Carissimi seguaci del format, bentornati al nostro appuntamento dedicato al cinema oriental-occidentale assieme a tutte le sue sfumature... sia positive che da brividi.
Il Grande Caldo, regia di Andrew Kam e di Johnnie To, 1988.L'ispettore Waipong Wong deve sospendere la sua vita normale e dare le dimissioni dalla polizia di Hong Kong per indagare sull'assassinio di un suo ex-collega. Ciò che lui scoprirà, insieme alla sua squadra di tre poliziotti, sarà qualcosa di molto più sinistro di quanto loro si aspettavano...
Pellicola che non spreca neanche un minuto di celluloide per impressionare, da un confronto sanguinolento (al buio) in una tromba dell'ascensore e ad uno scontro finale al culmine della tensione; con tanto di intrecci amorosi sapientemente intervallati nel film, per evitare che si disperda la credibilità della pellicola. Sebbene non abbia l'eccezionale spettacolarità dei films di John Woo, le scene citate poco prima farebbero girare la testa anche agli appassionati degli horror. Spiazzante, ancor più credibile dei polizieschi made in Woo grazie alla presenza di Johnnie To, che qui getterà le basi per i suoi neonoir iperrealistici alla Melville; cast mai sceso verso il negativo, girato energicamente e con stile. Se sei un appassionato del genere poliziesco, questo film inseriscilo nei tuoi preferiti, poiché anche senza le scene violente, diventa una calamita per gli occhi. Da appassionato dell'italico poliziottesco, non avevo mai visto niente del genere.Amore da Sprecare, regia di Stanley Kwan, 1986
Cinque ragazzi trascorrono le loro vite movimentate, fino a quando uno di loro non viene brutalmente assassinato in un furto con scasso.
Chow Yun-Fat è una garanzia di successo in qualsiasi pellicola a basso costo... e lo dimostra nuovamente anche qui, nei panni di un ispettore simile al Colombo oltreoceano. Il cast del film quasi del tutto sconosciuto ai tempi (a parte Tony Leung e la cantante taiwanese Tsai Chin), i continui spostamenti nella metropoli di Hong Kong, il viaggio a Taiwan con le ceneri della vittima e il finale in ospedale sono ingredienti che hanno contribuito a rendere di culto il film... tant'è che lo stesso Chow ha dato il meglio di sé senza sapere un granché del ruolo da interpretare! La pellicola, in poche parole, è l'istantanea di una generazione sottovalutata che va' verso i 20 anni: desideri in cui nella maggior parte delle volte non arrivano in porto. Peccato solamente per il titolo, che c'entra ben poco con il contesto della pellicola...La Luna è il Sogno del Sole, regia di Park Chan-wook, 1992.
Un gangster di Busan viene sorpreso ad avere una relazione con l'amante del capo dell'organizzazione. I due vogliono scappare con i soldi dell'organizzazione, ma un fato inevitabile li attenderà...
Debutto alla regia rinnegato dallo stesso Park, che all'epoca aveva 29 anni... proiettato in una singola sala in Corea del Sud, disastro totale al botteghino, ebbe molteplici problemi con la distribuzione e rimase invisibile per decenni. Ai tempi fu stroncato dalla critica per la sceneggiatura a basso costo e per l'interpretazione degli attori, cupa e non molto convincente... ma contiene le basi per la sua futura cinematografia: ironia, violenza e vendetta. Come in una minestra insipida, alcuni ingredienti te la lasciano gustare. E questi ingredienti sono la colonna sonora del film, composta da un jazz armonico che rende più guardabile la pellicola. Fotografia compresa. E se anche voi volete debuttare, prendete questo film come manuale su cosa fare e NON fare sul girarlo.Lo Sparviero, regia di Philippe Labro, 1976.
"Lo Sparviero" è una spia indipendente che lavora per i servizi segreti francesi, ed investiga su un individuo denominato "La Iena" che assume ragazzini per rapinare banche, per poi eliminarli.
Ricco di sottotrame e di colpi di scena che non interferiscono con la trama principale, con un'eccellente fotografia e una colonna sonora non male, ha un difetto notabilissimo: come diamine ha fatto Belmondo a identificare il cattivo? Forse non ci è dato saperlo, in quanto Labro ha voluto giocarsi tutte le sue carte su Belmondo, al posto di descrivere il personaggio de "La Iena" (interpretato da un convincente Bruno Cremer). Trovarlo realmente sarebbe stato semplice, dagli indirizzi postali alle intercettazioni telefoniche... invece che sfruttare una forzatura di trama palese sull'unico testimone (Costa Valdez) che possa incriminarlo. Supportato abilmente, gli avvenimenti non si fermano mai e c'è posto anche per dell'umorismo non troppo simpatico.No, il Caso è Felicemente Risolto, regia di Vittorio Salerno, 1973.
Quando il testimone oculare di un brutale omicidio decide di non testimoniare, il vero assassino lo cita in giudizio come colpevole e si spaccia come "testimone oculare" di tale omicidio.
Tipica storia italiana: un lavoratore innocente paga al posto del vero colpevole, un professore dell'alta società. L'assassino (interpretato da Riccardo Cucciolla) viene visto come un freddo calcolatore capace di ingannare tutti con la sua fasulla innocenza, nel mentre il lavoratore (interpretato da Enzo Cerusico) vuole evitare ogni singolo disagio nella sua vita problematica. Ci troviamo davanti a una delle pietre miliari del filone di denuncia politico/sociale iniziato da Damiano Damiani, e che ricorda proprio uno dei suoi risultati migliori (Io Ho Paura, 1977). Tensione adeguatamente contenuta, narrativa priva di fiato, recitato maestosamente e satira ferocissima contro l'élite gerarchica di quell'epoca: capace di manipolare qualsiasi cosa a suo piacimento grazie alla sua influenza nelle istituzioni politiche e sociali, simile a una piovra.
Anche per questo appuntamento è tutto, tornerò al più presto con altre chicche che meritano una visione più approfondita. Grazie per la visione, e alla prossima!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
Nessun commento:
Posta un commento