martedì 23 maggio 2023

Il Miracolo di Umitsubame Joe (Umitsubame Jyo no Kiseki) - 1984

 
Anno: 1984
Regista: Toshiya Fujita
Casa di produzione: Mifune Productions Co. LTD, Shochiku-Fuji Company
Paese di produzione: Giappone

CAST
Saburo Tokito: Umitsubame Joe
Miwako Fujitani: Yoko Tamagi
Kentaro Shimizu: Sawai
Midori Satsuki: Michi
Yoshio Harada: Yonamine
Toshiro Mifune: pescatore
Izumi Hara: nonna nell'isola di Yonaguni
Taketoshi Naito: Nagayuki Shimabukuro
Toshiya Ito: fratello di Shimabukuro
Yoshi Kato: Kamechiyo
Mizuho Suzuki: scrittore Sawai
Kunie Tanaka: Dosegashira
Imari Tsuji: Uta, madre di Joe

ATTENZIONE: SPOILER!

Penultima opera di un regista che ha visto nascere e morire un colosso dell'industria cinematografica dal suo interno, ossia la Nikkatsu. Entrato nel 1955, lavorò come pubblicista, sceneggiatore, fotografo ed assistente alla regia fino al suo debutto nello stesso anno di quella farfalla: era il 1967 e diresse "Hiko Shonen: Hinode no Sakebi". In seguito ebbe l'occasione di dirigere due pellicole della fortunata saga del "gatto randagio" (Stray Cat Rock), dove in entrambe è presente una giovanissima Meiko Kaji... ad agosto del 1971 si fece definitivamente conoscere nel Sol Levante con "Wet Sand in August", che ebbe un buon successo sia dalla critica che dal pubblico. Anche lui finito a dirigere filmetti di serie Z, come la stessa Nikkatsu... e negli anni '80 cominciò a farsi conoscere come attore in due cult ("Zigeunerweisen" [1980] di Seijun Suzuki; "Tampopo" [1985] di Juzo Itami), fino alla sua morte nel 1997, all'età di 65 anni.

Dopo lo scioglimento di una yakuza locale, Joe Petrel (metà filippino e metà giapponese) giura vendetta contro l'autore del misfatto: difatti, una sera entra in un nightclub e lo fredda con una pallottola. Ricercato dalla polizia a livello nazionale, riesce a fuggire dal Giappone grazie ad alcune amicizie (tra cui un ex-rivoluzionario con il suo piccolo arsenale di granate e di armi da fuoco) ed approda nelle Filippine in cerca di suo padre. Giunto a Manila farà la conoscenza di un altro boss della malavita e diventerà il suo braccio destro... ma la yakuza di Okinawa vuole la testa di Joe, ed è già sulle sue tracce.

Yakuza eiga che invece di giocarsela quasi interamente sulla violenza, se la gioca in gran parte con l'avventura, regalandoci paesaggi davvero memorabili dell'arcipelago delle Ryukyu; assieme a quelli delle Filippine. Interessante anche per la piccola denuncia contro il regime di Marcos, dato che ci mostra come i metodi della sua polizia militare siano più brutali che pacifici (anticipando di quattro anni un particolare film di Eric Tsang). Azione al minimo sindacale, ma che lascia il segno. Saburo non un campione di espressività, ma se la cava davvero bene nel suo essere duro ed avere molta pazienza. Strepitoso omaggio, ma per metà sfumato, del regista al sig. Mifune... qui nel ruolo di un pescatore taciturno, ma dalla lingua tagliente. Miwako relegata al ruolo di ingénue alla Hitomi Nozoe, ma capacissima di destreggiarsi in quel sottomondo. 


Se in circolazione è disponibile il DVD del film, portatevelo a casa. Nonostante le due ore di durata, passano davvero in fretta.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 15 maggio 2023

Senza Uscita (Dead End) - 1969

 
Anno: 1969
Regista: Chang Cheh
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ti Lung: Zhang Chun
Li Ching: Wen Rou
David Chiang: David Liao Ching-Shui
Chen Hung-Lieh: Wen Qiang
Angela Yu Chien: Mary
Chen Yan-Yan: madre di Zhang Chun
Ku Wen-Chung: bowling sul terreno di un uomo ricco
Fang Mian: JS Lee
Kuo Hui: Hsiao Niu
Ching Miao: Jia Kaiming
Pan Ai-Lun: Pai Li, segretaria di Ming
Yeh Pao-Chin: ragazza di Zhang Chun
Wang Dan: padrona di casa
Wong Ching-Wan: Wang Ping
Lee Sau-Kei: ispettore di polizia
Wang Kuang-Yu: agente di polizia
Chan Sing: prigioniero evaso
Wu Ma: impiegato
Hoh Wan: impiegato
Erh Chun: poliziotto
Lan Wei-Lieh: poliziotto
To Wing-Leung: poliziotto
Lau Kar-Wing: scagnozzo di Wen Qiang
Wong Ching: scagnozzo di Wen Qiang
Chan Chuen: scagnozzo di Wen Qiang
Huang Pei-Chih: scagnozzo di Wen Qiang
Yuen Wo-Ping: scagnozzo di Wen Qiang
Yuen Cheung-Yan: scagnozzo di Wen Qiang
Wang Chung: scagnozzo di Wen Qiang
Hsu Hsia: scagnozzo di Wen Qiang
Lu Wei: titolare dell'officina
Wilson Tong: datore di lavoro
Chieh Yuen: uomo alla piscina
Man Lei: sarto
Chu Gam: titolare del club di Mary
Ng Yuen-Fan: buttafuori del bar
Chang Seng-Tong: poliziotto
King Pai-Chien: passante

ATTENZIONE: SPOILER!

Primissimo ruolo da protagonista per Ti Lung, voluto dal regista stesso immediatamente (!!) dopo avere notato le sue straordinarie doti attoriali nel "Return of the One-Armed Swordsman" uscito nello stesso anno: ed ha avuto ragione! Divenne di colpo uno dei volti più noti della Shaw assieme a David Chiang, che due anni prima fu notato anche lui dal regista per le sue doti recitative e marziali: grazie al film tutti e tre inaugurarono una lunga stagione di grandi successi per la casa, tanto che i critici li soprannominarono "il triangolo di ferro" (The Iron Triangle) e anche quando la casa andò in crisi agli inizi degli anni '80, il trio riuscì senza problemi a farsi notare... con Chang che si rifece nella Cina continentale fino al suo ritiro definitivo nel 1993, con Lung che fu voluto dal sig. Woo per il suo "domani migliore" nel 1986, ed infine con Chiang che venne rilanciato dalla D&B Films con il poliziotto "Tuba" nello stesso anno. Nonostante la sfortunata morte di Chang nel 2002, entrambi, nonostante la loro età avanzata, continuano a lavorare davanti alla cinepresa! 

Zhang, appena dopo essere stato assunto, durante la notte viene beccato dalla vigilanza sul luogo di lavoro ad amoreggiare con Mary e viene licenziato. Il suo amico Liao lo invita a salire sulla sua vettura assieme a Mary: durante il viaggio si imbattono in un'altra ragazza rimasta in panne con la sua auto. Dopo averla accompagnata a casa, Zhang si innamora di lei e dopo un appuntamento andato a monte, riesce a trovarsi un nuovo impiego... ma il datore di lavoro, nonché padre della ragazza, rifiuta i rapporti che ha con lei. Subito dopo devasta l'ufficio e corre a rivedere la sua amata Wen, che se la porta anche in un night club (travestita da uomo). Vengono entrambi beccati dagli uomini del datore di lavoro, che in seguito toglieranno di mezzo Liao e anche la sua macchina: Zhang si vendica sparando al fratello di Wen, uccidendolo sul colpo. La polizia lo rintraccia e finisce in un bagno di sangue...

Quando la Nouvelle Vague d'oltralpe contagia anche il cinema di Hong Kong, può solo accadere una cosa: arte da ogni poro, vestiario compreso. Sebbene bisogna attendere il secondo tempo del film per vedere qualcosa di movimentato, sono i dialoghi e l'atmosfera a reggere saldamente il tutto. Anche la canzone all'inizio della pellicola ci anticipa a cosa stia andando incontro il protagonista Lung, ed è un inno alla gioventù sbandata di quei tempi... più attuale che mai. E porta la firma dello stesso regista. Chiang affidabilissimo come sempre nel suo ruolo, Angela ruba la scena per la sua bellezza acqua e sapone, Ching per essere l'ingenué della situazione: attira Lung in dei pericoli a cui riesce a fuggire, ma lo trascinerà in un altro a cui non riuscirà a darsela a gambe. Parata di future stelle nella banda del datore, tra cui i fratelli Wang Chung e Wong Ching, il futuro regista e coreografo rinomatissimo Yuen Woo-Ping, incluso il fratello di Liu Chia-Liang (Lau Kar-Wing). 


Alla loro unione, il trio ha guadagnato in totale ben 519,097 dollari (60.393 euro).

Morale? Se siete in cerca di dei classici prodotti dalla Shaw, ripiegate su Cheh. Artista a 360 gradi nello scrivere, dirigere e scrivere testi per canzoni, a loro volta, senza tempo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 9 maggio 2023

[Flopiziesco #24] Operazione K: Sparate a Vista - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Luigi Petrini
Casa di produzione: Filmday Productions
Paese di produzione: Italia

CAST
Mario Cutini: Paolo Soprani
Marco Marati: Giovanni Arbelli
Maria Pia Conte: donna presa in ostaggio
Patricia Pilchard: Rossana
Mario Bianchi: commissario Aldobrandi
Selvaggia Di Vasco: Anna
Daria Norman: Barbara
Linda Sini: Isabella
Agnes Kalpagos: Rita
Pino Lorin: fidanzato di Rossana
Ely Galleani: ragazza americana incinta
Daniele Dublino: marito di Rita
Edmondo Tieghi: nonno dei bambini
Piero Mazzinghi: Camillo
Viviana Polic: Beatrice
Franco D'Onofrio: Mancuso
Anna Zinnemann: mamma di Francesca
Alberto Mandolesi: Norman
Gioia Scola: ragazza americana

ATTENZIONE: SPOILER (...anche se è un flop!)

Petrini è un regista incomprensibile alla Seijun Suzuki, che qui tenta di inoltrarsi nel filone di denuncia politico/sociale alla Damiani... fallendo pigramente nel suo intento. A metà degli anni '50 si avvicina al mondo del cinema, lavorando come assistente alla regia con Ferdinando Baldi (autore del cult di "Afyon Oppio", datato 1972): ci rimase per quasi 10 anni, ma ne approfittò per lavorare a contatto con il teatro e in televisione. Nel 1964 debutta sul grande schermo con "Una Storia di Notte", commedia drammatica che suscitò non pochi dilemmi nel dietro le quinte con la rivalità tra Sylva Koscina e Scilla Gabel. Fallito il tentativo di entrare nei mafia movies con "A Suon di Lupara" nel 1968, si rifece con l'erotismo ed altre commedie fino al tramonto degli anni '70, dove cambiò tutto con l'Operazione K e con un film di pugilato girato sulla scia del successo di "Rocky" nello stesso anno. In seguito gira il musical di "White Pop Jesus" nel 1980 e lascia il mondo del cinema, ad eccezione di un documentario uscito nel 1988, intitolato "Aurora Express". Frequente collaboratore di Angelo Pannacciò, con il quale vi aprì una piccola casa di produzione.

Due ragazzi romani, dopo avere violentato una ragazza e tolto di mezzo un'altra donna che cercava di strapparla dalle loro sgrinfie, si barricano in un ristorante e prendono un totale di 15 persone in ostaggio. La polizia interviene e circonda il locale, assecondando le richieste dei due sequestratori, tra cui un veicolo per poter fuggire...

Squallido ed eccessivamente violento. Petrini tenta il commento sociale in alcune scene, ma il tutto viene bruscamente tagliato via dallo squallore dei dialoghi e della sceneggiatura. L'ambientazione economica del film fatica a suscitare tensione nello spettatore, ma almeno le scene d'azione riescono, nonostante il sadismo che si respira nel ristorante. Interpretazioni poco sobrie dei due ragazzi, convincente Mario nel ruolo del commissario e gli ostaggi gravitano nel discreto... nulla di interessante a livello fotografico. Girato in evidente scarsità di mezzi, dato che Petrini inquadra vetture della polizia in servizio per tutt'altro in giro per Roma, ma al luogo del sequestro appena due mezzi in tutto l'atto: uno dei Carabinieri e un altro della polizia di Stato. Ci salvano dal baratro il trio Bixio-Frizzi-Tempera con la loro strepitosa colonna sonora, in parte riutilizzata in altri films come "Napoli si Ribella" dello stesso anno.


Consigliato esclusivamente agli appassionati del genere.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 8 maggio 2023

Solo Per la Tua Altezza (For Your Height Only) - 1981 | Il James Bond Filippino e... in Miniatura!

Regista: Eddie Nicart
Fotografia: Val Dauz
Sceneggiatura: Cora Caballes
Casa di produzione: Liliw Films International
A seguito del rapimento del professor Kohler nelle Filippine da parte di Mr. Giant, assieme alla sua letale "N-Bomb", i servizi segreti mandano in campo il loro fiore all'occhiello: l'Agente 00. Lo aiuterà un'infiltrata di nome Irma, che già lavora tra le fila del narcotrafficante Cobra, legato a doppio filo con Giant. Saltata la copertura, viene fatta prigioniera ed inviata nella tana di Kaiser, il braccio destro di Giant. Per ritrovarla, 00 chiama in soccorso le "bond girls" della situazione, ma quando è a un passo dal liberarla Irma viene spedita a "Hidden Island": la fortezza segretissima di Giant. L'agente scopre l'esatta locazione dell'isola e grazie ad un jet-pack riesce a raggiungerla, per poi affrontarlo assieme ad altri uomini del servizio segreto, non senza prima fare una completa pulizia di scagnozzi sull'isola. Liberato Kohler, Irma avrà la peggio: tolta di mezzo con un colpo di fucile...

Chi era "Weng Weng"?
La sua altezza dice già tutto: fu l'uomo più basso mai apparso in un film, alto appena 83 centimetri. Ma se dobbiamo descriverlo a 360 gradi, preparate un chilo di popcorns.
All'anagrafe conosciuto con il nome di "Dela Cruz", nasce nel 1957 a Paranaque e, stando alle dichiarazioni del fratello Celing, sin da subito sua madre disse che la sua taglia "non era più grande di una piccola bottiglia di Coca-Cola", talmente tanto che appena nato fu inserito in una rudimentale incubatrice (scatola da scarpe!) ed alimentato tramite contagocce: gli venne diagnosticato il nanismo primordiale, condizione che lo avrebbe affetto per tutta la vita. Divenne popolare nel quartiere in cui risiedeva e sua madre voleva che diventasse un attore, così iniziò a studiare i films d'azione... ed a fare lezioni di karate che rapidamente impressionarono il suo istruttore, che addirittura si spinse a fare dimostrazioni con lui per fare pubblicità alla sua scuola! E proprio durante una di queste esecuzioni, fu notato dal produttore ed attore Peter Caballes della Liliw Productions... 

Come cominciò a lavorare sul grande schermo?
Debuttò nel 1975 in un ruolo non accreditato in "Silakbo", e quando apparve in "Matatapang" e "Sila... Sa Bawat Bangketa" l'anno dopo ricevette il famosissimo soprannome di Weng Weng, che lo avrebbe accompagnato anche verso la fine dei suoi giorni. Conobbe anche lo Stephen Chow filippino, Rodolfo Vera Quizon, che lo scritturò come suo aiutante in "The Quick Brown Fox" nel 1980. Il 29 maggio del 1981 esce nei cinema l'oramai perduto "Agent 00", con il primo ruolo da protagonista per Cruz. Tornò a lavorare con Quizon in "Da Best in Da West" e prese parte in un musical intitolato "Legs... Katawan... Babae!" sempre nello stesso anno.

Come fu accolto il suo esito più rilevante sul grande schermo?
Rilasciato il 2 settembre del 1981, nello stesso periodo la first lady Imelda Marcos organizzò il primo Manila International Film Festival: immediatamente si presentarono nelle Filippine attori come il nostrano Franco Nero, Priscilla Presley, Brooke Shields, Jeremy Irons... e anche Cruz, che sin da subito fu il più visto in assoluto. Stando alle dichiarazioni della figlia di Ferdinand Marcos, Imee, gli ospiti al festival furono stupiti e anche affranti per le loro ispirazioni artistiche; secondo due storici del cinema filippino, Teddy Co e Ed Lejano, l'immagine di Cruz diede parecchio fastidio a molti cineasti, dato che all'epoca non avevano altre figure di rilievo da distribuire all'estero. All'estero il distributore Tony Maharaj, che acquistò il film per le Indie Occidentali, disse che il film uscì nello stesso giorno de "I Predatori dell'Arca Perduta" e fu anche lui il numero uno per entrate al botteghino, tanto da rimanere in cima alla classifica per ben due settimane!

Che fine ha fatto, dopo il suo successo?
Nel 1982 uscì nei cinema il sequel della pellicola, intitolato "The Impossible Kid". Il 25 dicembre dello stesso anno fu rilasciato "The Cute... The Sexy 'n The Tiny", assieme a Berting Labra e Pia Moran. In seguito annunciarono che Cruz sarebbe apparso in un altro film denominato "Tatak: Magnum" (1983), ma a film ultimato è stato tagliato via. Di fatto fu la sua ultima apparizione su grande schermo, in quanto dal 1986 in poi non si hanno notizie di sue apparizioni pubbliche. Intorno al 1987, Cruz si ritirò definitivamente dai riflettori e tornò dalla sua famiglia.
Il 29 agosto del 1992, all'età di 34 anni, Cruz passò a miglior vita a causa di un attacco cardiaco...

In sintesi...
...ha avuto l'effetto di un whisky: film di serie Z all'epoca, divenuto di serie B tutt'oggi. Maturato nelle sue scene d'azione per niente banali, ma che rimangono interessanti nelle loro esecuzioni. Nella sua piccolezza, Weng si mimetizza molto facilmente e per mettere fuori gioco i suoi nemici è costretto ad usare dei gadgets particolari, ed alcuni involontariamente esilaranti come il jet-pack che usa per raggiungere l'isola... degno di una pubblicità della Mentos :)
Se per alcuni è esilarante per le scene d'azione ridicole, tra cui una dove un passante si ferma per capire cosa stia succedendo mentre Weng si sta arrampicando, per me rimane passabile. L'interpretazione di Weng non è male, ma poteva fare di più... discrete le altre. 







Uomo al Limite (Man on the Brink) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Alex Cheung
Casa di produzione: Century Motion Picture & Dist. Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ga Lun: capo della polizia
Eddie Chen: Ho Wing-Chui
Leung Hon-Fai: Simon
Bill Lake: ufficiale di turno al blocco
Johnston Wong: cameriere
Leung Hung: titolare di un negozio
Kam Hing-Yin
Ada Fung
Maybo Chiu
Cheng Kei-Ying
Brenda Lo
Lau Nga-Lai
So Hang-Suen
Kong Ngai
Cheng Yau-Kwok
Mak Ho-Man
Wong Choh-Chi
Fung Ging-Man
Che Hung
Ma Hing-Sang
Chan Chuen
Ellen Koon
Andy Lam
Fong Ping
Chan Ling-Wai
Tsang Choh-Lam
Cheung Ka-Wai
Law Chung

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo lavoro sul grande schermo di una pietra miliare della prima New Wave di Hong Kong: questa volta oltre a dirigerlo, ne scrive la sceneggiatura e ne cura personalmente la fotografia (e ricordiamo che cominciò a studiarla già all'età di 9 anni!). Definito dallo stesso Cheung il suo film preferito, all'epoca vinse tre premi per "miglior regista", "miglior attore" a Eddie Chen e "migliore sceneggiatura" al Golden Horse Awards di Taiwan. Prodotto dalla Century Motion Picture, casa che fece da apripista a questa nuova generazione di registi che ben presto avrebbe cambiato il volto "wuxia" del cinema portuale... in uno più contemporaneo e più avanguardistico: tutti e cinque i films prodotti meritano di essere visti almeno una volta nella vita, a partire dal più particolare di essi, il "Nomad" di Patrick Tam.

A seguito di una retata della polizia finita male, Chiu viene sospeso dal suo capo, ma gli offre una possibilità per redimersi: diventare un agente sotto copertura per distruggere le triadi dal loro interno. Accettato l'incarico, sarà una continua discesa nei bassifondi del crimine... dopo numerosi arresti, la sua ragazza non lo vuole più vedere ed in seguito si vendica del suo nuovo ragazzo, rapinando la gioielleria in cui lavora. Il ragazzo identifica Chiu e viene radiato dal corpo di polizia. Trascinato di nuovo in una rapina, questa volta ad intervenire non è solo la polizia, ma anche i residenti del condominio... che lo ridurranno in fin di vita.

Film da vedere almeno una volta nella vita. E' una delle rappresentazioni più realistiche in circolazione su come un poliziotto, a lungo andare sotto copertura, si chieda cosa ci stia ancora a fare nel corpo... raccontato sotto una lente documentaristica, che in seguito influenzerà molto un altro capolavoro che porterà la firma di Danny Lee due anni dopo, girato nella stessa location. Sceneggiatura minimalistica, come per il guardaroba degli attori e per i dialoghi molto diretti (memorabile l'introduzione alla copertura dallo stesso capo della polizia!), ma eseguita talmente bene che vi sembrerà di essere al fianco di Eddie per tutta la durata della pellicola! Numerosi i momenti in cui tutto viene buttato all'aria, come la copertura saltata di un collega di Eddie... freddato da un membro delle triadi, non senza prima dargliele allo stesso Eddie: la sua interpretazione leggendaria raggiunge tranquillamente i livelli di maestri come Chow Yun-Fat, nella caratterizzazione (decadente) del suo personaggio. Sebbene perda un po' di colpi con della commedia non proprio riuscita e nel montaggio lascia a desiderare, nella fotografia è puro godimento: primi piani, inseguimento in soggettiva alla Lenzi, colori vivacissimi ed uso insistente della telecamera a mano per le scene d'azione, eseguite con inevitabili spargimenti di sangue... il che richiama, in parte, un genere che nascerà nel 1986.


Recentemente restaurato dalla Spectrum Film in Francia, assicuratevi di inserire il suo blu-ray nella vostra collezione cinematografica: non ve ne pentirete.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 1 maggio 2023

Una Colt è il Mio Passaporto (Koruto wa Ore no Pasupooto) - 1967

 
Anno: 1967
Regista: Takashi Nomura
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jo Shishido: Shuji Kamimura
Jerry Fujio: Shun Shiozaki
Chitose Kobayashi: Mina
Ryotaro Sugi: successore di Shimazu
Kanjuro Arashi: Shimazu
Shoki Fukae: Funaki
Eimei Esumi: Senzaki
Jun Hongo: Kaneko
Akio Miyabe: Miyoshi
Toyoko Takechi: Otatsu
Takamaru Sasaki: Otawara
Asao Uchida: Tsugawa
Zeko Nakamura: receptionist dell'appartamento
Kojiro Kusanagi: sicario
Zenji Yamada: capitano della chiatta

ATTENZIONE: SPOILER!

Trattasi dell'esito più conosciuto e più riuscito dell'intera carriera del sig. Nomura, con all'attivo ben 44 pellicole come regista, tra cui numerose in film per la TV e in due serie televisive. Si segnala che entrò a lavorare per la Nikkatsu nel 1955 e girò il suo primo film nel 1960, intitolato "Special Investigation Team No. 5", oltre ad essere una presenza fissa come attore nei films marchiati Seijun Suzuki. La Criterion lo descrisse come un "regista di spicco, stilisticamente audace" per via delle sue numerose ispirazioni ad altri registi dell'epoca: in particolare i nostrani western-spaghetti, che nel 1961 lo portano a girare "Quick Draw Joe" sempre con Shishido... e guarda caso, nel 1961 debuttò il famosissimo Sergio Leone con il peplum del colosso di Rodi. Si fece conoscere a livello internazionale già nel 1975 con le riprese del primo campionato mondiale di karate ("The Fighting Black Kings") e per le sue interviste ai suoi principali esponenti: in Italia il documentario arrivò con il nome di "The Dragon" nel 1979. Sparito dai riflettori sul finire degli anni '90, passò a miglior vita nel 2015.

Un sicario di nome Kamimura viene assunto per togliere di mezzo un avido boss della yakuza, assieme al novellino del mestiere Shiozaki. Entrambi portano a termine il loro lavoro, Kamimura sopra tutti, ma due scagnozzi della sua gang li seguono all'aeroporto di Tokyo e li costringono a perdere l'aereo per la Francia... che a loro volta vengono messi fuori gioco dallo stesso Kamimura. Saltata la copertura, decidono di rifugiarsi in un ostello su consiglio del mandante, nel mentre prepara la loro fuga in mare... e anche l'unione con la gang rivale per via del figlio del boss defunto. Minacciati nuovamente dagli uomini del boss, la cameriera Mina farà di tutto per portarli in salvo, ma sfortunatamente il novellino viene catturato e malmenato dalla banda... verrà poi liberato grazie ad un ultimo (e fatale) accordo con Kamimura, ossia un faccia a faccia tra il figlio del boss e lui stesso. Nel mentre Shiozaki e Mina saranno in mare aperto, Kamimura affronta esplosivamente la banda...

Fotografia di notevole livello e per nulla scontata, ricca di citazioni al nostrano Sergio per gli sguardi di sfida tra Shishido ed il figlio del boss defunto e all'Henri Decae di Melville per l'uso insistente delle ombre e inquadrare oggetti artistici come inferriate, porte in vetro e locations anguste. Nemmeno l'ombra di una sequenza improvvisata, tutto appositamente studiato per la sopravvivenza di Shishido ed i suoi ingegnosi trucchi per mettere fuori gioco i suoi avversari (a differenza di Jerry), come il pedale del freno nel posteriore della macchina da loro usata... e poi gettata in mare. Chitose ombrosa e coraggiosa nel suo ruolo di cameriera, che nel mentre fa' da ponte tra la banda e i due sicari, contribuendo senza sapere a salvare la vita di Shishido da un raid della banda all'ostello. Scene d'azione anche qui studiate in ogni prospettiva (vedasi lo scontro finale con la banda, in cui Shishido scava una fossa per salvarsi dall'auto degli scagnozzi per poi agganciarvi una bomba ad orologeria) e coreografate alla perfezione. Pietra miliare del sottogenere degli "hitman movies", dal quale ne prenderà spunto Murakawa sul finire degli anni '70: non a caso lo stesso Shishido lo definì il suo film preferito.


Fortunatamente è stato ripescato dalla Criterion stessa nella serie dedicata ai noir della Nikkatsu, ma sfortunatamente non in blu-ray...

Uscito nelle sale a tre mesi (4 febbraio) di distanza dal capolavoro di Suzuki (15 giugno), e ho già riassunto il tutto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

[Azionerrore #5] Il Cacciatore di Teste (The Head Hunter) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Lau Shing-Hon
Casa di produzione: Seasonal Film Corporation
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chow Yun-Fat: Yuen Lik/Nguen Dich
Rosamund Kwan: Or Pui Lam/Vickie Lee
Wan Chi-Keung: Kenny
Phillip Chan: Kam Ta Fu/Kim Tai Yung
Ko Chun-Hsiung: Or Wing-Fu/Lee Hung-Fat
Tang Ching: Tang Kin
Flora Cheung: ballerina in discoteca (cameo)
Melvin Wong: ispettore Lau
Ng Hong-Sang: capitano Ng
Lo Wai: vittima
Tsang Choh-Lam: musicista di strada cieco
Stephen Yip: assassino dal coltello per meloni
Yat Boon-Chai: poliziotto
Wong Hak: padre di Yuen Lik/Nguen Dich
Chan Leung: assassino con l'accetta

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Dopo la visione della pellicola, una domanda sorge spontanea: come diamine ci è finita una divinità del cinema come Chow Yun-Fat in tale disastro?! Domanda che suscita curiosità, dato che il regista Lau ha un curriculum interessante alle sue spalle. Da HKMDB veniamo a sapere che ha all'attivo 5 films come regista, e in tutti e cinque vi ha anche scritto la sceneggiatura; si segnala che nella sua carriera nebbiosa di cineasta ha debuttato come attore per la prima ed unica volta nel furioso cult di Tsui Hark del 1980 ("Dangerous Encounters of the First Kind"), nel ruolo di un agente dell'Interpol. All'alba del terzo millennio girerà due lasciti alla polizia di Hong Kong, durante la transizione del 1° luglio del 1997, rispettivamente usciti nel 1999 e nel 2002. Dopodiché, si è letteralmente volatilizzato dai riflettori: nessuna traccia e nessun indizio su dove lui sia finito...

Un ex-soldato vietnamita di nome Nguyen Dich decide di approdare a Hong Kong come sicario per conto di un boss: dopo avere tolto di mezzo numerosi obiettivi, fa' la conoscenza della giornalista locale Vickie e si innamora di lei. Ma nonostante i sentimenti di Nguyen, il boss proclama l'ordine di togliere di mezzo il padre della giornalista... ed in seguito anche l'ordine di eliminare anche lei, se nel caso cominciasse a sospettare di Nguyen. Come prevedibile, Vickie si accorge che lui ha ucciso suo padre, e la situazione sfugge di mano sia a Nguyen che all'organizzazione...

Sbadigli? No, confusione. E pure tanta. Montato talmente male che sembra di vedere pellicole diverse e colmo di scene che non portano a niente (anche di continui flashback), pur di riempire il vuoto cosmico del film. Sparatorie che non hanno niente di emozionante, coreografie che a tratti suscitano ilarità nella loro violenza: in una scena in particolare al ristorante, Chow toglie di mezzo qualcuno davanti a TUTTI e nessuno si premura di avvertire le autorità... e in un'altra viene ustionato da un veicolo in movimento, fasciato dalla testa ai piedi e in una scena dopo ricompare completamente integro. Imbarazzo a cascata da parte di quasi tutte le comparsate, ad eccezione di Chow e Rosamund, di cui quest'ultima al suo debutto sul grande schermo (aveva appena compiuto 20 anni, all'epoca!). Solo la colonna sonora è esente dall'elevato livello di confusione dal film, tanto che parte di essa è finita in altre pellicole come "Brotherhood" (1986) e parzialmente ricomposta in "The Law Enforcer" (1986)... anche il "Take My Breath Away" di Sandy Lam emerge da questa palude di celluloide.


Nonostante il clamoroso disastro, gli incassi non furono per niente male: 4,242,399 dollari (492.192 euro) e fu addirittura distribuito negli USA con il titolo di "The Long Goodbye"... mistero.

Se siete in cerca di un cult con protagonista il leggendario Chow, posate il vostro sguardo su opere come "See-Bar" del 1980 e "The Story of Woo Viet" dell'anno seguente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 23 aprile 2023

Giovinezza: Parte II (Seishun: Part II) - 1979 | Il Manifesto del Ciclismo Giapponese

 
Anno: 1979
Regista: Koyu Ohara
Casa di produzione: Art Theatre Guild (ATG)
Paese di produzione: Giappone

CAST
Koji Nanjo: Isamu
Mako Hattori: Akiko
Miyoko Akaza
Ako
Kazuo Funaki
Yuki Horn
Masakazu Kuwayama
Koji Mizukami
Leo Morimoto
Koichi Nakano
Tetsuya Shima
Kazuaki Takeda

ATTENZIONE: SPOILER!

Chi era Koyu Ohara?
Prodotto e distribuito dalla casa che ha fatto conoscere al Sol Levante il cinema sperimentale e d'avanguardia, ci troviamo davanti ad un mancato Yojiro Takita. Considerato il "re della porno pop art" da alcuni critici ed uno dei registi più prolifici del marcium... ehm, genere, sin dalla tenera età era un divoratore seriale di pellicole: ne vedeva 200 all'anno! Tentò di entrare alla Shochiku, ma fallì il tutto: così entrò nella Nikkatsu a fianco del regista Koreyoshi Kurahara nel 1961 come assistente regista. Dopo l'infame decisione della casa di girare solo e soltanto film a "buon mercato", decise di rimanere e riuscì a girare un totale di 42 films per la casa: andò anche a Hong Kong, nel 1982, per girare con la Golden Harvest. Due anni dopo lasciò lo studio per interessarsi alla musica e lasciò definitivamente i riflettori nel 1988. Passò a miglior vita nel 2004.

Ascesa di una "stella"...
Isamu, noto corridore al liceo, ha intenzione di iscriversi all'università dello sport... ma suo padre glielo impedisce. Decide così di guadagnarsi da vivere come operaio in un cantiere navale e si lascia trascinare dai suoi amici tra discoteche e giri (fiammanti) in moto... fino a quando, all'interno di un centro termale, non intravede un manifesto di una scuola ciclistica: cambia idea e decide di diventare ciclista. Dopo numerose peripezie alla scuola, Isamu esordisce e vince le sue prime gare. Non molto dopo i suoi avversari ne approfittano per la sua mancanza di strategia e lo scavalcano senza problemi. Nel mentre l'insegnante di matematica di Isamu, sfegatato appassionato del ciclismo, afferma di avere trovato la soluzione per lui... scommette tutto ciò che ha su Isamu, nonostante sua moglie non sia per nulla d'accordo. 

...ma alla fine avviene l'impensabile.
Alla sua ultima scommessa, sul circuito accade l'impensabile: un ciclista ha un malore e si accascia. Isamu, nonostante tutto, procede spedito verso il traguardo e riesce a vincere la gara. Questo storce il naso alla giuria, che lo squalifica assieme al ciclista accanto a lui: la motivazione? Ha corso come un "folle" ed oltre le proprie abilità. Perde la pazienza con i giudici e loro minacciano di bandirlo dalle gare in bici, ma nonostante il suo comportamento, decide di andarsene e scopre che il mondo intorno a lui è cambiato... e torna sul circuito a farsi un giro solitario in bici.

In sintesi...
In quasi due ore di film, per me non sono state per nulla pesanti. Addolcisce il tutto la colonna sonora rock, eseguita in un modo tale da convincerti della natura impegnativa del protagonista: nonostante sia testardo, lentamente implementa i rimproveri ed i consigli del professore. Colonna sonora che ci spiega addirittura il messaggio di base del film: lascia il tuo paese per evitare che la "macchina" (in questo caso la giovinezza) si arrugginisca. Caratterizzazione dei personaggi? Nemmeno l'ombra, anzi! Quando il tutto stava per cambiare in meglio con la vittoria di Koji, si è ritornati al punto di partenza. Enorme pubblicità alla scuola di ciclismo più della metà del film, incluse le tecniche di addestramento dei futuri ciclisti; atte a lasciare intendere che la disciplina è il punto di forza della società giapponese e anche del ciclismo. L'intervento delle sig.rine nella pellicola non influisce in alcun modo sulla trama, nonostante Koji provi a chiedere la mano ad una di loro e citando il "romanticismo" presente nelle sue opere della Nikkatsu. A livello fotografico vi è qualcosina di interessante come l'usare ad oltranza la telecamera a mano, ma a livello recitativo appena al di sopra della media.

Nonostante le numerose difficoltà tecniche e recitative, rimane un film da vedere per farsi un'idea dell'alto valore delle regole in campo ciclistico e anche sociale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 aprile 2023

Tre Donne del Nord (Kita no San-Nin) - 1945 | L'Ultimo Film di Propaganda del Giappone Imperiale

Regista: Kiyoshi Saeki
Fotografia: Asakazu Nakai
Sceneggiatura: Yusaku Yamagata
Casa di produzione: Film Public Corporation, Toho Company 
In un aeroporto isolato nel nord del Giappone vi lavorano tre donne nell'unità militare di radiocomunicazione: in particolar modo una di loro lavora al fianco della sorella del suo defunto fidanzato, passato a miglior vita durante la guerra. Nonostante le loro difficoltà e i loro continui sforzi, tutto ciò li porterà ad unire le forze per il messaggio propagandistico: sopporta ancora per un po' il macigno sulle tue spalle per una causa più grande.

Perché fu "l'ultimo" film di propaganda giapponese?
La risposta è nella data in cui uscì nelle sale: era il 5 agosto del 1945. Il giorno dopo gli alleati fecero una cosa orribile e spaventosa ad Hiroshima di cui è meglio non andare oltre, nel rispetto delle vittime. Ed in seguito all'occupazione alleata del territorio giapponese, il film sparì dalla circolazione e finì molto presto nel dimenticatoio...

Ma prima di giungere alla recensione...
...è doveroso comprendere il perché i films di propaganda giapponesi siano così controversi, ma così interessanti agli occhi di molti occidentali come il sottoscritto. Prendiamo in esempio il film di propaganda più noto del Sol Levante, "The War at Sea From Hawaii to Malaya" del 1942: costato ben 380.000 dollari all'epoca (cifra più alta mai spesa per un film giapponese), uscito appena un anno dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbour fece il botto nelle sale; 1,115,000 di yen e visto da più di 10.000.000 di persone nel Sol Levante, colonie incluse. Fu la mano magica di Eiji Tsubaraya (colui che in futuro realizzerà i plastici di "Godzilla" nel 1954) a tenere in piedi il fulcro della pellicola ed a veicolare il suo messaggio propagandistico, ossia che il Giappone imperiale era più potente degli USA. Addirittura fu scambiato per un cinegiornale dell'epoca e fu rilasciato negli USA dalla Movietone come se fosse un filmato autentico dell'attacco dalla parte nipponica, tanto da essere stato anche sequestrato da Douglas MacArthur in persona alla fine della guerra!

In sintesi...
Pedale fisso sul melodramma, ma qui rappresentato elegantemente dalle tre protagoniste. Buoni gli effetti speciali alla Tsubaraya, rappresentati negli aerei e nelle basi del film, interessante lo sguardo ravvicinato sulle donne in divisa e la caratteristica "macho" degli altri attori (tipica del genere) viene lasciata quasi del tutto da parte. Numerose le caratteristiche della fotografia, con lunghi piani sequenza quasi onnipresenti e con degli ottimi primi piani sulle tre protagoniste, come a sottolinearne la loro bellezza anche se stanno lavorando duramente per la propria nazione in guerra, che a breve verrà spazzata via dagli alleati... caldamente consigliato a chi vorrebbe scavare a fondo sul passato (oscuro) del Giappone imperiale.


 


[Azionerrore #4] Il Blues di un Assassino (A Killer's Blues) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Raymond Lee
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ti Lung: Wai Yi-Ming
Olivia Cheng: Wai
Fennie Yuen: Suet
Roy Cheung: Chung
Mark Cheng: Kit
Lo Lieh: Tai
Wang Hsieh: secondo capo
Bau Hon-Lam: grande capo
Timothy Zao: Stephen
Bau Fong: Sun

Lam Chung: Tao
Terrence Fok: Ah Kin
Chan Cheuk-Yan: Suet (all'età di 4 anni)
Lee Siu-Kay: scagnozzo del secondo capo
Dion Lam: scagnozzo del secondo capo
Alan Chui: padre di Suet ucciso da Ming
Hui Sze-Man: proprietario del ristorante
Lam Suet: uno degli uomini di Chung
Tang Cheung: membro anziano della banda del grande capo
Hoh Wan: membro anziano della banda del grande capo
Lau Chun: membro anziano della banda del grande capo
Chan Chi-Hung: membro anziano della banda del grande capo
Mak Shu-San: membro anziano della banda del grande capo
Lee Wah-Kon: membro anziano della banda del grande capo
Yeung Wo: membro anziano della banda del grande capo
Wong Man-Chun: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Uno degli ultimi, blandi, films prodotti da una casa che per tutti gli anni '80 ha contribuito all'affermazione del cinema del porto a livello internazionale con quel famosissimo "domani migliore" a firma di John Woo e anche all'ascesa di altre stelle come Tsui Hark con "All the Wrong Clues for the Right Solution" (1981) e Ringo Lam con la sua città in fiamme... ma anche agli ultimi atti fece conoscere definitivamente al porto il futuro re del noir Johnnie To con il suo sempreverde "All About Ah-Long", girato nello stesso anno di uscita del film in questione e con un record di incassi intorno ai 30 milioni di dollari. Raymond Lee sarà proprio colui che assisterà in prima persona al collasso della casa cinematografica nel 1991, girando quello che di fatto fu l'ultimo film prodotto dalla casa: "Blue Lightning", appena prima della sua chiusura definitiva. Si segnala che per 10 volte fece l'attore e si ritirò lontano dai riflettori sul finire degli anni '90 con "To Be No.1" (1996).

14 anni prima, Ming andò negli USA per sistemare (fisicamente) un traditore della triade di Sun: freddato a colpi di pistola, finì male anche per l'aggressore Ming, con la reclusione in carcere. Scarcerato anni dopo, ricomincia da zero con la sua nuova ragazza Wai e con la figlia adottiva Suet, che in seguito scoprirà la verità e la tensione sarà alle stelle... anche per il figlio e il nipote problematici del boss Sun, che getteranno non pochi grattacapi per la sua banda. Con il clima sempre più asfissiante, Ming deciderà di lasciare Hong Kong, ma a causa della morte improvvisa di Sun farà marcia indietro sul suo passato sanguinolento... in cui anche Ming ci lascerà la pelle nella stessa scena a cui ha assistito 14 anni fa'.

Deprimente a non finire. Nonostante Lung ci metta tutto sé stesso per tenere in piedi la baracca, anche con il suo carisma, la struttura crolla rovinosamente. Bocciato su tutta la linea Timothy nel rapporto con Fennie, in quanto uno stoccafisso era più espressivo e sciolto di lui. Numerose le scene in cui gli sbadigli prenderanno il sopravvento ed una in particolare che farà perdere anche le staffe per la moviola alla Chow Yun-Fat: sembra che stia per accadere qualcosa, ma alla fine è solo l'ambiente ostile delle triadi in guerra tra di loro in un ristorante di alto livello. A livello fotografico si salvano dal baratro alcuni dettagli, come le ombre delle finestre proiettate sul muro di un condominio e l'uso insistente delle tenebre. Anche nell'azione, marchio di fabbrica del genere "heroic bloodshed", sono coreografate dal Tony Leung Siu-Hung prima di quell'acciaio satinato del 1994: semplici, ma ricche di colpi di scena (prima fra tutte Lung che sorprende Wang all'interno di una bara!) e per nulla scontate. 


Quando hai tutte le carte in regola per rendere un film indimenticabile, e le giochi male...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

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