mercoledì 26 agosto 2020

Film Ritrovati: Batman Dracula, il film di Warhol(1964)

 

Immagine promozionale(italiana per giunta)


NOTA: Non va confuso con "Batman fights Dracula", il film filippino.



Siamo tornati anche all'angolo dei film ritrovati, con un film sperimentale questa volta, realizzato da niente di meno che Andy Warhol, il famoso artista, grande fan del fumetto in questione, decise di omaggiarlo a suo modo, ma senza il permesso della DC Comics. 


                                                                      BATMAN/DRACULA 


Anno: 1964/1965

Regista: Andy Warhol 

Paese di Produzione: USA(indipendente)

Casa di Produzione: Nessuna

Stato: Parzialmente ritrovato 

Note: Girato come omaggio, senza i diritti della DC.


CAST

Jack Smith: Batman/Dracula 

N. Levine: Elizabeth 

J. Holzer: Rebecca

D. Dean: Doris

B. Grant: Rose

Andy Warhol: .....

Ivy Nicholson: Roxanne 




Purtroppo, la trama di questo "omaggio" è sconosciuta.

Batman/Dracula venne girato appunto come omaggio da parte di Warhol, grande appassionato di fumetti su Batman, non avendo i diritti sul personaggio, questo film non venne mai distribuito ufficialmente, ma bensì venne solamente mostrato ad amici del regista e proiettato a qualche fiera dedicata a Warhol.

Una cosa da notare: L'attore che interpreta Batman, è lo stesso anche per Dracula, che siano collegati nella storia di Warhol? Forse non lo sapremo mai.

Per anni si è pensato che la pellicola fosse andata perduta interamente, tuttavia nel documentario del 2006 "Jack Smith and the destruction of Atlantis" vennero mostrate alcune sequenze del film in questione, naturalmente troppo poche per ricostruire il film nella sua interezza. 

Andy Warhol nei panni di Robin, pare tuttavia che la foto non sia collegata alla pellicola.



Film Perduti: il film di Batman non autorizzato(Batman Fights Dracula-1967)

 

Manifesto del "film" 





Dopo tanto tanto tempo, l'angolo dei film perduti è tornato, più fresco che mai! 

Oggi vedremo un film dedicato al Crociato incappucciato, all'eroe di Gotham, Batman, alle prese con niente di meno che il conte Dracula.


Partiamo come di consueto dal principio, con alcune premesse però: 


Questo Batman fights Dracula non va confuso con la pellicola quasi omonima girata da Andy Warhol, essendo che i due film hanno quasi il medesimo titolo e sono per altro realizzati negli anni 60, ma mentre quello filippino è uscito nei cinema, quello di Warhol è rimasto in mano al regista e visto da pochi privati.(Non vi preoccupate, prima o poi arriverà un articolo dedicato anche a quello).






     BATMAN FIGHTS DRACULA


Altro manifesto dedicato alla pellicola 


Anno:1967(secondo alcune fonti 1968)
Regista: Leody M. Diaz
Paese di Produzione: Filippine 
Casa di Produzione: .....
Stato: Perduto(Ne rimangono i manifesti e alcune foto di scena)
Note: Film non autorizzato dalla DC Comics


CAST

Jing Abalos: Bruce Wayne/Batman 
Ramon d'Salva: Dr. Zarbo o  Zerba
V.  Lorrain: Marita Banzon 
N. Nepomuceno: Turko 
Dante Rivero: Dracula 
R.  Robles: Ruben(Robin)    








Questo film è diverso da tutti gli altri trattati sino ad ora, infatti come accennato prima, è stato realizzato senza aver i diritti del personaggio, motivo per il quale non è mai uscito dalle Filippine, si pensa sia andato totalmente perduto. 

La trama: 



<<A seguito di un ennesimo piano fallito per colpa di Batman, il dottor Zarbo*, stufo di perdere, decide di trovare  qualcuno in grado di tener testa al Pipistrello, così una notte, assieme al suo assistente Turko riporta in vita il conte Dracula con  del sangue fresco, il malefico dottore grazie ad un apparecchio di sua invenzione è in grado di controllare il vampiro, rendendolo di fatto suo servitore, questo apparecchio lo rende anche immune alla croce.
Tempo dopo Batman e il suo aiutante Ruben trovano il nascondiglio del dottore, in un cimitero e ritorcendo Dracula contro il suo padrone riescono a vincere>>


La trama è una delle più "basilari come si è visto 


Il cattivo perde>>>Escogita un piano per vincere>>>Fallisce>>>Perde nuovamente


*Il Dottor Zarbo/Zerbo:   personaggio originale del film, non esistendo nei fumetti  






GALLERIA IMMAGINI 

Ecco di seguito, alcune immagini rimaste sino a noi:



 
1-Batman e Ruben(Sigh)



2- "Bat-fake" in volo((che diavolo di simbolo ha sul petto? Una donna che balla? Mah)




3- Batman(o forse il dr. Zarbo?) e Dracula.




4-Quelli che dovrebbero essere i bad guys del film 



5-Primo piano del nostro eroe(eh si fa per dire), l'attore J. Abalos(pare fosse  molto famoso nel paese di produzione ai tempi).











L'Avvocato della Mala - 1977

 

Anno: 1977
Regista: Alberto Marras
Casa di produzione: T.D.L. Film, Angry Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Ray Lovelock: Mario Gastali
Mel Ferrer: Peseti
Lilli Carati: Paola Carati
John Steiner: il "tecnico"
Gabriele Tinti: Tony
Umberto Orsini: ingegner Farnese
Orazio Orlando: Giorgio
Rosario Borelli: commissario
Romano Puppo: autista di Peseti
Salvatore Puntillo: Pandolfi
Dante Cleri: Guelfo, il barista

ATTENZIONE: SPOILER!

Un noir che è situato tra la violenza e l'ironia, ma che fortunatamente non scivola mai verso la commedia o la parodia. Piacevole da vedere, dato il veloce montaggio delle scene e un cast di ferro che fa' gioire gli appassionati del genere: da Mel Ferrer a Gabriele Tinti, da Lilli Carati a Umberto Orsini. Come portarsi a casa un jackpot dal botteghino.

1977. I ruggenti e i violenti primi anni '70 sono definitivamente alle spalle, quindi il filone è costretto ad adattarsi ai cambiamenti cinematografici degli altri generi. La criminalità è sempre esistita, ma si può dire che alla fine degli anni '70 diventò letteralmente stemperata. Vediamo all'opera un Umberto Lenzi con Il Cinico, l'Infame e il Violento e La Banda del Gobbo, con un Merli ancora più spietato verso Milian. Stelvio Massi fa' il passo più lungo della sua gamba e ha un successo clamoroso con Poliziotto Sprint, con un Remy Julienne nel momento più alto della sua carriera e con un Merli senza i suoi caratteristici baffi (è come vedere una casa senza pavimento); ruberà parte del pubblico di Lenzi con La Banda del Trucido, inserendo il solito Merenda inespressivo, ma con un Milian più comico. Ma il Peter Weir del cinema italiano, tale Damiano Damiani? E' d'obbligo menzionare Io Ho Paura, opera molto attuale nel campo della polizia, dove nessuno si fida di nessuno.

Mario Gastali, un giovane avvocato in difficoltà economiche, viene ingaggiato da un potente uomo d'affari affinché faccia da intermediario in una vendita di quadri trafugati.

Passabile e curioso noir di Marras, qui alla sua unica prova come regista, con un Lovelock senza scrupoli abituato a pistole e scazzottate, che stavolta è coinvolto in una storia più grande di lui. Steiner non apre bocca in tutto il film (un caso alla Klaus Kinski in La Mano Spietata della Legge, 1973), Orsini si limita a una comparsata e la Carati è puro ornamento, funziona bene il boss Ferrer, anche il suo braccio destro Tinti e un simpatico Orlando.
Nonostante il montaggio veloce del film, è piuttosto anonimo, anche per l'esperienza quasi inesistente del regista, che spreca un cast attoriale di ottimo livello, ridimensionato da una sceneggiatura banale, nonostante si siano messi in quattro a scriverla.
La regia, piatta, ha ben poche soluzioni interessanti a portata di mano (tranne l'assassinio di Orsini), ma in compenso le scene d'azione e alcune (poche) buone trovate ne fanno un prodotto di medio livello, che piacerà agli appassionati del filone.
Peccato che nel finale, semplicistico e sbrigativo, il film si sgonfia come un pneumatico bucato. Nel complesso, una pellicola scarsa, ma qualcosina da vedere la si trova.


La pellicola passò all'estero col nome poco chiaro di Gangbuster, data la poca voglia di creare un titolo originale per esporlo nei cinema di Germania e Inghilterra...

Sebbene questo noir sia insapore come sciacquatura di piatti, è un cult imperdibile per molti appassionati del filone, date alcune scene curiose e interessanti.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 14 agosto 2020

Indagine su un Delitto Perfetto - 1978

Anno: 1978
Regista: Giuseppe Rosati (Aaron Leviathan)
Casa di produzione: Cooperativa Lavoratori Cinematografici
Paese di produzione: Italia, Inghilterra

CAST
Gloria Guida: infermiera ospedaliera Polly Rennie
Leonard Mann: sir Paul De Revere
Joseph Cotten: sir Hartick Dundy
Adolfo Celi: sir Harold Boyd
Anthony Steel: ispettore Jeff Hawkes
Janet Agren: lady Gloria Boyd
Alida Valli: lady Clementine De Revere
Franco Ressel: ispettore Philips
Paul Muller: maggiordomo Gibson
Anthony Freeman: sabotatore

ATTENZIONE: SPOILER!


Avendo già descritto brevemente Rosati in un mio articolo precedente, qui ci troviamo in un tentato whodunit all'inglese con delle presenze fisse per gli amanti del poliziottesco. Trattasi anche di uno degli ultimi ruoli di Anthony Steel, ormai prossimo a finire in soffitta come stella del cinema britannico...

Il presidente di una ricca multinazionale, sir Ronald Selmer, ci lascia la pelle in un incidente aereo doloso, e gli eredi cercheranno in ogni modo di avere quella poltrona, anche della società e dell'eredità in denaro, senza esclusione di colpi. Dopo varie morti, entra Paul De Revere, bellissimo ragazzo che, d'accordo con la madre e l'infermiera Polly, aveva architettato un piano per eliminare tutti gli avversari. Il trio riesce a spuntarla.

Se il leggendario Michele Lupo è stato fenomenale per la sua pistola solista in Inghilterra, qui Rosati è in completa confusione. L'apertura con il "disastro" aereo è esilarante per il poco realismo, anche nei nomi della troupe: si parte da Robert Frogs (amante delle rane?), FranCk Robertson, e Antony Steel (senza H). Lento, macchinoso e dalla sceneggiatura interrotta più volte e ripresa, dovuta ai dettagli sia accurati che altri semplificati eccessivamente. Applausi per le locations e per la fotografia, che incornicia molti di questi notevoli panorami e nell'incamerare l'atmosfera noir del film. Parentesi per la Guida: sfoggia in molte occasioni abiti da prendere spunto per ravvivare i guardaroba odierni. Volete divertirvi? Il film può esservi di aiuto...


Onesto prodotto artigianale, ma adorabile per perderci tempo sopra.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 12 agosto 2020

Gardenia: il Giustiziere della Mala - 1979

Anno: 1979
Regista: Domenico Paolella
Casa di produzione: Orsa Maggiore Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Franco Califano: Gardenia
Robert Webber: Tony Caruso
Martin Balsam: don Salluzzo
Eleonora Vallone: Regina
Venantino Venantini: Nocita
Roberto Della Casa: Colombiano
Lorraine De Selle: Consuelo
Franco Diogene: amico di Gardenia
Licinia Lentini: Miriam Bella
Maria Baxa: ragazza di Gardenia
Lory Del Santo: Laura
Melissa Chimenti: Melissa

ATTENZIONE: SPOILER!

Interessante pellicola diretta da un Paolella alla fine della sua carriera cinematografica, dopo aver girato nel genere poliziottesco il duro e crudo La Polizia è Sconfitta (1977), anche nell'aver portato sul grande schermo un Franco Califano ai tempi controverso per la sua ideologia politica, vicina al Movimento Sociale Italiano.


Siamo nel 1979, in un'epoca dove il genere poliziottesco è in piena implosione su sé stesso, dato che all'epoca vari registi decisero di abbandonare il filone per dedicarsi ad altro.
Umberto Lenzi creò in questo periodo quella che considera la sua migliore pellicola del genere, e anche l'ultima in questo genere, Da Corleone a Brooklyn, con un Merli al crepuscolo della sua carriera che deve scortare un Pelligra che calza a pennello nel suo ruolo di mafioso. Abbiamo anche un Massi che girò il sempreverde Sbirro, la Tua Legge è Lenta... la Mia No!, con un Merola che non si faceva problemi a tirare due ceffoni a qualche idiota.
Oltre al genere in questione, le sceneggiate napoletane attraversavano il loro periodo di spicco grazie al fruttuoso Alfonso Brescia, che confezionò decine di pellicole con Merola, che fecero il boom di incassi nella terra natale di questo genere, Napoli.

Nella città di Roma vive il Gardenia, un rispettato ex-esponente della criminalità organizzata che mostra una certa umanità nel gestire i suoi affari. Gestisce un ristorante e una casa da gioco clandestina, e ha una donna di nome Regina. Contattato da don Salluzzo, un boss, rifiuta categoricamente di entrare nel giro della droga e di smerciarla nel suo ristorante.
A causa del suo rifiuto, entra in contrasto con Salluzzo che cercherà più volte di eliminarlo, ma con l'aiuto di alcuni amici di infanzia riesce a spuntarla alla fine.

Gardenia. Un nome, una garanzia.
L'eroe della strada con una sua filosofia di vita, una persona che era nel giro della criminalità e ne è uscita, volendo rimanere pulita, non facendosi sottomettere da nessuno, neanche da un boss della malavita. Nonostante la rapina in banca e varie sparatorie, non si vede un singolo poliziotto in tutta la pellicola, in stile Franco Prosperi (vedasi Il Commissario Verrazzano)...
Vi sono anche molti monologhi di Califano, nel quale vengono a galla che il suo amico più intimo è il suo gatto e anche la filosofia spirituale del Califfo in pieno stile romano.
Anche se la trama procede lentamente, soprattutto nel primo tempo, è pur sempre un cult imperdibile dei modi di fare alla romana, tralasciando i continui sbadigli nella visione del film.
Un poliziesco senza i poliziotti che ti lascia addosso un senso di allegria poetica in un modo indelebile, nonostante alcuni vuoti di logica.


La pellicola arrivò nei paesi anglofoni col titolo semplice di Gardenia, come già specificato nella locandina e nell'introduzione del film, per commercializzarlo più facilmente.

Uno dei pochi casi in cui il cinema insegnava di rifiutare la droga e di non farsi sottomettere da nessuno, confermando ulteriormente che il cinema italiano ha fatto scuola per molte generazioni.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 8 agosto 2020

[Flopiziesco #8] Milano... Difendersi o Morire - 1978

Anno: 1978
Regista: Gianni Martucci
Casa di produzione: Ariete Cinematografica
Paese di produzione: Italia

CAST
Marc Porel: Pino Scalise
George Hilton: commissario Morani
Anna Maria Rizzoli: Marina "Fiorella"
Al Cliver: Domino
Mario Novelli: Nosey
Guido Leontini: don Ciccio
Bruno Di Luia: affiliato a don Ciccio
Nino Vingelli: Nicola
Barbara Magnolfi: Teresa
Silvia Mauri: Anna
Amparo Pilar: Assunta
Parvin Tabrizi: Alicante

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un flop...)!

Avete mai provato la sensazione di disagio durante la visione di un film, con conseguente brivido che scorre dallo stomaco all'intestino, segno di evacuazione?
Questo è il caso di Milano... Difendersi o Morire, a prima vista un thriller ultra-ansioso, ma annaspa nel vuoto per un Hilton che ci regala una delle sue interpretazioni non stellari e per la trama quasi inesistente. A confronto, la noia è un calmante per rilassarsi...


Siamo nel 1978, in un'epoca dove il poliziottesco è in piena implosione su sé stesso: registi come Stelvio Massi girano a getto continuo fregandosene della qualità dei contenuti, come il quasi riuscito Poliziotto Senza Paura, con un Gastone Moschin in difficoltà a recitare e un Merli che scade sul grottesco/comico; Il Commissario di Ferro, riuscitissimo con un Merli alla ricerca di suo figlio; Un Poliziotto Scomodo, con un senso umanitario anche se era un poliziesco. Vi era anche Romolo Guerrieri al lavoro in Grecia con Sono Stato un Agente CIA, sempre con un Merli ai suoi tempi migliori. (Non) dimentichiamoci anche Mario Bianchi con La Banda Vallanzasca, un clickbait squallido dell'epoca; Provincia Violenta e Napoli: i 5 della Squadra Speciale, tutti quanti da finire nell'umido per i loro contenuti, riportati in vita da qualche cinefilo a cui è interessato ancora.

Pino Scalise, un giovane siciliano che ha appena scontato 6 anni di prigione per rapina, si stabilisce a Milano, presso uno zio. Recatosi con un equivoco amico presso una casa d'appuntamenti, scopre che sua cugina Marina è stata plagiata e costretta a prostituirsi dalla banda di un boss del luogo, don Ciccio. Decide quindi di attivarsi, allo scopo di fare uscire la ragazza dal giro. Il commissario Morani, sicuro che l'ex-detenuto tornerà nel giro dell'organizzazione criminale, gli concede la patente di guida, nella speranza che con lo stesso lo conduca in mezzo ai loschi traffici di don Ciccio. Questi, infatti, ben presto ricatta Pino, che nel frattempo, per mezzo dello zio, ha ottenuto il posto di autista in una ditta di fiori artificiali, si trova costretto a guidare un autocarro sul quale don Ciccio ha obbligato a caricare della droga. Prima che il carico passi la frontiera della Svizzera, la polizia lo intercetta e Morani, mettendosi a fianco di Pino, divenuto ormai un informatore della polizia, smaschera con lui la banda di don Ciccio.

Il genere del poliziottesco è conosciuto per come riesca a intrattenere, ma in questo caso siamo letteralmente fuoristrada. Nonostante la trama si focalizzi su temi importanti come la droga e la prostituzione, il tutto è squallido e noioso, compresi i personaggi, che non riescono nel loro intento a rendere interessante la pellicola. Anche la trama stessa arranca, e il pubblico ha molti momenti per annoiarsi. 
Vi è poco nelle scene d'azione, solo un breve inseguimento in auto e sparatorie, ma non è abbastanza per tenere occupato lo spettatore. 
Anche gli stessi personaggi del film sono poco convinti di ciò che stiano facendo, come George Hilton, qui non nella sua forma migliore, che aiuta il film a finire nel baratro del dimenticatoio. 
Ho esaurito le cose da dire su questo film, con quel poco che ho detto, è pure accurato...


Nonostante il flop già annunciato in Italia, passò anche nei paesi anglofoni con un titolo fuori luogo: Blazing Flowers, probabilmente per riferirsi alla ditta di fiori artificiali. In Germania arrivò con un titolo semplice ma esplicativo, Heroin.

Quindi, altro che "difendersi o morire"... "difendersi o scappare dalla pellicola", è più adeguato.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!


mercoledì 5 agosto 2020

...A Tutte le Auto della Polizia... - 1975

Anno: 1975
Regista: Mario Caiano
Casa di produzione: Capitol Film, Jarama Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Enrico Maria Salerno: commissario Carraro
Antonio Sabàto: Fernando Solmi
Gabriele Ferzetti: professor Icardi
Elio Zamuto: professor Giacometti
Ettore Manni: Enrico Tummoli
Luciana Paluzzi: Giovanna Nunziante
Bedy Moratti: signora Icardi
Gloria Piedimonte: Carla
Tino Bianchi: commissario
Margherita Horowitz: Antonietta
Andrea Lala: Attardi
Marino Masè: Franz Pagano

ATTENZIONE: SPOILER!


La quadrilogia poliziottesca di Mario Caiano


Con questa pellicola, abbiamo concluso la quadrilogia di Mario Caiano nel genere poliziottesco. Il film in questione è l'unico del regista a non essere mai stato distribuito fuori dall'Italia, il che mi rende abbastanza orgoglioso di parlarne e di recensirlo. 
Innanzitutto, vi anticipo che è una copia di La Polizia Chiede Aiuto (1974), dato che nel primo tempo abbiamo il poliziesco e nel secondo un giallo. Anche se è una copia spudorata, è riuscita davvero bene!

Siamo nel 1975, in un'epoca dove il cinema italiano vede un'ascesa del genere poliziottesco, soprattutto col debutto di Franco Gasparri nel grande schermo con Mark il Poliziotto e Mark il Poliziotto Spara per Primo (nonché il meno riuscito del primo), tutti girati da Stelvio Massi, che riuscì ad avere un record di incassi al botteghino, avvicinandosi al più grande successo del filone, Roma Violenta, di Marino Girolami (con lo pseudonimo di Franco Martinelli). Vi è un Umberto Lenzi che firma la prima apparizione di Rambo sul grande schermo, interpretato da Tomas Milian, e un discreto film contro la polizia, Il Giustiziere Sfida la Città e L'Uomo della Strada fa' Giustizia, da un inespressivo Henry Silva nel momento più alto della sua carriera. Il maestro del noir, Fernando Di Leo, firma La Città Sconvolta: Caccia Spietata ai Rapitori, riuscito discretamente, a causa di un Luc Merenda fuori parte, ma grazie a Vittorio Caprioli si ha la riconferma di un grande attore della commedia. Sergio Martino ritorna sul grande schermo, lasciandoci come regalo di addio al genere La Polizia Accusa: il Servizio Segreto Uccide e La Città Gioca d'Azzardo, con due cose in comune: Luc Merenda, nel primo quasi totalmente inespressivo e nel secondo cambia espressioni per un evento spiacevole (che evito di spoilerarvi). Sempre in una pellicola di Martino, vi è un Claudio Cassinelli alla ricerca di chi ha ucciso una ragazza, scoprendo una rete di minorenni: Morte Sospetta di una Minorenne.

Fiorella Icardi, una ragazzina di 16 anni della Roma bene, sparisce e il padre, chirurgo e proprietario di una clinica privata, professor Icardi, ne denuncia la scomparsa al capo della squadra mobile Carraro, il quale affida le indagini al commissario Solmi. Il funzionario, affiancato dalla collega Nunziante, dopo qualche giorno ritrova il cadavere della ragazza, uccisa con un colpo di pistola alla nuca e affondata legata al suo motorino, in un lago. E un'autopsia rivela una gravidanza di tre mesi. 
La posizione del professore, legato da amicizie influenti a livello politico, limita le possibilità di azione della polizia, ma Solmi, grazie alla testimonianza di Enrico Tummoli, un guardone, titolare di una trattoria in zona laghi, che aveva notato più volte la ragazza appartarsi sull'argine del lago, e di Carla, una compagna di scuola di Fiorella, riesce a risalire a una villa, gestita da Franz Pagano, dove le giovani ragazze si prostituiscono con clienti importanti e facoltosi.
I tre testimoni, nonostante la loro reticenza, vengono uccisi. Ma Solmi, non credendo all'ipotesi dell'omicidio compiuto da Tummoli, trovato impiccato nella sua trattoria, proseguono le indagini che lo porteranno al professor Giacometti, amico e socio di affari di Icardi, il quale, dopo aver iniziato una relazione con Fiorella, rimasta incinta e rifiutandosi di abortire, l'aveva eliminata per evitare di compromettere la sua posizione professionale e privata.
Anche la trama è la copia del film di Massimo Dallamano, è solo che qui non viene alla luce un traffico di minorenni di alto borgo, ma un professore che ci teneva alla sua carriera.

Non siamo ai livelli di Napoli Spara! (1977) e di Milano Violenta (1976), ma era consuetudine dell'epoca riciclare alcune scene di altre pellicole. La sequenza delle unità cinofile è la stessa di La Polizia Chiede Aiuto (1974), e nomi come Carraro, Solmi e Nunziante, insieme ai rispettivi gradi, sono identici a quelli usati nella serie televisiva RAI di Qui Squadra Mobile (1973).
I primi 2/3 del film sono di un ritmo terribilmente lento, dato che si concentrano maggiormente sulla situazione dei personaggi, oltre a mostrarci alcune procedure della polizia. Ma il film decolla letteralmente al finale, perché molti pezzi incominciano a combaciare e si hanno tre scene di omicidio; e il mistero stesso giunge a una conclusione sbalorditiva. Si tratta di una miscela interessante tra poliziesco e giallo alla La Polizia Chiede Aiuto, poiché nelle prime scene del film si ha un caso di omicidio da risolvere, ma appena la polizia si avvicina alla verità, le persone vengono eliminate durante scene intense. 
Questa miscela può sembrare strana, ma funziona davvero bene e mantiene la tensione fino alla fine. Il film ha anche i suoi momenti tragici, ma non diventa mai esageratamente melodrammatico.


Come già citato prima, il film non è mai stato distribuito all'estero.

Questa pellicola la consiglio caldamente agli appassionati del thriller all'italiana, come tensione è ai livelli di L'Uomo Senza Memoria (1974), nonostante sia una copia della celeberrima pellicola di Massimo Dallamano.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 24 luglio 2020

L'Avvertimento - 1980

Anno: 1980
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Capitol Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Giuliano Gemma: commissario Antonio Barresi
Martin Balsam: questore Martorana
John Karlsen: Ferdinando Violante
Guido Leontini: Gianfranco Puma
Franco Odoardi: commissario-capo Vincenzo Laganà
Laura Trotter: Silvia Laganà
Giancarlo Zanetti: vice-commissario Prizzi
Marcello Mandò: vice-commissario Pastore
Vincent Gentile: Ludovico Vella
Elio Marconato: Nicola Vella
Andrea Scazzola: Sandro La Grutta
Giordano Falzoni: avvocato Milanesi
Julian Jenkins: avvocato Lopez
Mike Morris: Giorgio Massimiliano
Giorgio Lucchese: Carlo Mannino
Richard McNamara: Castrovillari
Deddi Savagnone: sig.ra Vella
Giampaolo Saccarola: avvocato Vimercati

ATTENZIONE: SPOILER!

Capendo l'atmosfera di Damiani nei suoi gialli/polizieschi, il fatto che la pellicola sia ambientata a Roma è un significato amaro del come sia stata "palermizzata" e di come sia protetta e rinforzata dal potere dello Stato nella capitale.
In ogni film creato da Damiani, è sempre meglio esercitarsi a capire la trama, data la complessità dell'opera e il suo significato criptico e ultra-complesso. Nella pellicola di Io Ho Paura (1977), ci spiega come i servizi segreti e la politica siano collegati con la criminalità, in un modo molto plausibile.

Siamo nel 1980, in un'epoca in cui il cinema italiano si è lasciato alle spalle un decennio di piombo, compreso il filone del poliziottesco, ormai giunto vicino al capolinea. Damiani ci lascia questa sua ultima opera nel genere, e raramente tornerà sul grande schermo a trattare il genere poliziesco, considerando il piccolo capolavoro di The Pizza Connection (1985). Altri registi come Stelvio Massi hanno deciso di lasciare impronte di scarsa qualità come Speed Cross e Speed Driver, e un'opera interessante come Poliziotto Solitudine e Rabbia, tutte create in questo anno poco fertile per il genere. Vi è un Enzo Castellari che crea un'opera noiosa ma piena di azione come Il Giorno del Cobra, con un Franco Nero in uno dei momenti più alti della sua carriera. Per il resto abbiamo un Bruno Corbucci che crea la saga del "delitto comico" con Tomas Milian e Bombolo, Delitto a Porta Romana, che nonostante sia un'opera che contiene le basi del genere, è riuscito ad incassare al botteghino. E' d'obbligo menzionare il poliziesco truculento e realistico di Lucio Fulci, Luca il Contrabbandiere, che è stato finanziato anche da reali contrabbandieri a Napoli!

Durante una delicata indagine su varie personalità dell'alto mondo imprenditoriale e bancario, colluse con la criminalità organizzata (difficile da capire), il commissario-capo Vincenzo Laganà viene ucciso nel suo ufficio per non aver accettato una tangente da 200.000.000, anticipando clamorosamente di 11 anni lo scandalo di Tangentopoli (anche prima di Tutti Dentro del 1984). Intanto, il commissario Barresi sta per rassegnare le proprie dimissioni, dopo aver trovato accreditati sul suo conto in banca 100.000.000 e aver ricevuto una telefonata da ignoti che gli chiariscono come dovrà comportarsi durante l'inchiesta che seguirà all'assassinio di Laganà. Dopo aver seguito inutilmente i sicari, Barresi si accorda con il questore per risolvere il caso. Silvia, la vedova di Laganà, viene ricattata da una donna che dice di avere le prove che il defunto commissario era un corrotto: ma i ricattatori vengono fermati dalla polizia.
Quindi, Barresi interroga Silvia e viene a galla che lei si era appropriata della tangente offerta al marito per corromperlo, e riesce a salvarla miracolosamente da un tentato suicidio, disperata. Da qua in poi, Barresi decide di giocarsi il tutto per tutto e andare fino in fondo con questa delicata indagine.

Film serio e riflessivo sulla corruzione della polizia italiana e sull'influenza della politica nel regno del crimine organizzato. La sceneggiatura poteva essere un po' meno complicata e il ritmo direzionale di Damiani un po' meno frenetico, perché a volte lo spettatore si ritrova perso. Segue l'esempio di Io Ho Paura, inserisce dei nuovi personaggi di cui non si è sicuri delle loro intenzioni.
Damiani non è un tipo da mettere azione e trame spettacolari, ma è la trama ad essere spettacolare e molto macchinosa. Ve ne era così tanta che facevo fatica a capire chi lavorasse per chi o perché le persone facessero quello che hanno fatto. Stavo anche perdendo il filo su ciò che stava accadendo, dato che quasi tutti i personaggi si sono presentati a un matrimonio alla fine. Mi aspettavo di meglio da Martin Balsam, dopo che mi ha lasciato a bocca spalancata in Diamanti Sporchi di Sangue (1978). Nemmeno io ero completamente soddisfatto dal finale, ma ricalca quello del Boss di "dileiana" concezione...


Il film passò nei paesi anglofoni col titolo identico a quello italiano: The Warning.

Nonostante fosse un film sofisticato da comprendere, il botteghino si riempì fragorosamente, arrivando a 1 miliardo e 11 milioni di lire, sebbene fosse parte di un filone vicino al suo capolinea. Ciò dimostra che il filone ebbe successo, se veniva usato bene.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 13 luglio 2020

Tecnica di un Omicidio - 1966

Anno: 1966
Regista: Franco Prosperi
Casa di produzione: Cinegai, Paris Film
Paese di produzione: Francia, Italia

CAST
Robert Webber: Clint Harris
Franco Nero: Tony Lo Bello
José Luis de Vilallonga: dott. Goldstein/Frank Secchy
Cec Linder: Gastel
Jeanne Valerie: Mary
Theodora Bergery: Lucy
Earl Hammond: Frank
Michael Bardinet: Barry

ATTENZIONE: SPOILER!


Opera che ebbe l'esito incredibile di influenzare profondamente il cinema nipponico di allora, tanto da rendere celebre a livello mondiale gli hitman movies una Farfalla in particolare nel 1967. E di lì a poco, nel 1969, sarebbe nato un manga dal quale sono stati tratti numerosi films e che tutt'oggi è ancora letto nel Sol Levante: Golgo 13. Alcuni dei titoli trattati nel Bollettino somigliavano paurosamente al film in questione...

Clint Harris, abile killer professionista, viene incaricato di mettere a tacere Frank Secchy, che, dopo aver tradito i soci, si è nascosto a Parigi sottoponendosi a un intervento di plastica facciale. Harris accetta l'incarico, ma perde il fratello, ucciso davanti ai suoi occhi da ignoti. Desideroso di vendetta, il suo capo lo mette a fianco di un altro collega del mestiere, che desta non pochi sospetti in Harris... 





Purtroppo, dopo un inizio stringato, il film si lascia in una serie di avvenimenti banali, girati in un modo anonimo, troppo macchinosi e pieni di sfumature moralistiche. Inspiegabilmente tranquillo, la colonna sonora sconvolge chi è vicino ad addormentarsi alla visione della pellicola, un guazzabuglio dal pop anni '60 a musiche d'orchestra. Vi è anche un inseguimento in auto, e non mancheranno diverse sparatorie e combattimenti, anche lievi accenni al sesso e alla droga, ma fondamentalmente una trama dettagliata e premurosa su un film insipido. Nonostante questa pellicola sia il debutto di Prosperi (che qui si firma con lo pseudonimo di Frank Shannon), riesce a tenere alta la suspense nel film, tale da regalarci un giovanissimo Nero nelle vesti di antagonista. Fotografia interessante e pionieristico nel sottogenere degli "hitman movies".


Il film trovò una distribuzione nei paesi anglofoni, col titolo di The Hired Killer.

Una pellicola nata in un periodo abbastanza rovente, che getterà le basi del noir di Omicidio per Appuntamento (1967, che tratteremo prossimamente), diretto da Mino Guerrini, che sancirà l'inizio del noir all'italiana.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 6 luglio 2020

Speciale Pillole Perdute: George Méliés e la sua rivoluzione-Parte Prima-


Mèliès intorno al 1890 




Benvenuti o ben ritrovati alla "lezione" di oggi, con un altro appuntamento de le "Pillole Perdute", ma speciale! .
Oggi ci occuperemo di alcune delle pellicole(si, alcune, dato che la lista sarebbe troppo lunga per un post unico) di uno dei più famosi e apprezzati registi degli esordi, senza di lui, il cinema come lo conosciamo oggi, non sarebbe mai nemmeno esistito....

Partiamo dal principio però, come di consueto direi....



LA NASCITA DI UN REGISTA

Georges Mèliès, al secolo Marie-Georges Jean Mèliès nasce nel 1861 in Francia, precisamente a Parigi.
Inizia a farsi un nome come illusionista presso il teatro "Robert-Houdin", dove svolgeva vari spettacoli di magie, illusionismo appunto, oltre che spettacoli di lanterna magica e talvolta usando l'apparecchio di Edison, il Kinetoscopio.
Successivamente il giovane Mèlies si interessa al neonato cinema, quella sera del 28 dicembre 1895, egli era fra gli spettatori della presentazione cinematografica.
Il futuro regista rimane molto colpito dall'apparecchio e fiutando la possibilità di creare interessanti progetti con esso decide di intraprendere quella nuova strada che è il cinema, fu così che cercò di accaparrasi una di quelle prime cineprese, ricevendo un rifiuto da parte degli inventori.
Non demordendo, Mèliès si fece costruire una cinepresa primordiale dal suo ingegnere. 


DAL PALCO ALLO SCHERMO


Già un anno dopo, nel 1896, era attivo come regista, imitando lo stile dei fratelli Lumière, ma ben presto riuscì a crearsi un suo stile personale, usando le sue competenze da prestigiatore nei suoi corti. 
Il 1896 però è anche un anno importantissimo nella storia del cinema, difatti è l'anno dove compare per la prima volta un corto con effetti speciali, a dirigere quel corto fu lo stesso Mèliès.

Infatti nel cortometraggio, della durata di un minuto "Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin"(Sparizione di una donna al teatro Robert-Houdin) è il più antico corto sino ad oggi pervenuto dove è presente un rudimentale effetto di montatura.
In tale corto, si vede lo stesso Mèliès sul palco e una donna con lui, poco dopo la donna viene coperta da un telo e fatta sparire, interrompendo la ripresa e poi riavviandola, montata in modo da sembrare genuina  e senza tagli, questo trucco o illusione che di si voglia, fu reso possibile solo con la macchina da presa.
Tale trucchetto all'epoca fu una vera novità.

Scena del corto 


MELIES "FONDATORE" 


Avanziamo di qualche anno, siamo intorno ai primi anni del nuovo secolo, il 1900, Mèliès è già un regista famoso e acclamato dal pubblico.
Secondo un calcolo, preso dalle varie fonti, Mèliès fra il 1896 e il 1914 diresse più di 500 pellicole(dei quali  rimangono purtroppo meno di 200 corti e mediometraggi).
Tuttavia la pellicola che forse lo rese più famoso e acclamato a livello internazionale e lo consacrò nell'Olimpo dei registi fu "Le Voyage dans le Lune"(A Trip to the Moon  Viaggio nella/sulla Luna).
Ispirata sommariamente ai classici di Wells(The First men on the moon) e a Verne(De la terre  à le Lune), la pellicola, della durata  variabile di 15 minuti(dipende dalla versione che si sta guardando) è a tutti gli effetti considerata il papà del genere fantascientifico al cinema, una delle scene, per precisione quella dell'astronave che si schianta contro la luna dal volto umano, è entrata nell'immaginario collettivo ed è stata omaggiata e parodiata un infinità di volte.
A questo film è legato un aneddoto, pare infatti che "A Voyage dans le Lune" sia uno dei primi film piratati della storia della Settima arte.
Alcuni agenti al soldo di Edison in qualche modo(forse corrompendo il proprietario di una sala) ebbero una copia di tale film, una volta fatta arrivare a Edison stesso, egli ne produsse centinaia di copie, spacciando il film per suo sul suolo americano e senza pagare un soldo a Mèliès.

L'iconica scena dell'occhio
 


Ma oltre che padre della fantascienza su schermo, Mèliès fu anche padre del genere horror su schermo.
Questo genere può benissimo essere fatto risalire ad un opera del regista francese, "Le manoir du diable" datato 1896. 
Tale corto, della durata di 3 minuti è a tutti gli effetti il padre del genere horror.
La trama ruota attorno ad un cavaliere e a Mephisto, non mancano di certo gli effetti speciali. 


LA FINE DI UN SOGNO....


Siamo ormai giunti nel 1913 quando la casa di produzione per cui il regista lavorava, la Star Film. chiude per bancarotta. 
Mèliès corrette ai ripari e per qualche tempo riuscì ancora a cavarsela, tuttavia si vide costretto a vendere tutti i suoi film,  senza ricevere compensi per le proiezioni, come conseguenza del contratto con la Star Film. 
Il povero regista ben prestò si trovò costretto a girare senza sosta pellicole su pellicole, ma ormai tali pellicole non interessavano più al pubblico. 
Fu solo con l'inizio della prima guerra mondiale(1915) che Mèliès restò completamente tagliato fuori dal mondo del cinema, tornando a fare spettacoli al teatro, lo stesso che vide la nascita di uno dei registi più famosi e influenti del muto, il Robert-Houdin, sino alla sua demolizione. 
Mèliès si sposò con una delle attrici che presero parte ai suoi primi corti, ovvero Jeanne d'Alcy, i due si ritrovarono nella stazione di Paris-Montparnasse, precisamente nel 1925, la d'Alcy gestiva un chiosco di dolci e giocattoli, una volta sposata con Mèliès, anche quest'ultimo iniziò ad occuparsene. 

Successivamente le cose migliorarono un po, fu riscoperto ed uscì dall'oblio, venendo celebrato sopratutto dai surrealisti, che organizzarono una retrospettiva(la prima). 
Georges Mèliès si ritirò a vita privata in una casa di riposo nel 1932, dopo aver ricevuto la Legion d'onore da Louis Lumière e una pensione, grazie ad un sindacato cinematografico.
Mèliès si spense nel 1938.




CONTINUA NELLA SECONDA PARTE CON LE PELLICOLE PERDUTE DEL GRANDE REGISTA....


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