sabato 16 aprile 2022

[Flopiziesco #21] Girl Boss Detective: Dirty Mary (Sukeban Deka: Daati Marii) - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Yasuharu Hasebe
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hitomi Azusa: Mary
Junko Miyashita: sig.ra Takasaki
Nagatoshi Sakamoto: Takasaki
Yuri Yamashina: Kazuyo Takeuchi
Jiro Kawarazaki: Ohsawa
Keiko Aikawa: Chie Kawada
Sumiko Minami: Kaoru Kitami
Tatsuya Hamaguchi: Kazuo Sakai
Akira Takahashi: Kimura
Hiroshi Cho: Yamamoto
Mio Aikawa: Junko Ito
Ai Yoshino: Hiromi Asano
Akiko Yoshii: casalinga nel complesso residenziale

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Trattasi dell'ultima pellicola "pulita" di Hasebe, prima di gettarsi nel mare di fango quale era il genere "roman porno". Autore di un classico dei films d'azione del Sol Levante, quale è "Savage Wolf Pack" del 1969, che inspiegabilmente trovò il suo posto anche nei cinema italiani con il titolo di "Giovani Violenti e Spietati". Ci tengo a dire che durante la visione del film ho consumato l'equivalente del fabbisogno energetico di un villaggio norvegese su un isola, pur di placare i miei costanti sbadigli...

Mary è sulle tracce di un uomo (Kazuo Sakai) che ricatta le sue vittime con fotografie compromettenti. Presto anche l'investigatrice finirà nei suoi rullini...

Inutile dire che è una copia a basso costo del famosissimo "Dirty Harry", che ha ridefinito i canoni di un genere con l'azione... qui quasi del tutto assente. E assente è anche il motivo di esistere di tale pellicola. Le uniche scene d'azione presenti sono inseguimenti e una esplosione al termine del film, ed entrambi mancano di stupore: tanto da intaccare anche i personaggi, protagonista compresa. Junko non è una poliziotta imparentata con la Marvel, e nemmeno impaurita dalla propria ombra, ergo tale intreccio la rende silenziosa e indifferente con i suoi colleghi... rappresentati come arroganti. Le emozioni stanno al gioco quanto Jim Carrey in un giallo firmato da Mario Bava.

Non ho trovato nemmeno altre foto da aggiungere nell'articolo, in quanto è talmente raro che persino nella sua madrepatria è sconosciuto... oblio meritato.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 14 aprile 2022

Il Mostro - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Luigi Zampa
Casa di produzione: Alex Cinematografica, UTI Produzioni Associate, S.G.M. Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Johnny Dorelli: Valerio Barigozzi
Sydne Rome: Dina
Renzo Palmer: Baruffi
Yves Beneyton: Giorgio Mesca
Enzo Santaniello: Luca Barigozzi
Gianrico Tedeschi: nonno Gustavo
Orazio Orlando: commissario Pisani
Angelica Ippolito: Anna Barigozzi
Henning Schluter: Nicola Mesca
Renato Scarpa: Livraghi

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando il giallo si tinge di bianco e nero, ma su carta. Carta su cui puoi scrivere ogni fesseria che vuoi, indifferentemente dalla tua ideologia politica o dalla tua capacità di vedere il globo: a detta del sig. Zampa, il mestiere del giornalista non conosce il senso della vergogna. Ma prima di pronunciarmi in merito alla pellicola, è doveroso esclamare che il sig. Luigi fu un attivo veterano del nostrano neorealismo. Si ricorda quello che è forse il suo film più riuscito, "Processo alla Città" datato 1952, con tanto di soggetto firmato da un noto specialista dei drammi politici: Francesco Rosi. Nella sua longeva carriera, riuscì a scatenare numerose polemiche per i contenuti satirici e grotteschi, soprattutto per la trilogia dedicata al fascismo ("Anni Difficili", 1948; "Anni Facili", 1953; "L'Arte di Arrangiarsi", 1955) e per la sua spudoratezza nei confronti della Sardegna nel suo film più controverso in assoluto ("Una Questione d'Onore", 1965). Fu grazie al sig. Zampa che Alberto Sordi divenne sempre più noto in Italia come medico ("Il Medico della Mutua", 1968) e come vigile ("Il Vigile", 1960). 

Barigozzi è un giornalista di basso rango. Nella redazione della Tribuna Sera, in cui lavora, ha la sua scrivania a poca distanza dal bagno. Litiga quasi spesso con sua moglie e ha un figlio che assiste ai suoi "insegnamenti" su come affrontare la vita quotidiana. Caso vuole che un giorno, nella corrispondenza della Tribuna, riceve una lettera da un serial killer... che usufruisce di un martello per mietere le sue vittime. Decide di sfruttarla a suo vantaggio, assieme alle altre lettere del killer, per accrescere la sua popolarità e la sua economia personale. L'assassino si nasconde tra le quattro mura di casa sua...

L'atmosfera che si respira nella pellicola è surreale: commedia mista a satira ferocissima sul giornalismo dell'epoca, che oltre ai costumi e ai mezzi di allora, non è assolutamente cambiato. Ci troviamo davanti a un ibrido tra i drammi politici alla Volonté e agli slasher movies alla Mario Bava, con una nota musicale firmata memorabilmente da Ennio Morricone, dove il terrorismo non è raffigurato solo tra attentati e minacce, ma anche sul continuo martellare su una figura negativa per suscitare panico, sensazionalismo e intrattenimento. Null'altro. E' la caricatura di un'Italia che crede ciecamente alla propaganda della propria stampa, rea di aver scatenato danni incalcolabili a cose e persone, ma indispensabile per promuovere le agende politiche dei partiti politici di allora e riempire di inchiostro i vuoti dei giornali scandalistici. Tragicomicamente perfetta e ahimè, ancora attuale. Inutile dire che Dorelli interpreta, immensamente, la tipica persona che si vende ad altri per un piatto di lenticchie, in tutte le sue sfumature: familiari, pubbliche, personali... e anche caratteriali! Vi è bisogno di illustrare anche l'affidabilità di Renzo e di Orazio, quest'ultimo in uno dei suoi pochi ruoli seri?


Il giornalismo è una professione che, purtroppo, conta sulle dita di una mano i suoi professionisti, costretti a lavorare in un vuoto di idee e di dignità.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 10 aprile 2022

Serenata al Chiaro di Luna (Setouchi Munraito Serenade) - 1997

 
Anno: 1997
Regista: Masahiro Shinoda
Casa di produzione: Pony Canyon, Shochiku
Paese di produzione: Giappone

CAST
Kyozo Nagatsuka: Koichi
Hideyuki Kasahara: Onda Keita, giovane
Jun Toba: Koji
Shima Iwashita: Fuji
Hinano Yoshikawa: Yukiko
Michiko Hada: Komachi
Junji Takada: commerciante in nero
Sayuri Kawauchi: Onda Hideko
Takashi Tsumura: interprete
Kimiko Yo: donna truffatrice

ATTENZIONE: SPOILER!

Il terzultimo lavoro sul grande schermo di quello che è stato uno dei maggiori esponenti della "noberu bagu" nipponica, nonché apprendista del leggendario Yasujiro Ozu (autore di "Tokyo Monogatari" [1953], istantanea dell'occidentalizzazione del Sol Levante appena dopo il secondo conflitto mondiale) e figura di rilievo anche nella "noberu bagu" della Shochiku (dove si sono fatti le ossa registi come Nagisa Oshima e Yoshishige Yoshida). Che ci crediate o meno, è ancora vivo ed ha 91 anni... e la morte lo teme ancora. Considerabile come l'Henri Verneuil del Sol Levante, data la sua presenza in diversi generi (yakuza e samurai movies), lasciò anche lui la Shochiku per fondare una sua propria casa sugli stessi passi del sig. Oshima, la Hyogensha.


Flashback su un viaggio di un giornalista da giovine, nel mentre è impegnato a riassumere i fatti avvenuti durante il tragico terremoto di Kobe (1995). La sua famiglia, all'indomani del secondo dopoguerra, fece una gita in barca da Awaji a Beppu per seppellire le ceneri di suo fratello maggiore. Il ragazzo, durante il viaggio, prova a convincere suo fratello a non andarsene. Incontra anche una serie di personaggi, in cui vi spicca un commerciante che, come il fratello maggiore, afferma che i "nuovi modi" possono solo avvantaggiarlo e lavorare contro il padre dei ragazzi, fortemente severo e tradizionalista.


Miele. Miele per gli occhi. Miele per le orecchie, e da qui il titolo del film: dalla famigerata "Serenata al Chiaro di Luna" di Glenn Miller (uno dei simboli dell'occupazione statunitense del Giappone) alle canzoni popolari made in Japan. Miscela esplosiva di emozioni in quasi due ore di durata, dai cinefili che proiettavano illegalmente films all'insegnante che è andato fuori di sé per i suoi studenti, defunti come soldati in guerra. La nitroglicerina si è sentita anche nel ruolo del commerciante, interpretato da un poliedrico Junji Takada! Commistione riuscitissima tra commedia e dramma, ai livelli di quel Mario Monicelli in "Un Borghese Piccolo Piccolo" (1977), ed evitate di abbandonare il film all'introduzione... potreste perdervi una gemma che capita ogni 100 anni. Potreste perdervi una strepitosa citazione al "Casablanca" di Curtiz...


Mai approdato nei cinema italiani, e quando lo farà i riflettori saranno obbligatori...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 9 aprile 2022

Il Sottobosco del (Cine)fumetto: Il serial cinematografico di Batman(1943)

 

D.C  #27, la prima storica apparizione del Batman.




Ben ritrovati cari lettori(o benvenuti ai nuovi culturi), dopo un lungo periodo di inattività(ma dove comunque siete stati lasciati in buone mani! Un grande grazie ai colleghi), ho finalmente deciso di tornare all'opera sul Sottobosco del Cinema, stavolta con un nuovo "format" o se vogliamo rubrica, di cui però non ho ancora programmato del tutto.

In questa nuova rubrica, parleremo di fumetti al cinema, dagli albori fino ad oggi.

Tuttavia, i lettori più vecchi del Sottobosco, ricordaranno sicuramente che del Cavaliere di Gotham ne abbiamo già trattato molto tempo fa, 2 anni (quasi) esatti.

Prima di passare al nostro argomento preferito, ovvero il cinema, iniziamo con la storia editoriale del personaggio in questione, anche se così facendo entriamo nel mondo del fumetto americano anni 30, ma comunque.

Per questa rubrica quindi, forse sarebbe meglio chiamarsi "Il Sottobosco del Fumetto" .







LA NASCITA DI BATMAN-


Correva l'anno 1938, quando nelle edicole statunitensi esce un nuovo fumetto, chiamato Action Comics, questo  nuovo fumetto ha come copertina un uomo che solleva una macchina senza fatica, calzamaglia blu/azzurra, mantello rosso e una S sul petto, questo personaggio è nato dalla mente dello scritto Jerry Siegel e dalla matita di Joe Shuster, praticamente è un super uomo, è Superman

Con Superman ha inizio un nuovo genere nel mondo del fumetto, il genere super-eroistico(sebbene anche prima fossero stati pubblicati alcuni personaggio che possono rientrare nel genere, ma non erano dodati di poteri).

Questo nuovo personaggio ha un ottimo successo di critica e pubblico, l'editore ha le idee chiare, la National Comics(la futura DC Comics) vuole altri personaggi simil-Superman, si presente un giovane disegnatore all'appello, un giovane chiamato Robert Kahn, meglio conosciuto come Robert Bob Kane, quest'ultimo ha un idea in mente, un eroe in una calzamaglia rossa e che riesce a "volare" e planare con delle simil-ali meccaniche(ispirate da un disegno di Da Vinci), il personaggio viene chiamato Batman, ma ancora non è quello che poi sarà amato da molti.

Il primo design del personaggio, non molto oscuro-


Bob Kane ha già in mente il tutto, ma sarà solo con l'arrivo di un altro giovane fumettista, Milton "Bill" Finger che il personaggio riceverà il suo look definitivo, calzamaglia grigia, mantello nero, guanti viola e una maschera a forma di pipistrello, questo è il look che i lettori del 39 si trovano sulla front page di  Detective Comics #27(la foto come copertina del post).

Inutile dire che il personaggio avrà un successo senza pari(forse quasi più di Superman stesso), ancora oggi, dopo più di 80 anni è pubblicato.

Naturalmente, sono molti gli autori e disegnatori che andrebbero citati se si parla di Batman, ma qui non è luogo adatto per parlarne(magari, un giorno, quando il Sottobosco del Fumetto sarà realtà).



IL CAVALIERE OSCURO AL CINEMA-

 


Chiaro che anche la settima arte fosse interessata a nuovi soggetti e storie da portare sullo schermo, come abbiamo detto molte volte in passato del resto.

Non  è da stupirsi che già nel 1943, quattro anni  dopo la nascita su carta del personaggio, Bruce Wayne/Batman debutta al cinema. Andiamo tuttavia con calma....

 

 



BATMAN

1943 

-Serial di 15 puntate-



Anno: 1943(uscita originale)

Regista: H.  Hillyer

Paese di Produzione: USA

Casa di Produzione/Distribuzione: Columbia Pictures

Stato: Visibile 

Durata: 260 minuti(divisi in vari episodi)

Lingua: Sonoro, inglese

Colore: Bianco e nero

-Se ne contano due versioni, una censurata e una senza censure 

CAST

Lewis Wilson: Bruce/Batman 

D. Croft: Richard "Dick"/Robin

J, Naish: Dr. Tito Daka/Principe Daka

S. Patterson: L. Page

C. Wilson: Il Capitano della polizia Arnold(non viene accreditato nei titoli)

William Austin: Alfred(non viene accreditato nei titoli)







In questa avventura il cavaliere di Gotham dovrà vedersela con una spia giapponese, evitando che il diabolico uomo trasformi la gente in "zombie"/schiavi, al servizio dell'Impero del Sol Levante. 


Ed eccolo, il primo Batman su schermo!

 


Ora, dobbiamo precisare un paio di cose riguardo questo prima versione di Batman su schermo, all'uscita del serial, l'America era impegnata nella WWII, quindi è ovvio che lungo tutta la durata della serie, ci siano messaggi anti-nazisti e in questo caso, sopratutto anti-giapponesi e pro americani. 

Batman soffrì anche (come del resto quasi tutti i serial del tempo) di un budget molto limitato, probabile motivo per il quale il Dinamico Duo non utilizzerà mai la famosa Bat-mobile, optando per una comune auto nera, sia quando indossano i costumi, sia quando sono in abiti civili, questa prima iterazione su schermo però, è degna di nota anche per aver aggiunto la Bat-Cave(in italiano Bat-Caverna) sotto villa Wayne, elemento che sarà successivamente, aggiunto  (in maniera migliorata e definitiva) anche nelle avventure a fumetti di Batman e Robin.

Batman nella Bat-Cave(in origine essa conteneva solo una sedia, una scrivania e un archivio,
non vi era elettricità, a far luce veniva usata una candela. 


E' bene però evidenziare anche alcune differenze col fumetto di origine, ad esempio, in questo serial, Batman e Robin sono due agenti governativi, questo cambiamento è duvuto alla censura dell'epoca, che non avrebbe permesso a Batman di essere un vigialante e farsi giustizia da solo.

 Il capitano Arnold è a tutti gli effetti il James "Jim" Gordon del fumetto, non è tuttavia chiaro il motivo per il quale si scelse di cambiare il nome, la città in cui si svolge l'avventura del Duo non è più Gotham City, che sostanzialmente  è la versione DC di New York, ma è Los Angeles(o almeno così appare scritto in una scena).

Il villain per eccellenza, l'alleato e spia per conto dei giapponesi, il Dr. Tito Daka/Principe Daka, non esiste nel fumetto, ma è un personaggio inedito. 


-Fine, ma Continua-




...Nella prossima puntata, ci occuperemo dell'altro serial dedicato al cavaliere di Gotham, Batman And Robin del 1949...


sabato 2 aprile 2022

Niente Più Fumetti (Komikku Zasshi Nanka Iranai!) - 1986

 
Anno: 1986
Regista: Yojiro Takita
Casa di produzione: Kitty Films, M&R Films, New Century
Paese di produzione: Giappone

CAST
Yuya Uchida: Toshiaki Kinameri
Yumi Aso: fidanzata
Takeshi Kitano: polizia
Hiromi Go: gigolò
Rikiya Yasuoka: uomo al bar
Tsurutaro Kataoka: gigolò
Kazuyoshi Miura: sé stesso
Seiko Matsuda: sé stessa
Yoshio Harada: produttore
Hosei Komatsu: ospite di uno show
Yuichi Minato: gigolò
Masaru Nashimoto: giornalista
Kaoru Oda: giornalista televisivo
Fujio Tokita: polizia
Taiji Tonoyama: il vecchio della porta accanto

ATTENZIONE: SPOILER!

Esercito di attori sia davanti che dietro alle telecamere, inclusi presentatori televisivi dell'epoca nel pieno del loro lavoro, davanti a tali videocamere. Prima pellicola classificabile come seria nella carriera del sig. Yojiro, che precedentemente militava nelle file dell'ormai oscena Nikkatsu (dal 1971 in poi ha deciso di spalancare le sue finestre e scaraventare fuori il cinema di genere, per poi accogliere un unico genere conosciuto per la sua assenza di pudore: il malefico "roman porno"...) e nel 2009 riuscì ad ottenere l'Oscar per il miglior film straniero, denominato "Okuribito" (Partenze), stabilendo inconsapevolmente anche un record nazionale, dato che fu la prima volta che il Giappone lo vinse (sin dalla sua creazione nel 1957). Il quotidiano Yomiuri Shimbun descrisse di seguito l'atmosfera che si respira nei suoi films: <<una calorosa tenerezza, che riflette la sua personalità brillante ed ottimista>>.


Kinameri è un giornalista di discreto successo, lavora in una rivista di gossip e il dare la caccia alle celebrità è il suo pane quotidiano, riportando alcuni sprazzi delle loro vite private al suo giornale. In cerca del grande scoop, troverà altro pane per i suoi denti con un uomo d'affari locale barricato in casa propria...



Istantanea di cosa era il giornalismo ieri e anche oggi: importanza sul pettegolezzo e inesistente serietà su notizie di cronaca nera (memorabile la sua ricostruzione diffamatoria nei confronti di una 14enne assassinata, dove si spinge addirittura ad insinuare che si sarebbe prostituita per intimare altre sue coetanee ad intraprendere tale pratica). Kinameri disprezza il suo lavoro, ma eppure è costretto a farlo per avere un tetto sopra la sua testa, nonostante lui si sia laureato in scienze politiche in una università prestigiosa... ed è costretto ad essere relegato ad uno show notturno, causa popolarità in netta discesa, dove avrà la (s)fortuna di sguazzare in luoghi loschi come strip club, ritrovi della yakuza mascherati da snack bar e sul set di un film porno. Caccia alle celebrità in cui Kinameri, inconsapevolmente, lo diventa per il suo carattere. Riceve lettere e telefonate dai suoi "fans" che lo lodano e lo rimproverano per non essersi spinto più in là... che a loro volta spingono Kinameri in un vortice di depressione e sensi di colpa. Satira ferocissima e priva di pietà nel mondo (disperato) del giornalismo, che espone le solite minestre riscaldate dei grandi media su cose banalissime, attuale più che mai nei giorni nostri.


Ritratto ad eterna memoria del mestiere gerarchico del giornalista... sciacallaggio e menzogne.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 24 marzo 2022

Sbrigati, Sbrigati (Deprisa, Deprisa) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Carlos Saura
Casa di produzione: Elìas Querejeta Producciones Cinematograficas, Les Films Molière
Paese di produzione: Spagna, Francia

CAST
José Antonio Valdelomar Gonzalez: Pablo
Berta Socuéllamos Zarco: Angela
Jesus Arias Aranzueque: Meca
José Maria Hervàs Roldan: El Sebas
Maria del Mar Serrano: Maria
Consuelo Pascual: Abuela
Yves Barsacq: Luis
Suzy Hannier: Martita

ATTENZIONE: SPOILER!

Mai mi stancherò di ribadirlo in eterno: il genere quinqui fu l'istantanea di una Spagna stremata e desiderosa di democrazia, dopo gli anni bui del franchismo... e tra queste istantanee ve n'è una che silenziosamente riesce a farsi capire tramite dei gesti. Il sig. Saura, già conosciuto nella penisola iberica per il suo neorealismo e per eludere la censura del regime franchista (La Caza del 1966 fu il suo passaporto per farsi conoscere anche al di fuori della Spagna, ossia un thriller basato su tre veterani della guerra civile spagnola che si incontrano durante una battuta di caccia... e la situazione degenera), ma che appena dopo il rilascio di tale pellicola, nel 1981 fu consacrato mondialmente per la sua trilogia dedicata al Flamenco (Bodas de Sangre, Carmen e El Amor Brujo), di cui provò a commistionare i ritmi e le musiche in questo drammatico manifesto politico di inizio anni '80.


Un gruppo di amici tossicodipendenti emarginati dalla società (Pablo, Angela, Meca ed El Sebas), decidono di rubare un auto per fuggire dalla periferia di Madrid. Si susseguiranno rapine a mano armata a portavalori, benzinai e banche per racimolare denaro per continuare la loro vita di assuefazione da droghe. La polizia seguirà la loro scia di piombo e sangue...



Ogni dettaglio che vedrete nella pellicola è esistita realmente. Persone comprese. Al di fuori dai riflettori, una di queste persone (José Antonio Gonzalez) è passata a miglior vita undici anni dopo a causa di una overdose, all'interno del carcere di Carabanchel... il resto del cast è non professionista, in quanto il regista li scelse nel quartiere di Villaverde, nella capitale spagnola. Dialoghi ridotti al minimo sindacale, ergo si dialoga con i gesti, che saranno un vantaggio decisivo per la colonna sonora (deliziosamente orchestrata da coloriti gruppi musicali quali i "Los Chunguitos" e da artisti come "Cappuccino" e "La Marelu"): capace di guidarti nell'atmosfera ritmica del film, mettendo da parte la recitazione, seppur sconvolgente e poliedrica! La denuncia alla Damiani riesce per la sua corrispondenza chiarissima... la povertà è l'anticamera del crimine, e la povertà affonda le sue radici nel lusso: ogni singolo cittadino è responsabile di tutto ciò. E niente spazio al sentimentalismo... sebbene sia presente la storia d'amore tra Pablo ed Angela.


Su dei costi di produzione non da poco (36.000.000 di pesetas, ossia 216.000 euro), la pellicola riuscì a sfondare i botteghini con ben 167.162.731 pesetas (1.004.668 euro)!

Nonostante l'enorme successo nelle sale di proiezione e le pesanti critiche dal quotidiano conservatore ABC (che accusò Saura di pagare gli attori in droga per evitare che abbandonassero le riprese; accusa confermata da Enrique San Francisco in un'intervista su El Comercio nel 2014), la pellicola ha colpito il bersaglio: la povertà e la droga creano pane per la malavita e i suoi continui ricatti nei confronti di tali persone.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 14 marzo 2022

I Cacciatori (Οι κυνηγοί) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Theo Angelopoulos
Paese di produzione: Grecia

CAST
Vangelis Kazan: Sawas
Eva Kotamanidou: moglie del generale
Giorgos Danis: Yannis Diamantis
Mairi Hronopoulou: sig.ra Diamantis
Ilias Stamatiou: Antonis Papadopoulos
Betty Valassi: moglie di Sawas
Aliki Georgouli: sig.ra Papadopoulos
Nikos Kouros: il generale
Stratos Pahis: Giorgos Fantakis
Dimitris Kaberidis: Yannis
Christoforos Nezer: il politico
Takis Doukakos: capo della polizia militare

ATTENZIONE: SPOILER!

E' possibile che il cadavere di un militante socialista possa dare il via a un analisi storica sulla Grecia dei colonnelli talmente intensa che farebbe impallidire anche il sig. Barbero? Ultima pellicola di una trilogia interamente dedicata ai governi che si sono susseguiti in Grecia, ed interamente intrisa di ipnotismo: nonché il principale cavallo di Troia di Angelopoulos, capace di attirare i cinefili più affamati come il sottoscritto e di farli assistere a 360 gradi in ogni sua singola storia raccontata sul grande schermo. Non a caso il maestro del noir all'americana, Martin Scorsese, definì i suoi films come "ipnotici, travolgenti e profondamente emotivi"... 

Capodanno del 1976. Un gruppo di cacciatori dell'alta borghesia, su un'isola greca, si imbattono in un cadavere sepolto nella neve e perfettamente conservato dal freddo. L'uniforme che indossa è molto familiare: si tratta di un partigiano morto durante la guerra civile greca del 1949. Trasferito in un obitorio, per i cacciatori inizia un lungo cammino per affrontare i loro peccati. Ogni membro del gruppo vede quel cadavere su una bara improvvisata, costringendoli a capitolare per le loro azioni dopo l'omonima guerra civile; venendo così condannati alla propria esecuzione dai partigiani. Aprono gli occhi e si scopre che era un incubo collettivo causato dal partigiano, che in seguito verrà seppellito con tutti gli onori... assieme alle colpe di quei cacciatori.

Il sequel di "La Recita" del 1975, degno di essere definito tale. Viaggio da lasciare a bocca spalancata anche per lo stile visivo del regista, rigorosamente un andirivieni dal passato al presente, anche nella stessa inquadratura! Ci troviamo davanti a una surreale istantanea della Grecia nell'immediato dopoguerra ed a quella degli anni '70... anch'essa appena uscita dal periodo buio dei colonnelli. Satira ferocissima sulle colpe, sulla negazione, sulla confusione e sul continuo autoinganno dei personaggi della pellicola. Come sulla plastilina, il sig. Theo modella il passato con il presente, e noi lo facciamo con il rimodellare il presente, in base ai nostri ricordi del passato. Nel mezzo alla serietà imperante della pellicola, l'umorismo trova il suo modo per coinvolgere lo spettatore... seppur cupo.


Assicuratevi una teca apposita per la celluloide in questione: difficile per il suo tema, ma estremamente gratificante per il messaggio finale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 26 febbraio 2022

Nessun Compromesso (No Compromise) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Billy Chan
Casa di produzione: Sanhe Film Company
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Lee: capitano Lee Ta-Wei
Carol Cheng: Jenny Lee
Lam Wai: Liu Da-Chuen
Pauline Wong: Lily Liu
Ken Lo: Kwong
Wu Ma: Tony
Kam Hing-Yin: dottore della clinica
Stephen Tsang: tassista
Billy Lau: sig. Chan
Mary Hon: dottor Ho
Shing Fui-On: ladro
Wong Wai-Tong: Ting
Chiu Jun-Chiu: Wai
Louis Cheung: Lee Ying-Kit
Money Lo: Millie Pang
Chan Ging-Chi: gangster

ATTENZIONE: SPOILER!

Siete stanchi delle solite commedie hongkongesi, intrise di personaggi da cartone animato e di violenza talmente eccessiva da suscitare ilarità? Il Maurizio Merli di Hong Kong può essere per voi, ancora una volta, il faro lampeggiante in questo buio: ispirato ai drammi politico/sociali alla "Long Arm of the Law" (dato che è sulle tracce di due criminali della Cina continentale) e al suo solito ruolo di poliziotto dalla pistola facile e precisa. Tassello importante per la sua carriera, in quanto l'anno dopo si farà conoscere internazionalmente con il noir di "The Killer", dalla mano poetica di John Woo.

La vita del capitano Lee Ta-Wei è difficoltosa, divisa tra il suo lavoro e la sua famiglia... a capo di una "unità speciale" della polizia di Hong Kong che lavora sotto copertura, sulle tracce di dei criminali della Cina continentale: esperti nello smercio di droga e nel contrabbando di orologi di valore. Due di loro tolgono di mezzo uno dei suoi uomini durante una retata, e alla fine dovranno vedersela con loro all'interno di un ospedale...


Nulla di speciale come quasi tutta la filmografia di Danny Lee, ma non vi è nessuna sbavatura nella tensione che regna incontrastata nella pellicola. Sparatorie che non versano eccessivi litri di pomodoro, ma se la giocano sul psicologico. Lentezza che non è visibile neanche al microscopio, abbonda di azione anche ad occhio nudo. Ne ha dato prova anche il cast della pellicola, che dalla sponda degli antagonisti spiccano sopra tutti Lam Wai e Pauline Wong, assieme al consacrato antagonista passato troppo presto a miglior vita Shing Fui-On: il primo per riuscire a fuggire da qualsiasi retata della polizia, e la seconda per la sua sbalorditiva determinazione ad operarsi da sola per rimuovere un proiettile... dall'altra sponda la moglie di Danny, la sig.rina Carol Cheng, leviga tridimensionalmente il suo ruolo stereotipato della moglie del poliziotto. Si nota l'ampio spazio dato alle due protagoniste femminili del film, in un genere in cui sicuramente le avrebbero collocate in dei ruoli secondari, nulla di più.


Ancora una volta il poliziesco di Danny Lee ha riscosso un ottimo risultato al botteghino: 7,625,694 dollari (870.830 euro).

Non siamo davanti a un capolavoro, ma il suo lavoro artigianale nel cinema di genere lo si assapora intensamente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 18 febbraio 2022

L'Auto di Prova Nera (Kuro No Tesuto Ka) - 1962

 
Anno: 1962
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jiro Tamiya: Yutaka Asahina
Junko Kano: Masako Usami
Eiji Funakoshi: Kimio Hiraki
Hideo Takamatsu: Toru Onoda

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato completamente in bianco e nero, per le vostre pupille sarà come assistere ai primi passi di un noto maestro del noir che ho citato migliaia di volte sul blog... impostato come un gangster movie, ci troviamo davanti alla creazione/sperimentazione di un nuovo genere: lo spionistico industriale, abilmente congegnato con sfumature di thriller, dove al posto dei gangsters vi sono dipendenti di due case automobilistiche pronti a rischiare anche le loro vite pur di sottrarre informazioni da ambedue le parti, esattamente come l'ipernota yakuza. Tratto da un regista che assaporò il nostro Stivale per ben tre anni dal 1950 al 1953, grazie a una borsa di studio offerta dal neonato governo italiano dell'epoca... e fu allievo a tempo pieno di maestri da eterno tappeto rosso come Fellini, Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni. 


Tra la Tiger e la Yamato non scorrono buone acque. Tra di loro si fanno una spietata concorrenza, ricorrendo anche allo spionaggio industriale, anche grazie alla messa in produzione di un auto sportiva da entrambe le case. Entrano in scena anche i doppiogiochisti, assieme ad alcune relazioni personali. Uno tra questi, Asahina (dipendente della Tiger), per poter acquisire un segreto scottante della Yamato chiede alla sua fidanzata Masako di farlo con una spia della concorrenza... si scopre che tra i piani alti della Tiger vi è qualcuno che, ricattato, ha fornito alla concorrenza i dati sensibili dell'azienda. Costui è Hiraki, che tra l'altro è anche il genero del proprietario Onoda, che a sua volta ricatta nuovamente quest'ultimo... portandolo alla morte. La faida giunge al termine quando Asahina, disgustato dai metodi utilizzati da entrambi, decide di dimettersi in contemporanea all'uscita del nuovo modello della Tiger: successo immediato nelle vendite.


Nonostante l'azione sia ridotta al minimo sindacale, la spettacolarità regna incontrastata nelle interpretazioni di quasi tutti i personaggi. Tutti quanti sono in torto marcio e non fanno niente per redimersi, sacrificandosi per il bene delle loro società: l'amore, la dignità, l'onestà e la democrazia non faranno mai parte delle loro vite. Trama che non perde mai il suo ritmo, anche grazie ai colpi di scena che non si faranno problemi nel buttare all'aria la stessa trama. Banalità inesistente, quasi come il moralismo tra i personaggi: alcuni di noi saranno empatici con alcuni di loro, ed altri li compatiranno. Nel mezzo della faida tra la Tiger e la Yamato insorgerà anche il dramma romantico, con tanto di sex-appeal in un bar e in una stanza d'albergo... 




Se state adocchiando qualche pellicola oscura, assicuratevi quest'ultima per la vostra cineteca... la Arrow Video non vi deluderà. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 14 febbraio 2022

Il Salvatore (The Saviour) - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Ronny Yu
Casa di produzione: The Pearl City Films LTD.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Pai Ying: ispettore Tom
Gigi Wong: sig.ra Leung
Kent Cheng: "Nineteen"
Tien Feng: Kwok Sing Fung
Lam Ying-Fat: figlio adottivo di Tom
Cheung Kwok-Keung: attore televisivo
Ng Leung: avvocato di Paul
Patricia Chong: attrice televisiva
Chris Dryden: sovrintendente
Jenny Leung: vittima
Siu Tak-Foo: ladro
Chow Gam-Hoi: ladro
Luk Ying-Hong: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!


Se cercavate un Callaghan asiatico al di fuori da quello interpretato da Jackie Chan nell'ipernoto "Police Story" nel 1985 e diretto ai livelli del Maurizio Merli hongkongese Danny Lee, il sig. Pai Ying può fare (largamente) per voi. Se non basta, Ronny è lo stesso regista che lanciò su ogni marcia ingranabile Brandon Lee in "Legacy of Rage" nel 1986, al suo primo ruolo da protagonista. Appena due anni dopo dall'uscita del "Salvatore" nelle sale, dirigerà un misconosciuto Chow Yun-Fat in un film d'azione intitolato "The Postman Strikes Back". Rimasta nell'oscurità per quasi due decadi fino al recupero della celluloide, dopo la consacrazione internazionale del regista con "Codice 51" nel 2001... insieme al sempre affidabile Samuel L. Jackson (appena fresco dell'enorme successo della trilogia di Tarantino!).


L'ispettore Tom è un tenace poliziotto, ma ha un lato tenero. Una volta alla settimana, diurnamente interpreta il ruolo di un padre adottivo di un ragazzo in orfanotrofio, per dare la caccia a un assassino che adocchia le prostitute in giro per Hong Kong...






Pietra miliare (da dissotterrare) della "Nouvelle Vague" hongkongese di inizio anni '80: sebbene gli spargimenti di pom... ehm, sangue siano davvero ben pochi, l'azione non è da poco e lo scenario della città, oltre ad essere vivacemente colorata, è attiva ed influisce sullo svolgimento della trama. Ritmo sapientemente rallentato nei momenti più adatti, e decolla nello sviluppo dei personaggi.
Dalla nostra parte vi è Pai Ying, ispettore dalla pistola facile e precisa, che non si fa' alcun problema ad agire anche al di fuori della legge, pur di catturare i criminali che sguazzano nella metropoli del porto... furioso, severo ma giusto.
Dall'altra sponda abbiamo il principale antagonista, che all'inizio appare soltanto di spalle o in una zona d'ombra. Dopo una lavata di capo da parte del suo babbo, tornano alla mente i ricordi che lo hanno spinto a fare l'assassino... quando aveva 10 anni, sua madre si è tolta la vita davanti ai suoi occhi, a causa di suo padre che si portò a casa una prostituta. 
Alluvione di omaggi alle fonti di ispirazione del regista, da Hitchcock ai primi atti di Clint Eastwood, dal genere noir al nostrano poliziottesco... che altro volere di più dalla vita?

Secondo lavoro in assoluto del regista, perfettamente riuscito e pronto alla conservazione nelle vostre cineteche... poiché è anche uscito il blu-ray in Francia!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Una Iena in Cassaforte - 1968

 
Anno: 1968
Regista: Cesare Canevari
Casa di produzione: Fering
Paese di produzione: Italia

CAST
Dmitri Nabokov: Steve
Maria Luisa Geisberger: Anna
Ben Salvador: Juan
Alex Morrison: Albert
Karina Kar: Karina
Cristina Gaioni: Jeanine

ATTENZIONE: SPOILER!

"Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani", ma al posto dei cani vi sono cinque rapinatori di banche... ed al posto di una banca vi è un piccolo castello, che sarebbe la celeberrima Villa Toeplitz a Varese. Talmente raro che la copia in DVD sembra sia uscita da dei sotterranei di qualche archivio cinematografico sommerso da un mare di polvere e di muffa, forse accanto alla bobina cercata da mezzo pianeta (che il mio collega conosce molto bene...), dato che il format video è a metà strada tra quello di una videocassetta e di un VCD orientale. Urge una breve biografia sul regista: brevemente attore appena dopo il termine del secondo conflitto mondiale, debuttò nel 1965 con uno spaghetti western intitolato "Per un Dollaro, a Tucson si Muore" e si fece subito conoscere per il suo colorito repertorio del cinema di genere italico, persino a chiudere un genere di grande successo e riconosciuto internazionalmente come il giallo all'italiana nel 1982 con "Delitto Carnale"! E assieme a quel delitto che concluse il genere, Cesare concluse la sua carriera nel mondo della celluloide.


Cinque rapinatori di banche noti in Europa (Klaus dalla Germania, Albert dalla Francia, Juan dalla Spagna e Karina dal Marocco), si danno appuntamento in un castello isolato per dividere un numero enorme di diamanti nascosti precedentemente nel castello dal loro boss, ormai defunto: Boris. Sua moglie, Anna, dirige l'incontro. Sfortunatamente, le pietre sono collocate in una cassaforte e servono cinque chiavi per aprirla, distribuite da Boris ai suoi colleghi. Albert sconvolge il gruppo per essersi fabbricato da solo la sua chiave, ma anche per la sua dolce metà, Jeanine. Molto presto la situazione precipita nel castello, tra avidità, tradimenti e sfiducia al sapore di piombo.


Istantanea psichedelica di come la demenza possa prendere il sopravvento, anche sotto le vesti di commedia. Sebbene sia stato girato con un budget molto limitato, il risultato è stato uno dei più clamorosi. Nemmeno una sbavatura visibile al microscopio. Fanno la loro parte anche le ragazze con i loro abiti sgargianti e brillanti, dalla bellezza senza tempo. 
Anche i delitti sono fuori dal coro per la loro creatività, e non sono nemmeno di stampo argentiano... ergo è una tappa obbligatoria per gli amanti del genere. La pellicola ha lo stesso effetto dell'aceto balsamico: trama dal sapore aspro, ma dal retrogusto dolce per il suo essere presa poco sul serio.


Così oscuro, così sorprendente da meritare con urgenza un restauro in 4K.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 2 febbraio 2022

[Flopiziesco #20] Poliziotti d'Assalto (Flics de Choc) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Jean-Pierre Desagnat
Casa di produzione: Les Films de la Tour, TF1 Productions
Paese di produzione: Francia

CAST
Pierre Banderet: Philippe Audray
Marc Chapiteau: FTN
Pierre Massimi: Beauclair
Jean-Luc Moreau: Gratien Scorda
Chantal Nobel: Wanda Romanoff
Mylène Demongeot: l'amante
Laetitia Gabrielli: Sylvie Cortazzi
Yannick Groell: Anne
Nathalie Homs: Caroline
Anne Tihomiroff: Marie-Christine
Nadine Alari: Véronique Duvilliers
Jacques Balutin: Vest, camionista
Michel Barbey: il poliziotto della socialite
Christophe Bourseiller: informatico del taxi
Catherine Lachens: Barbara, barista del Cormoran
Michel Peyrelon: Jean-Philippe Lamblin
Henri Virlojeux: Barraud, il tassista
Michel Berreur: assassino

ATTENZIONE: SPOILER (...anche se è un flop)!


Un esercito di attori per una montagna di sterco fatto a celluloide. Il ricordino fecale di un regista alla sua ultima apparizione su grande schermo, essendo stato il braccio destro di André Hunebelle (creatore del leggendario "Fantomas"!) e lo sceneggiatore di due importanti episodi della saga di OSS 117 (che ha anche preceduto il debutto dell'ipernoto 007 su carta nel 1953!!), qui del tutto irriconoscibile. Prima di lanciare altri insulti sull'insulto per eccellenza al genere poliziesco, agganciatevi alla sedia e gustatevi un buon calmante.


Nei dintorni di Parigi, le due giovani prostitute Sylvie e Marie-Christine vengono tolte di mezzo a causa delle loro testimonianze scottanti che avrebbero fatto crollare una rete importante del racket della prostituzione, pronte ad essere rivelate in un programma televisivo a cui erano state invitate. Sul caso vi investiga la squadra del commissario Beauclair, che tentano in ogni modo di smantellare tale rete, ma i testimoni sulla loro strada vengono tolti di mezzo uno dopo l'altro...




RIDICOLO! DISGUSTOSO FINO ALL'ULTIMO FOTOGRAMMA! I poliziotti sono TUTTO fuorché seri e preparati, e i cattivi sono anche CATTIVONI nella recitazione (che sembra uscita da un fumetto di Superman degli anni '50), in quanto è una POLTIGLIA di luoghi comuni visti e IPERrivisti!! Se cercavate il Sacro Graal del trash, questo è il più VICINO in assoluto: sceneggiatura ripugnante, costumi talmente ridicoli da far sembrare gli abiti della famiglia Addams come disegnati da Coco Chanel in persona, set economici letteralmente presi da qualche discarica, regia che ha lasciato le basi su Marte (AMATORIALE, e ho detto già tutto!) in un, dannato, frullatore di idee prossime all'abisso e morte ancora prima di arrivarci!! Seriamente, un gran peccato per l'idea, che poteva essere trasformata in un film piacevole da guardare e che poteva finire nelle mani di qualche collezionista del genere!

Mi rifiuto anche di inserire un video a tema, evito di urtare la vostra sanità mentale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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