Anno: 1984
Regista: Theo Angelopoulos
Casa di produzione: ZDF, Channel 4, RAI, ERT
Paese di produzione: Grecia
CAST
Manos Katrakis: Spiros
Mary Chronopoulou: Voula, figlia di Spiros
Dionisis Papaghiannopoulos: Andonis
Dora Volanaki: Caterina, moglie di Spiros
Giulio Brogi: Alessandro, figlio di Spiros
Ghiorgos Nezos: Panaghiotis, amico di Spiros
Athinodoros Prousalis: capo della polizia
Michalis Ghiannatos: autorità costiera
Vassilis Tsaglos: presidente dell'associazione portuale
Despina Ghieroulanou: moglie di Alexandros
ATTENZIONE: SPOILER!
Dopo aver visionato tale chicca del semi-sconosciuto cinema greco, mi sono detto: rivedremo mai perle del genere? Domanda a cui difficilmente troveremo risposta, nel panorama odierno... gli ingredienti della pellicola (bellezza nella semplicità) aspettano soltanto di essere dissotterrati nel presente attuale. Il messaggio del titolo è ben chiaro ai più giovini appassionati di cultura greca: l'isola di Citera nel Peloponneso rappresenta il luogo dove trovare la felicità, nella mitologia omonima.
Alessandro è alla ricerca di un attore anziano per il ruolo di protagonista nel film che vorrebbe dirigere, e lo trova in un bar: si tratta di un venditore ambulante. Nel mentre, dall'Ucraina ritorna in patria il sig. Spiros, atteso dai suoi due figli. Ritorna nella sua casa di campagna nel nord della Macedonia, dove incontrerà il forte dissenso di altri contadini che hanno venduto le loro terre incolte a una compagnia di costruzioni edili. La sua casa viene incendiata da loro, e assieme a sua moglie fuggono in una stazione ferroviaria dove incontreranno la polizia: si scopre che Spiros non ha la cittadinanza greca, e il governo decide di espellerlo dal paese. La polizia prova a imbarcarlo su una nave inglese diretta in URSS, ma il capitano rifiuta. Decidono di abbandonarlo in acque extraterritoriali, e sua moglie lo raggiunge nel suo viaggio...
Per dirla breve, pellicola intrisa di ironia, poesia, assurdità, obsolescenza, vecchiaia e commovente su ferite non ancora cicatrizzate.
Per dirla lunga, è un opera d'arte visiva che non stanca mai. Nonostante ci sia parecchia complessità negli avvenimenti, è intervallato talmente bene che non bisogna neanche prestare attenzione alla trama. Sebbene in alcuni tratti la bellezza è inquietante, il senso di serenità è imperante fino all'ultimo fotogramma. Lascia addosso un'esperienza così personale e nostalgica che ti faceva sembrare di essere lì insieme alle vicende dei protagonisti, soprattutto sul tema delle persone che sono state messe da parte a causa della storia che avanzava... lunghe sequenze di alienazione e solitudine da mettere invidia anche al maggior esponente della "nouvelle vague" di Taiwan (Hou Hsiao-Hsien) per i suoi particolari poetici sulla vita quotidiana e sullo scorrere del tempo sulla pelle dei personaggi.
Per dirla lunga, è un opera d'arte visiva che non stanca mai. Nonostante ci sia parecchia complessità negli avvenimenti, è intervallato talmente bene che non bisogna neanche prestare attenzione alla trama. Sebbene in alcuni tratti la bellezza è inquietante, il senso di serenità è imperante fino all'ultimo fotogramma. Lascia addosso un'esperienza così personale e nostalgica che ti faceva sembrare di essere lì insieme alle vicende dei protagonisti, soprattutto sul tema delle persone che sono state messe da parte a causa della storia che avanzava... lunghe sequenze di alienazione e solitudine da mettere invidia anche al maggior esponente della "nouvelle vague" di Taiwan (Hou Hsiao-Hsien) per i suoi particolari poetici sulla vita quotidiana e sullo scorrere del tempo sulla pelle dei personaggi.
Per me, la pellicola è stata la motivazione per scavare a fondo anche nel cinema greco... dopo aver fatto tappa dalla Francia a Hong Kong, e dal Giappone alla Spagna, è giunto il momento di esplorare anche la civiltà che ha fondato la democrazia.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!
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