Premessa
La Sicilia ha tutti gli ingredienti per i mafia movies: la lupara, le colline folte di cascine e il suo dialetto, simpatico anche nelle situazioni drammatiche. Dopo Il Clan dei Siciliani (1968) dalla mano francese di Hénri Verneuil, molti registi italiani si interessarono alla Sicilia per i mafia movies, ma anche per gialli e poliziotteschi. Sfortunatamente sottovalutata insieme alla Sardegna, potevano dare molto di più nel cinema italiano ed essere riconosciute internazionalmente. Ma per noi cultori di questo cinema ha già dato moltissimo 5 decenni fa'...
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Anno: 1979
Regista: Umberto Lenzi
Casa di produzione: Primex S.r.L.
Musiche: Franco Micalizzi
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Rizzoli Film
Musiche: Franco Mannino
Giuliano Gemma, Tano Cimarosa e Michele Placido adattati come dei guanti ai loro ruoli, in una grigia Palermo di fine anni '70 intrappolata nella spirale della mafia. Uno dei films meno riusciti di Damiani che tratta di un ex-delinquente dedito a un chiosco di caffè, ma che finisce nella mira di un sicario; ma che comunque riesce nella sua impresa di essere superiore alla media del genere, non sembrando uno dei soliti stanchi films del filone. Gemma non è un campione di espressività, ma se la cava bene; Tano Cimarosa è uno dei maestri e gioca a casa sua; Eleonora Giorgi ci regala un interpretazione memorabile, ben intercalata nel suo ruolo. Se qualcuno aveva un dubbio su come Damiani poteva essere robusto, questo film ne è la riconferma di come era capace di sfornare cinema nazionalpopolare, cosa che oggi non si è più capaci di fare. Solida credibilità di ambienti, mafia recepita come radioattività invisibile ma letale e un comune ex-delinquente può finire a terra senza neanche accorgersene. Ingiustamente sottovalutata, merita una riscoperta.
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Panda Cinematografica, Les Films Corona
Musiche: Giovanni Fusco
Insieme al precedente A Ciascuno il Suo (1967), è il film che ha inaugurato il filone di denuncia politico/sociale che avrà in Damiani il regista di riferimento. Ottima trasposizione cinematografica del romanzo di Leonardo Sciascia, diretto da un Damiani agli inizi della sua carriera, ma che realizza un film realistico e sobrio nella Sicilia degli anni '60, in cui il tessuto sociale era impregnato dalla mafia. Il carabiniere Franco Nero indaga su un sospetto omicidio e sugli intrecci oscuri tra speculazioni edilizie, criminalità e politica; Lee J. Cobb nei panni di un vecchio ed efficace burattinaio; Tano Cimarosa nel tipico sgherro di mezza tacca; Claudia Cardinale sfonda lo schermo in ruoli non appariscenti grazie al suo talento. Ambiente perfetto per la denuncia, film serio e doloroso che disegna un ritratto della malavita siciliana dell'epoca, intrisa di omertà e onore in un piccolo paese dell'entroterra che vive grazie al boss Lee J. Cobb. Descrizione della collusione tra Stato e mafia, che penalizza chi lo serve rispettando la Costituzione.
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Produzioni Atlas Consorziate, Explorer Film '58
Musiche: Ennio Morricone
Ispirato alla storia realmente accaduta di Franca Viola, che nel 1966 fu la prima donna in Italia a rifiutare il matrimonio riparatore. Damiani torna ad attaccare l'omertà della Sicilia dell'epoca con un dramma tra due giovani molto più simili di quanto sembri ed impossibilitati ad amarsi. L'attrice Ornella Muti è al suo esordio (15 anni) e mostra una spontaneità che raramente ritroverà in seguito. Ottimo anche Tano Cimarosa nel ruolo del padre incapace di reagire. Il regista evita le facili strade del sentimentalismo, e la denuncia filtra comunque. Un po' troppo ridondanti le musiche di Morricone. Interpretazioni complesse e ricche di sfumature che meritano una visione.
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Euro International Film, Explorer Film '58
Musiche: Riz Ortolani
Regista: Damiano Damiani
Casa di produzione: Capital, Rizzoli Film
Musiche: Riz Ortolani
Ottimo film del sempre affidabile Damiani, che espone lucidamente la mafia e la collusione della politica con essa. Compresa la magistratura, che distorce i mezzi di informazione. Oggi siamo abituati a qualsiasi cosa, ma era abbastanza delicata l'autocritica sui rischi di banalizzare la realtà dei fatti, ed era comune ai tempi abusare di forzate interpretazioni in chiave politica. Franco Nero cerca motivazioni ai fatti che racconta; Renzo Palmer ha la sua caratterizzazione umana dice più cose sulla mafia rispetto ad altri finti dibattiti; e non dimentichiamoci la splendida Fabian. Commento musicale adatto e amaro all'atmosfera tetra e pessimista, con un finale inaspettato e tragico. Come abbiamo visto nel film precedente, opera ancora attuale.







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