Divenendo di Colore Blu (Kanashi Iro Yanen) - 1988
Regia: Yoshimitsu Morita
Soggetto: Nobuhiko Kobayashi
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Mitsuru Kurosawa, Katsuhiko Aoki
Casa di produzione: Sundance Company, Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Yonezo Maeda
Montaggio: Isao Tomita
Musiche: Shigeru Umebayashi
---
Data di rilascio: 10 dicembre 1988
E siamo giunti al termine di un decennio davvero pesante per il filone degli yakuza eiga. In una mia precedente recensione avevo esplicato il perché fossero in agonia, a causa della diffusione capillare delle videocassette nelle case nipponiche che sottraevano il pubblico dalle sale. In risposta, registi come Morita si destreggiavano tra generi diversi per venire incontro al pubblico. Ritroviamo come protagonista Toru Nakamura, fresco dall'esperienza del telefilm senza tempo di "Abunai Deka" ed al culmine della sua notorietà, dove allo stesso tempo si fece un nome nel V-Cinema targato Toei come sicario.
Il banchiere d'élite Toru Yubari (Toru Nakamura), figlio unico della Yubari-gumi, si ritrova trascinato in una faida con la Miike-gumi: suo padre viene coinvolto in un pestaggio nel mentre era in pellegrinaggio, nella speranza di sciogliere l'organizzazione. Toru decide così di prendere il timone e di sciogliere la famiglia, creando un piccolo impero sul gioco d'azzardo e con l'ambizione di tramutare Osaka nella Las Vegas nipponica... ma la Miike-gumi non dimentica e intende ampliare la propria influenza nella città, scatenando numerosi casus belli che trascineranno Yubari nel conflitto.
Trasposizione documentaristica della Osaka negli anni '80 tra grattacieli scintillanti ed una bolla prossima a scoppiare... ma di blu. La pellicola sfoggia la sua dose di momenti comici e dalle stranezze geniali come la bevanda esclusiva dell'ospedale della famiglia rivale, servita all'interno di un flacone di profumo; il navigare nel canale Dotonbori usato spesso come transizione sia di notte che di giorno, con il neon notturno sull'acqua per simboleggiare l'apparente placido benessere di Toru... come nell'esordio di Kar-Wai, è la fotografia a parlare più dell'azione. Colori bluastri e desaturi che richiamano molto il cinéma du look bessoniano, che nel primo tempo il regista spiega immediatamente di che tema si occuperà il film ed alluderà allo scontro finale con un'inquadratura sulle auto impilate e rottamate durante il pellegrinaggio del boss yakuza; negli stalli alla messicana richiama il titolo, dove il blu sarà il rosso che fuoriuscirà dai proiettili. Montaggio rilassato, ma scattante nelle scene clou. Colonna sonora che aiuterà anche lei in questa traversata dove i personaggi decollano in termini di originalità.
Soggetto: Nobuhiko Kobayashi
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Mitsuru Kurosawa, Katsuhiko Aoki
Casa di produzione: Sundance Company, Toei
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toei
Fotografia: Yonezo Maeda
Montaggio: Isao Tomita
Musiche: Shigeru Umebayashi
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Data di rilascio: 10 dicembre 1988
E siamo giunti al termine di un decennio davvero pesante per il filone degli yakuza eiga. In una mia precedente recensione avevo esplicato il perché fossero in agonia, a causa della diffusione capillare delle videocassette nelle case nipponiche che sottraevano il pubblico dalle sale. In risposta, registi come Morita si destreggiavano tra generi diversi per venire incontro al pubblico. Ritroviamo come protagonista Toru Nakamura, fresco dall'esperienza del telefilm senza tempo di "Abunai Deka" ed al culmine della sua notorietà, dove allo stesso tempo si fece un nome nel V-Cinema targato Toei come sicario.
Il banchiere d'élite Toru Yubari (Toru Nakamura), figlio unico della Yubari-gumi, si ritrova trascinato in una faida con la Miike-gumi: suo padre viene coinvolto in un pestaggio nel mentre era in pellegrinaggio, nella speranza di sciogliere l'organizzazione. Toru decide così di prendere il timone e di sciogliere la famiglia, creando un piccolo impero sul gioco d'azzardo e con l'ambizione di tramutare Osaka nella Las Vegas nipponica... ma la Miike-gumi non dimentica e intende ampliare la propria influenza nella città, scatenando numerosi casus belli che trascineranno Yubari nel conflitto.
Trasposizione documentaristica della Osaka negli anni '80 tra grattacieli scintillanti ed una bolla prossima a scoppiare... ma di blu. La pellicola sfoggia la sua dose di momenti comici e dalle stranezze geniali come la bevanda esclusiva dell'ospedale della famiglia rivale, servita all'interno di un flacone di profumo; il navigare nel canale Dotonbori usato spesso come transizione sia di notte che di giorno, con il neon notturno sull'acqua per simboleggiare l'apparente placido benessere di Toru... come nell'esordio di Kar-Wai, è la fotografia a parlare più dell'azione. Colori bluastri e desaturi che richiamano molto il cinéma du look bessoniano, che nel primo tempo il regista spiega immediatamente di che tema si occuperà il film ed alluderà allo scontro finale con un'inquadratura sulle auto impilate e rottamate durante il pellegrinaggio del boss yakuza; negli stalli alla messicana richiama il titolo, dove il blu sarà il rosso che fuoriuscirà dai proiettili. Montaggio rilassato, ma scattante nelle scene clou. Colonna sonora che aiuterà anche lei in questa traversata dove i personaggi decollano in termini di originalità.
Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!



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