lunedì 8 maggio 2023

Uomo al Limite (Man on the Brink) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Alex Cheung
Casa di produzione: Century Motion Picture & Dist. Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ga Lun: capo della polizia
Eddie Chen: Ho Wing-Chui
Leung Hon-Fai: Simon
Bill Lake: ufficiale di turno al blocco
Johnston Wong: cameriere
Leung Hung: titolare di un negozio
Kam Hing-Yin
Ada Fung
Maybo Chiu
Cheng Kei-Ying
Brenda Lo
Lau Nga-Lai
So Hang-Suen
Kong Ngai
Cheng Yau-Kwok
Mak Ho-Man
Wong Choh-Chi
Fung Ging-Man
Che Hung
Ma Hing-Sang
Chan Chuen
Ellen Koon
Andy Lam
Fong Ping
Chan Ling-Wai
Tsang Choh-Lam
Cheung Ka-Wai
Law Chung

ATTENZIONE: SPOILER!

Secondo lavoro sul grande schermo di una pietra miliare della prima New Wave di Hong Kong: questa volta oltre a dirigerlo, ne scrive la sceneggiatura e ne cura personalmente la fotografia (e ricordiamo che cominciò a studiarla già all'età di 9 anni!). Definito dallo stesso Cheung il suo film preferito, all'epoca vinse tre premi per "miglior regista", "miglior attore" a Eddie Chen e "migliore sceneggiatura" al Golden Horse Awards di Taiwan. Prodotto dalla Century Motion Picture, casa che fece da apripista a questa nuova generazione di registi che ben presto avrebbe cambiato il volto "wuxia" del cinema portuale... in uno più contemporaneo e più avanguardistico: tutti e cinque i films prodotti meritano di essere visti almeno una volta nella vita, a partire dal più particolare di essi, il "Nomad" di Patrick Tam.

A seguito di una retata della polizia finita male, Chiu viene sospeso dal suo capo, ma gli offre una possibilità per redimersi: diventare un agente sotto copertura per distruggere le triadi dal loro interno. Accettato l'incarico, sarà una continua discesa nei bassifondi del crimine... dopo numerosi arresti, la sua ragazza non lo vuole più vedere ed in seguito si vendica del suo nuovo ragazzo, rapinando la gioielleria in cui lavora. Il ragazzo identifica Chiu e viene radiato dal corpo di polizia. Trascinato di nuovo in una rapina, questa volta ad intervenire non è solo la polizia, ma anche i residenti del condominio... che lo ridurranno in fin di vita.

Film da vedere almeno una volta nella vita. E' una delle rappresentazioni più realistiche in circolazione su come un poliziotto, a lungo andare sotto copertura, si chieda cosa ci stia ancora a fare nel corpo... raccontato sotto una lente documentaristica, che in seguito influenzerà molto un altro capolavoro che porterà la firma di Danny Lee due anni dopo, girato nella stessa location. Sceneggiatura minimalistica, come per il guardaroba degli attori e per i dialoghi molto diretti (memorabile l'introduzione alla copertura dallo stesso capo della polizia!), ma eseguita talmente bene che vi sembrerà di essere al fianco di Eddie per tutta la durata della pellicola! Numerosi i momenti in cui tutto viene buttato all'aria, come la copertura saltata di un collega di Eddie... freddato da un membro delle triadi, non senza prima dargliele allo stesso Eddie: la sua interpretazione leggendaria raggiunge tranquillamente i livelli di maestri come Chow Yun-Fat, nella caratterizzazione (decadente) del suo personaggio. Sebbene perda un po' di colpi con della commedia non proprio riuscita e nel montaggio lascia a desiderare, nella fotografia è puro godimento: primi piani, inseguimento in soggettiva alla Lenzi, colori vivacissimi ed uso insistente della telecamera a mano per le scene d'azione, eseguite con inevitabili spargimenti di sangue... il che richiama, in parte, un genere che nascerà nel 1986.


Recentemente restaurato dalla Spectrum Film in Francia, assicuratevi di inserire il suo blu-ray nella vostra collezione cinematografica: non ve ne pentirete.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 1 maggio 2023

Una Colt è il Mio Passaporto (Koruto wa Ore no Pasupooto) - 1967

 
Anno: 1967
Regista: Takashi Nomura
Casa di produzione: Nikkatsu
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jo Shishido: Shuji Kamimura
Jerry Fujio: Shun Shiozaki
Chitose Kobayashi: Mina
Ryotaro Sugi: successore di Shimazu
Kanjuro Arashi: Shimazu
Shoki Fukae: Funaki
Eimei Esumi: Senzaki
Jun Hongo: Kaneko
Akio Miyabe: Miyoshi
Toyoko Takechi: Otatsu
Takamaru Sasaki: Otawara
Asao Uchida: Tsugawa
Zeko Nakamura: receptionist dell'appartamento
Kojiro Kusanagi: sicario
Zenji Yamada: capitano della chiatta

ATTENZIONE: SPOILER!

Trattasi dell'esito più conosciuto e più riuscito dell'intera carriera del sig. Nomura, con all'attivo ben 44 pellicole come regista, tra cui numerose in film per la TV e in due serie televisive. Si segnala che entrò a lavorare per la Nikkatsu nel 1955 e girò il suo primo film nel 1960, intitolato "Special Investigation Team No. 5", oltre ad essere una presenza fissa come attore nei films marchiati Seijun Suzuki. La Criterion lo descrisse come un "regista di spicco, stilisticamente audace" per via delle sue numerose ispirazioni ad altri registi dell'epoca: in particolare i nostrani western-spaghetti, che nel 1961 lo portano a girare "Quick Draw Joe" sempre con Shishido... e guarda caso, nel 1961 debuttò il famosissimo Sergio Leone con il peplum del colosso di Rodi. Si fece conoscere a livello internazionale già nel 1975 con le riprese del primo campionato mondiale di karate ("The Fighting Black Kings") e per le sue interviste ai suoi principali esponenti: in Italia il documentario arrivò con il nome di "The Dragon" nel 1979. Sparito dai riflettori sul finire degli anni '90, passò a miglior vita nel 2015.

Un sicario di nome Kamimura viene assunto per togliere di mezzo un avido boss della yakuza, assieme al novellino del mestiere Shiozaki. Entrambi portano a termine il loro lavoro, Kamimura sopra tutti, ma due scagnozzi della sua gang li seguono all'aeroporto di Tokyo e li costringono a perdere l'aereo per la Francia... che a loro volta vengono messi fuori gioco dallo stesso Kamimura. Saltata la copertura, decidono di rifugiarsi in un ostello su consiglio del mandante, nel mentre prepara la loro fuga in mare... e anche l'unione con la gang rivale per via del figlio del boss defunto. Minacciati nuovamente dagli uomini del boss, la cameriera Mina farà di tutto per portarli in salvo, ma sfortunatamente il novellino viene catturato e malmenato dalla banda... verrà poi liberato grazie ad un ultimo (e fatale) accordo con Kamimura, ossia un faccia a faccia tra il figlio del boss e lui stesso. Nel mentre Shiozaki e Mina saranno in mare aperto, Kamimura affronta esplosivamente la banda...

Fotografia di notevole livello e per nulla scontata, ricca di citazioni al nostrano Sergio per gli sguardi di sfida tra Shishido ed il figlio del boss defunto e all'Henri Decae di Melville per l'uso insistente delle ombre e inquadrare oggetti artistici come inferriate, porte in vetro e locations anguste. Nemmeno l'ombra di una sequenza improvvisata, tutto appositamente studiato per la sopravvivenza di Shishido ed i suoi ingegnosi trucchi per mettere fuori gioco i suoi avversari (a differenza di Jerry), come il pedale del freno nel posteriore della macchina da loro usata... e poi gettata in mare. Chitose ombrosa e coraggiosa nel suo ruolo di cameriera, che nel mentre fa' da ponte tra la banda e i due sicari, contribuendo senza sapere a salvare la vita di Shishido da un raid della banda all'ostello. Scene d'azione anche qui studiate in ogni prospettiva (vedasi lo scontro finale con la banda, in cui Shishido scava una fossa per salvarsi dall'auto degli scagnozzi per poi agganciarvi una bomba ad orologeria) e coreografate alla perfezione. Pietra miliare del sottogenere degli "hitman movies", dal quale ne prenderà spunto Murakawa sul finire degli anni '70: non a caso lo stesso Shishido lo definì il suo film preferito.


Fortunatamente è stato ripescato dalla Criterion stessa nella serie dedicata ai noir della Nikkatsu, ma sfortunatamente non in blu-ray...

Uscito nelle sale a tre mesi (4 febbraio) di distanza dal capolavoro di Suzuki (15 giugno), e ho già riassunto il tutto.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

[Azionerrore #5] Il Cacciatore di Teste (The Head Hunter) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Lau Shing-Hon
Casa di produzione: Seasonal Film Corporation
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chow Yun-Fat: Yuen Lik/Nguen Dich
Rosamund Kwan: Or Pui Lam/Vickie Lee
Wan Chi-Keung: Kenny
Phillip Chan: Kam Ta Fu/Kim Tai Yung
Ko Chun-Hsiung: Or Wing-Fu/Lee Hung-Fat
Tang Ching: Tang Kin
Flora Cheung: ballerina in discoteca (cameo)
Melvin Wong: ispettore Lau
Ng Hong-Sang: capitano Ng
Lo Wai: vittima
Tsang Choh-Lam: musicista di strada cieco
Stephen Yip: assassino dal coltello per meloni
Yat Boon-Chai: poliziotto
Wong Hak: padre di Yuen Lik/Nguen Dich
Chan Leung: assassino con l'accetta

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Dopo la visione della pellicola, una domanda sorge spontanea: come diamine ci è finita una divinità del cinema come Chow Yun-Fat in tale disastro?! Domanda che suscita curiosità, dato che il regista Lau ha un curriculum interessante alle sue spalle. Da HKMDB veniamo a sapere che ha all'attivo 5 films come regista, e in tutti e cinque vi ha anche scritto la sceneggiatura; si segnala che nella sua carriera nebbiosa di cineasta ha debuttato come attore per la prima ed unica volta nel furioso cult di Tsui Hark del 1980 ("Dangerous Encounters of the First Kind"), nel ruolo di un agente dell'Interpol. All'alba del terzo millennio girerà due lasciti alla polizia di Hong Kong, durante la transizione del 1° luglio del 1997, rispettivamente usciti nel 1999 e nel 2002. Dopodiché, si è letteralmente volatilizzato dai riflettori: nessuna traccia e nessun indizio su dove lui sia finito...

Un ex-soldato vietnamita di nome Nguyen Dich decide di approdare a Hong Kong come sicario per conto di un boss: dopo avere tolto di mezzo numerosi obiettivi, fa' la conoscenza della giornalista locale Vickie e si innamora di lei. Ma nonostante i sentimenti di Nguyen, il boss proclama l'ordine di togliere di mezzo il padre della giornalista... ed in seguito anche l'ordine di eliminare anche lei, se nel caso cominciasse a sospettare di Nguyen. Come prevedibile, Vickie si accorge che lui ha ucciso suo padre, e la situazione sfugge di mano sia a Nguyen che all'organizzazione...

Sbadigli? No, confusione. E pure tanta. Montato talmente male che sembra di vedere pellicole diverse e colmo di scene che non portano a niente (anche di continui flashback), pur di riempire il vuoto cosmico del film. Sparatorie che non hanno niente di emozionante, coreografie che a tratti suscitano ilarità nella loro violenza: in una scena in particolare al ristorante, Chow toglie di mezzo qualcuno davanti a TUTTI e nessuno si premura di avvertire le autorità... e in un'altra viene ustionato da un veicolo in movimento, fasciato dalla testa ai piedi e in una scena dopo ricompare completamente integro. Imbarazzo a cascata da parte di quasi tutte le comparsate, ad eccezione di Chow e Rosamund, di cui quest'ultima al suo debutto sul grande schermo (aveva appena compiuto 20 anni, all'epoca!). Solo la colonna sonora è esente dall'elevato livello di confusione dal film, tanto che parte di essa è finita in altre pellicole come "Brotherhood" (1986) e parzialmente ricomposta in "The Law Enforcer" (1986)... anche il "Take My Breath Away" di Sandy Lam emerge da questa palude di celluloide.


Nonostante il clamoroso disastro, gli incassi non furono per niente male: 4,242,399 dollari (492.192 euro) e fu addirittura distribuito negli USA con il titolo di "The Long Goodbye"... mistero.

Se siete in cerca di un cult con protagonista il leggendario Chow, posate il vostro sguardo su opere come "See-Bar" del 1980 e "The Story of Woo Viet" dell'anno seguente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 23 aprile 2023

Giovinezza: Parte II (Seishun: Part II) - 1979 | Il Manifesto del Ciclismo Giapponese

 
Anno: 1979
Regista: Koyu Ohara
Casa di produzione: Art Theatre Guild (ATG)
Paese di produzione: Giappone

CAST
Koji Nanjo: Isamu
Mako Hattori: Akiko
Miyoko Akaza
Ako
Kazuo Funaki
Yuki Horn
Masakazu Kuwayama
Koji Mizukami
Leo Morimoto
Koichi Nakano
Tetsuya Shima
Kazuaki Takeda

ATTENZIONE: SPOILER!

Chi era Koyu Ohara?
Prodotto e distribuito dalla casa che ha fatto conoscere al Sol Levante il cinema sperimentale e d'avanguardia, ci troviamo davanti ad un mancato Yojiro Takita. Considerato il "re della porno pop art" da alcuni critici ed uno dei registi più prolifici del marcium... ehm, genere, sin dalla tenera età era un divoratore seriale di pellicole: ne vedeva 200 all'anno! Tentò di entrare alla Shochiku, ma fallì il tutto: così entrò nella Nikkatsu a fianco del regista Koreyoshi Kurahara nel 1961 come assistente regista. Dopo l'infame decisione della casa di girare solo e soltanto film a "buon mercato", decise di rimanere e riuscì a girare un totale di 42 films per la casa: andò anche a Hong Kong, nel 1982, per girare con la Golden Harvest. Due anni dopo lasciò lo studio per interessarsi alla musica e lasciò definitivamente i riflettori nel 1988. Passò a miglior vita nel 2004.

Ascesa di una "stella"...
Isamu, noto corridore al liceo, ha intenzione di iscriversi all'università dello sport... ma suo padre glielo impedisce. Decide così di guadagnarsi da vivere come operaio in un cantiere navale e si lascia trascinare dai suoi amici tra discoteche e giri (fiammanti) in moto... fino a quando, all'interno di un centro termale, non intravede un manifesto di una scuola ciclistica: cambia idea e decide di diventare ciclista. Dopo numerose peripezie alla scuola, Isamu esordisce e vince le sue prime gare. Non molto dopo i suoi avversari ne approfittano per la sua mancanza di strategia e lo scavalcano senza problemi. Nel mentre l'insegnante di matematica di Isamu, sfegatato appassionato del ciclismo, afferma di avere trovato la soluzione per lui... scommette tutto ciò che ha su Isamu, nonostante sua moglie non sia per nulla d'accordo. 

...ma alla fine avviene l'impensabile.
Alla sua ultima scommessa, sul circuito accade l'impensabile: un ciclista ha un malore e si accascia. Isamu, nonostante tutto, procede spedito verso il traguardo e riesce a vincere la gara. Questo storce il naso alla giuria, che lo squalifica assieme al ciclista accanto a lui: la motivazione? Ha corso come un "folle" ed oltre le proprie abilità. Perde la pazienza con i giudici e loro minacciano di bandirlo dalle gare in bici, ma nonostante il suo comportamento, decide di andarsene e scopre che il mondo intorno a lui è cambiato... e torna sul circuito a farsi un giro solitario in bici.

In sintesi...
In quasi due ore di film, per me non sono state per nulla pesanti. Addolcisce il tutto la colonna sonora rock, eseguita in un modo tale da convincerti della natura impegnativa del protagonista: nonostante sia testardo, lentamente implementa i rimproveri ed i consigli del professore. Colonna sonora che ci spiega addirittura il messaggio di base del film: lascia il tuo paese per evitare che la "macchina" (in questo caso la giovinezza) si arrugginisca. Caratterizzazione dei personaggi? Nemmeno l'ombra, anzi! Quando il tutto stava per cambiare in meglio con la vittoria di Koji, si è ritornati al punto di partenza. Enorme pubblicità alla scuola di ciclismo più della metà del film, incluse le tecniche di addestramento dei futuri ciclisti; atte a lasciare intendere che la disciplina è il punto di forza della società giapponese e anche del ciclismo. L'intervento delle sig.rine nella pellicola non influisce in alcun modo sulla trama, nonostante Koji provi a chiedere la mano ad una di loro e citando il "romanticismo" presente nelle sue opere della Nikkatsu. A livello fotografico vi è qualcosina di interessante come l'usare ad oltranza la telecamera a mano, ma a livello recitativo appena al di sopra della media.

Nonostante le numerose difficoltà tecniche e recitative, rimane un film da vedere per farsi un'idea dell'alto valore delle regole in campo ciclistico e anche sociale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 10 aprile 2023

Tre Donne del Nord (Kita no San-Nin) - 1945 | L'Ultimo Film di Propaganda del Giappone Imperiale

Regista: Kiyoshi Saeki
Fotografia: Asakazu Nakai
Sceneggiatura: Yusaku Yamagata
Casa di produzione: Film Public Corporation, Toho Company 
In un aeroporto isolato nel nord del Giappone vi lavorano tre donne nell'unità militare di radiocomunicazione: in particolar modo una di loro lavora al fianco della sorella del suo defunto fidanzato, passato a miglior vita durante la guerra. Nonostante le loro difficoltà e i loro continui sforzi, tutto ciò li porterà ad unire le forze per il messaggio propagandistico: sopporta ancora per un po' il macigno sulle tue spalle per una causa più grande.

Perché fu "l'ultimo" film di propaganda giapponese?
La risposta è nella data in cui uscì nelle sale: era il 5 agosto del 1945. Il giorno dopo gli alleati fecero una cosa orribile e spaventosa ad Hiroshima di cui è meglio non andare oltre, nel rispetto delle vittime. Ed in seguito all'occupazione alleata del territorio giapponese, il film sparì dalla circolazione e finì molto presto nel dimenticatoio...

Ma prima di giungere alla recensione...
...è doveroso comprendere il perché i films di propaganda giapponesi siano così controversi, ma così interessanti agli occhi di molti occidentali come il sottoscritto. Prendiamo in esempio il film di propaganda più noto del Sol Levante, "The War at Sea From Hawaii to Malaya" del 1942: costato ben 380.000 dollari all'epoca (cifra più alta mai spesa per un film giapponese), uscito appena un anno dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbour fece il botto nelle sale; 1,115,000 di yen e visto da più di 10.000.000 di persone nel Sol Levante, colonie incluse. Fu la mano magica di Eiji Tsubaraya (colui che in futuro realizzerà i plastici di "Godzilla" nel 1954) a tenere in piedi il fulcro della pellicola ed a veicolare il suo messaggio propagandistico, ossia che il Giappone imperiale era più potente degli USA. Addirittura fu scambiato per un cinegiornale dell'epoca e fu rilasciato negli USA dalla Movietone come se fosse un filmato autentico dell'attacco dalla parte nipponica, tanto da essere stato anche sequestrato da Douglas MacArthur in persona alla fine della guerra!

In sintesi...
Pedale fisso sul melodramma, ma qui rappresentato elegantemente dalle tre protagoniste. Buoni gli effetti speciali alla Tsubaraya, rappresentati negli aerei e nelle basi del film, interessante lo sguardo ravvicinato sulle donne in divisa e la caratteristica "macho" degli altri attori (tipica del genere) viene lasciata quasi del tutto da parte. Numerose le caratteristiche della fotografia, con lunghi piani sequenza quasi onnipresenti e con degli ottimi primi piani sulle tre protagoniste, come a sottolinearne la loro bellezza anche se stanno lavorando duramente per la propria nazione in guerra, che a breve verrà spazzata via dagli alleati... caldamente consigliato a chi vorrebbe scavare a fondo sul passato (oscuro) del Giappone imperiale.


 


[Azionerrore #4] Il Blues di un Assassino (A Killer's Blues) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Raymond Lee
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ti Lung: Wai Yi-Ming
Olivia Cheng: Wai
Fennie Yuen: Suet
Roy Cheung: Chung
Mark Cheng: Kit
Lo Lieh: Tai
Wang Hsieh: secondo capo
Bau Hon-Lam: grande capo
Timothy Zao: Stephen
Bau Fong: Sun

Lam Chung: Tao
Terrence Fok: Ah Kin
Chan Cheuk-Yan: Suet (all'età di 4 anni)
Lee Siu-Kay: scagnozzo del secondo capo
Dion Lam: scagnozzo del secondo capo
Alan Chui: padre di Suet ucciso da Ming
Hui Sze-Man: proprietario del ristorante
Lam Suet: uno degli uomini di Chung
Tang Cheung: membro anziano della banda del grande capo
Hoh Wan: membro anziano della banda del grande capo
Lau Chun: membro anziano della banda del grande capo
Chan Chi-Hung: membro anziano della banda del grande capo
Mak Shu-San: membro anziano della banda del grande capo
Lee Wah-Kon: membro anziano della banda del grande capo
Yeung Wo: membro anziano della banda del grande capo
Wong Man-Chun: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Uno degli ultimi, blandi, films prodotti da una casa che per tutti gli anni '80 ha contribuito all'affermazione del cinema del porto a livello internazionale con quel famosissimo "domani migliore" a firma di John Woo e anche all'ascesa di altre stelle come Tsui Hark con "All the Wrong Clues for the Right Solution" (1981) e Ringo Lam con la sua città in fiamme... ma anche agli ultimi atti fece conoscere definitivamente al porto il futuro re del noir Johnnie To con il suo sempreverde "All About Ah-Long", girato nello stesso anno di uscita del film in questione e con un record di incassi intorno ai 30 milioni di dollari. Raymond Lee sarà proprio colui che assisterà in prima persona al collasso della casa cinematografica nel 1991, girando quello che di fatto fu l'ultimo film prodotto dalla casa: "Blue Lightning", appena prima della sua chiusura definitiva. Si segnala che per 10 volte fece l'attore e si ritirò lontano dai riflettori sul finire degli anni '90 con "To Be No.1" (1996).

14 anni prima, Ming andò negli USA per sistemare (fisicamente) un traditore della triade di Sun: freddato a colpi di pistola, finì male anche per l'aggressore Ming, con la reclusione in carcere. Scarcerato anni dopo, ricomincia da zero con la sua nuova ragazza Wai e con la figlia adottiva Suet, che in seguito scoprirà la verità e la tensione sarà alle stelle... anche per il figlio e il nipote problematici del boss Sun, che getteranno non pochi grattacapi per la sua banda. Con il clima sempre più asfissiante, Ming deciderà di lasciare Hong Kong, ma a causa della morte improvvisa di Sun farà marcia indietro sul suo passato sanguinolento... in cui anche Ming ci lascerà la pelle nella stessa scena a cui ha assistito 14 anni fa'.

Deprimente a non finire. Nonostante Lung ci metta tutto sé stesso per tenere in piedi la baracca, anche con il suo carisma, la struttura crolla rovinosamente. Bocciato su tutta la linea Timothy nel rapporto con Fennie, in quanto uno stoccafisso era più espressivo e sciolto di lui. Numerose le scene in cui gli sbadigli prenderanno il sopravvento ed una in particolare che farà perdere anche le staffe per la moviola alla Chow Yun-Fat: sembra che stia per accadere qualcosa, ma alla fine è solo l'ambiente ostile delle triadi in guerra tra di loro in un ristorante di alto livello. A livello fotografico si salvano dal baratro alcuni dettagli, come le ombre delle finestre proiettate sul muro di un condominio e l'uso insistente delle tenebre. Anche nell'azione, marchio di fabbrica del genere "heroic bloodshed", sono coreografate dal Tony Leung Siu-Hung prima di quell'acciaio satinato del 1994: semplici, ma ricche di colpi di scena (prima fra tutte Lung che sorprende Wang all'interno di una bara!) e per nulla scontate. 


Quando hai tutte le carte in regola per rendere un film indimenticabile, e le giochi male...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 3 aprile 2023

Il Chiamatore Notturno (Night Caller) - 1985

 
Anno: 1985
Regista: Phillip Chan
Casa di produzione: Pyramid Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Melvin Wong: ispettore James Wong
Phillip Chan: ispettore Steve Chan
Pat Ha: Siu Lok
Pauline Wong: Bobbie
Terry Hu: Jessica
Lee Pui-Wai: figlia di Kiki
Deborah Sims: Kiki
Stuart Ong: Ho Tak
Dick Wei: Alan Lee
Teddy Yip: produttore televisivo
John Chan: presentatore televisivo
Mai Kei: Mickey
Wai Lit: poliziotto
Ng Hoi-Tin: sovrintendente Pang
Ling Hon: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando un'opera come questa, nonostante sia finita in soffitta, è ancora di rilievo nella celluloide hongkongese ed è visionata ancora oggi a distanza di decenni, un motivo vi gravita intorno. La risposta è da ritrovarsi nella prestigiosa carriera del regista, che ha contribuito ai primissimi atti della First New Wave del porto: ha scritto parte della sceneggiatura della prima pietra in assoluto di tale onda, "Jumping Ash" del 1976 appena dopo avere lasciato il suo lavoro di poliziotto, ed altre in film intramontabili come "Long Arm of the Law" (1984). Come attore, è letteralmente il gemello separato alla nascita del celeberrimo Danny Lee: quasi sempre in ruoli da commissario, ispettore e anche da semplice poliziotto. Anche lui si è ridotto a lavorare dietro le quinte come Danny...

Una giovane mamma viene sadicamente assassinata da un qualcuno che conosceva molto bene lei, sotto gli occhi di sua figlia. Aperte le indagini, la polizia discute con il capo di una agenzia per modelle, ma sfortunatamente anche lui ci lascia le pelle... durante un concorso di bellezza. In seguito si scoprirà dai libri contabili dell'agenzia l'identità dell'assassino: è una femmina e gli piace fare dei bagni di fango verde, a sua volta coperta da un amico più contorto di lei.

Se siete in cerca di un poliziesco ingegnoso e ricco di colpi di scena, il centralinista del film Phillip può fare al caso vostro. Lasciando perdere la parte del televenditore, la fotografia è a un passo da quella di Henri Decae nel pieno della Nouvelle Vague: notte bluastra contornata da colori desaturati. Grazie al montaggio veloce, sono letteralmente inesistenti i momenti di noia. Ciliegina sulla torta macabra è la scena iniziale che omaggia i gialli alla Mario Bava, con una cinica precisione sui modi di fare dell'assassino (dai guanti in pelle alla distruzione di prove sul delitto compiuto) e che se la gioca sull'alta tensione... numerosi i momenti allegri che cercheranno di rendere meno pesante l'atmosfera thriller del film, come i metodi intelligentemente duri di Phillip per costringere alla confessione i sospettati e le disavventure della figlia di Kiki con la sua nuova famiglia. Interessante anche il cameo di Wei, che anche qui ci dimostra ancora una volta il suo talento nelle arti marziali (anche se brevemente!).  L'ambientazione tetra e melancolica è perfettamente accompagnata dalle note della colonna sonora composta da Romeo Diaz (che in seguito orchestrerà altri capolavori come "Righting Wrongs" e "Royal Warriors", entrambi usciti nel 1986).


Uscito nelle sale il 17 aprile del 1985, incassò una cifra non male: ben 4,772,600 dollari (559.066 euro).

Dopo la visione, ho da esclamare una singola cosa: restauro immediato!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 22 marzo 2023

[Giallorrido #7] Killer nelle Notti di Pioggia (Rainy Night's Killer) - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Liu Kuo-Hsiung
Casa di produzione: Hong Kong Yali Pictures Co.
Paese di produzione: Taiwan

CAST
Kang Kai
Tso Yen-Yung
Ou Wei
Chu Ching
Lu Bi-Yun
Lung Fei
Wan Chung-Shan
Shan Mao
Shih Ting-Ken
Chang Yu-An
Chen Shih-Wei
Huang Cheng
Wu Por
Lan Pai
Lin Lin
Lei Jun
Hsu Yu-Sheng
Meng Ting
Tsao Long
Yuan Shen
Kwan Ming

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un orrore...)!

Incredibilmente arrivato (in sordina) nel nostrano Stivale e addirittura doppiato, ci troviamo davanti ad un fallito tentativo di emulare il giallo all'italiana nello stile di Mario Bava. Liu è l'incarnazione vivente dei registi più bizzarri dei "black movies" girati nella Taiwan dominata dal figlio di Chiang Kai-Shek: spinti, spudorati e privi di vergogna. Da HKMDB veniamo a sapere che ha debuttato nella foschia con "Yan Nu" nel 1972 (circa) e da allora si è dedicato a fare il tuttofare nel mondo del cinema, da montatore a sceneggiatore, da assistente alla regia a direttore esecutivo, per poi sparire nel nulla agli inizi degli anni '90 a Hong Kong... assieme a quella categoria temutissima da molti cinefili. Distribuita in videocassetta dalla "Antoniana Film" di Padova, in un formato che personalmente considero il più orrendo che ci sia...

Il cadavere di un uomo viene ritrovato all'interno di un bar: la polizia sospetta subito un delitto passionale. In seguito al movimentato arresto di un contrabbandiere locale, il commissario che investiga sul caso scopre un secondo cadavere (anch'esso di un uomo), il quale poco prima di passare a miglior vita aveva passato la notte con una sig.rina dai facili costumi... e le morti non si placano: di nuovo al bar viene ritrovato su una fontanella esterna un altro uomo, anch'esso pugnalato; il quarto nella camera da letto, ma fortunatamente quella che doveva essere la quinta vittima riesce a fermare sul nascere la pugnalata. Si scopre così che l'assassino è una donna, nonché la figlia della proprietaria del bar. Il perché toglie di mezzo le persone durante le notti di pioggia è che dopo un lancio massiccio di...... pasticcini negli USA, in seguito è stata anche "violata" a notte inoltrata.

Polpettone senza capo né coda che prova a fare il verso anche ad altri gialli all'italiana adattati nella vicina Hong Kong. Avendo un'ottima base su cui partire, il regista ha deciso di perdere già in partenza con delle infinite scazzottate per evitare il prevedibile sbadiglio dello spettatore (cominciato anche con il ritmo quasi inesistente della pellicola), anche per la sua pigrizia nelle coreografie in cui l'assassina toglie di mezzo le sue vittime, dove si vede PALESEMENTE che è una donna grazie ai lampi di luce, rovinando così la sorpresa nel finale. Suspense? Inesistente, così come l'epicità che dovrebbe accompagnare le scazzottate con i criminali e con i teppisti nel bar. Nemmeno l'aiuto dei Pink Floyd salverà il film dal baratro. Ma rimangono interessanti le soluzioni usate in ambito fotografico, come l'uso ad oltranza dei colori accesi in contrasto con la penombra circostante (roba da Wong Kar-Wai!). Per nulla male anche il guardaroba dei protagonisti, contrabbandieri inclusi.


Consigliato solo ai completisti del genere, anche per futuri registi su cosa NON debbano effettuare durante le riprese di un giallo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 16 marzo 2023

Acciaio Satinato (Satin Steel) - 1994

 
Anno: 1994
Regista: Tony Leung Siu-Hung
Casa di produzione: Mandarin Films LTD, Ko Chi Sum Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Jade Leung Ching: sergente Jade Leung
Anita Lee: ispettrice Ellen Cheng
Russell Wong: Ken Chan
Kenneth Chan: John Paul Belmondo
Wong Kwan-Hong: Roger
Kong Miu-Deng: trafficante di armi
Wan Seung-Lam: scagnozzo di Fowler

ATTENZIONE: SPOILER!

Fratello minore di Bruce Leung (noto caratterista della Brucexploitation), è uno dei tanti veterani che popolano il cinema d'azione made in Hong Kong: 56 films all'attivo come attore, come coreografo ben 39 e direttore di arti marziali in 32 pellicole: ed ebbe tale ruolo anche nel dirigere assieme al mitico Sammo Hung le arti marziali del primo, prestigioso, capitolo della saga di "Ip Man" nel 2008! Nove volte regista dal 1984 al 2004, si segnala il suo debutto negli USA nel 1995 con "Superfights" assieme a Brandon Gaines e Keith Vitali (che fu uno degli scagnozzi di Mondale nel cult di "Wheels on Meals"). A questo giro rilancia con successo la Nikita hongkongese, uscita a pieni voti della dualogia di "Black Cat" (1990-92), con il premio di "Best New Performer" agli Hong Kong Film Awards.

Dopo l'arresto movimentato di un trafficante di armi, Jade viene mandata a Singapore in compagnia di un'altra sua collega (Anita Lee) con l'intento di cogliere sul fatto un boss della malavita ricercato dall'FBI: anche lui traffica armi. Tormentata dall'assassinio di suo marito, seguirà le tracce del boss fino in Indonesia e... si innamorerà improvvisamente dell'avvocato del boss (Russell Wong). E nel mentre, il compagno (Kenneth Chan) della collega seguirà (maldestramente) i passi del duo...

Prevedibilissimo dall'inizio alla fine, ma se guardato a cervello spento lo apprezzerete davvero. Sarebbe stato più gradevole senza la presenza assordante e goffa di Kenneth, che diventa sfortunatamente un sacco da boxe in presenza del duo. E non rispecchia per nulla il carisma dell'originale Belmondo... che con l'azione rendono più scorrevole ed esplosiva la trama, colma di citazioni in ambito fotografico (moviola alla Wong Kar-Wai) e nello scontro finale in elicottero ("Police Story 3", dove questa volta è dei cattivi). Nemmeno l'ombra di dei rinforzi in Indonesia, dove a quanto pare le forze dell'ordine sono loro due, che da sole demoliscono a piombo e cazzotti un'organizzazione capace di mettere a tacere anche una yakuza di periferia a Taiwan... ma in films di questo tipo le domande non bisogna farsele. E' l'azione che tiene in piedi il tutto. Colonna sonora compresa (di un rock 'n roll che lascia il segno!).


Ad acciaio satinato, acciaio di qualità: 6,208,906 dollari (746.553 euro).

Caldamente consigliato a chi è rimasto colpito dalla bellezza con cui le attrici del cinema di Hong Kong tirano calci e pugni (Cynthia Khan e Moon Lee sopra tutte).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 7 marzo 2023

Prova dell'Uomo (Ningen no Shomei) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Jun'ya Sato
Casa di produzione: Kadokawa Daiei Studio, ProSer Co.
Paese di produzione: Giappone, Stati Uniti

CAST
George Kennedy: Ken Shuftan
Mariko Okada: Kyoko Yasugi
Yusaku Matsuda: detective Ichiro Munesue
Broderick Crawford: capitano della polizia O'Brien
Rick Jason: Lionel Adams
Toshiro Mifune: Yohei Kori
Junzaburo Ban: titolare delle sorgenti termali
Takeo Chii: detective Kusaba
Kinji Fukasaku: tenente Shibue
Bunjaku Han: Naomi
Hajime Hana: detective Takeshi Yokowata
Janet Hatta: Yukiko Mishima
Koichi Iwaki: Kyohei Kori
Robert Earl Jones: Wilshire Hayward
Tanie Kitabayashi: anziana sig.ra ad Hachio
Theresa Merritt: Maria
Ayako Mikami: sé stessa
Toru Minegishi: detective Shimoda
Seiichi Morimura: front manager
Hideo Murota: detective a Yokota
Hiroyuki Nagato: Takeo Oyamada
Isao Natsuyagi: Takashi Nimi
Mineko Nishikawa: donna ad Hachio
Hiroshi Ogawa: sé stesso
Ryoko Sakaguchi: Sumiko
William Sanderson: rivenditore di armi
Hiromitsu Suzuki: cameriere della caffetteria
Mizuho Suzuki: capo detective Tadahiro Yamaji
Gozo Soma: Banto
Kei Taguchi: Imamura
Junko Takazawa: Michiko Asaeda
Keiko Takeshita: Shizue Nakayama
Koji Tsuruta: tenente Nasu
Shigeru Tsuyuki: sé stesso
Koji Wada: detective Kawanishi
Joe Yamanaka: Jonny Hayward
Hideji Otaki: cliente in un ristorante

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato appena dopo il clamoroso successo sul Fiume dell'Ira di un anno prima che fece diventare noto Ken Takakura anche nella Cina post-maoista, ci troviamo davanti ad un cast capace di mettere in lacrime qualunque appassionato di pellicole di culto: il George Kennedy a 11 anni di distanza dal capitano Ed della Pallottola Spuntata ed un Yusaku Matsuda appena riabilitato dopo il noto incidente del 1975, assieme al Toshiro Mifune consacrato dai films di Akira Kurosawa (Rashomon sopra tutti). All'epoca della sua uscita divenne il secondo film con più incassi nella storia del cinema giapponese: ben 2,25 miliardi di yen (15 milioni di euro!), e il tema della celluloide, cantato da Joe Yamanaka, ebbe quasi lo stesso successo con 517,000 copie vendute e riuscendo ad arrivare secondo per ascolti in classifica nazionale, stando alla Oricon. Stesso effetto lo ebbe anche in altri Paesi asiatici, soprattutto in Cina, dove venne soprannominata "Old Straw Hat" per le parole usate nella canzone.

Durante una vacanza in Giappone, un uomo viene pugnalato a morte durante una sfilata di moda: si scopre che l'uomo si chiamava Jonny Hayward ed era originario del Bronx di New York. Sul caso indaga Ichiro, che grazie ad un comunicato del detective Shuftan si viene a sapere che la madre Maria aveva sentito dire da suo figlio che partiva per "kiss me", ossia "Kirizumi". Ichiro decide di andare a Kirizumi per capirne di più: gli abitanti lo indirizzano verso un'anziana signora di nome Nakayama che conosce l'intera vicenda, ma sfortunatamente qualcuno ha deciso di metterla a tacere. Nel mentre avveniva il delitto, il figlio della stilista Kyoko, Kyohei Kori, investe una ragazza per poi gettare il suo cadavere in mare: non molto dopo decide di partire per New York, in un blando tentativo di dimenticare il tutto. Ichiro lo raggiunge a New York e il suo collega Shuftan fredda Kori per avere resistito all'arresto... alla fine la verità viene completamente a galla: Wilshere Hayward era il padre di Jonny, un soldato americano che aveva vissuto a Yokohama dopo la conclusione della WW2 e Kyoko era la sua compagna, assieme lo hanno dato alla luce e Wilshere se lo portò dietro dopo il ritiro degli alleati dal Giappone. Kyoko decise di sposare Yohei Kori, ma per proteggere la reputazione della sua famiglia e pur di coprire il suo passato, decise di togliere di mezzo Jonny... 

Se qualcuno di voi ha intenzione di acquistare la versione americana della pellicola di 100 minuti, ve la sconsiglio: vi farà perdere l'atmosfera interessante della versione giapponese di 133 minuti... perché vi darà la sensazione di essere su un puzzle a grandezza naturale con i tasselli che, lentamente, andranno al loro posto; nonostante i tentativi dell'avversario di sabotare l'intero gioco. Ed è per questo che apprezzo molto le commistioni tra giallo e poliziesco, poiché fino alla fine non si ha idea di chi sia l'assassino e molte scene sono più interessanti del solito (vedasi le analisi del dipartimento di polizia sul cappello di paglia e sulle poesie di Jonny). Sebbene il film abbia parecchi problemi evidenti come lo stesso Yusaku che si comporta come il Sugawara nei films di Fukasaku; le sfilate di moda troppo lunghe e ripetitive; ed un George che non sembra nemmeno un detective, ma un Franco Nero dei poveri, tutto ciò non intacca il messaggio di base del film. Nemmeno la stessa interpretazione di George e Yusaku, che danno una spinta in più al ritmo della pellicola: ricca d'azione negli USA e ricca di suspense in Giappone. 


E ricordatevi di tenere stretti i vostri cappelli di paglia... se avete alcuni ricordi impressi sopra di essi, una perdita sarebbe devastante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 4 marzo 2023

La Farfalla Vagabonda di Ginza | Incontro fra Titani: Meiko Kaji e Sonny Chiba (1972)

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo (e breve) appuntamento a tema: già dal titolo avete capito bene. Il maestro delle arti marziali per antonomasia e la femme fatale per antonomasia del cinema nipponico che uniscono le loro forze per contrastare il male. Sappiamo che tutto ciò ricorda un titolo qualsiasi di un fumetto della Marvel, ma un connubio simile capita una singola volta ogni 100 anni: e merita di essere immortalato!

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Hanjiro Nakazawa
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami è una ex-detenuta che, appena dopo la sua scarcerazione, prova a guadagnarsi da vivere come hostess in un bar per ringraziare una donna che l'ha salvata in carcere. Entrambe vengono coinvolte nel piano di un boss locale che intende rilevare (con le cattive) il bar in cui lavora Nami...
Pedale fisso sul melodramma. Ma quando viene allentato verso il finale, il film verserà litri di sangue, in segno di perdono per essere stato serrato per tutta la sua durata. Trama stereotipata di un qualunque film del genere sukeban, ma qui ben contenuto dalle eccessive nudità che si sono viste con la sig.rina Sugimoto... in questo calderone spiccano sopra tutti il fratello di Tetsuya Watari (Tsunehiko Watase) che ha l'abitudine di scrivere il suo nome sul suo blazer e l'unica vera farfalla (al maschile) di Ginza: imprendibile, ma che sa' farsi cercare; e la stessa Kaji, dispostissima a qualunque cosa pur di vendicarsi dei suoi aguzzini. Koji Nanbara è la cattiveria impersonificata, che non batte ciglio per i suoi piani anche fino all'ultimo. 

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Yoshio Nakajima
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami ritorna a Tokyo per trovare l'uomo che ha tolto la vita a suo padre ben 13 anni prima, ma prima di tornarci salva la pelle di una ragazza di nome Hanae, venduta al meretricio per via di suo padre. Inconsapevolmente viene coinvolta negli affari di una yakuza che vorrebbe rafforzare la propria presenza a Ginza, ma grazie all'aiuto di Ryuji riuscirà a farsi strada a Tokyo...
E' arrivato il momento che tutti noi aspettavamo. Meiko e Sonny insieme sono come la cioccolata sulla torta: eternamente memorabili! Sebbene Meiko continua a sfotterlo e lo definisce "patetico", nel finale gli darà una mano per demolire la yakuza, ma è poca roba. Enorme citazione al filone del gioco d'azzardo con Sumiko Fuji, qui in epoca contemporanea. A differenza del primo film, qui assistiamo ad una scia di sangue che ci porterà dove ben sappiamo ed una dose massiccia di commedia isterica, lasciando quasi del tutto da parte il melodramma fitto del film precedente. E' presente anche qui Tsunehiko, ma è relegato in un cameo come lustrascarpe e nulla di più. Meiko è vagabonda e letale come al solito, ma a Sonny non gli è stato dato abbastanza spazio per espandersi in questa battaglia, nonostante sia la spalla comica e dia allegria al tono cupo del film.

In conclusione, speriamo di rivedere presto farfalle di questo tipo a Ginza... animerebbero di nuovo il cinema nipponico nella zona più rinomata della sua capitale!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! 

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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