lunedì 14 marzo 2022

I Cacciatori (Οι κυνηγοί) - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Theo Angelopoulos
Paese di produzione: Grecia

CAST
Vangelis Kazan: Sawas
Eva Kotamanidou: moglie del generale
Giorgos Danis: Yannis Diamantis
Mairi Hronopoulou: sig.ra Diamantis
Ilias Stamatiou: Antonis Papadopoulos
Betty Valassi: moglie di Sawas
Aliki Georgouli: sig.ra Papadopoulos
Nikos Kouros: il generale
Stratos Pahis: Giorgos Fantakis
Dimitris Kaberidis: Yannis
Christoforos Nezer: il politico
Takis Doukakos: capo della polizia militare

ATTENZIONE: SPOILER!

E' possibile che il cadavere di un militante socialista possa dare il via a un analisi storica sulla Grecia dei colonnelli talmente intensa che farebbe impallidire anche il sig. Barbero? Ultima pellicola di una trilogia interamente dedicata ai governi che si sono susseguiti in Grecia, ed interamente intrisa di ipnotismo: nonché il principale cavallo di Troia di Angelopoulos, capace di attirare i cinefili più affamati come il sottoscritto e di farli assistere a 360 gradi in ogni sua singola storia raccontata sul grande schermo. Non a caso il maestro del noir all'americana, Martin Scorsese, definì i suoi films come "ipnotici, travolgenti e profondamente emotivi"... 

Capodanno del 1976. Un gruppo di cacciatori dell'alta borghesia, su un'isola greca, si imbattono in un cadavere sepolto nella neve e perfettamente conservato dal freddo. L'uniforme che indossa è molto familiare: si tratta di un partigiano morto durante la guerra civile greca del 1949. Trasferito in un obitorio, per i cacciatori inizia un lungo cammino per affrontare i loro peccati. Ogni membro del gruppo vede quel cadavere su una bara improvvisata, costringendoli a capitolare per le loro azioni dopo l'omonima guerra civile; venendo così condannati alla propria esecuzione dai partigiani. Aprono gli occhi e si scopre che era un incubo collettivo causato dal partigiano, che in seguito verrà seppellito con tutti gli onori... assieme alle colpe di quei cacciatori.

Il sequel di "La Recita" del 1975, degno di essere definito tale. Viaggio da lasciare a bocca spalancata anche per lo stile visivo del regista, rigorosamente un andirivieni dal passato al presente, anche nella stessa inquadratura! Ci troviamo davanti a una surreale istantanea della Grecia nell'immediato dopoguerra ed a quella degli anni '70... anch'essa appena uscita dal periodo buio dei colonnelli. Satira ferocissima sulle colpe, sulla negazione, sulla confusione e sul continuo autoinganno dei personaggi della pellicola. Come sulla plastilina, il sig. Theo modella il passato con il presente, e noi lo facciamo con il rimodellare il presente, in base ai nostri ricordi del passato. Nel mezzo alla serietà imperante della pellicola, l'umorismo trova il suo modo per coinvolgere lo spettatore... seppur cupo.


Assicuratevi una teca apposita per la celluloide in questione: difficile per il suo tema, ma estremamente gratificante per il messaggio finale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 26 febbraio 2022

Nessun Compromesso (No Compromise) - 1988

 
Anno: 1988
Regista: Billy Chan
Casa di produzione: Sanhe Film Company
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Lee: capitano Lee Ta-Wei
Carol Cheng: Jenny Lee
Lam Wai: Liu Da-Chuen
Pauline Wong: Lily Liu
Ken Lo: Kwong
Wu Ma: Tony
Kam Hing-Yin: dottore della clinica
Stephen Tsang: tassista
Billy Lau: sig. Chan
Mary Hon: dottor Ho
Shing Fui-On: ladro
Wong Wai-Tong: Ting
Chiu Jun-Chiu: Wai
Louis Cheung: Lee Ying-Kit
Money Lo: Millie Pang
Chan Ging-Chi: gangster

ATTENZIONE: SPOILER!

Siete stanchi delle solite commedie hongkongesi, intrise di personaggi da cartone animato e di violenza talmente eccessiva da suscitare ilarità? Il Maurizio Merli di Hong Kong può essere per voi, ancora una volta, il faro lampeggiante in questo buio: ispirato ai drammi politico/sociali alla "Long Arm of the Law" (dato che è sulle tracce di due criminali della Cina continentale) e al suo solito ruolo di poliziotto dalla pistola facile e precisa. Tassello importante per la sua carriera, in quanto l'anno dopo si farà conoscere internazionalmente con il noir di "The Killer", dalla mano poetica di John Woo.

La vita del capitano Lee Ta-Wei è difficoltosa, divisa tra il suo lavoro e la sua famiglia... a capo di una "unità speciale" della polizia di Hong Kong che lavora sotto copertura, sulle tracce di dei criminali della Cina continentale: esperti nello smercio di droga e nel contrabbando di orologi di valore. Due di loro tolgono di mezzo uno dei suoi uomini durante una retata, e alla fine dovranno vedersela con loro all'interno di un ospedale...


Nulla di speciale come quasi tutta la filmografia di Danny Lee, ma non vi è nessuna sbavatura nella tensione che regna incontrastata nella pellicola. Sparatorie che non versano eccessivi litri di pomodoro, ma se la giocano sul psicologico. Lentezza che non è visibile neanche al microscopio, abbonda di azione anche ad occhio nudo. Ne ha dato prova anche il cast della pellicola, che dalla sponda degli antagonisti spiccano sopra tutti Lam Wai e Pauline Wong, assieme al consacrato antagonista passato troppo presto a miglior vita Shing Fui-On: il primo per riuscire a fuggire da qualsiasi retata della polizia, e la seconda per la sua sbalorditiva determinazione ad operarsi da sola per rimuovere un proiettile... dall'altra sponda la moglie di Danny, la sig.rina Carol Cheng, leviga tridimensionalmente il suo ruolo stereotipato della moglie del poliziotto. Si nota l'ampio spazio dato alle due protagoniste femminili del film, in un genere in cui sicuramente le avrebbero collocate in dei ruoli secondari, nulla di più.


Ancora una volta il poliziesco di Danny Lee ha riscosso un ottimo risultato al botteghino: 7,625,694 dollari (870.830 euro).

Non siamo davanti a un capolavoro, ma il suo lavoro artigianale nel cinema di genere lo si assapora intensamente.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 18 febbraio 2022

L'Auto di Prova Nera (Kuro No Tesuto Ka) - 1962

 
Anno: 1962
Regista: Yasuzo Masumura
Casa di produzione: Daiei Studios
Paese di produzione: Giappone

CAST
Jiro Tamiya: Yutaka Asahina
Junko Kano: Masako Usami
Eiji Funakoshi: Kimio Hiraki
Hideo Takamatsu: Toru Onoda

ATTENZIONE: SPOILER!

Girato completamente in bianco e nero, per le vostre pupille sarà come assistere ai primi passi di un noto maestro del noir che ho citato migliaia di volte sul blog... impostato come un gangster movie, ci troviamo davanti alla creazione/sperimentazione di un nuovo genere: lo spionistico industriale, abilmente congegnato con sfumature di thriller, dove al posto dei gangsters vi sono dipendenti di due case automobilistiche pronti a rischiare anche le loro vite pur di sottrarre informazioni da ambedue le parti, esattamente come l'ipernota yakuza. Tratto da un regista che assaporò il nostro Stivale per ben tre anni dal 1950 al 1953, grazie a una borsa di studio offerta dal neonato governo italiano dell'epoca... e fu allievo a tempo pieno di maestri da eterno tappeto rosso come Fellini, Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni. 


Tra la Tiger e la Yamato non scorrono buone acque. Tra di loro si fanno una spietata concorrenza, ricorrendo anche allo spionaggio industriale, anche grazie alla messa in produzione di un auto sportiva da entrambe le case. Entrano in scena anche i doppiogiochisti, assieme ad alcune relazioni personali. Uno tra questi, Asahina (dipendente della Tiger), per poter acquisire un segreto scottante della Yamato chiede alla sua fidanzata Masako di farlo con una spia della concorrenza... si scopre che tra i piani alti della Tiger vi è qualcuno che, ricattato, ha fornito alla concorrenza i dati sensibili dell'azienda. Costui è Hiraki, che tra l'altro è anche il genero del proprietario Onoda, che a sua volta ricatta nuovamente quest'ultimo... portandolo alla morte. La faida giunge al termine quando Asahina, disgustato dai metodi utilizzati da entrambi, decide di dimettersi in contemporanea all'uscita del nuovo modello della Tiger: successo immediato nelle vendite.


Nonostante l'azione sia ridotta al minimo sindacale, la spettacolarità regna incontrastata nelle interpretazioni di quasi tutti i personaggi. Tutti quanti sono in torto marcio e non fanno niente per redimersi, sacrificandosi per il bene delle loro società: l'amore, la dignità, l'onestà e la democrazia non faranno mai parte delle loro vite. Trama che non perde mai il suo ritmo, anche grazie ai colpi di scena che non si faranno problemi nel buttare all'aria la stessa trama. Banalità inesistente, quasi come il moralismo tra i personaggi: alcuni di noi saranno empatici con alcuni di loro, ed altri li compatiranno. Nel mezzo della faida tra la Tiger e la Yamato insorgerà anche il dramma romantico, con tanto di sex-appeal in un bar e in una stanza d'albergo... 




Se state adocchiando qualche pellicola oscura, assicuratevi quest'ultima per la vostra cineteca... la Arrow Video non vi deluderà. 
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 14 febbraio 2022

Il Salvatore (The Saviour) - 1980

 
Anno: 1980
Regista: Ronny Yu
Casa di produzione: The Pearl City Films LTD.
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Pai Ying: ispettore Tom
Gigi Wong: sig.ra Leung
Kent Cheng: "Nineteen"
Tien Feng: Kwok Sing Fung
Lam Ying-Fat: figlio adottivo di Tom
Cheung Kwok-Keung: attore televisivo
Ng Leung: avvocato di Paul
Patricia Chong: attrice televisiva
Chris Dryden: sovrintendente
Jenny Leung: vittima
Siu Tak-Foo: ladro
Chow Gam-Hoi: ladro
Luk Ying-Hong: poliziotto

ATTENZIONE: SPOILER!


Se cercavate un Callaghan asiatico al di fuori da quello interpretato da Jackie Chan nell'ipernoto "Police Story" nel 1985 e diretto ai livelli del Maurizio Merli hongkongese Danny Lee, il sig. Pai Ying può fare (largamente) per voi. Se non basta, Ronny è lo stesso regista che lanciò su ogni marcia ingranabile Brandon Lee in "Legacy of Rage" nel 1986, al suo primo ruolo da protagonista. Appena due anni dopo dall'uscita del "Salvatore" nelle sale, dirigerà un misconosciuto Chow Yun-Fat in un film d'azione intitolato "The Postman Strikes Back". Rimasta nell'oscurità per quasi due decadi fino al recupero della celluloide, dopo la consacrazione internazionale del regista con "Codice 51" nel 2001... insieme al sempre affidabile Samuel L. Jackson (appena fresco dell'enorme successo della trilogia di Tarantino!).


L'ispettore Tom è un tenace poliziotto, ma ha un lato tenero. Una volta alla settimana, diurnamente interpreta il ruolo di un padre adottivo di un ragazzo in orfanotrofio, per dare la caccia a un assassino che adocchia le prostitute in giro per Hong Kong...






Pietra miliare (da dissotterrare) della "Nouvelle Vague" hongkongese di inizio anni '80: sebbene gli spargimenti di pom... ehm, sangue siano davvero ben pochi, l'azione non è da poco e lo scenario della città, oltre ad essere vivacemente colorata, è attiva ed influisce sullo svolgimento della trama. Ritmo sapientemente rallentato nei momenti più adatti, e decolla nello sviluppo dei personaggi.
Dalla nostra parte vi è Pai Ying, ispettore dalla pistola facile e precisa, che non si fa' alcun problema ad agire anche al di fuori della legge, pur di catturare i criminali che sguazzano nella metropoli del porto... furioso, severo ma giusto.
Dall'altra sponda abbiamo il principale antagonista, che all'inizio appare soltanto di spalle o in una zona d'ombra. Dopo una lavata di capo da parte del suo babbo, tornano alla mente i ricordi che lo hanno spinto a fare l'assassino... quando aveva 10 anni, sua madre si è tolta la vita davanti ai suoi occhi, a causa di suo padre che si portò a casa una prostituta. 
Alluvione di omaggi alle fonti di ispirazione del regista, da Hitchcock ai primi atti di Clint Eastwood, dal genere noir al nostrano poliziottesco... che altro volere di più dalla vita?

Secondo lavoro in assoluto del regista, perfettamente riuscito e pronto alla conservazione nelle vostre cineteche... poiché è anche uscito il blu-ray in Francia!
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

Una Iena in Cassaforte - 1968

 
Anno: 1968
Regista: Cesare Canevari
Casa di produzione: Fering
Paese di produzione: Italia

CAST
Dmitri Nabokov: Steve
Maria Luisa Geisberger: Anna
Ben Salvador: Juan
Alex Morrison: Albert
Karina Kar: Karina
Cristina Gaioni: Jeanine

ATTENZIONE: SPOILER!

"Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani", ma al posto dei cani vi sono cinque rapinatori di banche... ed al posto di una banca vi è un piccolo castello, che sarebbe la celeberrima Villa Toeplitz a Varese. Talmente raro che la copia in DVD sembra sia uscita da dei sotterranei di qualche archivio cinematografico sommerso da un mare di polvere e di muffa, forse accanto alla bobina cercata da mezzo pianeta (che il mio collega conosce molto bene...), dato che il format video è a metà strada tra quello di una videocassetta e di un VCD orientale. Urge una breve biografia sul regista: brevemente attore appena dopo il termine del secondo conflitto mondiale, debuttò nel 1965 con uno spaghetti western intitolato "Per un Dollaro, a Tucson si Muore" e si fece subito conoscere per il suo colorito repertorio del cinema di genere italico, persino a chiudere un genere di grande successo e riconosciuto internazionalmente come il giallo all'italiana nel 1982 con "Delitto Carnale"! E assieme a quel delitto che concluse il genere, Cesare concluse la sua carriera nel mondo della celluloide.


Cinque rapinatori di banche noti in Europa (Klaus dalla Germania, Albert dalla Francia, Juan dalla Spagna e Karina dal Marocco), si danno appuntamento in un castello isolato per dividere un numero enorme di diamanti nascosti precedentemente nel castello dal loro boss, ormai defunto: Boris. Sua moglie, Anna, dirige l'incontro. Sfortunatamente, le pietre sono collocate in una cassaforte e servono cinque chiavi per aprirla, distribuite da Boris ai suoi colleghi. Albert sconvolge il gruppo per essersi fabbricato da solo la sua chiave, ma anche per la sua dolce metà, Jeanine. Molto presto la situazione precipita nel castello, tra avidità, tradimenti e sfiducia al sapore di piombo.


Istantanea psichedelica di come la demenza possa prendere il sopravvento, anche sotto le vesti di commedia. Sebbene sia stato girato con un budget molto limitato, il risultato è stato uno dei più clamorosi. Nemmeno una sbavatura visibile al microscopio. Fanno la loro parte anche le ragazze con i loro abiti sgargianti e brillanti, dalla bellezza senza tempo. 
Anche i delitti sono fuori dal coro per la loro creatività, e non sono nemmeno di stampo argentiano... ergo è una tappa obbligatoria per gli amanti del genere. La pellicola ha lo stesso effetto dell'aceto balsamico: trama dal sapore aspro, ma dal retrogusto dolce per il suo essere presa poco sul serio.


Così oscuro, così sorprendente da meritare con urgenza un restauro in 4K.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

mercoledì 2 febbraio 2022

[Flopiziesco #20] Poliziotti d'Assalto (Flics de Choc) - 1983

 
Anno: 1983
Regista: Jean-Pierre Desagnat
Casa di produzione: Les Films de la Tour, TF1 Productions
Paese di produzione: Francia

CAST
Pierre Banderet: Philippe Audray
Marc Chapiteau: FTN
Pierre Massimi: Beauclair
Jean-Luc Moreau: Gratien Scorda
Chantal Nobel: Wanda Romanoff
Mylène Demongeot: l'amante
Laetitia Gabrielli: Sylvie Cortazzi
Yannick Groell: Anne
Nathalie Homs: Caroline
Anne Tihomiroff: Marie-Christine
Nadine Alari: Véronique Duvilliers
Jacques Balutin: Vest, camionista
Michel Barbey: il poliziotto della socialite
Christophe Bourseiller: informatico del taxi
Catherine Lachens: Barbara, barista del Cormoran
Michel Peyrelon: Jean-Philippe Lamblin
Henri Virlojeux: Barraud, il tassista
Michel Berreur: assassino

ATTENZIONE: SPOILER (...anche se è un flop)!


Un esercito di attori per una montagna di sterco fatto a celluloide. Il ricordino fecale di un regista alla sua ultima apparizione su grande schermo, essendo stato il braccio destro di André Hunebelle (creatore del leggendario "Fantomas"!) e lo sceneggiatore di due importanti episodi della saga di OSS 117 (che ha anche preceduto il debutto dell'ipernoto 007 su carta nel 1953!!), qui del tutto irriconoscibile. Prima di lanciare altri insulti sull'insulto per eccellenza al genere poliziesco, agganciatevi alla sedia e gustatevi un buon calmante.


Nei dintorni di Parigi, le due giovani prostitute Sylvie e Marie-Christine vengono tolte di mezzo a causa delle loro testimonianze scottanti che avrebbero fatto crollare una rete importante del racket della prostituzione, pronte ad essere rivelate in un programma televisivo a cui erano state invitate. Sul caso vi investiga la squadra del commissario Beauclair, che tentano in ogni modo di smantellare tale rete, ma i testimoni sulla loro strada vengono tolti di mezzo uno dopo l'altro...




RIDICOLO! DISGUSTOSO FINO ALL'ULTIMO FOTOGRAMMA! I poliziotti sono TUTTO fuorché seri e preparati, e i cattivi sono anche CATTIVONI nella recitazione (che sembra uscita da un fumetto di Superman degli anni '50), in quanto è una POLTIGLIA di luoghi comuni visti e IPERrivisti!! Se cercavate il Sacro Graal del trash, questo è il più VICINO in assoluto: sceneggiatura ripugnante, costumi talmente ridicoli da far sembrare gli abiti della famiglia Addams come disegnati da Coco Chanel in persona, set economici letteralmente presi da qualche discarica, regia che ha lasciato le basi su Marte (AMATORIALE, e ho detto già tutto!) in un, dannato, frullatore di idee prossime all'abisso e morte ancora prima di arrivarci!! Seriamente, un gran peccato per l'idea, che poteva essere trasformata in un film piacevole da guardare e che poteva finire nelle mani di qualche collezionista del genere!

Mi rifiuto anche di inserire un video a tema, evito di urtare la vostra sanità mentale.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 31 gennaio 2022

Canne Mozze - 1977

 
Anno: 1977
Regista: Mario Imperoli
Casa di produzione: Schilton Cinematografica, Silvia Film
Paese di produzione: Italia

CAST
Antonio Sabàto: Giovanni Molé
Ritza Brown: Silvia
John Richardson: Michele
Attilio Dottesio: Don Carrara
Claudio Cuomo: Martucci
Roberto Panico: Giuseppe
Jean-Pierre Sabagh: Piero
Renata Franco: Maria
Luciano Bonanni: commissario

ATTENZIONE: SPOILER!


Trattasi dell'ultima pellicola firmata dal sig. Imperoli, rilasciata tre mesi prima (5 agosto) della sua morte prematura nel dicembre del 1977. Per chi non lo conoscesse, cominciò a farsi conoscere nella celluloide tramite il genere sempreverde delle commedie sexy all'italiana: fu grazie a lui che Gloria Guida debuttò sul grande schermo con "La Ragazzina" nel 1974 e si fece notare da altri registi come Michele Massimo Tarantini e Fernando Di Leo... ed oltre a ciò, nel genere poliziottesco ci regalò una perla capace di detronizzare anche il Tarantino statunitense, adatto solo per stomaci forti e anche per i cinefili più affamati del genere: "Come Cani Arrabbiati" di un anno prima, che fino al recupero della Camera Obscura nel 2014, circolava su una videocassetta di pessima qualità dai sottotitoli in greco. 


Giovanni Molé, noto sicario della mafia siciliana, vuole vendicare la morte di suo fratello: tolto di mezzo da un membro della cosca rivale di Carrara. E per ritornare in Sicilia evade, non senza prima rifugiarsi in una villa che all'apparenza sembra deserta... appena giunti in casa i neo-sposi Silvia e Michele, li sequestra ed architetta la sua vendetta.




Sebbene sia l'ennesima produzione a basso costo made in Imperoli, non intacca assolutamente l'atmosfera cruda della pellicola. Gli eventi sono poco spettacolari, ma vengono accompagnati da dei ritmi serrati che neutralizzano subito la noia. Contrariamente al titolo della pellicola, il nostro protagonista usa una pistola compatta per quasi tutto il film, fino a quando il leggendario fucile a canne mozze fa' la sua apparizione al finale: usata da un Sabàto che non ho mai visto così impassibile e dal volto pietrificato per difendere la sua intoccabile famiglia. Nemmeno una elegante Brown riesce a distrarci dal vendicativo Sabàto, sebbene provi a scaldare l'atmosfera nella villa assieme a Richardson, che dopo pochissimo tempo comincia a sentirsi sopraffatto dalla situazione in corso ed a perdere lucidità a causa della sua gelosia nei confronti di Sabàto. Dal primo all'ultimo fotogramma assaporerete un clima denso e disperato, ma incredibilmente lo spettatore rimane sereno in ogni singolo minuto della pellicola. 


Passabile e guardabile anche a distanza di anni, nonché una delle commistioni più riuscite tra mafia movie e poliziesco che creano un prodotto unico.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

lunedì 24 gennaio 2022

Hotel dell'Alpinista Morto ("Hukkunud Alpinisti" Hotell) - 1979

 
Anno: 1979
Regista: Grigori Kromanov
Casa di produzione: Tallinnfilm
Paese di produzione: Estonia, URSS

CAST
Uldus Pucitis: ispettore Peter Glebsky
Juri Jarvet: Alex Snewahr
Lembit Peterson: Simon Simonet
Mikk Mikiver: Hinckus
Karlis Sebris: sig. Moses
Irena Kriauzaite: sig.ra Moses
Sulev Luik: Luarvik
Tiit Harm: Olaf Andvarafors
Nijole Ozelyte: Brun
Kaarin Raid: Kaisa

ATTENZIONE: SPOILER!

Grigori Kromanov è uno di quei registi alla Massimo Dallamano: filmografia che si conta sulle dita di una mano, ma molto memorabile. Ci troviamo davanti all'autore del film estone più noto in assoluto anche all'estero, "Viimne Reliikvia" (L'Ultima Reliquia, 1969), e di un'altra opera che rielabora in salsa socialista gli spionistici europei del 1976: "Briljandid Proletariaadi Diktatuurile" (Diamanti per la Dittatura del Proletariato). Trattasi dell'ultimo suo film su grande schermo, potrete rimanere stregati dalla sua atmosfera "avantgarde" dell'epoca... anche se in realtà parte dell'atmosfera occidentale del film è stata girata in Kazakistan. Addirittura la moglie del regista, Irene Veisaite, per collaborare alla pellicola si prese un anno sabbatico dall'università e divenne a tempo pieno la sua assistente alla regia.


La polizia riceve una chiamata da un hotel isolato nelle Alpi. Viene mandato subito un agente nell'albergo, e tutto sembra essere a posto... fino a quando una valanga non li taglia fuori dal mondo. Iniziano ad accadere cose parecchio strane nell'hotel. Alieni, doppelgangers, terroristi, androidi e donne sensuali cominceranno a dominare lo schermo.





Fantascienza alla sua massima forma. Miscela unica ed eccezionale tra poliziesco, noir e fantascienza, qui (forse) al suo primo ed unico debutto sul grande schermo. Atmosfera ricca di colori desaturati e freddi alla "Suspiria" di argentiana memoria, che si integrano bene con il noir... l'arredamento sperimentale e moderno è un aggettivo all'anomalia del film in questione, che ha avuto il potere di prevedere gli stilemi dei futuri film di fantascienza degli anni '80. Assieme agli "Occhi Dalle Stelle" di Mario Gariazzo, sono dei manifesti su celluloide dell'anticonformismo. Anche la colonna sonora (orchestrata da un sorprendente Sven Grunberg) esplica davvero bene il tema della pellicola, e per esplicare ancor di più ha scritto una canzone priva di senso che comprendevano solo gli alieni, ballandoci sopra ipnoticamente. E vi è un perché: siccome la regolamentazione sovietica del tempo richiedeva che un qualunque testo di una canzone scritta al di fuori del russo doveva obbligatoriamente essere tradotta per il pubblico russo, alla fine si è giocato la carta dell'incomprensibilità...


I contenuti avanguardistici della pellicola riuscirono a fare breccia negli spettatori dell'epoca: si registrarono in URSS ben 17.500.000 di spettatori e nella sola Estonia ben 44.399 spettatori.

Se un giorno vi avanzano dei soldi e non sapete come spenderli, conoscete già la destinazione.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

sabato 22 gennaio 2022

Il Tutore della Legge (The Law Enforcer) - 1986

 
Anno: 1986
Regista: Danny Lee
Casa di produzione: Always Good Film Co. LTD
Paese di produzione: Hong Kong, Cina

CAST
Danny Lee: ispettore Chan
Betty Mak: Anna Yip
Parkman Wong: sergente Man
Lung Ming-Yan: Kent
Ricky Yi: Tiger
Shing Fui-On: "Bad Brain"
Albert Cheung: trafficante di armi
Ken Lo: poliziotto
Ben Lam: prostituta
Ngai Tim-Choi: Tsai
Wong Chi-Wai: Bull
Ng Hoi-Tin: Chou
Chiu Jun-Chiu: sergente Pigeon Ma
Tang Tai-Wo: rapinatore
Ng Kwok-Kin: sergente di polizia
Patrick Ling: rapinatore
Cheung Bing-Chuen: poliziotto
Wong Kim-Bun: rapinatore

ATTENZIONE: SPOILER!

Chi avrà visto "Law With Two Phases" di due anni prima ed è attento ai dettagli, avrà notato che tale pellicola ha alcune somiglianze incredibilmente notevoli assieme a quella girata nel 1984: entrambe dirette, scritte ed interpretate da Danny Lee; entrambe prodotte da Frankie Chan; ed entrambe hanno ottenuto visibilità ai Golden Horse Awards di Taiwan, vincendoli (l'antagonista Shing fu candidato al premio di "miglior attore di supporto" agli Hong Kong Film Awards, in questa pellicola). Tale film, assieme all'analogo del 1984, personalmente li ritengo i migliori mai girati da Danny Lee, in quanto molto più realistici e girati in stile documentaristico, a differenza degli eccessivi litri di sangue versati nei films d'azione di John Woo (regista che ringrazio ancora oggi per avermi fatto scoprire il genere dell'heroic bloodshed!).


Un agente di polizia è stato sospeso per aver malmenato dei membri di una banda che avevano minacciato una giovane donna e il suo fidanzato. Nel frattempo, i suoi colleghi richiedono il suo aiuto per catturare un gruppo di assassini che stanno progettando un grande colpo.



Se cercate l'adrenalina e l'azione talmente serrata che non vi distrae neanche per un secondo, questa pellicola è una tappa obbligatoria per voi. Nonostante la sceneggiatura sia semplice ed elementare, si tiene in piedi seriamente e con interesse. Come abbiamo visto poco prima, il cinema del porto profumato è noto per rappresentare in modo esagerato la violenza, ed a questa si adattano come un guanto le forze dell'ordine... che qui danno spazio anche alla coscienza, rendendole ligie alle leggi e al dovere. Al posto di concentrarsi di più sugli spettacoli pirotecnici con le armi da fuoco e le scazzottate, il film sfrutta le caratteristiche dei personaggi e le ambientazioni, primo fra tutti il cattivo sempreverde Shing Fui-On. Memorabile e privo di noia. Se anche voi siete dei seguaci accaniti del Maurizio Merli di Hong Kong, tale pellicola è un must have per la vostra collezione.

A dispetto della pellicola che lanciò definitivamente Danny Lee come attore nel 1984, incassò molto di più tale pellicola: 8,521,995 dollari al botteghino (964.476 euro)!

Morale? Esistono celluloidi che sopravvivono senza paura al giudizio letale del tempo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

venerdì 14 gennaio 2022

Bollettino Cinematografico #4: Spionaggio Internazionale

Ben ritrovati, carissimi spettatori del Sottobosco, nel 2022!
Per colmare la mia (breve) assenza dal blog, è giunto il momento di aprire la finestra e dare una ventata di aria fresca ai gialli/polizieschi che solitamente tratto nel blog...
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Rapporto Fuller: Base Stoccolma, regia di Sergio Grieco, 1968.
Dick Worth è un noto pilota di auto da corsa, che all'improvviso viene coinvolto in uno spionaggio nei confronti di una ballerina russa e su un documento segreto denominato "Rapporto Fuller".
Una spanna al di sopra della media degli "EuroSpy" a basso costo, in quanto come detto poco prima non è un agente segreto... ma un pilota di auto che dovrà sfuggire ai proiettili tramite il suo ingegno, rispetto alle abilità fisiche e ai gadgets tanto sfruttati da molti agenti del genere. Ambientato in una location da cartolina come la Svezia, Produzione con la P maiuscola che influisce efficacemente sulle scene d'azione (vedasi la sparatoria in una falegnameria e l'interrogatorio a Clark!) e per colmare il tutto, la simpatia contagiosa del protagonista in cerca della sua anima gemella in mezzo a tale diatriba. Armando Trovajoli superlativo come al solito nella sua colonna sonora, per aggiungere la ciliegina su ogni tipo di celluloide.
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Le Spie Uccidono a Beirut, regia di Luciano Martino, 1965.
Un'agente della CIA ha il compito di trovare un prezioso microfilm contrabbandato da due scienziati russi, che in precedenza avevano sperato di disertare.
Come al solito, la sua missione è ostacolata da esplosioni, sparatorie, inseguimenti e donne in mezzo a tale scacchiera a grandezza naturale. Ma nel mentre, il ritmo è ben serrato e il divertimento non passa mai in secondo piano. Il protagonista riesce a fare da calamita con il suo fascino naturale, assieme alla Dominique Boschero e Wandisa Guida, che entrambe dominano il grande schermo senza alcuna fatica. Se avrebbero avuto l'occasione di partecipare in uno spionistico marchiato 007, sarebbero stati promossi con tanto di abbondanti lodi... come lo è per la trama, di una facilità notevole e ricca di colpi di scena. Pellicola da assaporare anche come documentario, dato che la Beirut degli anni '60 aveva un aspetto esotico che oggi si è quasi del tutto estinto...
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Bacia e Uccidi, co-regia di Cheng Kang e Takumi Furukawa, 1967.
Un aereo militare con a bordo una testata nucleare esplode in volo, a causa di misteriosi raggi di origine elettronica. Alcuni agenti segreti partono alla ricerca della fonte, e si scopre che nel mezzo dell'incidente vi è uno scultore: Liang Tien Hong.
Rielaborazione di un classico spionistico nostrano (Agente 3S3: Passaporto per l'Inferno, regia di Sergio Sollima), che nel titolo originale in cantonese ci illustra cosa vedrete nel film: Grande Amico Sgargiante, ossia il protagonista dal carattere sgargiante e soave (Paul Chang) che ci rende partecipi delle sue scene d'azione e di combattimento poco credibili, ma tanto divertenti. Ma per distrarci dalla serietà della celluloide, ci pensa una ex-Miss Hong Kong: la sig.rina Diana Chang, che aggiunge alla portata un po' di pepe e cioccolato.
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Rosa Velenosa, regia di Lei Pan, 1966.
La polizia sospetta che dei trafficanti di droga lavorino nell'ombra in un elegante nightclub di Hong Kong denominato "La Vedova Nera", dove la sua attrazione principale è la cantante Chiang Feng (Julie Yeh Feng).
Ininterrotta caccia tra gatti e topi, e nel mezzo di questa caccia sboccia anche un'amore con la principale sospettata... senza una singola domanda che lui, Kang Hua, sia un poliziotto sotto copertura. Se cercavate uno spionistico serio, qui regna incontrastato il divertimento come nella pellicola precedente: non è da prendere sul serio, visionatelo come "docufilm" della Hong Kong degli anni '60. E scordatevi anche i momenti di noia, i due protagonisti allettanti e l'eccitazione sono i principali repellenti per restare incollati allo schermo.
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OSS 117: a Tokyo si Muore, regia di Michel Boisrond, 1966.
Una base della Marina americana è stata distrutta da un'arma segreta. L'agente OSS 117 viene spedito in Giappone per indagare su un'organizzazione che ha rivendicato l'attacco... e che minaccia un altro attacco agli USA, se non pagano un riscatto.
Poco eccitante rispetto ai precedenti quattro films, si lascia vedere per il tripudio frizzante di colori e per le auto utilizzate, personaggi compresi. Per ammazzare la noia, Bonnisseur si scontra anche con un lottatore di sumo e non si fa' problemi ad appendere cattivi con i fili del telefono. Nuova carica al franchise che ha anticipato di quattro anni (1949) quello di James Bond (1953), con tanto di luci brillanti, locali notturni del Sol Levante e inquadrature panoramiche che mostrano altri scagnozzi dell'organizzazione che provano a togliere di mezzo Bonnisseur... Frederick Stafford regala alla saga un tocco di eleganza e pepe, dettaglio che non passerà inosservato.
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Anche per questo appuntamento al di fuori dei generi trattati nel blog è tutto, prossimamente tornerò con altre perle da disseppellire dal giudizio spietato del tempo...
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

martedì 4 gennaio 2022

La lista dei 75 più ricercati della B.F.I(The BFI 75 Most Wanted movies)1-10

 Salve a tutti cari lettori e lettreici e naturalmente (anche se un po in ritardo) buon 2022 a tutti, spero abbiate passato un buon inizio anno stupefacente, vi ringrazio ancora di cuore per il vostro supporto.


Oggi siamo qui per un post molto diverso dal solito, che è pensato da molto tempo, ma per varie vicissitudini, è stato impossibile portare effettivamente, originalmente,  vi doveva essere tutta la lista al suo completo qui scritta, ma effettivamente è un po troppo lungo per un solo post, ecco perché ho deciso di dividere la lista in più parti, per rendere la lettura più facile e veloce.



Ora, vi chiederete "Ma quale lista?", vi rispondo immediatamente.


Parliamo della lista dei "75 Most Wanted Movies" edita dall'associazione BFI(Brithis Film Institute), ovvero, la lista dei film perduti e non presenti negli archivi nazionali inglesi, quindi si considerano  assenti, presumibilmente perduti, come è ovvio che sia, nulla di troppo diverso da quello di cui abbiamo sempre trattato nel corso di questi due anni(o poco ci manca).


Detto questo, una piccola rinfrescata di memoria.


Dal 1896 ad oggi, sono stati persi un numero incancolabile di film e cortometraggi, per parlarne di tutti, non basterebbero nemmeno 20 anni di scrittura senza sosta e non basterebbero,  ma quindi, perché abbiamo così tanti casi di perdite nella Settima Arte? 

La risposta è molto semplice, ci sono vari motivi per questa spiacevole(anche se, senza film perduti, non esisterebbe questo blog o almeno non sarebbe così come lo amiamo) situazione, il primo motivo che va citato è la non curanza di una volta, i registi degli esordi non avevano molta cura del girato, una volta che veniva proiettato e incassava, veniva poi messo alla bene e meglio.

Un altra causa molto documentata è il materiale con cui erano costruite le pellicole tempo addietro, ovvero un materiale estremamente infiammabile e che scaturiva un pericolo di incendio molto frequente(ad esempio così si perse "ufficialmente" il celebre London After Midnight).

Altre volte invece furono gli stessi registi a distruggere i loro stessi film(come il celebre caso di Cecil Hepworth) oppure per semplice sfortuna si sono persi negli archivi da qualche parte(di fatto, non possono essere considerati perduti, ma "non trovati") seppur questo caso è assai molto raro.


Dopo questa velocissima ripassata, possiamo iniziare senza ulteriori indugi.




LEGENDA 

*Film ritrovati e conservanti negli archivi BFI

**Film/cortometraggi di cui esistono ancora frammenti o che sono di scarsa qualità 

***Film, di cui le copie esistono ma non sono conservate negli archivi della BFI



1-Marie Marten, or the Mystery of the Red Barn (1913)

Regista: Maurice Elvey

Stato: Perduto 

Note: Basato su un reale caso di cronaca nera avvenuto nel 1827. Non è la prima opera ad adattare tale caso su schermo.



2-A Study in Scarlet/Uno Studio in Rosso(1914)

Regista: G. Pearson 

Stato: Perduto 


Note: Uno dei primi adattamenti del celebrissimo detective nato dalla penna di Sir. Conan Doyle, da non confondersi con l'omonimo film americano del medesimo anno.


3-Milestones(1916)

Regista: Thomas Bertley

Stato : Perso 

Scena dall'ominima opera teatrale del 1912(Londra)

Note: Basato sull'ominima opera teatrale andata in scena per la prima volta a Londra nel 1912(soto immediatamente sopra)


4- The First Men in the Moon(1919)

Regista: Bruce Gordon 

Stato:  Perduto, ma alcune foto rimangono


Note: Primo adattamento sotto forma di lungometraggio tratto da un romanzo di H.G Wells e uno dei primi di fantascienza.

Sul Sottobosco ne abbiamo già parlato in dettaglio.


5- The Amazing Quest of Mr. Ernest Bliss(1920)

Regista: H. Edwards

Stato: Perduto 



Note: Non ne rimane traccia tangibile, ma nel 1936 ne uscì un remake con Gary Grant.


6-The Adventures of Mr. Pickwick(1921)

Regista: T. Bertley 

Stato: Perduto 


Note: Tratto dal  romanzo di C. Dickens del 1937 "The Pickwick Papers" (in italiano conosciuto come il Circolo Pickwick).


7-The Narrow Valley(1921)

Regista: Cecil Hepworth

Stato: Perduto, poche foto rimangono oggi

Presunto still dal film

Note: Una delle molte pellicole distrutte dallo stesso regista per ricavarne argento da vendere.



8-*Love, Life and Laughter(1923)

Regista: Percy  Pearson

Stato: Ritrovato


Note: Venne rinventuto dall'associazione olandese Eye(che si occupa al medesimo modo delle pellicole) nel 2014 ed ora è negli archivi della BFI


9- Reveille(1923)

Regista: G. Pearson

Stato: Perduto, voci non confermate sostengono che sia in mano a privati-


Note: Dramma sulla Grande Guerra, è effettivamente perduto, ma secondo alcune fonti sarebbe in mano a collezionisti privati(notizia non confermata)


10-Woman to Woman(1923)

Regista:

Stato: Sconosciuto Graham Cutts/ (non accreditato) Alfred Hitchcock

Locandina americana 

Note: Coo-diretto dal famosissimo Hitchcock, pur non essendo accreditato.



Fine, ma continua!...

(Che abbiamo anche 65 pellicole da scoprire)

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