domenica 2 febbraio 2020

Napoli si Ribella - 1977

Anno: 1977
Regista: Michele Massimo Tarantini
Casa di produzione: Dania Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Luc Merenda: commissario Dario Mauri
Enzo Cannavale: maresciallo Nicola Capece
Sonia Viviani: Rosa
Claudio Gora: Don Domenico Laurenzi
Giancarlo Badessi: avv. Vincenzo Cerullo
Nando Murolo: Antonio Bonino
Francesca Guadagno: Luisa
Adolfo Lastretti: Pasquale Donnaregina

ATTENZIONE: SPOILER!


Segretario, aiuto regista e scenografo negli anni '60, solamente nel 1973 arrivò sul grande schermo al fianco di George Hilton nel poliziottesco di "Sette Ore di Violenza per una Soluzione Imprevista". Immediatamente dopo si cimenterà nel filone, orrendo, delle commedie erotiche con Banfi e Vitali; nonostante tutto ci riproverà per altre due volte ad entrare nuovamente nel poliziottesco, con Antonio Sabàto in "Poliziotti Violenti" e per l'ultima volta nella pellicola che andrò a trattare. Dopo avere girato nel 1982 in Italia, si trasferirà in Brasile e girerà altre opere a metà strada tra lo spinto e l'insipido, incluso l'ultimo cannibal movie italiano nel 1985 ("Nudo e Selvaggio") firmato con lo pseudonimo di Michael E. Lemick. Nel 2001 ritorna in Italia e gira il suo ultimo film, "Se lo Fai Sono Guai". 


Il commissario Dario Mauri, ampiamente contestato per i suoi metodi violenti, si trova a Napoli ad indagare su un furto avvenuto ad una banca, relativo ad alcune cassette di sicurezza. Coadiuvato nelle indagini dal maresciallo Capece, inizialmente il caso sembra essere una banale questione di gioielli; in realtà il commissario si trova ad affrontare un potente boss della camorra, Domenico Laurenzi. 
Solo dopo il succedersi di diversi omicidi e dopo aver rischiato la vita, Dario e Nicola scoprono che Laurenzi è stato tradito dal suo dipendente Bonino e dal suo uomo Pasquale, che gli hanno sottratto una grossa quantità di droga e lo hanno messo nell'impossibilità di far fronte ad impegni presi con delinquenti di rilievo internazionale. Il tutto si conclude con il rapimento di Luisa da parte di Bonino, per poi finire in un deposito di tram, dove avviene lo scontro finale con Merenda. Bonino ci ha lasciato le penne, e Merenda si incammina lontano da Capece in un modo pensieroso...


Se non sopportate le forzature, tale pellicola ve le farà odiare in ogni fotogramma. Credo che anche lo stesso Luc Merenda abbia preso poco sul serio 
Enzo Cannavale, che misteriosamente, è la spalla "comica" della serietà fatta a persona. Talmente comica da rivoltare anche gli stomaci più forti per le sue gags PALESEMENTE a sfondo sessuale. Tarantini non è Tarantino, e finì quasi subito tagliato fuori dal genere. Prodotto di onesta fattura, ma inguardabile per le sue scene d'azione... addirittura la stessa polizia, mobile di sua professione, qui è quasi del tutto immobile per gli interventi del (quasi) duo. A salvare il tutto ci pensa una Viviani, l'Ornella Muti dei b-movies all'italiana, qui come attrice di supporto.

Il film riuscì a passare all'estero ispirandosi alla pistola che solitamente usava Merenda: la sua Magnum. A Man Called Magnum, in anglofono. Calibre Magnum Pour l'Inspecteur, in francofono.

Forzature a cascata in un genere in cui era obbligatorio riassemblare fatti di cronaca nera e per la sua pirotecnicità. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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