venerdì 24 febbraio 2023

Un Eroe Non Muore Mai (A Hero Never Dies) - 1998

 
Anno: 1998
Regista: Johnnie To
Casa di produzione: Milkyway Image, Film City Hong Kong Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lau Ching-Wan: Martin
Leon Lai Ming: Jack
Fiona Leung: Fiona
Yoyo Mung: Yoyo
Yuen Bun: Bo
Henry Fong Ping: Mr. Fong
Keiji Sato: assassino
Yen Shi-Kwan: boss Yam
Michael Lam: guardia del corpo

ATTENZIONE: SPOILER!

Ed immortale rimarrà il lavoro impeccabile sia dietro che davanti le quinte di tale pellicola, con un Johnnie al punto più alto della sua carriera: l'anno dopo arriverà a toccare le stelle con due capolavori del noir (The Mission e Running Out of Time). Qui possiamo assistere a come Lau diventerà l'attore feticcio del regista, oltre che a divenire una presenza costante della Milkyway... assieme al fotografo Cheng Siu-Keung, che dopo avere debuttato con titani come Gordon Chan e Stephen Chow in "Fight Back to School II" (1992), in seguito è diventato il fotografo di fiducia di Johnnie.

Jack è il membro di spicco della triade di Yam. Dall'altra sponda Martin è allo stesso livello, ma nella triade di Fong. Amici e nemici, intorno a loro gravita la pace e la guerra: tutto ciò viene stravolto quando Yam e Fong cominciano a spararsi tra di loro... e prima che Jack e Martin facciano lo stesso, una notte si incontrano in un bar e decidono di sorseggiare del vino assieme alle loro anime gemelle. Dopo essersi sterminati a vicenda, Fong e Yam uniscono le loro forze e decidono di fare un corposo ripulisti del loro passato, membri di spicco inclusi. 

Eccessivamente artistico in alcuni punti e tremendamente accurato in altri, considerabile un'anatomia dell'heroic bloodshed e dei suoi tratti distintivi (fratellanza, vendetta, rispetto, onore, tradimento), qui studiati al microscopio anche sui protagonisti: da un lato Jack è inespressivo, semplice ma molto ad effetto; talmente freddo da mettere invidia ad un blocco di ghiaccio, nonostante i vari eventi che lo hanno profondamente attraversato assieme alla sua ragazza Yoyo (sfigurata a causa degli scagnozzi di Fong e Yam).

Sull'altra sponda abbiamo un Martin quasi sempre col sigaro in bocca e dall'atteggiamento da cowboy impossibile da scalfire, nonostante anche lui le abbia prese sulle gambe (nei peggiori modi) dagli uomini di poco prima: guardaroba che definire appariscente è un eufemismo (stivali e pantaloni in pelle!), anima gemella inclusa che non ha avuto il tempo necessario per ramificarsi e dare spazio al suo coraggio che fa' da scudo al Martin con i suoi problemi alle gambe. I boss della triade disgustano e sono pungenti per la loro crudeltà nel voler cancellare a tutti i costi il loro passato... raramente si proferisce parola in tutto il film, citazioni a cascata su altri generi come il jitsuroku eiga di casa Fukasaku dove nessuno è buono e tutti sono antagonisti, fotografia ad un passo dal Cinema du Look alla Besson.


Ad eroi che durano a morire, incassi eroici: 6,360,165 dollari (763.497 euro)!

Morale? Assicuratevi un posto riservato per il DVD di Johnnie, è una pietra miliare del neo-noir hongkongese, ad eterna dimostrazione che Melville viene ancora osannato in giro per il globo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 18 febbraio 2023

Fratelli dalla Città Murata (Brothers From the Walled City) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Lam Nai-Choi
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chin Siu-Ho: Xiao De
Philip Ko Fei: Da De
Johnny Wang: agente Cheung
Liu Lai-Ling: Cheung Mei-Ling
Wong Ching: Yi Ching
Kwan Hoi-San: Chan Yuan-Loong
Gam Biu: Biu, club manager
Pak Man-Biu: nono zio
So Hang-Suen: madre di Mei-Ling
Lung Tin-Sang: amico di Xiao De
Lee Diy-Yue: amico di Xiao De
Yeung Wai-Sin: fidanzata dell'amico di Xiao De
Lee Kim-Chung: Da De da giovane
Fung Ging-Man: zio Jiu
Hui Ying-Ying: Mamasan
Tony Leung Hung-Wah: tossicodipendente Shing
Wong Mei-Mei: moglie di Shing
Wan Seung-Lam: membro della gang di Da De
Lam Chi-Tai: membro della gang di Da De
Kong Long: guardiano del casinò di Loong
Fong Ping: donna per la strada
Luk Ying-Hong: sergente di polizia
Ng Kwok-Kin: poliziotto
Yat Boon-Chai: poliziotto
Leung Hung: tossicodipendente

ATTENZIONE: SPOILER!

Lam è considerabile il Takashi Miike hongkongese... quasi sempre presente nella temutissima terza categoria, conosciuto per le sue pellicole eccessivamente violente e dal tono cupo, ma anche per come riuscì con successo a fotografare una gioventù in caduta libera verso il crimine l'anno seguente con "Men From the Gutter" e per dare una mano al giovane Danny Lee a girare il suo debutto da dietro una cinepresa nel 1981 con "One Way Only"; divenuto un cult della bikersploitation.

In seguito all'assassinio di un noto gestore di una bisca clandestina nella città murata di Kowloon, i suoi due figli Xiao e De vengono affidati ad un suo amico: De cercherà di uscire dal mondo della criminalità, ma suo fratello Xiao finirà di nuovo a frequentare compagnie sbagliate ed a finire sotto la lente dell'agente Cheung... che dopo la morte, accidentale, di sua figlia per mano di Xiao, non si fermerà davanti a nulla pur di incarcerarlo. 

Se pensavate che il vostro cuore sia stato ridotto in pezzi già durante il primo tempo del film, nel secondo preparatevi delle lenzuola per l'alluvione di lacrime. Sebbene il melodramma è fisso sull'acceleratore, l'aria di morte che si respira è molto ben chiara: soprattutto su Xiao, che nonostante abbia alle calcagna molti nemici, si rifiuta di liberarsi da quel mondo malato e prosegue fino alla disfatta finale che rende più cristallino il messaggio di base della pellicola: tutti quanti hanno perso, Cheung compreso per l'abuso della sua posizione (che segretamente ha stretto un accordo con Ching per dare una lezione a Xiao), nonostante sia dalla parte della legge. Da questo clima irrespirabile ci salvano delle boccate d'aria incentrate sui metodi ingegnosi per vendicarsi delle malefatte di Ching... niente di interessante sulla fotografia, tranne che per le sequenze girate in quella città murata asfissiante e squallida, ormai sparita del tutto dal 1994. 


A melodramma fisso, incassi lampeggianti: 4,040,050 dollari (484.730 euro), per nulla male per gli standard dell'epoca.

Nonostante abbia un ottimo cast, è un qualcosa che non guarderei una seconda volta, poiché già la singola visione è anche ben abbondante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 5 febbraio 2023

Giganti e Giocattoli (Kyojin to Gangu) - 1958

 
Anno: 1958
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hiroshi Kawaguchi: Yosuke Nishi
Hitomi Nozoe: Kyoko Shima
Osamu Abe: pugile
Koichi Fujiyama: Tadao Yokoyama
Yoshihiro Hamaguchi: guidatore "C"
Tatsuo Hanabu: Fuyuzaki
Fujio Harumoto: Shimomura
Hisako Horigome: Miyuki Fujimoto
Hikaru Hoshi: Kurosawa
Naoyasu Ito: Nakazaki
Yunosuke Ito: Junji Harukawa
Shoji Kawashima: ingegnere
Hiroko Machida: Suzue, la moglie di Goda
Sachiko Meguro: Iwafuji
Fumiko Murata: Kiku, la madre di Kyoko
Sho Natsuki: Minami
Michiko Ono: Masami Kurahashi
Kyu Sazanka: Ryuko Higashi
Kinzo Shin: Kohei Yashiro
Tsuneko Sudo: anziana sig.ra
Yasushi Sugita: produttore
Munehiko Takada: guidatore "A"
Hideo Takamatsu: Ryuji
Toru Takami: Okkotsu
Eiichi Takamura: Akimura
Kisao Tobita: Matsutani
Masahiro Tsumura: guidatore "B"
Mantaro Ushio: Natsuki
Tetsuya Watanabe: cantante
Aiko Yamakawa: Sumiko Kikumura
Kenji Oyama: Kita

ATTENZIONE: SPOILER!

Da oggi è ufficiale: Masumura è l'Elio Petri giapponese. Spietato nella satira e divertente nel rendere meno pesante il contenuto della sua denuncia contro la società nipponica dell'epoca sul grande schermo. Girato in una Tokyo appena ritornata in auge dalle bombe degli alleati di appena un decennio prima, nel cast vanta la presenza dell'impegnatissimo caratterista Kawaguchi, che grazie a suo padre Matsutaro (scrittore e dirigente della Daiei) poté approdare al cinema e si ritirò nel 1986 dopo quasi 30 anni di carriera, per poi sfortunatamente passare a miglior vita poco dopo a causa di un cancro all'esofago; assieme alla sig.rina Nozoe (ai tempi già nota per le sue interpretazioni "innocenti" tra le fila della Shochiku), che dopo le riprese finì per davvero tra le mani di Kawaguchi: si sposarono. 

Tre aziende dolciarie (World, Giant e Apollo) sono continuamente in conflitto tra di loro, soprattutto in ambito pubblicitario. Ma tra le fila della World il pubblicista Nishi nota per puro caso la tomboy Shima, mentre sorseggiava del caffè in un bar locale: instancabile tassista dai denti sporchi che ha come unica preoccupazione i suoi girini nell'acquario. Diventerà la nuova mascotte dell'azienda e sarà il biglietto da visita delle loro martellanti campagne pubblicitarie che susciteranno non pochi dubbi all'interno della sede aziendale, tra cui la fatica nelle vendite dei dolciumi... e la sensazione di Nishi dell'avere fatto il passo più lungo della sua vita, che comporterà anche il ritiro di Shima dai riflettori della dolciaria per passare a quelle delle case discografiche...

Illustrazione più che perfetta dell'americanizzazione del Giappone nell'immediato dopoguerra: il capitale conta più di qualsiasi cosa e bisogna competere con ogni mezzo possibile. La televisione, assieme alla stampa, diventano armi efficienti per svuotare le menti degli individui che ci circondano e tramutarli in delle macchine prive di anima... facilmente manovrabili non solo dalle grandi aziende, ma anche dal potere. Come ho già anticipato poco prima, brillano sopra tutti Nozoe e Kawaguchi: rispettivamente per la sua innocenza su una scacchiera molto più grande di lei, lui per il suo volersi liberare da questa trappola (dolce), ma che alla fine si arrende e rimarrà per avere un tetto sopra la testa, nello stile di Mattia Pascal... eccezionale anche in ambito fotografico, dai colori caldi ed accesi, ma soprattutto per la sequenza dell'accendino malfunzionante che simula i ritmi veloci delle fabbriche della World, ritmi che faticano a sopportare anche gli stessi lavoratori... completa il tutto l'atmosfera (tragi)comica della pellicola, da farci rimanere con il sorriso sulle labbra, sebbene il messaggio è attuale più che mai.


Ed un sorriso va' anche alla Arrow Video, che ha recuperato questa perla...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 26 gennaio 2023

La Sicurezza (The Security) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Cheuk Ang-Tong
Casa di produzione: New Force Film Production Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Patricia Chong
Eddie Chen
Lau Dan
Maria Chung
Nick Lam
Lung Tin-Sang
Hon Kong
Tam Chuen-Hing
Leung Hak-Shun
Mok Chui-Jan
Chan Suk-Chi
Chan Kam-Fai
Tam Chi-Hung
Fu Yuk-Lan
Ho Bik-Kin
Tsui Kwong-Lam
Ching Si-Cheun
Bai Lan
Leung Hung
Lee Siu-Leung
Lee Lung-Sang
Leung Git-Fong
Simon Yip
Thomas Tang
Wan Fat
Lam Tit-Ching
Chan Leung
Yuen Fai
Ng Kwok-Kin
Lau Fong-Sai
Lai Sau-Kit

ATTENZIONE: SPOILER!

Cheuk è uno di quei registi che navigano tra il mistero e tra i lost media, in quanto da HKMDB si viene a sapere che ha fatto solamente per quattro volte il regista: dopo quasi tre decenni lontano dai riflettori, è riapparso in un film drammatico del 2016 nel ruolo di uno dei presidi delle scuole nella città di Sha Tin. Anche il suo debutto sul grande schermo nel 1974, assieme ad altri due registi (Cecille Tong, Gong Tian-Mei) non fu visto da nessuno al porto profumato... in quanto oscurato e proiettato solamente nel 1987. 

Un poliziotto si è ridotto a fare la guardia giurata di un portavalori, dopo essere rimasto traumatizzato dal suo mestiere durante una retata: assieme ai suoi colleghi di lavoro affronteranno le mille peripezie di chi posa lo sguardo nei loro confronti, per niente amichevole... dopo una sparatoria che decima i suoi compari, il bottino della rapina viene perso; ma il capo della banda non demorde e decide di perseguitare l'unico sopravvissuto a tale scontro, ossia l'ex-poliziotto.

Sebbene non abbia nulla di interessante a livello fotografico, si lascia vedere (e neppure tanto bene) per il suo tono documentaristico nei confronti dei rischi che corrono ogni giorno le guardie giurate che proteggono i soldi di chi manda avanti l'economia del porto... soprattutto di aspettare che il proprio marito torni a casa con il denaro per mangiare, ma anche che torni senza un graffio. La pellicola colpisce spesso il fulcro della questione, soprattutto grazie ad un Eddie che brilla sopra tutti per come voglia tornare ad essere un poliziotto, ma è ancorato al mestiere di semplice guardia. Ed è grazie a lui che ci salviamo dalla noia, che gravita spesso nell'atmosfera del film: il ritmo manca del tutto in diverse scene, ma in altre ci farà scalpitare dalla sedia. Patricia cerca di ritagliarsi il suo ruolo di fidanzata, ma per una gran parte del film si farà odiare per i suoi continui litigi con Eddie... 


Nonostante le gravi assenze citate poco prima in ambito fotografico e nella sceneggiatura, la pellicola rientra nella parte più inesplorata della New Wave di Hong Kong, quella da vedere una singola volta e basta.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 15 gennaio 2023

Dita Pruriginose (Itchy Fingers) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Leung Po-Chi
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Richard Ng: Hsien
Cora Miao: Tina Chen
Roy Chiao Hung: Biggie
Lo Hoi-Pang: gestore della farmacia
Melvin Wong: Peter
John Woo: boss della triade su un camion
Fung Yun-Chuen: Liu
Johnny Koo: Tung
Ho Pak-Kwong: guardiano del magazzino
Wang Han-Chien: acquirente giapponese dei diamanti
Mama Hung: suocera dell'ispettore
Hoh Wan: il capo di Tung
Mars: scagnozzo di Liu
Hon Kong: impiegato del sig. Liu
Fong Yue: invitata alla festa sullo yacht

ATTENZIONE: SPOILER!

No, non è quello che state pensando: le dita hanno quel prurito per ben altri motivi... perché vogliono avere tra le mani un diamante in particolare. Il protagonista Richard, oltre ad avere scritto la sceneggiatura del film assieme a un'altra futura leggenda del cinema del porto (Wong Jing), aveva già militato come produttore e quasi immediatamente si cimenterà per la sola ed unica volta come regista ("Murder Must Foul", uscito nell'ottobre dello stesso anno). Completa il tutto la presenza del mitologico John Woo in un ruolo minore e del sig. Leung, fresco del suo debutto sul grande schermo nel 1976 con "Jumping Ash", uno dei films di maggiore incasso dell'epoca.

Biggie e Hsien hanno trascorso assieme l'infanzia, sono cresciuti assieme ed hanno preso strade diverse, il primo è diventato un ispettore ed il secondo un ladro. Tutt'oggi se le continuano a suonare e cantare: soprattutto Biggie ha il continuo desiderio di metterlo dietro le sbarre. Una volta rilasciato, dopo avere rifiutato di essere l'informatore di Biggie, viene incastrato da un gioielliere con l'aiuto della sig.rina Tina... e per dimostrare la propria innocenza (anche per rubare il celeberrimo diamante) finalmente poserà le armi e chiederà aiuto alla sua nemesi.

Assente ogni tipo di sbadiglio. Noia compresa. Per nulla pesante, si lascia vedere tranquillamente durante tutto il primo tempo: sketch a cascata capaci di avermi fatto rotolare dalle risate per tutto il soggiorno, memorabile quello dell'urina su un calice, allegramente bevuto dagli ospiti sullo yacht... inclusa la casa (viaggiante) del boss della triade ed il conseguente tamponamento di massa. Dal secondo tempo in poi l'atmosfera cambia quasi del tutto e lascia spazio alla tensione, soprattutto ai macchinari che utilizza Hsien per aggirare ogni dispositivo di sicurezza intorno al diamante, inclusa una tuta gonfiabile per volare nel caveau! Efficiente la interpretazione di Cora, che arduamente fa' da ponte tra la polizia ed il criminale in giacca e cravatta Fung, pungente nel suo ruolo di antagonista. Eccellente anche il montaggio, veloce e chiaro... ma in ambito fotografico non vi è nulla di interessante, assieme alla colonna sonora adattata dai films dei fratelli Hui.


In poche parole, se cercate un antidepressivo naturale... ripiegate su Leung e Richard, non perderete assolutamente il vostro tempo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 31 dicembre 2022

Casa a Hong Kong (Home at Hong Kong) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: King Hoi-Lam
Casa di produzione: Golden Harvest, Paragon Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Andy Lau: Alan Wong
Zhu Hai-Ling: Cheung Tin-Tin
Goo Ga-Lau: Erica
Ku Feng: zio Fu
Newton Lai: Li Kin-Fei
Isabella Kau: Ah-Hung
Ng Wui: lo zio di Tin
Chui Yi: la zia di Tin
Leung Hak-Shun: direttore dell'azienda di Anderson
Wong Hung: speculatore immobiliare
Lee Chuen-Sing: formatore dei venditori di cosmetici
Diego Swing: ospite al party di Erica
Eric Berman: Anderson
Pak Sha-Lik: spettatore all'incontro di boxe abusivo
Wong Chi-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Chan Ling-Wai: lottatore all'incontro di boxe abusivo
Pomson Shi: arbitro dell'incontro di boxe
Lui Tat: guardiano
Yat Boon-Chai: poliziotto
Luk Ying-Hong: poliziotto
Alric Ma: poliziotto
Chan Chi-Hung: direttore d'azienda

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo ed ultimo film della brevissima carriera cinematografica di un certo King Hoi-Lam, che dopo essere sparito nel nulla per tutto il decennio, è riapparso dietro le quinte nel 1993 come direttore della fotografia e produttore di un film ("A Wild Party") della famigerata terza categoria... per poi sparire di nuovo, ma definitivamente. Ci troviamo davanti a un giovanissimo Andy Lau, letteralmente agli albori della sua carriera (all'epoca aveva 22 anni) ed appena sbarcato sotto i riflettori del pubblico tramite una serie prodotta dalla TVB ("The Emissary") l'anno prima del film. Non mancano presenze come Isabella Kau, che l'anno prima arrivò seconda in classifica nel concorso di Miss Hong Kong... recentemente condannata per evasione fiscale.

Alan Wong è il tipico ragazzo hongkongese con il chiaro intento di tentare la scalata sociale a casa propria: scontento di lavorare come venditore in un'azienda di cosmetici, grazie all'aiuto dell'amante di un uomo d'affari straniero riesce a trovare posto all'interno di una agenzia immobiliare e si ricoprirà d'oro. Nel mentre, dalla Cina continentale una ragazza troverà rifugio al porto, grazie allo stesso Alan... ben presto dovrà fare i conti con la dura realtà dell'edilizia, che costringerà non pochi affaristi ad emigrare all'estero, cosa che Alan si rifiuterà categoricamente di fare. L'amante informerà la polizia che la ragazza è in realtà un'immigrata clandestina, cosa che costringerà sia lei che Alan a travestirsi da vietnamiti per fuggire da Hong Kong...

Satira ferocissima contro l'edilizia, qui mostrata come da sempre in acque torbide, che ragiona in base al profitto e non alla sicurezza degli immobili. Notevoli le emozioni che provano gli attori, in particolare Andy e Zhu (incluso un Ku Feng che espone, melodrammaticamente, la nostalgia per i tempi di Mao), dimostrando che bisogna lottare per inseguire i propri sogni... anche il non sapere a cosa si starà andando incontro per il sogno in questione. Istantanea dell'immigrazione in tale lembo di terra, da emarginati a sfruttati, oppure se tutto andrà bene integrati a metà nella società. Sebbene il film verso il finale diventi sempre più cupo e deprimente, rimane da vedere per come non sia cambiato quasi niente da allora... e per la sottotrama dedicata ad un aspirante pugile che verrà poi abbandonato dalla sua ragazza.


Parecchio lento nella sua esecuzione, ma alla fine il pubblico rispose bene alla denuncia politico/sociale alla Damiani: si segnalano ben 4,830,255 dollari (577.775 euro) incassati!

Altra opera che si colloca senza problemi nella New Wave del porto profumato, anche nella vostra personale videoteca.
Ci vediamo in un'altra recensione... e anche al prossimo anno, cari spettatori del blog!

[Giallorrido #6] La Pantera Rossa (Red Panther) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Kong Lung
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
James Yi Lui: Lei
Margaret Lee: Margret
Lee Din-Hing: dottor Chu
Chang Kuo-Chu: dottor Chu
Lawrence Cheng: Kiang
Chan Lap-Ban: madre di Lei
Hon Kong: addetto all'obitorio
Eric Yeung: medico legale Tse
Phillip Chan: ufficiale Chan
Dion Lam: On
Pak Man-Biu: padre di Kiang
Sai Gwa-Pau: tassista
Cheung Hei: ospite alla festa dello zio Loong
Chan Fung-Chi: zia Fung
Mama Hung: ospite alla festa dello zio Loong
Wang Han-Chien: impiegato del bar

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è orribile!)

Ma solo a me James sembra il cugino hongkongese di Nico Giraldi? No, perché il suo basco ed il suo vestiario lo fanno sembrare de Roma... e nun de Hong Kong. Quinto ed ultimo film diretto da un tale chiamato Kong Lung, che in tutta la sua blanda carriera ha fatto lo sceneggiatore solamente per due volte (in un suo film del 1981 e in "The Spy in the Palace" nello stesso anno), e da allora se ne sono perse le tracce. Lo stesso per la squadra di sceneggiatori della pellicola, che prima di tale film ne hanno scritto uno ai tempi d'oro di Bruce Lee ("The Escape", 1972). Anche chi ha distribuito tale orrore è parte integrante di esso, dato che abbiamo già visto come siano stati capaci di rovinare l'enorme potenziale di Danny Lee nel 1985...

La polizia è sulle tracce di un assassino che miete vittime con problemi di salute. Durante uno spettacolo, un'attore manda nel panico la platea: è ferito all'addome e le sue viscere penzolano... fortuna vuole che all'esibizione è presente l'agente Lei, che prende subito in incarico la faccenda. I suoi superiori faranno ulteriori pressioni su Lei per risolvere il caso, dato che a seguito della morte di una hostess di un bar, la stampa è sempre più in cerca di risposte... ed i sospetti ricadono sul suo medico curante Chu, che dopo essere stato in continua sorveglianza viene scagionato. Ma quando la madre di Lei sfiorerà la morte, l'agente sarà più vicino che mai alla risoluzione del caso...

Guazzabuglio incomprensibile. A tratti un horror, poi una squallida commedia erotica all'italiana, poi si ritorna a gravitare nel poliziesco, e di nuovo nella commedia... senza mai colpire il punto: essere uno slasher movie. Tsunami di squallore, incentrato quasi esclusivamente sulle "emorroidi" del protagonista (inclusa la nudità di sua moglie.......), che essendo affetto da tale condizione entra ed esce CONTINUAMENTE da un ospedale, ergo il colpevole ce lo aveva già davanti anche prima che iniziasse a spargere sangue! E buona fortuna nel vederlo con i sottotitoli in inglese... che sembrano scritti da un contadino kazako residente in India con passaporto neozelandese. Non c'era nemmeno il bisogno di rendere il film eccessivamente horror, perché invece di arrivare ai livelli di Bava, si arriva ai livelli sottomarini di quel Bianchi che avevamo conosciuto tempo fa' sul blog...

Per essere il suo addio al grande schermo, gli incassi non furono così male: ben 2,668,481 dollari (319.192 euro)... e nemmeno gli interpreti, sprecati dalla sceneggiatura del film.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 11 dicembre 2022

Bollettino Cinematografico #7: Seconda Dose di Piombo e Sangue dalla Yakuza

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo appuntamento... e di nuovo a tema yakuza! Siamo tornati con un'altra selezione di cinque proiett... ehm, pellicole poco note anche a livello occidentale. Alcune di queste provengono dal periodo in cui i "jitsuroku eiga" erano a un passo dal tramonto, ossia nel mezzo degli anni '80: la televisione stava già cominciando a digerire e a dare i natali al variety show più longevo in assoluto del Sol Levante (Waratte Iitomo!, in onda dal 1982 al 2014)... e trovavano ancora spazio serie d'azione come "Abunai Deka" (1985-86).
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L'Ultima Vera Yakuza, regia di Kosaku Yamashita, 1985.
Un uomo di Hiroshima, all'apice della WW2, decide di entrare nella yakuza e dovrà destreggiarsi tra tradimenti e violenze all'interno del suo clan.
Racconto autobiografico che tenta di scimmiottare l'inimitabile atmosfera jitsuroku di Fukasaku: tanti sbadigli... anche troppi. Ma per chi sarà capace di sopravvivere ad essi, è uno dei numerosi tentativi dei registi di allora di tenere a galla il genere (in agonia) degli yakuza eiga. Azione al minimo storico (non escludo che Fukasaku volle mandare a quel paese sul set il regista...), nel primo tempo si pensa che tutto il cast si stia preparando per una battaglia finale, ma alla fine si rivela essere uno sguardo più ravvicinato sui personaggi visti brevemente nel film... e termina con l'addio alla yakuza da parte del protagonista. Nonostante le notevoli pecche, la tensione impera ed anche i set che variano da epoca ad epoca fanno la loro figura...

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La Yakuza Crepacuore, regia di Masato Harada, 1987.
Un gangster, durante il suo lavoro, incontra per puro caso una sua amica d'infanzia... ed anche lei è immersa a 360 gradi nel mondo della malavita nipponica. Ed entrambi sono in mezzo ad uno scontro tra bande.
Guazzabuglio tra romanticismo e violenza al sapore di piombo, sapientemente ripianata dal pedale fisso sia sul freno che sull'acceleratore. Scopiazzato da quel "domani migliore" di Hong Kong, al culmine muoiono una ventina di persone nello stile di Woo... e velocemente. Il grigiume è arricchito dal tocco colorito della relazione per niente imbarazzante dei due protagonisti. Colore con cui il regista si diverte, tra scatti degni di Luc Besson ed un bianco e nero nello stile di Suzuki. 
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Truppe delle Tenebre, regia di Kazuhiko Yamaguchi, 1971.
Un membro caduto in disgrazia della yakuza viene rilasciato dal carcere otto anni dopo essere stato ingannato sull'omicidio del suo capo, ed ha sete di vendetta...
Divertimento nel primo tempo, serietà di ferro nel secondo. Gran peccato che il glaciale Tetsuro Tamba non abbia avuto modo di sviluppare il suo personaggio nel film... avrebbe dato un occhio di riguardo al trio di novellini nella yakuza capitanato da un Tsunehiko Watase, che cercano disperatamente un'anima gemella nei night clubs di Shinjuku. Sebbene graviti nella confusione più totale, vi consiglio di spegnere il cervello e di ascoltare oltre ai gemiti, la musica psichedelica dei The Mops...
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Il Ricatto è la Mia Vita, regia di Kinji Fukasaku, 1968.
Un ricattatore continua a scalare nella società per via del suo mestiere poco ortodosso. Pur di mantenere il suo alto tenore di vita in tale modo, la sua fortuna comincia a sparire quando mette le mani sui soci in affari di un potente boss della yakuza...
Fukasaku prima di essere Fukasaku. Fortemente contaminato dalla nouvelle vague francofona con numerosi "jump cuts", flashback e movimenti veloci della cinepresa, ha il pregio di non rallentare mai nel racconto della sua storia. Difficile dire chi sia l'antagonista, poiché come abbiamo già visto in "Cops vs Thugs" (1975) tutti sono implicati nella sopravvivenza in un Giappone corrotto... e il tutto è raccontato con una stravaganza nel guardaroba degli attori ed un umorismo nero nello stile di quell'Hanada di Suzuki, girato un anno prima. Il film in sé è pervaso dagli opposti, dal cinismo al romantico, dal divertimento alla spietatezza, e rimane perfettamente guardabile anche da chi è poco esperto del genere.

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Sangue per Sangue, regia di Yasuharu Hasebe, 1971.
Due famiglie della yakuza (Akiba e Shimura) hanno in pugno "K City", in continua espansione per la sua edilizia... e subito due famiglie di Tokyo vogliono una fetta dell'edilizia. Nel mentre, un boss rispettato degli Akiba (Jo Shishido) viene rilasciato dopo cinque anni dietro alle sbarre...
Tipico prodotto del genere yakuza della Nikkatsu, dove sia il sangue che i tradimenti sono all'ordine del giorno. Per i suoi contenuti dovrei scrivere una recensione a parte, poiché sono impressionanti! Nel finale, prevedibilissimo, si affonda l'acceleratore sul melodrammatico... e sull'azione a colpi di katana, oltre a lasciare sui pavimenti decine di corpi. Sull'acceleratore ci si fionda anche il leggendario Hajime Kaburagi, che ci regala una delle introduzioni più carismatiche nella storia degli yakuza eiga, oltre al vestiario di Shishido (t-shirt bianca, coperta elegantemente da un blazer con strisce bianche su sfondo grigio!) che agli occhi penetranti di un'altra leggenda quale Meiko Kaji puntati nei suoi confronti con una tristezza quasi poetica... anche quando Shishido parte, già malridotto, per il finale in questione.
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Anche questa volta il nostro appuntamento con voi giunge al termine: ma speriamo di rivederci al più presto per un'altra bolletta meno car... ehm, per un altro bollettino dalle parti più oscure del cinema mondiale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 1 dicembre 2022

Un Uomo dalla Pelle Dura - 1971

 
Anno: 1971
Regista: Franco Prosperi
Casa di produzione: White Mountain Films, Cinegai S.p.A.
Paese di produzione: Italia

CAST
Robert Blake: Teddy "Cherokee" Wilcox
Ernest Borgnine: capitano Perkins
Catherine Spaak: Claire Wilson
Gabriele Ferzetti: Tony La Monica
Tomas Milian: lo straniero
Orazio Orlando: Mike Durell
Renzo Ozzano: Klaus
Emilio Messina: Chink
Felicita Fanny: la fidanzata di Mike
Gianni Di Segni: Alan
Camille Keaton: la fidanzata di Teddy nel flashback

ATTENZIONE: SPOILER!

Come avete già notato dalla copertina dell'articolo, ci troviamo davanti al prototipo dello storico personaggio di Nico Giraldi: con la sola differenza che qui interpreta un hippie dall'aria oscura che potrebbe essere coinvolto nella trama... e anche Robert Blake non sarà da meno. Prosperi è un regista che non ne vuole proprio sapere della banalità nei suoi films, tanto da essere stato l'aiuto regista e lo sceneggiatore dei gialli marchiati Mario Bava. Accumulata abbastanza esperienza, nel 1966 debutta sul grande schermo con "Tecnica di un Omicidio" ma usando lo pseudonimo di Frank Shannon per farsi notare al pubblico straniero. La sua carriera nel genere poliziottesco è nota per l'avere usato un Ray Lovelock all'apice della sua notorietà in due sue opere che fecero storcere il naso alla censura dell'epoca, tra cui il "Pronto ad Uccidere" del 1976 e l'eccessivamente violento "La Settima Donna" del 1978 che ai tempi scatenò non molte polemiche per i suoi contenuti...

Teddy, un pugile di bassa lega, decide di fare i bagagli e si mette in cerca di una nuova opportunità. Durante il suo viaggio incontra un suo vecchio amico del college e lo porta a conoscere il suo nuovo manager del pugilato, Tony: entrambi diventano immediatamente amici. Ma prima che Teddy possa fare il suo primo incontro sul ring, Tony viene minacciato da ignoti... o il pugile perde, oppure lui morirà. Dopo avere provato qualunque cosa per sabotare l'incontro di Teddy, esso riuscirà a vincere; andrà su tutte le furie con il manager e deciderà di allontanarsi da lui... e verrà tolto di mezzo. Teddy diventerà di colpo il principale sospettato della vicenda e dovrà riuscire a trovare l'assassino per ripulire il suo nome dal fango.

Se la pelle di quell'uomo è dura, lo è anche il film stesso: in diverse scene si tramuta in un road movie, poi in un (soft) horror per i suoi omicidi, ed infine in un giallo puramente all'italiana nello stile del mentore del regista. Anche il linguaggio colorito dei protagonisti è il biglietto da visita del film. E se siete incuriositi dalla presenza di Tomas, mi basta dire che ruberà i riflettori con il suo linguaggio strambo (spoiler: senza ostacoli sulla lingua). Convincente la parte di Borgnine, più che determinato nel scoprire la verità e buono il carisma di Blake, presentato come un tipico accusato che non è privo di difetti. Nel complesso è tranquillamente passabile e rimane un'istantanea del New Mexico nei primi anni '70... completa l'offerta anche la colonna sonora a firma di Carlo Pes.



Franco è uno di quei registi ampiamente ignorati dalla critica e dal pubblico che ti spingono a curiosare ancora di più nella sua carriera... 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 30 novembre 2022

Sketch - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Wong Ching
Casa di produzione: Century Motion Picture & Distribution Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Newton Lai: ispettore Hank Chin
Stanley Fung: sergente Chung Ng
Wong Ching: Sing
Doris Law: Jun
Cheng Lei: Squirt
Lung Tin-Sang: "Pig Head"
Yau Pui-Ling: poliziotta
Ting Tung: abitante del villaggio
Cheung Sek-Aau: abitante del villaggio
Yat Boon-Chai: poliziotto
Sek Chung-Yuk: parrucchiere
Ng Leung: abitante del villaggio
Lau Chun: abitante del villaggio
Leung Hak-Shun: dottore
Lam Hak-Ming: infermiere
Luk Ying-Hong: poliziotto
Wong Chi-Wing: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Prima ed unica esperienza davanti e dietro la cinepresa di un altro veterano della Shaw, che non avendo un cast di rilievo e nemmeno il denaro necessario per sfondare... ci è parzialmente riuscito. Prodotta dalla casa che durante i primi anni '80 ha sfornato capolavori della "nouvelle vague" in salsa hongkongese da registi come Patrick Tam (Nomad, 1982) e Alex Cheung (Man on the Brink, 1981), ci troviamo davanti al suo ultimo prodotto distribuito nelle sale. Sulla carriera di Wong si conosce ben poco: da HKMDB veniamo a sapere che ha fatto per ben due volte il coreografo in due produzioni targate Shaw (Mobfix Patrol [1981] e Brothers From Walled City [1982]) e si è ritirato dai riflettori nel 2011, dopo avere accumulato ben 132 pellicole all'attivo.

La moglie di un ispettore viene minacciata da un misterioso serial killer, ma nessuno gli crede: e le cose si confonderanno ancora di più quando una gang locale terrorizzerà ancora di più la donna...

Poliziesco misto a giallo che ricorda pesantemente quel dispettoso ragazzino nella pellicola di Guido Zurli, ma qui moltiplicato e più minaccioso. L'aria che si respira nel villaggio in cui abita la coppia si fa' sempre più rarefatta, come una spirale diretta ad alta velocità verso inevitabili schizzi di sangue... che avverranno in grande quantità nel finale, sfortunatamente sbrigativo e prevedibile. Ne risente anche la colonna sonora del film, scopiazzata da altre pellicole dell'epoca, ma che in alcune scene riesce ad immagazzinare la tensione ed a garantire il cardiopalma. Ottimi anche gli attori, soprattutto nell'antagonista che raccoglie l'ombra del capobanda dal "Cops and Robbers" di quattro anni prima. Raramente esce dalla sua ombra, cruento ed inquietantemente efficiente nei suoi delitti... che da' un sapore piccante a questo piatto notevole, ma discreto. Discreto a causa dell'insistente vandalismo della gang, che non accenna a calmarsi dinnanzi alla presenza del misterioso assassino...


Discreta è l'opera, discreti furono gli incassi: ben 1,651,499 dollari (203.929 euro) in totale. Peccato siano irreperibili i sottotitoli in inglese, ma almeno una motivazione in più per apprendere il cantonese...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 19 novembre 2022

Troppo Giovane per Morire (Shinu ni wa Mada Hayai) - 1969

 
Anno: 1969
Regista: Kiyoshi Nishimura
Casa di produzione: Toho Company
Paese di produzione: Giappone

CAST
Toshio Kurosawa: uomo armato
Mako Midori: Yumiko
Koji Takahashi: Matsuoka
Kazuya Oguri: maestro
Chuzaburo Wakamiya: dottore
Tatsuyoshi Ehara: sposo
Nami Tamura: sposa
Shigeo Kato: poliziotto
Daigo Kusano: uomo cupo
Shigeki Ishida: tassista

ATTENZIONE: SPOILER!

Compagno di classe del fratello maggiore di Yujiro Ishihara (Shintaro), fu uno dei direttori più creativi che aveva la Toho. Qui al debutto sul grande schermo, si fece notare subito per il martellante jazz nei suoi films e per la sua direzione a getto continuo di serie televisive (per un certo periodo con il soprannome di "Yusai Ito"), verso il 1987 finì in manette per avere usato segretamente una telecamera all'interno di un bagno pubblico per donne: l'accanimento mediatico nei suoi confronti fu talmente enorme che quasi ogni offerta di lavoro dal mondo dello spettacolo gli fu respinta... e si tolse la vita all'età di 61 anni nel 1993.

Una giovane coppia posteggia in un bar, non senza prima udire alla radio che un pericoloso delinquente è ricercato nella zona. Giunge al bar anche un agente di polizia, che verrà subito freddato da un colpo di pistola da un ragazzo seduto al bancone: la situazione precipita rapidamente e prende in ostaggio i clienti. Ore dopo verrà freddato a sua volta da una persona baffuta seduta al bancone, che si rivelerà essere il vero criminale.

Girato quasi del tutto all'interno di un ampio spazio, faticherete a staccare i vostri occhi dallo schermo. L'atmosfera è pervasa dal sentimento che tutti gli ostaggi riusciranno ad uscire da questo piccolo inferno: troppo giovani per passare a miglior vita, esattamente come recita il titolo della pellicola. Colmo di intrecci e di colpi di scena capaci di impallidire Hitchcock, inevitabilmente saranno versati litri di pomodoro, ma al momento giusto. Antenato di quel pomeriggio all'americana, con un Toshio straordinariamente isterico nel suo ruolo da antagonista... e scommetto che all'uscita nelle sale nessuno spettatore avrà abbandonato la visione.

Morale? Portatevi dietro il vostro Shinichi Chiba al bar che frequentate di solito, se nella zona in cui siete è affollata di posti di blocco...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 7 novembre 2022

L'Assassino Persegue (Murderer Pursues) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Wang Chung
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Lee: Ah Shen
Ray Lui: Ruan Da-Chang/Yuan Tat-Chung
Lam Shung-Ching: Ah Ma
Lung Tin-Sang: Li Shao
Parkman Wong: Ah Hu
Kent Cheng: zio Su
Wong Ching: Hei Chiang
Edwin Tsui: ispettore Ma
Wong Siu-Ming: Grande Fratello vietnamita
Wong Ching-Ho: zio Chiu
Stephen Chan Yung: rifugiato vietnamita
Ngai Tim-Choi: guardiano del campo profughi
Wan Seung-Lam: Crazy Ming
Lam Wai: farabutto al campo da basket
Yat Boon-Chai: poliziotto
Luk Ying-Hong: poliziotto
Chan Ng-Lung: rifugiato vietnamita
Yeung Kim-Man: rifugiato vietnamita
Dang Tak-Ming: rifugiato vietnamita
Sherman Wong: detective

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo lavoro su grande schermo dell'attore e regista Wang Chung, qui ancora militante nella casa dei fratelli Shaw. Trattasi di uno degli ultimi ruoli da antagonista del mitologico Danny Lee, che qui interpreta il capobanda di una gang di sino-vietnamiti assieme ad altri futuri, nemmeno a dirlo apposta, registi come Parkman Wong (che dirigerà lo stesso Lee in "Final Justice" nel 1988) e il cattivissimo Wong Ching (che nel 1983 dirigerà il suo primo ed unico film: "Sketch").

Cinque rifugiati vietnamiti in un campo a Macao vivono la loro quotidianità, tra l'essere continuamente minacciati e derisi da un'altra gang e il capire quanto sia dura una vita simile. Una notte, il capobanda dei rifugiati (Danny Lee) decide di vendicarsi duramente nei confronti dell'altro capo, infilzandolo con un tubo al collo: morto sul colpo. I cinque membri decidono di fuggire a Hong Kong e si avviano alla delinquenza, ma uno di loro (Ray Lui) decide di uscirne pulito e diventa un poliziotto per dare una mano a suo zio (Kent Cheng). Nel mentre, una persona in particolare viene scarcerata (Wong Ching) ed ha intenzione di vendicare la morte del capo, togliendo sadicamente di mezzo uno ad uno i responsabili. 

Ispirato ai celeberrimi "Dieci Piccoli Indiani" di Agatha Christie, tipico film d'azione pre-confezionato dalla Shaw che riesce a emergere con successo dalla media del genere poliziesco. Girato e montato velocemente, non delude mai nella sua tensione: ogni singolo membro della gang vietnamita ha continuamente nel mirino Ray... e nemmeno nello sconvolgere lo spettatore nelle scene in cui è presente Ching, che con le sue torture ricalcano crudelmente l'italianissimo giallo alla Mario Bava. Giallo che viene omaggiato di nuovo nel finale, con una musica presa dal nostrano Luciano Michelini. Sparatorie, scazzottate e litri di pomodoro versati completano l'offerta del film. Sebbene Danny interpreti un ruolo da antagonista, decolla per il suo atteggiamento da uomo d'onore della vecchia malavita che protegge i suoi compagni; e nella stessa pista dell'aeroporto decolla anche Ray per la sua pistola svelta e precisa che mantiene alto il mestiere del poliziotto.

Morale? Ampliate la vostra videoteca personale per le ultime opere, prodotte in agonia, dalla Shaw... potreste capitare in perle dimenticate come quest'ultima.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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