Vassilis Tsaglos: presidente dell'associazione portuale
Despina Ghieroulanou: moglie di Alexandros
ATTENZIONE: SPOILER!
Dopo aver visionato tale chicca del semi-sconosciuto cinema greco, mi sono detto: rivedremo mai perle del genere? Domanda a cui difficilmente troveremo risposta, nel panorama odierno... gli ingredienti della pellicola (bellezza nella semplicità) aspettano soltanto di essere dissotterrati nel presente attuale. Il messaggio del titolo è ben chiaro ai più giovini appassionati di cultura greca: l'isola di Citera nel Peloponneso rappresenta il luogo dove trovare la felicità, nella mitologia omonima.
Alessandro è alla ricerca di un attore anziano per il ruolo di protagonista nel film che vorrebbe dirigere, e lo trova in un bar: si tratta di un venditore ambulante. Nel mentre, dall'Ucraina ritorna in patria il sig. Spiros, atteso dai suoi due figli. Ritorna nella sua casa di campagna nel nord della Macedonia, dove incontrerà il forte dissenso di altri contadini che hanno venduto le loro terre incolte a una compagnia di costruzioni edili. La sua casa viene incendiata da loro, e assieme a sua moglie fuggono in una stazione ferroviaria dove incontreranno la polizia: si scopre che Spiros non ha la cittadinanza greca, e il governo decide di espellerlo dal paese. La polizia prova a imbarcarlo su una nave inglese diretta in URSS, ma il capitano rifiuta. Decidono di abbandonarlo in acque extraterritoriali, e sua moglie lo raggiunge nel suo viaggio...
Per dirla breve, pellicola intrisa di ironia, poesia, assurdità, obsolescenza, vecchiaia e commovente su ferite non ancora cicatrizzate. Per dirla lunga, è un opera d'arte visiva che non stanca mai. Nonostante ci sia parecchia complessità negli avvenimenti, è intervallato talmente bene che non bisogna neanche prestare attenzione alla trama. Sebbene in alcuni tratti la bellezza è inquietante, il senso di serenità è imperante fino all'ultimo fotogramma. Lascia addosso un'esperienza così personale e nostalgica che ti faceva sembrare di essere lì insieme alle vicende dei protagonisti, soprattutto sul tema delle persone che sono state messe da parte a causa della storia che avanzava... lunghe sequenze di alienazione e solitudine da mettere invidia anche al maggior esponente della "nouvelle vague" di Taiwan (Hou Hsiao-Hsien) per i suoi particolari poetici sulla vita quotidiana e sullo scorrere del tempo sulla pelle dei personaggi.
Per me, la pellicola è stata la motivazione per scavare a fondo anche nel cinema greco... dopo aver fatto tappa dalla Francia a Hong Kong, e dal Giappone alla Spagna, è giunto il momento di esplorare anche la civiltà che ha fondato la democrazia. Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Carissimi seguaci del format, bentornati al nostro appuntamento dedicato al cinema oriental-occidentale assieme a tutte le sue sfumature... sia positive che da brividi.
Il Grande Caldo, regia di Andrew Kam e di Johnnie To, 1988. L'ispettore Waipong Wong deve sospendere la sua vita normale e dare le dimissioni dalla polizia di Hong Kong per indagare sull'assassinio di un suo ex-collega. Ciò che lui scoprirà, insieme alla sua squadra di tre poliziotti, sarà qualcosa di molto più sinistro di quanto loro si aspettavano... Pellicola che non spreca neanche un minuto di celluloide per impressionare, da un confronto sanguinolento (al buio) in una tromba dell'ascensore e ad uno scontro finale al culmine della tensione; con tanto di intrecci amorosi sapientemente intervallati nel film, per evitare che si disperda la credibilità della pellicola. Sebbene non abbia l'eccezionale spettacolarità dei films di John Woo, le scene citate poco prima farebbero girare la testa anche agli appassionati degli horror. Spiazzante, ancor più credibile dei polizieschi made in Woo grazie alla presenza di Johnnie To, che qui getterà le basi per i suoi neonoir iperrealistici alla Melville; cast mai sceso verso il negativo, girato energicamente e con stile. Se sei un appassionato del genere poliziesco, questo film inseriscilo nei tuoi preferiti, poiché anche senza le scene violente, diventa una calamita per gli occhi. Da appassionato dell'italico poliziottesco, non avevo mai visto niente del genere.
Amore da Sprecare, regia di Stanley Kwan, 1986 Cinque ragazzi trascorrono le loro vite movimentate, fino a quando uno di loro non viene brutalmente assassinato in un furto con scasso. Chow Yun-Fat è una garanzia di successo in qualsiasi pellicola a basso costo... e lo dimostra nuovamente anche qui, nei panni di un ispettore simile al Colombo oltreoceano. Il cast del film quasi del tutto sconosciuto ai tempi (a parte Tony Leung e la cantante taiwanese Tsai Chin), i continui spostamenti nella metropoli di Hong Kong, il viaggio a Taiwan con le ceneri della vittima e il finale in ospedale sono ingredienti che hanno contribuito a rendere di culto il film... tant'è che lo stesso Chow ha dato il meglio di sé senza sapere un granché del ruolo da interpretare! La pellicola, in poche parole, è l'istantanea di una generazione sottovalutata che va' verso i 20 anni: desideri in cui nella maggior parte delle volte non arrivano in porto. Peccato solamente per il titolo, che c'entra ben poco con il contesto della pellicola...
La Luna è il Sogno del Sole, regia di Park Chan-wook, 1992. Un gangster di Busan viene sorpreso ad avere una relazione con l'amante del capo dell'organizzazione. I due vogliono scappare con i soldi dell'organizzazione, ma un fato inevitabile li attenderà... Debutto alla regia rinnegato dallo stesso Park, che all'epoca aveva 29 anni... proiettato in una singola sala in Corea del Sud, disastro totale al botteghino, ebbe molteplici problemi con la distribuzione e rimase invisibile per decenni. Ai tempi fu stroncato dalla critica per la sceneggiatura a basso costo e per l'interpretazione degli attori, cupa e non molto convincente... ma contiene le basi per la sua futura cinematografia: ironia, violenza e vendetta. Come in una minestra insipida, alcuni ingredienti te la lasciano gustare. E questi ingredienti sono la colonna sonora del film, composta da un jazz armonico che rende più guardabile la pellicola. Fotografia compresa. E se anche voi volete debuttare, prendete questo film come manuale su cosa fare e NON fare sul girarlo.
Lo Sparviero, regia di Philippe Labro, 1976. "Lo Sparviero" è una spia indipendente che lavora per i servizi segreti francesi, ed investiga su un individuo denominato "La Iena" che assume ragazzini per rapinare banche, per poi eliminarli. Ricco di sottotrame e di colpi di scena che non interferiscono con la trama principale, con un'eccellente fotografia e una colonna sonora non male, ha un difetto notabilissimo: come diamine ha fatto Belmondo a identificare il cattivo? Forse non ci è dato saperlo, in quanto Labro ha voluto giocarsi tutte le sue carte su Belmondo, al posto di descrivere il personaggio de "La Iena" (interpretato da un convincente Bruno Cremer). Trovarlo realmente sarebbe stato semplice, dagli indirizzi postali alle intercettazioni telefoniche... invece che sfruttare una forzatura di trama palese sull'unico testimone (Costa Valdez) che possa incriminarlo. Supportato abilmente, gli avvenimenti non si fermano mai e c'è posto anche per dell'umorismo non troppo simpatico.
No, il Caso è Felicemente Risolto, regia di Vittorio Salerno, 1973. Quando il testimone oculare di un brutale omicidio decide di non testimoniare, il vero assassino lo cita in giudizio come colpevole e si spaccia come "testimone oculare" di tale omicidio. Tipica storia italiana: un lavoratore innocente paga al posto del vero colpevole, un professore dell'alta società. L'assassino (interpretato da Riccardo Cucciolla) viene visto come un freddo calcolatore capace di ingannare tutti con la sua fasulla innocenza, nel mentre il lavoratore (interpretato da Enzo Cerusico) vuole evitare ogni singolo disagio nella sua vita problematica. Ci troviamo davanti a una delle pietre miliari del filone di denuncia politico/sociale iniziato da Damiano Damiani, e che ricorda proprio uno dei suoi risultati migliori (Io Ho Paura, 1977). Tensione adeguatamente contenuta, narrativa priva di fiato, recitato maestosamente e satira ferocissima contro l'élite gerarchica di quell'epoca: capace di manipolare qualsiasi cosa a suo piacimento grazie alla sua influenza nelle istituzioni politiche e sociali, simile a una piovra.
Anche per questo appuntamento è tutto, tornerò al più presto con altre chicche che meritano una visione più approfondita. Grazie per la visione, e alla prossima! Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Saranno presenti spoiler, normalmente questo non è un problema per film così antichi, ma in questo caso, questo film va visto, almeno una volta
Dopo aver parlato di Nosferatu, è doveroso anche parlare di questo altro lungometraggio a tinte orrofiche, considerato il massimo esponente del cinema espressionista tedesco, il Gabinetto del dr. Caligari è un film entrato di diritto nella storia della settima arte.
Il film diretto da Robert Weine ed uscito nel 1920 presenta una caratteristica molto comune nell'espressionismo tedesco, ovvero il tema del doppio(basti pensare al già citato Nosferatu, il conte Orlok cadaverico e mortale in contrasto con la bella e solare Helen).
Il film presenta inoltre una scenografia molto singolare, senza mezzi termini irrealistica oltre l'inverosimile con edifici zigzaganti e impossibili da realizzare nella realtà.
Un altro tema su cui il film gioca molto è l'ambiguità che permea tutta la vicenda., infatti lo spettatore non ha modo di sapere se sia realtà oppure solo una visione/allucinazione.
Una scena del film
La trama segue le vicende di un uomo chiamato Francis, che inizialmente è seduto su di una panchina, allora racconta la sua storia ad un uomo anziano seduto vicino a lui(e allo spettatore), così ha inizio il film vero e proprio:
1830, nel villaggio di Holstenwall, in Germania, giunge un uomo molto losco, vestito in un lungo cappotto, il dr. Caligari, per la fiera del paese, Caligari è giunto per presentare il suo esperimento più riuscito, Cesar(o Cesare), un uomo sonnambulo che lo stesso dottore tiene sotto ipnosi e fa dormire in una cassa da morto.
Caligari sostiene che Cesar, una volta sveglio, possa predire il futuro.
Le cosa però a Holstenwaln si fanno strane quando iniziano ad accadere strani morti(che coincidono con l'arrivo di Caligari), la prima vittima è il segretario della fiera, curiosamente, in precedenza aveva strattato male il misterioso dottore.
Il giorno dopo, un amico del narratore(Francis), chiamato Alan, vuole ricevere un consulto da parte di Cesar, così si reca dal dottor Caligari.
Alan vuole sapere se la bellissima Jane, una ragazza che si contende pacificatamente con Francis stesso.
Ma Cesar predice la morte di quest'ultimo entro il giorno dopo, così accade, Alan trova la morte per pugnalamento nel proprio letto.
Nel mentre la polizia inizia ad indagare, subito si sospetta di Cesar, ma il dr. Caligari riesce a provare che il sonnambulo è rimasto sempre con lui, viene quindi messo in galera un bandito, colto nel mentre stava pugnalando una signora.
Il bandito, in carcere, confessa che stava per uccidere la donna con il medesimo modo dei precedenti omicidi, in modo da far pensare che fosse opera della stessa mano, tuttavia nega di aver ucciso altri, nel mentre, la vicenda si sposta su Jane, che è in cerca del padre, nel cercarlo la giovane incontra proprio il dottor Caligari, quest'ultimo dopo averla spaventata, ordina a Cesar di ucciderla la notte seguente, ma quando l'assassino si reca per compiere la sua missione, rimane stupito dalla bellezza della giovane Jane e così la rapisce, a questo punto egli fugge con la ragazza ma è braccato da una folla inferocita, così è costretto a lasciarla e dopo essere scappato, muore di sfinimento(non visto però), Jane poi conferma che è proprio Cesar il rapitore.
Così Francis(che era rimasto ad osservare il dr. Caligari dalla finestra di casa sua) chiama la polizia per indagare, vedendo lo stesso Cesar li.
Insieme alla polizia si reca a casa del misterioso dottore. In realtà quello che vedavano non era il vero sicario ma solo un manichino con le fattezze di Cesar, in modo da coprire i movimento di quello vero. Trovatosi con le spalle al muro, Caligari scappa e si rifugia in un maniconimo, di cui egli stesso è il direttore.
Arriva infine il momento della verità, svelata da Francis, grazie ai diari del dottore.
Nel diario viene riportato di come lo stesso dottore avesse scoperto che nel 1703, in Italia, fosse vissuto un medico chiamato appunto Caligari esperto nel sonnambulismo e ipnosi e di come si servisse di un uomo ipnotizzato per i suoi omicidi, contro la volontà di quest'ultima.
Volendolo emulare e approffittando dell'arrivo al manicomio di Cesar, il direttore del carcere assume l'identità di Caligari(convinto anche di essere quest'ultimo), successivamente, viene anche trovato il cadavere di Cesar.
Il racconto termina con il direttore/Caligari che viene rinchiuso nel suo stesso maniconio, tuttavia una volta che Francis finisce di narrare la sua storia...
Si scopre che forse non è altro che fantasia di quest'ultimo, infatti quasi tutti i personaggio presentati nel racconto sono pazienti nel manicomio e il direttore non è altri che il dottor Caligari stesso, nel vederlo Francis ha un attacco di ira e prova ad aggreddirlo ma viene fermato in tempo e messo in una camicia di forza.
Il film termina con il direttore che dice di aver trovato un modo per curare il povero Francis, ora che conosce la sua ossessione: il misterioso Caligari.
<<Alla fine so il motivo della sua ossessione. Lui pensa che io sia quel mistico Caligari, ora so esattamente come curarlo!>>
Il dottor Caligari
Nel cast troviamo celebri attori della prima metà del 1900:
W. Krauss: il dottor Caligari/Il direttore del manicomio
C. Veidt: Cesar/Cesare il sonnambulo
F. Feher: Francis(il narratore)
H. Von Trawdowski: Alan
L. Dagover: Jane
R. K Rogge: Il criminale arrestato
CURIOSITA'
Essendo Il Gabinetto del dottor Caligari un film cult è entrato nell'immaginario collettivo e sono molte ad oggi le citazioni e gli omaggi ad esso dedicati.
Uno che mi ha personalmente colpito è il fumetto della DC Comics, Batman: Nosferatu(pubblicato anche anni fa in Italia)
Nonostante il titolo alludi al classico film del vampiro, la trama è chiaramente ispirata al Gabinetto del dottor Caligari e non a caso il fumetto è in stile espressionista tedesca, ne rappresenta un diretto omaggio
In questo caso, il ruolo di Caligari è interpretato dal dottor Arkham e quello di Cesar da Joker(chiamato nella storia l'Uomo che ride).
Probabilmente è passata di moda, il trend degli iceberg, ma siccome mi è sempre piaciuto questo tipo di cose, ovvero prendere una serie(che sia fumetti,videogiochi o altro) e mettere in mostra le teorie e i segreti più nascosti, ho deciso di farne uno dedicato al Fantasma di Palais Garnier.
Naturalmente spiegherò le varie entrate presenti in questo iceberg, quindi iniziamo subito!
-CIELO
Leroux Novel: Il romanzo originale scritto da Gaston Leroux e uscito nel 1910/1911
Movie Adaptation: Tutte gli adattamenti del romanzo o ad esso ispirati, per saperne di più
Novels by other Authors: I romanzi "apocrifi", ovvero non scritti da Leroux.
Comics and Manga: I fumetti e i manga che adattano la storia o hanno in essi il personaggio di Erik.
References in other media: Le citazioni al Fantasma presenti in altri media
Songs and musical: Le canzoni e i musical
-PUNTA DELL'ICEBERG
The Phantom of Manhattan: Il "sequel" del romanzo originale, uscito nel 1999 e scritto F. Forsyth.
The Phantom of Paradise: Il film di Brian de Palma, rivisitazione in chiave moderna e rock, uscito nel 1974
Lon Chaney as Erik: L'uomo dai mille volti Lon Chaney nel ruolo di Erik, nell'adattamento del 1925(probabilmente il migliore in assoluto)
Indie Movies: Sono tutti quei film indipendenti sull'argomento in questione
1925 original release: Si riferisce all'originale uscita dell'adattamento del 1925, in cui erano presenti molte scene poi tagliate e andate presumibilmente perdute.
Daroga isn't in the most of the movies: Il personaggio del Persiano/Daroga viene quasi sempre tagliato dagli adattamenti, con alcune eccezioni es. nella miniserie argentina El Fantasma Dela Opera uscita nel 1960(ma andata perduto ).
-SOTTO LA SUPERFICIE
1925 Original ending(same as the novel): Nel film del 1925, il finale originale prevedeva un "lieto" fine ben diverso dalla miserabile, ignobile e crudele fine di Erik che è rimasta, purtroppo il finale originale è tristemente andato perduto(ma rimangano alcune foto), questo finale è molto molto simile al finale del romanzo di Leroux.
Love Never Dies: Il sequel del musical di Andrew Webber, in cui sono presenti molti elementi ispirati dal romanzo Phantom of Manhattan(vedi sopra)
Erik and Christine son: Nel musical Love Never Dies, viene introdotto il figlio di Christine, inizialmente presentanto come erede di Raoul de Chagny, ma poi si conferma che è il figlio di Erik in realtà, anche nel romanzo Phantom of Manhattan viene introdotto il medesimo personaggio, ma con nome diverso.
Christine's Father: Il presunto padre di Christine, viene citato (molto) brevemente nel romanzo e ha un cameo, in foto, nel film del 2004.
True Name of Erik: Il vero nome del Fantasma, Erik non è altro che uno pseudonimo.
Erik Past and History: Il passato del povero, infelice Erik, nel romanzo viene spiegato qualche fatto legato al suo passato, ma per lo più rimane misterioso.
The Persian/Daroga true name: Nel romanzo(e nei pochi adattamenti in cui compare) il personaggio non viene mai menzionato o chiamato per nome, ma semplicemente come Il Persiano o Daroga(che sarebbe una specie di grado della polizia).
-SOTTO LA SUPERFICIE(II)
El Fantasma dela Opereta(1954/1959): Parodie in lingua spagnola realizzate dall'attore messicano German De Castillo, in arte Tin Tan.
Lon Chaney make up(1925): L'attore senza pari Chaney ha usato un trucco assolutamente incredibile per il ruolo dello Spettro, make up appunto che ancora oggi meraviglia e sbalordisce.
Erik isn't the true antagonist: Di solito si tende a vedere il Fantasma dell'Opera come un antagonista, ma in realtà, pensandoci bene non è proprio così, Erik è un uomo rigettato dalla società per via del suo volto, vede in Christine quello che non ha mai potuto avere in vita sua, l'amore e l'affetto umano.
Erik Destler: In alcuni adattamenti viene presentato con questo cognome, ma non dovrebbe essere canonico.
Raoul's Brother: Il fratello del Vicomte Raoul de Chagny, il Compe Philippe de Chagny, curiosamente viene sempre adattato con un ruolo minore o diverso dall'originale.
Christine hate the Phantom: L'odio che la giovane soprano prova per Erik, poi tramutatosi in amore e pietà.
Christine's Father true name: Nel romanzo non viene menzionato per nome, ma nel musical e nel film del 2004, viene chiamato Gustave Daaè.
-SOTTO LA SUPERFICIE(III)
Unmasked Erik by Charles Dance: L'attore Charles Dance ha interpetato il ruolo dello Spettro nella miniserie televisiva del 1990, tuttavia non viene mai mostrato privo della iconica maschera, solamente di spalle, ma mai in primo piano.
Madame Giry take the role of the Daroga: Il personaggio di Madame Giry è un personaggio minore presente nel romanzo, solitamente è scartata per i film o le serie, ma nell'adattamento del 2004 viene introdotta e le vengono date alcune caratteristiche che erano del Persiano nel romanzo(come il fatto che conosca Erik e sappia della sua storia).
1925 Talking Reels: La Universal avrebbe voluto girare un sequel, intitolato "Return of the Phantom", previsto per il 1930, ma siccome non era possibile riprendere Lon Chaney per il ruolo(per alcune questioni legali con altre case di produzione) si decise di sonorizzare il film originale, tutti gli attori(di Chaney non s'è sicuri) tornarono per doppiarsi, tristemente molte di queste scene, con le voci originali degli attori, sono andate perdute, se ne salvano giusto poche.
Daroga in the original 1925 script: Un fatto molto curioso, nella sceneggiatura finale era presente il personaggio del Persiano, ma poi per qualche motivo "random" venne cambiato e trasformato nell'ispettore Ledoux(un simpatico rimando all'autore Leroux), tuttavia si può ancora notare che l'attore Arthur Carewe è molto misterioso nell'interpretare il personaggio.
Erique Claudin was the father of Christine(1943 movie): Per il film della Universal uscito nel 1943, il personaggio del fantasma(che non è il classico Erik) avrebbe dovuto essere il vero padre di Christine, Erique(intepretato da un magistrale Claude Rains) è come nella storia classica innamorato della giovane cantante, per questo è stato tagliato questo particolare e le scene inerenti ad esso, per non dare quell'aria di incesto al tutto(grazie a Dio).
-FONDO DELL'ICEBERG
James Cagney as the Phantom in A man of Thousand Faces(1957): Un fatto che molti non sanno è che oltre ai classici attori nel ruolo del protagonista, anche l'attore James Cagney è stato Erik, infatti nel film A Man of Thousand Faces(L'Uomo dai Mille Volti) film dedicato alla vita e al lavoro del grande Lon Chaney, interpreta il protagonista, ci sono scene dei vari film in cui Chaney ha prestato il volto e il suo meraviglioso talento come attore e truccatore, fra questi è anche presente la famosa scena in cui Erik viene smascherato da Christine(presa dal film del 1925).
Song At Midnight: Film cinese parzialmente basato sullo Spettro dell'Opera, uscito negli anni 30.
1925 Original Lon Chaney talking reels: Molti teorizzano che Chaney abbia effettivamente doppiato Erik per la release del film, ma non è sicura la questione, inoltre qualora fosse vero, sarebbe comunque andato tutto perduto....Sigh...
Lost 1925 Scenes: Molte delle sequenze girate e poi tagliate dalla release finale, sono ovviamente e tristemente andate perdute oggi.
1943 Original Script: Il remake della Universal nelle intenzioni originale doveva essere molto più simile al suo predecessore, ma poi si decise di cambiare le carte in tavola.
-PUNTO DI NON RITORNO
1925 Second Release(Raoul was the protagonist): Come abbiamo visto nello speciale dedicato al film in questione, nella seconda release(dopo che la prima andò male al pubblico), venne rigirato quasi tutto, con un altro regista, in queste versione il film metteva in ombra il titolare per concentrarsi sul coo-protagonista/antagonista Raoul Vicomte the Chagny, ed era inoltre molto più comico e demenziale, quasi tutte(o forse tutte-tutte) le scene presentate sono andate perduto, ma comunque sopravvivono delle immagini di scena o dei frame.
1925 Deleted Characters: Si ricollega all'entrata di sopra, nella seconda release del film, erano presenti altri personaggi poi tagliati, che però non c'entravano nulla con la storia o con il romanzo originale.
Lost Scenes from the Hammer Movie(1962): Nulla di più se non tutte le scene eliminate dal film della Hammer.
El Fantasma dela Opera(1960): Per tutti quelli che seguono questo blog di sicuro lo sapranno già, questo si rifescire all'adattamento argentino su Canal 9, con il maestro Narciso Ibanez Menta nel ruolo di Eric. Va anche detto che è l'unico adattamento(insieme a Das Gespenst im Opernhaus?) a presentare il personaggio del Persiano.
Non ho bisogno di dire che è tutto andato(tranne quale foto scattate ad un televisore) perduto, vero? VERO?! Ma si conoscono i nomi del cast.
Lon Chaney and Narciso Ibanez Menta: I due attori erano amici e si sono incontrati qualche volta, basti sapere che Ibanez Menta si è ispirato per il suo trucco al grande Lon, possiamo anche dire che fu grazie all'interpretazione di Chaney stesso che il grande attore spagnolo decise di recitare.
-PROFONDITA'
El Fantasma dela Opera(1934): Adattamento "praticamente" sconosciuto e perduto della storia, originalmente un opera teatrale, ma pare che fosse stata registrasta su cinepresa, il ruolo di Eric fu sempre intepretato da Narciso Ibanez Menta, allora ancora giovane attore voglioso di emergere, inotre segna il primo spettacolo teatrale dedicato al romanzo di Leroux.
El Fantasma dela Opera(1954): Adattamento per la TV argentina, non si conosce nessun dettaglio inerente alla storia, della sua esistenza ci rimane solo una foto di scena in bianco e nero(anche se molti disputano questo fatto).Se guardate nell'immagine dell'iceberg si vede la foto in questione, è l'ultima in basso, l'unica cosa certa è il ruolo di Raissa Bignardi nella parte di Cristina
Das Gespenst im Opernahus(1916): Anche qui, chi segue il blog lo saprà già, il primo adattamento in assoluto del romanzo, uscito pochi anni dopo la pubblicazione, il film anche noto come "Das Phantom der Oper" è(era) un film tedesco diretto da Erst Matray, mi piange il cuore a dirlo, ma è andato tutto perduto, quindi no, nessuna foto per mostrare lo Spettro senza maschera. Io personalmente credo che anche qualora venisse recuperato, non diventerebbe mai iconico come l'Erik di Lon Chaney.
Das Gespenst im Opernahus still Exist today: Nel libro "Phantom of the Opera, the man behind the mask" dello scrittore inglese J. Flyn, viene menzionato che alcune copie incomplete esisterebbero a tutt'oggi, o comunque potrebbero esistere, ovviamente non è confermato, ma grazie al cielo nemmeno negato, dando una, seppur minuscola insignificante speranza di rivederlo alla luce del cinema prima o poi.
Ernest: Nessun film o spettacolo, Ernest è secondo la leggenda, l'uomo dietro alla maschera, in pratica l'Erik reale, ma appunto è una leggenda, anche se tutte le leggenda hanno un fondo di verità.
The True Facts that inspired Leroux: Sempre secondo alcune voci, nel Palais Garnier si verificarono sul serio alcuni fatti misteriosi, ed è qui che è nata la leggenda del Fantasma, poi ripresa appunto da Gaston Leroux.
Palais Garnier is haunted: Esistono varie voci sul presunte apparizioni di reali spettri(e non un uomo che si crede sia un fantasma) al palazzo dell'Opera di Parigi, si trovano infatti varie testimonianze in merito, sopratutto risalenti alla fine del 1800(sarà un caso che Ernest sarebbe vissuto in quegli anni li? Mah)
Erik was a real man: Secondo alcune teorie, così come per Chistine(si notano moltissime analogie con la reale soprano Christina Nilsoon o Kristine Nilsson) Leroux si sarebbe ispirato ad un reale musicista per il suo personaggio protagonista.
E siamo arrivati alla fine di questo piccolo "extra" che ho deciso di fare, è stato un piacere andare a ricercare alcune informazioni per spiegare l'iceberg.
Voglio dedicare un grazie speciale ai miei "colleghi" e anche un grazie agli amici/amiche lettori/lettrici, è grazie a voi se continuamo con il nostro progetto del Sottobosco, per la passione comune sui film sconosciuti o perduti, quindi è doveroso, grazie di cuore a tutti voi lettori!
Rieccoci qui, alla rubrica dedicata ai film perduti, essi siano conosciuti o sconosciuti, dopo una lunga assenza, dovuta in realtà a motivi già spiegati e discussi, siamo tornati per andare a scoprire film non più visibili, ma comunque, non dimenticati, oggi nello specifico, tratteremo un film molto particolare del cinema giapponese.
Una delle poche foto rimaste sino a noi-
La pellicola in questione, può essere benissimo considerata una delle prime(se non affettivamente la prima) del filone Kaiju(lett. Mostro Misterioso) anticipando di molti anni il ben più famoso Re dei mostri, Gojira/Godzilla, uscito nel 1954.
The Great Buddha Arrival è un film indipendente del 1934, diretto e prodotto da Yoshiro Edamasa, originalmente della durata di 1 ora e 15 minuti, sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni originali il primo di un franchise, ma non vennero mai girati ulteriori seguiti ed il film è finito nell'oblio più totale.
La trama è incentrata sulla statua del Buddha situata nel parco Shuraken, la statua, alta 33 metri, prende vita per salvare l'umanità, viaggiando per il Giappone, dopo aver visitato varie città, continua il suo viaggio, fino ad arrivare a Tokyo.
Su un articolo di una rivista dedicata al cinema giapponese dell'epoca(Kinema Jumno) vengono descritte alcune scene presenti nel film, una in cui il Buddha si riposa, appoggiato su un edificio di tre piani e un altra in cui una geisha balla sul suo palmo.
Il film è preceduto da altri due film, che possono essere legati al filone dei kaiju, pur non trattando propriamente di "mostri" giganti, ovvero i film giapponesi di King Kong, usciti nel 1933.
Del film si sono perse le tracce, andando, con tutta probabiltà, perduto durante la seconda guerra mondiale, ed è rimasto nell'ombra per molti decenni, fino a quando non furono scoperte le immagini sopravvissute, così come il poster.
Altro frammento rimasto-
Nel 2018 ne è uscito un remake, ambientato ai giorni nostri, il remake è diretto proprio dal nipote del regista Edamasa, Hiroto Yokokawa.
Casa di produzione: Central Motion Picture Corporation, Super Power Motion Picture Co.
Paese di produzione: Cina, Taiwan
CAST
Kong Wa
Kara Hui Ying-Hung
Michiko Nishiwaki
Chin Siu-Ho
Karel Wong Chi-Yeung
Poon Sin-Yee
Ken Lok Tat-Wah
Hsu Hsia
Dennis Tang Chung-Kwan
Leung Yam-Kei
Kellie Lam Qui-Man
Mark Houghton
Bruce Fontaine
Max Gusinsky
ATTENZIONE: SPOILER!
Pellicola estremamente rara di cui si hanno pochissime informazioni a riguardo, e la sig.rina Michiko Nishiwaki alla mia sinistra è stata la motivazione per visionarla... pur non sapendo una parola di cantonese. Poliziesco d'azione che prende spunto, per le sue numerose ambientazioni notturne, da Police Story 2 (1988), ricche di cazzotti e pugni al limite del realismo. Alza la posta in gioco con il genere del thriller psicologico, dato che il protagonista, in un incidente d'auto, perde la memoria.
Chin Siu-Ho, sotto gli ordini del suo sovrintendente, indaga sotto copertura per raccogliere prove sufficienti contro lo spacciatore Hsu Hsia, guadagnandosi la sua fiducia e diventando il suo braccio destro... ma alcuni suoi scagnozzi scoprono i suoi piani e durante un breve inseguimento in cui loro perdono la vita, Chin perde la memoria. Il suo sovrintendente, insieme alla sua ex-moglie, Michiko Nishiwaki, proveranno in ogni modo a fargliela tornare, anche in luoghi dove Chin si è innamorato di quest'ultima.
Ribadisco, le arti marziali e le acrobazie in auto sono sempre state il punto di forza del cinema hongkongese. La sig.rina Nishiwaki ci mostra diverse volte la sua eleganza in alcune scene con Chin ed altrove, con indosso uno yukata, il suo sex-appeal senza alcuno sforzo sul grande schermo. Chin strepitoso nel suo ruolo di smemorato vendicativo, molto simile all'Edward interpretato abilmente da Luc Merenda in L'Uomo Senza Memoria (1974), si perde in diverse scene ma recupera con la sua voglia di ricordare... soprattutto con il suo desiderio di vendetta molto acceso, di cui non riesce a liberarsene. Numerose le citazioni ad altre opere hongkongesi come In The Line of Duty 3 (1988) per la sua azione non-stop fino all'ultimo fotogramma e per gli assalti esplosivi in auto alla Above the Law (1986). Gran peccato che non siano ancora disponibili i sottotitoli in inglese sulla pellicola (neanche l'ombra su OpenSubtitles), poiché mi sarei calato all'interno dell'ambientazione...
Nonostante lo straordinario omaggio al cinema nostrano, al botteghino è stato un clamoroso flop: 12.106 dollari, ossia dei miseri 1.347 euro...
Attendo con urgenza una versione doppiata, oppure sottotitolata in inglese. Merita uno sguardo per la sua trama assolutamente non forzata, soprattutto per il protagonista alla ricerca del sé stesso perduto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Casa di produzione: Golden Sun, Jet Films, In Cine Compania Industrial Cinematografica
Paese di produzione: Spagna
CAST
Raul Garcia Losada: El Vaquilla
Teresa Giménez: Rosita
Carmen de Lirio: Tia Penas
Frank Brana: Manuel
Daniel Medràn: Antonet
Mingo Ràfols: Pencas
Nat Collado: Isabel
Lino Evangelista: Chino
Eva Robin: Antonia
Rebeca Romer: Luisa
Angel Fernandez Franco: avvocato
Juan José Moreno Cuenca: sé stesso
Xavier Vinader: giornalista
Carmen Serret: Anita
Marta Flores: Monja
ATTENZIONE: SPOILER!
Il padre del genere quinqui ritorna nuovamente alla carica, finiti i turbolenti anni '70 della neonata Spagna post-franchista. Juan José Moreno Cuenca, che ai tempi del film era noto non per fatti positivi, ma per come si guadagnava da vivere scippando borsette a signorine e per diverse rapine a mano armata nelle banche della sua terra natia, Barcellona. Si fece notare già alla tenera età di 9 anni per rubare veicoli e fuggire dalla polizia a gran velocità, usando dei cuscini e dei trampoli ai piedi per i pedali a causa della sua statura troppo piccola... ma a 12 anni la sua vita ebbe una fatale piega, dato che tolse la vita a una donna durante uno dei suoi scippi: cadde a terra e fu investita da uno dei suoi molteplici veicoli rubati, morendo sul colpo. E già a 15 anni conobbe il carcere barcellonese di Modelo...
Juan José Moreno Cuenca, noto come "El Vaquilla", racconta a briglie sciolte la sua vita da giovane delinquente al giornalista Xavier Vinader. Orfano del padre, il 23enne delinquente racconta come cambiò in breve tempo la sua vita da quando sua madre finì in carcere, sfruttando l'uso del flashback per narrare la sua infanzia...
Il passare del tempo non ha avuto pietà per la maggior parte del genere quinqui, ma nel caso di Yo, el Vaquilla la pellicola si lascia vedere per i suoi inseguimenti e per il suo crudo neorealismo (droga, povertà, nudismo). Fotografia frizzante e coloratissima dalla mano efficace di Carles Gusi, ma che in alcune stampe è troppo torbida, in quanto ha urgentemente bisogno di un restauro in alta definizione. Attori non professionisti (spicca sopra tutti il pupillo del regista, Angel Fernandez Franco) che non avevano paura della cinepresa, ambientati a pennello in una Barcellona dalle sfumature pessimistiche: mettono in risalto una Barcellona poco conosciuta dal pubblico occidentale, quella Barcellona emarginata a causa della miseria imperante di alcuni quartieri periferici... lontano dalle locations da cartolina, la cui sopravvivenza è garantita dal turismo. Oltre a ciò, il regista affonda il pedale sull'amicizia inossidabile in tali quartieri poveri, che da' un tocco di realismo e di efficienza alla biografia del Vaquilla. Giorno dopo giorno i crimini commessi dai ragazzini residenti in tali quartieri aumentano a vista d'occhio, e i piccoli reati si trasformano in reati molto più seri. La colonna sonora, realizzata dalla band musicale dei Los Chichos, ti entra nell'orecchio e difficilmente la si può dimenticare... qui hanno avuto il tempo per allargarsi come in Deprisa, Deprisa (1981), rendendo il tutto un'istantanea della Spagna ancora in transizione dalla morte di Francisco Franco.
La pellicola, a differenza di altre del genere quinqui, non è mai uscita dalla Spagna; sebbene il regista aveva a disposizione un budget molto risicato, il messaggio di fondo rimane inalterato in tutto il film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Per i seguenti contenuti presenti in questo articolo, si sconsiglia la visione ad un pubblico facilmente impressionabile e ai lettori che soffrono di aracnofobia- Grazie per la lettura-
Di King Kong, l'ottava meraviglia del mondo, si è già parlato molto sul Sottobosco, spesso in maniera molto positiva, abbiamo discusso dei film perduti non autorizzati e già detto che è uno dei migliori film dedicati ai mostri in assoluto, probabilmente il primo nel suo genere, diretto da C. Cooper e Schoedsack, con le animazioni in stop motion del sempre magnifico Willis O'Brien(probabilmente, di lui parleremo ancora in futuro).
Ora, non staremo qui a parlare della trama e delle sfumature presenti in tutto il film, dato che qui ci concentreremo solamente sulle scene eliminate e inutilizzate, e' tuttavia possibile che in una prossima visione, discuteremo anche del film vero e proprio, in quanto il film merita molto.
Prima di iniziare, bisogna fare una premessa, esistono due tipi di scene eliminate(soprattutto se parliamo di film così vintage):
-Scene eliminate per la censura
Ovvero tutte quelle scene che erano presenti nella versione originale del 1933, ma che furono rimosse nelle successive release, come ad esempio la scena in cui Kong spoglia ed annusa Anna, tutte queste scene sono poi state successivamente reinserite per l'uscita Uncut in DVD e Blu-Ray, sono quindi attualmente visibili.
-Scene eliminate e non completate
Quelle che andremo ad "esaminare" noi. Vale a dire, tutte quelle sequenze che non vennero completate o che vennero tagliate prima ancora della release finale(molto probabilmente, vennero mostrate nelle proiezioni di prova), sono presumibilmente andate perdute.
-Anna spavantata da un serpente gigante-
Poco prima dell'attacco del T.Rex(o in alcune versioni un Allosauro) Anna veniva spaventata dalla vista di un serpente gigante, identificato come Giganthopis, la creatura è ancora presente nel film completo, stoppando nell'esatto momento , è possibile vederla su un albero, seppur molto difficile, sopratutto se si sta guardando la versione originale in b/w.
Nota. Il Gigantophis o comunque un serpente molto grosso, apparirebbe anche nella famosa Spider Pit, ma non vi è modo di sapere con precisione se è il medesimo modello.
Il Gigantophis sull'albero
-La scena originale del tronco-
Nel film finale è un dinosauro, per precisione un Triceratopo/Styracosaurus ad intrappolare la crew di marinai sul tronco che si affaccia sul baratro(il famoso spider pit), ma nelle intenzioni originali ci doveva essere un Arsinoitheirium(un antenato del rinoceronte odierno). Di questa creratura esistono ancora le foto di prova.
Nota. La scena del triceratoro/styracosaurus in alcune versione è tagliata.
Foto dai test per la scena.
Il modello dell'Arsinoitherium così come sarebbe dovuto apparire
-Kong contro i tre Triceratopi-
Scena in origine molto ambiziosa, ad un certo punto, il buon Kong avrebbe dovuto vedersela contro 3 triceratopi alla volta, il gorillone veniva inseguito dai 3 dinosauri in una sorta di fossa con le sabbie mobili(o fango), uno dei dinosauri sarebbe morto andando nella fossa. Gli altri due invece venivano ussici da Kong, era presenta anche una scena molto cruenta, per l'epoca, un marinaio impalato da uno dei triceratopi.
Questa scena fu parzialmente girata ma mai completata del tutto, appare tuttavia nello novelizzazione ufficiale.
Scena tratta da Creation(1931)
-Kong attacca i nativi-
Nelle intenzioni originali di Cooper, il suo Kong avrebbe dovuto essere una furia della natura, si "buono" ma anche animalesco e selvaggio, tuttavia la RKO decise di tagliare questa sua parte selvaggia e di mostrarlo molto più docile, una delle scene che furono tolte(o mai girate) infatti prevedeva un attacco di Kong contro i nativi dell'Isola del Teschio, in cui il gorillone avrebbe dovuto calpestare e divorare qualche indigeno sfortunato.
-Il Brontosauro nell'acqua-
Durante la fuga dei marinai, un brontosauro(erroneamente mostrato come carnivoro nel film, quando nella realtà fu erbivoro) uccide violentemente tre marinai.
-Un marinaio spara ad un Triceratopo-
Questa scena in realtà proviene da un vecchio lavoro di O'Brien e mai realizzato, dal film (previsto per il 1931/1932) Creation, una sorta di sequel del bellissimo The Lost World(1925), film tratto dal romanzo omonimo di sir Conan Doyle, al quale O'Brien stesso lavorò per far "tornare in vita" i dinosauri, in un certo senso possiamo dire che fu grazie a Creation se naque in seguito King Kong.
Nota. Per chi volesse, il test per il film mai realizzato è visibile su YT.
Scena tratta dalle prove per Creation. Colorata in seguito-
-Scena estesa della fuga dalla tana di Kong-
La fuga di Jack ed Anna sarebbe dovuta essere molto più lunga e dettagliata in origine, con un furente Kong all'inseguimento dei due, questa scena è stata girata ma tagliata perché interferiva con il ritmo del film.
-Kong a New York-
Originalmente, le scene in cui Kong crea il chaos a N.Y erano più lunghe e intense, come per esempio il gorillone che irrompe in un hotel, dove dei signori giocano a carte e ne divora uno, scena rimossa perché troppo simile ad una presente nel film The Lost World del 1925.
In catene, poco prima di liberarsi per N.Y-
Ed ora ci siamo cari lettori, ad una delle scene più discusse, teorizzate e famose di sempre, la famosa sequenza nota come, Spider Pit.
-La scena della Fossa, aka The lost Spider pit sequence-
Qui ci ricolleghiamo alla scena del tronco, una volta che i marinai sono intrappolati sul tronco con il Triceratopo/Styracosaurus da una parte e Kong dall'altra, quest'ultimo smuove il tronco, facendo cadere la crew nel baratro, eccetto Jack che riesce a salvarsi, solo per vedere uno spettacolo orribile.
Infatti, i pover'uomini non trovano la morte nella caduta, come avviene nella release finale, ma sotto forma di creature in un certo senso ben più spaventosi dei dinosauri, insetti giganti, ragni e granchi e uno strano insetto misto ad un polpo.
Si, in realtà ne avevamo già parlato approfonditamente qui sul Sottobosco, motivo per il quale ho deciso di lasciarla per ultima, ma siccome, anche io non sono immune dal fascino del perduto, ne riparlerò.
Di questa famosa scena perduta, fra gli esperti ed appassionati se ne parla e discute da decenni, praticamente sin dagli anni 60. Considerata solo una fantomatica leggenda, in realtà pare essere esistitita veramente.
Un frammento rimasto dalla scena originale, possiamo notare che il modello del ragno è molto dettagliato, si deduce quindi che era previsto in origine per un campo ravvicinato.
Le ipotesi sono molte, secondo molti fu talmente grande lo shock che scatenò al pubblico di prova che Cooper stesso decise di cancellarla, anche se lo stesso regista ha rivelato che la scena non fu tolta per la reazione che ebbe, ma perché interferiva con il ritmo del film, possiamo dargli anche ragione, dopotutto nessun personaggio principale viene coinvolto.
Molti ancora dicono che non fu mai girata, ma questo è impossibile o quantomeno irrealistico, date le parole dello stesso O'Brien "una delle migliori scene che ho mai girato".
Quale sia la reale causa del taglio, rimane un peccato non poterla vedere in tutta la sua gloria e probabilmente non la rivedremo mai più, anche se una piccola speranza vi è ancora, Cooper stesso disse di aver lascito tutto il materiale agli studi RKO quando andò via, forse con molto fortuna, la sequenza è ancora li, nascosta a prendere polvere, possiamo solo sperarlo.
Detto questo, vi ringrazio per la lettura ed il sostegno e ci vediamo alla prossima!
Carissimi seguaci, rieccoci qui con il nostro appuntamento del cinema oriental-occidentale con tutte le sue sfumature... ricche di piombo e di tanti acrobati che si lanciano su ogni oggetto per riempire i botteghini di ogni cinema multisala.
Si Può Essere più Bastardi dell'Ispettore Cliff?, regia di Massimo Dallamano, 1973. Cliff Hoyst è un agente della narcotici in incognito, e riesce ad entrare in un giro insieme a un trafficante di droga. Viene quindi inviato in Libano per impedire l'acquisto di una grossa partita di droga da un clan mafioso. Unica incursione del regista nel genere thriller/giallo, ed a mani basse riesce a competere anche con altri specialisti come Umberto Lenzi e Fernando Di Leo. Contiene tutto quello che uno spettatore si aspetta nel genere, adatto solo per stomaci forti: doppiogiochisti, sparatorie, inseguimenti, sadismo ed un'estrema ambiguità morale. Il tutto coronato dal classico finale cinico e senza scampo tipico di quegli anni. Patricia Hayes e Ivan Rassimov brillano sopra tutti, la prima ben calata nel suo ruolo di "mamma", ma del crimine in salsa carismatica; il secondo riesce ad emergere dall'ombra di Hayes grazie alla sua corsa frettolosa per acquisire il denaro sporco di tale clan. Anche la sig.rina Stephanie Beacham completa l'epicità del casting con il suo sex-appeal (senza sforzarsi). Superlativo il lavoro della fotografia, comprese le locations. Anche la colonna sonora (diretta da Riz Ortolani) martella molto i timpani e si posiziona benissimo nei nostri condotti uditivi, ed esprime l'atmosfera cupa e tesa della pellicola.
I Bastardi, regia di Duccio Tessari, 1968. Due fratelli (Giuliano Gemma e Klaus Kinski) si contendono sia l'amore di una donna che il bottino di una rapina, e per entrambi finirà male... Difficile trovare chi sia il vero bastardo nel film, dato che lo sono quasi tutti. Compresa la madre dei due fratelli (Rita Hayworth, poco prima dell'insorgere del morbo di Alzheimer), consumatrice sfrenata di whisky. Impostato come un western, ma ambientato nell'America moderna di fine anni '60, il regista ci regala inconsapevolmente un'istantanea di quell'epoca: auto scintillanti, case sontuose, nightclub danzanti, campagne e sfondi che riassumono il sogno americano, il tutto con una fotografia dai colori frizzanti e vivaci che addolciscono l'atmosfera noir della pellicola. Non troppo lontano dal genere poliziottesco, ricco di sparatorie, inseguimenti, donne nel ruolo di "femme-fatales". Il sig. Duccio si allontana dal tipico stile dei noir all'americana, ed alza la posta in gioco con dei personaggi che non si possono redimere alla Melville... Giuliano abbandona temporaneamente il personaggio di Ringo e si cala in un tiratore scelto disposto anche a sparare senza problemi ai suoi complici, pur di portare a termine la sua impresa; Kinski nel ruolo del fratello geloso che vorrebbe avere quei diamanti per sé; e la sig.ra Hayworth per la maggior parte del tempo ubriaca e dagli sbalzi d'umore imprevedibili che a volte riescono a rubare alcune scene del film.
Supermarkt, regia di Roland Klick, 1974. Willi (Charlie Wierczejewski) è un ragazzo di strada che si guadagna da vivere con piccoli reati. Fa' amicizia con due persone completamente differenti: un giornalista che vuole aiutarlo a guadagnarsi da vivere onestamente, e un vecchio criminale in cerca di soldi facili. Piccolo capolavoro sempreverde del neorealismo tedesco, noto in patria come "kleine dreckige film" (piccoli films sporchi), basato su fatti di cronaca, polizieschi e drammi di strada ricchi di denunce politiche/sociali simili alle nostrane capitanate da Damiani. L'intera pellicola è dannatamente elettrizzante, ma anche carica (sfortunatamente) di depressione anche a causa delle ambientazioni tipiche di quel sottomondo del crimine... case abbandonate, rovine, strade secondarie quasi sempre buie e notti illuminate dai lampioni stradali ormai consumati della città di Amburgo. Nichilismo a palate che lascia senza fiato lo spettatore, compreso il non abbandonabile mondo della microcriminalità. In una pellicola di un'ora e 24 minuti, il regista è riuscito a trasformare Amburgo come una città dove la speranza non esiste... e dove il torto è sempre dietro l'angolo, che delimita l'impossibilità di redimersi in positivo in quel tipo di società. E per sopravvivere sei costretto a fare il delinquente, pur di sfuggire alla miseria imperante nella città...
12 Ore di Terrore, regia di Wong Jing, 1991. Un gruppo di nazionalisti giapponesi fallisce l'assassinio del Dalai Lama durante la sua visita a Singapore nel Giorno dell'Indipendenza, ma esso rimane ferito gravemente dall'attentato. Ha urgentemente bisogno di una trasfusione di sangue, e due poliziotti hongkongesi giunti a Singapore hanno un raro gruppo sanguigno, venendo a loro volta minacciati dai terroristi. La trama non è assolutamente nulla di speciale, ma lascia il segno per il suo ritmo veloce che non lascerà neanche il tempo di comprendere allo spettatore i fatti accaduti nel film. Se sei un appassionato dei films d'azione, questo film può fare per te: sebbene il regista avesse a disposizione un budget molto limitato, grazie ad alcuni momenti esilaranti (vedasi la scena del tizio in sedia a rotelle in ospedale durante l'invasione dei nazionalisti!) e la situazione tra l'esagerazione e il realismo, risulta vincente nella sua formula da film d'azione. I personaggi non cercano in alcun modo di sembrare troppo simpatici, ed a volte condividono momenti violenti e molto sanguinolenti con i terroristi... colmi di adrenalina che vi faranno alzare dalla sedia! Merita uno sguardo da qualche futuro regista che non ha i soldi di qualche produttore milionario...
Addio Cina, regia di Clara Law, 1990. Pellicola che descrive il desiderio immigratorio dei cinesi nella Cina continentale negli Stati Uniti. Il film segue Zhou (Tony Leung) insieme a sua moglie (Maggie Cheung) nella metropoli di New York, e gli attenderanno spiacevoli sorprese nella "terra promessa". Se qualcuno di voi è interessato alla cultura cinese, questa pellicola può aiutarvi molto nel vostro studio; in quanto intrisa di pessimismo... ma anche elettrizzante ed agghiacciante nella storia di questi due immigrati, costretti a vivere in condizioni spaventose, scroccando cibo e ad essere disposti alla prostituzione di un'adolescente pur di mantenersi ed avere un tetto sopra la loro testa. Difficile da visionare, ma sicuramente non è da mandare al macero. Il film continua a dirci che vivere in America non è tutto rosa e fiori, e chi non ha maestria e furbizia nei bassifondi newyorkesi non ha alcuna speranza di sopravvivere. Il pessimismo non lascia scampo nemmeno ai due protagonisti, soprattutto la sig.rina Maggie... che dalla dolcezza del suo personaggio si evolverà in un qualcosa di scioccante verso gli ultimi minuti della pellicola. Anche per Tony è prevista una metamorfosi: da padre innocente, poi disilluso e infine tragico. Se non siete abituati al feroce neorealismo della sig.rina Clara Law, evitate la visione della pellicola...
Grazie per la visione, ed al prossimo appuntamento! Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!