a tacere (risparmiando la vita di Stella). Una guardia giurata è testimone della rapina e perquisirà casa sua, ma Renzo lo toglierà di mezzo ancor prima che lui andasse a recuperare il bottino. Riccardo lo riconosce all'interno di una sauna e vuole anche lui il bottino assieme a due complici, ma Renzo li mette fuori gioco. Quando la madre di Renzo si accorge che nei giornali circola il suo identikit, informa subito la polizia e raggiunge il covo, ma Renzo riesce a fuggire definitivamente: destinazione Panama.

Franco è il principale faro in questo guazzabuglio di scene fumettistiche e piacevolmente affascinante nella sua ilarità: Ennio incornicia tutto questo con la sua musica confusa e indaffarata, atta a dimostrare l'aria diretta del film. Cascate di colpi di scena, fotografia che usa di frequente le ombre bluastre e la desaturazione nei colori (Henri Decae, sei tu?). Dalila perfetta nel ruolo di ingenué bella, ma capace di respingere ulteriori avances. La stessa Genova non rimane in disparte durante la caccia a Franco e partecipa attivamente nella sua cattura. Montaggio nella media, recitazione non male per il resto del cast.



Il film in questione riuscì a passare all'estero con il titolo di The Blue-Eyed Bandit, nonché in Germania con il titolo di Der Bandit mit den Schwarz-Blauen Augen.

Vi consiglio vivamente di guardare questo film, se amate la saga di James Bond.
Troverete alcune similitudini.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 24 gennaio 2020

Torino Violenta - 1977

Anno: 1977
Regista: Carlo Ausino
Casa di produzione: Lark Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
George Hilton: Commissario Ugo Moretti
Emanuel Cannarsa: Agente Danieli
Annarita Grapputo: Lucia, fidanzata di Danieli
Franco Nebbia
Giuseppe Alotta

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato a Messina, all'età di un anno si trasferì con la famiglia in Piemonte: negli anni '60 comincia a lavorare per la RAI. Accumulata abbastanza esperienza, nel 1969 gira il suo primo film ("L'Ora della Pietà") e da lì in poi la sua carriera fu costellata di pellicole talmente economiche che alcune di loro non vennero mai distribuite. Avendo girato "Prima che il Sole Tramonti" nel 1976, i produttori gli consigliarono di girare nel genere poliziottesco per recuperare i soldi andati perduti. La produzione ebbe non pochi problemi nel girare il film, dato che alcune delle vetture usate furono prese da un autodemolitore e faticavano ad accelerare: lo stesso Ausino si portò personalmente a casa una delle auto di scena e la verniciò per farla sembrare come una pattuglia della polizia, tant'è che si vide arrivare la polizia a casa e gli chiese che cosa stesse facendo con quell'auto; per via di una segnalazione anonima.

A combattere questa delinquenza abbiamo il nostro Ugo Moretti, ma in questa lotta per la giustizia compare un assassino misterioso che uccide tali mafiosi.
E queste morti vengono interpretate dai clan come una spartizione del dominio della città come una lotta intestina fomentata dai francesi, facendo cominciare una guerra tra di loro. L'assassino altro non è che Ugo Moretti. Riconosciuto dal suo agente, Danieli, gli rinfaccia l'uso della violenza, minacciando di denunciarlo e cerca di uccidere il poliziotto per ottenerne il silenzio. Ma la situazione si capovolge a favore di Danieli...

Emanuel Cannarsa dimostra come si può essere attori, ma in maniera autodidatta: r
ecitazione spontanea, lanciarsi dalle macchine in corsa senza controfigura (alla Merli) e sparando senza paura.
Nel tempo libero, come ci raccontava La Stampa, era un allenatore di basket, e dirigeva un paio di squadrette che militavano nei campionati inferiori. Si dilettava anche in judo e karate. Un caso a parte è il personaggio del commissario Ugo Moretti: di giorno funzionario, di notte il solitario giustiziere dalla pistola facile. Sebbene tale premessa, il film è un disastro nelle scene d'azione: moviola quando non serve, movimenti irrealistici e sequenze involontariamente comiche. Vedasi la scena dell'incidente ad una pompa di benzina... Torino Violenta ha avuto anche un sequel, ma con un successo minore rispetto a esso, Tony, l'Altra Faccia della Torino Violenta. Di cui ne parlerò prossimamente, ed è la rappresentazione dell'esaurimento del filone.

Questo film riuscì a passare all'estero con il nome anglofono di Double Game, distribuito negli Paesi anglofoni dalla casa discografica italo-americana NoShame, nel 2005. Arrivò in Olanda in VHS, con il titolo di Geweld in Turyn. In Germania è conosciuto come Gewalt Uber der Stadt, in Francia come Le Justicier Défie la Ville. Sempre in VHS.

Vi consiglierei di guardare questo film se avete voglia di imparare a fare gli attori, punto.
Il resto è roba da emittenti regionali di quart'ordine.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

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