mercoledì 22 marzo 2023

[Giallorrido #7] Killer nelle Notti di Pioggia (Rainy Night's Killer) - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Liu Kuo-Hsiung
Casa di produzione: Hong Kong Yali Pictures Co.
Paese di produzione: Taiwan

CAST
Kang Kai
Tso Yen-Yung
Ou Wei
Chu Ching
Lu Bi-Yun
Lung Fei
Wan Chung-Shan
Shan Mao
Shih Ting-Ken
Chang Yu-An
Chen Shih-Wei
Huang Cheng
Wu Por
Lan Pai
Lin Lin
Lei Jun
Hsu Yu-Sheng
Meng Ting
Tsao Long
Yuan Shen
Kwan Ming

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un orrore...)!

Incredibilmente arrivato (in sordina) nel nostrano Stivale e addirittura doppiato, ci troviamo davanti ad un fallito tentativo di emulare il giallo all'italiana nello stile di Mario Bava. Liu è l'incarnazione vivente dei registi più bizzarri dei "black movies" girati nella Taiwan dominata dal figlio di Chiang Kai-Shek: spinti, spudorati e privi di vergogna. Da HKMDB veniamo a sapere che ha debuttato nella foschia con "Yan Nu" nel 1972 (circa) e da allora si è dedicato a fare il tuttofare nel mondo del cinema, da montatore a sceneggiatore, da assistente alla regia a direttore esecutivo, per poi sparire nel nulla agli inizi degli anni '90 a Hong Kong... assieme a quella categoria temutissima da molti cinefili. Distribuita in videocassetta dalla "Antoniana Film" di Padova, in un formato che personalmente considero il più orrendo che ci sia...

Il cadavere di un uomo viene ritrovato all'interno di un bar: la polizia sospetta subito un delitto passionale. In seguito al movimentato arresto di un contrabbandiere locale, il commissario che investiga sul caso scopre un secondo cadavere (anch'esso di un uomo), il quale poco prima di passare a miglior vita aveva passato la notte con una sig.rina dai facili costumi... e le morti non si placano: di nuovo al bar viene ritrovato su una fontanella esterna un altro uomo, anch'esso pugnalato; il quarto nella camera da letto, ma fortunatamente quella che doveva essere la quinta vittima riesce a fermare sul nascere la pugnalata. Si scopre così che l'assassino è una donna, nonché la figlia della proprietaria del bar. Il perché toglie di mezzo le persone durante le notti di pioggia è che dopo un lancio massiccio di...... pasticcini negli USA, in seguito è stata anche "violata" a notte inoltrata.

Polpettone senza capo né coda che prova a fare il verso anche ad altri gialli all'italiana adattati nella vicina Hong Kong. Avendo un'ottima base su cui partire, il regista ha deciso di perdere già in partenza con delle infinite scazzottate per evitare il prevedibile sbadiglio dello spettatore (cominciato anche con il ritmo quasi inesistente della pellicola), anche per la sua pigrizia nelle coreografie in cui l'assassina toglie di mezzo le sue vittime, dove si vede PALESEMENTE che è una donna grazie ai lampi di luce, rovinando così la sorpresa nel finale. Suspense? Inesistente, così come l'epicità che dovrebbe accompagnare le scazzottate con i criminali e con i teppisti nel bar. Nemmeno l'aiuto dei Pink Floyd salverà il film dal baratro. Ma rimangono interessanti le soluzioni usate in ambito fotografico, come l'uso ad oltranza dei colori accesi in contrasto con la penombra circostante (roba da Wong Kar-Wai!). Per nulla male anche il guardaroba dei protagonisti, contrabbandieri inclusi.


Consigliato solo ai completisti del genere, anche per futuri registi su cosa NON debbano effettuare durante le riprese di un giallo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 16 marzo 2023

Acciaio Satinato (Satin Steel) - 1994

 
Anno: 1994
Regista: Tony Leung Siu-Hung
Casa di produzione: Mandarin Films LTD, Ko Chi Sum Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Jade Leung Ching: sergente Jade Leung
Anita Lee: ispettrice Ellen Cheng
Russell Wong: Ken Chan
Kenneth Chan: John Paul Belmondo
Wong Kwan-Hong: Roger
Kong Miu-Deng: trafficante di armi
Wan Seung-Lam: scagnozzo di Fowler

ATTENZIONE: SPOILER!

Fratello minore di Bruce Leung (noto caratterista della Brucexploitation), è uno dei tanti veterani che popolano il cinema d'azione made in Hong Kong: 56 films all'attivo come attore, come coreografo ben 39 e direttore di arti marziali in 32 pellicole: ed ebbe tale ruolo anche nel dirigere assieme al mitico Sammo Hung le arti marziali del primo, prestigioso, capitolo della saga di "Ip Man" nel 2008! Nove volte regista dal 1984 al 2004, si segnala il suo debutto negli USA nel 1995 con "Superfights" assieme a Brandon Gaines e Keith Vitali (che fu uno degli scagnozzi di Mondale nel cult di "Wheels on Meals"). A questo giro rilancia con successo la Nikita hongkongese, uscita a pieni voti della dualogia di "Black Cat" (1990-92), con il premio di "Best New Performer" agli Hong Kong Film Awards.

Dopo l'arresto movimentato di un trafficante di armi, Jade viene mandata a Singapore in compagnia di un'altra sua collega (Anita Lee) con l'intento di cogliere sul fatto un boss della malavita ricercato dall'FBI: anche lui traffica armi. Tormentata dall'assassinio di suo marito, seguirà le tracce del boss fino in Indonesia e... si innamorerà improvvisamente dell'avvocato del boss (Russell Wong). E nel mentre, il compagno (Kenneth Chan) della collega seguirà (maldestramente) i passi del duo...

Prevedibilissimo dall'inizio alla fine, ma se guardato a cervello spento lo apprezzerete davvero. Sarebbe stato più gradevole senza la presenza assordante e goffa di Kenneth, che diventa sfortunatamente un sacco da boxe in presenza del duo. E non rispecchia per nulla il carisma dell'originale Belmondo... che con l'azione rendono più scorrevole ed esplosiva la trama, colma di citazioni in ambito fotografico (moviola alla Wong Kar-Wai) e nello scontro finale in elicottero ("Police Story 3", dove questa volta è dei cattivi). Nemmeno l'ombra di dei rinforzi in Indonesia, dove a quanto pare le forze dell'ordine sono loro due, che da sole demoliscono a piombo e cazzotti un'organizzazione capace di mettere a tacere anche una yakuza di periferia a Taiwan... ma in films di questo tipo le domande non bisogna farsele. E' l'azione che tiene in piedi il tutto. Colonna sonora compresa (di un rock 'n roll che lascia il segno!).


Ad acciaio satinato, acciaio di qualità: 6,208,906 dollari (746.553 euro).

Caldamente consigliato a chi è rimasto colpito dalla bellezza con cui le attrici del cinema di Hong Kong tirano calci e pugni (Cynthia Khan e Moon Lee sopra tutte).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 7 marzo 2023

Prova dell'Uomo (Ningen no Shomei) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Jun'ya Sato
Casa di produzione: Kadokawa Daiei Studio, ProSer Co.
Paese di produzione: Giappone, Stati Uniti

CAST
George Kennedy: Ken Shuftan
Mariko Okada: Kyoko Yasugi
Yusaku Matsuda: detective Ichiro Munesue
Broderick Crawford: capitano della polizia O'Brien
Rick Jason: Lionel Adams
Toshiro Mifune: Yohei Kori
Junzaburo Ban: titolare delle sorgenti termali
Takeo Chii: detective Kusaba
Kinji Fukasaku: tenente Shibue
Bunjaku Han: Naomi
Hajime Hana: detective Takeshi Yokowata
Janet Hatta: Yukiko Mishima
Koichi Iwaki: Kyohei Kori
Robert Earl Jones: Wilshire Hayward
Tanie Kitabayashi: anziana sig.ra ad Hachio
Theresa Merritt: Maria
Ayako Mikami: sé stessa
Toru Minegishi: detective Shimoda
Seiichi Morimura: front manager
Hideo Murota: detective a Yokota
Hiroyuki Nagato: Takeo Oyamada
Isao Natsuyagi: Takashi Nimi
Mineko Nishikawa: donna ad Hachio
Hiroshi Ogawa: sé stesso
Ryoko Sakaguchi: Sumiko
William Sanderson: rivenditore di armi
Hiromitsu Suzuki: cameriere della caffetteria
Mizuho Suzuki: capo detective Tadahiro Yamaji
Gozo Soma: Banto
Kei Taguchi: Imamura
Junko Takazawa: Michiko Asaeda
Keiko Takeshita: Shizue Nakayama
Koji Tsuruta: tenente Nasu
Shigeru Tsuyuki: sé stesso
Koji Wada: detective Kawanishi
Joe Yamanaka: Jonny Hayward
Hideji Otaki: cliente in un ristorante

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato appena dopo il clamoroso successo sul Fiume dell'Ira di un anno prima che fece diventare noto Ken Takakura anche nella Cina post-maoista, ci troviamo davanti ad un cast capace di mettere in lacrime qualunque appassionato di pellicole di culto: il George Kennedy a 11 anni di distanza dal capitano Ed della Pallottola Spuntata ed un Yusaku Matsuda appena riabilitato dopo il noto incidente del 1975, assieme al Toshiro Mifune consacrato dai films di Akira Kurosawa (Rashomon sopra tutti). All'epoca della sua uscita divenne il secondo film con più incassi nella storia del cinema giapponese: ben 2,25 miliardi di yen (15 milioni di euro!), e il tema della celluloide, cantato da Joe Yamanaka, ebbe quasi lo stesso successo con 517,000 copie vendute e riuscendo ad arrivare secondo per ascolti in classifica nazionale, stando alla Oricon. Stesso effetto lo ebbe anche in altri Paesi asiatici, soprattutto in Cina, dove venne soprannominata "Old Straw Hat" per le parole usate nella canzone.

Durante una vacanza in Giappone, un uomo viene pugnalato a morte durante una sfilata di moda: si scopre che l'uomo si chiamava Jonny Hayward ed era originario del Bronx di New York. Sul caso indaga Ichiro, che grazie ad un comunicato del detective Shuftan si viene a sapere che la madre Maria aveva sentito dire da suo figlio che partiva per "kiss me", ossia "Kirizumi". Ichiro decide di andare a Kirizumi per capirne di più: gli abitanti lo indirizzano verso un'anziana signora di nome Nakayama che conosce l'intera vicenda, ma sfortunatamente qualcuno ha deciso di metterla a tacere. Nel mentre avveniva il delitto, il figlio della stilista Kyoko, Kyohei Kori, investe una ragazza per poi gettare il suo cadavere in mare: non molto dopo decide di partire per New York, in un blando tentativo di dimenticare il tutto. Ichiro lo raggiunge a New York e il suo collega Shuftan fredda Kori per avere resistito all'arresto... alla fine la verità viene completamente a galla: Wilshere Hayward era il padre di Jonny, un soldato americano che aveva vissuto a Yokohama dopo la conclusione della WW2 e Kyoko era la sua compagna, assieme lo hanno dato alla luce e Wilshere se lo portò dietro dopo il ritiro degli alleati dal Giappone. Kyoko decise di sposare Yohei Kori, ma per proteggere la reputazione della sua famiglia e pur di coprire il suo passato, decise di togliere di mezzo Jonny... 

Se qualcuno di voi ha intenzione di acquistare la versione americana della pellicola di 100 minuti, ve la sconsiglio: vi farà perdere l'atmosfera interessante della versione giapponese di 133 minuti... perché vi darà la sensazione di essere su un puzzle a grandezza naturale con i tasselli che, lentamente, andranno al loro posto; nonostante i tentativi dell'avversario di sabotare l'intero gioco. Ed è per questo che apprezzo molto le commistioni tra giallo e poliziesco, poiché fino alla fine non si ha idea di chi sia l'assassino e molte scene sono più interessanti del solito (vedasi le analisi del dipartimento di polizia sul cappello di paglia e sulle poesie di Jonny). Sebbene il film abbia parecchi problemi evidenti come lo stesso Yusaku che si comporta come il Sugawara nei films di Fukasaku; le sfilate di moda troppo lunghe e ripetitive; ed un George che non sembra nemmeno un detective, ma un Franco Nero dei poveri, tutto ciò non intacca il messaggio di base del film. Nemmeno la stessa interpretazione di George e Yusaku, che danno una spinta in più al ritmo della pellicola: ricca d'azione negli USA e ricca di suspense in Giappone. 


E ricordatevi di tenere stretti i vostri cappelli di paglia... se avete alcuni ricordi impressi sopra di essi, una perdita sarebbe devastante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 4 marzo 2023

La Farfalla Vagabonda di Ginza | Incontro fra Titani: Meiko Kaji e Sonny Chiba (1972)

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo (e breve) appuntamento a tema: già dal titolo avete capito bene. Il maestro delle arti marziali per antonomasia e la femme fatale per antonomasia del cinema nipponico che uniscono le loro forze per contrastare il male. Sappiamo che tutto ciò ricorda un titolo qualsiasi di un fumetto della Marvel, ma un connubio simile capita una singola volta ogni 100 anni: e merita di essere immortalato!

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Hanjiro Nakazawa
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami è una ex-detenuta che, appena dopo la sua scarcerazione, prova a guadagnarsi da vivere come hostess in un bar per ringraziare una donna che l'ha salvata in carcere. Entrambe vengono coinvolte nel piano di un boss locale che intende rilevare (con le cattive) il bar in cui lavora Nami...
Pedale fisso sul melodramma. Ma quando viene allentato verso il finale, il film verserà litri di sangue, in segno di perdono per essere stato serrato per tutta la sua durata. Trama stereotipata di un qualunque film del genere sukeban, ma qui ben contenuto dalle eccessive nudità che si sono viste con la sig.rina Sugimoto... in questo calderone spiccano sopra tutti il fratello di Tetsuya Watari (Tsunehiko Watase) che ha l'abitudine di scrivere il suo nome sul suo blazer e l'unica vera farfalla (al maschile) di Ginza: imprendibile, ma che sa' farsi cercare; e la stessa Kaji, dispostissima a qualunque cosa pur di vendicarsi dei suoi aguzzini. Koji Nanbara è la cattiveria impersonificata, che non batte ciglio per i suoi piani anche fino all'ultimo. 

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Yoshio Nakajima
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami ritorna a Tokyo per trovare l'uomo che ha tolto la vita a suo padre ben 13 anni prima, ma prima di tornarci salva la pelle di una ragazza di nome Hanae, venduta al meretricio per via di suo padre. Inconsapevolmente viene coinvolta negli affari di una yakuza che vorrebbe rafforzare la propria presenza a Ginza, ma grazie all'aiuto di Ryuji riuscirà a farsi strada a Tokyo...
E' arrivato il momento che tutti noi aspettavamo. Meiko e Sonny insieme sono come la cioccolata sulla torta: eternamente memorabili! Sebbene Meiko continua a sfotterlo e lo definisce "patetico", nel finale gli darà una mano per demolire la yakuza, ma è poca roba. Enorme citazione al filone del gioco d'azzardo con Sumiko Fuji, qui in epoca contemporanea. A differenza del primo film, qui assistiamo ad una scia di sangue che ci porterà dove ben sappiamo ed una dose massiccia di commedia isterica, lasciando quasi del tutto da parte il melodramma fitto del film precedente. E' presente anche qui Tsunehiko, ma è relegato in un cameo come lustrascarpe e nulla di più. Meiko è vagabonda e letale come al solito, ma a Sonny non gli è stato dato abbastanza spazio per espandersi in questa battaglia, nonostante sia la spalla comica e dia allegria al tono cupo del film.

In conclusione, speriamo di rivedere presto farfalle di questo tipo a Ginza... animerebbero di nuovo il cinema nipponico nella zona più rinomata della sua capitale!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! 

venerdì 24 febbraio 2023

Un Eroe Non Muore Mai (A Hero Never Dies) - 1998

 
Anno: 1998
Regista: Johnnie To
Casa di produzione: Milkyway Image, Film City Hong Kong Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lau Ching-Wan: Martin
Leon Lai Ming: Jack
Fiona Leung: Fiona
Yoyo Mung: Yoyo
Yuen Bun: Bo
Henry Fong Ping: Mr. Fong
Keiji Sato: assassino
Yen Shi-Kwan: boss Yam
Michael Lam: guardia del corpo

ATTENZIONE: SPOILER!

Ed immortale rimarrà il lavoro impeccabile sia dietro che davanti le quinte di tale pellicola, con un Johnnie al punto più alto della sua carriera: l'anno dopo arriverà a toccare le stelle con due capolavori del noir (The Mission e Running Out of Time). Qui possiamo assistere a come Lau diventerà l'attore feticcio del regista, oltre che a divenire una presenza costante della Milkyway... assieme al fotografo Cheng Siu-Keung, che dopo avere debuttato con titani come Gordon Chan e Stephen Chow in "Fight Back to School II" (1992), in seguito è diventato il fotografo di fiducia di Johnnie.

Jack è il membro di spicco della triade di Yam. Dall'altra sponda Martin è allo stesso livello, ma nella triade di Fong. Amici e nemici, intorno a loro gravita la pace e la guerra: tutto ciò viene stravolto quando Yam e Fong cominciano a spararsi tra di loro... e prima che Jack e Martin facciano lo stesso, una notte si incontrano in un bar e decidono di sorseggiare del vino assieme alle loro anime gemelle. Dopo essersi sterminati a vicenda, Fong e Yam uniscono le loro forze e decidono di fare un corposo ripulisti del loro passato, membri di spicco inclusi. 

Eccessivamente artistico in alcuni punti e tremendamente accurato in altri, considerabile un'anatomia dell'heroic bloodshed e dei suoi tratti distintivi (fratellanza, vendetta, rispetto, onore, tradimento), qui studiati al microscopio anche sui protagonisti: da un lato Jack è inespressivo, semplice ma molto ad effetto; talmente freddo da mettere invidia ad un blocco di ghiaccio, nonostante i vari eventi che lo hanno profondamente attraversato assieme alla sua ragazza Yoyo (sfigurata a causa degli scagnozzi di Fong e Yam).

Sull'altra sponda abbiamo un Martin quasi sempre col sigaro in bocca e dall'atteggiamento da cowboy impossibile da scalfire, nonostante anche lui le abbia prese sulle gambe (nei peggiori modi) dagli uomini di poco prima: guardaroba che definire appariscente è un eufemismo (stivali e pantaloni in pelle!), anima gemella inclusa che non ha avuto il tempo necessario per ramificarsi e dare spazio al suo coraggio che fa' da scudo al Martin con i suoi problemi alle gambe. I boss della triade disgustano e sono pungenti per la loro crudeltà nel voler cancellare a tutti i costi il loro passato... raramente si proferisce parola in tutto il film, citazioni a cascata su altri generi come il jitsuroku eiga di casa Fukasaku dove nessuno è buono e tutti sono antagonisti, fotografia ad un passo dal Cinema du Look alla Besson.


Ad eroi che durano a morire, incassi eroici: 6,360,165 dollari (763.497 euro)!

Morale? Assicuratevi un posto riservato per il DVD di Johnnie, è una pietra miliare del neo-noir hongkongese, ad eterna dimostrazione che Melville viene ancora osannato in giro per il globo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 18 febbraio 2023

Fratelli dalla Città Murata (Brothers From the Walled City) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Lam Nai-Choi
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chin Siu-Ho: Xiao De
Philip Ko Fei: Da De
Johnny Wang: agente Cheung
Liu Lai-Ling: Cheung Mei-Ling
Wong Ching: Yi Ching
Kwan Hoi-San: Chan Yuan-Loong
Gam Biu: Biu, club manager
Pak Man-Biu: nono zio
So Hang-Suen: madre di Mei-Ling
Lung Tin-Sang: amico di Xiao De
Lee Diy-Yue: amico di Xiao De
Yeung Wai-Sin: fidanzata dell'amico di Xiao De
Lee Kim-Chung: Da De da giovane
Fung Ging-Man: zio Jiu
Hui Ying-Ying: Mamasan
Tony Leung Hung-Wah: tossicodipendente Shing
Wong Mei-Mei: moglie di Shing
Wan Seung-Lam: membro della gang di Da De
Lam Chi-Tai: membro della gang di Da De
Kong Long: guardiano del casinò di Loong
Fong Ping: donna per la strada
Luk Ying-Hong: sergente di polizia
Ng Kwok-Kin: poliziotto
Yat Boon-Chai: poliziotto
Leung Hung: tossicodipendente

ATTENZIONE: SPOILER!

Lam è considerabile il Takashi Miike hongkongese... quasi sempre presente nella temutissima terza categoria, conosciuto per le sue pellicole eccessivamente violente e dal tono cupo, ma anche per come riuscì con successo a fotografare una gioventù in caduta libera verso il crimine l'anno seguente con "Men From the Gutter" e per dare una mano al giovane Danny Lee a girare il suo debutto da dietro una cinepresa nel 1981 con "One Way Only"; divenuto un cult della bikersploitation.

In seguito all'assassinio di un noto gestore di una bisca clandestina nella città murata di Kowloon, i suoi due figli Xiao e De vengono affidati ad un suo amico: De cercherà di uscire dal mondo della criminalità, ma suo fratello Xiao finirà di nuovo a frequentare compagnie sbagliate ed a finire sotto la lente dell'agente Cheung... che dopo la morte, accidentale, di sua figlia per mano di Xiao, non si fermerà davanti a nulla pur di incarcerarlo. 

Se pensavate che il vostro cuore sia stato ridotto in pezzi già durante il primo tempo del film, nel secondo preparatevi delle lenzuola per l'alluvione di lacrime. Sebbene il melodramma è fisso sull'acceleratore, l'aria di morte che si respira è molto ben chiara: soprattutto su Xiao, che nonostante abbia alle calcagna molti nemici, si rifiuta di liberarsi da quel mondo malato e prosegue fino alla disfatta finale che rende più cristallino il messaggio di base della pellicola: tutti quanti hanno perso, Cheung compreso per l'abuso della sua posizione (che segretamente ha stretto un accordo con Ching per dare una lezione a Xiao), nonostante sia dalla parte della legge. Da questo clima irrespirabile ci salvano delle boccate d'aria incentrate sui metodi ingegnosi per vendicarsi delle malefatte di Ching... niente di interessante sulla fotografia, tranne che per le sequenze girate in quella città murata asfissiante e squallida, ormai sparita del tutto dal 1994. 


A melodramma fisso, incassi lampeggianti: 4,040,050 dollari (484.730 euro), per nulla male per gli standard dell'epoca.

Nonostante abbia un ottimo cast, è un qualcosa che non guarderei una seconda volta, poiché già la singola visione è anche ben abbondante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 5 febbraio 2023

Giganti e Giocattoli (Kyojin to Gangu) - 1958

 
Anno: 1958
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hiroshi Kawaguchi: Yosuke Nishi
Hitomi Nozoe: Kyoko Shima
Osamu Abe: pugile
Koichi Fujiyama: Tadao Yokoyama
Yoshihiro Hamaguchi: guidatore "C"
Tatsuo Hanabu: Fuyuzaki
Fujio Harumoto: Shimomura
Hisako Horigome: Miyuki Fujimoto
Hikaru Hoshi: Kurosawa
Naoyasu Ito: Nakazaki
Yunosuke Ito: Junji Harukawa
Shoji Kawashima: ingegnere
Hiroko Machida: Suzue, la moglie di Goda
Sachiko Meguro: Iwafuji
Fumiko Murata: Kiku, la madre di Kyoko
Sho Natsuki: Minami
Michiko Ono: Masami Kurahashi
Kyu Sazanka: Ryuko Higashi
Kinzo Shin: Kohei Yashiro
Tsuneko Sudo: anziana sig.ra
Yasushi Sugita: produttore
Munehiko Takada: guidatore "A"
Hideo Takamatsu: Ryuji
Toru Takami: Okkotsu
Eiichi Takamura: Akimura
Kisao Tobita: Matsutani
Masahiro Tsumura: guidatore "B"
Mantaro Ushio: Natsuki
Tetsuya Watanabe: cantante
Aiko Yamakawa: Sumiko Kikumura
Kenji Oyama: Kita

ATTENZIONE: SPOILER!

Da oggi è ufficiale: Masumura è l'Elio Petri giapponese. Spietato nella satira e divertente nel rendere meno pesante il contenuto della sua denuncia contro la società nipponica dell'epoca sul grande schermo. Girato in una Tokyo appena ritornata in auge dalle bombe degli alleati di appena un decennio prima, nel cast vanta la presenza dell'impegnatissimo caratterista Kawaguchi, che grazie a suo padre Matsutaro (scrittore e dirigente della Daiei) poté approdare al cinema e si ritirò nel 1986 dopo quasi 30 anni di carriera, per poi sfortunatamente passare a miglior vita poco dopo a causa di un cancro all'esofago; assieme alla sig.rina Nozoe (ai tempi già nota per le sue interpretazioni "innocenti" tra le fila della Shochiku), che dopo le riprese finì per davvero tra le mani di Kawaguchi: si sposarono. 

Tre aziende dolciarie (World, Giant e Apollo) sono continuamente in conflitto tra di loro, soprattutto in ambito pubblicitario. Ma tra le fila della World il pubblicista Nishi nota per puro caso la tomboy Shima, mentre sorseggiava del caffè in un bar locale: instancabile tassista dai denti sporchi che ha come unica preoccupazione i suoi girini nell'acquario. Diventerà la nuova mascotte dell'azienda e sarà il biglietto da visita delle loro martellanti campagne pubblicitarie che susciteranno non pochi dubbi all'interno della sede aziendale, tra cui la fatica nelle vendite dei dolciumi... e la sensazione di Nishi dell'avere fatto il passo più lungo della sua vita, che comporterà anche il ritiro di Shima dai riflettori della dolciaria per passare a quelle delle case discografiche...

Illustrazione più che perfetta dell'americanizzazione del Giappone nell'immediato dopoguerra: il capitale conta più di qualsiasi cosa e bisogna competere con ogni mezzo possibile. La televisione, assieme alla stampa, diventano armi efficienti per svuotare le menti degli individui che ci circondano e tramutarli in delle macchine prive di anima... facilmente manovrabili non solo dalle grandi aziende, ma anche dal potere. Come ho già anticipato poco prima, brillano sopra tutti Nozoe e Kawaguchi: rispettivamente per la sua innocenza su una scacchiera molto più grande di lei, lui per il suo volersi liberare da questa trappola (dolce), ma che alla fine si arrende e rimarrà per avere un tetto sopra la testa, nello stile di Mattia Pascal... eccezionale anche in ambito fotografico, dai colori caldi ed accesi, ma soprattutto per la sequenza dell'accendino malfunzionante che simula i ritmi veloci delle fabbriche della World, ritmi che faticano a sopportare anche gli stessi lavoratori... completa il tutto l'atmosfera (tragi)comica della pellicola, da farci rimanere con il sorriso sulle labbra, sebbene il messaggio è attuale più che mai.


Ed un sorriso va' anche alla Arrow Video, che ha recuperato questa perla...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 26 gennaio 2023

La Sicurezza (The Security) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Cheuk Ang-Tong
Casa di produzione: New Force Film Production Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Patricia Chong
Eddie Chen
Lau Dan
Maria Chung
Nick Lam
Lung Tin-Sang
Hon Kong
Tam Chuen-Hing
Leung Hak-Shun
Mok Chui-Jan
Chan Suk-Chi
Chan Kam-Fai
Tam Chi-Hung
Fu Yuk-Lan
Ho Bik-Kin
Tsui Kwong-Lam
Ching Si-Cheun
Bai Lan
Leung Hung
Lee Siu-Leung
Lee Lung-Sang
Leung Git-Fong
Simon Yip
Thomas Tang
Wan Fat
Lam Tit-Ching
Chan Leung
Yuen Fai
Ng Kwok-Kin
Lau Fong-Sai
Lai Sau-Kit

ATTENZIONE: SPOILER!

Cheuk è uno di quei registi che navigano tra il mistero e tra i lost media, in quanto da HKMDB si viene a sapere che ha fatto solamente per quattro volte il regista: dopo quasi tre decenni lontano dai riflettori, è riapparso in un film drammatico del 2016 nel ruolo di uno dei presidi delle scuole nella città di Sha Tin. Anche il suo debutto sul grande schermo nel 1974, assieme ad altri due registi (Cecille Tong, Gong Tian-Mei) non fu visto da nessuno al porto profumato... in quanto oscurato e proiettato solamente nel 1987. 

Un poliziotto si è ridotto a fare la guardia giurata di un portavalori, dopo essere rimasto traumatizzato dal suo mestiere durante una retata: assieme ai suoi colleghi di lavoro affronteranno le mille peripezie di chi posa lo sguardo nei loro confronti, per niente amichevole... dopo una sparatoria che decima i suoi compari, il bottino della rapina viene perso; ma il capo della banda non demorde e decide di perseguitare l'unico sopravvissuto a tale scontro, ossia l'ex-poliziotto.

Sebbene non abbia nulla di interessante a livello fotografico, si lascia vedere (e neppure tanto bene) per il suo tono documentaristico nei confronti dei rischi che corrono ogni giorno le guardie giurate che proteggono i soldi di chi manda avanti l'economia del porto... soprattutto di aspettare che il proprio marito torni a casa con il denaro per mangiare, ma anche che torni senza un graffio. La pellicola colpisce spesso il fulcro della questione, soprattutto grazie ad un Eddie che brilla sopra tutti per come voglia tornare ad essere un poliziotto, ma è ancorato al mestiere di semplice guardia. Ed è grazie a lui che ci salviamo dalla noia, che gravita spesso nell'atmosfera del film: il ritmo manca del tutto in diverse scene, ma in altre ci farà scalpitare dalla sedia. Patricia cerca di ritagliarsi il suo ruolo di fidanzata, ma per una gran parte del film si farà odiare per i suoi continui litigi con Eddie... 


Nonostante le gravi assenze citate poco prima in ambito fotografico e nella sceneggiatura, la pellicola rientra nella parte più inesplorata della New Wave di Hong Kong, quella da vedere una singola volta e basta.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 15 gennaio 2023

Dita Pruriginose (Itchy Fingers) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Leung Po-Chi
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Richard Ng: Hsien
Cora Miao: Tina Chen
Roy Chiao Hung: Biggie
Lo Hoi-Pang: gestore della farmacia
Melvin Wong: Peter
John Woo: boss della triade su un camion
Fung Yun-Chuen: Liu
Johnny Koo: Tung
Ho Pak-Kwong: guardiano del magazzino
Wang Han-Chien: acquirente giapponese dei diamanti
Mama Hung: suocera dell'ispettore
Hoh Wan: il capo di Tung
Mars: scagnozzo di Liu
Hon Kong: impiegato del sig. Liu
Fong Yue: invitata alla festa sullo yacht

ATTENZIONE: SPOILER!

No, non è quello che state pensando: le dita hanno quel prurito per ben altri motivi... perché vogliono avere tra le mani un diamante in particolare. Il protagonista Richard, oltre ad avere scritto la sceneggiatura del film assieme a un'altra futura leggenda del cinema del porto (Wong Jing), aveva già militato come produttore e quasi immediatamente si cimenterà per la sola ed unica volta come regista ("Murder Must Foul", uscito nell'ottobre dello stesso anno). Completa il tutto la presenza del mitologico John Woo in un ruolo minore e del sig. Leung, fresco del suo debutto sul grande schermo nel 1976 con "Jumping Ash", uno dei films di maggiore incasso dell'epoca.

Biggie e Hsien hanno trascorso assieme l'infanzia, sono cresciuti assieme ed hanno preso strade diverse, il primo è diventato un ispettore ed il secondo un ladro. Tutt'oggi se le continuano a suonare e cantare: soprattutto Biggie ha il continuo desiderio di metterlo dietro le sbarre. Una volta rilasciato, dopo avere rifiutato di essere l'informatore di Biggie, viene incastrato da un gioielliere con l'aiuto della sig.rina Tina... e per dimostrare la propria innocenza (anche per rubare il celeberrimo diamante) finalmente poserà le armi e chiederà aiuto alla sua nemesi.

Assente ogni tipo di sbadiglio. Noia compresa. Per nulla pesante, si lascia vedere tranquillamente durante tutto il primo tempo: sketch a cascata capaci di avermi fatto rotolare dalle risate per tutto il soggiorno, memorabile quello dell'urina su un calice, allegramente bevuto dagli ospiti sullo yacht... inclusa la casa (viaggiante) del boss della triade ed il conseguente tamponamento di massa. Dal secondo tempo in poi l'atmosfera cambia quasi del tutto e lascia spazio alla tensione, soprattutto ai macchinari che utilizza Hsien per aggirare ogni dispositivo di sicurezza intorno al diamante, inclusa una tuta gonfiabile per volare nel caveau! Efficiente la interpretazione di Cora, che arduamente fa' da ponte tra la polizia ed il criminale in giacca e cravatta Fung, pungente nel suo ruolo di antagonista. Eccellente anche il montaggio, veloce e chiaro... ma in ambito fotografico non vi è nulla di interessante, assieme alla colonna sonora adattata dai films dei fratelli Hui.


In poche parole, se cercate un antidepressivo naturale... ripiegate su Leung e Richard, non perderete assolutamente il vostro tempo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 31 dicembre 2022

Casa a Hong Kong (Home at Hong Kong) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: King Hoi-Lam
Casa di produzione: Golden Harvest, Paragon Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Andy Lau: Alan Wong
Zhu Hai-Ling: Cheung Tin-Tin
Goo Ga-Lau: Erica
Ku Feng: zio Fu
Newton Lai: Li Kin-Fei
Isabella Kau: Ah-Hung
Ng Wui: lo zio di Tin
Chui Yi: la zia di Tin
Leung Hak-Shun: direttore dell'azienda di Anderson
Wong Hung: speculatore immobiliare
Lee Chuen-Sing: formatore dei venditori di cosmetici
Diego Swing: ospite al party di Erica
Eric Berman: Anderson
Pak Sha-Lik: spettatore all'incontro di boxe abusivo
Wong Chi-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Chan Ling-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Pomson Shi: arbitro dell'incontro di boxe
Lui Tat: guardiano
Yat Boon-Chai: poliziotto
Luk Ying-Hong: poliziotto
Alric Ma: poliziotto
Chan Chi-Hung: direttore d'azienda

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo ed ultimo film della brevissima carriera cinematografica di un certo King Hoi-Lam, che dopo essere sparito nel nulla per tutto il decennio, è riapparso dietro le quinte nel 1993 come direttore della fotografia e produttore di un film ("A Wild Party") della famigerata terza categoria... per poi sparire di nuovo, ma definitivamente. Ci troviamo davanti a un giovanissimo Andy Lau, letteralmente agli albori della sua carriera (all'epoca aveva 22 anni) ed appena sbarcato sotto i riflettori del pubblico tramite una serie prodotta dalla TVB ("The Emissary") l'anno prima del film. Non mancano presenze come Isabella Kau, che l'anno prima arrivò seconda in classifica nel concorso di Miss Hong Kong... recentemente condannata per evasione fiscale.

Alan Wong è il tipico ragazzo hongkongese con il chiaro intento di tentare la scalata sociale a casa propria: scontento di lavorare come venditore in un'azienda di cosmetici, grazie all'aiuto dell'amante di un uomo d'affari straniero riesce a trovare posto all'interno di una agenzia immobiliare e si ricoprirà d'oro. Nel mentre, dalla Cina continentale una ragazza troverà rifugio al porto, grazie allo stesso Alan... ben presto dovrà fare i conti con la dura realtà dell'edilizia, che costringerà non pochi affaristi ad emigrare all'estero, cosa che Alan si rifiuterà categoricamente di fare. L'amante informerà la polizia che la ragazza è in realtà un'immigrata clandestina, cosa che costringerà sia lei che Alan a travestirsi da vietnamiti per fuggire da Hong Kong...

Satira ferocissima contro l'edilizia, qui mostrata come da sempre in acque torbide, che ragiona in base al profitto e non alla sicurezza degli immobili. Notevoli le emozioni che provano gli attori, in particolare Andy e Zhu (incluso un Ku Feng che espone, melodrammaticamente, la nostalgia per i tempi di Mao), dimostrando che bisogna lottare per inseguire i propri sogni... anche il non sapere a cosa si starà andando incontro per il sogno in questione. Istantanea dell'immigrazione in tale lembo di terra, da emarginati a sfruttati, oppure se tutto andrà bene integrati a metà nella società. Sebbene il film verso il finale diventi sempre più cupo e deprimente, rimane da vedere per come non sia cambiato quasi niente da allora... e per la sottotrama dedicata ad un aspirante pugile che verrà poi abbandonato dalla sua ragazza.


Parecchio lento nella sua esecuzione, ma alla fine il pubblico rispose bene alla denuncia politico/sociale alla Damiani: si segnalano ben 4,830,255 dollari (577.775 euro) incassati!

Altra opera che si colloca senza problemi nella New Wave del porto profumato, anche nella vostra personale videoteca.
Ci vediamo in un'altra recensione... e anche al prossimo anno, cari spettatori del blog!

[Giallorrido #6] La Pantera Rossa (Red Panther) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Kong Lung
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
James Yi Lui: Lei
Margaret Lee: Margret
Lee Din-Hing: dottor Chu
Chang Kuo-Chu: dottor Chu
Lawrence Cheng: Kiang
Chan Lap-Ban: madre di Lei
Hon Kong: addetto all'obitorio
Eric Yeung: medico legale Tse
Phillip Chan: ufficiale Chan
Dion Lam: On
Pak Man-Biu: padre di Kiang
Sai Gwa-Pau: tassista
Cheung Hei: ospite alla festa dello zio Loong
Chan Fung-Chi: zia Fung
Mama Hung: ospite alla festa dello zio Loong
Wang Han-Chien: impiegato del bar

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è orribile!)

Ma solo a me James sembra il cugino hongkongese di Nico Giraldi? No, perché il suo basco ed il suo vestiario lo fanno sembrare de Roma... e nun de Hong Kong. Quinto ed ultimo film diretto da un tale chiamato Kong Lung, che in tutta la sua blanda carriera ha fatto lo sceneggiatore solamente per due volte (in un suo film del 1981 e in "The Spy in the Palace" nello stesso anno), e da allora se ne sono perse le tracce. Lo stesso per la squadra di sceneggiatori della pellicola, che prima di tale film ne hanno scritto uno ai tempi d'oro di Bruce Lee ("The Escape", 1972). Anche chi ha distribuito tale orrore è parte integrante di esso, dato che abbiamo già visto come siano stati capaci di rovinare l'enorme potenziale di Danny Lee nel 1985...

La polizia è sulle tracce di un assassino che miete vittime con problemi di salute. Durante uno spettacolo, un'attore manda nel panico la platea: è ferito all'addome e le sue viscere penzolano... fortuna vuole che all'esibizione è presente l'agente Lei, che prende subito in incarico la faccenda. I suoi superiori faranno ulteriori pressioni su Lei per risolvere il caso, dato che a seguito della morte di una hostess di un bar, la stampa è sempre più in cerca di risposte... ed i sospetti ricadono sul suo medico curante Chu, che dopo essere stato in continua sorveglianza viene scagionato. Ma quando la madre di Lei sfiorerà la morte, l'agente sarà più vicino che mai alla risoluzione del caso...

Guazzabuglio incomprensibile. A tratti un horror, poi una squallida commedia erotica all'italiana, poi si ritorna a gravitare nel poliziesco, e di nuovo nella commedia... senza mai colpire il punto: essere uno slasher movie. Tsunami di squallore, incentrato quasi esclusivamente sulle "emorroidi" del protagonista (inclusa la nudità di sua moglie.......), che essendo affetto da tale condizione entra ed esce CONTINUAMENTE da un ospedale, ergo il colpevole ce lo aveva già davanti anche prima che iniziasse a spargere sangue! E buona fortuna nel vederlo con i sottotitoli in inglese... che sembrano scritti da un contadino kazako residente in India con passaporto neozelandese. Non c'era nemmeno il bisogno di rendere il film eccessivamente horror, perché invece di arrivare ai livelli di Bava, si arriva ai livelli sottomarini di quel Bianchi che avevamo conosciuto tempo fa' sul blog...

Per essere il suo addio al grande schermo, gli incassi non furono così male: ben 2,668,481 dollari (319.192 euro)... e nemmeno gli interpreti, sprecati dalla sceneggiatura del film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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