lunedì 22 gennaio 2024

Il Poliziotto Immigrato (The Immigrant Policeman) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Luk Chi-Gong (aka Henry Luk)
Casa di produzione: East West Films LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Anthony Tang
Phillip Chan
Kenneth Tsang Kong
Pak Yan
Siu Yam-Yam
Yiu Ting-Ru
Luk Ying-Hong
Lok Wai-Ching
Hon Kong
Lee Wan-Gwong
Robert Lam
Yat Boon-Chai
Franklin Liu
Ricky Ng
Ho Chi-Moon
James Ha

ATTENZIONE: SPOILER!

Prima ed unica esperienza da regista di Luk Chi-Gong, che tramite HKMDB veniamo a sapere che negli anni '60 ha fatto per ben tre volte il direttore artistico ed a cavallo tra i '70 e gli '80 il manager di produzione per altre tre volte, sempre a fianco del regista Luk Bong. In seguito, scriverà la sceneggiatura di un film della temutissima terza categoria: "Fatal Seduction" (1993), per poi sparire dal mondo del cinema. 

Un poliziotto hongkongese emigra a New York per indagare su degli orologi da polso contraffatti provenienti da Hong Kong. Lui, assieme a un suo collega del luogo, rintracciano l'azienda che li importa ed entrambi scoprono che il capo è il padre del poliziotto emigrato. Nel mentre, un sicario si aggira per la metropoli, togliendo di mezzo sia un contrabbandiere che il collega del poliziotto: in seguito si scopre che il sicario è suo fratello. E da qui il motivo del perché suo padre si sia reso irreperibile...

Poliziesco che non ha idea di dove gravitare: sfumature sul commento sociale degli immigrati asiatici negli USA, con un retrogusto di hitman movie che prova a rendere il tutto più scorrevole, ma non di tanto. Fotografia degna di un noir, data l'onnipresenza del chiaroscuro e del costante fumo del collega americano di Tang, il tutto montato adeguatamente. Tang per nulla male nell'essere il poliziotto che lucidamente vuole giungere alla risoluzione del caso, ma nel mentre fa' a cazzotti con le sue emozioni. Musica adatta al (quasi) poliziesco, in alcune parti sottratta dal "Royal Warriors" (1986) di David Chung, ed in altre davvero deprimente: anche con l'atmosfera autunnale di New York. Gran peccato che il film manchi spesso il punto, ossia il lavorare all'estero dal punto di vista di un poliziotto abituato a farlo nella propria madrepatria.


Come nel Ringraziamento visto nel film, qui vi è ben poco da festeggiare, dato che il fumo ha pervaso quella che poteva essere una portata che poteva immortalare ciò che Mabel ha potuto fare con la sua trilogia...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 16 gennaio 2024

Il Dragone di Macao (Makao No Ryu) - 1965

 
Anno: 1965
Regista: Mio Ezaki
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Akira Kobayashi: Ryu
Yukiyo Toake: Nami
Keiko Yumi: Rie
Chieko Matsubara: Honran
Jo Shishido: Aizu
Eiji Go
Masahiko Tanimura
Toyoko Takechi
Asao Sano
Toshinosuke Nagao
Shuntaro Tamamura
Shiro Yanase
Hiroshi Cho
Masuo Kinugasa
Yuzo Kiura
Yuji Odaka

ATTENZIONE: SPOILER!

Scritto e diretto da un regista fresco del suo debutto nel 1964, intitolato "The Bride is Fifteen Years Old". Dopo avere concluso gli studi all'Università di Kumamoto (sua città natale), si unisce alla Nikkatsu ed inizia a lavorare come assistente alla regia. A seguito del suo esordio, nel 1971 la casa si converte totalmente ai pinku eiga ed Ezaki si rifiuta di inoltrarsi in quel disgustoso campo: da allora si diletterà con le serie televisive fino al suo ritiro definitivo nel 2008. Tutt'oggi vivo, ha 92 anni.

Ryu è un assicuratore, incaricato da una gioielleria di Hong Kong per recuperare un diamante rubato da loro: approda a Yokohama ed attira subito l'attenzione del capo di una banda di pirati, esattamente dove il diamante vi è finito. 


Riflettori rubati senza fatica dal duo Kobayashi-Matsubara. Il primo è più un agente segreto capace di parlare sia in inglese che mandarino, la seconda ha i connotati per essere la bond girl del cinema nipponico e parla anche lei il mandarino, nonostante il forte accento giapponese. Fotografia che sfrutta ampi spazi per le loro performances assieme allo strausato chiaroscuro nelle scene d'azione, il tutto scorrevolissimo nel pregevole montaggio che contiene numerosi colpi di scena: pacchetto tale da ispirare anche l'hitman movie di Nomura nel 1967, dove utilizza metà del cast e le ambientazioni, tra cui il poligono di tiro e il mare di Yokohama.


Nel complesso, rimane un imperdibile prodotto d'azione della Nikkatsu.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 13 gennaio 2024

La Resurrezione del Lupo Dorato (Yomigaeru Kinro) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Toru Murakawa
Casa di produzione: Kadokawa Haruki Jimusho
Paese di produzione: Giappone

CAST
Yusaku Matsuda: Tetsuya Asakura
Jun Fubuki: Kyoko Nagai
Kei Sato: Shimizu
Mikio Narita: Koizumi
Asao Koike: Kaneko
Kojiro Kusanagi: Takeshima
Genji Kawai: Hidehara
Daiki Kato: Tomita
Koichi Iwaki: Yuzawa
Ken'ichi Kato: Ishida
Kimie Shingyoji: Eriko Shimizu
Shinichi Chiba: Mitsuhiko Sakurai
Toru Abe: Mitsuaki Suzumoto
Kenji Shiiya: Kurihara
Eimei Esumi: Fuyuki
Shinobu Yuki: Yukiko Maki
Hitomi Yoshioka: Akemi Nishikawa
Shin Kishida: Ishii
Akira Takahashi: Tamiya
Kyosuke Machida: Kunitomo
Toby Kadoguchi: Fukuda
Koji Nanbara: Isokawa
Katsumi Muramatsu: Ueki
Genshuu Igari: guardia del corpo di Isokawa
Yasuo Tabata: guardia del corpo di Isokawa
Yagyuu Gundan: subordinato di Isokawa
Kenji Imai: Sakamoto
Kai Ato: Nosaka
Michihiro Yamanishi: Yoshimura
Toshiyuki Iida: Imano
Akira Kume: Hyogo
Iwao Dan: Hara
Haruki Kadokawa: Sawano
Hyoe Enoki: poliziotto
Yutaka Nakajima: hostess in aereo

ATTENZIONE: SPOILER!

Probabilmente girato in concomitanza con l'ultimo capitolo della trilogia di Shohei Narumi, Toru alza la posta in gioco con la presenza di Sonny Chiba nel cast: purtroppo non aspettatevi alcune sue mosse di karate, ma la sua presenza assieme a un altro pilastro del cinema d'azione nipponico Yusaku Matsuda è davvero gratificante... poiché ben presto si sarebbe consacrato per la prima volta come protagonista in una serie televisiva del genere investigativo: "Tantei Monogatari", sempre nello stesso anno.

A seguito del furto di 100 milioni di yen da un corriere in moto, in una compagnia petrolifera di Tokyo si scatena il panico: tranne per Tetsuya, che di giorno lavora per la compagnia, ma di sera si tramuta in un astuto criminale. Avendo organizzato lui il furto, decide di barattare quei milioni con una partita di eroina, a causa del loro numero di serie. Viene in contatto con il boss di una yakuza che a malapena accetta lo scambio, ma che in seguito si ritroverà l'intera banda distrutta da Tetsuya ed accetterà senza fiatare il tutto. Userà la partita di eroina per intossicare una delle amanti del capo della compagnia, in modo tale per ricattare il capo con delle foto compromettenti. Una volta scoperto che una yakuza vuole entrare in guerra con la compagnia, il capo decide di usare Tetsuya come sicario... concluso il tutto, Tetsuya prenderà le redini della compagnia. 

Yusaku si conferma ancora una volta all'altezza della sua fama, inarrestabile nelle missioni da portare a termine ed una furia nell'essere vendicativo. Fotografia che ci regala il buio bluastro alla Decae, lunghi piani sequenza ed un uso frequente della telecamera a mano nelle scene ad alta tensione; il tutto incorniciato da un montaggio ridotto all'essenziale e da una musica destinata ad essere indimenticabile. Gran peccato per la durata eccessiva del film (2 ore e 11 minuti), per la presenza breve dello stesso Sonny che rende meno pesante la durata (assieme alla solida sceneggiatura) e per alcune scene involontariamente esilaranti (tra cui la scena dove Yusaku fugge dall'appartamento del boss). Merita uno sguardo anche il guardaroba delle comparse principali, incluse le auto che guida Yusaku...


E che serva di lezione ad alcune aziende, che tra i loro dipendenti possono nascondere "lupi" simili al personaggio di Tetsuya...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 9 gennaio 2024

[Flopiziesco #27] Gli Assassini Sono Nostri Ospiti - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Vincenzo Rigo
Casa di produzione: Lombarda Films, Produzione Palumbo
Paese di produzione: Italia

CAST
Anthony Steffen: Guido Malerba
Margaret Lee: Eliana
Luigi Pistilli: commissario Di Stefano
Gianni Dei: Franco
Livia Cerini: Mara Malerba
Giuseppe Castellano: Mario
Sandro Pizzocchero: Eddy
Giovanni Brusatori: vicecommissario
Giancarlo Busi: poliziotto alla villa

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Esordio alla regia di Vincenzo Rigo, dove fotografa e monta interamente la pellicola, dopo avere accumulato esperienza come direttore della fotografia in alcuni documentari dell'epoca. Vanta all'attivo un totale di tre pellicole, fino al suo ritiro definitivo (e prematuro) dai riflettori sul finire degli anni '70 con la commedia erotica di "Lettomania" (1976), per poi lavorare alla regia delle prime trasmissioni della neonata TeleReporter a Rho. Inutile dire che il tris ci è finito senza problemi nel dimenticatoio. Nel mentre sto scrivendo la recensione, Rigo è tutt'oggi vivo e di recente la francese Le Chat Qui Fume ha rilasciato il blu-ray del film. 



A seguito di una sanguinosa rapina in una gioielleria a Milano, i tre criminali Eliana, Mario e Franco si danno alla fuga. Quest'ultimo è rimasto ferito a causa di un colpo sparato dal figlio del gioielliere, ma dato che la polizia sta braccando i tre, decidono di arrivare a casa del dottor Malerba per cercare di salvarlo. Una volta entrati, si barricano a casa sua e il delirio avrà inizio, nel mentre attendono l'arrivo di Eddy: tra Eliana che manifesta desideri sessuali con la moglie del dottore, l'amico della moglie e Mario che violano per ben due volte la moglie, finalmente Eddy giunge nella villa... assieme alla polizia, che viene mandata via dallo stesso Malerba, sotto ricatto dalla banda. Nel frattempo, Eddy ha una crisi di astinenza da stupefacenti e Malerba gli inietta qualcos'altro nel braccio, lo toglie di mezzo assieme al resto della banda e sua moglie, risparmiando Eliana: si viene a scoprire che ha architettato lui il colpo, inclusa la sua tentata fuga all'estero... bloccata in tempo dal commissario Di Stefano.

Montaggio davvero rudimentale, considerando che in alcuni punti le scene durano una frazione di secondo. E parecchie di queste scene o procedono spedite, oppure sono riempitivi per tentare di tenere a galla tutta la baracca (vedasi la lunga scena in cui Anthony posteggia il suo veicolo ed entra in metropolitana a Milano...), dove la sceneggiatura non riesce a spiegarci i retroscena su Castellano, Sandro e Gianni: personaggi che potevano essere interessanti, ma poi sprecati con dei dialoghi assurdi (tali da sconvolgere lo stesso Rigo!); a metà strada tra il disgustoso e il mediocre. Anthony si impegna fino in fondo a rendere il tutto più credibile, assieme alla presenza del commissario Pistilli che almeno ci darà una mano a sgonfiare l'atmosfera cupa e squallida del film con le sue (improbabili) battute. Fotografia che ci regala alcuni fermi immagine alla Christopher Doyle, notti alla Decae ed alcune mosse movimentate della cinepresa alla Fukasaku. La musica è perfetta per l'atmosfera filmica, che se fosse stata diversa avrebbe potuto essere indimenticabile.


Consigliato solo e soltanto agli appassionati del poliziottesco.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 5 gennaio 2024

Ritorno alle Radici (Back to Roots) - 1995

 
Anno: 1995
Regista: Raymond Leung
Casa di produzione: R.J. Production Co.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chan Wai-Lun: Ah Fei
Wong Yim: Sau Sau
Lin Zi: zio Zhi
Michael Lee: il nonno di Fei
Radium Cheung: gangster di Fei
Raymond Leung: poliziotto ucciso da Fei
Jameson Lam: passeggero del traghetto

ATTENZIONE: SPOILER!

Esordisce come produttore e regista nel 1989 con "The First Time is The Last Time" e come attore l'anno dopo, sempre in un suo film denominato "Weakness of Man". Nel 1995 alza la posta in gioco con il film che tratterò a breve, in parte sceneggiato e interamente montato da Leung stesso. Lascia la sedia da regista nel 2001 con "Day Off", montandolo, scrivendolo, producendolo e anche interpretato da lui stesso... mansione che ha mantenuto sino al 2008, comparendo in "La Lingerie". Da HKMDB si viene anche a sapere che prima del suo debutto alla regia, svolgeva altri lavori come assistente alla regia, produttore esecutivo e anche direttore di produzione: in particolare come presentatore fino al 2004.

Il teppista Ah-Fei, dopo avere tolto di mezzo un poliziotto a Hong Kong, decide di fuggire nella Cina continentale... per poi ritrovarsi a fuggire nuovamente a causa delle percosse dei suoi uomini, nei confronti di un poliziotto sotto copertura. Ferito ad una gamba per via di un colpo di pistola sparato dalla polizia, si ritrova in un villaggio isolato nell'entroterra dello Shaanxi. Dopo numerose peripezie con gli abitanti del villaggio, lascia alle spalle il suo passato da teppista... dopo avere scontato la pena a Hong Kong e tagliato i contatti con le triadi, ritorna al villaggio.

Triad movie che si tramuta in uno slice of life della vita quotidiana dei contadini e dei residenti nella zona rurale dello Shaanxi, prima disturbati e poi arricchitisi di altre giovani braccia. Fotografia fortemente influenzata da quella di Kar-Wai e da Besson: fermi immagine alla Doyle, uso movimentato del flashback, telecamera a mano in un lungo piano sequenza alla Woo, moviola nelle scene ad alta tensione, ombre sia minacciose che innocue ed un primo piano alla Patrick Tam. Nel primo tempo è montato scorrevolmente nelle scene movimentate, nel secondo il tutto prende una piega tranquilla, per poi riprendere la mano verso il finale. Musica per niente fastidiosa ed in sintonia con il climax del film. Interpretazione senza tempo di tutti i personaggi, su una regia trasparente ed al servizio di loro.

Potrei anche azzardare che questo genere di film mi rilassa parecchio, dato che si giocano il tutto sulla location circostante... ma il messaggio sanguinolento di base rimane invariato.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 31 dicembre 2023

La Fine dell'Agente W4C (Konec Agenta W4C) - 1967

 
Anno: 1967
Regista: Vaclav Vorlicek
Casa di produzione: Filmové Studio Barrandov
Paese di produzione: Cecoslovacchia

CAST
Jan Kacer: Borget/Cyril Juan, agente W4C
Kveta Fialova: Alice
Jiri Sovak: Foustka
Jan Libicek: Rezident
Jiri Pleskot: capo dell'agenzia
Jiri Lir: Stern
Josef Hlinomaz: agente
Walter Taub: grande capo
Otto Simanek: inventore
Zdenek Braunschlager: agente
Ivo Gubel: agente
Alena Kreuzmannova: segretaria
Lubomir Kostelka: superiore
Frantisek Husak: violinista
Vlastimil Hasek: tecnico
Jaroslav Kepka: agente
Svatopluk Skladal: agente
Antonin Sura: poliziotto francese/giornalista
Oldrich Velen: agente
Zdenek Blazek: agente
Jan Cmiral: consigliere
Jaroslav Cmiral: agente
Jaroslav Heyduk: uomo che strilla
Oldrich Hoblik: poliziotto
Vaclav Kotva: uomo con la mitragliatrice
Helena Ruzickova: sig.ra al bar
Hana Talpova: barista

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato a Praga, fu uno dei cineasti che contribuì alla notorietà internazionale del cinema cecoslovacco in ambito comico e fiabesco, assieme ad altri maestri della nova vlna (nouvelle vague) come Oldrich Lipsky e Milos Forman. Inizia a girare alcuni cortometraggi ed un film per la televisione già agli inizi degli anni '50, nel mentre studiava all'accademia FAMU. Conclusi gli studi, debutta al cinema nel 1961 con "The Lupinek Case", ma si fece conoscere in Cecoslovacchia con il fantascientifico "Superman Vuole Uccidere Jessie" (1966). Nel 1973 dirige un classico natalizio del genere fantastico, "Cenerentola", trasmesso ogni anno in giro per l'Europa: è l'equivalente estero della nostrana poltrona per due. Negli anni '80 si ritira a dirigere films per bambini e nel 2011 lascia definitivamente il mondo del cinema con "Little Witch on a Broomstick", un sequel di un suo film del 1972 ("La Ragazza sulla Scopa"). Passa a miglior vita nel 2019 a causa di un cancro.

L'agente Juan è stato incaricato di andare in un hotel a Praga e di impossessarsi di una saliera contenente un microfilm con dei piani per militarizzare Venere, per poi consegnarla all'agente Alice. Immediatamente agenti dei servizi segreti da ogni parte del mondo gli stanno alle calcagna, incluso il controspionaggio cecoslovacco: ma a causa della mancanza di personale, nomina il contabile Foustka come l'agente "13B". Lui, assieme al cane Pajda, starà dietro alla coppia con dei metodi piuttosto esilaranti... dopo avere vinto una gara di nuoto e messo nel caos il complesso sportivo, toglierà accidentalmente di mezzo Juan all'aeroporto. Per vendetta, Alice proverà a riprendersi la saliera che Foustka ha sottratto all'hotel, ma Pajda riesce a consegnarla al controspionaggio.

Ingredienti per un classico della commedia: noia inesistente, gag per nulla imbarazzanti, intero cast mai scivolato verso il negativo, scene d'azione notevolmente astute per essere uno spionistico al di fuori dei Pinewood Studios con un pizzico di satira nei confronti del governo cecoslovacco, incarnato nel controspionaggio e nel personaggio di Sovak, che dovrebbe dare una ventata di aria fresca alla burocrazia dell'agenzia. Montato tempestivamente nelle scene ad effetto, che già all'inizio ci anticiperà cosa vedremo nel film. Fotografia che si avvalora del guardaroba di quasi tutti i personaggi, inclusi gli occhiali da sole notturni di Kacer, con dei primi piani su una boccia su un tavolo da biliardo e dei piani sequenza accompagnati da una musica disinvolta nel suo essere comica in una situazione tagliente come quella spionistica all'epoca della Cortina di Ferro...


E ricordatevi, date sempre un occhio in più alle sveglie... potrebbero nascondere qualche marchingegno capace di mille peripezie.
Ci vediamo nel 2024, cari spettatori del blog! Grazie per averci seguito anche nel 2023!

lunedì 25 dicembre 2023

La Quadrilogia del Lungo Braccio della Legge (Long Arm of the Law) | 1984-1990

Carissimi spettatori del Sottobosco, benvenuti in questo speciale a tema natalizio.
Se vi stavate chiedendo se anche a Hong Kong riuscirono a girare del thriller a sfondo politico, il risultato è stato sublime, anzi: si sono assicurati un posto nell'olimpo dei cult movies! E se parliamo del cinema di culto, è obbligatorio citare due nomi noti nei triad movies e nel poliziesco... Johnny Mak e suo fratello Michael Mak.
Il primo già si fece conoscere in ambito televisivo per alcune serie televisive dagli ascolti piuttosto alti per la ATV (l'attuale Asia Television), tanto da essere stato promosso a direttore di produzione nel 1977. Nel 1981 lascia la televisione per fondare la sua casa cinematografica, e riesce a produrre alcune opere della New Wave hongkongese come il confusionario "Crimson Street" (1982) e l'horror di "Possessed" (1983), inclusi i melodramma artigianali di Taylor Wong, come "The Truth" (1988) ed il primissimo film di Hong Kong a finire nella terza categoria, "Sentenced to Hang" (1989). Nel 1991 produce il lunghissimo triad movie "To Be Number One" ed ebbe talmente tanto successo da divenire il film dell'anno agli HKFA. A causa del declino dell'industria del cinema hongkongese, la casa produsse il suo ultimo film nel 1993 e lo stesso regista lascia definitivamente il cinema nel 1997 con "The Island of Greed": prodotto, scritto e presentato per suo fratello Michael: che aveva militato come regista nella casa di Johnny, debuttando alla regia con "Happy Sixteen" (1982). Anche lui lascia il cinema come regista nel 2001 con "Asian Charlie's Angels": ma si ritira definitivamente nel 2007, producendo "Twin Mission" e pianificando "Summer's Tail" a Taiwan.
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Long Arm of the Law; regia di Johnny Mak, 1984.
Un gruppo di criminali della Cina continentale fugge a Hong Kong per tentare il colpo del secolo. Vengono scoperti e la polizia è sulle loro tracce, grazie a un infiltrato.
Evitate di visionarlo a Natale per via della sua sfortunata tempistica, poiché di sangue ce ne sarà in abbondanza... eccezionale documento sull'ormai sparita città murata di Kowloon, sicuro rifugio di tutto il sottomondo hongkongese per evitare ad ogni costo la presenza della polizia. Uno dei triad movies più brutali mai girati, soprattutto per i metodi di esecuzione usati da Lam Wai: che anticiperà il ruolo di Elvis Tsui per i seguenti tre capitoli, sguardo d'acciaio e poco raccomandabile. Effetti speciali capaci di demolire ancora oggi quelli hollywoodiani, fotografia alla Melville con l'uso prolungato delle ombre e del rosso in tali ombre che preannuncerà il futuro nefasto dei protagonisti, montato discretamente e indimenticabile nella scena d'azione finale... dove una pioggia di proiettili affollerà la città murata. E vogliamo parlare della scena in cui Lam viene circondato dalle pistole, dal quale un certo Ringo Lam prenderà ispirazione per girare la scena finale del suo film nel 1987?

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Long Arm of the Law II; regia di Michael Mak, 1987.
La polizia di Hong Kong assolda tre poliziotti, fuggiti dalla Cina continentale, come informatori per poter continuare a vivere legalmente nella ex-colonia britannica. Si infiltreranno da immigrati clandestini nella potente organizzazione che causa le ondate di criminalità a Hong Kong.
Secondo capitolo che punta il tutto sulla fotografia, paragonabile a quella di Besson, ma qui al servizio dei personaggi. Inalterata la brutalità del primo, ma girato con uno stile che raramente si può riscontrare altrove: la sequenza dove Kirk Wong le prende dal trio, la rocambolesca fuga di Yuen Yat-Choh all'aeroporto. Il tutto con un montaggio spettacolare e con una coreografia scorrevolissima, accompagnati da una colonna sonora grintosa e priva di paura per il sangue che in seguito verseranno tutti e tre, perfetta per un noir grazie all'uso prorompente del sassofono. C'è bisogno di recensire anche gli effetti speciali, qui al massimo dello splatter? 

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Long Arm of the Law III; regia di Michael Mak, 1989.
Un ex-soldato cinese, ingiustamente accusato di rapina e condannato a morte, fugge a Hong Kong ed è costretto a lavorare in una banda di criminali per ritrovare la donna da lui amata e rapita da loro.
Michael alza la posta in gioco con la presenza del sempre affidabile Andy Lau, qui disposto a tutto pur di uscirne indenne da quel mondo putrefatto assieme alla sua ragazza Elizabeth Lee, lei perseguitata da un viscido Kirk e lui da un Elvis più vendicativo e spinto che mai. Rispetto ai precedenti due capitoli, si raggiunge un livello qualitativo in ambito fotografico e nelle sequenze d'azione degno della New Wave: abili giochi di controluce incorniciati da dei neon che accendono la notte della metropoli, coreografie al cardiopalma firmate dal Leung Siu-Hung che nel 1994 girerà il cult di "Satin Steel" con Jade Leung, senza contare il tocco melodrammatico della colonna sonora sul rapporto tra Andy ed Elizabeth... incluse delle citazioni italo-americane nei cibi che loro mangiano. Definitivamente il film più riuscito della quadrilogia, completo sia nella trama che a livello tecnico, con interpretazioni poliedriche da quasi tutto il cast.

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Long Arm of the Law IV: Underground Express; regia di Michael Mak, 1990.
A seguito dei fatti di Piazza Tienanmen, un gruppo di mercenari ha intenzione di portare in salvo tre attiviste pro-democrazia da un'ambasciata: verranno braccati dall'esercito e verranno perseguitati anche a Hong Kong da militari sotto copertura.
Amara e tagliente conclusione di una saga che ha visto frapporsi le diatribe immigratorie/giudiziarie della Cina di Xiaoping e della Hong Kong britannica. Sconsigliata la visione a chi è politicizzato, dati i numerosi contrasti tra la diplomazia cinese e britannica in un universo alternativo dove è stato infranto il patto omonimo del 1984. Elvis in piena forma assieme al trio diplomatico, in delle coreografie che riescono a ricalcare quelle del secondo capitolo, ma non più di tanto. Musica che riesce senza problemi a coinvolgerci nella storia anche grazie alle sue note simil-militaresche, assieme alla fotografia che riutilizza fortemente le ombre e il controluce visti in tutta la saga. 

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Noi ovviamente speriamo in un Natale privo di sangue e di proiettili, ed in più un mio augurio per un felice Natale agli attori che hanno preso parte a questa leggendaria saga, dove anche loro festeggeranno il tutto da veterani del cinema :)
Grazie per averci seguito anche nel 2023, carissimi spettatori e non!
Come da tradizione del blog, ci vediamo in un'altra recensione! 

venerdì 22 dicembre 2023

[Flopiziesco #26] Poliziotti in Città (City Cops) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Lau Kar-Wing
Casa di produzione: Movie Impact LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Michael Miu: Ching Shing
Cynthia Rothrock: ispettrice Cindy
Kent Tong: Kent Tong
Suki Kwan: May Tong
Michiko Nishiwaki: Michiko
Shing Fui-On: Tai Kau
Wu Fung: sovrintendente Wu
Luk Chuen: Shikamuka
John Ladalski: Green Village
Blacky Ko: l'amico tassista di Kent
Mark Houghton: scagnozzo di Robinson
Ken Goodman: scagnozzo di Robinson
Jeffrey Ho: molestatore sulle scale mobili
Yu Miu-Lin: donna sulle scale mobili
Stephen Tsang: strozzino
Thomas Sin: Keung
Nam Koong-Ho: guardia del corpo di Shikamuka
Xiong Xinxin: scagnozzo di Shikamuka
Cheung Yuen-Wah: cameriera ed amica di May
Wayne Archer: scagnozzo di Robinson
Dion Lam: scagnozzo di Michiko
Danny Ng: guardia del corpo di Shikamuka
Yiu Chan-Lam: scagnozzo di Shikamuka
Douglas Kung: scagnozzo dello strozzino
Wong Chi-Wai: scagnozzo dello strozzino
Sam Kin-Sang: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Quarto figlio di Lau Cham, un maestro d'arti marziali che ebbe l'occasione di tramandare la prestigiosa eredità di Lam Sai-Wing, a sua volta insegnatagli dal leggendario Wong Fei-Hung. Suo fratello Liu Chia-Liang, venendo a conoscenza che Kar-Wing si addestrava in gran segreto nella scuola di suo padre, ebbe l'onore di insegnare a lui il kung fu. Negli anni '60 divenne una presenza fissa tra i coreografi della Shaw ed in seguito intraprese la carriera di regista nel decennio successivo, collaborando in particolare con Sammo Hung e Karl Maka, non escludendo la sua partecipazione nella filmografia del fratello Chia-Liang. Lascia definitivamente la sedia da regista nel 1994 con "Innocent Killer" e come coreografo nel 2003 con "Seven Swords", ma come attore è apparso nel recente "Kungfu Stuntmen" del 2020.

Cindy è un agente dell'FBI che approda a Hong Kong per catturare il latitante Kent Tong. Per farlo, si unirà a Ching e Tai, due poliziotti intenti più allo scherzo facile, che al proprio lavoro. Una volta arrestato, alcuni falsi agenti dell'FBI cercheranno di rapirlo, ma riuscirà a fuggire sotto i loro occhi. Il trio riuscirà ad estrapolare delle informazioni dalla cameriera May, ma verrà a sua volta rapita dagli uomini di Michiko... spetterà a loro tre recuperarla dalle sue sgrinfie.

Scene d'azione spettacolari, ma il film stesso è il vuoto cosmico: cerca in ogni modo di farci ridere e fallisce anche davanti ai momenti più opportuni. I due protagonisti Shing e Miu sono più stupidi che mai, di fronte all'unica persona sveglia che ha i mezzi per poter ribaltare la situazione, ma a causa dell'arroganza di Wu (fortunatamente messa al suo posto grazie a Cynthia!) il tutto diventa impossibile. Nulla di interessante nel montaggio e anche a livello fotografico. Nemmeno la musica ci aiuta da questo scempio... manco il cameo, sprecato, di Michiko. E mi sono espresso accuratamente.


Definitivamente eccezionale nelle scene d'azione per Cynthia, ma bocciato in tutto il resto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 12 dicembre 2023

[Neronoir #3] Bandiera nella Nebbia (Kiri no Hata) - 1965

 
Anno: 1965
Regista: Yoji Yamada
Casa di produzione: Shochiku
Paese di produzione: Giappone

CAST
Chieko Baisho: Kiriko Yanagida, aka Rieko
Osamu Takizawa: Kinzo Otsuka
Michiyo Aratama: Michiko Kono
Yusuke Kawazu: Ken'ichi Sugita
Yosuke Kondo: Koichi Abe
Taketoshi Naito: Shimada
Shigeru Tsuyuguchi: Masao Yanagida
Etsuko Ichihara: la conquilina di Rieko
Koji Kiyomura: Hisaoka
Masakazu Kuwayama: Okumura
Torahiko Hamada: giudice
Kenzo Tabu: investigatore
Sumiko Abe: la sorella maggiore di Rieko
Takanobu Hozumi: manager del ristorante
Chieko Misaki: padrona di casa
Hisashi Igawa: uomo sulla nave
Jiro Kawarazaki: Yamagami
Yumeko Aizome: Yoshiko, la moglie di Otsuka

ATTENZIONE: SPOILER!

Tratto dall'omonimo romanzo di Seicho Matsumoto, definito da numerosi critici il Simenon giapponese per via del suo essere prolifico nei suoi gialli, che non solo analizzano la società giapponese, ma anche il marciume di chi si occupa di investigare il crimine compiuto. Romanzo che dovrò procurarmi a breve...

Una giovane ragazza transita verso Tokyo, in cerca del migliore avvocato del Giappone: suo fratello maggiore è stato accusato di rapina ed omicidio su un'anziana strozzina. L'avvocato si rifiuta di prendere in carico il suo caso per via della scarsità di denaro della ragazza. A seguito della condanna a morte di suo fratello, lei si trasferisce a Ginza e lavora come hostess in un bar per guadagnarsi da vivere... dove nel mentre pianifica la sua vendetta contro l'avvocato.

Pugni allo stomaco per tutta la durata del film, intensissimi verso il finale. Trasposizione a NUDO della giustizia nipponica, illustrata in base al profitto e alla spettacolarizzazione di un omicidio: questa istantanea corrotta è incarnata dal personaggio di Osamu, menefreghista e arrancato nella sua comfort zone del suo ufficio, ma impotente al di fuori di esso. Baisho leggendaria nella sua interpretazione di una donna gelida, ma molto tagliente in fatto di vendetta. La fotografia incornicia tutto questo con della nebbia che incamera l'atmosfera da polar della pellicola, assieme ai continui flashbacks della protagonista, montati a pennello in una trama che emana aria nefasta verso il finale... 


Nel complesso, un noir procedurale che non ha pietà per nessuno, nemmeno per la condotta vendicativa della protagonista... che si macchia anche lei in questa scia di sangue in bianco e nero.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 11 dicembre 2023

Bollettino Cinematografico #11: La Profonda Leggerezza di Claude Sautet

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati nell'11° edizione del Bollettino: questa volta la lampada del mio studio ha deciso di non infastidire ulteriormente l'ENEL, dato che è alimentata con le vibrazioni delle dita sulla mia tastiera.
Battuta a parte, finalmente ci addentriamo in uno dei registi più noti sia in Francia che all'estero, indimenticabile per la sua raffinatezza nel fotografare la società francese di allora. Distaccato dalla Nouvelle Vague dei suoi colleghi, era più vicino alla musica (dato che già a 10 anni cantava da soprano e lavorò come critico nella rivista Combat) che al mondo del cinema (il suo interesse come spettatore è limitato alla Francia pre-bellica), nonostante si fosse iscritto all'istituto di cinematografia IDHEC nel 1948. Esordisce alla regia nel 1956 con "Bonjour Sourire", film che in seguito ripudierà per come sia stato costretto a subentrare nella produzione per evitare di mandare in imbarazzo i produttori. Scrive e dirige nel 1960 "Asfalto che Scotta" e continuerà ad eseguire la stessa formula fino al termine della sua carriera. Negli anni '70 si fece conoscere rapidamente a livello internazionale con "L'Amante" (1970), dove qui inizia una lunga collaborazione con Romy Schnider fino al 1978 con "Una Donna Semplice", che gli valse una nomination all'Oscar per il miglior film straniero. Dopo avere diretto "Una Brutta Storia" (1980), Sautet andò in crisi e ripropose in chiave ironica la "donna semplice" a Yves Montand nel 1983. Quando fece la conoscenza dello sceneggiatore Jacques Fieschi, lo aiutò a scrivere i suoi tre ultimi films: gli ultimi due di enorme successo sia in Italia che d'oltralpe, entrambi vincitori dei César per migliore regista. Stanco, decise definitivamente di ritirarsi dal cinema nel 1995, ma andò allo StudioCanal per rimasterizzare alcune delle sue pellicole nel 1998. Passa a miglior vita nel 2000 a causa di un cancro al fegato, dovuto al suo fumare incessantemente.
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Il Commissario Pelissier, 1971.
L'investigatore Max (Max Pelissier nella versione italiana) è frustrato per via dei delinquenti che non riesce ad assicurare alla giustizia. Decide così di salvare la faccia, spingendo in una rapina in banca dei ladruncoli guidati da una sua vecchia conoscenza e va' sotto copertura come un ricco banchiere; attirando l'attenzione della prostituta Lily, nonché fidanzata del capo della gang. 
Nonostante il film sia davvero lento nella sua esecuzione, rispecchia il piano di Piccoli: incredibilmente privo di tensione grazie alla strana relazione con la Schnider, nel finale la pellicola esplode letteralmente nella cattura dei delinquenti, con una coreografia montata ed eseguita senza alcuna sbavatura. Noir cinico, dove sia la polizia che la delinquenza sono allo stesso livello per l'ossessione di riuscire a fare il colpo del secolo da ambedue le parti. Solidamente fine l'interpretazione della Schnider, che verso il finale crolla spontaneamente in lacrime dinnanzi a Piccoli. Quest'ultimo apparentemente sembra deciso nel suo mestiere, ma è consumato moralmente dal suo voler ripulire il marcio in città.

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Tre Amici, le Mogli e (Affettuosamente) le Altre, 1974.
Un trio di amici gravita nella loro crisi di mezz'età: Vincent, ammirato da tutti, è prossimo alla bancarotta; l'amante lo lascia e la moglie (già separata) vuole divorziare. François è un medico che ormai lavora solamente per il denaro, e sua moglie è sempre più distante. Paul è uno scrittore che ha perso la voglia di scrivere. Nel mentre, il giovane pugile Jack si avvicina alla moglie di François; e un altro pugile, Jean (amico di Vincent), litiga con un picchiatore...
Cast di stelle mai sceso verso il negativo, letteralmente a colpo sicuro nelle loro interpretazioni. Spicca sopra tutti Montand nel suo essere flessibile di fronte alle avversità, ma con la salute che vacilla. Piccoli, Depardieu agli albori e Reggiani affrontano anche loro le sfide che la vita impone, descritte con una semplicità tale da dirci che anche noi non siamo soli in questa battaglia. Fotografia notevolmente desaturata nei colori, accompagnata da una musica (firmata da Philippe Sarde) che da' il tocco autunnale e francese al film.

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Mado, 1976.
Simon, un uomo d'affari di mezza età, si ritrova improvvisamente in pericolo per il suo futuro a causa del suicidio di Julien, dopo che quest'ultimo ha accumulato migliaia di debiti. Subito il rivale in affari Lépidon ha intenzione di acquistare la sua azienda, per salvarlo dalla bancarotta. Simon cerca di evitare la sua trappola, ma la prostituta Mado trova la soluzione per lui.
Anche qui il ritmo è piuttosto lento, ma il tutto rimane godibile per la performance di Ottavia: donna senza meta in cerca di piacere, che assiste al crollo di un impero di menzogne; retto dai desideri egocentrici di Piccoli. Inquietantemente vicino ai nostrani thrillers politici, in ambito fotografico sfrutta i longevi piani sequenza e si incappa in della pioggia che impantana i protagonisti borghesi... incorniciati da una musica pessimistica (vincitrice di un César per "miglior sonoro") e priva di speranza per chi prova a togliere le assi del pavimento dai piedi del rivale Guiomar. Gran peccato che appaia solamente per pochi minuti la Schneider, insuperabile nel suo essere spontanea nelle emozioni.

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Una Donna Semplice, 1978.
Marie è consapevole che la sua relazione con Serge è agli sgoccioli. Incinta, decide di abortire e si separa da lui. In seguito riallaccia i contatti con Serge e vuole proseguire la gravidanza.
Melodramma sull'acceleratore e lento come al solito, con uno sguardo più ravvicinato sulla Schnider: grazie alla strepitosa fotografia ci rende partecipi nel suo essere in crisi per il suo lavoro impegnativo, ma silenziosa sulle sue reali motivazioni come nella precedente interpretazione di Ottavia. Musica ridotta all'essenziale ed atmosfera sdrammatizzata grazie alla presenza di Brasseur, che nonostante provi ad essere serio, la sua vena comica a livello vocale e recitativo non passa inosservata. 

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Una Brutta Storia, 1980.
Bruno, dopo essere stato incarcerato negli USA per uso e smercio di droghe, viene rilasciato e ritorna in Francia da suo padre: è in cerca di lavoro e vuole ricominciare la sua vita.
Qui la lentezza del regista ci aiuterà nel scavare a fondo nel ruolo di Dewaere: il tormento del ritornare a reinserirsi nella società è un lungo iter pieno di insidie e di passi falsi, con la fiducia oscillante di Robert. Invece di coinvolgere l'alta-media borghesia come nei precedenti films, Sautet immortala la classe lavoratrice dell'epoca... dove anche l'età avanzata di un lavoratore comporta maggiore difficoltà nel ritornare a guadagnarsi il pane. Numerose le scene toccanti, anche con l'altra ex-tossicodipendente Fossey, che sfortunatamente ricasca nel tranello delle droghe... con una fotografia cupa che usa il controluce nelle scene più rilevanti e la pioggia nei momenti più drammatici. Musica che ci accompagnerà, melodrammaticamente, in questa avventura travagliata.

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Dopo il mio esaustivo papiro nell'introduzione e nelle mie recensioni, non smetterò mai di ribadire che Sautet ha lasciato un vuoto incolmabile nel cinema francese. Così semplice nella sua maestria, così tagliente nelle sue opere. Dovunque egli sia, credo che sia felice nel notare che i cinefili come il sottoscritto apprezzano e tramanderanno le sue opere per le generazioni future... alla prossima con il nostro appuntamento!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 2 dicembre 2023

Battito Cardiaco a 100 (Heartbeat 100) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Kent Cheng, Lo Kin
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Maggie Cheung: Maggie Cheung
Mark Cheng: ispettore To Nam
Lui Fong: "Weeny Eyes"
Wong Ching: "Pink Panther"
Bonnie Law: Chu Chu
Kent Cheng: sergente Chu
Wu Fung: Yam
Lisa Chiao Chiao: la madre di Hoi
Shing Fui-On: Hoi
Lam Chung: sergente Kwan Kau
Sam Miu-Ha: May
Chun Wong: poliziotto in sovrappeso
Stephen Tsang: poliziotto dai denti spalancati
Jobic Wong: See Yan
Chan Leung-Shing: grande capo della gang

ATTENZIONE: SPOILER!

Nato in una famiglia povera e fortemente criticato dal suo insegnante per il suo voler divenire un attore, Kent Cheng entrò nel 1972 nel mondo del cinema e dovette aspettare il 1976 per potersi far conoscere alla TVB. Negli anni '80 decide di produrre (12 in totale) e dirigere films (8 in tutto), per poi aprire una propria casa cinematografica negli anni '90... per poi dichiarare bancarotta ed avere problemi finanziari, fino al suo ritorno alla TVB nel 1993. Non ottenendo ruoli di rilievo, nel 1997 passa alla ATV. Ritorna di nuovo alla TVB nel 2006. Co-diretto assieme a Lo Kin, anche lui attore e regista, addirittura sceneggiatore: coinvolto nella temutissima terza categoria con tre pellicole di scarso successo, come per tutta la sua filmografia che balza dal fantascientifico all'horror. Lascia il mondo del cinema nel 1995 proprio in tale categoria; scrive, produce e dirige "Spider Woman".

La scrittrice Maggie e sua sorella Chu viaggiano nell'entroterra hongkongese per lavorare su un nuovo romanzo. Durante il tragitto l'ex-ragazzo di Chu, "Weeny Eyes", se la prende con l'ispettore To: anche lui è diretto al villaggio, ma per investigare sulla misteriosa morte di due persone. Una volta giunti alla località, faranno la conoscenza di Yam e "Pink Panther", rispettivamente scultore e l'altro amante dei serpenti. Maggie storce il naso e comincia ad indagare per conto suo, a causa dei loro movimenti sospetti e delle trappole installate da qualcuno nel proprio appartamento. Dopo che quel qualcuno toglie di mezzo anche il sergente Kwan, si viene a scoprire che l'assassino è "Pink Panther": si fingeva disabile per avere tutto per sé il bottino...

Sequel sotto mentite spoglie del capolavoro sconosciuto di "He Lives by Night" (1982), dove le risate ci accompagneranno in questi macabri delitti degni di Mario Bava... assieme ad una fotografia che ricalca quella del cult di Leung Po-Chi, che usa frequentemente la controluce e la notte, in delle locations anguste. Effetti speciali riuscitissimi, da stomaci forti. Montaggio che lascia a desiderare, ma non intacca il film. Nel primo tempo il film punta sulla risata facile e si impantana per la presenza assillante di Bonnie, per prepararci al sangue e al black humour nel secondo tempo. Maggie perfetta nell'impersonare l'Agatha Christie che invece di narrare il tutto, partecipa attivamente all'investigazione assieme ai più o meno utili Bonnie e Lui. Mark convincente nell'essere l'ispettore che mette in riga i suoi colleghi, carismatico e difensore dell'ordine.


Nel complesso, il prodotto rimane un ottimo esempio artigianale degli slasher movies: incassi inclusi (6,562,862 dollari; ossia 771.954 euro).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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