lunedì 1 settembre 2025

L'Uomo che ha Sparato al Boss (Don o Totta Otoko) - 1994

Regia: Sadao Nakajima
Produttore: Goro Kusakabe
Sceneggiatura: Koji Takada
Musiche: Toshinori Kondo
Horai (Hiroki Matsukata), prossimo ad essere rilasciato dopo 18 anni dietro alle sbarre per l'omicidio perpetrato nei confronti di un boss rivale, viene attaccato da un detenuto appartenente a una yakuza rivale. Prolungato di un mese il rilascio, Horai diventa amico di un bosozoku e torna a casa assieme al gruppo: una volta notato il completo cambiamento della città, ben presto scopre che qualcuno lo vuole morto... sarà costretto a cercare il colpevole, a causa della terra bruciata intorno a lui.

La situazione degli yakuza eiga negli anni '90
Il genere era già in profonda crisi sin dal termine dello scorso decennio, a causa della diffusione capillare delle videocassette nelle case giapponesi, praticamente un'alternativa a basso costo nel vedere i films in sala. Nonostante il clamoroso successo di "Yakuza Wives" (1986), tale da generare altri 15 sequel, definita da molti critici la saga di maggiore successo del genere negli anni '80, nelle sale continuava la catastrofe ed i profitti erano blandi. Al di fuori da questa situazione tragicomica, il nuovo arrivato Kitano riuscì a portare ancora nelle sale il genere con capolavori come "Sonatine" (1993), assieme al controverso Miike che ampliò al di fuori dal paese di origine il filone, con l'esempio di "Rainy Dog" (1997). Anche quando la Toei decise di concentrarsi del tutto sulle pellicole direct-to-video dal 1989, i films a basso costo riuscirono a riportare il genere in auge ed a dare luogo ad una nuova generazione di registi come Rokuro Mochizuki in "Onibi" (1997), assieme ad attori affidabili come Sho Aikawa in cult come la dualogia di "Neo Chinpira" (1990-91). In una riunione del 1993 con l'allora presidente della casa Shigeru Okada, la situazione era così insostenibile che non solo decise di smettere di produrre gli yakuza eiga, ma diede delle istruzioni per non girare films che non vendono e che generano perdite: il clamore mediatico che ne seguì attirò anche l'attenzione del Washington Post oltreoceano, descrivendo il tutto come il termine di un'epoca. Così, la casa decise nel 1994 di pubblicizzare il film in questione come il loro ultimo yakuza eiga: se la pellicola non avesse incassato 400 milioni di yen al botteghino, avrebbero smesso di produrli definitivamente... ne incassarono solo 200 e decisero di abbandonare la nave prossima al naufragio.

In conclusione...
Passabile ninkyo eiga diretto e sceneggiato con il T9 per una gran parte della durata, dove Sadao ha deciso di essere trasparente e di lasciare il film al servizio della caratterizzazione di Matsukata, oltre alle persone che lo circondano (con tanto di camei da parte di Sugawara ed Umemiya). Ci troviamo di fronte all'anatomia di un uomo solitario ed incapace di orientarsi in una società profondamente mutata, dai valori lasciati a prendere polvere nella soffitta del dimenticatoio generale, il tutto incorniciato dalla freddezza passivo/aggressiva dei suoi sguardi malinconici. Montaggio nella media e ben circoscritto nelle scene d'azione, con una colonna sonora perfetta per il tema glaciale del film: jazz con alcune sfumature funky, per dare l'immagine del fato funesto del personaggio di Matsukata come ai tempi d'oro del genere, ma in un contesto moderno dove non si può sfuggire al regolamento di conti. Fotografia dai colori a pastello, desaturati, per dare una tiepida accoglienza nel mondo sbiadito del protagonista, arricchita dai neon della megalopoli di Osaka e dalla sua architettura futurista, ingredienti che sono riusciti a cancellare la sua immagine tradizionale del passato.

Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 19 febbraio 2025

5 anni di Sottobosco! Come è nato il progetto e il perché lo porteremo ancora avanti

Cari spettatori del Sottobosco,
è da un anno che ho smesso di scrivere in questo luogo. E' il luogo dove mi sono fatto le ossa e da dove ho cominciato la mia carriera di recensore, che in seguito si è evoluta a divulgatore culturale con un solo obiettivo: portare in Italia la parte ancora non vista dell'Asia.
Oggi, il 20 gennaio di cinque anni fa', ho deciso di cambiare per sempre la mia vita: ho voluto divenire un allievo della settima arte e da allora vedo tutto ciò che mi circonda con occhi diversi.

Il poster qui a fianco è stato il mio primo film in assoluto ad essere recensito sul blog, uscito tre giorni dopo sul blog. Ovviamente un testo in miceneo era più comprensibile del mio dettato delle medie, ma fu un primo passo decisivo alla mia avventura appena iniziata. Dato che dal 2016 mi sono appassionato al genere del poliziottesco, la storia di Maurizio Merli e di altri sparatori del genere come Luc Merenda e Claudio Cassinelli mi interessarono parecchio, oltre alla campagna di denigrazione avvenuta in passato nei confronti del genere: in particolar modo mi è balzato all'occhio il cult di "La Polizia Ringrazia" (1972), che fece partire il filone del genere grazie al suo enorme successo di pubblico... ma non da parte della critica, che tacciò il film di "fascismo". Stessa sorte ebbe anche il noir lenziano di "Milano Odia: la Polizia Non Può Sparare" (1974), inserito nella minestra della destra reazionaria da parte del Morandini. Decisi così di passare al filone della denuncia politico/sociale, che porta il nome di Damiano Damiani... inutile dire che rimasi colpito dal thriller di "Io Ho Paura", con un Volonté al massimo della sua forma dopo la sfuriata alla polizia nel famosissimo film di Elio Petri del 1970. E così via, conobbi Stelvio Massi e il sottovalutato Franco Gasparri nella trilogia di Mark, Mario Caiano che si gettava nel genere del poliziottesco assieme ad altri colleghi come Sergio Martino e Luciano Ercoli.

In seguito, grazie alla natura sociale del poliziottesco, venni a conoscenza anche del genere spagnolo del "cine quinqui", ossia il "cinema delinquente" della Spagna post-franchista. Protagonisti furono i giovani delinquenti di quegli anni che pur di avere del pane da mettere sotto i denti in una nazione in profonda crisi economica, si misero a rubare (lo scippo sopra tutti) e cadere in dipendenza da droghe. Il poster qui a fianco è il "Cani Randagi" (1977) di José Antonio de la Loma, il capostipite del genere: personalmente considerato dal sottoscritto come il miglior film sulla criminalità di strada mai realizzato. Seguono altri due capitoli che vanno a completare la trilogia, che fotografano i turbolenti anni '70 della penisola iberica. Sulla scia del successo della trilogia di Loma, si fa' spazio anche Eloy de la Iglesia con i films più spinti mai realizzati sulla dipendenza da stupefacenti di quel periodo... nelle sale fece uscire il "Navajeros" (1980) con José Luis Manzano, tratto dalla vera storia di José Joaquin Sanchez Frutos (alias "El Jaro"), dove andrà incontro a una fine brutale quanto spietata. Nel 1983 gira il film di maggiore successo commerciale in assoluto del genere, "El Pico", ambientato in una grigia e cupa Bilbao dove il giovane figlio di un comandante della Guardia Civil è assuefatto dalle droghe e cercherà di uscire dalla spirale, tale da girare l'omonimo sequel nel 1984. Si segnala anche il "Deprisa, Deprisa" (1981) di Carlos Saura.

Nell'estate del 2020 ebbi l'occasione non solo di conoscere la trilogia di Mark, ma anche il celeberrimo Jackie Chan e il suo esplosivo "Police Story" (1985)... che mi portarono a conoscere attori ed attrici del gongfupian contemporaneo come Yukari Oshima, Moon Lee e Waise Lee. Subito trovai interessante la minuscola produzione di "Close Escape" (1989), per via dei cazzotti ad alta velocità, ma alla fine non era nulla di che. Dopodiché andai a visionare i "police dramas" portuali, specialmente quelli targati Shaw. "Men From the Gutter" (1983) fu uno dei primi esempi seri del genere poliziesco, che seguiva la New Wave dell'epoca. Nel poliziesco portuale conobbi uno dei miei attori preferiti, tale Danny Lee, sin dalla sua collaborazione con John Woo nel suo famosissimo "The Killer" (1989). Il suo "Road Warriors" (1987) fu un enorme successo e lanciò la sua casa di produzione (Magnum Films Limited) fino alla chiusura dei battenti negli anni 2000. Da allora il genere dei "police dramas" di Hong Kong è tutt'ora uno dei miei preferiti, anche grazie all'influenza di altri registi come Alex Cheung e Wang Chung, lanciato dalla Shaw nel 1973 con "Police Force".

Ed era inevitabile un mio avvicinamento al cinema giapponese, di cui nutro già una passione sin dalla tenera età (Conan Edogawa, grazie!). Yasuzo Masumura fu subito uno dei registi che mi attirarono subito per come abbia portato a casa propria il nostrano neorealismo e lo abbia adattato ai canoni del noir giapponese. Uno tra questi esempi è il "Black Test Car" (1962), che illustra i metodi scorretti tra due case automobilistiche per cercare di raccattare più informazioni possibili per sabotarsi a vicenda. Ed è inutile dire che ho seguito a ruota quasi tutta la sua filmografia, soprattutto il "Giants and Toys" (1958) che illustra il Giappone consumistico dell'epoca. Oltre al re della pop art Seijun Suzuki, che lanciò per sempre la carriera di Jo Shishido nella sua "farfalla", spiccano altri registi come Toshiya Fujita che avevano fatto la gavetta nel genere dei "seishun eiga" e Toru Murakawa, ammiratissimo per il personaggio di Yusaku Matsuda... altro mio attore preferito del cinema nipponico, assieme a Tetsuya Watari (grazie alla serie televisiva di "Seibu Keisatsu"). Inutile dire che scavando a fondo ho scoperto altri magnifici registi come Kazuhiko Yamaguchi, Norifumi Suzuki... assieme al genere "yakuza eiga", sia nell'era dei "ninkyo eiga" di Yasuharu Hasebe e nell'era "jitsuroku eiga" di Kinji Fukasaku, fino al suo declino negli anni '80. Opera degna di concludere il genere dei "ninkyo eiga" fu il "A Legend of Turmoil" (1992) di Akiyoshi Kimata, con l'ultimo ruolo al cinema di Akira Kobayashi.

...fino alla mia trasferta su Dejima, agli inizi del 2024.
Da lì in poi conobbi altri registi come Nobuhiko Obayashi, che è diventato il mio preferito assieme a Yasuzo Masumura, per i suoi caleidoscopi capaci di qualsiasi marchingegno fotografico e meccanico, tali da raggiungere livelli mai visti nella storia del cinema. Toru Kawashima per avere lanciato la carriera di Shoji Kaneko, purtroppo defunto ancora prima che potesse cominciarla a causa di un cancro allo stomaco, grazie al personaggio di "Ryuji" (1983). Ci saranno altri registi e cineasti di cui parleremo in futuro, ma ora è giunto il momento di lasciare la parola al co-fondatore Kyle, maestro del cinema perduto.

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A  tutti gli iscritti del Sottobosco(e del Sottobosco originale) dico un grande grazie per il supporto in questa avventura fra il perduto e il dimenticato, è stato un viaggio incredibile, fra misteri e meraviglie della cinematografia nostrana e internazionale ma il viaggio non è che è iniziato, l'avventura continua!
Fin dalla primissima recensione di questo progetto(il Mostro di Frankenstein del 1920, per chi se l'è perso), io e il mio collega abbiamo sempre cercato di portare articoli di qualità, con dietro giorni(o in alcuni casi, come per "El Fantasma de la Opera" settimane) di ricerche e scoperte per poter offrire il meglio dell'informazione ai fan del cinema sia odierno che vintage, ma questa fatica e ricerca è premiata dal fatto che voi avete sempre apprezzato il nostro lavoro, sia chiaro, dal canto mio, non sempre perfetto, nonostante tutto, c'è sempre stato l'appoggio e il riscontro positivo da parte di voi fan del Sottobosco e della settima arte. Detto questo, vorrei preicsare che il Sottobosco del Cinema seppur sia stato "inglobato" dal nostro nuovo progetto "Dejima Island", non smetterà di esistere, infatti gli articoli su film perduti, riprenderanno eventualmente.
Detto anche questo, non posso far altro che ringraziare nuovamente tutti i cultori che ci hanno sostenuto e continuano a farlo.
"il Sottobosco vive, lunga vita al Sottobosco"...

domenica 25 febbraio 2024

Ci siamo trasferiti!

 Cari spettatori del Sottobosco, grazie per averci seguito in tutti questi anni.
Sono stati anni intensi e colmi di rafforzamento per gli hobbies dei miei colleghi.
Ci avete visto recensire pellicole dagli angoli più sconosciuti del mondo e addirittura una massiccia riscoperta di generi oramai confinati in qualche soffitta polverosa di qualche archivio cinematografico in Europa o in Asia...
Abbiamo trattato svariati argomenti, dal poliziottesco al triad movie, dal romantico al coming of age drama, senza lasciarci sopraffare dalle emozioni e rimanendo sempre obiettivi in merito...
Abbiamo, inconsapevolmente, accumulato numerosi primati nazionali e addirittura mondiali, assieme alla vostra presenza e al nostro meticoloso lavoro... meglio di qualsiasi lingotto d'oro della migliore manifattura.

Ma ora è giunto il momento di cambiare. Tranquilli: non è un addio.
Emigriamo in un luogo dove potremmo trattare ampiamente diversi generi, senza scatenare disguidi e dove scriveremo articoli più disparati...
E siete tutti invitati all'inaugurazione di una nuova community che farà della sua cultura (priva di padroni) la sua carta vincente.

Vi aspettiamo nell'isola virtuale di Dejima!
https://thedejimanetwork.wixsite.com/tsukishima/home

mercoledì 14 febbraio 2024

Estetica di un Proiettile (Teppodama no Bigaku) - 1973

 
Anno: 1973
Regista: Sadao Nakajima
Casa di produzione: Art Theatre Guild
Paese di produzione: Giappone

CAST
Tsunehiko Watase
Miki Sugimoto
Mitsuru Mori
Asao Koike
Ichiro Araki
Takuzo Kawatani
Jun Midorikawa

ATTENZIONE: SPOILER!

Diretta dal sosia di Norifumi Suzuki, entra alla Toei nel 1959 ed inizia a lavorare come assistente alla regia, al fianco di registi come Masahiro Makino e Tadashi Imai. Esordisce alla regia nel 1964 con il jidaigeki di "Female Ninja Magic" e vince immediatamente il premio di "miglior nuovo regista" dalla Directors Guild of Japan nel 1966, con "Yakuza Hoodlums": che a dispetto dei jidaigeki ambientati nel Giappone pre-occidentalizzato, è un gendaigeki sia teatrale che cinematografico ambientato nel Giappone contemporaneo. All'attivo un totale di 60 films da regista, si segnalano due yakuza eiga di prestigio come "Yakuza War: The Japanese Don" e "The Godfather Ambition", entrambi girati nel 1977 e degni di essere definiti dei kolossals del genere. Insegnò all'Università delle Arti di Osaka per tre decadi (1987-2008) e lavorò anche in ambito televisivo, soprattutto per la serie jidaigeki di "Kogarashi Monjiro" (1972-73), all'epoca giunta in Italia tramite l'ormai defunta TeleMonteCarlo nel lontano 1982... lascia definitivamente il mondo del cinema nel 2018 e passa a miglior vita a giugno del 2023, all'età di 88 anni.

Koike Kiyoshi è il classico squattrinato che si guadagna da vivere vendendo conigli e ritrovandosi continuamente nei guai con i debiti di gioco, ma un giorno viene assunto come sicario da una yakuza... si ritroverà a vagabondare per le strade di Miyazaki con diverse donne alle spalle, fino a fare il cuoco in un hotel. Una volta che la sua ex-ragazza si ripresenta da Koike, scopre che il clan è furioso per il suo non avere portato nulla a termine e preso dalla furia attira anche l'attenzione della polizia: la situazione precipita e spara a uno dei due detectives, l'altro lo ferisce all'addome e passerà a miglior vita nel mentre stava per recarsi al Monte Kirishima...

Anatomia di cosa possa accadere ad un omuncolo che cerca di essere un qualcuno, soprattutto se il suo egocentrismo aumenta a dismisura con la possessione di una pistola. Eccezionale lavoro in ambito fotografico, con l'utilizzo di flashback, colori vivaci e telecamera a mano alla Fukasaku... inclusi dei primi piani nei titoli di testa che ci inducono a pensare che l'uomo è ingabbiato dal feroce consumismo e ne è schiavo. Montato discretamente, accompagnato da una colonna sonora che strilla slogan anticonformisti nei confronti di un personaggio condannato ad essere vittima del desiderio che tanto vorrebbe. Sublime l'interpretazione di Miki Sugimoto, atta a rappresentare l'ambizione sfuggente di Tsunehiko... 


Prodotto e distribuito dalla Art Theatre Guild, casa che diede i natali a molte opere della "noberu bagu" giapponese... garanzia di culto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 11 febbraio 2024

L'Età del Successo (Seonggong Sidae) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Jang Sun-Woo
Casa di produzione: HwangKiSung Films, Korean Academy of Film Arts
Paese di produzione: Corea del Sud

CAST
Choi Bong: Isa Gu
Choi Ki-Yeong: donna di supporto
Lee Eung-Kyung: donna di supporto
Gong Sang-Suk: donna di supporto
Hwang Chun-Su: deputato divertente
Lee Hye-Yeong: Sung So-Bee
Kim Hyeon-Suk: sig.ra Kim
Jang Jeong-Nim: cheerleader
Jang Jeong-Wook: seconda guardia del corpo
Jeon Min-Ja: cheerleader
Jin Jeong: Hwa-Jang
Jeong Seong-Mo: primo studente
Jin Ji-Seon: terzo studente
Jo Han-Jin: prima guardia del corpo
Kang Hyeon-Jin: donna
Kim Chung-Mong: Bi-Sa
Kim Hyo-Min: cheerleader
Kim Ji-Eun: donna
Kim Jin-Ui: secondo studente
Kim Ki-Beong: Shin Sil-Jang
Kim Kyeong-Ran: assistente traslocatore
Kim Man-Hui: modella della pubblicità
Kim Mi-Hyeon: cantante della pubblicità
Kim Na-Woon: donna
Kim Woo-Gak: donna
Kim Yeong-Jin: Yoo Jeon-Su
Kim Yeong-Suk: secondo assistente traslocatore
Lee In-Na: modella della pubblicità
Lim Seong-Deok: sig. Han
Min Bong-Ki: cheerleader
Mun Chang-Kil: sig. Jeong
Mun Jang-Geun: fotografo delle modelle
Na Han-Il: secondo Shin Sil-Jang
Na Seong-Eun: ragazza nell'ascensore
No Sa-Kang: Min Beob-Gwan
Park Yong-Gwan: artista
Roh Hye-Jeong: donna di supporto
Seong Hae-Nam: figlio di Sajang
Shin Chung-Seok: padre
Shin Jeong-Woo: donna di supporto
Ahn Sung-Ki: Kim Pan-Chok
Tae Il: Oh Ga-Gang
Yeo Kyun-Dong: Sawon Jung-Ryuk
Yoo Eun-Gyeong: donna
Jung Yu-Mi: Ryu Jae-Byeong

ATTENZIONE: SPOILER!

Prima volta che mi addentro nel cinema sudcoreano, prima volta che respiro aria di culto nella penisola. Secondo lavoro su grande schermo di Jang, dove già allora si era fatto un nome nel mondo del cinema sudcoreano, scrivendo recensioni e sceneggiature da ogni dove... fino a quando nel 1986 esordisce con "Seoul Jesus", usando proprio una delle sue sceneggiature. Definito dalla critica come "sarcastico" e "realistico", continuò a farsi notare per le controversie nelle sue pellicole: in "Bad Movie" (1997) gli furono censurati ben 30 minuti di film a causa di dei contenuti inappropriati, e furono rilasciati soltanto all'estero. Eclatante il caso di "Lies" (1999), pesantemente censurato in Corea del Sud e girato probabilmente sulla scia dei pinku eiga alla Nagisa Oshima. Lascia definitivamente il mondo del cinema nel 2002, con un fantascientifico.

Kim Pan-Chok (il cui nome significa letteralmente "promozione delle vendite") viene assunto nel reparto vendite dell'azienda di dolcificanti Yumi. A seguito di un malore per via della feroce concorrenza della Gammi, in ospedale elabora un piano per scardinare l'azienda rivale e viene assegnato al dipartimento di pianificazione: nel frattempo finge una storia d'amore con Sung So-Bee, la proprietaria di un bar, per spillare informazioni dalla Gammi. Riuscito a giungere ai vertici dell'azienda, la Gammi si vendica con l'uscita di un dolcificante rivoluzionario che ribalterà totalmente l'operato della Yumi... e Kim verrà ben presto dimenticato dall'azienda e tradito da Sung con il figlio del presidente della Gammi. Una volta respinto il suo ultimo tentativo per scardinare la Gammi, Kim si toglierà la vita in auto.

Tragicommedia ai suoi massimi. Per un attimo sembrava di essere in un film di Masumura, poi in uno di Yoshida per il tragico finale... fotografia che immortala con dei colori molto accesi Seoul come una metropoli dove regnano grandi corporazioni, prive di pietà per qualsiasi persona che vi metta il dito, con l'uso frequente della notte per indicare il noir che si nasconde nel film. Montato senza problemi e con un guazzabuglio musicale che rievoca sia l'essere in trincea che il provare a raggiungere Godard nel militare in una mansione pseudo-intellettuale come il pubblicista. Ahn perfetto nell'interpretare il malvagio che crolla nel suo stesso codice d'onore, Lee nell'essere quella spina che ha forato l'egocentrismo del personaggio di Kim.

Morale? Se prendete ispirazione da un politico tedesco che trascinò la Germania nella WW2, il declino sarà inevitabile... e anche violento.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 8 febbraio 2024

Il Giorno Più Lungo del Giappone (Nippon No Ichiban Nagai Hi) - 1967 | Cosa Accadde Durante la Notte del 15 Agosto del 1945

Regista: Kihachi Okamoto
Fotografia: Hiroshi Murai
Sceneggiatura: Shinobu Hashimoto
Casa di produzione: Toho
A seguito del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, sia i militari che il governo sono in completo disaccordo sulla domanda degli Alleati di arrendersi. Il Ministro della Guerra, Anami, rigetta la richiesta e spinge l'esercito a combattere anche fino all'ultimo soldato... ma l'imperatore Hirohito accoglie la richiesta e decide di arrendersi. Scatta così la furia del maggiore Kenji Hatanaka, che durante la notte del 14-15 agosto del 1945 orchestra disperatamente un colpo di Stato ai danni dell'imperatore assieme all'aiuto del collega Takeo Sasaki nell'assassinio del Primo Ministro...


Il tentato colpo di Stato da parte di Hatanaka e Sasaki
Alle 21:30 del 14 agosto, Hatanaka mise in atto il suo piano: il Secondo Reggimento della Prima Guardia Imperiale entrò nel parco del palazzo assieme a un altro battaglione già presente nel luogo. Hatanaka riuscì a convincere il comandante del secondo reggimento, affermando (falsamente) che sia Anami ed il resto delle forze armate fossero coinvolte nel colpo di Stato. Fino alle 2 del mattino del 15 agosto, i ribelli provarono a convincere altri superiori nell'esercito nel partecipare al golpe, fallendo nel loro intento. A pochi istanti dalla fatidica ora, Anami si tolse la vita. Nel frattempo, a Yokohama, un altro gruppo di ribelli guidato dal capitano Takeo Sasaki si diresse verso la casa del Primo Ministro (Suzuki Kantaro) per tentare di assassinarlo: quest'ultimo riuscì a fuggire pochi minuti prima del loro arrivo, grazie alla chiamata del suo segretario di gabinetto. La sua casa fu bruciata. Si recarono alla tenuta di Kiichiro Hiranuma, ma riuscì nuovamente a fuggire da un cancello laterale: stessa sorte, dolosa, della residenza. A Tokyo, verso la 1 del mattino, gli uomini di Hatanaka presero il controllo del palazzo: fu chiesto al tenente generale Takeshi Mori di unirsi alla ribellione, ma essendo fedele all'imperatore declinò il tutto e fu tolto di mezzo. 

Durante la notte, i ribelli di Hatanaka tagliarono le linee telefoniche e catturarono 18 persone, inclusi alcuni membri del Ministero ed alcuni membri della NHK: questi ultimi avevano appena terminato di registrare la resa dell'imperatore, ossia l'obiettivo dei golpisti. La ricerca fu più difficile del solito, a causa di un blackout scatenato dai bombardamenti alleati. Riuscirono a trovare anche il ciambellano di corte Yoshihiro Tokugawa e minacciarono di sventrarlo, ma lui disse di non sapere dove si trovava la registrazione. Verso le 3, Hatanaka venne a sapere che l'esercito si stava per dirigere al palazzo e così fu costretto ad abbandonare il piano. Il capo di stato maggiore dell'esercito del Distretto Orientale, Tatsuhiko Takashima, fu pregato da Hatanaka per concedergli almeno dieci minuti di trasmissione alle radio NHK per spiegare al Giappone cosa stesse cercando di fare... arrivarono le 5 del mattino ed Hatanaka andò negli studi della NHK, con una pistola in mano, per cercare di parlare alla nazione. Verso le 6, a seguito di una telefonata dall'esercito, Hatanaka si arrese e la ribellione fu smantellata: in un ultimo, disperato, tentativo si mise in motocicletta assieme a Jiro Shiizaki (lui a cavallo) a distribuire volantini per Tokyo. Alle 11, Hatanaka si suicidò con un colpo alla testa e Shiizaki lo stesso, sia con un pugnale che con la sua pistola.

In sintesi...
Kolossal insuperato nella sua ricostruzione accurata dei fatti avvenuti: dai mezzi alle armi, dalle locations alle divise dei personaggi. Cast stellare che vede la presenza del leggendario Mifune nel ruolo di Anami, consumato dalla disperazione e impotente di fronte alla decisione dell'imperatore. Diversa la situazione di Toshio Kurosawa nel ruolo di Hatanaka, accecato dal suo desiderio di proseguire la guerra contro gli USA e intensissimo nel non arrendersi fino alla fine. Primo tempo che si perde nella macchinosità degli eventi, nel secondo il film si mette in marcia e sfocerà inevitabilmente nel sangue... nonostante l'eccessiva durata del film, è degno di essere visto con pazienza: in ambito fotografico è colmo di didascalie che anticiperanno i jitsuroku eiga di Fukasaku e di focalizzazioni sui sentimenti disperati di tutti i protagonisti, atti a richiamare il cinepugno alla Ejzenstein in altre sessioni violente del film. Montato sublimemente, la colonna sonora ci aiuta nel suo non essere fastidiosa e perfetta per un film di guerra, assieme al narratore che immortala quei due maledetti giorni. 

martedì 30 gennaio 2024

La Vita Elegante di Mr. Everyman (Eburi Manshi no Yuga-na Seikatsu) - 1963

 
Anno: 1963
Regista: Kihachi Okamoto
Casa di produzione: Toho
Paese di produzione: Giappone

CAST
Keiju Kobayashi: Eburi Toshimaru
Michiyo Aratama: Natsuko
Eijiro Tono: Akiharu
Jerry Ito: Pete
Tadao Nakamaru: Sakuma
Michiyo Yokoyama: Junko
Akihiko Hirata: fratello maggiore di Eburi
Hiroshi Tachikawa: fratello minore di Eburi
Toki Shiozawa: donna al Napoli
Ikio Sawamura: piangente
Yasuhisa Tsutsumi: dottor Onoda
Haruko Togo: donna di mezza età
Tatsuyoshi Ehara
Nami Tamura
Akemi Kita
Yuriko Hanabusa
Ren Yamamoto
Hiroko Minami
Hiroko Sakurai
Keiko Yanagawa
Shigeru Yanai
Tatsuo Matsumura
Masaya Nihei
Yasuzo Ogawa
Yoichiro Kitagawa
Miki Yashiro
Hideo Sunazuka
Hideyo Amamoto
Rikie Sanjo
Mieko Kurenai
Yoko Miyata
Yuko Shibaki
Yoshiyuki Uemura
Akira Wakamatsu
Haruo Suzuki
Shiro Tsuchiya
Toshihiko Furuta
Naoya Kusakawa
Junichiro Mukai
Kozo Nomura
Yutaka Nakayama
Kan Hayashi

ATTENZIONE: SPOILER!

Originariamente destinato alla regia di Yuzo Kawashima, ma a causa della sua morte prematura il film venne diretto da Okamoto. Dopo avere lavorato nell'Aeronautica durante la WW2, si unisce alla Toho nel 1947 e debutta come regista nel 1958 con "All About Marriage". In tutta la sua carriera ha diretto 40 films, di cui 24 scritti da lui: particolarmente attivo nei jidaigeki e nei films di guerra, ma senza lasciare da parte alcune critiche alla società nipponica del secondo dopoguerra. A causa di alcuni contrasti con la Toho, per continuare a lavorare fu costretto a farsi finanziare le pellicole dalla Art Theatre Guild e anche da solo con la propria casa cinematografica (Okamoto Productions), dove sua moglie fece da produttrice per alcuni suoi films. Lascia definitivamente il cinema nel 2002 e passa a miglior vita nel 2005 a causa di un cancro all'esofago.

Il pubblicista Eburi promette, mentre è nel pieno della sua ubriachezza, a due redattori di una rivista di scrivere un articolo. Smaltita la sbronza, Eburi decide di fare una biografia della sua vita e della storia della sua famiglia, affrontando anche un tema delicato come il Giappone militarista e sulla società nipponica del dopoguerra. Vinto il Premio Naoki, nuovamente si ubriaca assieme ai suoi due colleghi, lamentandosi di come molti giovani dell'epoca furono "sedotti" dalla propaganda ed andarono a morire in guerra...

Creatività che straripa ad ogni fotogramma del film. Uno dei molteplici antenati degli slice of life odierni negli anime, che non teme di perdere il filo del discorso nonostante i numerosi metodi usati per raccontare la storia di Eburi, secondo il regista: dai mannequins in ufficio al cartone animato. Fotografia che raggiunge senza problemi anche quella della Nouvelle Vague d'oltralpe, dal frequente uso del flashback al chiaroscuro. Montaggio a un passo dai films di Godard, per via dei jump cuts e delle geniali transizioni da una scena all'altra. Dialoghi che sembrano usciti da un film di Damiani, accompagnati da una musica per niente fastidiosa. 

Restauro imminente? Direi di sì: la noberu bagu nipponica è costellata di cimeli da recuperare.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 22 gennaio 2024

Il Poliziotto Immigrato (The Immigrant Policeman) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Luk Chi-Gong (aka Henry Luk)
Casa di produzione: East West Films LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Anthony Tang
Phillip Chan
Kenneth Tsang Kong
Pak Yan
Siu Yam-Yam
Yiu Ting-Ru
Luk Ying-Hong
Lok Wai-Ching
Hon Kong
Lee Wan-Gwong
Robert Lam
Yat Boon-Chai
Franklin Liu
Ricky Ng
Ho Chi-Moon
James Ha

ATTENZIONE: SPOILER!

Prima ed unica esperienza da regista di Luk Chi-Gong, che tramite HKMDB veniamo a sapere che negli anni '60 ha fatto per ben tre volte il direttore artistico ed a cavallo tra i '70 e gli '80 il manager di produzione per altre tre volte, sempre a fianco del regista Luk Bong. In seguito, scriverà la sceneggiatura di un film della temutissima terza categoria: "Fatal Seduction" (1993), per poi sparire dal mondo del cinema. 

Un poliziotto hongkongese emigra a New York per indagare su degli orologi da polso contraffatti provenienti da Hong Kong. Lui, assieme a un suo collega del luogo, rintracciano l'azienda che li importa ed entrambi scoprono che il capo è il padre del poliziotto emigrato. Nel mentre, un sicario si aggira per la metropoli, togliendo di mezzo sia un contrabbandiere che il collega del poliziotto: in seguito si scopre che il sicario è suo fratello. E da qui il motivo del perché suo padre si sia reso irreperibile...

Poliziesco che non ha idea di dove gravitare: sfumature sul commento sociale degli immigrati asiatici negli USA, con un retrogusto di hitman movie che prova a rendere il tutto più scorrevole, ma non di tanto. Fotografia degna di un noir, data l'onnipresenza del chiaroscuro e del costante fumo del collega americano di Tang, il tutto montato adeguatamente. Tang per nulla male nell'essere il poliziotto che lucidamente vuole giungere alla risoluzione del caso, ma nel mentre fa' a cazzotti con le sue emozioni. Musica adatta al (quasi) poliziesco, in alcune parti sottratta dal "Royal Warriors" (1986) di David Chung, ed in altre davvero deprimente: anche con l'atmosfera autunnale di New York. Gran peccato che il film manchi spesso il punto, ossia il lavorare all'estero dal punto di vista di un poliziotto abituato a farlo nella propria madrepatria.


Come nel Ringraziamento visto nel film, qui vi è ben poco da festeggiare, dato che il fumo ha pervaso quella che poteva essere una portata che poteva immortalare ciò che Mabel ha potuto fare con la sua trilogia...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 16 gennaio 2024

Il Dragone di Macao (Makao No Ryu) - 1965

 
Anno: 1965
Regista: Mio Ezaki
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Akira Kobayashi: Ryu
Yukiyo Toake: Nami
Keiko Yumi: Rie
Chieko Matsubara: Honran
Jo Shishido: Aizu
Eiji Go
Masahiko Tanimura
Toyoko Takechi
Asao Sano
Toshinosuke Nagao
Shuntaro Tamamura
Shiro Yanase
Hiroshi Cho
Masuo Kinugasa
Yuzo Kiura
Yuji Odaka

ATTENZIONE: SPOILER!

Scritto e diretto da un regista fresco del suo debutto nel 1964, intitolato "The Bride is Fifteen Years Old". Dopo avere concluso gli studi all'Università di Kumamoto (sua città natale), si unisce alla Nikkatsu ed inizia a lavorare come assistente alla regia. A seguito del suo esordio, nel 1971 la casa si converte totalmente ai pinku eiga ed Ezaki si rifiuta di inoltrarsi in quel disgustoso campo: da allora si diletterà con le serie televisive fino al suo ritiro definitivo nel 2008. Tutt'oggi vivo, ha 92 anni.

Ryu è un assicuratore, incaricato da una gioielleria di Hong Kong per recuperare un diamante rubato da loro: approda a Yokohama ed attira subito l'attenzione del capo di una banda di pirati, esattamente dove il diamante vi è finito. 


Riflettori rubati senza fatica dal duo Kobayashi-Matsubara. Il primo è più un agente segreto capace di parlare sia in inglese che mandarino, la seconda ha i connotati per essere la bond girl del cinema nipponico e parla anche lei il mandarino, nonostante il forte accento giapponese. Fotografia che sfrutta ampi spazi per le loro performances assieme allo strausato chiaroscuro nelle scene d'azione, il tutto scorrevolissimo nel pregevole montaggio che contiene numerosi colpi di scena: pacchetto tale da ispirare anche l'hitman movie di Nomura nel 1967, dove utilizza metà del cast e le ambientazioni, tra cui il poligono di tiro e il mare di Yokohama.


Nel complesso, rimane un imperdibile prodotto d'azione della Nikkatsu.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 13 gennaio 2024

La Resurrezione del Lupo Dorato (Yomigaeru Kinro) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Toru Murakawa
Casa di produzione: Kadokawa Haruki Jimusho
Paese di produzione: Giappone

CAST
Yusaku Matsuda: Tetsuya Asakura
Jun Fubuki: Kyoko Nagai
Kei Sato: Shimizu
Mikio Narita: Koizumi
Asao Koike: Kaneko
Kojiro Kusanagi: Takeshima
Genji Kawai: Hidehara
Daiki Kato: Tomita
Koichi Iwaki: Yuzawa
Ken'ichi Kato: Ishida
Kimie Shingyoji: Eriko Shimizu
Shinichi Chiba: Mitsuhiko Sakurai
Toru Abe: Mitsuaki Suzumoto
Kenji Shiiya: Kurihara
Eimei Esumi: Fuyuki
Shinobu Yuki: Yukiko Maki
Hitomi Yoshioka: Akemi Nishikawa
Shin Kishida: Ishii
Akira Takahashi: Tamiya
Kyosuke Machida: Kunitomo
Toby Kadoguchi: Fukuda
Koji Nanbara: Isokawa
Katsumi Muramatsu: Ueki
Genshuu Igari: guardia del corpo di Isokawa
Yasuo Tabata: guardia del corpo di Isokawa
Yagyuu Gundan: subordinato di Isokawa
Kenji Imai: Sakamoto
Kai Ato: Nosaka
Michihiro Yamanishi: Yoshimura
Toshiyuki Iida: Imano
Akira Kume: Hyogo
Iwao Dan: Hara
Haruki Kadokawa: Sawano
Hyoe Enoki: poliziotto
Yutaka Nakajima: hostess in aereo

ATTENZIONE: SPOILER!

Probabilmente girato in concomitanza con l'ultimo capitolo della trilogia di Shohei Narumi, Toru alza la posta in gioco con la presenza di Sonny Chiba nel cast: purtroppo non aspettatevi alcune sue mosse di karate, ma la sua presenza assieme a un altro pilastro del cinema d'azione nipponico Yusaku Matsuda è davvero gratificante... poiché ben presto si sarebbe consacrato per la prima volta come protagonista in una serie televisiva del genere investigativo: "Tantei Monogatari", sempre nello stesso anno.

A seguito del furto di 100 milioni di yen da un corriere in moto, in una compagnia petrolifera di Tokyo si scatena il panico: tranne per Tetsuya, che di giorno lavora per la compagnia, ma di sera si tramuta in un astuto criminale. Avendo organizzato lui il furto, decide di barattare quei milioni con una partita di eroina, a causa del loro numero di serie. Viene in contatto con il boss di una yakuza che a malapena accetta lo scambio, ma che in seguito si ritroverà l'intera banda distrutta da Tetsuya ed accetterà senza fiatare il tutto. Userà la partita di eroina per intossicare una delle amanti del capo della compagnia, in modo tale per ricattare il capo con delle foto compromettenti. Una volta scoperto che una yakuza vuole entrare in guerra con la compagnia, il capo decide di usare Tetsuya come sicario... concluso il tutto, Tetsuya prenderà le redini della compagnia. 

Yusaku si conferma ancora una volta all'altezza della sua fama, inarrestabile nelle missioni da portare a termine ed una furia nell'essere vendicativo. Fotografia che ci regala il buio bluastro alla Decae, lunghi piani sequenza ed un uso frequente della telecamera a mano nelle scene ad alta tensione; il tutto incorniciato da un montaggio ridotto all'essenziale e da una musica destinata ad essere indimenticabile. Gran peccato per la durata eccessiva del film (2 ore e 11 minuti), per la presenza breve dello stesso Sonny che rende meno pesante la durata (assieme alla solida sceneggiatura) e per alcune scene involontariamente esilaranti (tra cui la scena dove Yusaku fugge dall'appartamento del boss). Merita uno sguardo anche il guardaroba delle comparse principali, incluse le auto che guida Yusaku...


E che serva di lezione ad alcune aziende, che tra i loro dipendenti possono nascondere "lupi" simili al personaggio di Tetsuya...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 9 gennaio 2024

[Flopiziesco #27] Gli Assassini Sono Nostri Ospiti - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Vincenzo Rigo
Casa di produzione: Lombarda Films, Produzione Palumbo
Paese di produzione: Italia

CAST
Anthony Steffen: Guido Malerba
Margaret Lee: Eliana
Luigi Pistilli: commissario Di Stefano
Gianni Dei: Franco
Livia Cerini: Mara Malerba
Giuseppe Castellano: Mario
Sandro Pizzocchero: Eddy
Giovanni Brusatori: vicecommissario
Giancarlo Busi: poliziotto alla villa

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Esordio alla regia di Vincenzo Rigo, dove fotografa e monta interamente la pellicola, dopo avere accumulato esperienza come direttore della fotografia in alcuni documentari dell'epoca. Vanta all'attivo un totale di tre pellicole, fino al suo ritiro definitivo (e prematuro) dai riflettori sul finire degli anni '70 con la commedia erotica di "Lettomania" (1976), per poi lavorare alla regia delle prime trasmissioni della neonata TeleReporter a Rho. Inutile dire che il tris ci è finito senza problemi nel dimenticatoio. Nel mentre sto scrivendo la recensione, Rigo è tutt'oggi vivo e di recente la francese Le Chat Qui Fume ha rilasciato il blu-ray del film. 



A seguito di una sanguinosa rapina in una gioielleria a Milano, i tre criminali Eliana, Mario e Franco si danno alla fuga. Quest'ultimo è rimasto ferito a causa di un colpo sparato dal figlio del gioielliere, ma dato che la polizia sta braccando i tre, decidono di arrivare a casa del dottor Malerba per cercare di salvarlo. Una volta entrati, si barricano a casa sua e il delirio avrà inizio, nel mentre attendono l'arrivo di Eddy: tra Eliana che manifesta desideri sessuali con la moglie del dottore, l'amico della moglie e Mario che violano per ben due volte la moglie, finalmente Eddy giunge nella villa... assieme alla polizia, che viene mandata via dallo stesso Malerba, sotto ricatto dalla banda. Nel frattempo, Eddy ha una crisi di astinenza da stupefacenti e Malerba gli inietta qualcos'altro nel braccio, lo toglie di mezzo assieme al resto della banda e sua moglie, risparmiando Eliana: si viene a scoprire che ha architettato lui il colpo, inclusa la sua tentata fuga all'estero... bloccata in tempo dal commissario Di Stefano.

Montaggio davvero rudimentale, considerando che in alcuni punti le scene durano una frazione di secondo. E parecchie di queste scene o procedono spedite, oppure sono riempitivi per tentare di tenere a galla tutta la baracca (vedasi la lunga scena in cui Anthony posteggia il suo veicolo ed entra in metropolitana a Milano...), dove la sceneggiatura non riesce a spiegarci i retroscena su Castellano, Sandro e Gianni: personaggi che potevano essere interessanti, ma poi sprecati con dei dialoghi assurdi (tali da sconvolgere lo stesso Rigo!); a metà strada tra il disgustoso e il mediocre. Anthony si impegna fino in fondo a rendere il tutto più credibile, assieme alla presenza del commissario Pistilli che almeno ci darà una mano a sgonfiare l'atmosfera cupa e squallida del film con le sue (improbabili) battute. Fotografia che ci regala alcuni fermi immagine alla Christopher Doyle, notti alla Decae ed alcune mosse movimentate della cinepresa alla Fukasaku. La musica è perfetta per l'atmosfera filmica, che se fosse stata diversa avrebbe potuto essere indimenticabile.


Consigliato solo e soltanto agli appassionati del poliziottesco.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 5 gennaio 2024

Ritorno alle Radici (Back to Roots) - 1995

 
Anno: 1995
Regista: Raymond Leung
Casa di produzione: R.J. Production Co.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chan Wai-Lun: Ah Fei
Wong Yim: Sau Sau
Lin Zi: zio Zhi
Michael Lee: il nonno di Fei
Radium Cheung: gangster di Fei
Raymond Leung: poliziotto ucciso da Fei
Jameson Lam: passeggero del traghetto

ATTENZIONE: SPOILER!

Esordisce come produttore e regista nel 1989 con "The First Time is The Last Time" e come attore l'anno dopo, sempre in un suo film denominato "Weakness of Man". Nel 1995 alza la posta in gioco con il film che tratterò a breve, in parte sceneggiato e interamente montato da Leung stesso. Lascia la sedia da regista nel 2001 con "Day Off", montandolo, scrivendolo, producendolo e anche interpretato da lui stesso... mansione che ha mantenuto sino al 2008, comparendo in "La Lingerie". Da HKMDB si viene anche a sapere che prima del suo debutto alla regia, svolgeva altri lavori come assistente alla regia, produttore esecutivo e anche direttore di produzione: in particolare come presentatore fino al 2004.

Il teppista Ah-Fei, dopo avere tolto di mezzo un poliziotto a Hong Kong, decide di fuggire nella Cina continentale... per poi ritrovarsi a fuggire nuovamente a causa delle percosse dei suoi uomini, nei confronti di un poliziotto sotto copertura. Ferito ad una gamba per via di un colpo di pistola sparato dalla polizia, si ritrova in un villaggio isolato nell'entroterra dello Shaanxi. Dopo numerose peripezie con gli abitanti del villaggio, lascia alle spalle il suo passato da teppista... dopo avere scontato la pena a Hong Kong e tagliato i contatti con le triadi, ritorna al villaggio.

Triad movie che si tramuta in uno slice of life della vita quotidiana dei contadini e dei residenti nella zona rurale dello Shaanxi, prima disturbati e poi arricchitisi di altre giovani braccia. Fotografia fortemente influenzata da quella di Kar-Wai e da Besson: fermi immagine alla Doyle, uso movimentato del flashback, telecamera a mano in un lungo piano sequenza alla Woo, moviola nelle scene ad alta tensione, ombre sia minacciose che innocue ed un primo piano alla Patrick Tam. Nel primo tempo è montato scorrevolmente nelle scene movimentate, nel secondo il tutto prende una piega tranquilla, per poi riprendere la mano verso il finale. Musica per niente fastidiosa ed in sintonia con il climax del film. Interpretazione senza tempo di tutti i personaggi, su una regia trasparente ed al servizio di loro.

Potrei anche azzardare che questo genere di film mi rilassa parecchio, dato che si giocano il tutto sulla location circostante... ma il messaggio sanguinolento di base rimane invariato.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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