giovedì 26 ottobre 2023

Missione Tuono (Thunder Mission) - 1992

Anno: 1992
Regista: Wang Yao
Paese di produzione: Taiwan

CAST
Alex Fong
Michiko Nishiwaki
Lam Wai
Wang Hong
Dennis Tang
Jiang Shan
Wu Ma
Huang Cheng-Lin
Sung Diy-Yat
Hui Yuk-Lan
Lu Feng
Tse Chi-Sheng
Wong Sai-Goon
Chan Man-Wa
Choi Kwok-Chau
Wang Yao
Chang Chung-Yu
Fan Yiu-Cheung

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

 

Ex-membro del Jackie Chan Stunt Team, vanta all'attivo un totale di 88 films come attore e ben 24 come coreografo, fino al suo ritiro definitivo dai riflettori sul finire degli anni '90. Come regista ha diretto tre films, il primo con cui ha debuttato alla regia di cui a breve parlerò e altri due letteralmente irreperibili, uno girato a Hong Kong (1995) e l'altro di nuovo a Taiwan (1996). Veloce ripasso sul casting: in questo film è presente la prima bodybuilder giapponese in assoluto (Michiko Nishiwaki) che proprio grazie al lavoro con Jackie nel 1985 divenne nota a livello internazionale; il modello ed attore (Alex Fong) che è una presenza fissa delle serie prodotte dalla TVB e dalla ATB; l'attore (Lam Wai) noto per le sue intensissime interpretazioni con o senza baffi.


Un organizzazione terroristica internazionale è dietro all'eredità del padre di una nota imprenditrice edile di Taiwan. Nel mentre, un operaio tenta di fare colpo su di lei con le sue arti marziali. Insieme investigheranno su chi cerca continuamente di toglierli di mezzo, non senza prima che i terroristi tolgano di mezzo sia la madre dell'imprenditrice che un amico dell'operaio...

Economico fino all'inverosimile, con niente di speciale sia nelle musiche, nel montaggio e nella fotografia... ma davvero speciale nelle scene d'azione, alcune coreografate alla bell'è meglio ed altre che raggiungono i livelli di Jackie. Peccato anche per i dialoghi, che nell'introduzione parlano di cose interessanti quanto guardare per tre ore di fila una sedia immobile: acchiappare ragazze... e seni. Scommetto che tra un altro decennio, verrà ripescato da qualche casa cinematografica e restaurato a dovere.


Interessante prodotto che funziona solo sulle arti marziali, per il resto è da portarselo a casa e conservarlo nella propria videoteca personale da appassionato di kung fu.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Cacciatore di Lavoro (Job Hunter) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Clarence Ford
Casa di produzione: Art Centre Productions
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Chan
Leslie Cheung
Jade Hsu
Mabel Kwong
Paul Chung
Wong Hoi-Yan
Tang Ching
Chiang Kam
Lau Siu-Kwan
Paul Che
Richard Cheung Kuen
Tam Gwok-Gei
Chan Yi-Chin
Angie Chiu
Luk Ying-Hong
Yat Boon-Chai

ATTENZIONE: SPOILER!

Debutto alla regia di Clarence, che già alle spalle aveva già cominciato a lavorare part-time alla TVB come sceneggiatore all'età di 15 anni: divenne regista e produttore di varie serie televisive. Dopo avere rifiutato la proposta della TVB di divenire un loro produttore, si rivolse al mondo del cinema. Nel 1982 gira il cult di "The Man From Vietnam" e venne subito notato sia dal pubblico che dalla critica, tanto da diventare il direttore creativo della casa cinematografica di Johnny Mak, dove ebbe l'occasione di dirigere nel 1989 "The Iceman Cometh". Un anno dopo divenne il primo regista hongkongese a girare nell'ex-URSS, con "The Dragon From Russia". Il decollo internazionale della sua carriera lo ebbe assieme a Carrie Ng in tre pellicole dal 1992 al 1993 (rispettivamente "Gun 'n Rose", "Naked Killer" e "Remains of a Woman"; dove Carrie in quest'ultimo fu candidata a miglior attrice agli HKFA). Come attore fu candidato a "miglior attore di supporto" nel sequel prodotto dalla Shaw di "Let's Make Laugh": era il 1985.

Due fratelli provenienti da una famiglia benestante, assieme a un amico (che finge di essere della loro classe sociale), frequentano la scuola e finiscono spesso nei guai: ma quando incominciano le vacanze estive, tutti loro vanno in cerca di lavoro. Soprattutto il fratello, che vorrebbe essere un musicista, si separa dalla famiglia e si mette in proprio per esserlo. Dall'altra sponda, l'amico ha problemi con la sorella, che frequenta cattive compagnie... vicine alle triadi. 


Sembrava uno dei tanti mediocri "coming of age drama" dell'epoca, ma invece mi sbagliavo: Leslie e Danny hanno saputo tenere testa e rappresentare una Hong Kong industrializzata con disuguaglianze difficili da nascondere. Nulla di interessante a livello fotografico e nel montaggio, ma la colonna sonora aiuta a rendere indimenticabile questo prodotto low-budget. Quando credevo di giungere a un punto morto verso la seconda metà del film, Danny ha risollevato il tutto con la sua esibizione ("Missing Parents", per chi volesse ascoltarla) sia nello studio discografico che nel finale. Gran peccato per la caratterizzazione di Leslie, lasciata letteralmente a metà verso il finale. Dialoghi mai scivolati verso il banale, interpretazioni nel complesso ben riuscite. Anche le scazzottate, coreografate discretamente da Phillip Ko Fei.


Se siete a caccia di lavoro, affidatevi a loro due... vi tireranno fuori dai guai.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 22 ottobre 2023

Il Folle Omicidio a Sangue Freddo (The Mad Cold-Blooded Murder) - 1981

Anno: 1981
Regista: Albert Law
Casa di produzione: Tat Shing Film Co.
Paese di produzione: Hong Kong

CAST
Michael Chan
Carter Huang
Lau Dan
Bruce Le
Woo Mei-Yuk
Hui Ying-Ying
Ga Lun
Leung Sam
Lee Yi-Yi
Lily Chan
Alan Leung Ching
Lam Hoi-Ling
Johnny Ngan
Chan Min-Leung
Cheung Chok-Chow
Ng Kit-Keung
Liu Hok-Ming
Ma Hon-Yuen
Chan Leung
Lau Chun
Lee Fat-Yuen
Luk Ying-Hong
Ng Kwok-Kin
Chui Kin-Wa
Chong Wai
Ng Kwok-Kai

ATTENZIONE: SPOILER!

Altro regista letteralmente sconosciuto anche nella sua madrepatria, che ha iniziato la carriera nel 1981 con due pellicole scritte e dirette da lui (a partire da "Looking for Money", di cui ne cura anche la colonna sonora e questa che a breve tratterò) per poi sparire nel nulla e ritornare agli inizi degli anni '90 con "Once a Prisoner" (con il titolo ripreso dal celeberrimo film di Woo) e "Ghost Gambler", girati entrambi nel 1991. Sul finire del decennio scrive, produce e dirige "Hope" (1995) e lascia il cinema nel 1999 con "Double Sin"... sparendo letteralmente nel nulla.

A seguito della morte di una prostituta, la polizia indaga su un misterioso serial killer dai guanti bianchi: tre poliziotti in particolare sono in prima linea, ma uno di loro perde la ragazza a causa dell'assassino... 

Chan tale e quale a Henry Silva: inespressivo e adatto per ruoli da antagonista, qui lo dimostra nuovamente con calci e pugni molto intensi assieme ai bracci della legge come Ga Lun (colui che ostacolò il lavoro di Duke Togo nel 1977...) e il sempre in forma Bruce Le. Nel complesso un lavoro ben riuscito nell'ambito del "whodunit", dove la tensione non si affloscia mai (nemmeno verso il finale) e viene incorniciata da dei colpi di scena. Numerosi i problemi nel montaggio (scene che saltano, sensazione di guardare degli altri films montati assieme) e nulla di interessante a livello fotografico, ma il tutto non intacca la colonna sonora e le interpretazioni degli attori (a questo giro non si salva Carter, poco credibile).


Prestate attenzione all'altra copia in VHS che circola su YouTube, sebbene sia doppiata in inglese è di 15 minuti più lunga e non ha quasi nulla della pellicola originale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 16 ottobre 2023

La Finestra (The Window) - 1968

 
Anno: 1968
Regista: Patrick Lung Kong
Casa di produzione: Tse Brother Motion Picture Production Company
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Patrick Tse Yin: Yeh Hsia-Er
Josephine Siao: Lu Lu-Ming
Cheung Yee: Da Niu
Patrick Lung Kong: ispettore Lu
Mang Lee: Sophia Su
Lin Jing: sorella Li
Yeung Yip-Wang: padre di Lu-Ming
Lai Man: terza zia
Woo Ping: direttore Feng
Lam Yuk: poliziotto
Cheung Chok-Chow: proprietario della pasticceria
Yeung Chun-Sing: ladro arrestato
Fung Ming: detective Ah Wen
Ling Fung: dottore
Tang Cheung: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Scritta e diretta da Lung Kong, il regista che più di tutti influenzò l'ipernoto John Woo. Prodotta da suo fratello Tse Yin, anche lui presente come attore protagonista nel film, è il suo primo film a colori. Figlio di un cantante d'opera, già all'età di sette anni cominciò ad apparire nelle opere in cantonese: in seguito conobbe Ma Siu-Ying, che lo avrebbe poi portato negli studi della Shaw. All'attivo vanta un totale di 13 films da regista, di cui 12 scritti da lui e 5 montati da lui. Come attore comparve ben 58 volte, fino a lasciare definitivamente il mondo del cinema nel 2002 in "The Wesley's Mysterious File". Si segnala che nel 1981 produsse uno dei cult più introvabili di Patrick Tam, "Love Massacre". Passa a miglior vita il 2 settembre del 2014, all'età di 80 anni.

Hsia-Er è un noto ladro che agisce assieme ai suoi due complici Sophia e Niu. In una delle sue rapine, accidentalmente riduce in fin di vita il padre della ragazza cieca Lu-Ming, incontrata da lui stesso durante la fuga. Tra i due si sviluppa rapidamente un legame affettivo, soprattutto dal fatto che lei lo scambia per suo cugino Wong (che in realtà è residente in Malesia) e lui la aiuta nella quotidianità. Sophia perde la testa per tutto ciò e manda Niu a togliere di mezzo Lu-Ming: fallito l'assassinio, Hsia-Er si vendica e viene arrestato dalla polizia. In fin di vita anche lui, chiede di donare le sue cornee alla ragazza... che tornerà così a vedere e per ringraziare lui diventerà una suora.

Inaspettatamente positivo per essere un poliziesco, ma che grazie al pedale fisso sul melodramma riesce ad essere indimenticabile. Istantanea talmente clinica che fa' sembrare Lung Kong uno psicologo mancato, data la sua analisi profonda sul boom economico della Hong Kong dell'epoca e su come veniva vista la disabilità all'epoca, inclusi gli strumenti usati per essa. Josephine stupenda nel suo essere pura a livello sentimentale e demolitrice dello stereotipo della donna ingenué, capacissima di difendersi durante l'attacco di Niu... Tse Yin convincente nei panni di un criminale prossimo alla redenzione, dal vestiario stravagante e incredibilmente poetico nei confronti di Josephine. Fotografia che è un inno alla natura in generale, montaggio discreto e musica che cita inconsapevolmente il nostrano neorealismo...


Se un giorno vi chiederete da dove John abbia preso spunto per il suo famosissimo "The Killer" (1989), la risposta l'avete già trovata con noi...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 9 ottobre 2023

I Criminali (The Criminals) - 1976 | Film a Episodi Basato su Fatti di Cronaca Nera Realmente Avvenuti

Cari spettatori del Sottobosco, questa volta ci addentriamo in una pagina delicata e dolorosa della cronaca nera hongkongese del passato... raccontata dagli occhi di tre registi molto prolifici di quella che fu la casa cinematografica più potente di Hong Kong, qui in declino per via della forte concorrenza della Golden Harvest (in parte composta da ex-impiegati della Shaw) e per via di altre case cinematografiche indipendenti che in futuro daranno i natali alla New Wave del porto... la Bang! Bang! Films e la Goldig Films (dove un giovanissimo Chow Yun-Fat vi lavorò fino alla sua chiusura nel 1981) prime fra tutti. Prima di cominciare, un veloce ripasso su chi fossero quei tre registi: Cheng Kang, con alle spalle 35 pellicole da regista e 99 da sceneggiatore, diresse nel 1972 il suo lavoro più conosciuto in assoluto ("Le 14 Amazzoni"); Hua Shan, 30 films da regista e 14 da fotografo, nel 1975 collaborò con il Giappone per girare il cult di "The Super Inframan"; Ho Meng-Hua, 59 films da regista e 11 da sceneggiatore, nello stesso anno dirige un altro cult con il Danny Lee preso in prestito da Shan, ossia "The Oily Maniac".

Torsi Nascosti, scritto e diretto da Cheng Kang
Una donna e sua figlia vengono assassinati dal suo fidanzato violento, che per occultare il tutto li mura entrambi nel palazzo.
La parte più disturbante della trilogia, dovuta anche all'uso della fotografia: ombre inquietanti e telecamere a mano per dare la sensazione di avere assistito al tutto. Due anime innocenti vengono tolte di mezzo da un essere inespressivo e privo di umanità. Nulla di interessante nel montaggio, ma le musiche fanno aumentare l'adrenalina nel sangue... ed è probabile che il film stesso abbia anticipato l'arrivo della famigerata "terza categoria" nel cinema del porto.

Valle dell'Impiccato, sceneggiatura di Ni Kuang e regia di Hua Shan
Un uomo scopre che sua moglie ha una relazione clandestina con un altro uomo, e si vendica di entrambi.
Parte che ha molte occasioni per decollare, ma che purtroppo annaspa nella mediocrità. Ambientazione squallida come le interpretazioni della moglie e dell'amante, che si aggirano nudi nella casa di quest'ultimo: inevitabilmente si spargerà del sangue. Fotografia discreta, montaggio spoglio e musica che non aiuta per nulla nell'atmosfera, già di per sé inesistente.

Gli Stuntmens, sceneggiatura di Chua Lam e regia di Ho Meng-Hua
Il boss di una triade viene assassinato dall'amante di sua moglie.
Cast di stelle al massimo della loro popolarità (Lo Lieh, Wong Yu, Yueh Hua, Tanny Tien Ni) e diretto con disinvoltura, grazie alla fotografia che usa frequentemente dei panorami spettacolari di Hong Kong per rendere meno pesante l'ambientazione. A differenza degli altri due episodi, le arti marziali faranno la loro figura e ci porteranno a vedere com'era un set della Shaw. Finale sbrigativo che rovina quasi tutto, salvo per il messaggio di base: che qualsiasi cosa di sanguinolento accada, pagheranno tutti.

In conclusione...
Tappa obbligatoria per qualsiasi fan della casa, incluso per i suoi registi di culto. Il successo della trilogia ha addirittura ispirato ben altri quattro seguiti, di cui ne parleremo prossimamente. 

domenica 8 ottobre 2023

Bollettino Cinematografico #10: Drammi nell'Est Europeo

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento del Bollettino: ci troviamo a cavallo tra il Danubio e nelle terre sacre di registi come Milos Forman e Sergiu Nicolaescu, ma anche di altri registi capaci di mettersi in concorrenza a livello internazionale. A questo giro parleremo di perle che meritano una riscoperta, incluso il regista Oldrich Lipsky, sfortunatamente passato prematuramente a miglior vita nel 1986...
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Nick Carter, Quel Pazzo Detective Americano; regia di Oldrich Lipsky, 1978.
Il celeberrimo Nick viene chiamato ad investigare a Praga su un cane scomparso e su delle piante carnivore: si trova così ad affrontare il "Giardiniere", che si pensava fosse morto anni prima in una palude.
Lunghissima sequela di risate e di gags, incorniciata dal superlativo guardaroba degli attori che dall'atmosfera novecentesca di Praga: l'odore di Cult con la C maiuscola si è diffuso anche a casa mia. Totalmente assenti i momenti di noia nella pellicola, dove al suo posto prende il sopravvento lo stupore... per via degli effetti speciali sulle piante carnivore, che tranquillamente arrivano ai livelli di Tsubaraya. Fotografia frizzante e coloratissima, montato divinamente ed interpretato molto solidamente da Michal Docolomansky che dalla sua spalla pasticciona Rudolf Hrusinsky. Un must have per gli appassionati del cinema cecoslovacco, già all'epoca colmo di sorprese.

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Dai, Gettalo in Macchina!; regia di Oldrich Lipsky, 1974.
Un ragazzo di provincia si reca a Praga per lavorare come meccanico, ma prima di partire si fa' fare un oroscopo al computer, con i suoi giorni migliori e sfortunati. Si innamora di una ragazza che pratica judo e viene braccato da degli infermieri che hanno il compito di portare in manicomio chi è in sovraccarico per via del lavoro...
Ingenuità mista a comicità, ma che qui ci mette una buona mezz'ora per gettare le fondamenta e centrare il punto. Peccato che Marta Vancurova sia presente solo per trascinare Ludek Sobota nei guai, oltre che a farci ridere in quei guai in cui si è cacciato. Il cane che porta a spasso Sobota è l'unico sano di mente, in quanto ci pensa lui a stringere sia Sobota che Vancurova ed a farli innamorare per davvero. Fotografia desaturata e movimentata, montato solidamente ed interpretazioni per nulla male.

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Incidente; regia di Sergiu Nicolaescu, 1977.
Un gruppo di amici, accidentalmente, investe una ragazzina su un auto presa in prestito: due di loro fuggono, mentre una di loro finisce in coma. Braccati dalla polizia, i due si separano e l'altro prova a valicare la frontiera...
Tratto da una storia realmente accaduta dagli archivi criminali della Militia, emana un inspiegabile ottimismo, nonostante i due protagonisti si siano macchiati di sangue. Numerosi i momenti poco convincenti, come il pugile Dan Ivanesei che viene atterrato dai colpi leggeri di George Mihaita e l'eccessiva macchinosità delle scene d'azione... ma nonostante tutto sullo sfondo è ben presente il riferimento alla delinquenza giovanile. Montaggio che lascia a desiderare (alcuni frammenti mancano), fotografia interessante ma confusionaria (tra Nicolaescu che diventa brevemente un tutt'uno con la cinepresa, l'uso costante della pioggia di notte in stile noir e il finale ricoperto di fango) e musica che rende bene l'idea del messaggio di base del film: che anche i cattivi, a volte, hanno un barlume di umanità.

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Estate con un Cowboy; regia di Ivo Novak, 1976.
Una giovane psicologa incontra per puro caso un pastore, mentre faceva pascolare le mucche vicino al lago in cui nuota. Gli piace a prima vista e cominciano a frequentarsi. Lei si occupa di uno studente di medicina egoista, in preparazione per gli esami. Lui è stato degradato a "cowboy", a seguito di un incidente avuto con un trattore, mentre era sotto effetto dell'alcool...
Romanticismo nella sua forma più pura. Spontaneità raramente riscontrabile altrove nel genere. Sceneggiatura alla Sautet, leggera ma profonda. Alterna momenti comici e seri senza alcun problema nelle interpretazioni degli attori, dove nessuno di loro scade nel banale o nel parodistico. Fotografia che rilassa particolarmente, soprattutto sulle inquadrature immerse nella campagna e nel look "provinciale" della cittadina. Montaggio nella media, sequenze kafkiane come la mucca nel cortile dello studente di medicina...

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Ancora una volta il nostro appuntamento giunge al termine, ma speriamo di rivederci presto con una delle nostre bollette più amate al di fuori dall'ENEL! Chissà se riusciremo ad abbassare i prezzi dell'energia...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 1 ottobre 2023

Ninna Nanna della Terra (Daichi no Komoriuta) - 1976

 
Anno: 1976
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Kimura Productions
Paese di produzione: Giappone

CAST
Mieko Harada: Rin
Natsuko Kahara: nonna di Rin
Meiko Kaji: giovane ragazza
Shigeo Kato: Seisuke
Mihoko Nakagawa: Asa
Eiji Okada: evangelista
Yusuke Kato: Shohei
Kinuyo Tanaka: contadino

ATTENZIONE: SPOILER!

Masumura ci riconferma ancora una volta di essere uno dei registi giapponesi più importanti del secondo dopoguerra: allievo di maestri come Fellini, Antonioni e Luchino, prese spunto da loro e fece conoscere anche lui al pubblico nipponico il nostrano neorealismo (cosa che già fece Giuliana Stramigioli nel 1948 con la sua compagnia di distribuzione "Italifilm", che fece conoscere in Italia il "Rashomon" di Kurosawa) con opere senza tempo come "Giganti e Giocattoli" (1958) e "L'Auto di Prova Nera" (1962). Qui assistiamo al decollo definitivo della carriera appena cominciata di Harada, che qui vinse ben tre premi per "miglior attrice" e per "migliore nuova attrice". Presenti nel cast una Meiko al punto più alto della sua carriera (apparve nello stesso anno nel "Yakuza Graveyard" di Fukasaku) e un Okada invecchiato bene dalla sua collaborazione con Resnais... 

Monte Ishizuchi, 1932: l'orfana Rin, a seguito della morte di sua nonna, viene trascinata a sua insaputa nel mondo della prostituzione. Giunta sull'isola di Mitarai, avrà a che fare con il carattere irascibile del proprietario del bordello e per sfuggire alle sue punizioni sanguinolente impara a remare per trasportare le prostitute sulle barche dei pescatori ed a lavorare fino allo sfinimento... umiliata e picchiata nuovamente dagli abitanti del luogo, conoscerà un evangelista che riuscirà a portarla via dall'isola.

Sebbene in molti avranno visionato la pellicola solo per il cameo di Meiko (che appare per 2 minuti in tutto il film) e di Okada, l'interpretazione di Harada raggiunge una vetta tale di finezza che difficilmente replicherà altrove. Non è Harada che interpreta il personaggio, è il personaggio che interpreta lei: un guazzabuglio di emozioni che incarna l'innocente anima di Rin, corrotta da un mondo brutale e disonesto, nonché popolato da persone losche... incorniciato da una fotografia che usa frequentemente il controluce e le ombre. Interessante il guardaroba degli attori, soprattutto i kimono e gli yukata di Harada, un caleidoscopio di colori. Per nulla male il montaggio, dove riesce a farci capire che il film è un flashback di cosa è avvenuto alla nostra protagonista, che durante la storia continua a camminare ed a giungere in numerosi templi, sin dal suo ritorno da quell'isola. Il messaggio di base ci fa' intendere tutto questo come un avvertimento ai giovani dell'epoca, che possono venire trascinati a loro insaputa in delle spirali senza fine... tutt'oggi immutato.


Se avete intenzione di tagliarvi i capelli, fatevelo fare da chi ha esperienza... rischiate di rovinare il vostro bel viso.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 23 settembre 2023

Mai Dire Muori (Never Say Die) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Geoff Murphy
Casa di produzione: Pastrami and Rye, New Zealand Film Commission, Everard Films
Paese di produzione: Nuova Zelanda

CAST
Temuera Morrison: Alf Winters
Lisa Eilbacher: Melissa Jones
George Wendt: Mr. Witten
Tony Barry: ispettore Evans
Jason Greenwood: capo dei pompieri
Judith Fyfe: conducente donna
Phillip Gordon: tassista
Ian Richard Stewart: cacciatore
Peter Bell: poliziotto sulla Jaguar
Marcel Kroes: poliziotto sulla Jaguar
Russell Smith: pilota
John Clarke: rivenditore d'auto
Geoff Murphy: Jack
Elizabeth McRae: Daisy
Jill Ranger: ragazza dell'aeroporto
Martyn Sanderson: contadino
Colin Clarke: Piet Muller
Barrie Everard: uomo nell'ufficio di Witten
Murray Newey: uomo nell'ufficio di Witten
Alan Sorrell: uomo nell'ufficio di Witten
Matt Palmer: cecchino sull'elicottero/benzinaio
Steve Ingram: cecchino sull'elicottero
Svarama: chitarrista
Peter Talt: uomo armato
Paul Murphy: uomo armato
Stephanie Liebert: barista
John Old: giocatore di biliardo
Basil Swenson: giocatore di biliardo
George Carter: autista del pullman
Sean Duffy: detective Frank
Tom Poata: uomo con la pipa
Ralph Williams: uomo con la pipa
Gay Dean: anziana signora all'ufficio postale
Selina Forsythe: donna all'ufficio postale
Martin Horsefall: direttore delle poste
Jay Laga'aia: Bruce
Peter Rowley: capo della polizia
Tony Monk: pilota dell'elicottero
Doug Aston: impiegato del KFC
Anthea Baker: ragazza della pubblicità 007
Tracey Allen: ragazza della pubblicità 007
Nicki Walker: ragazza della pubblicità 007
Thad Lawrence: giocatore
Linda Cotter: ragazza del noleggio
Stuart Day: uomo della sicurezza

ATTENZIONE: SPOILER!

Autore del primo grande successo del cinema neozelandese, "Goodbye Pork Pie" (1981) talmente a basso costo che alcune acrobazie in auto con la Mini gialla le ha effettuate lo stesso regista e le vetture della polizia che la inseguivano furono usate sia come carro attrezzi che come auto per la troupe (e addirittura si registrò un'impennata di Mini rubate, appena dopo l'uscita del film!). Oltre a lavorare dietro alla cinepresa, sia fuori che dentro allo schermo è letteralmente un tuttofare: produttore, sceneggiatore, tecnico degli effetti speciali, anche insegnante e trombettista. A seguito del film che a breve tratterò, si è trasferito a lavorare negli USA per tutti gli anni '90, riuscendo a ricavare dei risultati clamorosi al botteghino (assieme a Seagal in "Under Siege 2: Dark Territory", datato 1995) ed a lavorare con attori come Mick Jagger in "Freejack" (1992). Tornato a casa nel 2001, diede una mano a Peter Jackson nella saga del Signore degli Anelli e nel rimasterizzare alcune sue opere, tra cui "Utu" (1983). Passò a miglior vita nel 2018, all'età di 80 anni.

Il giornalista Alf Winters si ricongiunge all'aeroporto con la sua ragazza americana Melissa Jones, ma quando stanno per posteggiare di fronte alla casa di Alf, salta in aria. La polizia viene chiamata ad investigare, ma sin da subito si disinteressa del caso... nonostante sia chiaro che qualcuno li vuole morti. Inizia così una fuga per tutta la Nuova Zelanda in auto, con la polizia addosso a loro.

Mai un singolo momento di noia, nemmeno una singola interpretazione negativa dei personaggi: peccato che ad alcuni di loro non venga permesso di ramificarsi ancora di più all'interno del film, poiché l'interesse c'era. Road movie alla Risi, ma qui provvisto di acrobazie, di proiettili e di esplosioni in stile americano. Fotografia che solo nel finale sfoggia qualcosa di davvero interessante, nell'ambito della pop art. Montaggio molto scorrevole assieme alle scene d'azione, che comprendono anche momenti d'amore tra Temuera e Lisa, abilmente incorniciati da numerosi intermezzi comici ad effetto. Aspra critica alla polizia neozelandese, con tanto di graffiti e di persone comuni che provano ad ostacolarla... e persone che provano a cambiarla dall'interno come Wendt, venendo poi ingiustamente incastrate ad hoc. Temuera ottimo nel fare sia da giullare che da "macho" nel salvarsi dallo stalking dell'organizzazione, Lisa che riesce a brillare come pilota di auto e per le sue parole dure sia contro Temuera che Wendt, in un ruolo che raramente comprende tali caratteristiche. Completa il tutto la colonna sonora, con numerosi pezzi che meriterebbero un'uscita in DVD.


Fortunatamente giunto in Italia nell'estate del 1992, attendiamo una sua uscita in Blu-Ray...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 15 settembre 2023

Decreto di Amnistia (Amnesty Decree) - 1987

 
Anno: 1987
Regista: Clifford Choi
Casa di produzione: Dragon Ray Motion Pictures LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Nina Li Chi: Kim
Cecilia Yip Tung: Alice
Kenneth Tsang Kong: Tsai
Melvin Wong: Jacky
Chan Lung: testa di serpente
Wong Ka-Kui: prete
Leung Git-Fong
Dennis Chan
Leung Hak-Shun
Ku Feng
Lau Hoi-Man
Chan Kwok-Git
Chan Ji-Ho
Kwan Pooi-Yue
Goo Wai-Jan
AP George
Hau Woon-Ling

ATTENZIONE: SPOILER!

Clifford è uno tra i registi hongkongesi che ha avuto l'onore di contribuire alla New Wave di quel luogo. Debutta alla regia nel 1980 con "Encore", l'anno seguente inizierà a farsi notare tramite la Cinema City con "No U-Turn", poi con la Shaw in "Teenage Dreamers" (1982) ed infine la consacrazione definitiva nel 1983 con "Hong Kong, Hong Kong": che gli valse tre candidature agli HKFA per "miglior attore" ad Alex Man (altamente sottovalutato), "miglior attrice" a Cherie Chung (in poche parole, la Monroe hongkongese) e "miglior colonna sonora" a Violet Lam, in più una candidatura al Golden Horse di Taiwan per "migliore lungometraggio". Il suo ultimo film, "Sand Pebbles", risale al 2015. Si segnala che oltre ad essere dietro alla cinepresa, si è anche preso la briga di produrre una buona parte delle sue pellicole, di fotografarle e di sceneggiarle personalmente. 

Degli scafisti trasportano a Hong Kong un gruppo di bambini dalla Cina continentale: vengono immediatamente scoperti dalla polizia ed in seguito rimpatriati. Due mamme di quei bambini, Kim ed Alice, lavorano in un night club. Kim è prossima a sposare il ricco Jacky, mentre Alice deve sottostare alle continue minacce del contrabbandiere Tsai. Un giorno, il Parlamento hongkongese proclama l'amnistia nei confronti dei bambini giunti clandestinamente: chi riesce a presentarsi in tempo all'ufficio immigrazione, non sarà più clandestino. Nel mentre, tre bambini riescono a fuggire da Shenzhen e raggiungono Hong Kong, ma uno di loro non raggiunge la destinazione a causa del morso di un serpente. Due di loro riescono a raggiungere Kim ed Alice, ma quest'ultima dopo un acceso battibecco con Tsai passa a miglior vita appena dopo avere firmato...

Pedale fisso sul melodramma in tutta la durata del film, con un forte retrogusto di "prostitute drama" che non disturba il buon costume della pellicola, girato in stile cinéma-vérité: non vi è un singolo attimo di noia. L'ansia busserà alla vostra porta, verso il finale... non senza prima prepararvi il terreno per lo scontro con Kenneth, colmo di tensione. Non mancano le critiche aspre verso la burocrazia di ambedue le parti, ancora oggi l'incubo di molti abitanti del porto. Nina strepitosa nella madre che, nonostante le condizioni di Melvin (il rifiuto di avere figli), rigetta il suo essere ingenué ed abbraccia l'amore per sua figlia; Cecilia con il destino già segnato all'inizio del film, che in pieno stile lacrima movie riabbraccia sua figlia e passa a miglior vita accanto a lei. Nulla di interessante a livello fotografico (tranne che per le riprese iniziali), montaggio discreto e trama che richiama al poliziesco procedurale, ma senza la polizia e con la politica di mezzo.

Prima o poi dovremo decretare il restauro di pellicole oscure come quest'ultima...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 13 settembre 2023

Orgoglioso e Fiducioso (Proud and Confident) - 1989 | Il "Top Gun" Hongkongese

Regista: King Lee
Fotografia: Wingo Chan
Sceneggiatura: Johnny Lee
Casa di produzione: Samico Films Production Co. LTD
Wah (Andy Lau), a seguito di una riuscita operazione di polizia, viene ammesso in una unità d'élite del corpo: tra i cosiddetti "Best of the Best". Assieme al suo amico Wai (Michael Miu), dovrà vedersela con le altre reclute e anche con il capo Chiu (Lam Wai) sia in addestramento che in servizio, ed è proprio in servizio che Wah (a causa del suo essere vanitoso) vedrà morire al suo fianco l'amico Wai... depresso, avrà la rivincita contro il terrorista che lo ha tolto di mezzo.

Perché si sono ispirati proprio a "Top Gun"?
Perché non è la prima volta che prendono ispirazione non solo dall'iconico film del 1986, ma anche da una loro prestigiosissima icona del 1985, nonché la preferita di Jackie Chan: "Police Story", tanto che il suo tema (Hero Story) fu usata dalla polizia di Hong Kong durante le loro continue retate con la sirena che risuonava le note della sua canzone... e più indietro nel 1973, con "Police Force", una produzione Shaw che oltre alle arti marziali comprende un immenso elogio alle forze di polizia del porto, impersonate da un poliziotto (Wang Chung, pace all'anima sua) che anticiperà il Kevin Chan Ka-Kui nel film di Jackie: vendicativo, ma ligio al dovere. 

Ma il regista?
La sua carriera è cominciata dal punto più alto dei films di arti marziali: come comparsa in un film di Bruce Lee nel 1972, "Dalla Cina con Furore", per poi lavorare come stuntman fino al suo ritiro definitivo nel 1990. Ma prima di ritirarsi, ebbe anche l'occasione di lavorare per ben tre volte da dietro la cinepresa ("No Way Back" del 1990 e "S.D.U. Mission in Mission" del 1994) e nel dare una mano nelle arti marziali sia come direttore in 13 pellicole che come coreografo in 8 pellicole. Si segnala che nel 1983 fu addirittura candidato al premio di "migliore coreografia" agli HKFA con "Legendary Weapons of China". 


In sintesi...
Prodotto appena al di sopra della media, con la sua bella dose di azione e di colpi di scena, il tutto incorniciato da alcuni momenti "comici" come la scazzottata all'interno di uno spogliatoio e la rottura di un bicchiere tale da causare una faida tra due reclute (Dick Wei e Michael Miu)... ci salvano da questa deriva un paio di scene dove Andy e il suo collega Michael decimano una banda di vietnamiti, non senza prima agire silenziosamente. Anche la presenza di Eddie Maher, seppur breve, come sicario silenzioso e violento nei confronti di un politico in nave. Appare anche un giovanissimo Francis Ng tra le reclute, inclusa un'altra presenza che ruba senza fatica i riflettori come Rosamund Kwan... che ronza intorno ad Andy. Fotografia stupenda nelle luci e nelle ombre, dove è frequente l'uso della desaturazione dei colori. Montaggio scorrevole e colonna sonora (orchestrata dal magico Lowell Lo) che rende davvero bene l'idea del messaggio di base della pellicola, ossia il non arrendersi mai ed avere coraggio: aspettatevi il pedale fisso sul melodramma a metà del film, grazie anche alle lacrime a cascata dalla voce di Maria Cordero. 


giovedì 7 settembre 2023

[Neronoir #2] Linea Nera (Kurosen Chitai) - 1960

 
Anno: 1960
Regista: Teruo Ishii
Casa di produzione: Shintoho Film Distribution Committee
Paese di produzione: Giappone

CAST
Shigeru Amachi: Koji Machida
Kyoko Katsura: Kyoko
Yoko Mihara: Maya
Toshio Hosokawa: Goro Torii
Utako Mitsuya: Misako
Jun Otomo: Yukichi Tachibana
Masayo Yoshida: Ranko Kuroki
Reiko Seto: Reiko Onuma
Daijiro Kikukawa: Namikawa
Kuniko Yamamura: Kayo
Masaru Kodaka: uomo che vende fotografie di ragazze poco vestite
Yuzo Harumi: detective Suzuki
Hiroaki Kurahashi: detective Inoue
Koichi Miya: detective Kondo
Kyoji Murayama: poliziotto
Yoko Nanbara: Emy Hamaguchi
Yuji Munakata: Joe, gangster
Shogo Itane: travestito
Kyoko Yashiro: Chiaki
Tomohiko Otani: proprietario del negozio di manichini
Junko Uozumi: Kaneko Sano
Yoji Naruto: Sabu
Masao Takamatsu: uomo anziano alla casa-barca
Hiroshi Asami: Kayoko, travestito
Hiroshi Ayukawa: manager dell'hotel
Miho Jo: cameriera
Keiko Minakami: cameriera nel night club
Seiji Hara: addetto al negozio di alimentari
Ryoji Moriyama: Taizo

ATTENZIONE: SPOILER (tinto di nero)!

Se chiedete di Teruo in Giappone, o vi guardano male o vi applaudono: perché metà della sua carriera è costellata di controversie per i suoi films appartenenti all'ero guro (erotico grottesco) e per altri filmetti a buon mercato (i riferimenti alla pinky violence e alla bikersploitation sono voluti). Definibile il Jess Franco del Sol Levante, vanta all'attivo un totale di 83 pellicole di qualsiasi genere. Il film che a breve tratterò è parte integrante della saga "Chitai", ossia quattro pellicole del genere noir girate tra il 1958 e il 1961, anno in cui la Shintoho dichiarò bancarotta. Si segnala che fu colui che fece decollare la carriera di Ken Takakura con "Abashiri Bangaichi" nel 1965, il suo più grande successo in assoluto, che porterà anche alla nascita di un'altra saga di 18 pellicole (di cui 10 dirette dallo stesso Teruo). Morto nel 2005, il suo ultimo film risale al 2001.

Il giornalista freelance Machida è prossimo a smantellare un giro di prostituzione denominato "Kurosen Chitai", ma viene incastrato dagli uomini del giro per l'omicidio di una giovane ragazza... per uscirne integro, cerca aiuto in Maya: giocatrice d'azzardo ed abile esploratrice dei night clubs squallidi in cui è costretta a lavorare.

Pensare, pensare e ancora pensare. E' l'atmosfera che si respira in tutto il film, oltre al jazz che aiuta a dare una mano a quegli ingranaggi che aiutano il protagonista a pensare: che nonostante sia stato ingiustamente macchiato di un crimine, lavora ancora per la verità. Squallore mostrato in puro stile cinéma-vérite, rappresentato anche dalle altre due co-protagoniste Kyoko e Yoko, che ci fanno un ritratto della vita notturna dell'epoca. Montaggio scorrevolissimo, fotografia colma di jump-scares e di primi piani sinistri: anticipando inconsapevolmente quelli alla Mario Bava. Incornicia il tutto l'alta tensione, che nel sottofondo ci dice che non si saprà mai come andrà a finire...


Il giornalismo investigativo meriterebbe di tornare di moda in quest'epoca... troppo squallore aleggia nelle grandi città.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 1 settembre 2023

Inganno (Deception) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: David Chung
Casa di produzione: Golden Princess Film Production LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Brigitte Lin: Jane Lin
Joey Wong: Queenie/Catherine
Pauline Wong: May
Elizabeth Lee: Mimi Chow
Waise Lee: ispettore Li
Gam Biu: sig. Mak
Chan Chi-Fai: strozzino che perseguita Catherine
Shing Fu-On: tassista
Chan Hau-Ling: Fanny

ATTENZIONE: SPOILER!

Ultima esperienza dietro la cinepresa da un prestigioso fotografo che ha prestato attivamente servizio nella New Wave hongkongese: da Ann Hui a Tsui Hark (produttore del film), da Patrick Tam a Mabel Cheung, da Ringo Lam a Terry Tong... che vanta nella sua breve carriera di regista anche opere rilevanti come "Royal Warriors" (1986) con Michelle Yeoh e il precedente "I Love Maria" (1988) con Sally Yeh. Completano l'offerta il cast di stelle al loro apice come Joey Wong (qui addirittura in un doppio ruolo!), Brigitte Lin (presenza fissa nei wuxia), Pauline Wong (la sinistra antagonista di "Night Caller"), Elizabeth Lee (l'immigrata mainlander nel terzo capitolo di "Long Arm of the Law") e Waise Lee (notissimo per il suo ruolo di boss antagonista in quel domani migliore)... 


Jane, a sua insaputa, viene ricattata dalla sua collega May per poter salire di carriera nell'azienda in cui lavora, assieme a Jane... ma quando la coinquilina Queenie andrà a recuperare dal carcere sua sorella Catherine, la situazione comincerà a precipitare per via di uno strozzino che chiede a lei una ingente somma di denaro; Queenie cercherà di entrare a casa di Jane durante la notte, ma ci lascia la pelle a causa del colpo di grazia di Jane. Catherine prenderà le sue sembianze per cercare di mascherare il tutto, e May si accorgerà presto del suo carattere diverso...

Avete presente l'essere intrappolati in una morsa? La tensione del film ne è la rappresentazione fino alla fine: più passano i minuti, più l'aria nel film è sempre più rarefatta... dovuta anche all'intensissima fotografia di Chung, con sequenze girate alla moviola e con una notte bluastra degna di Decae. Montaggio spedito verso la resa dei conti finale, colonna sonora perfetta per un qualunque film del genere thriller. Scioccante il ruolo di Joey, che cambia completamente volto verso il finale: da farfalla che si tiene alla larga dai loschi affari di Pauline, a spietata assassina capace di tutto per degli spiccioli... Brigitte calza a pennello come "investigatrice" in questa cospirazione, sempre con il dubbio in tasca e sospettosa. Waise che esce ed entra con la lente da ispettore ed Elizabeth involontaria testimone di tutto ciò... 


Attenti anche voi a non finire in questa rete... potrebbe finire male.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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