lunedì 10 aprile 2023

[Azionerrore #4] Il Blues di un Assassino (A Killer's Blues) - 1989

 
Anno: 1989
Regista: Raymond Lee
Casa di produzione: Cinema City Company Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Ti Lung: Wai Yi-Ming
Olivia Cheng: Wai
Fennie Yuen: Suet
Roy Cheung: Chung
Mark Cheng: Kit
Lo Lieh: Tai
Wang Hsieh: secondo capo
Bau Hon-Lam: grande capo
Timothy Zao: Stephen
Bau Fong: Sun

Lam Chung: Tao
Terrence Fok: Ah Kin
Chan Cheuk-Yan: Suet (all'età di 4 anni)
Lee Siu-Kay: scagnozzo del secondo capo
Dion Lam: scagnozzo del secondo capo
Alan Chui: padre di Suet ucciso da Ming
Hui Sze-Man: proprietario del ristorante
Lam Suet: uno degli uomini di Chung
Tang Cheung: membro anziano della banda del grande capo
Hoh Wan: membro anziano della banda del grande capo
Lau Chun: membro anziano della banda del grande capo
Chan Chi-Hung: membro anziano della banda del grande capo
Mak Shu-San: membro anziano della banda del grande capo
Lee Wah-Kon: membro anziano della banda del grande capo
Yeung Wo: membro anziano della banda del grande capo
Wong Man-Chun: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un errore...)!

Uno degli ultimi, blandi, films prodotti da una casa che per tutti gli anni '80 ha contribuito all'affermazione del cinema del porto a livello internazionale con quel famosissimo "domani migliore" a firma di John Woo e anche all'ascesa di altre stelle come Tsui Hark con "All the Wrong Clues for the Right Solution" (1981) e Ringo Lam con la sua città in fiamme... ma anche agli ultimi atti fece conoscere definitivamente al porto il futuro re del noir Johnnie To con il suo sempreverde "All About Ah-Long", girato nello stesso anno di uscita del film in questione e con un record di incassi intorno ai 30 milioni di dollari. Raymond Lee sarà proprio colui che assisterà in prima persona al collasso della casa cinematografica nel 1991, girando quello che di fatto fu l'ultimo film prodotto dalla casa: "Blue Lightning", appena prima della sua chiusura definitiva. Si segnala che per 10 volte fece l'attore e si ritirò lontano dai riflettori sul finire degli anni '90 con "To Be No.1" (1996).

14 anni prima, Ming andò negli USA per sistemare (fisicamente) un traditore della triade di Sun: freddato a colpi di pistola, finì male anche per l'aggressore Ming, con la reclusione in carcere. Scarcerato anni dopo, ricomincia da zero con la sua nuova ragazza Wai e con la figlia adottiva Suet, che in seguito scoprirà la verità e la tensione sarà alle stelle... anche per il figlio e il nipote problematici del boss Sun, che getteranno non pochi grattacapi per la sua banda. Con il clima sempre più asfissiante, Ming deciderà di lasciare Hong Kong, ma a causa della morte improvvisa di Sun farà marcia indietro sul suo passato sanguinolento... in cui anche Ming ci lascerà la pelle nella stessa scena a cui ha assistito 14 anni fa'.

Deprimente a non finire. Nonostante Lung ci metta tutto sé stesso per tenere in piedi la baracca, anche con il suo carisma, la struttura crolla rovinosamente. Bocciato su tutta la linea Timothy nel rapporto con Fennie, in quanto uno stoccafisso era più espressivo e sciolto di lui. Numerose le scene in cui gli sbadigli prenderanno il sopravvento ed una in particolare che farà perdere anche le staffe per la moviola alla Chow Yun-Fat: sembra che stia per accadere qualcosa, ma alla fine è solo l'ambiente ostile delle triadi in guerra tra di loro in un ristorante di alto livello. A livello fotografico si salvano dal baratro alcuni dettagli, come le ombre delle finestre proiettate sul muro di un condominio e l'uso insistente delle tenebre. Anche nell'azione, marchio di fabbrica del genere "heroic bloodshed", sono coreografate dal Tony Leung Siu-Hung prima di quell'acciaio satinato del 1994: semplici, ma ricche di colpi di scena (prima fra tutte Lung che sorprende Wang all'interno di una bara!) e per nulla scontate. 


Quando hai tutte le carte in regola per rendere un film indimenticabile, e le giochi male...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 3 aprile 2023

Il Chiamatore Notturno (Night Caller) - 1985

 
Anno: 1985
Regista: Phillip Chan
Casa di produzione: Pyramid Films
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Melvin Wong: ispettore James Wong
Phillip Chan: ispettore Steve Chan
Pat Ha: Siu Lok
Pauline Wong: Bobbie
Terry Hu: Jessica
Lee Pui-Wai: figlia di Kiki
Deborah Sims: Kiki
Stuart Ong: Ho Tak
Dick Wei: Alan Lee
Teddy Yip: produttore televisivo
John Chan: presentatore televisivo
Mai Kei: Mickey
Wai Lit: poliziotto
Ng Hoi-Tin: sovrintendente Pang
Ling Hon: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!

Quando un'opera come questa, nonostante sia finita in soffitta, è ancora di rilievo nella celluloide hongkongese ed è visionata ancora oggi a distanza di decenni, un motivo vi gravita intorno. La risposta è da ritrovarsi nella prestigiosa carriera del regista, che ha contribuito ai primissimi atti della First New Wave del porto: ha scritto parte della sceneggiatura della prima pietra in assoluto di tale onda, "Jumping Ash" del 1976 appena dopo avere lasciato il suo lavoro di poliziotto, ed altre in film intramontabili come "Long Arm of the Law" (1984). Come attore, è letteralmente il gemello separato alla nascita del celeberrimo Danny Lee: quasi sempre in ruoli da commissario, ispettore e anche da semplice poliziotto. Anche lui si è ridotto a lavorare dietro le quinte come Danny...

Una giovane mamma viene sadicamente assassinata da un qualcuno che conosceva molto bene lei, sotto gli occhi di sua figlia. Aperte le indagini, la polizia discute con il capo di una agenzia per modelle, ma sfortunatamente anche lui ci lascia le pelle... durante un concorso di bellezza. In seguito si scoprirà dai libri contabili dell'agenzia l'identità dell'assassino: è una femmina e gli piace fare dei bagni di fango verde, a sua volta coperta da un amico più contorto di lei.

Se siete in cerca di un poliziesco ingegnoso e ricco di colpi di scena, il centralinista del film Phillip può fare al caso vostro. Lasciando perdere la parte del televenditore, la fotografia è a un passo da quella di Henri Decae nel pieno della Nouvelle Vague: notte bluastra contornata da colori desaturati. Grazie al montaggio veloce, sono letteralmente inesistenti i momenti di noia. Ciliegina sulla torta macabra è la scena iniziale che omaggia i gialli alla Mario Bava, con una cinica precisione sui modi di fare dell'assassino (dai guanti in pelle alla distruzione di prove sul delitto compiuto) e che se la gioca sull'alta tensione... numerosi i momenti allegri che cercheranno di rendere meno pesante l'atmosfera thriller del film, come i metodi intelligentemente duri di Phillip per costringere alla confessione i sospettati e le disavventure della figlia di Kiki con la sua nuova famiglia. Interessante anche il cameo di Wei, che anche qui ci dimostra ancora una volta il suo talento nelle arti marziali (anche se brevemente!).  L'ambientazione tetra e melancolica è perfettamente accompagnata dalle note della colonna sonora composta da Romeo Diaz (che in seguito orchestrerà altri capolavori come "Righting Wrongs" e "Royal Warriors", entrambi usciti nel 1986).


Uscito nelle sale il 17 aprile del 1985, incassò una cifra non male: ben 4,772,600 dollari (559.066 euro).

Dopo la visione, ho da esclamare una singola cosa: restauro immediato!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 22 marzo 2023

[Giallorrido #7] Killer nelle Notti di Pioggia (Rainy Night's Killer) - 1974

 
Anno: 1974
Regista: Liu Kuo-Hsiung
Casa di produzione: Hong Kong Yali Pictures Co.
Paese di produzione: Taiwan

CAST
Kang Kai
Tso Yen-Yung
Ou Wei
Chu Ching
Lu Bi-Yun
Lung Fei
Wan Chung-Shan
Shan Mao
Shih Ting-Ken
Chang Yu-An
Chen Shih-Wei
Huang Cheng
Wu Por
Lan Pai
Lin Lin
Lei Jun
Hsu Yu-Sheng
Meng Ting
Tsao Long
Yuan Shen
Kwan Ming

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è un orrore...)!

Incredibilmente arrivato (in sordina) nel nostrano Stivale e addirittura doppiato, ci troviamo davanti ad un fallito tentativo di emulare il giallo all'italiana nello stile di Mario Bava. Liu è l'incarnazione vivente dei registi più bizzarri dei "black movies" girati nella Taiwan dominata dal figlio di Chiang Kai-Shek: spinti, spudorati e privi di vergogna. Da HKMDB veniamo a sapere che ha debuttato nella foschia con "Yan Nu" nel 1972 (circa) e da allora si è dedicato a fare il tuttofare nel mondo del cinema, da montatore a sceneggiatore, da assistente alla regia a direttore esecutivo, per poi sparire nel nulla agli inizi degli anni '90 a Hong Kong... assieme a quella categoria temutissima da molti cinefili. Distribuita in videocassetta dalla "Antoniana Film" di Padova, in un formato che personalmente considero il più orrendo che ci sia...

Il cadavere di un uomo viene ritrovato all'interno di un bar: la polizia sospetta subito un delitto passionale. In seguito al movimentato arresto di un contrabbandiere locale, il commissario che investiga sul caso scopre un secondo cadavere (anch'esso di un uomo), il quale poco prima di passare a miglior vita aveva passato la notte con una sig.rina dai facili costumi... e le morti non si placano: di nuovo al bar viene ritrovato su una fontanella esterna un altro uomo, anch'esso pugnalato; il quarto nella camera da letto, ma fortunatamente quella che doveva essere la quinta vittima riesce a fermare sul nascere la pugnalata. Si scopre così che l'assassino è una donna, nonché la figlia della proprietaria del bar. Il perché toglie di mezzo le persone durante le notti di pioggia è che dopo un lancio massiccio di...... pasticcini negli USA, in seguito è stata anche "violata" a notte inoltrata.

Polpettone senza capo né coda che prova a fare il verso anche ad altri gialli all'italiana adattati nella vicina Hong Kong. Avendo un'ottima base su cui partire, il regista ha deciso di perdere già in partenza con delle infinite scazzottate per evitare il prevedibile sbadiglio dello spettatore (cominciato anche con il ritmo quasi inesistente della pellicola), anche per la sua pigrizia nelle coreografie in cui l'assassina toglie di mezzo le sue vittime, dove si vede PALESEMENTE che è una donna grazie ai lampi di luce, rovinando così la sorpresa nel finale. Suspense? Inesistente, così come l'epicità che dovrebbe accompagnare le scazzottate con i criminali e con i teppisti nel bar. Nemmeno l'aiuto dei Pink Floyd salverà il film dal baratro. Ma rimangono interessanti le soluzioni usate in ambito fotografico, come l'uso ad oltranza dei colori accesi in contrasto con la penombra circostante (roba da Wong Kar-Wai!). Per nulla male anche il guardaroba dei protagonisti, contrabbandieri inclusi.


Consigliato solo ai completisti del genere, anche per futuri registi su cosa NON debbano effettuare durante le riprese di un giallo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 16 marzo 2023

Acciaio Satinato (Satin Steel) - 1994

 
Anno: 1994
Regista: Tony Leung Siu-Hung
Casa di produzione: Mandarin Films LTD, Ko Chi Sum Films Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Jade Leung Ching: sergente Jade Leung
Anita Lee: ispettrice Ellen Cheng
Russell Wong: Ken Chan
Kenneth Chan: John Paul Belmondo
Wong Kwan-Hong: Roger
Kong Miu-Deng: trafficante di armi
Wan Seung-Lam: scagnozzo di Fowler

ATTENZIONE: SPOILER!

Fratello minore di Bruce Leung (noto caratterista della Brucexploitation), è uno dei tanti veterani che popolano il cinema d'azione made in Hong Kong: 56 films all'attivo come attore, come coreografo ben 39 e direttore di arti marziali in 32 pellicole: ed ebbe tale ruolo anche nel dirigere assieme al mitico Sammo Hung le arti marziali del primo, prestigioso, capitolo della saga di "Ip Man" nel 2008! Nove volte regista dal 1984 al 2004, si segnala il suo debutto negli USA nel 1995 con "Superfights" assieme a Brandon Gaines e Keith Vitali (che fu uno degli scagnozzi di Mondale nel cult di "Wheels on Meals"). A questo giro rilancia con successo la Nikita hongkongese, uscita a pieni voti della dualogia di "Black Cat" (1990-92), con il premio di "Best New Performer" agli Hong Kong Film Awards.

Dopo l'arresto movimentato di un trafficante di armi, Jade viene mandata a Singapore in compagnia di un'altra sua collega (Anita Lee) con l'intento di cogliere sul fatto un boss della malavita ricercato dall'FBI: anche lui traffica armi. Tormentata dall'assassinio di suo marito, seguirà le tracce del boss fino in Indonesia e... si innamorerà improvvisamente dell'avvocato del boss (Russell Wong). E nel mentre, il compagno (Kenneth Chan) della collega seguirà (maldestramente) i passi del duo...

Prevedibilissimo dall'inizio alla fine, ma se guardato a cervello spento lo apprezzerete davvero. Sarebbe stato più gradevole senza la presenza assordante e goffa di Kenneth, che diventa sfortunatamente un sacco da boxe in presenza del duo. E non rispecchia per nulla il carisma dell'originale Belmondo... che con l'azione rendono più scorrevole ed esplosiva la trama, colma di citazioni in ambito fotografico (moviola alla Wong Kar-Wai) e nello scontro finale in elicottero ("Police Story 3", dove questa volta è dei cattivi). Nemmeno l'ombra di dei rinforzi in Indonesia, dove a quanto pare le forze dell'ordine sono loro due, che da sole demoliscono a piombo e cazzotti un'organizzazione capace di mettere a tacere anche una yakuza di periferia a Taiwan... ma in films di questo tipo le domande non bisogna farsele. E' l'azione che tiene in piedi il tutto. Colonna sonora compresa (di un rock 'n roll che lascia il segno!).


Ad acciaio satinato, acciaio di qualità: 6,208,906 dollari (746.553 euro).

Caldamente consigliato a chi è rimasto colpito dalla bellezza con cui le attrici del cinema di Hong Kong tirano calci e pugni (Cynthia Khan e Moon Lee sopra tutte).
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 7 marzo 2023

Prova dell'Uomo (Ningen no Shomei) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Jun'ya Sato
Casa di produzione: Kadokawa Daiei Studio, ProSer Co.
Paese di produzione: Giappone, Stati Uniti

CAST
George Kennedy: Ken Shuftan
Mariko Okada: Kyoko Yasugi
Yusaku Matsuda: detective Ichiro Munesue
Broderick Crawford: capitano della polizia O'Brien
Rick Jason: Lionel Adams
Toshiro Mifune: Yohei Kori
Junzaburo Ban: titolare delle sorgenti termali
Takeo Chii: detective Kusaba
Kinji Fukasaku: tenente Shibue
Bunjaku Han: Naomi
Hajime Hana: detective Takeshi Yokowata
Janet Hatta: Yukiko Mishima
Koichi Iwaki: Kyohei Kori
Robert Earl Jones: Wilshire Hayward
Tanie Kitabayashi: anziana sig.ra ad Hachio
Theresa Merritt: Maria
Ayako Mikami: sé stessa
Toru Minegishi: detective Shimoda
Seiichi Morimura: front manager
Hideo Murota: detective a Yokota
Hiroyuki Nagato: Takeo Oyamada
Isao Natsuyagi: Takashi Nimi
Mineko Nishikawa: donna ad Hachio
Hiroshi Ogawa: sé stesso
Ryoko Sakaguchi: Sumiko
William Sanderson: rivenditore di armi
Hiromitsu Suzuki: cameriere della caffetteria
Mizuho Suzuki: capo detective Tadahiro Yamaji
Gozo Soma: Banto
Kei Taguchi: Imamura
Junko Takazawa: Michiko Asaeda
Keiko Takeshita: Shizue Nakayama
Koji Tsuruta: tenente Nasu
Shigeru Tsuyuki: sé stesso
Koji Wada: detective Kawanishi
Joe Yamanaka: Jonny Hayward
Hideji Otaki: cliente in un ristorante

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato appena dopo il clamoroso successo sul Fiume dell'Ira di un anno prima che fece diventare noto Ken Takakura anche nella Cina post-maoista, ci troviamo davanti ad un cast capace di mettere in lacrime qualunque appassionato di pellicole di culto: il George Kennedy a 11 anni di distanza dal capitano Ed della Pallottola Spuntata ed un Yusaku Matsuda appena riabilitato dopo il noto incidente del 1975, assieme al Toshiro Mifune consacrato dai films di Akira Kurosawa (Rashomon sopra tutti). All'epoca della sua uscita divenne il secondo film con più incassi nella storia del cinema giapponese: ben 2,25 miliardi di yen (15 milioni di euro!), e il tema della celluloide, cantato da Joe Yamanaka, ebbe quasi lo stesso successo con 517,000 copie vendute e riuscendo ad arrivare secondo per ascolti in classifica nazionale, stando alla Oricon. Stesso effetto lo ebbe anche in altri Paesi asiatici, soprattutto in Cina, dove venne soprannominata "Old Straw Hat" per le parole usate nella canzone.

Durante una vacanza in Giappone, un uomo viene pugnalato a morte durante una sfilata di moda: si scopre che l'uomo si chiamava Jonny Hayward ed era originario del Bronx di New York. Sul caso indaga Ichiro, che grazie ad un comunicato del detective Shuftan si viene a sapere che la madre Maria aveva sentito dire da suo figlio che partiva per "kiss me", ossia "Kirizumi". Ichiro decide di andare a Kirizumi per capirne di più: gli abitanti lo indirizzano verso un'anziana signora di nome Nakayama che conosce l'intera vicenda, ma sfortunatamente qualcuno ha deciso di metterla a tacere. Nel mentre avveniva il delitto, il figlio della stilista Kyoko, Kyohei Kori, investe una ragazza per poi gettare il suo cadavere in mare: non molto dopo decide di partire per New York, in un blando tentativo di dimenticare il tutto. Ichiro lo raggiunge a New York e il suo collega Shuftan fredda Kori per avere resistito all'arresto... alla fine la verità viene completamente a galla: Wilshere Hayward era il padre di Jonny, un soldato americano che aveva vissuto a Yokohama dopo la conclusione della WW2 e Kyoko era la sua compagna, assieme lo hanno dato alla luce e Wilshere se lo portò dietro dopo il ritiro degli alleati dal Giappone. Kyoko decise di sposare Yohei Kori, ma per proteggere la reputazione della sua famiglia e pur di coprire il suo passato, decise di togliere di mezzo Jonny... 

Se qualcuno di voi ha intenzione di acquistare la versione americana della pellicola di 100 minuti, ve la sconsiglio: vi farà perdere l'atmosfera interessante della versione giapponese di 133 minuti... perché vi darà la sensazione di essere su un puzzle a grandezza naturale con i tasselli che, lentamente, andranno al loro posto; nonostante i tentativi dell'avversario di sabotare l'intero gioco. Ed è per questo che apprezzo molto le commistioni tra giallo e poliziesco, poiché fino alla fine non si ha idea di chi sia l'assassino e molte scene sono più interessanti del solito (vedasi le analisi del dipartimento di polizia sul cappello di paglia e sulle poesie di Jonny). Sebbene il film abbia parecchi problemi evidenti come lo stesso Yusaku che si comporta come il Sugawara nei films di Fukasaku; le sfilate di moda troppo lunghe e ripetitive; ed un George che non sembra nemmeno un detective, ma un Franco Nero dei poveri, tutto ciò non intacca il messaggio di base del film. Nemmeno la stessa interpretazione di George e Yusaku, che danno una spinta in più al ritmo della pellicola: ricca d'azione negli USA e ricca di suspense in Giappone. 


E ricordatevi di tenere stretti i vostri cappelli di paglia... se avete alcuni ricordi impressi sopra di essi, una perdita sarebbe devastante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 4 marzo 2023

La Farfalla Vagabonda di Ginza | Incontro fra Titani: Meiko Kaji e Sonny Chiba (1972)

Cari spettatori del Sottobosco, ben ritrovati in questo nuovo (e breve) appuntamento a tema: già dal titolo avete capito bene. Il maestro delle arti marziali per antonomasia e la femme fatale per antonomasia del cinema nipponico che uniscono le loro forze per contrastare il male. Sappiamo che tutto ciò ricorda un titolo qualsiasi di un fumetto della Marvel, ma un connubio simile capita una singola volta ogni 100 anni: e merita di essere immortalato!

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Hanjiro Nakazawa
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami è una ex-detenuta che, appena dopo la sua scarcerazione, prova a guadagnarsi da vivere come hostess in un bar per ringraziare una donna che l'ha salvata in carcere. Entrambe vengono coinvolte nel piano di un boss locale che intende rilevare (con le cattive) il bar in cui lavora Nami...
Pedale fisso sul melodramma. Ma quando viene allentato verso il finale, il film verserà litri di sangue, in segno di perdono per essere stato serrato per tutta la sua durata. Trama stereotipata di un qualunque film del genere sukeban, ma qui ben contenuto dalle eccessive nudità che si sono viste con la sig.rina Sugimoto... in questo calderone spiccano sopra tutti il fratello di Tetsuya Watari (Tsunehiko Watase) che ha l'abitudine di scrivere il suo nome sul suo blazer e l'unica vera farfalla (al maschile) di Ginza: imprendibile, ma che sa' farsi cercare; e la stessa Kaji, dispostissima a qualunque cosa pur di vendicarsi dei suoi aguzzini. Koji Nanbara è la cattiveria impersonificata, che non batte ciglio per i suoi piani anche fino all'ultimo. 

Regista: Kazuhiko Yamaguchi
Fotografia: Yoshio Nakajima
Musiche: Toshiaki Tsushima
Sceneggiatura: Isao Matsumoto, Kazuhiko Yamaguchi
Casa di produzione: Toei
Nami ritorna a Tokyo per trovare l'uomo che ha tolto la vita a suo padre ben 13 anni prima, ma prima di tornarci salva la pelle di una ragazza di nome Hanae, venduta al meretricio per via di suo padre. Inconsapevolmente viene coinvolta negli affari di una yakuza che vorrebbe rafforzare la propria presenza a Ginza, ma grazie all'aiuto di Ryuji riuscirà a farsi strada a Tokyo...
E' arrivato il momento che tutti noi aspettavamo. Meiko e Sonny insieme sono come la cioccolata sulla torta: eternamente memorabili! Sebbene Meiko continua a sfotterlo e lo definisce "patetico", nel finale gli darà una mano per demolire la yakuza, ma è poca roba. Enorme citazione al filone del gioco d'azzardo con Sumiko Fuji, qui in epoca contemporanea. A differenza del primo film, qui assistiamo ad una scia di sangue che ci porterà dove ben sappiamo ed una dose massiccia di commedia isterica, lasciando quasi del tutto da parte il melodramma fitto del film precedente. E' presente anche qui Tsunehiko, ma è relegato in un cameo come lustrascarpe e nulla di più. Meiko è vagabonda e letale come al solito, ma a Sonny non gli è stato dato abbastanza spazio per espandersi in questa battaglia, nonostante sia la spalla comica e dia allegria al tono cupo del film.

In conclusione, speriamo di rivedere presto farfalle di questo tipo a Ginza... animerebbero di nuovo il cinema nipponico nella zona più rinomata della sua capitale!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog! 

venerdì 24 febbraio 2023

Un Eroe Non Muore Mai (A Hero Never Dies) - 1998

 
Anno: 1998
Regista: Johnnie To
Casa di produzione: Milkyway Image, Film City Hong Kong Limited
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Lau Ching-Wan: Martin
Leon Lai Ming: Jack
Fiona Leung: Fiona
Yoyo Mung: Yoyo
Yuen Bun: Bo
Henry Fong Ping: Mr. Fong
Keiji Sato: assassino
Yen Shi-Kwan: boss Yam
Michael Lam: guardia del corpo

ATTENZIONE: SPOILER!

Ed immortale rimarrà il lavoro impeccabile sia dietro che davanti le quinte di tale pellicola, con un Johnnie al punto più alto della sua carriera: l'anno dopo arriverà a toccare le stelle con due capolavori del noir (The Mission e Running Out of Time). Qui possiamo assistere a come Lau diventerà l'attore feticcio del regista, oltre che a divenire una presenza costante della Milkyway... assieme al fotografo Cheng Siu-Keung, che dopo avere debuttato con titani come Gordon Chan e Stephen Chow in "Fight Back to School II" (1992), in seguito è diventato il fotografo di fiducia di Johnnie.

Jack è il membro di spicco della triade di Yam. Dall'altra sponda Martin è allo stesso livello, ma nella triade di Fong. Amici e nemici, intorno a loro gravita la pace e la guerra: tutto ciò viene stravolto quando Yam e Fong cominciano a spararsi tra di loro... e prima che Jack e Martin facciano lo stesso, una notte si incontrano in un bar e decidono di sorseggiare del vino assieme alle loro anime gemelle. Dopo essersi sterminati a vicenda, Fong e Yam uniscono le loro forze e decidono di fare un corposo ripulisti del loro passato, membri di spicco inclusi. 

Eccessivamente artistico in alcuni punti e tremendamente accurato in altri, considerabile un'anatomia dell'heroic bloodshed e dei suoi tratti distintivi (fratellanza, vendetta, rispetto, onore, tradimento), qui studiati al microscopio anche sui protagonisti: da un lato Jack è inespressivo, semplice ma molto ad effetto; talmente freddo da mettere invidia ad un blocco di ghiaccio, nonostante i vari eventi che lo hanno profondamente attraversato assieme alla sua ragazza Yoyo (sfigurata a causa degli scagnozzi di Fong e Yam).

Sull'altra sponda abbiamo un Martin quasi sempre col sigaro in bocca e dall'atteggiamento da cowboy impossibile da scalfire, nonostante anche lui le abbia prese sulle gambe (nei peggiori modi) dagli uomini di poco prima: guardaroba che definire appariscente è un eufemismo (stivali e pantaloni in pelle!), anima gemella inclusa che non ha avuto il tempo necessario per ramificarsi e dare spazio al suo coraggio che fa' da scudo al Martin con i suoi problemi alle gambe. I boss della triade disgustano e sono pungenti per la loro crudeltà nel voler cancellare a tutti i costi il loro passato... raramente si proferisce parola in tutto il film, citazioni a cascata su altri generi come il jitsuroku eiga di casa Fukasaku dove nessuno è buono e tutti sono antagonisti, fotografia ad un passo dal Cinema du Look alla Besson.


Ad eroi che durano a morire, incassi eroici: 6,360,165 dollari (763.497 euro)!

Morale? Assicuratevi un posto riservato per il DVD di Johnnie, è una pietra miliare del neo-noir hongkongese, ad eterna dimostrazione che Melville viene ancora osannato in giro per il globo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 18 febbraio 2023

Fratelli dalla Città Murata (Brothers From the Walled City) - 1982

 
Anno: 1982
Regista: Lam Nai-Choi
Casa di produzione: Shaw Brothers
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Chin Siu-Ho: Xiao De
Philip Ko Fei: Da De
Johnny Wang: agente Cheung
Liu Lai-Ling: Cheung Mei-Ling
Wong Ching: Yi Ching
Kwan Hoi-San: Chan Yuan-Loong
Gam Biu: Biu, club manager
Pak Man-Biu: nono zio
So Hang-Suen: madre di Mei-Ling
Lung Tin-Sang: amico di Xiao De
Lee Diy-Yue: amico di Xiao De
Yeung Wai-Sin: fidanzata dell'amico di Xiao De
Lee Kim-Chung: Da De da giovane
Fung Ging-Man: zio Jiu
Hui Ying-Ying: Mamasan
Tony Leung Hung-Wah: tossicodipendente Shing
Wong Mei-Mei: moglie di Shing
Wan Seung-Lam: membro della gang di Da De
Lam Chi-Tai: membro della gang di Da De
Kong Long: guardiano del casinò di Loong
Fong Ping: donna per la strada
Luk Ying-Hong: sergente di polizia
Ng Kwok-Kin: poliziotto
Yat Boon-Chai: poliziotto
Leung Hung: tossicodipendente

ATTENZIONE: SPOILER!

Lam è considerabile il Takashi Miike hongkongese... quasi sempre presente nella temutissima terza categoria, conosciuto per le sue pellicole eccessivamente violente e dal tono cupo, ma anche per come riuscì con successo a fotografare una gioventù in caduta libera verso il crimine l'anno seguente con "Men From the Gutter" e per dare una mano al giovane Danny Lee a girare il suo debutto da dietro una cinepresa nel 1981 con "One Way Only"; divenuto un cult della bikersploitation.

In seguito all'assassinio di un noto gestore di una bisca clandestina nella città murata di Kowloon, i suoi due figli Xiao e De vengono affidati ad un suo amico: De cercherà di uscire dal mondo della criminalità, ma suo fratello Xiao finirà di nuovo a frequentare compagnie sbagliate ed a finire sotto la lente dell'agente Cheung... che dopo la morte, accidentale, di sua figlia per mano di Xiao, non si fermerà davanti a nulla pur di incarcerarlo. 

Se pensavate che il vostro cuore sia stato ridotto in pezzi già durante il primo tempo del film, nel secondo preparatevi delle lenzuola per l'alluvione di lacrime. Sebbene il melodramma è fisso sull'acceleratore, l'aria di morte che si respira è molto ben chiara: soprattutto su Xiao, che nonostante abbia alle calcagna molti nemici, si rifiuta di liberarsi da quel mondo malato e prosegue fino alla disfatta finale che rende più cristallino il messaggio di base della pellicola: tutti quanti hanno perso, Cheung compreso per l'abuso della sua posizione (che segretamente ha stretto un accordo con Ching per dare una lezione a Xiao), nonostante sia dalla parte della legge. Da questo clima irrespirabile ci salvano delle boccate d'aria incentrate sui metodi ingegnosi per vendicarsi delle malefatte di Ching... niente di interessante sulla fotografia, tranne che per le sequenze girate in quella città murata asfissiante e squallida, ormai sparita del tutto dal 1994. 


A melodramma fisso, incassi lampeggianti: 4,040,050 dollari (484.730 euro), per nulla male per gli standard dell'epoca.

Nonostante abbia un ottimo cast, è un qualcosa che non guarderei una seconda volta, poiché già la singola visione è anche ben abbondante.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 5 febbraio 2023

Giganti e Giocattoli (Kyojin to Gangu) - 1958

 
Anno: 1958
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Hiroshi Kawaguchi: Yosuke Nishi
Hitomi Nozoe: Kyoko Shima
Osamu Abe: pugile
Koichi Fujiyama: Tadao Yokoyama
Yoshihiro Hamaguchi: guidatore "C"
Tatsuo Hanabu: Fuyuzaki
Fujio Harumoto: Shimomura
Hisako Horigome: Miyuki Fujimoto
Hikaru Hoshi: Kurosawa
Naoyasu Ito: Nakazaki
Yunosuke Ito: Junji Harukawa
Shoji Kawashima: ingegnere
Hiroko Machida: Suzue, la moglie di Goda
Sachiko Meguro: Iwafuji
Fumiko Murata: Kiku, la madre di Kyoko
Sho Natsuki: Minami
Michiko Ono: Masami Kurahashi
Kyu Sazanka: Ryuko Higashi
Kinzo Shin: Kohei Yashiro
Tsuneko Sudo: anziana sig.ra
Yasushi Sugita: produttore
Munehiko Takada: guidatore "A"
Hideo Takamatsu: Ryuji
Toru Takami: Okkotsu
Eiichi Takamura: Akimura
Kisao Tobita: Matsutani
Masahiro Tsumura: guidatore "B"
Mantaro Ushio: Natsuki
Tetsuya Watanabe: cantante
Aiko Yamakawa: Sumiko Kikumura
Kenji Oyama: Kita

ATTENZIONE: SPOILER!

Da oggi è ufficiale: Masumura è l'Elio Petri giapponese. Spietato nella satira e divertente nel rendere meno pesante il contenuto della sua denuncia contro la società nipponica dell'epoca sul grande schermo. Girato in una Tokyo appena ritornata in auge dalle bombe degli alleati di appena un decennio prima, nel cast vanta la presenza dell'impegnatissimo caratterista Kawaguchi, che grazie a suo padre Matsutaro (scrittore e dirigente della Daiei) poté approdare al cinema e si ritirò nel 1986 dopo quasi 30 anni di carriera, per poi sfortunatamente passare a miglior vita poco dopo a causa di un cancro all'esofago; assieme alla sig.rina Nozoe (ai tempi già nota per le sue interpretazioni "innocenti" tra le fila della Shochiku), che dopo le riprese finì per davvero tra le mani di Kawaguchi: si sposarono. 

Tre aziende dolciarie (World, Giant e Apollo) sono continuamente in conflitto tra di loro, soprattutto in ambito pubblicitario. Ma tra le fila della World il pubblicista Nishi nota per puro caso la tomboy Shima, mentre sorseggiava del caffè in un bar locale: instancabile tassista dai denti sporchi che ha come unica preoccupazione i suoi girini nell'acquario. Diventerà la nuova mascotte dell'azienda e sarà il biglietto da visita delle loro martellanti campagne pubblicitarie che susciteranno non pochi dubbi all'interno della sede aziendale, tra cui la fatica nelle vendite dei dolciumi... e la sensazione di Nishi dell'avere fatto il passo più lungo della sua vita, che comporterà anche il ritiro di Shima dai riflettori della dolciaria per passare a quelle delle case discografiche...

Illustrazione più che perfetta dell'americanizzazione del Giappone nell'immediato dopoguerra: il capitale conta più di qualsiasi cosa e bisogna competere con ogni mezzo possibile. La televisione, assieme alla stampa, diventano armi efficienti per svuotare le menti degli individui che ci circondano e tramutarli in delle macchine prive di anima... facilmente manovrabili non solo dalle grandi aziende, ma anche dal potere. Come ho già anticipato poco prima, brillano sopra tutti Nozoe e Kawaguchi: rispettivamente per la sua innocenza su una scacchiera molto più grande di lei, lui per il suo volersi liberare da questa trappola (dolce), ma che alla fine si arrende e rimarrà per avere un tetto sopra la testa, nello stile di Mattia Pascal... eccezionale anche in ambito fotografico, dai colori caldi ed accesi, ma soprattutto per la sequenza dell'accendino malfunzionante che simula i ritmi veloci delle fabbriche della World, ritmi che faticano a sopportare anche gli stessi lavoratori... completa il tutto l'atmosfera (tragi)comica della pellicola, da farci rimanere con il sorriso sulle labbra, sebbene il messaggio è attuale più che mai.


Ed un sorriso va' anche alla Arrow Video, che ha recuperato questa perla...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

giovedì 26 gennaio 2023

La Sicurezza (The Security) - 1981

 
Anno: 1981
Regista: Cheuk Ang-Tong
Casa di produzione: New Force Film Production Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Patricia Chong
Eddie Chen
Lau Dan
Maria Chung
Nick Lam
Lung Tin-Sang
Hon Kong
Tam Chuen-Hing
Leung Hak-Shun
Mok Chui-Jan
Chan Suk-Chi
Chan Kam-Fai
Tam Chi-Hung
Fu Yuk-Lan
Ho Bik-Kin
Tsui Kwong-Lam
Ching Si-Cheun
Bai Lan
Leung Hung
Lee Siu-Leung
Lee Lung-Sang
Leung Git-Fong
Simon Yip
Thomas Tang
Wan Fat
Lam Tit-Ching
Chan Leung
Yuen Fai
Ng Kwok-Kin
Lau Fong-Sai
Lai Sau-Kit

ATTENZIONE: SPOILER!

Cheuk è uno di quei registi che navigano tra il mistero e tra i lost media, in quanto da HKMDB si viene a sapere che ha fatto solamente per quattro volte il regista: dopo quasi tre decenni lontano dai riflettori, è riapparso in un film drammatico del 2016 nel ruolo di uno dei presidi delle scuole nella città di Sha Tin. Anche il suo debutto sul grande schermo nel 1974, assieme ad altri due registi (Cecille Tong, Gong Tian-Mei) non fu visto da nessuno al porto profumato... in quanto oscurato e proiettato solamente nel 1987. 

Un poliziotto si è ridotto a fare la guardia giurata di un portavalori, dopo essere rimasto traumatizzato dal suo mestiere durante una retata: assieme ai suoi colleghi di lavoro affronteranno le mille peripezie di chi posa lo sguardo nei loro confronti, per niente amichevole... dopo una sparatoria che decima i suoi compari, il bottino della rapina viene perso; ma il capo della banda non demorde e decide di perseguitare l'unico sopravvissuto a tale scontro, ossia l'ex-poliziotto.

Sebbene non abbia nulla di interessante a livello fotografico, si lascia vedere (e neppure tanto bene) per il suo tono documentaristico nei confronti dei rischi che corrono ogni giorno le guardie giurate che proteggono i soldi di chi manda avanti l'economia del porto... soprattutto di aspettare che il proprio marito torni a casa con il denaro per mangiare, ma anche che torni senza un graffio. La pellicola colpisce spesso il fulcro della questione, soprattutto grazie ad un Eddie che brilla sopra tutti per come voglia tornare ad essere un poliziotto, ma è ancorato al mestiere di semplice guardia. Ed è grazie a lui che ci salviamo dalla noia, che gravita spesso nell'atmosfera del film: il ritmo manca del tutto in diverse scene, ma in altre ci farà scalpitare dalla sedia. Patricia cerca di ritagliarsi il suo ruolo di fidanzata, ma per una gran parte del film si farà odiare per i suoi continui litigi con Eddie... 


Nonostante le gravi assenze citate poco prima in ambito fotografico e nella sceneggiatura, la pellicola rientra nella parte più inesplorata della New Wave di Hong Kong, quella da vedere una singola volta e basta.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

domenica 15 gennaio 2023

Dita Pruriginose (Itchy Fingers) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Leung Po-Chi
Casa di produzione: Golden Harvest
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Richard Ng: Hsien
Cora Miao: Tina Chen
Roy Chiao Hung: Biggie
Lo Hoi-Pang: gestore della farmacia
Melvin Wong: Peter
John Woo: boss della triade su un camion
Fung Yun-Chuen: Liu
Johnny Koo: Tung
Ho Pak-Kwong: guardiano del magazzino
Wang Han-Chien: acquirente giapponese dei diamanti
Mama Hung: suocera dell'ispettore
Hoh Wan: il capo di Tung
Mars: scagnozzo di Liu
Hon Kong: impiegato del sig. Liu
Fong Yue: invitata alla festa sullo yacht

ATTENZIONE: SPOILER!

No, non è quello che state pensando: le dita hanno quel prurito per ben altri motivi... perché vogliono avere tra le mani un diamante in particolare. Il protagonista Richard, oltre ad avere scritto la sceneggiatura del film assieme a un'altra futura leggenda del cinema del porto (Wong Jing), aveva già militato come produttore e quasi immediatamente si cimenterà per la sola ed unica volta come regista ("Murder Must Foul", uscito nell'ottobre dello stesso anno). Completa il tutto la presenza del mitologico John Woo in un ruolo minore e del sig. Leung, fresco del suo debutto sul grande schermo nel 1976 con "Jumping Ash", uno dei films di maggiore incasso dell'epoca.

Biggie e Hsien hanno trascorso assieme l'infanzia, sono cresciuti assieme ed hanno preso strade diverse, il primo è diventato un ispettore ed il secondo un ladro. Tutt'oggi se le continuano a suonare e cantare: soprattutto Biggie ha il continuo desiderio di metterlo dietro le sbarre. Una volta rilasciato, dopo avere rifiutato di essere l'informatore di Biggie, viene incastrato da un gioielliere con l'aiuto della sig.rina Tina... e per dimostrare la propria innocenza (anche per rubare il celeberrimo diamante) finalmente poserà le armi e chiederà aiuto alla sua nemesi.

Assente ogni tipo di sbadiglio. Noia compresa. Per nulla pesante, si lascia vedere tranquillamente durante tutto il primo tempo: sketch a cascata capaci di avermi fatto rotolare dalle risate per tutto il soggiorno, memorabile quello dell'urina su un calice, allegramente bevuto dagli ospiti sullo yacht... inclusa la casa (viaggiante) del boss della triade ed il conseguente tamponamento di massa. Dal secondo tempo in poi l'atmosfera cambia quasi del tutto e lascia spazio alla tensione, soprattutto ai macchinari che utilizza Hsien per aggirare ogni dispositivo di sicurezza intorno al diamante, inclusa una tuta gonfiabile per volare nel caveau! Efficiente la interpretazione di Cora, che arduamente fa' da ponte tra la polizia ed il criminale in giacca e cravatta Fung, pungente nel suo ruolo di antagonista. Eccellente anche il montaggio, veloce e chiaro... ma in ambito fotografico non vi è nulla di interessante, assieme alla colonna sonora adattata dai films dei fratelli Hui.


In poche parole, se cercate un antidepressivo naturale... ripiegate su Leung e Richard, non perderete assolutamente il vostro tempo.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

The Dog Stars - Le stelle dopo la fine

  Titolo originale: The Dog Stars - Le stelle dopo la fine Data di uscita: 28 agosto 2026 (cinema) Genere: Azione, Thriller, Fantascienza C...

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