domenica 5 dicembre 2021

[Giallorrido #3] Tutti gli Uomini di Sara - 1992

 
Anno: 1992
Regista: Gianpaolo Tescari
Casa di produzione: ARAN S.r.L., RAI Due
Paese di produzione: Italia

CAST
Nancy Brilli: Sara Lancetti
Giulio Scarpati: Max Altieri
Claudio Bigagli: Daniele
Antonella Lualdi: sig.ra Toscano
Marie Laforet: madre di Sara
Luciano Bartoli: Riccardo
Maurizio Donadoni: Andrea
Antonella Fattori: Manuela
Stéphane Ferrara: Nicolas
François Perrot: Gomez

ATTENZIONE: SPOILER (anche se è orribile)!

Se cercavate il degno erede di Mario Bava e di Umberto Lenzi, in questa pellicola non aspettatevi di vedere sangue ed azione... è più intrattenente cucinare sul cofano di un auto delle uova di dinosauro. Ma prima di inveire contro la celluloide, diamo uno sguardo su chi fosse il sig. Tescari: classe 1946, lavorò principalmente come critico cinematografico sulla rivista "Ombre Rosse" e come pubblicista per la televisione, ma il suo primo e vero lavoro su celluloide risale al 1976 (Oskar Kokoschka). Il suo ultimo lavoro sul piccolo schermo risale al 2009, dalla terza stagione di una serie RAI intitolata Nebbie e Delitti (ambientata quasi del tutto nei dintorni di Ferrara).


Un'avvocatessa divorzista, Sara Lancetti, prossima all'addio al celibato, comincia a ricevere diverse minacce di morte in via telefonica e in via postale se parteciperà a tali nozze. Comincia un lungo iter per l'identificare l'autore delle minacce, e Sara rintraccia ogni suo singolo ex-fidanzato per scoprire la verità.



Sceneggiatura ai minimi sindacali: di tensione nemmeno l'ombra, nemmeno una goccia di sangue, scene d'azione talmente tranquille e trascinate che a malapena sfiorano il discreto. Ricordiamo ai nostri spettatori che la televisione ha contribuito alla crisi del cinema di genere italiano, svuotando giorno dopo giorno i cinema multisala, e ha fatto spazio ad un'eccessiva delicatezza nelle pellicole prodotte per la TV... e anche a prodotti nella media, esattamente come in questo film. Prevedibile anche fino ai titoli di coda, che stimola in massa la sonnolenza e il continuo domandarsi sul perché abbiano dovuto girare tale pellicola. Il mistero in sé è troppo facile da capire, e il modo con cui lo hanno introdotto e girato lascia molto a desiderare, nonostante l'ottima idea di base.


Morale? Se cercate il degno erede dei due maestri del giallo, esplorate la cinematografia del figlio di Bava (Lamberto Bava)... e un piccolo sguardo anche a Carlo Lizzani.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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