Buon Matrimonio (Oishii Kekkon) - 1991

Regia: Yoshimitsu Morita
Sceneggiatura: Yoshimitsu Morita
Produttore: Sadatoshi Fujimine
Casa di produzione: Toho, Sundance Company
Paese di produzione: Giappone
Distribuzione: Toho
Fotografia: Yonezo Maeda
Montaggio: Akimasa Kawashima
Musiche: Soichi Noriki
Costumi: Hoichi Hatano
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Data di rilascio:
 18 maggio 1991
Morita riprende parzialmente in mano ciò che aveva girato nel 1984 al fianco della Kadokawa, ma senza alcun effetto sonoro di prestigio o speciale. Si serve ancora una volta di una idol come Yuki Saito per garantire il decollo della pellicola, dato che il suo manager di allora disse di voler collaborare con la veterana Yoshiko Mita. Inizialmente fu offerto a Masahiro Motoki il ruolo di co-protagonista al fianco di Saito, ma alla fine rinunciò per dei conflitti di programmazione. Così, un produttore associato della Sundance offrì la partecipazione di Toshiaki Karasawa, che quest'ultimo aveva visto la performance di Saito al Teatro Hakuhinkan.

Quando il marito di Mieko (Yoshiko Mita) passa a miglior vita, lei spera di poter vedere sua figlia Yatou (Yuki Saito) sposata con un giovane ricco e di successo. Yatou, contraria alle ambizioni della madre, recluta come attore il suo collega di lavoro Tamotsu (Toshiaki Karasawa), per fingere che entrambi stiano uscendo insieme... ed incredibilmente Yatou prova qualcosa per Tamotsu. Mieko proverà a mettersi d'accordo con il padre di Kawamata (Kunie Tanaka), ma sarà difficile convincerlo...


Anatomia zuccherata di un Giappone all'inizio della sua bolla scoppiata l'anno precedente, dove Morita sposta la sua lente nella solitudine delle donne vedove di mezza età, in cui si vedono portare via l'uomo che avevano amato per una gran parte della loro esistenza e soffrono interiormente per tale vuoto incolmabile; e successivamente sulla rottura degli schemi della tradizionale famiglia nipponica, in cui sono i figli a rifiutare il matrimonio arrangiato dalle proprie madri ed intendono sposarsi con un partner capace di soddisfarli amorevolmente. La spontaneità del tutto mi ha ricordato molto il cameriere di Sautet, dove gli attori fanno un notevole lavoro nell'ironizzare sulla situazione sociale del Sol Levante di allora, gravitando nel genere della commedia romantica, riuscendo a dosarla senza scadere nell'imbarazzante. Minimalismo a livello musicale (musica inserita in contesti essenziali), immagini che parlano più dei dialoghi (soprattutto il contesto urbano in cui, in mezzo tra grattacieli scintillanti e grigi, può nascere qualcosa di puro) con dei colori piuttosto accesi, oltre ad un montaggio che fa' il suo lavoro.


Ci vediamo in un'altra recensione, cari spettatori del blog!

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